GOVERNO – Scontro con Alfano, Letta minaccia: «Basta ministri in piazza o in tv se continuate così me ne vado»

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Scontro con Alfano, Letta minaccia:
«Basta ministri in piazza o in tv
se continuate così me ne vado»

Il premier: inaccettabile il comizio anti-pm, non vado avanti a tutti i costi. Poi la mediazione

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di Alberto Gentili

inviato de ilmessaggero.it

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SPINETO (Sarteano) – «Sappiate che io non mi faccio logorare, se siete al governo per fare campagna elettorale, me ne vado. Non resto a palazzo Chigi a ogni costo». Altro che “fare spogliatoio”. Nonostante le (ex) sante mura dell’abbazia, Enrico Letta comincia il ritiro ministeriale con un ultimatum. Con una litigata – una di quelle storiche – con Angelino Alfano e Maurizio Lupi. La causa: la partecipazione del vicepremier e del ministro delle Infrastrutture all’adunata di sabato a Brescia contro i pm.

IL VIAGGIO
Tutto comincia in viaggio. On the road. Letta decide di tenere un pre-vertice in un mini-van Volkswagen con Alfano, Lupi e il ministro ai rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini. Qui, raccontano fonti ben informate imbeccate dai ministri del Pd e del Pdl, «esplode uno scontro furioso».
Letta, sostenuto da Franceschini, mentre il van sfreccia sulla A1 chiede conto ad Alfano e a Lupi della partecipazione alla manifestazione anti-pm: «Ciò che è accaduto a Brescia è inaccettabile, non si può più ripetere. Le ricadute negative sul governo sono superiori alla sua capacità di tenuta». Predica: «Dobbiamo abbassare la tensione, non fomentarla. Ora va sminato il terreno da questi elementi di contrasto». Parole frutto di un confronto telefonico con il presidente Giorgio Napolitano che, guarda caso, proprio nelle stesse ore avverte Berlusconi: «I giudici sono baluardo della legalità».

Alfano e Lupi tengono il punto. Assicurano che non potevano prendere le distanze da Berlusconi disertando la manifestazione di Brescia. Garantiscono che se l’avessero fatto avrebbero potuto compromettere la vita del governo: «Se Silvio pensasse che gli siamo ostili, l’esecutivo sarebbe finito». Sostengono che non intendono, per nessuna ragione al mondo, rinunciare alla propria identità. «Non ammaineremo le nostre bandiere, non ci appiattiremo sulle posizioni del Pd. Tantomeno sul fronte della giustizia. E mai smetteremo di difendere Berlusconi».

IL NODO GIUSTIZIA
Lo scontro si fa sempre più aspro. Il mini-van che corre (piano) sull’autostrada diventa un mini-campo di battaglia. Si narra di urla. Di parole scandite con rabbia. Letta prova a imporre una “regola aurea”: il divieto per tutti i componenti del governo di partecipare a manifestazioni politiche e a talk-show tv «finché il governo resterà in piedi». Spiegazione: «E’ una questione di serietà, siamo al governo non in campagna elettorale».

Alfano e Lupi ancora una volta rispondo picche. Poco prima di arrivare a Spineto, dopo il via libera telefonico di Berlusconi, i quattro però giungono a una mediazione (minima): il divieto varrà solo fino alla fine dei ballottaggi delle elezioni amministrative del 26 e 27 maggio. Fino al 10 giugno. Poca cosa rispetto alle attese di Letta.

NO COMIZI PER I MINISTRI
Così, appena sbarcato in abbazia, appena riuniti i ministri nella vecchia canonica, il premier rinuncia alla prevista conferenza stampa. E detta una nota ufficiale tramite il suo portavoce, Gianmarco Trevisi: «In apertura dei lavori Enrico Letta ha comunicato quanto concordato con Alfano nel corso del viaggio da Roma. E cioè che da qui alle elezioni amministrative i membri del governo non parteciperanno a manifestazioni elettorali, né a dibattiti radio e tv che non siano incentrati sul programma di governo».

SPOGLIATOIO DIFFICILE
La tensione resta alta anche in abbazia. Quando comincia la riunione plenaria deve trascorrere più di un’ora prima che si attenui il clima di scontro. Poi il premier chiede ai ministri di «evitare annunci»: «Contano le cose fatte, non quelle annunciate». Chiede di «ripartire dal Parlamento»: «Sono tanti anni ormai che il rapporto con il governo è complesso e faticoso». Ma il terreno resta minato, come prevedeva il premier.

EVITARE ANNUNCI
La prova? Lo stop di Alfano ai disegni di legge a favore della cittadinanza ai figli degli immigrati e delle unioni civili per i gay. «Il vicepremier non vuole maggioranze variabili su singoli provvedimenti, ci sarebbero gravi ricadute sul governo», scandisce la portavoce di Alfano, Danila Subranni. E pensare che il ritrovo in abbazia doveva servire «a fare spogliatoio».

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fonte ilmessaggero.it

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