STANGATA PER LE FAMIGLIE – Aumento Iva, non si cambia: governo orientato a lasciarla al 22%

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Aumento Iva, non si cambia: governo orientato a lasciarla al 22%

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di Michele Di Branco

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ROMA – Una stangata compresa tra 100 e 200 euro per le famiglie. E una mazzata per molti negozi costretti a chiudere. Per il previsto ritocco dell’aliquota Iva dal 21 al 22%, programmato per luglio in base a una legge voluta dal governo Monti, è scattato il count down. Che ha messo in allarme le associazioni di consumatori e di categoria, sempre più consapevoli che il governo guidato da Enrico Letta, alle prese con le ristrettezze di bilancio, è sempre più orientato a non mettere mano alla normativa che introduce l’aumento dell’imposta. Il cui ritocco di 1 punto – si teme – si tradurrà in un bagno gelato per i portafogli degli italiani con conseguenze a cascata sui consumi e sulla tenuta di molti esercizi commerciali, già messi a dura prova dalla crisi. Basti dire che per una famiglia di tre persone, a esempio, il rincaro dei prezzi legato a quello dell’Iva potrebbe provocare una spesa aggiuntiva di 135 euro l’anno e la chiusura, entro il 2013, di 26 mila esercizi commerciali in tutta Italia.

A lanciare l’allarme in cifre è l’Ufficio studi di Confcommercio, che ieri ha rivisto la previsione del saldo natalità-mortalità delle imprese del commercio al dettaglio alla luce del sempre più probabile scatto dell’imposta sui consumi. Per fare meglio comprendere la portata potenzialmente negativa della misura, i commercianti fanno notare che l’aliquota standard Iva (quella interessata dal rialzo estivo) riguarda il 70% circa dei consumi totali. Per tale ragione il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha nuovamente chiesto al governo Letta di evitare «un’altra calamità sui consumi». La domanda interna, che fra investimenti e consumi muove l’80% del Pil, ora è ferma e dunque, secondo Sangalli «alzare l’aliquota significa assestarle un colpo letale. Alle aziende in crisi serve un segnale forte è quel segnale non è certo l’aumento dell’Iva». Come sempre in questi casi, alla preoccupata analisi dei commercianti si affiancano le valutazioni delle associazioni dei consumatori che, sebbene i loro numeri risultino spesso viziati da pressapochismo, hanno però il merito di portare i temi caldi all’attenzione dei consumatori.

GLI AGGRAVI IN VISTA

Secondo la Cgia di Mestre, impegnata in prima fila in una battaglia contro il fisco, se il governo non riuscirà a scongiurare l’aumento dell’Iva, gli aggravi di imposta sui portafogli delle famiglie italiane «saranno pesantissimi, pari a 2,1 miliardi di euro nel 2013 e ben 4,2 miliardi nel 2014». Per una particolare coincidenza, si fa osservare, i 2,1 miliardi del 2013 sono più o meno la cifra che corrisponde all’acconto Imu sull’abitazione principale, quello posticipato al 16 settembre dal governo Letta in attesa di portare a termine una riforma complessiva della tassazione. A consumi invariati, la Cgia stima che per un nucleo costituito da tre persone l’aggravio medio annuo sarà di 88 euro. Nel caso di una famiglia di quattro componenti, l’incremento medio annuo sarà invece di 103 euro. Tuttavia, considerato che per il 2013 l’aumento dell’Iva produrrà effetti solo nel secondo semestre, per l’anno in corso gli aumenti di spesa saranno la metà: 44 euro per la famiglia da tre persone; 51,5 euro per quella da quattro.

I SETTORI COLPITI

Nel dettaglio, i rincari che peseranno di più sui portafogli si verificheranno quando ci recheremo a fare il pieno dell’auto o saremo costretti a portarla dal meccanico o dal carrozziere (33 euro l’anno per una famiglia di tre persone, 39 euro se il nucleo è composto da 4 persone), per l’acquisto dei capi di abbigliamento e per le calzature (18 euro l’anno per una famiglia di 3 persone, 20 euro se il nucleo è di 4) e per l’acquisto di mobili, elettrodomestici o articoli per la casa (13 e 17 euro).

Pesante anche lo scenario prefigurato da Federconsumatori, secondo cui l’aumento dell’Iva determinerà una ricaduta negativa complessiva di 207 euro annui in più a famiglia con un nucleo di tre persone. Includendo nel conteggio anche Tares e Imu si arriverebbe ad un rincaro di 734 euro a famiglia.

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fonte ilmessaggero.it

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