Archive | maggio 14, 2013

È boom di badanti, + 53% in dieci anni. Ma i bilanci delle famiglie vanno in crisi

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È boom di badanti, + 53% in dieci anni
Ma i bilanci delle famiglie vanno in crisi

Una ricerca realizzata da Censis e Ismu: in Italia sono un milione e 655 mila. La spesa media è di 667 euro al mese: il 48,2% ha ridotto consumi pur di mantenere il collaboratore

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È boom di badanti nelle case degli italiani: il loro numero è ormai arrivato ad un milione e 655 mila, facendo registrare un aumento del 53% in dieci anni. Sono prevalentemente stranieri (77,3%) e donne (82,4%), tra i 36 e 50 anni (56,8%). È quanto emerge da una ricerca realizzata da Censis e Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità) per il ministero del Lavoro e delle politiche sociali, in occasione del convegno `Servizi alla persona e occupazione nel welfare che cambia´. E si stima che, mantenendo stabile il tasso di utilizzo dei servizi da parte delle famiglie, il numero dei collaboratori salirà a 2 milioni 151 mila nel 2030 (circa 500 mila in più). La spesa media per le famiglie è di 667 euro al mese. Ma con la crisi, oltre la metà dei bilanci familiari non tiene più: così nel 15% dei casi è prevedibile, sempre stando ai risultati della ricerca, che un componente della famiglia lasci il lavoro per assistere un congiunto. O nel 41,7% dei casi si pensa anche a rinunciare al servizio.

L’area dei servizi di cura e assistenza per le famiglie rappresenta quindi un «grande bacino occupazionale»: il numero dei collaboratori è passato da 1,083 milioni del 2001 a 1,655 milioni del 2012 (quando è stata condotta l’indagine su 1500 collaboratori). Sono 2 milioni 600 mila le famiglie (il 10,4%) che hanno attivato servizi di collaborazione, di assistenza per anziani o persone non autosufficienti, e di baby sitting. Il cosiddetto welfare informale ha però un costo che grava quasi interamente sui bilanci familiari. A fronte di una spesa media di 667 euro al mese, solo il 31,4% delle famiglie riesce a ricevere una qualche forma di contributo pubblico, che si configura per i più nell’accompagno (19,9%).

Se la spesa che le famiglie sostengono incide per il 29,5% sul reddito familiare, non stupisce che già oggi, in piena recessione, la maggioranza (56,4%) non riesca più a farvi fronte e sia corsa ai ripari: il 48,2% ha ridotto i consumi pur di mantenere il collaboratore, il 20,2% ha intaccato i risparmi, il 2,8% si è dovuto addirittura indebitare. L’irrinunciabilità del servizio sta peraltro portando alcune famiglie (il 15%, ma al Nord la percentuale arriva al 20%) a considerare l’ipotesi che un componente della stessa rinunci al lavoro per prendere il posto del collaboratore. Intrappolate tra esigenze crescenti e risorse in calo, il 44,4% delle famiglie pensa che nei prossimi cinque anni avrà bisogno di aumentare il numero dei collaboratori o delle ore di lavoro svolte. Ma al tempo stesso la metà delle famiglie (il 49,4%) sa che avrà sempre più difficoltà a sostenere il servizio e il 41,7% pensa addirittura che dovrà rinunciarci. Con una domanda crescente di protezione sociale, viene sottolineato, è «indispensabile incrociare il `welfare familiare´, che impiega rilevanti risorse private, con un intervento pubblico di organizzazione e razionalizzazione dei servizi alla persona basato su vantaggi fiscali alle famiglie per garantirne la sostenibilità sociale».

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fonte lastampa.it

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Mafia, un’altro carabiniere denuncia: “L’Arma ostacolò la cattura di Provenzano e Denaro”

Mafia, un’altra denuncia: “L’Arma ostacolò la cattura di Provenzano e Denaro”


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Pubblicato in data 14/mag/2013

Dopo il maresciallo Saverio Masi, un altro ex appartenente all’arma dei Carabinieri, il luogotenente Salvatore Fiducia, ha denunciato di essere stato ostacolato dai suoi superiori nelle indagini per la cattura dei latitanti Provenzano Messina Denaro.
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Mafia, un altro carabiniere denuncia: “Ecco chi ritardò arresto Provenzano”

A sette anni dall’arresto del boss corleonese e a pochi giorni dall’inizio del processo sulla presunta trattativa, le denunce sulle omissioni nelle indagini per prendere Binnu iniziano a moltiplicarsi. Dopo la denuncia del maresciallo Saverio Masi, un altro militare racconta gli ostacoli trovati durante la caccia al capo di Cosa Nostra

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di | 14 maggio 2013

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Una denuncia pesante quella di Fiducia, dato che in quelle relazioni si faceva esplicito riferimento a possibili covi in cui si nascondeva Bernardo Provenzano. Un modus operandi, quello dell’intralciamento delle indagini, che sarebbe proseguito anche in seguito, quando nel mirino di Fiducia era finito l’altro super latitante di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro. “Intorno al 2004 il mio cliente racconta di aver individuato un casolare in cui era possibile la presenza di Provenzano, ma i suoi superiori gli intimarono più volte di evitare quel posto” racconta al fattoquotidiano.it l’avvocato Giorgio Carta, legale dei due carabinieri.

“Masi e Fiducia denunciano le stesse tipologie di ostacolo. Prima Masi e poi Fiducia – continua il legale – sostengono di aver individuato casolari dove avrebbero potuto rifugiarsi i latitanti, e anziché essere incoraggiati, sono stati stroncati. Venne chiesto loro di coordinarsi con il Ros, dopo di che hanno perso di vista le indagini”. E proprio la testimonianza di Masi è stata citata da Di Matteo nella lunga requisitoria del processo per la mancata cattura di Provenzano a Mezzojuso nel 1995. Imputati di favoreggiamento a Cosa Nostra ci sono i due ex alti ufficiali del Ros Mario Mori e Mauro Obinu. Il procedimento per la mancata cattura a Mezzojuso nasce dalla denuncia di un altro carabiniere, Michele Riccio, che sarebbe stato intralciato mentre, grazie alle confidenze dell’infiltrato Luigi Ilardo, era riuscito a localizzare Provenzano in un casolare della provincia palermitana.

Le denunce di Masi e Fiducia però riguardano un periodo successivo, ma nei loro esposti, fino ad oggi mantenuti segreti nella forma integrale, fanno i nomi di quei superiori che avrebbero “distratto” le indagini dei due carabinieri su Provenzano prima, e su Messina Denaro dopo. “Masi e Fiducia, pur lavorando entrambi per il comando provinciale di Palermo, lavoravano separatamente, senza avere contatti, ma riferendo comunque agli stessi superiori” racconta sempre l’avvocato Carta che collega alla delicata vicenda il processo a carico di Masi, condannato in primo grado per falso e tentata truffa: il carabiniere avrebbe tentato di farsi annullare una multa da 100 euro, dichiarando che nonostante la vettura multata fosse nelle sue disponibilità private, in quel momento si trovava in servizio. “Usavamo le macchine di amici perché i mafiosi conoscevano le nostre auto di servizio” ha raccontato due anni fa durante la deposizione al processo contro Mori e Obinu. Se Masi venisse condannato in via definitiva rischierebbe la destituzione dall’Arma. Nel frattempo però, oltre a Fiducia e Masi, altri due militari sarebbero pronti a “saltare il fosso” e raccontare le stesse pressioni subite dai superiori affinché lasciassero perdere le indagini su Provenzano. Il periodo è sempre quello tra il 2001 e il 2005 quando Provenzano, malato di tumore alla prostata, ha bisogno di cure. E di protezione.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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Assistenza sanitaria a conviventi stesso sesso, l’ufficio di presidenza della Camera dà l’ok

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fonte immagine bibbovintage.blogspot.it

Assistenza sanitaria a conviventi stesso sesso, l’ufficio di presidenza della Camera dà ok

La richiesta era stata avanzata dal deputato Pd, Ivan Scalfarotto. L’assistenza sanitaria integrativa, dietro il pagamento di una quota, può essere estesa al partner dello stesso sesso così come avviene per tutti gli altri parlamentari. Vendola: “Bene, ma diritto che spetta a tutti gli italiani”

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ROMAL’ufficio di presidenza della Camera, per la prima volta, riconosce le coppie gay. L’organo presieduto da Laura Boldrini ha infatti accolto, a maggioranza, la richiesta di Ivan Scalfarotto (Pd) di vedere estesa, dietro il pagamento di una quota, l’assistenza sanitaria integrativa anche al compagno dello stesso sesso così come avviene per tutti gli altri parlamentari (sia sposati che conviventi). Scalfarotto vince quindi una battaglia che nella scorsa legislatura aveva visto sconfitta la collega di partito Paola Concia. Non tutti i gruppi presenti nell’ufficio di presidenze però hanno votato a favore.

Parere positivo è stato espresso da Pd, Pdl e Sel. Solo la Lega ha espresso un voto contrario. Si sono astenuti Scelta Civica e Fratelli d’Italia, ma si sono astenuti anche i rappresentanti dell’ufficio di presidenza del Movimento 5 Stelle che hanno chiesto, sempre secondo quanto si apprende, di rinviare per avere più tempo per discutere: “Lo abbiamo fatto – spiega la capogruppo M5S alla Camera, Roberta Lombardi – perché è un privilegio della casta. Nelle assicurazioni esterne – fa notare la capogruppo M5S a Montecitorio – il convivente dello stesso sesso non gode dell’estensione delle coperture. Perché alla Camera dovrebbe?”, chiede Lombardi. “È sempre la casta che vuole per sé i privilegi”. Da qui la decisione del Movimento di astenersi dal voto.

“Può sembrare un semplice atto amministrativo e invece ha una valenza universale, ora è giusto riconoscere gli stessi diritti a tutti i cittadini”, è stato il commento di Ivan Scalfarotto. “Questo è un principio elementare – dice Scalfarotto -: se si riconosce una famiglia more uxorio questa deve essere sia omosessuale che eterosessuale, come riconosciuto anche da sentenza della Corte di Cassazione e della Corte costituzionale. Ciò che è riconosciuto ai parlamentari ora deve essere valido per tutti”. I diritti, aggiunge Scalfarotto, “non vanno riconosciuti solo ai parlamentari, ma a tutti gli italiani. Io ho fatto una battaglia non per ottenere l’assistenza sanitaria, ma per vedere affermato un diritto. Giovedì presenterò una proposta di legge contro l’omofobia che ha raccolto 200 firme, vale a dire 1/3 dei deputati. Questo dimostra che in Parlamento ci può essere una maggioranza per provare ad affrontare certe tematiche”.

Soddisfatta per il passo avanti compiuto dalla Camera Anna Paola Concia: “È un banalissimo principio di uguaglianza – spiega l’ex parlamentare del Pd -, ma con esiti nefasti. La differenza l’ha fatta un ufficio di presidenza a maggioranza progressista diverso da quello della scorsa legislatura che invece era a maggioranza conservatrice. Sono contenta perché la mia battaglia non è stata inutile”. E aggiunge: “Adesso bisogna fare il passo decisivo: visto che c’è una maggioranza progressista mi aspetto che questo Parlamento stabilisca il principio di uguaglianza per le coppie omosessuali anche fuori dal Parlamento”.

“Bene la decisione giunta oggi dalla Camera. Finalmente l’acquisizione di un diritto. Ma non deve essere un privilegio per pochi. È un diritto che spetta a tutti gli italiani” scrive su Twitter Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Libertà. (14 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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ASSURDO – India, un proiettile come portachiavi. Italiano in stato di fermo da 2 mesi

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Mumbai Airport – fonte immagine adnkronos.com

India, un proiettile come portachiavi.
Italiano in stato di fermo da 2 mesi

Una settimana di carcere e da due mesi bloccato in India, un giovane aiuto regista romana accusato di porto abusivo d’armi a causa di un portachiavi ricavato da un proiettile

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ROMA – In stato di fermo dal 13 marzo, e dopo aver passato una settimana in galera a Mumbai. Ancora un caso che coinvolge un italiano in India: secondo quanto apprende l’Adnkronos, A.G. (non si riporta volutamente il nome per esteso, ndr), giovane aiuto regista romano in trasferta di lavoro a Bollywood, è incappato nei rigori della legge indiana a causa di un portachiavi ricavato da un proiettile.

La storia inizia il 13 marzo scorso, quando A.G. viene fermato all’aeroporto internazionale di Mumbai mentre stava per imbarcarsi. Nel suo bagaglio viene rinvenuto il portachiavi, la polizia lo ferma. Inutili le spiegazioni del ragazzo: “è un regalo ricevuto anni fa su un set cinematografico”. La polizia indiana lo arresta per porto abusivo d’armi, richiedendo un test di laboratorio sul proiettile, per la cui effettuazione dispone di 90 giorni di tempo dal momento dell’arresto.

Tempo che la giustizia indiana sta utilizzando appieno, visto che da allora A.G. non può lasciare il paese. Nel frattempo, grazie al concreto aiuto di un regista locale e con il supporto del consolato italiano di Mumbai, A.G. viene scarcerato una settimana dopo, il 20 marzo. “Al giovane -confermano dalla Farnesina- sin dalla notte dell’arresto, e ogni giorno dopo di allora, è stata data ogni assistenza, anche nei contatti con familiari e avvocati in loco, nel corso di varie riunioni presiedute dal Console Generale”. Il giudice di Mumbai, secondo quanto appreso da fonti locali, potrebbe esprimersi nei prossimi giorni per richiedere l’archiviazione del caso o, in subordine, il permesso di far rientrare A.G. in Italia ma “con suo personale impegno a rientrare in India qualora richiesto dalla giustizia indiana”. (14 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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RAGUSA – Sfrattato per debito di 10mila euro, si da’ fuoco con moglie e figlia; 5 ustionati gravi

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Sfrattato per debito di 10mila euro, si da’ fuoco con moglie e figlia; 5 ustionati gravi

18:47 14 MAG 2013

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(AGI) – Ragusa, 14 mag. – Un uomo ha dato fuoco a se’ e alla sua famiglia nel tentativo di opporsi allo sfratto dalla casa pignorata dalla banca perche’ non pagava il mutuo.
Nell’incendio che ne e’ seguito sono rimasti ustionati gravemente anche sua moglie e sua figlia e due agenti di polizia. E’ accaduto a Vittoria (Ragusa) poco prima delle 14, al termine di una mattinata carica di tensione, iniziata quando l’acquirente dell’immobile, messo all’asta dall’istituto di credito, si era presentato con il suo avvocato e un ufficiale giudiziario per entrarne in possesso. Tutti i cinque feriti sono al momento ricoverati nell’ospedale “Guzzardi” di Vittoria.

Il piu’ grave e’ il capofamiglia, Giovanni Guarascio, 64 anni, ma sono preoccupanti anche le condizioni della moglie, Giorgia Fama’, 64 anni, e dei poliziotti Antonio Terranova e Marzo Di Raimondo, entrambi in servizio alle “Volanti” del commissariato di Vittoria. Meno gravi, in apparenza, le condizioni della figlia di Guarascio. L’uomo aveva accumulato un debito di 10.000 euro con la banca, che aveva percio’ pignorato la sua casa e l’aveva messa all’asta. Era stata acquistata, sembra per 26.000 euro, e il nuovo proprietario non era riuscito a entrare in possesso dell’immobile perche’ Guarascio rifiutava di liberarlo. Aveva anche murato con conci di tufo la porta d’ingresso della casa, cui si poteva accedere solo atrraverso un garage, in modo da “blindarsi”.

Stamattina il nuovo proprietario si e’ presentato con il suo avvocato e un ufficiale giudiziario, ed e’ cominciata una trattativa. I toni si sono ben presto inaspriti, tanto che sul posto e’ intervenuta la polizia per cercare di riportare la calma. Improvvisamente, mentre gli agenti cercavano di placare la disperazione di Guarascio, l’uomo si e’ versato addosso benzina e si e’ dato fuoco. La fiammata ha investito i due poliziotti, la moglie e la figlia. Subito sono scattati i soccorsi e gli ustionati sono stati traferiti in ambulanza all’ospedale “Guzzardi”. Giovanni Guarascio e’ un muratore che tira avanti con lavori saltuari. Ha due figlie, una delle quali era fuori di casa, in strada, quando l’uomo si e’ dato fuoco, e che e’ rimasta percio’ incolume.

Entrambe le figlie sono disoccupate e vivono con i genitori. La banca, con la quale Guarascio aveva un debito di diecimila euro, aveva iniziato la procedura di pignoramento contro il muratore nel 2001. Il lungo iter giudiziario si era concluso nel maggio dell’anno scorso, quando la casa era stata aggiudicata all’asta, per 26.000 euro, all’acquirente, che si chiama Sciagura. Secondo quanto si apprende, Sciagura aveva manifestato la sua disponibilita’ a rivendere l’immobile a Guarascio, il quale pero’ non disponeva dei mezzi per comprarlo. In alternativa, gli sarebbe stato proposto un affitto. Alla tesa trattativa di stamattina erano presenti anche la sorella della moglie di Guarascio, con il marito. Il muratore non aveva un legale, e solo quando l’ufficiale giudiziario ha detto di dover procedere allo sgombero i suoi familiari hanno chiamato sul posto l’avvocato Giulia Artini. Ma nemmeno con il suo intervento si era riusciti a trovare una mediazione e gli animi si erano esaperati sempre di piu’, fino al gesto disperato del muratore.

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fonte agi.it

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