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25 aprile, la giornata in tutta Italia. M5S: ci saremo ma non in prima fila

25 aprile, la giornata in tutta Italia.  M5S: ci saremo ma non in prima fila
Il Presidente della Repubblica all’Altare della Patria (agf)

25 aprile, la giornata in tutta Italia.
M5S: ci saremo ma non in prima fila

Napolitano prima all’Altare della Patria, poi in Via Tasso: “Servono coraggio e fermezza”. I Cinque stelle: “Saremo presenti, ma come semplici cittadini”. Zingaretti: “Legittimo. A volte mi sembrano prigionieri di questa voglia di distinguersi a tutti i costi anche quando non ce ne sarebbe bisogno”

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ROMAAd aprire la giornata di commemorazioni – per il 68esimo anniversario della Liberazione – è stato il capo dello Stato, Giorgio Napolitano che accolto con un grande applauso della folla, ha deposto la corona all’altare della Patria a Roma. Una cerimonia sobria davanti a tutte le autorità civili, politiche e militari; erano presenti, i presidenti di Camera e Senato, Grasso e Boldrini, il presidente del Consiglio uscente, Mario Monti, il sindaco della Capitale, Gianni Alemanno, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

Al termine della cerimonia, prima di lasciare piazza Venezia per dirigersi in via Tasso, dove
ha inaugurato il nuovo allestimento che ricorda le vittime delle torture naziste, Napolitano ha salutato le associazioni dei militari in congedo che lo hanno ringraziato per aver nuovamente accettato l’incarico di Capo dello Stato. “Nei momenti cruciali per il Paese in tempo di crisi la memoria è fondamentale. Venendo in posti come questi, c’è sempre molto da imparare sul modo di affrontarli: serve coraggio, fermezza e senso dell’unità, che furono decisivi per vincere la battaglia della resistenza”, ha detto il capo dello Stato lasciando il Museo della Liberazione dove è stato accolto da un coro di bambini ha cantato per lui “Bella Ciao” e l’Inno nazionale.

Molti i politici mobilitati per le manifestazioni, in tutta Italia. Compresi i parlamentari del M5S, che hanno però deciso di essere presenti alle cerimonie come semplici cittadini, non in prima fila e sui palchi.

“Penso che siano atteggiamenti di elitarismo, di chi si vuole sempre distinguere finendo poi però per distinguersi dallo spirito degli italiani”, ha detto il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, commentandol’atteggiamento del Movimento 5 Stelle nei confronti della festa della Liberazione. “Legittimo – ha aggiunto – ma mi sembrano a volte prigionieri di questa voglia di distinguersi a tutti i costi anche quando non ce ne sarebbe bisogno. Il 25 aprile dovrebbe essere la giornata dell’unità e dell’incontro con il popolo. Quello che è giusto è farlo con le persone, e non a caso oggi è una giornata di cortei, di maratone, di biciclettate e di feste nei parchi. E’ una festa – ha concluso il governatore – perchè quando dal fascismo si passa alla libertà non può che essere tale”.

Giorgio Napolitano, subito dopo essere stato all’altare della Patria, andrà in via Tasso a Roma per l’inaugurazione del nuovo allestimento del Museo storico della Liberazione. A Marzabotto, teatro della strage che si consumò nel settembre del 1944 con l’ uccisione da parte delle milizie nazifasciste di 800 persone per rappresaglia contro i partigiani della Brigata Stella Rossa, la cerimonia vedrà la partecipazione di Grasso, della leader della Cgil Susanna Camusso e di Cecilia Strada, ma anche della madre di Federico Aldrovandi, Patrizia Moretti, e del sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini.

A Roma previsti una serie di cortei, maratone e strade chiuse per le biclette dalla mattina a mezzanotte. I partigiani dell’Anpi sfilano da Colosseo al Campo Boario. Pedalate nei luoghi storici della Resistenza e cortei di studenti.

Milano il tradizionale corteo da porta Venezia a piazza Duomo (VIDEO) e la successiva manifestazione saranno chiusi dall’intervento di Boldrini, che terrà un’orazione commemorativa anche a Genova: ci sarà il sindaco Giuliano Pisapia, che si augura una “manifestazione pacifica” proprio nel rispetto dello spirito della Festa, ma anche i presidenti della Provincia e della Regione. Il 25 aprile “non è solo memoria, ma attualità”, sottolinea oggi l’Arci, che assieme all’Associazione nazionale partigiani ha organizzato iniziative in tutta Italia. A Bologna previsti molti eventi, dalle camminate in varie zone della città, alla depozione delle corone.

In Sicilia, presidio di ‘liberazione dal Muos’, a Niscemi, in contrada Ulmo, dove è prevista la realizzazione del sistema satellitare Usa di difesa. Per tutta la giornata comitati, famiglie e mamme No Muos hanno deciso di occupare l’area con dibattiti, passeggiate lungo i sentieri vicini e mostre. Di ieri la notizia che il ministero della Difesa ha impugnato davanti al Tar Palermo la revoca da parte della Regione delle autorizzazioni relative al Muos.

In Toscana sarà Matteo Renzi a prendere la parola, questa mattina nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, per commemorare il 68° anniversario della Liberazione. Il sindaco, come era già successo nel 2010, ha scelto di intervenire in prima persona, senza affidare l’orazione ufficiale del 25 aprile a un ospite illustre come era avvenuto, negli anni passati, col giudice della Corte costituzionale Paolo Grossi (2012), il cardinale Silvano Piovanelli (2011), l’allora presidente della Regione Claudio Martini (2009) o la presidente di Libertà e Giustizia Sandra Bonsanti (2008). A Parma la giornata di eventi inizia con il corteo ufficiale e la deposizione delle corone ai monumenti al Partigiano e ai Caduti, il discorso delle autorità in piazza Garibaldi, per concludersi con il concerto: sul palco Meg (ex 99 Posse), Maria Antonietta e la band spagnola Pegatina (tutti gli appuntamenti).

A Torino duemila persone hanno sfilato da piazza Arbarello, per via Cernaia fino a piazza Castello per la fiaccolata del 25 aprile (FOTO). Il sindaco Piero Fassino in testa, insieme all’assessore comunale alla Cultura, Maurizio Braccialarghe, e il consigliere regionale del Pdl Giampiero Leo. Tra la folla, le bandiere di Cgil, Cisl, Uil, No Tav e ancora, Anpi, Pd e Fiom. In corteo anche tante famiglie con bambini. Durante il suo discorso il sindaco è stato contestato e  interrotto dai fischi di un gruppo di antagonisti che hanno anche esposto cartelli di protesta (VIDEO).

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APPROFONDIMENTI

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(25 aprile 2013)

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fonte repubblica.it

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Oggi cosa resta del fascismo in Italia? Il convegno delle partigiane

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Oggi cosa resta del fascismo in Italia? Il convegno delle partigiane

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di | 21 marzo 2013

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Una sala da duecento posti piena, un altro centinaio di persone in esubero sedute per terra o in piedi: così si è presentata la situazione a Palazzo Marino a Milano sabato 16 marzo, al convegno indetto dall’Anpi nazionale, l’associazione dei e delle partigiane, organizzato proprio dal Coordinamento delle donne. Tra queste anche giovani sotto i trent’anni, perché l’associazione ha aperto da alcuni anni le iscrizioni a chiunque voglia partecipare alle attività.

Un titolo forte e chiaro:La violenza e il coraggio – Donne, Fascismo, Antifascismo, Resistenza, ieri e oggi’, a ribadire un concetto semplice: la storia si insegna e si impara a scuola, ma la memoria la si costruisce nel quotidiano dovunque, ed è fatta di scelte: nelle parole che si pronunciano, nei ricordi da tramandare, nelle narrazioni che diventano fili tesi tra generazioni.

Si può scegliere di rubricare come ‘passato’ quella fase della vicenda politica, sociale e umana che ha visto, nella Resistenza, l’unica palestra di democrazia condivisa da uomini e donne cattoliche, comuniste, anarchiche e socialiste; si può cancellare con una alzata di spalle la tragedia del fascismo e delle leggi razziali, per non parlare della retriva retorica familista che ancora l’Italia si trascina nella cultura diffusa anche dai media.

Ma quando si ascoltano le voci vibranti di donne e uomini che hanno vissuto il (primo) ventennio di buio di questo paese è difficile non emozionarsi.

Lidia Menapace e Marisa Ombra invitano le giovani donne che le guardano sedute a terra con occhi attenti a usare ironia e sberleffo contro il patriarcato e il machismo: ”Vi dicono che le donne non possono accedere al sapere scientifico perché hanno il cervello più piccolo? Perfetto, rispondete che di certo anche il diamante è più piccolo di una zucca, che certo pesa di più della pietra preziosa” – chiosa Menapace, classe 1924, della quale da poco è uscito ‘A furor di popolo.

L’invito è a non farsi intimidire dagli stereotipi e dai pregiudizi, e fa pensare che arrivi da donne che, come racconta Marisa Ombra nel suo bellissimo Libere sempre, a soli 17 anni erano già in montagna a rischiare la vita solo perché portavano notizie e aiuti ai partigiani.

Poco più che bambine molte di loro hanno iniziato la fase adulta dell’esistenza fronteggiando la violenza, e hanno scelto da sole da che parte stare, spesso optando per la lotta nonviolenta. Le intense letture fatte dall’attrice Aglaia Zanetti hanno alternato brani da libri di donne della resistenza a passi tratti da testi sacri dei teorici del fascismo, perle di raggelante attualità rimbalzate anche dagli schermi in sala: “Non darò il voto alle donne. La donna deve ubbidire. La mia opinione della sua parte nello Stato è opposta ad ogni femminismo. Naturalmente non deve essere schiava, ma se le concedessi il voto mi si deriderebbe. Nel nostro Stato non deve contare”. O anche. “La guerra sta all’uomo come la maternità sta alla donna”.

Così Benito Mussolini, mentre Ferdinando Loffredo, filosofo e teorico del regime, affermava; ”Il lavoro femminile crea nel contempo due danni; la ‘mascolinizzazione’ della donna e l’aumento della disoccupazione. La donna che lavora si avvia alla sterilità”.

Vale la pena di rammentare questo recente passato, per evitare a chi è più giovane di sottovalutare la pericolosità del non custodire e attualizzare la memoria: questo appuntamento, del quale presto si avranno gli atti (di cui si può vedere qualche stralcio qui o ascoltare alcuni passi audio) ha sapientemente mescolato storia di ieri e realtà contemporanea, con l’urgenza di riannodare fili che rischiano di essere tagliati.

“I partigiani ci vanno nelle scuole – ha detto Marisa Ombra – magari sono stanchi perché hanno molti anni, ma escono dagli incontri con i giovani pieni di energia, basta che vengano chiamati, e arrivano”.

Ascoltiamoli di più.

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Il Fatto Quotidiano

fonte ilfattoquotidiano.it

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Busto del Duce a Cesenatico? E io cancello il mio spettacolo

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Busto del Duce a Cesenatico? E io cancello il mio spettacolo

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di | 2 febbraio 2013

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Amo e vado spesso a Cesenatico e se metteranno il busto di Mussolini in qualche luogo pubblico, nella biblioteca o magari, chissà, proprio nell’atrio del teatro, non vorrei trovarmelo davanti ed essere costretto a sputargli sopra pensando di sputare al Duce e al fascismo.

Il sindaco dice di “stupirsi”, parole sue “come ancora qualcuno non riesca a guardare la propria storia libero da pregiudizi ideologici e discuterne con la necessaria serenità”. Questo è l’aspetto più infingardo e pericoloso del revisionismo sul fascismo. Come se a quel tempo si fosse trattato di una disputa ideologica tra due fazioni in lotta tra loro e non del male assoluto contro le forze della libertà.

Solo alcuni giorni fa l’ex capo del Governo passato, Berlusconi, ha detto che “a parte le leggi razziali Mussolini ha fatto anche cose buone”. Una emerita cretinata evidente se si fa il ragionamento logico: “se non fosse per le leggi razziali Hitler ha fatto anche cose buone” dove a tutti verrebbe un brivido di ripulsa. Ma tant’è, il revisionismo avanza lento nella testa di certa gente che dovrebbe rappresentare la popolazione intera in un paese, Cesenatico, e in una Romagna che del fascismo ha visto e subìto gli aspetti più nefasti.

Abbiamo vinto noi, partigiani e alleati, contro il fascismo e adesso Buda può fare il sindaco. Se avessero vinto loro forse Buda era il Podestà e noi non saremmo qui. Io non sono libero da pregiudizi ideologici sul fascismo come vorrebbe quel sindaco, anzi li rivendico. Sono solidale con la vostra manifestazione e non posso essere con voi per ragioni di lavoro ma protesto come posso: se verrà attuata la decisione della giunta di mettere il busto di Mussolini in un luogo pubblico, in segno di protesta io non verrò nel teatro Comunale di Cesenatico a rappresentare il mio ultimo spettacolo “La Fondazione” di Raffaello Baldini previsto in cartellone per il primo marzo.
Ora e sempre resistenza!

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fonte ilfattoquotidiano.it

Berlusconi e le vere radici del fascismo

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Berlusconi e le vere radici del fascismo

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di | 30 gennaio 2013

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Guai a liquidare come una gaffe qualsiasi l’esternazione di Berlusconi sul fascismo tutto sommato buono.

Qualcosa del genere, d’altronde, l’aveva detta qualche tempo fa Gianfranco Fini e non fece molto scalpore, forse perché proveniva da un ex fascista all’epoca ancora all’inizio del suo percorso più o meno autocritico. Nel frattempo peraltro il buon Gianfranco ha dichiarato di aver cambiato idea forse anche per acquistare un profilo politico e ideale adeguato a quello che nel frattempo è diventato, o vorrebbe diventare, e cioè uno dei pilastri del nuovo centro montista.

Nel proferire quelle infami parole Berlusconi ha rivelato almeno tre cose:

1. la sua profonda ignoranza, che del resto era lecito sospettare, della storia, quasi che le leggi razziali, come per altri versi la guerra d’aggressione, fossero incidenti di percorso e non invece precisi aspetti della strategia di Mussolini, della quale, come di ogni strategia fascista, fa parte la persecuzione dei diversi, siano essi ebrei o altro;

2. la sua profonda più o meno inconsapevole invidia nei confronti del suo augusto, si fa per dire, predecessore, che non aveva fra i piedi né Costituzioni repubblicane, né giudici indipendenti, né stampa più o meno indipendente, né partiti e tantomeno sindacati e movimenti di massa. Tutti spazzati via con una sanguinosa repressione costata migliaia di vittime, tra le quali Giacomo Matteotti, Antonio Gramsci, i fratelli Rosselli e molti altri;

3. la sua natura profondamente fascista, che lo porta del resto oggi a schierare nella sua brancaleonesca compagine fascisti conclamati di vario genere, da Storace a Borghezio.

Il punto è il tentativo di rilegittimare storicamente il fascismo che Berlusconi, e non solo lui, portano avanti da tempo, vanificando il sacrificio di migliaia di antifascisti e di partigiani. Si tratta di un tentativo che va respinto duramente facendo ricorso anche alle risorse dell’ordinamento giuridico, come il divieto penalmente sanzionato di apologia del fascismo che troppe volte non è stato applicato e di cui incauti giornalisti propongono oggi l’abolizione.

Sono rimasto peraltro colpito da un articolo del Financial Times nel quale Wolfgang Muenchau ha tracciato un inquietante parallelo tra Mario Monti ed Heinrich Bruening, il cancelliere tedesco del periodo immediatamente antecedente all’avvento del nazismo. Scrive Muenchau riferendosi a Bruening che “anche lui fece parte di quell’ampio schieramento dell’establishment convinto che non vi fossero alternative all’austerità” e conclude “l’Italia ha ancora davanti qualche strada aperta ma deve scegliere quale imboccare”.

Mi pare un invito su cui riflettere attentamente proprio perché proviene da un giornale che costituisce l’organo dei circoli dominanti ma che a volte, come in questo caso, non manca di lucidità.

Bisogna in effetti temere che, come avvenuto in passato, l’estendersi della crisi economica e l’adozione di ricette  non solo inefficaci ma anche dannose, come quelle attualmente tentate dall’Europa del fiscal compact, della recessione e della disoccupazione dilagante, possa aprire la strada a formazioni di tipo fascista. E’ nelle situazioni di crisi del resto che, com’è ho avuto occasione di rilevare, si pone la necessità di una scelta netta fra destra e sinistra.

Berlusconi, che ignora la storia ma non è privo di fiuto politico, l’ha capito e anche in quest’ottica si può spiegare il suo tentativo di rivalutare il fascismo e il suo massimo protagonista.

Contro questo ed altri tentativi occorre certo tenere alta e ben funzionante la memoria di quello che è stato e passarla alle giovani generazioni, ma anche saper percorrere strade per la soluzione della crisi che non aggravino ulteriormente la situazione del Paese e quello dell’Europa intera in ogni sua parte. L’antifascismo dei fatti passa in altri termini per la strada di una suddivisione davvero equa dei costi della crisi e di un decisivo ridimensionamento della finanza dominante.

In altri termini, l’indispensabile e sacrosanta battaglia antifascista deve saldarsi a quella contro il neoliberismo, di cui Monti è oggi la principale espressione. Non è che quest’ultimo sia, beninteso, un disonesto, come nemmeno probabilmente lo fu Bruening. Si tratta del resto di circostanza assolutamente irrilevante. E’ solo tremendamente limitato, borné come dicono i francesi, quindi schiavo di ricette e soluzioni che non portano da nessuna parte e condizionato dal sistema di potere imperniato sulle banche di cui proclama, anche di fronte a scandali della portata di quello dei Monte dei Paschi di Siena, l’innocenza.

Occorre dunque assumere politiche diametralmente opposte a quelle portate avanti nell’ultimo anno e mezzo da Monti, con il sostegno di Pd e Pdl. E’ un modo per onorare davvero la memoria di quanti caddero combattendo contro il fascismo e che oggi si rivoltano nella tomba ascoltando le ingiuriose e infami battute del signor Bungabunga. Il quale dal canto suo dovrebbe rispondere, oltre che di tante altre cose, della velata ma neanche tanto apologia del fascismo di cui si rende colpevole nell’intento a tutti chiaro di rovesciare la Costituzione italiana e ripristinare un regime di stampo autoritario. Un sogno, o meglio un incubo, che resterà tale se, oltre a coltivare la memoria, si coltiveranno nei fatti gli interessi e si rispetteranno i diritti della stragrande maggioranza del popolo lavoratore italiano.

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fonte ilfattoquotidiano.it

PAGLIACCIATE STORICHE – Marcia su Roma, scontro a Perugia sulla rievocazione: protesta dell’Anpi

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L’Armata Brancaleone – fonte immagine

Marcia su Roma, scontro a Perugia sulla rievocazione: protesta dell’Anpi

La presidente Marini: «In contrasto con la nostra coscienza civile». E l’onorevole Verini chiama il ministro Cancellieri

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PERUGIA – Tutti contro la rievocazione della Marcia su Roma del prossimo week end. Dopo l’uscita dei giorni scorsi di Emiliano Pampanelli, capogruppo del Prc al Comune di Perugia, che anche ieri ha ribadito la sua contrarietà all’iniziativa, si muovono le istituzioni. Il convegno sulla Marcia su Roma, secondo la presidente della Regione Catiuscia Marini,«non dovrebbe essere svolto, ritengo questa iniziativa sia in totale contrasto con la storia e la coscienza civile dell’Umbria e di tutto il Paese».

Duro il sindaco Wladimiro Boccali: «Che qualcuno organizzi a Perugia una sorta di pantomima celebrativa della Marcia su Roma – ha detto – potrebbe sembrare grottesco, se non fosse, prima di tutto, politicamente disgustoso». Una «ferma condanna» è arrivata anche dal presidente della Provincia di Perugia, Marco Vinicio Guasticchi. «Feriti e costernati dal fatto che per le strade di Perugia siano stati affissi manifesti che ricordano la Marcia su Roma» si sono detti Francesco Innamorati e Mario Bravi, di Anpi e Cgil Umbria, annunciando per sabato prossimo un presidio antifascista in corso Vannucci (dalle 10), al quale aderirà «con convinzione» anche il Pd umbro («si tratta di una provocazione di cattivo gusto – secondo il segretario regionale Lamberto Bottini – che oltraggia la Costituzione e offende la memoria della Resistenza»).

Mentre il deputato del Pd Walter Verini ha segnalato l’evento al ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, chiedendole di «valutare la situazione» e sottolineando che l’iniziativa «prevede la presenza di nostalgici, neofascisti, estremisti di destra e sigle che rievocano pagine terribili della storia italiana». Renato Locchi, capogruppo del Pd in consiglio regionale, parla di «inquietante amarcord e di tentativo di enfatizzare un accadimento funesto per gli italiani».
Per il consigliere regionale Orfeo Goracci (gruppo Comunista Umbro) «riportare sui manifesti forme che ricordano la marcia su Roma è offesa per la Costituzione per gli italiani che coraggiosamente opposero una dura e forte resistenza al fascismo». Per il capogruppo dell’Idv a palazzo Cesaroni, Oliviero Dottorini,«non è accettabile celebrare la marcia su Roma né organizzare manifestazioni per il ricordo». Il convegno si tiene sabato e domenica, in occasione dei 90 anni della Marcia su Roma partita proprio dal capoluogo, dall’hotel Brufani che ospiterà l’appuntamento.

Tra le iniziative, previsto anche un «omaggio religioso» sulle tombe degli «squadristi perugini» nel cimitero della città. A organizzare il convegno, il Comitato Pro 90/o anniversario della Marcia su Roma. «Ci dispiace per le polemiche – ha aggiunto, ha spiegato il responsabile culturale, Pietro Cappellari- ma è un’esagerazione pensare che sia una manifestazione politica. È un convegno che può interessare oppure no». Ma Perugia si ribella e scende in piazza cn il preisdio antifascista.

Martedì 23 Ottobre 2012 – 19:11
Ultimo aggiornamento: 19:31
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Stop agli immondi inni del nazismo in rete


Nazisti zombie… – fonte immagine

Stop agli immondi inni del nazismo in rete

Dopo la morte di Shlomo Venezia, le farneticazioni negazioniste. Che in Italia non possono essere punite

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di MARIO PIRANI

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Nella notte del  1° ottobre è morto a Roma Shlomo Venezia 1 all’età di 89 anni. Era una figura storica. Degli ebrei tornati da Auschwitz,  figurava tra i pochissimi  –  una diecina in tutto  –  sopravvissuti dopo l’ultimo, atroce soggiorno in attesa della morte in un Sonderkommando, le squadre di internati che nel lager, prima di essere uccisi a loro volta,  erano obbligati alle ultime operazioni di smaltimento e cremazione dei cadaveri delle vittime dei forni. Venezia si era salvato in extremis. Su questa esperienza inumana aveva scritto un libro, ma più importante di ogni iniziativa, in cui fu coinvolto dopo la guerra con i suoi compagni, furono le testimonianze davanti ai tribunali alleati in cui essi comprovavano per visione diretta le caratteristiche delle camere a gas e le operazioni di sterminio.

Per questo le celebrazioni per la sua morte,  sono state particolarmente sentite dall’ebraismo romano, dall’antifascismo  e dalle rappresentanze dei sopravvissuti.  La cronaca non sarebbe completa, però, se lasciassimo passare sotto silenzio come i siti nazifascisti, la cui immonda propaganda , potenziata con vasta eco dal web si siano subito fatti vivi. Ecco come si è espresso il portavoce di uno dei siti più virulenti: “Morto il falsario olo-sopravvissuto Shlomo Venezia!” In un sottofondo di musiche e canti di gioia lo speaker ha aggiunto: “Quando muore un sopravvissuto sono sempre triste: le loro comiche cazzate mi divertono molto! Comunque pare morendo abbia esalato un ultimo grugnito…”. Altre emittenti hanno corredato i concerti con  brani in cui gli utenti della rete , trasformati dalla recente tecnologia Web 2.0  in creatori di contenuti, hanno tratto nuova linfa da vecchie canzoni. I brani ‘caricatì su piattaforme o forum dei simpatizzanti, vengono quasi sempre corredati da commenti di inaudita brutalità e da trasformazioni repellenti di Celentano ed altri. Qualche esempio. “Con 24.000 ebrei quanto sapone ci farai… Se ne rimane pure uno vivo ci farai pure il detersivo”. Una delle band che ha dedicato un album a Zyclon B (dal nome del  veleno utilizzato nelle camere a gas) contiene strofe ributtanti su Anna Frank: “Anna non c’è, è andata via/ l’hanno trovata a casa sua, / nella soffitta di Amsterdam, ora è sul treno per Buchenwald! / Un bel treno prima classe / lì nei confini del terzo Reich / e poi s’aprono le porte: /  Avanti scendi adesso, che fai? / Ti chiudi dentro al cesso? No, Non puoi !/ Il capolinea è questo, non lo sai? / E segui quella fila di giudei, di giudei!”.

L’antologia diffusa via Web è troppo disgustosa per dilungarsi con altri esempi. Piuttosto vogliamo fare il punto sulla Convenzione di Budapest, che con legge 18 marzo 2008, introduce norme internazionali sulla criminalità informatica sotto le sue varie forme e  stabilisce le necessarie modifiche ai codici di procedura penale dei paesi aderenti. L’Italia ha sottoscritto la Convenzione ma non ancora ratificato le norme applicative e, soprattutto, non ha firmato il breve ma importante Protocollo aggiuntivo che inserisce fra i crimini informatici anche qualsiasi forma di antisemitismo e razzismo sotto veste Web. La discussione, tipica del formalismo giuridico italiano, si è impantanata nella inclusione o meno del negazionismo, tra i crimini perseguiti, nel timore che questo apra infiniti e devianti contenziosi sulla libertà di espressione.  La discussione vede , da un lato, gli esperti del ministero della Cooperazione internazionale, Riccardi, favorevole a una condanna generalizzata e, dall’altra, i giuristi del ministero di Giustizia, pur guidato da una specchiata figura dell’antifascismo, come Paola Severino, che impersonò la parte civile contro  Priebke, che si mostrano restii ad inserire il negazionismo tra i reati da condannare. Tra l’una e l’altra interpretazione ci guadagnano i nazisti, perché nel frattempo, il Protocollo aggiuntivo di Budapest, non viene ratificato dal nostro Paese.

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fonte repubblica.it

VOLTIDO, CREMONA – Un fascio littorio sul municipio: i cittadini denunciano il sindaco

Un fascio littorio sul municipio i cittadini denunciano il sindaco

Un fascio littorio sul municipio
i cittadini denunciano il sindaco

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Il fascio littorio in bella vista sulla facciata del municipio, nel punto in cui dovrebbe trovarsi lo stemma comunale: a Voltido, in provincia di Cremona, un gruppo di cittadini ha denunciato in Procura il sindaco “ed eventuali corresponsabili, a sensi e per gli effetti della legge 20 giugno 1952 numero 645 che vieta qualsiasi apologia del fascismo”. Il simbolo del Ventennio è riapparso sull’edificio a seguito di un restauro, scatenando immediatamente le polemiche. I firmatari della denuncia – Gianfranco Azzali, Giuseppe Morandi, Valerio Seniga e Bianca Ruffini della Lega di cultura di Piadena; il segretario dell’Anpi di Piadena, Mario Maffina e il segretario provinciale di Rifondazione comunista, Gian Carlo Roseghini – rimarcano che “sulla stessa facciata del comune si trova una lapide in memoria di Remo Federici, combattente per la libertà, la cui giovane vita fu stroncata nel 1945 dai nazifascisti con una esecuzione sommaria” e parlano di un provocatorio accostamento fra il ricordo di un martire della Resistenza e quello della dittatura (Lucia Landoni)

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fonte repubblica.it