Lega Nord nella bufera dopo la batosta. Bossi: “Maroni faccia un passo indietro”

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Lega Nord nella bufera dopo la batosta.
Bossi: “Maroni faccia un passo indietro”

Il Senatur attacca il numero uno del partito dopo la delusione alle amministrative: “Vuole fare tutto, i comizi e tanto altro”. L’autocritica di Salvini: “Non faccio come Grillo, la colpa è evidentemente nostra”

Lega Nord nella bufera dopo la batosta. Bossi: "Maroni faccia un passo indietro"
Umberto Bossi

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Lega Nord del caos dopo la débâcle al primo turno della amministrative. Il nervosismo è tanto e Umberto Bossi rompe la tregua con il segretario. “Roberto Maroni vuole fare tutto, vuole fare i comizi e tanto altro. Deve fare un passo indietro”, attacca il Senatur uscendo dalla Camera. “Abbiamo dato l’immagine di una Lega divisa. Quando c’ero io si era tutti uniti”. Ma cosa deve fare Maroni? “Non deve espellere più nessuno”, risponde Bossi. E a chi chiede se si è sentito mai tradito, risponde: “Sì, io sono stato tradito dalla Lega”. E da Maroni? “Meno che dalla Lega…”.

Ma non è solo questione di numeri: per la Lega si profila soprattutto una crisi di identità. A leggere le analisi formulate in ordine sparso da vari dirigenti, pare emergere proprio questo timore, benché una discussione collegiale sia in programma soltanto al consiglio federale di venerdì 31 maggio. Dalle urne è uscita una Lega che vorrebbe nascondere elmo e cornamuse, ma che anche in giacca e cravatta non riesce a decollare. E questo genera preoccupazione, anche se Maroni assicura i militanti che la Lega non morirà mai.

Flavio Tosi, sindaco di Verona, segretario veneto e vice di Maroni, è il leghista additato come il dirigente con le maggiori ambizioni ‘oltre’ la Lega. Intervistato dalla Stampa, Tosi ha sostenuto che il risultato delle comunali “è un disastro”, ha aggiunto che la strada è ormai quella delle liste civiche (su cui si mostra freddo il sindaco di Varese, Attilio Fontana) e ha usato poca diplomazia: “Siamo andati avanti anni a parlare di federalismo, riforme, cambiamento e abbiamo portato a casa un’ostrega”. L’altro vice di Maroni, il lombardo Matteo Salvini, si è rivolto ai militanti con un video chiedendo di crederci e assumendosi le sue responsabiità: “Non faccio come Beppe Grillo, che dice che è colpa di chi vota. La colpa è evidentemente nostra, che non ci spieghiamo abbastanza bene. Chiediamoci dove abbiamo sbagliato”. E Bossi chiosa anche stavolta senza mezzi termini: fra Tosi e Salvini “preferisco Salvini”.

Il governatore Luca Zaia, altra anima della galassia leghista veneta, sul tema dell’identità è andato oltre. In un’intervista al Gazzettino ha osservato che “siamo al big bang nella storia del Nord: il leghismo non è più una questione di partito, da destra a sinistra i veneti riconoscono che la questione del nord è cogente”. Come dire che se la Lega è in crisi, ma le istanze leghiste no. Ed è su questo che l’ex deputata espulsa Paola Goisis ha aperto una polemica, sostenendo che “gli elettori si stanno volatilizzando”da quando Tosi guida il partito. Polemica che Tosi stesso ha chiuso rinfacciandole che alle sfortunate elezioni di un anno fa c’erano i “suoi amici del cerchio magico” e non lui.

A dare qualche suggerimento, su Radio Padania, ci ha provato l’ex ministro Roberto Castelli, affermando che bisogna “fare sintesi fra l’anima dura e pura e il futuro” ma “non sparare addosso alle liste civiche”, utili per uscire da uno zoccolo duro che non supera ormai “il milione, milione e trecentomila voti”. Impressioni, giudizi, preoccupazioni a cui si aggiunge la contemporanea pubblicazione su alcuni quotidiani di stralci di verbali dell’ex tesoriere Francesco Belsito, convinto che i dirigenti della Lega sapessero in anticipo delle perquisizioni di un anno fa. Si attendono adesso le mosse di Maroni, che ha scelto Twitter per minimizzare: “Leggo sui giornali l’eccitazione di molti nel dare la Lega ormai morta – ha scritto il governatore della Lombardia – Da vent’anni è così, porta bene, la Lega sopravvive a tutte le gufate”. (29 maggio 2013)

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fonte milano.repubblica.it

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