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Semplice domanda

Come puo un rumeno senza fissa dimora, mezz’ora dopo aver aggredito la povera ragazza nei pressi della Stazione della STORTA (roma), avere come difensore l’avvocato Francesco Saverio Pettinari famoso penalista difensore del magistrato Metta indagato, nell’ambito del processo Lodo Mondadori che vedeva indagati Berlusconi, Pacifico, Previti e Squillante?
Inoltre l’avvocato Pettinari risulta iscritto in gioventù all’MSI.
Guarda caso uno dei soccorritori della ragazza firma con Alemanno con tanto di foto sul Messagero del 22 Aprile 2008, il patto per la legalità e la sicurezza.

COLPO D’OCCHIO

cop.jpgLa conferenza stampa sc.jpg

“L’idea del film – racconta Rubini, alla conferenza stampa di presentazione – è nata così: sapevo che Riccardo, pugliese come me, aveva una certa simpatia e stima nei miei confronti, ma non avevo ancora trovato un ruolo adatto a lui. Così una volta l’ho invitato a casa mia. E mentre lo aspettavo, mi sono chiesto: cosa succederebbe se questo ragazzo che viene da me pensando di trovare un amico, un punto di riferimento, trovasse invece un nemico, qualcuno disposto perfino a ucciderlo, che invidia il suo talento e la sua giovinezza? E cosa succerebbe, dall’altro lato, se in questo ragazzetto ci fosse la volontà di portarmi via tutto, pur di raggiungere i suoi scopi? Da questo doppio pensiero negativo, è nato Colpo d’occhio“.

 E in effetti la pellicola – in uscitarub.jpg il 20 marzo – si concentra esclusivamente sull’incontro-scontro tra i due personaggi principali. Tutto comincia quando, a una mostra, Adrian Scala (Riccardo Scamarcio), giovane scultore praticamente sconosciuto, incontra una bella esperta d’arte, Gloria (Vittoria Puccini): tra i due, inevitabilmente, scoppia la passione. Il problema è che lei è, da dieci anni, la compagna inseparabile del re dei critici d’arte, Lulli (Sergio Rubini). Che viene scaricato, con Gloria che va a vivere col nuovo compagno.

Ma Lulli non si arrende. Si trova un’altra compagna (Paola Barale) e riesce a entrare nella vita di Adrian, sfruttandone l’ambizione, plasmandolo a sua immagine e somiglianza. Provocando la crisi del rapporto tra il ragazzo e la sua partner, e svelando il lato senza scrupoli della sua volontà di raggiungere la fama. Un gioco del gatto col topo, a cui la donna assiste impotente, e che porterà a conseguenze estreme… non diremo di più, per non rovinare il finale.

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Quanto alla storia, il regista spiega che “ruota intorno all’idea del successo: non quello ignorante della tv, ma il riconoscimento di quello che vali. Ma la vicenda ruota anche intorno all’ambiguità dei personaggi: in fondo, Adrian e Lulli rappresentano ciascuno la zona d’ombra dell’altro. Uno incarna l’istintività, la leggerezza dell’artista; l’altro la razionalità dell’intellettuale”.

Certo che, sullo schermo, entrambi sembrano, in molti momenti, dare il peggio di sé. Ma le simpatie di Rubini, tra i due, “vanno tutte allo scultore: perché è uno che comunque sa commuoversi, sa cambiare idea. Invece la ragione è più profonda, ma non ha mai un cambio di marcia. In questo senso, il film è contro di voi (critici, ndr) e contro di noi: contro questa ragione che ci attanaglia. Siamo tutti super-intelligenti, ma super-tristi”.

Al di là dei contenuti, resta il fatto che si tratta di un film difficile da interpretare. E se Rubini si muove sullo schermo col consueto carisma, Scamarcio a volte sembra fare un po’ di fatica: “Questo tipo di recitazione così non naturalistica, così poco improvvisata e tirata via, per me è stata una sfida – racconta l’attore – avevo molta voglia di fare un percorso del genere. Una novità anche nel rapporto col regista: di solito io resisto ad affidarmi completamente a chi mi dirige, ma stavolta Rubini mi ha fregato…”.

Quanto alla protagonista femminile, la Puccini sullo schermo si fa notare anche per alcune sequenze di nudo integrale frontale: “Avevo già spogliato Vittoria in un altro film, Tutto l’amore che c’è – racconta Rubini – e avevo voglia di rifarlo: la sua nudità non ha nulla di volgare. E comunque non è stato facile trovare una ragazza di 25 anni credibile, nel ruolo di una intellettuale”.

Ultima annotazione: nel film vediamo tante suggestive sculture contemporanee, tutte realizzate dal consulente del film, l’artista Gianni Dessì. Che oggi, in conferenza stampa, ammette che la pellicola, nel suo ambiente, un po’ di maretta l’ha già creata: “Percepisco una leggera irritazione – rivela – per essere usciti dal recinto protetto in cui ci muoviamo”. L’ultima parola, anche su questo, spetta però al regista: “Se qualcuno nel mondo dell’arte si incazza, a noi non fa che piacere…”.

fonte: http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/spettacoli_e_cultura/rubini-scamarcio/rubini-scamarcio/rubini-scamarcio.html