Archive | maggio 15, 2013

Intercettazioni, l’ossessione di B.

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Intercettazioni, l’ossessione di B.

Il ddl Alfano per limitare l’uso delle conversazioni telefoniche nelle indagini torna a sorpresa al centro del dibattito politico, ripresentato dal capogruppo alla commissione giustizia del Pdl che lo definisce una ‘priorità’ del suo partito. E un’epoca che sembrava chiusa improvvisamente ribussa alla porta

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di Susanna Turco

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Al solo sentirne di nuovo l’odore, i parlamentari che s’occupavano di giustizia già nella scorsa legislatura, si sono come tarantolati. Quelli di centrodestra per l’eccitazione, quelli di centrosinistra per il disgusto. E c’è da capirli, tutti: intercettazioni, basta la parola. E resuscita pure Antonio Di Pietro, rimasto fuori dal Parlamento e dunque ancora più pronto a dir subito: “legge bavaglio”. Legge ad personam. Quei termini , e quel progetto di legge, rappresentano per molti versi il simbolo di una (micro) epoca, che si chiuse nel novembre 2011 con la caduta del governo Berlusconi: un’epoca che però adesso ribussa alla porta, a quanto pare.

Tirando di nuovo i fili del teatrino del Cavaliere rampante che fu, forse. Facendo fare a tutti un balzo all’indietro: di secoli, per quel che riguarda l’eventuale “pacificazione” tra i partiti. E’ infatti tutto ancora molto vago (gli uffici della Camera non hanno per ora in mano un testo), eppure l’indicazione data da Enrico Costa, capogruppo del Pdl in commissione giustizia in questa legislatura ( così come nella scorsa), di voler ripresentare il ddl Alfano, e di volerlo inserire nel calendario dei lavori come una “priorità” del Pdl (“ma quale priorità”, replica il Pd), autorizza a pensare – per lo meno – che quelle tentazioni che parevano superate, dalle parti di Arcore son sempre vive, vive come sempre. Alla faccia della crisi economica, dei governi Monti e Letta, dei pensionati dei precari e della legge elettorale, dei dieci saggi e dei centocinquanta grillini: riformare le intercettazioni, quella sì che è una priorità. Il ddl Alfano infatti era quel testo che, giusto agli albori del quarto governo Berlusconi, l’allora ministro della Giustizia presentò nel 2008 avendo avuto dal Cavaliere l’indicazione precisa di stroncare l’eccessivo utilizzo degli ascolti da parte dei pm. E fedelmente, il Guardasigilli allora indicato come “segretario” solo in senso dispregiativo (l’altro nomignolo: “cameriere”), in quel testo aveva realizzato i desiderata del capo. Vietate tutte le intercettazioni se non per ipotesi di reato gravi, o legate a indagini su mafia e terrorismo. Pubblicabili? Mai, almeno fino all’udienza preliminare.

E ora, appunto, non è ancora chiaro se proprio di questo testo si parli, o degli svariati successivi frutto di bracci di ferro, strappi e compromessi. Perché poi il ddl Alfano ha fatto tanta strada che ci si potrebbe scrivere una tesi di laurea. Con dibattiti di mesi su quanto dovessero essere “gravi” oppure “evidenti” (invece che solo “sufficienti”) gli “indizi” di “colpevolezza” o di “reato” per poter disporre intercettazioni, discussioni infinite su quanti giorni di ascolti si potessero concedere ai magistrati (15, 30,40, 60, rinnovabili, non rinnovabili), guerre sulla lista dei reati per i quali fosse possibile utilizzare lo strumento, e via così, fino al punto centrale di stabilire se e quando le intercettazioni potessero diventare pubblicabili e in che forma narrativa (per concetti, per riassunto, per dialogo), quanto alte le multe per gli editori, se fosse necessario o no prevedere il carcere per i giornalisti. Litigi durati per quattro lunghi anni, che contribuirono grandemente al divorzio tra Berlusconi e Fini e, in sostanza, allo sfarinarsi della maggioranza di Arcore. Mentre, in parallelo, dalle indagini della magistratura (da Ruby alla P3, dalle olgettine alla risata sul terremoto de L’Aquila) diveniva palmare quale interesse avesse il Cavaliere (e il suo demi-monde) a stroncare la possibilità di mettere sotto controllo i telefoni.

Alla fine, non va dimenticato, per lui la storia finì male. Ed è per questo che adesso se ne riparla. A metterci il sigillo, suo malgrado, fu sempre Alfano . Dopo una faticosissima approvazione sia della Camera (11 giugno 2009) che del Senato (10 luglio 2010), il testo ritornò a Montecitorio, dove il Pdl doveva però venire a patti con il costituendo gruppo dei finiani. E pur di trovare un accordo con l’allora presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno, il Guardasigilli – oggi vicepremier – si piegò a un compromesso tecnico-politico che però al Cavaliere faceva, né più né meno, orrore. Risultato strabiliante: fu lo stesso Berlusconi che, non avendo più la forza politica di cambiarlo, lasciò nelle secche il provvedimento, pur giunto a un passo dal traguardo (l’Aula della Camera arrivò a esaminare gli articoli, in terza lettura, nell’ottobre 2011).

E adesso, con la legislatura nuova nuova, ci riprova. Forse perché sente di nuovo caldo il fiato sul collo dei magistrati. Forse perché, come dice il Pd Felice Casson, “punta allo scontro”. Forse solo perché è naturale che lo faccia, visto che considera quella riforma una cosa buona e giusta. Anche i dieci saggi nominati da Napolitano hanno parlato della necessità di ridurre le intercettazioni. E, d’altra parte, non è ancora chiaro – al di là delle polemiche che sono montate subito fortissime – con quanta foga il Pdl voglia in concreto riprendere il cammino di quella legge. Lo stesso Costa, infatti, ha detto di aver ripresentato di “routine” “tutti i progetti di legge della scorsa legislatura”, e di volere una “priorità” per quelli approvati almeno da un ramo del Parlamento. Ma, appunto, nel caso delle intercettazioni il testo iniziale (quello gradito a Berlusconi) è tutt’altra cosa dal testo finale (quello schifato da Berlusconi). E questa micro epoca appare tutta diversa dalla precedente. Chissà se davvero il Cavaliere, da solo, sia rimasto lo stesso: oggi sembra di sì.

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fonte espresso.repubblica.it

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Intercettazioni, il Pdl torna all’attacco. Gelo Pd, Epifani: «Non sono una priorità»

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fonte immagine it.paperblog.com

E alla Camera erriva richiesta per l’uso delle telefonate di Verdini, Cosentino e Dell’Utri

Intercettazioni, il Pdl torna all’attacco
Gelo Pd, Epifani: «Non sono una priorità»

Il capogruppo Pdl in commissione Giustizia ripresenta il testo Alfano: «Scelta politica». Casson: «Vogliono lo scontro»

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Il leader del Pd, Guglielmo Epifani (Lapresse)Il leader del Pd, Guglielmo Epifani (Lapresse)
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Il Pdl vuole riaprire il dibattito sull’uso delle intercettazioni, chiede che il tema venga messo tra le priorità della maggioranza e deposita una proposta di legge identica al testo di legge Alfano che mirava ad una stretta sull’ascolto delle conversazioni. Le premesse per riaccendere le polemiche con il Pd ci sono tutte e non a caso le reazioni del centrosinistra sono immediate. Ma è solo in serata, dopo che per tutta la giornata le schermaglie sono rimaste confinate a esponenti di secondo piano di entrambi i poli, che dal Nazareno viene calato il carico pesante. È infatti il segretario Guglielmo Epifani a tagliare corto sulla questione: «Alzare la tensione sulla giustizia e mettere come fa il Pdl in primo piano la questione delle intercettazioni, che non è una priorità del governo e del Parlamento, non aiuta: la smettano». Il leader è intervenuto parlando ai senatori democratici, riuniti in assemblea.

«VOGLIONO LO SCONTRO» - L’offensiva del Pdl era invece partita dalla decisione del capogruppo in commissione Giustizia, Enrico Costa, di depositare alla Camera una proposta di legge identica a quella prevista da Alfano nella precedente legislatura e su cui più volte centrodestra e centrosinistra si erano scontrati. L’iniziativa è nata proprio nel giorno in cui alla Giunta per le autorizzazioni di Montecitorio è arrivata una richiesta per l’autorizzazione all’ascolto di conversazioni telefoniche di Verdini, Cosentino e Dell’Utri. «Tempismo sospetto» commenta l’ex presidente del Pd, Rosy Bindi.E il senatore ed ex magistrato Felice Casson: «Il Pdl vuole arrivare allo scontro».

«SCELTA POLITICA»«Il mio testo è identico a quello che era stato presentato dal governo Berlusconi ed è una scelta politica – chiarisce Costa all’agenzia Dire – . Proprio ieri, nell’Ufficio di presidenza della commissione, ho chiesto che sia data la priorità a quei provvedimenti che erano già stati approvati da una parte del Parlamento, in primis le intercettazioni e la responsabilità civile dei magistrati, in materia di giustizia».

VERDINI, COSENTINO E DELL’UTRILa decisione del Popolo della Libertà di tornare alla carica sulle intercettazioni coincide anche con la richiesta inviata alla Giunta per le autorizzazioni della Camera da parte del gip del Tribunale di Roma, Elvira Tamburelli, per l’autorizzazione all’ascolto di conversazioni telefoniche di Denis Verdini (ora senatore e coordinatore del Pdl) e degli ex parlamentari del partito di Berlusconi Nicola Cosentino e Marcello Dell’Utri, nell’ambito dell’inchiesta sulla P3. La domanda è stata trasmessa a Montecitorio, e assegnata alla Giunta per le autorizzazioni perché i tre, all’epoca dei fatti, erano parlamentari (Verdini e Cosentino deputati, Dell’Utri senatore). «Effettivamente – spiega a riguardo Costa – oggi ho posto la questione che c’è un problema di competenza». Il problema, secondo il parlamentare Pdl, è che i tre non sono deputati: «Verdini ora è senatore. Si potrebbe pensare che sono state spedite alla Camera perché all’epoca dei fatti stavano a Montecitorio, però Dell’Utri- osserva Costa – è sempre stato senatore».

Redazione Online

15 maggio 2013 | 20:16

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fonte corriere.it

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CRISI – Pil, settimo calo consecutivo: è record

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Pil, settimo calo consecutivo: è record

Istat: a marzo perso il 2,3% sul 2012 – Ma tutta l’Europa resta in difficoltà: Francia ufficialmente in recessione

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Sembra non dover finire mai la recessione in Italia. Nel primo trimestre dell’anno, il Pil, ha registrato una contrazione dello 0,5% su base congiunturale e del 2,3% su base annua. Si tratta del settimo calo trimestrale consecutivo, la striscia negativa più lunga mai registrata dall’inizio delle serie storiche. E i dati rilevati dall’Istat sono peggiori anche delle stime degli analisti, che per i primi tre mesi del 2013 avevano previsto un calo congiunturale dello 0,3% per un decremento tendenziale del 2,3%.

I numeri sembrano comunque mostrare un rallentamento della crisi rispetto al quarto trimestre 2012, quando il Pil era sceso dello 0,9% sui tre mesi precedenti e del 2,8% su base annua. La variazione acquisita per il quest’anno, quella cioè che si registrebbe se il Pil rimanesse invariato in tutti e tre i prossimi trimestri del 2013, è pari a -1,5%. Secondo Paolo Mameli, economista del servizio studi di Intesa Sanpaolo, «il dato segnala rischi al ribasso sulla nostra stima di un Pil in flessione dell’1,5% nel 2013, visto che l’attività economica è attesa rimanere in territorio negativo nei trimestri centrali dell’anno, e anzi non è da escludere un peggioramento nei mesi da aprile a giugno».

Ma in difficoltà rimane l’intera Europa. Secondo la prima stima di Eurostat, il Pil è sceso nel primo trimestre di quest’anno dello 0,2% nell’Eurozona e dello 0,1% in Ue 27. Rispetto allo stesso periodo del 2012, il Pil ha registrato una flessione rispettivamente dell’1% e dello 0,7%. E peggio delle previsioni è andata anche l’economia tedesca, cresciuta di appena lo 0,1% destagionalizzato nel primo trimestre rispetto ai tre mesi precedenti, dopo aver registrato un +0,7% nel quarto trimestre dell’anno scorso (dato rivisto dall’iniziale +0,6%). Su base annua, poi, il Pil della Germania cala dell’1,4%, dopo essere rimasto invariato nel quarto trimestre. Ufficialmente in fase di recessione entra invece la Francia, dopo che nel primo trimestre del 2013 il Pil ha subito una contrazione dello 0,2% replicando la performance negativa segnata negli ultimi tre mesi del 2012.

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fonte lastampa.it

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Ciclone, evacuazione di massa in Bangladesh. Naufragio con decine di vittime in Birmania / VIDEO: Cyclone to hit Bangladesh — Met Department

Cyclone to hit Bangladesh — Met Department


Newsfirst Sri  Lanka Newsfirst Sri Lanka
Pubblicato in data 14/mag/2013

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Ciclone, evacuazione di massa in Bangladesh. Naufragio con decine di vittime in Birmania (afp)

Ciclone, evacuazione di massa in Bangladesh.
Naufragio con decine di vittime in Birmania

Timori soprattutto per le zone costiere, dove nei campi vivono 300mila rifugiati. Decine di dispersi per un’imbarcazione rovesciata. L’impatto è previsto per domani in una zona popolata da oltre 8 milioni di persone

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Le autorità del Bangladesh hanno ordinato l’evacuazione di migliaia di persone per l’arrivo di un ciclone nella zona costiere. Il ciclone Mahasen – ha avvertito ieri l’ufficio Onu per il coordinamento degli aiuti umanitari (Ocha) – pone a rischio un’area con oltre 8 milioni di abitanti. L’arrivo di Mahasen è previsto tra domani e dopodomani, dovrebbe toccare terra nella città di Chittagong, in Bangladesh, e potrebbe portare devastazioni anche in India e Birmania. Nelle ultime ore il ciclone è stato declassato alla categoria 1, ma particolare preoccupazione si vive lungo la fascia costiera del Bangladesh, nella zona di Cox’s Bazaar, dove vivono circa 300.000 rifugiati Rohingya, ospitati nei campi. Le autorità hanno dislocato nell’area oltre cento team medici.

L’arrivo del ciclone ha già prodotto le prime vittime in Birmania, nel naufragio di un traghetto nel golfo del Bengala. Almeno 58 persone risultano disperse. La nave trasportava circa un centinaio di musulmani appartenenti della comunità birmana dei rohingya, in fuga dal ciclone Mahasen. “Le operazioni di soccorso proseguono, perché 58 persone risultano ancora disperse”, ha comunicato la radio di stato aggiungendo che 42 passeggeri sono stati tratti in salvo.

(15 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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Ilva: “ambiente svenduto”, arrestato presidente provincia Taranto e tre dirigenti

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Ilva: “ambiente svenduto”, arrestato presidente provincia Taranto

12:04 15 MAG 2013

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(AGI) – Taranto 15 mag. – Quattro ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite stamattina dalla Finanza a Taranto, tre in carcere ed una ai domiciliari, per l’inchiesta “Ambiente Svenduto” che riguarda l’Ilva. In carcere e’ finito il presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido, del Pd, l’ex consulente dell’Ilva, Girolamo Archiná, e l’ex assessore provinciale all’Ambiente, Michele Conserva. Ai domiciliari,invece, il funzionario pubblico Specchia. Il reato contestato dal gip Patrizia Todisco e’ quello di concussione e si riferisce alla discarica Mater Gratiae all’interno dell’Ilva destinata ai rifiuti speciali. Delle tre persone finite in carcere, Girolamo Archina’ e’ gia’ detenuto. L’ex consulente Ilva, addetto ai rapporti istituzionali, e’ stato infatti arrestato lo scorso 26 novembre insieme ad altri nell’ambito della seconda fase dell’inchiesta “Ambiente svenduto”, quella che ha portato anche al sequestro delle merci, liberate poi ieri con un provvedimento del gip Patrizia Todisco, lo stesso giudice che ha firmato le ordinanze di custodia cautelare di oggi. Proprio ieri gli avvocati di Archina’ avevano presentato al Tribunale dell’appello una documentazione medica sostenendo che il regime carcerario non fosse compatibile con le condizioni del proprio assistito, documentazione che il collegio dei giudici si era riservato di esaminare. L’ex assessore provinciale all’Ambiente, Michele Conserva, gia’ del Pd, si era invece dimesso dalla carica diversi mesi addietro ed era gia’ stato arrestato, ai domiciliari, lo scorso 26 novembre nell’ambito di un pezzo dell’inchiesta “Ambiente svenduto” e poi rimesso in liberta’ negli ultimi mesi. Florido e’ invece il presidente della Provincia di Taranto al suo secondo mandato.

E’ stato eletto nel 2004 per la prima volta e rieletto per la seconda nel 2009. Nel 2007, all’indomani del dissesto finanziario del Comune di Taranto, Florido si era anche candidato sindaco di Taranto con una coalizione di centrosinistra ma al ballottaggio era stato sconfitto dall’attuale sindaco Ezio Stefano. Nato nel 1952, sposato e con due figlie, viene dal sindacato. Per diversi anni e’ stato nella segreteria e segretario della Fim Cisl di Taranto, poi segretario provinciale della stessa Cisl, carica dalla quale si dimise in vista della candidatura alla Provincia. Negli ultimi mesi si era anche parlato di una possibile candidatura di Florido al Parlamento, tant’e’ che si ipotizzavano sue dimissioni anticipate dalla carica di presidente della Provincia anche in relazione al ventilato scioglimento delle stesse Province, cosa che poi non si e’ piu’ verificata. E comunque la maggioranza di centrosinistra voto’ in aula, in Consiglio,un documento chiedendogli di restare alla guida dell’ente. Da vedere adesso cio’ che accadra’ in Provincia perche’ all’indomani delle dimissioni del vice presidente Costanzo Carrieri, del Pd, eletto presidente del consorzio Asi, non sarebbe stata formalizzata la nomina di un nuovo vice presidente, mentre la delega all’Ambiente lasciata da Conserva e’ stata subito trasferita a Giampiero Mancarelli, del Pd, che e’ anche titolare del Bilancio.(AGI) .

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fonte agi.it

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