LA FESTA E’ FINITA – Adesso B rischia sul serio

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Adesso B rischia sul serio

“Sei anni di carcere e interdizione perpetua dai pubblici uffici” è la richiesta di condanna di Ilda Boccassini per Berlusconi accusato di concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile. E la riforma Severino questa volta potrebbe non aiutare il Cavaliere a salvarsi. A meno che l’ex premier non riuscisse a far durare il processo fino al 2020

13 maggio 2013

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di Paolo Biondani

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Sei anni di reclusione. E interdizione perpetua dai pubblici uffici. E’ la condanna chiesta dal pm Ilda Boccassini, dopo un giorno di requisitoria, nel cosiddetto processo Ruby, che vede Silvio Berlusconi imputato di concussione e prostituzione minorile. Se il tribunale dovesse accogliere la richiesta dell’accusa, salirebbero a tre le condanne inflitte all’ex capo del governo, già dichiarato colpevole di frode fiscale sui diritti tv di Mediaset anche in appello (4 anni di reclusione) e in primo grado per il caso dell’intercettazione giudiziaria rubata e divulgata nel 2005 per danneggiare l’allora leader della sinistra Pero Fassino.

Ma se quest’ultima condanna è destinata a cadere in prescrizione tra pochi mesi grazie alla legge ex Cirielli, ora ci sono «bassissime probabilità» che l’ultima riforma, che porta il nome dell’ex ministro Paola Severino, possa cancellare il reato più grave contestato a Silvio Berlusconi nel processo Ruby. A confermarlo a “L’Espresso” sono autorevoli fonti della Cassazione, che si richiamano all’analisi delle nuove norme contenuta nell’apposita relazione interpretativa depositata il 3 maggio scorso dall’ufficio studi della stessa Suprema Corte.

Nella requisitoria il pm Ilda Boccassini ha riassunto l’accusa spiegando che nelle notti di Arcore «le ragazze invitate facevano parte di un sistema prostitutivo organizzato per il piacere di Silvio Berlusconi. Un sistema che fa capo in particolare a tre persone: Nicole Minetti, Emilio Fede e Lele Mora. Ruby era una di loro e non c’è dubbio che abbia fatto sesso con il Cavaliere ricavandone benefici». Il procuratore aggiunto ha poi ricostruito minuto per minuto, con l’analisi delle telefonate, testimonianze e documenti, la famosa serata del fermo per furto di Karima El Mahroug detta Ruby e le chiamate dalla Francia fatte personalmente dall’allora capo del governo per spingere la questura a rilasciare quella 17enne marocchina senza documenti, sostenendo che fosse la nipote del rais egiziano Mubarak.

Alle cinque del pomeriggio il pm Boccassini ha chiesto la condanna di Silvio Berlusconi per entrambi i capi d’accusa: atti sessuali a pagamento con una minorenne, quale era la 17enne Karima nei tre mesi in cui passava le notti nella villa di Arcore e riceveva denaro dall’allora presidente del consiglio; e concussione, per aver indotto la questura di Milano a rilasciarla, raccontando appunto la bugia su Mubarak, per farla affidare all’allora consigliere regionale del Pdl Nicole Minetti, nonostante le contrarie indicazione della pm del tribunale dei minori.

Salvo nuovi rinvii per impedimenti politici o eccezioni legali, la sentenza dovrebbe arrivare molto presto, tra una o due udienze, dopo le arringhe degli avvocati-parlamentari Piero Longo e Niccolò Ghedini. Nei processi normali i giudici devono trovare una risposta certa alla domanda più elementare: colpevole o innocente? Vale a dire: l’accusa ha provato “al di là di ogni ragionevole dubbio” che quell’imputato ha commesso quel reato? Il problema è che in questi anni alcuni dei più importanti processi a Silvio Berlusconi si sono chiusi con una terza via (di fuga dalle responsabilità): colpevole, ma non punibile.

Un risultato raggiunto grazie a svariate leggi approvate dal centrodestra e contestate dal centrosinistra. Nel processo sui conti esteri non dichiarati della Fininvest (fondi neri per 750 milioni di euro), ad esempio, i giudici hanno dovuto applicare la nuova legge del 2002 sul falso in bilancio e dichiarare il reato “estinto”, pur chiarendo nella motivazione che “Berlusconi non può certo dirsi innocente”. E nel caso Mills, dove il miliardario di Arcore era accusato di aver corrotto un testimone-chiave di altri due processi, il reato è stato dichiarato non punibile per effetto della legge ex Cirielli, che a partire dal 2005 ha dimezzato proprio i termini di prescrizione.

Nel 2012, quando il governo Monti è riuscito a far approvare la riforma delle norme anti-corruzione, la nuova formulazione della concussione, “spacchettata” in due diversi reati, aveva fatto temere possibili contraccolpi anche sul processo Ruby. La questione giuridica è molto complicata, ma si può riassumere in una domanda: la riforma ha abolito una delle possibili forme di commissione del reato (in gergo tecnico, “abolitio criminis”) o ha soltanto modificato la pena (aumentata per la “costrizione” e ridotta per la “induzione indebita”)? Almeno fino ad oggi, la risposta della Cassazione è «netta e univoca» in senso sfavorevole alla difesa del premier: «Le novità legislative non hanno comportato alcuna eliminazione di fattispecie in precedenza punite», spiega la relazione interpretativa indirizzata ai magistrati della Suprema Corte.

Il dossier tecnico di 19 pagine specifica che la riforma crea parecchi problemi, perché cambia i termini di prescrizione e per il futuro rende punibili anche le vittime dell’induzione, ma almeno per ora non c’è neppure una sentenza di Cassazione che abbia sposato la tesi della “abolitio criminis”. Il dubbio però, nelle questioni di diritto, non si può mai escludere totalmente: la relazione infatti cita un possibile orientamento futuro, ricavabile da un semplice passaggio di un’unica motivazione, che potrebbe mettere in forse la punibilità della “induzione” attribuita a Berlusconi. Ma fra i tre possibili orientamenti della corte, solo questo è parzialmente incerto mentre gli altri due sono sicuramente sfavorevoli all’ex premier. E per beneficiare della prescrizione, questa volta, l’ex premier dovrebbe riuscire a far durare il processo fino al 2020.

Il bello del diritto penale, comunque, è che le nuove leggi valgono solo se favorevoli all’imputato. Quindi al caso Ruby non può applicarsi la riforma che dal 2012 ha reso applicabile anche in Italia la convenzione internazionale del 2007 contro la pedofilia, che sancisce tra l’altro che un imputato di reati sessuali non può più giustificarsi sostenendo di aver ignorato la vera età di una minorenne. Ma la nuova regola che annulla questo alibi varrà solo per i futuri accusati. Mentre al processo Ruby la difesa può ancora schivare l’imbarazzante accusa sessuale sostenendo, nella peggiore delle ipotesi, che Berlusconi, a differenza di Emilio Fede e della brasiliana Michelle Conceicao, non sapeva che Ruby fosse minorenne o quantomeno che l’accusa non lo ha provato con certezza: è la teoria dell’utilizzatore finale a sua insaputa.

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fonte espresso.repubblica.it

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