Archive | maggio 13, 2013

L’ultimo ‘regalo’ del governo Monti: pratiche auto più care per salvare l’Aci

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L’ultimo ‘regalo’ del governo Monti: pratiche auto più care per salvare l’Aci

Da qualche giorno si paga il 30 per cento in più (meno di 7 euro) per ogni documento richiesto all’Automobil club Italia, che a fine anno incasserà 40 milioni di euro in più per far fronte alle difficoltà di bilancio. I costi però ricadono sulle agenzie, mentre il Pra incassa, rimane in vita e ringrazia

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di | 13 maggio 2013

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Un piccolo balzello per gli automobilisti, un grande incasso per l’Automobil Club Italia (Aci). Pochi ci hanno fatto caso, ma da qualche giorno per le pratiche automobilistiche si paga il 30 per cento in più. Non tantissimo in termini assoluti, meno di 7 euro a pratica, anche se in un momento come questo, con le vendite auto in picchiata, pure un refolo diventa spiffero. L’Aci minimizza e dice che si tratta di un aumento modesto, che oltretutto le tariffe erano ferme da 19 anni e considerando che gli italiani cambiano in media auto una volta ogni sei o sette anni, il rincaro su base annua è di appena un euro. Come un caffè.

Tutto vero. Se la faccenda, però, si guarda da un’altra angolazione e cioè ci si interroga sul motivo dell’aumento e ci si chiede a chi e a che cosa serve, allora cambia tutto. Quel piccolo rincaro appare non solo ingiustificato perché non copre alcun aumento di costi, ma serve all’Aci per incassare un bel po’ di quattrini e imbellettare bilanci sempre più sofferenti. Quel rincaro per l’Aci guidato da Angelo Sticchi Damiani è enorme: se si moltiplica il numero di pratiche automobilistiche del 2012 (circa 10 milioni) per l’aumento delle tariffe e si sconta la quota di una partita che riguarda le Province, si scopre che nelle casse dell’Automobil club pioveranno la bellezza di circa 40 milioni di euro in più all’anno. Un bel colpo.

Che l’aumento delle tariffe serva soprattutto a dare ossigeno all’Aci lo riconosce l’Aci stesso, anche se in forma obliqua e sfumata. E c’è scritto pure nel testo del decreto con cui il governo del professor Mario Monti in articulo mortis ha stabilito l’incremento lasciando così un bel ricordo di sé alla lobby dell’Automobil Club. L’Aci in una nota inviata al Fatto Quotidiano e il decreto affermano proprio con le stesse parole che il rincaro serve “a garantire l’autonomo equilibrio economico finanziario del servizio, in rapporto ai costi effettivamente sostenuti per l’espletamento dello stesso”. Ma di quale servizio si tratta e di quali costi? Per capirlo bisogna entrare nel sistema delle pratiche auto. In Italia il 75 per cento di questi documenti viene effettuato materialmente dalle agenzie private che quindi ora si dichiarano molto contrariate per i rincari, costrette a metterci la faccia con gli automobilisti clienti, a riscuotere materialmente e poi, come sostituti d’imposta, girare gli importi al Pubblico registro automobilistico (Pra) dell’Aci. In pratica i costi di gestione di questo sistema ricadono sulle agenzie, mentre il Pra incassa e ringrazia sentitamente.

Da anni governi e varie forze politiche mettono all’ordine del giorno proprio l’abolizione del Pra considerandolo un inutile e costoso doppione della Motorizzazione civile. Ma poi il Pra nessuno lo tocca per un motivo semplice: se davvero saltasse il Pubblico registro, cadrebbe con esso tutto il castello di carte dell’Aci, i suoi apparati, gli interessi, le clientele. Il Pra è il polmone finanziario e la colonna portante dell’Aci: senza Pra, niente Aci. In Europa solo l’Italia ha un sistema barocco imperniato su due entità diverse per la gestione delle pratiche automobilistiche. Solo qui l’automobilista deve rivolgersi a due soggetti diversi (Motorizzazione e Pra) per ottenere due documenti distinti, la carta di circolazione e il certificato di proprietà. Da più di un decennio funziona lo Sta, lo Sportello telematico dell’automobilista, che ha facilitato la vita a cittadini e imprese, ma il Pra è rimasto ugualmente al suo posto.

Nel frattempo il suo costo è schizzato alle stelle: dal 1994 (anno del precedente aumento tariffario) ad oggi, le spese di gestione del Pubblico registro sono aumentate di 911 milioni di euro. Solo nel 2011 c’è stato un incremento di 65 milioni (più 42,70 per cento). L’aumento delle tariffe rimette i conti a posto e fa tirare un sospirone di sollievo all’Aci che, dopo aver raffazzonato i bilanci recenti con un contributo straordinario della controllata Sara assicurazione e la vendita della sede di Aci Informatica in via Fiume delle Perle al Torrino a Roma, stava vivendo con angoscia la prospettiva di un bilancio 2013 da urlo. L’aumento delle tariffe copre i buchi, tanto paga il parco buoi degli automobilisti.

da Il Fatto Quotidiano del 12 maggio 2013

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fonte ilfattoquotidiano.it

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M5S vicino alla resa dei conti sulla diaria. Grillo: “Chi la tiene si mette fuori da solo”

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M5S vicino alla resa dei conti sulla diaria
Grillo: “Chi la tiene si mette fuori da solo”

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ultimo aggiornamento: 13 maggio, ore 19:46
Roma – (Adnkronos/Ign) – In corso l’assemblea plenaria dei parlamentari del Movimento Cinque Stelle per sciogliere il nodo della restituzione della parte non spesa. E sul blog il leader M5S annuncia querele: “Non gestisco io i soldi”

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Roma, 13 mag. (Adnkronos) – “Chi vuole tenersi i soldi se li terrà. Vuole fare carriera? Si mette fuori da solo”. A dirlo è Beppe Grillo ad Avellino, dove si trova per un comizio.

Il leader del M5S se la prende con la stampa. “Siamo stanchi di prendere botte – dice – ora faremo i dossier anche noi. Su giornalisti che fanno i talk show, su De Benedetti che monta casi: usiamo le stesse armi, basta prendere botte”.

Anche sul caso diaria “ci fanno la battaglia perché in uno o due hanno protestato. Ma ci sono ragazzi bravissimi” tra i parlamentari, “e invece vanno a cercare chi ha detto non ce la faccio”.

Ad affrontare il nodo diaria oggi l’assemblea plenaria dei parlamentari del M5S in corso a Montecitorio nell’auletta dei gruppi. Dai deputati e senatori stellati si attende ora una parola chiara e soprattutto definitiva: restituire o meno la parte non spesa è la domanda a cui occorre dare risposta senza perdere altro tempo, “siamo già ai supplementari”, avrebbe fatto notare lo stesso Grillo ai suoi poco prima di lasciare Roma. Oggi si cercherà di giungere a soluzione in una riunione che si annuncia tutta in salita, dove non mancheranno scossoni e accuse incrociate. I mal di pancia, assicurano i dissidenti, sono legati soprattutto ai toni, all’attacco mediatico perpretato dallo stesso Grillo ai danni dei parlamentari stellati sul suo blog. “Le regole sui rimborsi sono state cambiate in corsa – fa notare più d’uno – per meri fini elettorali, ma se Beppe ce lo avesse detto con chiarezza probabilmente nessuno avrebbe fatto storie. Il problema è che vogliono prenderci per i fondelli… ‘e acca’ nisciuno e’ fess’…”. E tra chi non ci sta a restituire “il mal tolto”, qualcuno sostiene che la questione non andrebbe nemmeno messa ai voti. “Grillo è stato chiaro – assicura un deputato col dente avvelenato – dice che spesso ci perdiamo in votazioni inutili è che questa sulla diaria è una questione da non mettere ai voti: è già scritta nel Codice di Comportamento. Mente sapendo di mentire. Ma se la linea è decisa è inutile votare, non prendiamoci in giro ulteriormente”. In realtà, lo stesso Grillo avrebbe ammesso che su questo punto il Codice “è ambiguo”. A raccontarlo è un altro malpancista del Movimento, che spiega come il leader stellato, nell’incontro a Montecitorio, abbia in realtà riconosciuto come il Codice si presti a una doppia interpretazione. Proprio per questo, a detta di un fedelissimo della linea ‘rendiconta e restituisci’, la votazione sulla diaria si rende necessaria: “Bisogna scegliere se optare per una rendicontazione forfettizzata, pensando ad esempio a delle ‘macro aree’ con cui accorpare le spese omogenee per tipologia – puntualizza prima di prender parte alla riunione – oppure se ricorrere a una rendicontazione dettagliata”. Nessun dubbio pero’ per il fedelissimo: “Il non speso va restituito”. Oggi da Avellino è arrivata l’ultima parola con tutti gli interrogativi del caso.

Intanto sul blog con un post dal titolo ‘La calunnia è un venticello’ il leader del M5S annuncia querele. “I soldi dei finanziamenti ai parlamentari non sono gestiti da Beppe Grillo e non sono usati per finanziare il suo blog – puntualizza -. Chi lo afferma sarà querelato a iniziare dal sito Diritto di Critica che ospita un articolo con questo titolo: ‘La comunicazione 5 Stelle? La gestisce Grillo, soldi compresi”. “Metà dei finanziamenti ai gruppi parlamentari – cita Grillo richiamando l’articolo sotto accusa – finirebbe nelle mani del comico genovese, che ne utilizzerebbe, direttamente o meno, una parte per finanziare il proprio blog. Scritto da Paolo Ribichini il 13 maggio 2013 in Politica”.

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fonte adnkronos.com/IGN

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Condannato per i commenti al suo blog, nove mesi per “istigazione a delinquere”

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fonte immagini asgard1.wordpress.com

Condannato per i commenti al suo blog
nove mesi per “istigazione a delinquere”

Rese note le motivazioni della sentenza con cui due mesi fa è stato condannato iil responsabile della pagine Facebook Cartellopoli, che si batte contro il degrado urbano della capitale. E’ la prima sentenza di questo tipo in Italia

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Cartellonistica stradale a Roma, quartiere Torrino (dal blog “MalaRoma“)

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di ALESSANDRO LONGO

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SONO STATI i commenti altrui a causare la condanna a nove mesi di carcere per il gestore della pagina Facebook Cartellopoli, dedicata alla lotta al degrado urbano di Roma. Sono arrivate infatti oggi le motivazioni della sentenza di due mesi fa con cui Massimiliano T. veniva condannato per “Istigazione a delinquere e apologia di reato”, su denuncia di una società di affissioni. Si apprende  solo oggi, quindi, che questa del Tribunale di Roma è la prima sentenza di questo tipo, in Italia e che apre scenari inediti. In sostanza, qualunque utente Facebook è ora a rischio di condanna, insomma: basta che tra i commenti ne appaia qualcuno che inviti a compiere reati di qualsiasi tipo.

La pagina di Cartellopoli si descrive come “Comitato online contro lo stupro, la svendita e la consegna della città di Roma alla lobby cartellonara”, questione di cui Repubblica si è occupata più volte in questi mesi.

Il problema, secondo il Tribunale di Roma, a quanto si legge nelle motivazioni odierne, è dato dai commenti postati da terzi, rimasti anonimi. Non solo: sono valsi la condanna anche i contenuti pubblicati in altri siti e poi ripresi sulla pagina. E cioè commenti che invitavano ad agire contro i cartelloni abusivi, ad organizzare iniziative di protesta. Come il blitz di Legambiente, di due anni fa. È così che ci è andato di mezzo il gestore della pagina, Massimiliano T., 34anni.

Afferma il Giudice nelle motivazioni della sentenza, infatti: “Pacifica essendo la responsabilità esclusiva in capo all’imputato per la gestione del blog (…) e dunque anche per il contenuto dei messaggi in esso pubblicati, è indifferente che si tratti di contenuti riferibili direttamente al T.  o ricevuti da altri utenti, essendo stato comunque il primo a curarne l’inserimento e la conseguente divulgazione al pubblico”.

“L’affermazione del T di non controllare il contenuto dei messaggi ricevuti prima di pubblicarli è priva di rilievo ai fini che qui interessano, sia perché formulata in termini assolutamente generici, sia perché la qualità dei contenuti di analogo tenore pubblicati sul blog nel corso del tempo è tale da rendere inverosimile che l’imputato potesse averne ignorato o male interpretato il contenuto”.

In base a quanto sostenuto dall’azienda che ha depositato la denuncia in Procura, sono state molte le azioni vandaliche, che hanno riguardato un centinaio di impianti in varie zone di Roma, messe in atto come “l’imbrattamento dei cartelloni con vernice spray e, successivamente, nel danneggiamento delle comici e nello smontaggio ed asporto delle plance pubblicitarie”.

“La sentenza è corretta in linea di diritto”, ribatte Andrea Monti, avvocato esperto di nuove tecnologie e fondatore dell’associazione Alcei per la libertà di espressione online. “Chi gestisce uno spazio di contenuti ha una responsabilità su tutto ciò che vi viene pubblicato. Se ci sono troppi commenti, deve dimostrare che non gli era possibile moderarli tutti ma che almeno ci ha provato”, continua. “Attenzione, vedete che è peggio per la libertà di internet se passa l’idea che le leggi non possono colpire pagine come Cartellopoli”, aggiunge Monti. “Significa dar ragione a coloro, come Laura Boldrini (presidente della Camera) che invoca nuove e più severe leggi sul web”.    (13 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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LA FESTA E’ FINITA – Adesso B rischia sul serio

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Adesso B rischia sul serio

“Sei anni di carcere e interdizione perpetua dai pubblici uffici” è la richiesta di condanna di Ilda Boccassini per Berlusconi accusato di concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile. E la riforma Severino questa volta potrebbe non aiutare il Cavaliere a salvarsi. A meno che l’ex premier non riuscisse a far durare il processo fino al 2020

13 maggio 2013

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di Paolo Biondani

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Sei anni di reclusione. E interdizione perpetua dai pubblici uffici. E’ la condanna chiesta dal pm Ilda Boccassini, dopo un giorno di requisitoria, nel cosiddetto processo Ruby, che vede Silvio Berlusconi imputato di concussione e prostituzione minorile. Se il tribunale dovesse accogliere la richiesta dell’accusa, salirebbero a tre le condanne inflitte all’ex capo del governo, già dichiarato colpevole di frode fiscale sui diritti tv di Mediaset anche in appello (4 anni di reclusione) e in primo grado per il caso dell’intercettazione giudiziaria rubata e divulgata nel 2005 per danneggiare l’allora leader della sinistra Pero Fassino.

Ma se quest’ultima condanna è destinata a cadere in prescrizione tra pochi mesi grazie alla legge ex Cirielli, ora ci sono «bassissime probabilità» che l’ultima riforma, che porta il nome dell’ex ministro Paola Severino, possa cancellare il reato più grave contestato a Silvio Berlusconi nel processo Ruby. A confermarlo a “L’Espresso” sono autorevoli fonti della Cassazione, che si richiamano all’analisi delle nuove norme contenuta nell’apposita relazione interpretativa depositata il 3 maggio scorso dall’ufficio studi della stessa Suprema Corte.

Nella requisitoria il pm Ilda Boccassini ha riassunto l’accusa spiegando che nelle notti di Arcore «le ragazze invitate facevano parte di un sistema prostitutivo organizzato per il piacere di Silvio Berlusconi. Un sistema che fa capo in particolare a tre persone: Nicole Minetti, Emilio Fede e Lele Mora. Ruby era una di loro e non c’è dubbio che abbia fatto sesso con il Cavaliere ricavandone benefici». Il procuratore aggiunto ha poi ricostruito minuto per minuto, con l’analisi delle telefonate, testimonianze e documenti, la famosa serata del fermo per furto di Karima El Mahroug detta Ruby e le chiamate dalla Francia fatte personalmente dall’allora capo del governo per spingere la questura a rilasciare quella 17enne marocchina senza documenti, sostenendo che fosse la nipote del rais egiziano Mubarak.

Alle cinque del pomeriggio il pm Boccassini ha chiesto la condanna di Silvio Berlusconi per entrambi i capi d’accusa: atti sessuali a pagamento con una minorenne, quale era la 17enne Karima nei tre mesi in cui passava le notti nella villa di Arcore e riceveva denaro dall’allora presidente del consiglio; e concussione, per aver indotto la questura di Milano a rilasciarla, raccontando appunto la bugia su Mubarak, per farla affidare all’allora consigliere regionale del Pdl Nicole Minetti, nonostante le contrarie indicazione della pm del tribunale dei minori.

Salvo nuovi rinvii per impedimenti politici o eccezioni legali, la sentenza dovrebbe arrivare molto presto, tra una o due udienze, dopo le arringhe degli avvocati-parlamentari Piero Longo e Niccolò Ghedini. Nei processi normali i giudici devono trovare una risposta certa alla domanda più elementare: colpevole o innocente? Vale a dire: l’accusa ha provato “al di là di ogni ragionevole dubbio” che quell’imputato ha commesso quel reato? Il problema è che in questi anni alcuni dei più importanti processi a Silvio Berlusconi si sono chiusi con una terza via (di fuga dalle responsabilità): colpevole, ma non punibile.

Un risultato raggiunto grazie a svariate leggi approvate dal centrodestra e contestate dal centrosinistra. Nel processo sui conti esteri non dichiarati della Fininvest (fondi neri per 750 milioni di euro), ad esempio, i giudici hanno dovuto applicare la nuova legge del 2002 sul falso in bilancio e dichiarare il reato “estinto”, pur chiarendo nella motivazione che “Berlusconi non può certo dirsi innocente”. E nel caso Mills, dove il miliardario di Arcore era accusato di aver corrotto un testimone-chiave di altri due processi, il reato è stato dichiarato non punibile per effetto della legge ex Cirielli, che a partire dal 2005 ha dimezzato proprio i termini di prescrizione.

Nel 2012, quando il governo Monti è riuscito a far approvare la riforma delle norme anti-corruzione, la nuova formulazione della concussione, “spacchettata” in due diversi reati, aveva fatto temere possibili contraccolpi anche sul processo Ruby. La questione giuridica è molto complicata, ma si può riassumere in una domanda: la riforma ha abolito una delle possibili forme di commissione del reato (in gergo tecnico, “abolitio criminis”) o ha soltanto modificato la pena (aumentata per la “costrizione” e ridotta per la “induzione indebita”)? Almeno fino ad oggi, la risposta della Cassazione è «netta e univoca» in senso sfavorevole alla difesa del premier: «Le novità legislative non hanno comportato alcuna eliminazione di fattispecie in precedenza punite», spiega la relazione interpretativa indirizzata ai magistrati della Suprema Corte.

Il dossier tecnico di 19 pagine specifica che la riforma crea parecchi problemi, perché cambia i termini di prescrizione e per il futuro rende punibili anche le vittime dell’induzione, ma almeno per ora non c’è neppure una sentenza di Cassazione che abbia sposato la tesi della “abolitio criminis”. Il dubbio però, nelle questioni di diritto, non si può mai escludere totalmente: la relazione infatti cita un possibile orientamento futuro, ricavabile da un semplice passaggio di un’unica motivazione, che potrebbe mettere in forse la punibilità della “induzione” attribuita a Berlusconi. Ma fra i tre possibili orientamenti della corte, solo questo è parzialmente incerto mentre gli altri due sono sicuramente sfavorevoli all’ex premier. E per beneficiare della prescrizione, questa volta, l’ex premier dovrebbe riuscire a far durare il processo fino al 2020.

Il bello del diritto penale, comunque, è che le nuove leggi valgono solo se favorevoli all’imputato. Quindi al caso Ruby non può applicarsi la riforma che dal 2012 ha reso applicabile anche in Italia la convenzione internazionale del 2007 contro la pedofilia, che sancisce tra l’altro che un imputato di reati sessuali non può più giustificarsi sostenendo di aver ignorato la vera età di una minorenne. Ma la nuova regola che annulla questo alibi varrà solo per i futuri accusati. Mentre al processo Ruby la difesa può ancora schivare l’imbarazzante accusa sessuale sostenendo, nella peggiore delle ipotesi, che Berlusconi, a differenza di Emilio Fede e della brasiliana Michelle Conceicao, non sapeva che Ruby fosse minorenne o quantomeno che l’accusa non lo ha provato con certezza: è la teoria dell’utilizzatore finale a sua insaputa.

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fonte espresso.repubblica.it

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Ruby, Boccassini: sistema prostitutivo organizzato per il piacere di Berlusconi. Nessun dubbio: Karima si prostituiva

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Ruby, Boccassini: sistema prostitutivo
organizzato per il piacere di Berlusconi
Nessun dubbio: Karima si prostituiva

Requisitoria del pm al processo: «Il sistema faceva capo a tre persone in particolare: Fede, Mora, Minetti»

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ROMA – Silvio Berlusconi è finito imputato al processo Ruby anche per una legge introdotta dal suo governo: questo, in estrema sintesi, quanto ha sostenuto il procuratore aggiunto Ilda Boccassini nelle premesse della sua requisitoria al processo Ruby al tribunale di Milano. Una requisitoria che si concluderà oggi con la richiesta di condanna del Cavaliere, accusato di concussione e prostituzione minorile.

«Prima di entrare nel merito delle imputazioni ascritte a Berlusconi – ha detto Ilda Boccassini – volevo ribadire l’importanza della tutela del minore al punto che sono intervenute due leggi importanti, una nel febbraio 2006, la numero 38, e l’altra nel marzo del 2008, volute dal governo Berlusconi, con lo scopo di combattere lo sfruttamento sessuale del minore».

«Le ragazze invitate facevano parte di un sistema prostitutivo organizzato per il piacere di Silvio Berlusconi – ha detto Boccassini riferendosi alle feste dell’ex premier nella sua villa di Arcore – Un sistema che fa capo a tre persone in particolare: Nicole Minetti, Emilio Fede e Lele Mora».

«Non abbiamo dubbi che Ruby si prostituisse» ha detto Bocassini.

«Fede non poteva non sapere che Ruby era minorenne». «Nel momento in cui Karima viene portata ad Arcore, Emilio Fede sapeva che quella ragazza era minorenne non poteva non saperlo – sostiene Boccassini – Possiamo immaginare che una persona come Emilio Fede che ha dedicato la sua vita e il suo credo a Berlusconi non gli abbia detto che stava introducendo nelle serata di Arcore una minorenne?».

«Ruby e le altre ragazze a caccia del sogno negativo italiano». «Ruby, così come le altre ragazze che avrebbero preso parte ai presunti festini a luci rosse ad Arcore, era alla ricerca del sogno negativo italiano – dice Boccassini – e avvicinò Berlusconi per ottenere denaro facile e possibilità di lavoro nel mondo dello spettacolo, così come le altre giovani».

Ruby «aveva da Berlusconi direttamente quello che le serviva per vivere in cambio delle serate ad Arcore – ha proseguito Boccassini, sostenendo inoltre che ad Arcore c’era un «sistema prostitutivo».

Nicole Minetti aveva «questo doppio lavoro», ossia «gestiva le case di via Olgettina dove vivevano le ragazze che si prostituivano» e «era un rappresentante delle istituzioni nel Consiglio regionale, pagata dai contribuenti». Così il procuratore aggiunto di Milano, Ilda Boccassini, ha descritto la figura dell’ex consigliere regionale, la quale, secondo il pm, distribuiva il suo tempo tra queste due occupazioni. Anche Minetti, così come Emilio Fede e Lele Mora, secondo Boccassini, era consapevole che Ruby fosse minorenne quando frequentava Arcore. Così come lo sapevano, sempre secondo il pm, diverse persone che frequentavano la ragazza, come Caterina Pasquino e Michelle Conceicao, le quali inoltre erano a conoscenza «che Ruby si prostituiva». Ruby, sempre secondo la requisitoria, ha dormito diverse notti ad Arcore tra il febbraio e il marzo del 2010 ed era diventata «la preferita, la più gettonata delle ragazze» in quel contesto di «prostituzione ad Arcore» che, secondo l’accusa, «è stato dimostrato al di la di ogni ragionevole dubbio».

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fonte ilmessaggero.it

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PROPAGANDA SOVIETICA – Caso Ruby, il grande inganno di Canale 5: scomparsi i fatti sgraditi a Berlusconi

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fonte immagine kataweb.it

Caso Ruby, il grande inganno di Canale 5: scomparsi i fatti sgraditi a Berlusconi

Lo speciale andato in onda in prima serata sulla tv di famiglia,alla vigilia della requisitoria di Ilda Boccassini, racconta solo la versione dell’imputato, in uno stile da propaganda sovietica. Nessuna immagine delle ragazze coinvolte, censurate le intercettazioni telefoniche più esplicite su quanto succedeva davvero nelle notti di Arcore

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di | 13 maggio 2013

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Strano modo di fare televisione: neanche una foto delle ragazze protagoniste del caso Ruby. Ecco il grande inganno del programma di Canale 5 “Ruby ultimo atto. La guerra dei 20 anni” (guarda il trailer). Degno di entrare nei manuali di storia di giornalismo. Sarebbe bastata una scelta delle foto delle ragazze del bunga-bunga per far capire agli spettatori di che cosa si stesse parlando. Invece niente. Una poderosa, quanto faticosa macchina della disinformazione. Ad avere voce, presentati come attendibili, i testimoni utili alla difesa: quelli che dicono che ad Arcore si svolgevano “cene eleganti“. Ragazze tutte pagate da Silvio Berlusconi, da anni da lui mantenute e ancora oggi regolarmente stipendiate con 2.500 euro al mese, più auto e case. Oppure camerieri, pianisti, cantanti, che devono a Silvio tutto quello che hanno.

Dei racconti fatti nelle intercettazioni, nessun accenno (si possono però ascoltare qui nel montaggio di ilfattoquotidiano.it). Eppure erano cose pesanti, tipo: “Più troie siamo e più bene ci vorrà“. Tutte parlavano di soldi, vera ossessione delle serate di Arcore. Addirittura alcune raccontavano di aver fatto l’esame del sangue per sapere se avessero contratto l’Aids. Nessuna traccia neppure delle testimonianze delle ragazze che hanno rivelato che alle feste avvenivano spogliarelli, danze erotiche, toccamenti alle parte intime, simulazione di atti sessuali. Poi, le prescelte all’X Factor del bunga-bunga potevano passare la notte con il presidente, ottenendo un compenso più alto. Niente di tutto ciò nel programma presentato da Andrea Pamparana, che un tempo faceva il giornalista. Voce all’avvocato Niccolò Ghedini. A Ruby. E a Berlusconi, naturalmente.

L’unica teste d’accusa a cui il programma ha dato voce: Ambra Battilana, la cui credibilità è subito smontata con la lettera che ha poi mandato a Berlusconi. E Ruby? Pagata con 57 mila euro “per avviare un centro estetico” (mai visto). Ragazza che ha “commosso tutti raccontando la sua storia”. Altro che sesso: non poteva spingere “ad altro che a commiserazione”. Ammette di essere bugiarda, ma il programma di Mediaset sa distillare le sue verità. Panzane sul numero dei processi di Berlusconi e sul numero di intercettazioni di questo processo. Ma nessuna voce a contraddire, a rettificare, a inserire un minimo di verità dei fatti in un programma di regime sovietico prima di Breznev.

Sul reato più grave di cui Berlusconi è accusato (la concussione), la trasmissione dà il meglio di sé. Afferma che nessuna pressione è stata fatta da Silvio, nella notte del 27 maggio 2010, per far uscire Ruby dalla questura di Milano, nel timore che potesse rivelare l’altro reato (la prostituzione minorile). Dà per certo che Berlusconi non sapesse la vera età della ragazza. Che la credesse davvero nipote di Mubarak. E che l’intervento di quella notte di frenetiche telefonate tra Parigi e Milano fosse solo di evitare un incidente diplomatico. Garantisce che Berlusconi parlò di Ruby direttamente a Mubarak, in un precedente incontro internazionale: circostanza smentita dai testimoni presenti, secondo cui il rais egiziano non capì neppure la battuta di Silvio su una ragazza egiziana di sua conoscenza.

La pm dei minori ha ribadito in aula che le sue disposizioni erano chiare: tenere la ragazza in questura finché non si fosse trovato un posto in comunità. Il programma se la cava sostenendo che i funzionari di polizia potevano decidere di loro iniziativa che cosa fare. E si guarda bene dal dire in che mani finì quella notte: a casa di una prostituta brasiliana, dopo essere stata affidata a Nicole Minetti, compagna di bunga-bunga, insignita per una notte dell’inesistente qualifica di “consigliera ministeriale”.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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New Orleans, spari a parata festa della Mamma: almeno 19 feriti, tre sono in gravi condizioni / VIDEO: New Orleans Shooting Mother’s Day 17 Shot During New Orleans Mother’s Day Parade

New Orleans Shooting Mother’s Day 17 Shot During New Orleans Mother’s Day Parade

keepinguuptodate keepinguuptodate

Pubblicato in data 12/mag/2013

At least 17 people were reportedly wounded during a Mother’s Day parade in New Orleans on Sunday. Among the victims was reportedly a 10-year-old girl who was grazed by one of the bullets.

According to the New Orleans Times-Picayne: While [New Orleans Police Department Superintendant Ron] Serpas said there were about 300 to 400 people in the Mother’s Day [parade], there were about 200 people in the area of the shooting. He said that about 10 NOPD officers were spread out throughout the second line and that three people were seen running from the shooting scene. Serpas said that the three suspects likely worked together and that at least two different weapons were used. One of the suspects is described as a man between 18 years old and 22 years old with short hair and a white shirt with blue jeans, Serpas said.

Nine people were taken to the area’s University Hospital, eight of them having sustained gunshot wounds, according to WWLTV. Three are said to be critical condition, while no fatalities have been reported in the shooting’s immediate aftermath, per the Times-Picayune.

More from the Associated Press: NEW ORLEANS — Gunmen opened fire on dozens of people marching in a Mother’s Day second-line parade in New Orleans on Sunday, wounding at least 17 people, police said. Police spokeswoman Remi Braden said in an email that many of the 17 victims were grazed and most of the wounds weren’t life-threatening. No deaths were reported. Police Superintendent Ronal Serpas told reporters that a 10-year-old girl was grazed in the shooting around 2 p.m. She was in good condition. He said three or four people were in surgery, but he didn’t have their conditions. Officers were interspersed with the marchers, which is routine for such events. As many as 400 people joined in the procession that stretched for about 3 blocks, though only half that many were in the immediate vicinity of the shooting, Serpas said. Police saw three suspects running from the scene in the city’s 7th Ward neighborhood. No arrests had been made as of late afternoon. Second-line parades are loose processions in which people dance down the street, often following behind a brass band. They can be impromptu or planned and are sometimes described as moving block parties.

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Il luogo della sparatoria (ap)

New Orleans, spari a parata festa della Mamma: almeno 19 feriti, tre sono in gravi condizioni

Tre sospetti hanno aperto il fuoco tra le centinaia di persone che assistevano alla parata. Colpiti anche due bambini di 10 anni, che non sono grave. L’Fbi esclude si tratti di terrorismo

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APPROFONDIMENTI

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NEW ORLEANSAlmeno 19 persone, tra cui due bambini di dieci anni, sono state colpite quando qualcuno ha sparato tra le centinaia di persone che assistevano a una sfilata per la Festa della Mamma a New Orleans. Tre dei feriti sono in condizioni critiche e sono stati operati. I due bambini feriti, sfiorati da un proiettile, non sono gravi.

La polizia starebbe dando la caccia a tre sospettati che secondo Cbs hanno tra i 18 e i 22 anni, la pelle scura, capelli corti e vestono una maglietta bianca e blue jeans. Gli agenti li hanno visti scappare, ma non sono riusciti a fermarli. Secondo gli investigatori, non è chiaro se tra la folla ci fosse un obiettivo specifico o gli spari erano casuali.  L’Fbi ha parlato di “violenza di strada”, escludendo si possa trattare di terrorismo.

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fonte repubblica.it

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