ASSURDO – India, un proiettile come portachiavi. Italiano in stato di fermo da 2 mesi

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Mumbai Airport – fonte immagine adnkronos.com

India, un proiettile come portachiavi.
Italiano in stato di fermo da 2 mesi

Una settimana di carcere e da due mesi bloccato in India, un giovane aiuto regista romana accusato di porto abusivo d’armi a causa di un portachiavi ricavato da un proiettile

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ROMA – In stato di fermo dal 13 marzo, e dopo aver passato una settimana in galera a Mumbai. Ancora un caso che coinvolge un italiano in India: secondo quanto apprende l’Adnkronos, A.G. (non si riporta volutamente il nome per esteso, ndr), giovane aiuto regista romano in trasferta di lavoro a Bollywood, è incappato nei rigori della legge indiana a causa di un portachiavi ricavato da un proiettile.

La storia inizia il 13 marzo scorso, quando A.G. viene fermato all’aeroporto internazionale di Mumbai mentre stava per imbarcarsi. Nel suo bagaglio viene rinvenuto il portachiavi, la polizia lo ferma. Inutili le spiegazioni del ragazzo: “è un regalo ricevuto anni fa su un set cinematografico”. La polizia indiana lo arresta per porto abusivo d’armi, richiedendo un test di laboratorio sul proiettile, per la cui effettuazione dispone di 90 giorni di tempo dal momento dell’arresto.

Tempo che la giustizia indiana sta utilizzando appieno, visto che da allora A.G. non può lasciare il paese. Nel frattempo, grazie al concreto aiuto di un regista locale e con il supporto del consolato italiano di Mumbai, A.G. viene scarcerato una settimana dopo, il 20 marzo. “Al giovane -confermano dalla Farnesina- sin dalla notte dell’arresto, e ogni giorno dopo di allora, è stata data ogni assistenza, anche nei contatti con familiari e avvocati in loco, nel corso di varie riunioni presiedute dal Console Generale”. Il giudice di Mumbai, secondo quanto appreso da fonti locali, potrebbe esprimersi nei prossimi giorni per richiedere l’archiviazione del caso o, in subordine, il permesso di far rientrare A.G. in Italia ma “con suo personale impegno a rientrare in India qualora richiesto dalla giustizia indiana”. (14 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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