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Roma, studenti denunciano aggressione di destra

Ma cosa sta accadendo a Roma dopo la vittoria di Alemanno? E’ mai possibile? Chi muove i fili di questo pericoloso teatrino?

Edgar

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Proteste degli studenti alla Sapienza contro il convegno organizzato da Forza Nuova (Graffiti Press)

ROMA – Un gruppo di studenti antifascisti dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma ha denunciato un’aggressione con “diversi feriti” da parte di “un gruppo di fascisti armati di mazze, tirapugni, bastoni”.

Sono tre i feriti, si trovano presso il Pronto Soccorso del Policlinico Umbero I e hanno riportato ferite e lesioni “non gravi” valutati dai medici del nosocomio romano come codici gialli. Uno ha una spalla rotta, mentre gli altri due presentano ferite alla testa.

La denuncia è stata fatta verso le 13:45 da un’organizzazione di “Studenti e studentesse antifascisti della Sapienza” precisando che “pochi minuti” prima l’aggressione era stata subita da “alcuni studenti della Sapienza impegnati in un attacchinaggio su via De Lollis”.

“Tra gli studenti – viene aggiunto nel comunicato che annuncia una conferenza stampa davanti alla Facoltà di Lettere – ci sono stati diversi feriti, alcuni molto gravi. L’aggressione, durata oltre dieci minuti, è avvenuta in pieno giorno, davanti a centinaia di persone, a testimonianza del clima di impunità assoluta di cui i neofascisti godono in questa città”. La nota rilancia il volantino che, col titolo “Sapienza libera dai nuovi fascismi!”, veniva diffuso al momento dell’aggressione.

Fonte: Ansa

Almeno sette i feriti in una rissa tra militanti di Forza Nuova
e giovani di sinistra. Tre ragazzi all’ospedale: due di destra, uno di sinistra

Roma, scontri all’Università. Dura condanna di Alemanno

Le tensioni nate dall’autorizzazione, poi revocata, di un convegno organizzato da Fn sulle foibe alla facoltà di Lettere

<B>Roma, scontri all'Università<br>Dura condanna di Alemanno</B>

ROMA – Nuove tensioni politiche a Roma. Dopo i fatti del Pigneto, questa mattina ci sono stati scontri in via Cesare De Lollis, davanti all’università La Sapienza. “Stavamo attaccando i nostri manifesti dopo che per tutta la notte Forza Nuova ha attacco i suoi davanti all’università, e all’improvviso sono arrivati i fascisti. Un nostro compagno è stato accoltellato e altri si sono ritrovati con la testa spaccata”, hanno raccontato gli appartenenti ai Collettivi di sinistra.

La rissa, durata una decina di minuti, ha coinvolto una ventina di militanti antifascisti e un gruppo di ragazzi di estrema destra. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, il gruppo dei giovani di sinistra stava attaccando manifesti contro la presenza di Forza Nuova alla Sapienza (domani era previsto un convegno sulle Foibe poi annullato dal rettore, ndr) proprio di fronte ai cancelli dell’università, quando da una automobile sono scesi 4 ragazzi armati di coltelli ed è partito lo scontro.

Gli investigatori però non escludono che sia accaduto esattamente il contrario: da verificare se gli appartenenti a Forza Nuova abbiano reagito dopo aver sorpreso i ragazzi dei Collettivi che strappavano manifesti affissi nella notte.

Gli studenti dei Collettivi,
che nel pomeriggio hanno organizzato una conferenza stampa, insistono: “E’ stata un’aggressione a freddo, non erano studenti perché avevano sicuramente più di trent’anni”. Intando chiedono le dimissioni immediate del preside Guido Pescosolido, che aveva autorizzato il convegno sulle foibe, e danno appuntamento a domani per un’assemblea sulla sicurezza, mentre per giovedì hanno indetto un presidio davanti alla facoltà di Lettere.

“Sono fatti di una enorme inciviltà. Uno la può pensare come vuole politicamente, ma non si può aggredire qualcuno solo perché attacca dei manifesti”. E’ il primo commento del prorettore dell’ateneo Luigi Frati dopo gli avvenimenti di questa mattina. “Non si può che deplorare chi si avvale della violenza invece che del dialogo – sottolinea Frati- e, a questo punto, ritengo di aver fatto bene a revocare la manifestazione di domani, che evidentemente si prestava a scopi diversi da quelli culturali che venivano indicati inizialmente, come dimostrato oggi”.

I feriti. Sarebbero almeno 7 feriti, di cui tre sono stati portati al Policlinico Umberto I. “Si tratta di tre codici gialli – fanno sapere dall’ufficio stampa dell’ospedale – Uno ha una spalla lussata, altri due hanno ferite alla testa, non profonde. Sembra che abbiano subito delle sprangate”. Tra i ricoverati due appartengono alla fazione di destra e uno ai Collettivi di sinistra. Tutti gli altri ragazzi coinvolti nella rissa sono riusciti a fuggire.

La tensione dei giorni scorsi. A scaldare gli animi era stata ieri un’iniziativa del prorettore vicario Luigi Frati, che aveva revocato l’autorizzazione concessa dal preside della facoltà di Lettere e Filosofia a una conferenza sulle Foibe, alla quale avrebbe partecipato Roberto fiore, segretario nazionale del movimento di destra Forza Nuova.

Il sindaco di Roma. Da Palermo interviene il sindaco Gianni Alemanno: “Le violenze a Roma sono da condannare senza alcun attenuante. L’università La Sapienza non può essere luogo di scontro e di violenza politica”. Secondo Alemanno sono false le voci di un clima di violenza e intolleranza diffuso nella capitale. “Ci sono in giro degli imbecilli pericolosi che vanno isolati – dice il sindaco – i responsabili di questa aggressione devono essere assicurati alla giustizia e messi in condizione di non nuocere”.

27 maggio 2008

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fonte: http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/pestaggio-nazi-roma/scontri-universita/scontri-universita.html

Sicurezza sul lavoro. Capitolo chiuso? O nuova era?

Domani, 15 c.m., entrerà in vigore il D. Lgs. n. 81/2008 (Testo Unico in materia di tutela della salute e della Sicurezza nei luoghi di lavoro).

Saranno abrogati i vecchi pilastri legislativi in materia, ovvero:

Il D.P.R. 547/1955 (la madre delle norme sulla sicurezza sul lavoro);

Il D.P.R. 164/1956 (la madre delle norme sulla sicurezza nelle costruzioni);

Il D.P.R. 303/1956 (norme generali per l’igiene sul lavoro) fatta eccezione per l’art. 64;

Il D.P.R. 277/1991 (norme in materia di protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposzione ad agenti chimici, fisici e biologici durante il lavoro);

Il D. Lgs. 626/1996 (il famoso decreto attuativo delle direttive CEE in materia di sicurezza sul lavoro);

Il D. Lgs. 493/1996 (norme sulla segnaletica di sicurezza);

Il D. Lgs. 494/1994 (norme sulla sicurezza nei cantieri temporanei o mobili);

Il D. Lgs. 187/2005 (attuazione direttiva CEE sui rischi derivanti dalle vibrazioni meccaniche).

I Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza sono avvisati.

Ed ora, leggetevi ‘sto tomo 😦

Brunetta, licenziare fannulloni nelle P. A.

(ANSA) – ROMA, 12 MAG – Il ministro della Funzione Pubblica ha le idee chiare su come affrontare il problema dei dipendenti pubblici fannulloni: ‘Vanno licenziati’.

‘Le leggi ci sono, bisogna utilizzare premi ma anche disincentivi e punizioni’. Poi annuncia una rivoluzione telematica della pubblica amministrazione: ‘Stop alla carta, anche le pagelle saranno on line’.

Infine il ministro propone un grande patto con dirigenti e sindacati per cambiare il paese e dare risposte: ‘La gente si aspetta cose drastiche’.

Fonte ANSA

Indagato direttore Agenzia delle Entrate

Fisco; Dichiarazioni on-line, indagato direttore Agenzia entrate

<B>Fisco, raddoppiano gli accertamenti<br>il 95% dei controllati non è in regola</B> Massimo Romano

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Roma, 8 mag. (Apcom) Il direttore dell’Agenzia delle entrate, Massimo Romano, è stato indagato dalla Procura di Roma in relazione alla vicenda della pubblicazione su internet delle dichiarazioni dei redditi. Il reato ipotizzato a carico del dirigente è quello previsto dall’articolo 167 della legge sulla privacy, che sancisce il trattamento illecito dei dati “diversi da quelli sensibili e giudiziari che presenta rischi specifici per i diritti e le libertà fondamentali”. Secondo quanto si è appreso, nei confronti di Romano è stato anche emesso un invito a comparire. Gli inquirenti inquadrano le accuse in base anche all’articolo 17 sempre della legge sulla privacy, che riguarda i “limiti all’utilizzabilità dei dati personali”. Il fascicolo d’inchiesta è stato aperto dal procuratore aggiunto Franco Ionta e dal pm Francesco Polino sabato scorso, dopo che il Garante era intervenuto facendo ritirare all’Agenzia delle entrate la pubblicazione on-line, fatta il 30 aprile, dei 730 e dei 740. All’attenzione di chi indaga è intanto arrivato l’esposto dell’associazione dei consumatori Codacons. Gli accertamenti, delegati alla polizia postale, in questi giorni, sono proseguiti ed hanno portato alla identificazione di tutti quei siti, più o meno ‘aperti’, che negli ultimi giorni hanno avviato un vero e proprio commercio sulle liste delle dichiarazioni dei redditi. Romano, 56 anni, sarà sentito entro breve dai magistrati. La sua iscrizione sul registro degli indagati è un atto dovuto ed effetto del rapporto trasmesso a piazzale Clodio dalla polizia postale.

Fonte: Apcom.net

Santa informatica, aiutaci tu

https://i1.wp.com/www.terra-multimedialeagricoltura.it/img/mais10.jpgTracciabilità dei Transgeni nell’Agroalimentare – (TAT)

Il progetto denominato “Tracciabilità dei Transgeni nell’Agroalimentare – TAT ” è un software per la tracciabilità dei prodotti derivati da OGM, che risponde alla domanda:

è possibile la presenza anche accidentale di OGM nel prodotto che intendo importare o controllare/analizzare?”.

Il programma, in fase di allestimento, sarà reso accessibile attraverso un sistema di interrogazione on-line.
I soggetti beneficiari del TAT sono gli operatori della filiera agroalimentare, i ricercatori dei centri di ricerca pubblica e privata, gli istituti di controllo per la tutela dell’ambiente, dell’igiene e la sicurezza alimentare, le società di certificazione e le università.
Il software TAT permette a tutti i suoi utilizzatori di operare con delle scelte informate, e agli enti di controllo o soggetti attivi nella salvaguardia ambientale di avviare dei controlli mirati e specifici.
L’utilizzo del software, inoltre, contribuisce ad aggiungere un valore informativo di natura tecnico-scientifica nelle attività dei beneficiari affinché questi uniscano al loro lavoro una componente che gli permetta di assicurare qualità, innovazione e maggior regolamentazione all’interno di un mercato sempre più complesso e competitivo.

Fonte: fondazionedirittigenetici.org

Non più fascismo, non più antifascismo

Non c’è nulla di più superficiale dell’affibbiare etichette.
L’etichetta infatti è la massima sintesi di tutte le idee che per pigrizia non vengono analizzate distintamente ed in profondità, determinando una schematizzazione forzata negatrice di sfumature e differenze e quindi, gioco-forza, totalizzante.

Risulta oramai appurato che nel fascismo confluirono le correnti più disparate, spesso nettamente antitetiche, lo stesso può attribuirsi al fenomeno del neofascismo. Così come l’idea fascista – dai postulati sansepolcristi fino al “cercar la bella morte” agli sgoccioli dell’esperienza repubblicana – ha subito molteplici interpretazioni – talvolta attuate dal regime, tal altre solo teorizzate – anche il movimento dal secondo dopoguerra in poi ha avuto le sue enormi divisioni interne, ingigantite dall’esiguità numerica che tuttora lo caratterizzano. Repubblicani e monarchici, socialisti e capitalisti, integralisti cattolici e pagani, sionisti e terzomondisti – e si potrebbe andar avanti a lungo – è infinita la lista di coloro che hanno adoperato l’appellativo “fascista” dagli albori sino ad oggi senza soluzione di continuità. Oggi il pericolo è ben altro, il nemico è apolide ed il disegno sottile e mistificatore. Per combatterlo bisogna superare le ideologie del ‘900 senza abiurarle, rimodellarle per una società in cui non trovano più spazio né la lotta di classe comunista né il vecchio nazionalismo fascista, ma una sintesi attualizzata che partendo dal basso conduca ad una vera lotta di popolo contro i manovratori delle stanze dei bottoni. Vale la pena, a conferma, di citare lo squallore di certi personaggi del calibro del tristemente famoso Giuseppe Ciarrapico, annoverato nelle fila degli estimatori di quel dato periodo storico. Il personaggio in questione con ogni probabilità, essendo un imprenditore di facili costumi, coccolerà l’eredità del peggior fascismo agrario e di quella frangia – peraltro spesso maggioritaria – compromessa con i poteri forti, la monarchia, la grande industria, la finanza, la massoneria e il Vaticano. Come non pensare anche a Gaetano Saya, massone, filoamericano, filosionista, che sul sito del rinato Movimento Sociale Italiano, da lui rifondato, viene così incensato: “Dio benedica George W. Bush. Dio benedica gli Stati Uniti d’America. Il male sceso tra noi trova in uomini come George Bush in America, in uomini come Gaetano Saya in Italia, un baluardo inespugnabile. Uomini timorati di Dio, uomini duri e puri che illuminati per volontà Divina, sono scesi nella valle oscura della morte per difendere la Fede Giudeo-Cristiana e l’Occidente. Il bene che questi uomini rappresentano sconfiggerà l’Anticristo. Dio è con loro. Il male verrà ricacciato dagli inferi da cui è uscito”. Certo, queste affermazioni somigliano più ad una parodia di un fanatico esaltato eppure tutto è sciaguratamente vero: anche Saya è un convinto fascista al pari di coloro che si richiamano agli ideali socialisti della RSI. L’antifascismo d’altronde è stato durante questi 60 anni di regime democratico il brodo avvelenato in cui diluire ogni velleità rivoluzionaria o anche solo innovatrice: perdurando un clima da guerra civile “fredda” il sistema ha utilizzato tutte le forze contrarie le une contro le altre con il raggiunto scopo di neutralizzarle. Consegnando alla storia il comunismo ed il fascismo si neutralizzeranno invece le spinte reazionarie pronte ad arruolare ed ammansire le istanze contestatrici inglobandole di volta in volta in alleanze a tutto vantaggio del liberal-capitale.

Luca Desideri

fonte: http://www.sinistranazionale.it/

Il militante

… Oggi, dopo troppe vittorie del capitalismo, dopo che le illusioni del socialismo sono definitivamente sfumate, e dopo che la violenza capitalistica contro il lavoro è stata solidificata sotto il nome di ultra-liberismo, perchè risorgono ancora le istanze della militanza, perchè si sono approfondite le resistenze, e come mai le lotte riemergono continuamente con rinnovato rigore? Occorre sottolineare immediatamente che questa nuova militanza non è una replica delle formule organizzative della vecchia classe operaia rivoluzionaria. Oggi, il militante non pretende neanche di essere rappresentativo, neppure dei fondamentali bisogni umani degli sfruttati. Oggi, la militanza politica rivoluzionaria deve riscoprire quella che è sempre stata la sua forma originaria: un’attività costituente e non rappresentativa. Oggi la militanza è una pratica positiva, costruttrice e innovatrice. Questa è la forma in cui noi e tutti coloro che si rivoltano contro il comando del capitale si riconoscono come militanti. I militanti resistono al comando dell’Impero creativamente. In altri termini, la resistenza è immediatamente collegata ad un investimento costitutivo nel mondo biopolitico, volto alla creazione di dispositivi cooperativi di produzione e di comunità. Questa è la grande novità della militanza contemporanea: essa recupera le virtù dell’azione insurrezionale maturate in duecento anni di esperienze sovversive, ma, nello stesso tempo, è legata a un mondo nuovo, un mondo che non conosce un al di fuori.

Questa militanza resiste nei contropoteri e si ribella proiettandosi in un progetto di amore.

Stralcio de “il militante”, dal libro: “Impero, il nuovo ordine della globalizzazione” di Michael Hardt ed Antonio Negri – Edizione Rizzoli.

Anche tu sei su You Tube

Anche tu sei su You Tube

di Alessandro Gilioli

Volenti o nolenti. Per sbaglio o per gossip. Siamo tutti potenziali attori del sito di video più famoso del mondo. Con rischi enormi per la nostra reputazione

Un fotogramma del video di Friederich Vernarelli

A guardare bene il video, non è del tutto vero che l’investitore delle due ragazze irlandesi a Roma avesse caricato su Internet “le sue folli corse in macchina”, come hanno sostenuto unanimemente i giornali e le tv. Basta guardare la (bassa) velocità con cui si muove il paesaggio dietro di lui per capirlo. E se l’immagine del conducente ogni tanto si rovescia, è perché la videocamerina era stata attaccata al volante: non è l’auto che carambola, è il volante che gira. Dopodiché, ovviamente, il tizio in questione ha ammazzato – da sbronzo – due innocenti pedoni, e come tale va perseguito. Ma il supplemento di pena mediatica inflitto a uno dei tanti pirati della strada italiani è stato soprattutto il frutto di un’allucinazione collettiva. O forse qualcosa di più: un esorcismo di massa nei confronti di quel nuovo spettro che si aggira per il pianeta e che si chiama YouTube.Sì, perché quello che sta succedendo in questi ultimi due anni è un fenomeno che riguarda tutti – specie i più giovani, ma non solo – e che si potrebbe chiamare ‘youtubizzazione dell’esistenza’. Vale a dire: per scelta o per sbaglio, per imprudenza o per gossip, sono sempre di più le persone che si ritrovano una testimonianza della propria vita su siti Internet come YouTube, ma anche MySpace, Facebook, Flickr o altri. Questa traccia finita sulla Rete può sembrare innocua fino al momento in cui per qualche ragione qualcuno si interessa di noi. Da quel momento, saremo giudicati per quel video, quella foto, quel blog. Quando poi i ‘mainstream media’ – giornali e tivù – s’impossesseranno di quel documento, qualsiasi altra cosa abbiamo fatto nella nostra vita non conterà più niente. Siamo segnati, siamo youtubizzati per sempre.
….

Infine, si pone un problema – finora ignorato – sui diritti d’uso di quelle immagini, anche post mortem. Poniamo che avvenga un incidente aereo: una volta i cronisti sguinzagliati all’uopo dovevano implorare le foto delle vittime ai parenti, adesso basta che clicchino un paio di social network e trovano tutto, compresi momenti di vita del tutto privati. Ma è lecito che quelle immagini messe on line per gioco o per gli amici vengano usate, alla fin fine, con scopi commerciali? “Siamo cresciuti pensando alla Rete come a una bacheca nell’atrio di un grande luogo: è forse ora di iniziare a convincersi che si tratta invece di una parte accessibile della nostra privatissima casa”, ha commentato Massimo Mantellini, uno dei più noti blogger italiani. E nella cosiddetta blogosfera è stata lanciata la proposta neppure troppo faceta di affidarsi a un ‘testamento webbiologico’, una serie di indicazioni da lasciare per regolamentare l’uso pubblico (ed economico) di quel che si è messo on line mentre si era in vita.

L’opinione pubblica sui preti

L’OPINIONE PUBBLICA DI FRONTE AD ALCUNI SCANDALI CHE COINVOLGONO I PRETI

Non possono essere sottovalutate situazioni di oggettiva gravità, cui la Chiesa reagisce con rigorosi interventi. Ma attenzione ai media che enfatizzano per gettare discredito.

Gli scandali che, con sempre maggiore frequenza, colpiscono la nostra Chiesa, mi hanno spinto a scriverle. Ho 66 anni, frequento attivamente la parrocchia fin da quando ero piccolo. Sono un cattolico praticante e, come tutti gli uomini, faccio anch’io i miei errori. Per questo ho sempre presente le parole di Gesù: «Chi è senza peccato, scagli la prima pietra».

Fatta questa premessa, da tempo mi chiedo: «Dove sta andando la Chiesa oggi?». Negli Stati Uniti una grande diocesi ha pagato una cifra enorme per risarcire le vittime di preti pedofili; in Inghilterra è scoppiato un caso analogo, e neanche l’Italia è esente da questo fenomeno. Di recente, don Pierino Gelmini è stato indagato perché alcuni giovani della sua comunità l’hanno accusato di abusi sessuali. Io spero che possa essere prosciolto, anche se la sua reazione mi ha impressionato, perché ha attaccato tutti: ebrei, massoni e pure qualche monsignore che lo invitava a mettersi momentaneamente da parte. Al di là dei meriti della sua encomiabile opera (anche se troppo autoreferenziale) a favore dei tossicodipendenti, don Gelmini più volte in passato è stato protagonista di fatti discutibili.

Ma non c’è solo il caso di don Gelmini. Nell’agosto scorso, un altro scandalo di abusi sessuali, che aveva per protagonisti dei preti, ha sconvolto Torino. Un’inchiesta giornalistica ha rivelato poi che qualche prete la sera va alla ricerca di rapporti sessuali. E altri, addirittura, se li procurano via Internet.

In una lettera che, tempo fa, un sacerdote ha mandato a Famiglia Cristiana, ho letto che molti divorziati risposati si sentono buoni cristiani pur convivendo con altri partner. Lei rispose, tra l’altro, che «la testimonianza dei laici sposati è decisiva. Talora più delle prediche dei sacerdoti». È vero, ma se al Family Day si presentano a promuovere la famiglia certi politici che della famiglia hanno fatto carta straccia, le pare un bell’esempio di coerenza?

Nella mia vita ho conosciuto centinaia di sacerdoti e posso contare sulle dita di una mano quelli che hanno avuto problemi col sesso. Per tutti questi bravi preti e per i missionari che danno la vita per i poveri del Terzo mondo, dobbiamo far sì che le devianze di alcuni non “ricadano” su tutti. La Chiesa deve imporre ai preti che sbagliano di ritirarsi in qualche “eremo” a meditare sui gravi peccati commessi. È vero, non dobbiamo essere noi a giudicare, spetta solo a Dio, ma almeno evitiamo che facciano altri danni in giro.

Mauro G.

Caro Mauro, tu mi chiedi: «Dove sta andando oggi la Chiesa?». La risposta più ovvia è: dove la conduce lo Spirito Santo, nonostante le deprecabili mancanze di alcuni preti che, con la loro vita, ne deturpano il volto. La Chiesa per sua natura è santa, ma fatta di peccatori, che spesso rendono meno credibile la sua missione, che è quella di essere, nel tempo e nella storia, il prolungamento dell’azione salvifica di Dio.

C’è da dire, però – ma non appaia una attenuante –, che anche i mass media fanno la loro parte, e ci vanno a nozze se in qualche scandalo è coinvolto un ecclesiastico. Sono così abili a sguazzarci dentro e a sollecitare la morbosità dei lettori e degli spettatori che lo scandalo si amplifica ed estende al punto tale che la Chiesa e tutti i preti sembrano corrotti, pedofili o coinvolti in abusi sessuali. Eppure, tu stesso riconosci che nella tua vita, tra i tanti preti incontrati, ricordi solo qualche caso “chiacchierato”. In effetti, un albero che cade fa più rumore di un’intera foresta che cresce, così come il male fa più notizia del bene. Questo per ricordare che, in Italia e nel mondo, la quasi totalità dei preti (ma vale anche per i cristiani in genere) spendono nel silenzio e nell’umiltà la loro vita al servizio di Dio e dei fratelli. Spesso in situazioni difficilissime e a rischio della vita. Sarebbe lunga la lista, se solo volessimo fare qualche esempio.

Eppure, i mass media di questi eroi del quotidiano non si occupano affatto, quel che loro interessa – schiavi come sono dell’audience – è la ricerca spasmodica dell’ultimo scandalo per alimentare il gossip e i pettegolezzi. E se di mezzo c’è un prete, tanto meglio. Giornali e Tv si comportano come cani da tartufo: quando percepiscono l’odore dello scandalo, scavano per portarlo alla luce; salvo poi stracciarsi le vesti e impartire lezioni di moralità ai vescovi e al Papa.

La Chiesa, madre misericordiosa e giusta, condanna con severità chi si macchia di fatti veramente gravi, ma prega per tutti i sacerdoti, e dà loro l’aiuto spirituale necessario perché vivano la propria vocazione e missione nel mondo d’oggi. A riparazione di alcuni gravi abusi sessuali da parte dei preti, negli anni scorsi è stato indetto anche un giorno di digiuno e di penitenza per chiedere perdono. «La Chiesa ha pianto e sospirato per gli abomini commessi nel suo seno da alcuni dei suoi stessi ministri e pastori», disse padre Cantalamessa, alla presenza di Benedetto XVI. E propose di «esprimere pubblicamente il pentimento davanti a Dio e la solidarietà con le vittime, operare una riconciliazione degli animi e riprendere un cammino di Chiesa, rinnovati nel cuore e nella memoria».

Tutti ricordano la sferzata dell’allora cardinale Ratzinger, durante la Via Crucis al Colosseo nel 2005: «Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui», conclusa con l’invocazione: «Signore, salvaci!». Rigore, quindi, contro il peccato nella Chiesa, che è di scandalo ai fedeli, ma attenti all’enfatizzazione dei mass media che gettano discredito sulla Chiesa.

Fonte: Famiglia Cristiana

Il quadro attuale della “questione sicurezza”

INFORTUNI LAVORO: SCOTTI, ARRESTO PUO’ ESSERE COMMUTATO CON OBLAZIONE

(ASCA) – Roma, 6 mar – Si attenuano le sanzioni previste per chi non rispetti le regole per evitare gli infortuni sul lavoro. Il ministro della Giustizia, Luigi Scotti, conversando con i giornalisti al termine del tavolo di trattativa sul testo da presentare al Cdm, ha spiegato che ”l’arresto esclusivo e’ previsto solo nei casi piu’ gravi; altrimenti, ove sia previsto l’arresto, puo’ essere commutato in un’oblazione se l’imprenditore mette tutto a posto: in questo caso – ha spiegato Scotti – la sanzione pecunaria va da 8.000 a 24.000 euro”. Il ministro ha detto che delle varie proposte ”alcune sono state recepite, altre ci fanno pensare e altre ancora non possiamo condividerle. Ora, comunque, viene tutto rimesso al Consiglio dei ministri. Il sistema sanzionatorio, tuttavia – ha concluso Scotti – non e’ particolarmente rigoroso come si diceva da alcune parti: si rispetta il criterio della proporzionalità”.

Ma il mondo datoriale boccia ancora il documento inviato al vaglio del Consiglio dei ministri. In un comunicato congiunto Confindustria, ABI, AGCI, ANIA, Casartigiani, Cia, Claai, Cna, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Confesercenti e Lega delle cooperative esprimono ”una comune valutazione di insoddisfazione rispetto a un intervento normativo che le imprese attendono da tempo nella logica di aumentare la sicurezza nei lunghi di lavoro, specie in termini di prevenzione. Il tentativo operato dal governo – prosegue la nota – di graduare meglio l’entita’ delle sanzioni non coglie ancora l’esigenza espressa dal mondo delle imprese di sanzionare in maniera differenziata le violazioni formali rispetto a quelle che effettivamente determinano situazioni di reale pericolo per i lavoratori.
Secondo le organizzazioni, il provvedimento all’esame del Cdm continua a rappresentare, quindi, un intervento di natura punitiva che nulla ha a che vedere con le logiche della prevenzione, della formazione continua, della informazione, della consulenza e della collaborazione fra istituzioni, imprese, sindacati e lavoratori.

Fonte: ASCA

Da ciò si evince chiaramente, che è solo con la partecipazione “coscienziosa” delle parti sociali, che la salute dei lavoratori può essere risolta, a fatica, ma può finalmente raggiungere livelli accettabili, senza cadere nella trappola qualunquista di, ahimè, una sinistra radicale che strumentalizza i propri elettori su queste tematiche, creando barricate “chiuse” che non lasciano spazio a soluzioni credibili e durature.