Palermo, scoperta una centrale del riciclaggio 34 arresti, in manette anche un giudice del Tar

Palermo, scoperta una centrale del riciclaggio 34 arresti, in manette anche un giudice del Tar

Il tributarista Gianni Lapis, già prestanome della famiglia Ciancimino

Palermo, scoperta una centrale del riciclaggio
34 arresti, in manette anche un giudice del Tar

Un infiltrato della Finanza nella rete di insospettabili che ripuliva soldi sporchi. Arrestati il tributarista Gianni Lapis, ex prestanome della famiglia Ciancimino, e un magistrato in servizio al Tribunale amministrativo regionale del Lazio che utilizzava il suo ufficio per incontrare i mediatori d’affari. In manette anche due sottufficiali dei carabinieri

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di SALVO PALAZZOLO

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Ci sono voluti mesi per entrare nelle grazie dei manager del riciclaggio, fra mail anonime, collegamenti Skype, e appuntamenti nei luoghi più impensati. Ma, alla fine, l’agente sotto copertura  –  un ufficiale della Guardia di finanza – è riuscito ad accreditarsi in quel paludoso mondo di insospettabili faccendieri. C’era anche un giudice del Tar Lazio nella grande rete del riciclaggio che gestiva in modo illegale il cambio di grosse quantità di valuta straniera: Franco Angelo Maria De Bernardi è stato arrestato questa mattina, riceveva faccendieri e intermediari d’affari addirittura nel suo ufficio romano, lì riteneva di essere al sicuro da intercettazioni, e invece i suoi movimenti sono stati seguiti dalla Procura di Palermo e dal nucleo speciale di polizia valutaria della Finanza diretto dal generale Giuseppe Bottillo.

Sono 34 le ordinanze di custodia cautelare scattate questa mattina, all’alba: 22 in carcere e 12 ai domiciliari. Sono state eseguite in tutta Italia. Secondo la ricostruzione dell’accusa, il principale mediatore del gruppo stava a Palermo, adesso è in carcere. Si tratta dell’avvocato tributarista Gianni Lapis, già condannato per essere stato uno dei principali riciclatori del tesoro di Vito Ciancimino, l’ex sindaco di Palermo vicino ai boss. Nel blitz della Finanza sono finiti anche due sottufficiali dei carabinieri in servizio a Roma, avrebbero avuto un ruolo nelle complesse operazioni finanziarie che puntavano non solo a ripulire soldi sporchi, ma a commercializzare in modo illegale oro che arrivava dal Ghana. Ai domiciliari è andato un funzionario della Regione Siciliana, Leonardo Di Giovanna, in servizio al settore Beni e servizi. L’accusa contestata, a vario titolo, è quella di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio.

Questa indagine è una delle ultime coordinate dall’ex procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, prima della partenza per l’incarico Onu in Guatemala. A condurla è stato un pool di magistrati, composto da Lia Sava (da qualche settimana procuratore aggiunto a Caltanissetta), Dario Scaletta e Daniele Paci. L’inchiesta ha scoperto che i mediatori incassavano il 5 per cento su ogni operazione di riciclaggio andata a buon fine. E’ rimasto il giallo sull’origine dei soldi sporchi che dovevano essere ripuliti. All’infiltrato fu detto che una parte di quei soldi avevano “natura politica”, sarebbero state tangenti versante ai politici fra il 1986 e il 1988.  (16 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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