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Palma d’oro a “La vie d’Adele”, storia di un amore lesbo / VIDEO: Cannes – “La vie d’Adèle” d’Abdellatif Kechiche

“La vie d’Adèle” d’Abdellatif Kechiche

ARTE ARTE

Pubblicato in data 23/mag/2013

http://cannes.arte.tv
Adèle, lycéenne, se cherche. Une scolarité normale, des amis, la période de la découverte de l’amour. Attirée par les filles, elle a du mal à l’assumer. Peur d’être marginalisée, elle n’ose pas se voir telle qu’elle est. Tiré de la bande dessinée “Le bleu est une couleur chaude” de Julie Maroh, le dernier film d’Abdellatif Kechiche a provoqué l’émotion sur la Croisette. Cette histoire d’amour entre deux jeunes femmes défraye la chronique et va faire couler beaucoup d’encre. Le reportage de Manu Dantas.

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CANNES 2013 : Adèle Exarchopoulos / La Vie d’Adèle – Chapitre 1 et 2

MisterEmma MisterEmma

Pubblicato in data 25/mag/2013

Je vous invite à rencontrer la révélation de ce 66ème Festival de Cannes : Adèle Exarchopoulost. Elle sublime le film La Vie d’Adèle – Chapitre 1 et 2 et évince toutes ses concourrentes au titre d’interprétation féminine.

La vie d’Adèle (extrait)


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Pubblicato in data 23/mag/2013

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Palma d’oro a “La vie d’Adele”, con un amore lesbo

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CANNES –È con una tenera, quanto esplicita, storia d’amore lesbo di una quindicenne che scopre lentamente la sua sessualità che il regista franco-tunisino Abdellatif Kechiche ha fatto il pieno di premi al festival di Cannes, conquistando con il suo film una Palma d’oro eccezionalmente divisa con le due giovani attrici protagoniste. Il regista del cinema sociale, in odor di documentario ne ‘La Vie d’Adelè, tocca corde molto sentite nella Francia di oggi e senza dubbio è fortemente d’attualità. Dai lunghi dialoghi con le sue coetanee fino al sesso rappresentato in maniera realistica, tra nudità e gemiti. Adele (Adele Exarchopoulos) è una ragazzina di quindici anni come tante che va a scuola, partecipa alle manifestazioni studentesche e si lancia in mille chiacchiere su tutti gli argomenti possibili con le sue amiche. Arriva per lei la prima esperienza eterosessuale con un ragazzo, ma è stranamente attratta da una sconosciuta dai capelli blu e non capisce neppure perchè. Dopo una prima esperienza lesbo con una compagna di scuola, conoscerà con la ragazza dai capelli blu che si chiama Emma (Lea Seydoux) il vero amore passionale e intimo.

Da qui una storia piena di sesso esplicito (non si erano mai viste tante lunghe immagini di orgasmi lesbo, di sfregamenti e variazioni nell’amplesso), ma anche di amore pieno e passionale. Il film, che è un omaggio a Marivaux – e che sarà distribuito in Italia da Lucky Red – non manca anche di riferimenti colti anche perchè Emma è un’artista contemporanea che rivendica una certa cultura a differenza della naive Adele. E così frasi come ‘l’esistenza precede l’essenzà di Sartre diventa ‘l’orgasmo precede l’essenzà o ancora, in quanto a considerazioni filosofiche «l’orgasmo femminile è mistico» rispetto a quello maschile.

Tra amplessi, lamenti, promesse e discorsi di amore eterno, anche la storia tra la dolce Adele ed Emma arriva alla fine. Le scadenze sono proprio quelle delle coppie eterossessuali: un tradimento non perdonato, la rottura e poi un reincontrarsi che non porta a una vera riappacificazione. Tornando alle immagini hard del film sembra che il regista abbia usato un teleobbiettivo per non creare un’imbarazzante presenza sul set. Questo, come appunto è accaduto, ha creato una veridicità nelle scene di sesso ancora più autentica. Il film, accolto alla proiezione stampa da applausi, aveva conquistato subito la critica francese guadagnando un record: ben 11 palme su il daily di Le film francais. Un record assoluto che vale per qualsiasi film di qualsiasi nazionalità. Resta da capire quanto questo sia potuto pesare sulla giuria internazionale anche perchè il film è esattamente l’opposto di quelli nello spirito del presidente Steven Spielberg. Ovvero non è per nulla familiare, è terribilmente parlato e ha anche scene di sesso lesbo lontane mille miglia da ET.

Questo il Palmares del 66/mo festival di Cannes: – Palma d’oro: LA VIE D’ADELE di Abdellatif Kechiche e, in via eccezionale, anche alle due protagoniste del film, Lèa Seydoux e Adèle Exarchopoulos. – Grand Prix: INSIDE LLEWYN DAVIS di Ethan e Joel Coen – Regia: Amat ESCALANTE per il film Heli – Giuria: TALE PADRE, TALE FIGLIO di Hirokazu Kore-Eda – Attore: Bruce DERN per Nebraska di Alexander Payne – Attrice: Berenice BEJO per Il Passato di Asghar Farhadi – Sceneggiatura: Jia ZANGH KE per A touch of Sin – Palma d’oro per il miglior cortometraggio: SAFE di Byong- Gon Menzione speciale a 37/o 4S dell’italiano Adriano Valerio e a LE FJORD DES BALEINES di Whale Valley – Camera d’or (migliore opera prima): ILO ILO di Anthony Chen (dalla Quinzaine).

Lunedì 27 Maggio 2013 – 16:44
Ultimo aggiornamento: 19:49
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Il Cesvi celebra la Giornata della Terra. Un concorso per giovani videomaker

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Uganda, donna che cucina – fonte immagine

Il Cesvi celebra la Giornata della Terra
Un concorso per giovani videomaker

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Il Cesvi, in occasione della Giornata della Terra del 22 aprile, apre le iscrizioni al contest nazionale «Food Right Now Video Competition». Per partecipare, i giovani tra i 17 e i 25 anni, appassionati di video making, di comunicazione, di cooperazione internazionale e con un buon inglese, dovranno produrre dei video (dai 30” ai 3 minuti) sulla lotta alla fame nei Paesi in Via di Sviluppo e sulle pratiche quotidiane di sostenibilità e tutela del cibo, dell’acqua e della terra.

Nello specifico i video potranno raccontare il paradosso dell’aumento nel mondo del numero dei bambini obesi rispetto a quelli denutriti; le buone pratiche e i consigli per diminuire lo spreco di cibo e di acqua dei Paesi Occidentali; l’importanza del ruolo femminile nella lotta alla fame, soprattutto nei Paesi subsahariani dove le donne ricoprono non solo il ruolo di madri, ma anche di imprenditrici e contadine; le future pratiche da attuare per permettere la sopravvivenza di 9 miliardi di persone nel 2050 in un pianeta sempre più povero di risorse.

Per iscriversi è necessario compilare il form on line sul sito www.foodrightnow.it entro e non oltre il 22 giugno. Sarà possibile inviare i video dal 22 aprile al 31 ottobre 2013. I video saranno valutati da una Giuria di esperti e i finalisti saranno pubblicati sul sito www.foodrightnow.it e sottoposti a votazione popolare nel mese di Novembre.

I vincitori, designati dalla giuria popolare, otterranno i seguenti premi:
• 1° posto – viaggio in Africa nel periodo Marzo/Aprile 2014 in uno dei Paesi in cui Cesvi opera con progetti di sicurezza alimentare e sviluppo rurale sostenibile.
• 2° e 3° posto – partecipazione al One World Film Festival a Praga (Marzo 2014), evento europeo di documentari e film sui diritti umani. I tre vincitori italiani saranno affiancati nei loro viaggi dai vincitori delle altre città europee coinvolte nella Competition: Francia, Irlanda, Germania e Repubblica Ceca. Food Right Now è una campagna europea di sensibilizzazione promossa da Cesvi e dai partner di Alliance2015 con l’obiettivo di informare e stimolare la diretta partecipazione della società civile italiana e europea – soprattutto dei giovani – affinché l’azione per sconfiggere la fame includa cittadini di oggi e di domani, aziende, giornalisti, produttori, decisori italiani e dell’Unione Europea. Food Right Now è attiva anche in Uganda, dove Cesvi svolge attività di formazione agricola (Farmer Field Schools) per fornire ai piccoli agricoltori le conoscenze fondamentali per un uso sostenibile del suolo, e in Myanmar con progetti agricoli multisettoriali, interventi nutrizionali, e attività generatrici di reddito per alleviare la povertà delle comunità rurali svantaggiate.

Per ulteriori informazioni tel. 035-20.58.049/053, frn@cesvi.org www.foodrightnow.it

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fonte ecodibergamo.it

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5 per mille per Cesvi

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Stragi Usa: scontro tra comico Jim Carrey e Fox News di Murdoch / ILVIDEO, IMPERDIBILE!

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Stragi Usa: scontro tra comico Jim Carrey e Fox News di Murdoch

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23:36 30 MAR 2013

(AGI) – Washington, 30 mar. – Scontro al calor bianco fra Jim Carrey, l’attore di ‘Truman Show’, e il canale Fox News di Rupert Murdoch. A innescare la contesa il video contro le armi realizzato da Carrey in cui imita e irride Charlton Heston, il ‘Ben Hur’ deceduto nel 2008 ed ex presidente della National Rifle Association (Nra), la potente lobby americana delle armi, icona dei conservatori Usa. Fox ha denunciato come un oltraggio alla memoria di Heston il video di Carrey, che ha replicato duramente: “Ritengo che Fox News sia l’ultima trincea di giornalisti con opinioni estreme e intolleranti. E’ per i media una sorta di sacca per la colostomia (intervento all’intestino per creare una via alternativa per la fuoriuscita delle feci) che sta per esplodere”. (AGI) .

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fonte agi.it

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Cold Dead Hand. Don’t be afraid. It’s just a funny little song

Sicilia, il Presidente della Regione Crocetta revoca l’autorizzazione per la costruzione del Muos di Niscemi / DOCUVIDEO: Sicilia colonia Usa, di Roberta Barone

Sicilia colonia Usa: la minaccia del MUOS di Niscemi

Roberta BaroneRoberta Barone

Pubblicato in data 02/set/2012

SERVIZIO E VIDEO DI ROBERTA BARONE

E’ stato definito un “mostro”, ma qualcuno lo ha battezzato col nome di Muos donandone l’uso esclusivo alle forze armate statunitensi, oggi presenti più che mai nel territorio siciliano.
Cos’è il Muos? Lo riferisce Antonio Mazzeo, un giornalista che diverse volte si è distinto per il suo coraggio ed il suo vero animo da combattente sia contro il sistema mafioso sia contro quelle ingiustizie un po’ troppo scomode per meritare attenzione da parte dei media.
Si chiama Mobile User Objective System e Mazzeo lo definisce ” l’arma perfetta per le guerre del ventunesimo secolo”, quelle guerre che si mascherano di belle parole come “democrazia” e “libertà” e che invece si macchiano di milioni di morti e vittime senza colpa. Si trova a Niscemi in Sicilia e consiste in tre grandi antenne radar che trasmetteranno con frequenze comprese tra i 240 e i 315 MHz (intensità altissima capace di produrre col tempo leucemie e mutazioni genetiche del corpo umano fino ad un raggio di circa 150 km da esso). Il Muos servirà agli Usa per le loro guerre in Siria, in Libia e in quei paesi dove cercheranno di instaurare la loro egemonia con la scusa del “portare la democrazia” in quella che è stata denominata Primavera araba. Ce ne sono solo 4 nel mondo ed uno si trova proprio in Sicilia, regione dalla posizione geografica strategica per i loro loschi scopi. Troppe volte il movimento NoMuos e i vari comitati siciliani hanno denunciato la pericolosità di tale strumento a svantaggio non solo dei residenti di un paese noto per la coltivazione di carciofi ma dell’intera penisola siciliana. E’ già noto, ad esempio, che le antenne del Muos potrebbero interdire l’uso del nascente aeroporto di Comiso e di buona parte dello spazio aereo siciliano, ostacolando perciò lo sviluppo della stessa regione a favore di azioni di guerra che vanno a scontrarsi ideologicamente con l’art 11 della Costituzione italiana: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali (..)”
La domanda sorge spontanea: Perché il popolo non si ribella a quello che possiamo definire un vero e proprio stupro dei diritti umani? Siamo disposti a lottare, scendere in piazza e gridare “Usa go out?” O semplicemente facciamo finta di capire, per indossare il giorno dopo magliette con su stampata la bandiera americana?
I libri di storia ci tartassano con le loro belle storielle sulla liberazione americana dell’Italia del 1943 descrivendoci gli Americani come bei giovanotti, forzuti e generosi, che regalano cioccolatini e masticano gomme al ritmo di una vittoria “meritata”. Cosa si nasconde dietro? Perché nessuno parla degli accordi tra mafia americana e siciliana, di Lucky Luciano e dei signorotti i grandi boss isolati dal regime fascista e poi liberati dagli alleati in cambio del loro aiuto? Gli stessi che poi furono messi a capo di molti paesi come sindaci, gli stessi colpevoli di aver contribuito alla diffusione della mentalità mafiosa nel territorio! E poi tutti in processione a piangere uomini come Falcone e Borsellino.
Cosa c’entra però Raffaele Lombardo in tutto questo? Inizialmente lui rispondeva in modo incerto alle domande dei giornalisti sull’installazione del Muos. Poi, improvvisamente, Ignazio La Russa e lo stesso Lombardo si convinsero dell’efficienza di questo strumento (di cui già altri scienziati ne avevano dimostrato i danni che esso avrebbe causato sia all’uomo che alla natura circostante-vedi Coraddu e Zucchetti) e i lavori vennero affidati nel 2008 ad un consorzio di imprese chiamato Team Muos Niscemi guidato dalla GEMMA S.p.a. E’ un caso che la Gemma S.p.a risulti tra l’elenco delle aziende che nel 2008 finanziarono l’MPA, Movimento per l’Autonomia dello stesso Lombardo? Il giornalista Dario de Luca dimostrò che furono inizialmente versati 15.000 euro nelle casse dal partito incitando così i pareri favorevoli dell’Assessorato regionale al territorio ed ambiente e dando inizio ai lavori l’1 Giugno del 2011.
Ma quale sarà il costo complessivo del Muos? Fonti ufficiali non hanno ancora stabilito dei costi precisi ma si stima che per la sua realizzazione la spesa necessaria ammonti a circa 3,26 miliardi di dollari. Intanto continua senza interruzione la lotta dei vari movimenti NoMuos che vede partecipare diversi attivisti e comuni cittadini in attività ed iniziative create per sensibilizzare più gente possibile nella conoscenza dei pericoli che esso comporterà. Non mancano poi storie di giovani coppie coraggiose di Niscemi che hanno scommesso sulla loro vita e quella degli eventuali figli promettendo a se stessi di non mettere al mondo nessun bambino se qualcun altro partorisca la nostra più grande minaccia.
Roberta Barone

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Sicilia, Crocetta revoca l’autorizzazione per la costruzione del Muos di Niscemi

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ROMA – No al Muos di Niscemi, il sistema di comunicazioni satellitari (Mobile User Objective System) della marina militare Usa che doveva nascere nel comune siciliano in provincia di Caltanissetta.

«L’assessorato regionale al Territorio e ambiente ha revocato definitivamente l’autorizzazione per la realizzazione de Muos di Niscemi», ha detto il presidente della Regione, Rosario Crocetta. Sabato è prevista la manifestazione nazionale dei movimenti “No Muos” davanti alla base americana di contrada Ulmo, nella riserva naturale della Sughereta, dove dovevano sorgere le antenne del sistema satellitare della Marina Militare Usa. Nella zona c’è già un presidio di attivisti.

«Per la prima volta in Sicilia il governo ha ascoltato i cittadini. Una vicinanza e una disponibilità all’ascolto che è la caratteristica fondamentale dell’esecutivo guidato da Rosario Crocetta», ha sottolineato l’assessore al Territorio e Ambiente della Regione siciliana, Mariella Lo Bello. L’esponente della Giunta Crocetta sottolinea la coralità delle scelte prese dal governo siciliano. «In questi anni – ha proseguito – gli assessorati sono stati dei veri e propri regni, in cui gli assessori lavoravano in solitudine ed autonomia. Ora invece c’è un vero lavoro di squadra. Non c’è stato -ha concluso l’assessore – un solo atto preso in solitudine da Crocetta o da un singolo assessore, su tutto si è sempre registrata la massima convergenza».

«Dopo una dura battaglia la revoca per i lavori del Muos di Niscemi è finalmente arrivata. Siamo stati noi a chiedere la revoca», ha volevo precisare il presidente della commissione Ambiente dell’Ars, il grillino Giampiero Trizzino. «È un momento di grande collaborazione con il governo Crocetta – ha detto ancora l’esponente del Movimento 5 stelle -. L’assessore all’Ambiente Mariella Lo Bello ha accolto le nostre richieste ma da oggi nessun lavoro all’interno della base per il Muos potrà essere effettuato perché è illegittmo».

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fonte ilmessaggero.it

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MEA MAXIMA CULPA – “Noi, agnelli inermi contro il prete lupo” Il film-shock sulla pedofilia nella Chiesa

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Pubblicato in data 04/mar/2013

Il film – diretto dal regista premio Oscar Alex Gibney – documenta alcuni dei più scioccanti casi di pedofilia che hanno coinvolto la Chiesa Cattolica negli ultimi anni, partendo dalla testimonianza di quattro uomini sordomuti che negli Stati Uniti, insieme ad altri 200 bambini, furono vittime degli abusi del direttore della loro scuola, padre Lawrence Murphy, e che solo da adulti hanno trovato la forza di denunciare l’accaduto.
L’indagine su Murphy, accusato di abusi su oltre 200 studenti, ha portato alla luce le responsabilità del Vaticano, fino a coinvolgere la Curia Romana e lo stesso Benedetto XVI.
Nelle sale italiane il 20 marzo 2013. Distribuito da Feltrinelli Real Cinema

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“Noi, agnelli inermi contro il prete lupo”
Il film-shock sulla pedofilia nella Chiesa

Sbarca in Italia il documentario “Mea Maxima Culpa” del premio Oscar Alex Gibney: quattro non udenti di Milwaukee raccontano gli abusi subiti da un sacerdote in un istituto per sordi. Duecento ragazzini violentati, ma il Vaticano non gli impose mai di rinunciare all’abito talare. L’autore: “Volevo denunciare l’omertà dei massimi vertici ecclesiastici”

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di CLAUDIA MORGOGLIONE

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ROMA – “Nella notte, mentre noi agnelli riposavamo nei dormitori, tu, che eri il lupo, arrivavi. E ogni volta sceglievi la preda. Per questo io, che sono stato uno delle tue vittime, ti odio”. Parole dure, forti, intense. Ma anche coraggiose. E liberatorie. Perché a scriverle è stato un uomo non udente di Milwaukee, Wisconsin, in una lettera indirizzata a a padre Lawrence Murphy: sacerdote che per circa 25 anni ha lavorato in un istituto per sordi, e che ha commesso su di lui – e su altri 200 bambini – continui abusi sessuali. Un anatema rivolto dunque al prete pedofilo che ha rovinato la sua infanzia: un violentatore seriale rimasto sempre impunito, malgrado il quarto di secolo trascorso a commettere stupri e molestie; morto alcuni anni fa in un cimitero consacrato, senza mai aver dovuto rinunciare al sacerdozio. Così come accaduto ad altri suoi colleghi di clero che hanno commesso reati: nella vicina Boston, ma anche in Irlanda e qui in Italia.

VAI ALLA NOSTRA INCHIESTA SULLA PEDOFILIA NELLA CHIESA

Una vicenda drammatica, che gronda ingiustizia. E che emerge da un docufilm-shock appena sbarcato nelle sale italiane, grazie alla Feltrinelli Real Cinema (che lo distribuisce anche in dvd): si chiama Mea Maxima Culpa – Silenzio nella casa di Dio, ed è diretto dal regista premio Oscar Alex Gibney. Un’inchiesta dolorosa, documentata, che non fa sconti a nessuno. E che colpisce lo spettatore per almeno due motivi. In primo luogo, per la mole delle testimonianze dirette che è riuscito a mettere insieme: in particolare quelle di quattro ospiti dell’istituto, che da ragazzini subirono con la forza le attenzioni di Murphy. I loro nomi sono Terry Kohut, Gary Smith, Pat Kuehn e Arthur Budzinsky (in originale li doppiano attori famosi, come Ethan Hawke e Chris Cooper). Sono stati loro, fin dalla gioventù, a cercare di fermare il loro carnefice; ad esempio creando dei volantini contro di lui, e distribuendoli nelle chiese. E poi, da adulti, denunciando pubblicamente la vicenda. I loro racconti sono agghiaccianti: rivelano ad esempio la furbizia del prete, che sceglieva i piccoli di cui abusare tra quelli i cui genitori non parlavano il linguaggio dei segni. Come garanzia che quelle pratiche sarebbero rimaste non denunciate, e non punite.

E poi sullo schermo vediamo anche altri personaggi americani che hanno combattuto  contro l’omertà della Chiesa: l’avvocato Jeff Anderson, specialista in class action contro i vertici cattolici; il reverendo Thomas Doyle, prete domenicano ed ex componente dell’ufficio del Nunzio papale a Washington, che ha consacrato la sua vita a stare dalla parte delle vittime; l’ex Arcivescovo di Milwakee che tentò di far processare Murphy, ma che fu fermato dallo scandalo che lo coinvolse personalmente, quello di avere un amante gay (ma adulto e consenziente).

E oltre al caso del Wisconsin, il film torna anche su altri episodi. Come quello, più noto, degli abusi sessuali compiuti da un prete di Boston, John Geoghan, e che fu  coperta dall’arcivescovo della città, Bernard Law. Lo stesso Law non è stato ufficialmente redarguito o punito per i suoi silenzi, ma è stato trasferito in una delle chiese più importanti di Roma, Santa Maria Maggiore. Dove qualche giorno fa – come alcuni giornali hanno riportato – il neoPapa Francesco si è rifiutato di incontrarlo: un modo plateale per mostrare la sua disapprovazione. Ci sono poi riferimenti documentati al caso italiano di Verona, che ha coinvolto come a Milwaukee dei ragazzini di un istituto per non udenti; a quello irlandese, clamoroso, che coinvolse padre Tony Walsh, e portò a un contrasto durissimo tra la Chiesa e il governo del paese; e quello di Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo, vicinissimo a Giovanni Paolo II, definito “tossicodipendente e molestatore”, e che solo dopo la morte di papa Wojtyla Ratzinger “esiliò” (esilio dorato, come sempre accaduto) a Jacksonville, Florida, dove poi è morto. Tra i particolari curiosi, c’è invece la decisione presa alcuni anni fa di trasferire tutti i religiosi colpevoli di abusi in un’isola, una sorta di “isola dei pedofili”: fu anche individuata un’isoletta dei Caraibi, vicino Grenada; ma il progetto di deportazione fu in seguito abbandonato.

Ed è qui che veniamo al secondo aspetto del film che colpisce lo spettatore, e che riveste grande interesse: l’atteggiamento del Vaticano. La pellicola ricorda come nel 1991 l’allora cardinale Josef Ratzinger, capo della Congregazione della dottrina della fede, chiese che tutti i casi di abusi verso minori finissero sulla sua scrivania: “Nessuno più di lui sa tutto sulla vicenda”, viene ricordato dallo schermo. E anche grazie a testimonianze di giornalisti italiani come Marco Politi (ex vaticanista di Repubblica, ora opinionista del Fatto), l’immagine del papa emerito ne esce in chiaroscuro: avrebbe voluto procedere contro alcuni dei sacerdoti più colpevoli; ma non avrebbe avuto il coraggio o la forza di farlo, per l’atteggiamento contrario di alcuni degli uomini chiave della Curia, da Angelo Sodano a Tarcisio Bertone.

Dell’esistenza di una congiura del silenzio, del resto, è convinto il regista di Mea Maxima culpa, Alex Gibney. “E’ cospirazione – dichiara – come dimostra  un documento vaticano scoperto di recente, conosciuto come crimen solicitiationis, secondo cui ogni abuso ecclesiastico che implichi la violazione del segreto della confessione debba essere tenuto segreto all’autorità civile e alle famiglie delle vittime, pena la scomunica”. Tutto deve restare nascosto, dunque. Ma visto che la pellicola arriva nei cinema italiani pochi giorni dopo l’elezione del nuovo Papa, la speranza di molti spettatori sarà che Francesco rinnovi la Curia anche su questo punto.

(18 marzo 2013)

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fonte repubblica.it

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A COLLOQUIO COL REGISTA – Almodovar: “Sesso e risate, nostalgia anni ’80”. E al Papa: “Dica sì a preti donna e nozze gay”

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Almodovar: “Sesso e risate, nostalgia anni ’80”.
E al Papa: “Dica sì a preti donna e nozze gay”

Il regista in Italia per presentare “Gli amanti passeggeri”, commedia erotica leggera ambientata su un aereo in avaria: “Un ritorno alle atmosfere dei miei primi film, anche se la Spagna in crisi di oggi è diversa da quella rinata alla democrazia di allora”. E poi commenta l’elezione di Francesco ai vertici della Chiesa: “Temo che sia un continuista, ma sono abbastanza audace da dargli un paio di buoni consigli”

Almodovar: "Sesso e risate, nostalgia anni '80". E al Papa: "Dica sì a preti donna e nozze gay"
Almodovar a Roma con una delle protagoniste del suo film, Blanca Suarez (afp)

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di CLAUDIA MORGOGLIONE

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ROMA – “Ho un contatto continuo e diretto con la gente: l’unico sport che pratico è passeggiare per le vie di Madrid, e negli ultimi tempi le persone non facevano che fermarmi, dicendo ‘ma quando torni a fare una bella commedia?’. Una richiesta che mi ha colpito al cuore. Anche perché avevo voglia di tornare ai toni e alle atmosfere dei miei primi film, quelli degli anni Ottanta”. Con la chiarezza e l’immadiatezza di sempre, Pedro Almodovar racconta la genesi della sua ultima fatica, Gli Amanti passeggeri (leggi l’articolo sul film), pellicola campione d’incassi in patria e dal 21 marzo nelle nostre sale: farsa a base di sesso (soprattutto gay) e droga, una teoria di battute piccanti e di erotismo forsennato, a bordo di un aereo alle prese con un’avaria. Ma  con una differenza, rispetto alle opere del regista: “Allora volevo celebrare l’avvento della democrazia nel mio Paese: ora invece velivolo in pericolo, senza direzione e forse destinato a non atterrare, è una metafora della Spagna attuale”.

TRAILERIMMAGINI

In altre parole: dalla passione fisica come esplosione di vitalità e libertà, alla passione come catarsi e rifugio rispetto alla crisi economica e sociale. E non è questo l’unico aggancio con l’attualità che Pedro offre ai giornalisti italiani, nel suo incontro romano di oggi. Perché si sofferma a lungo anche sull’elezione del nuovo Papa, con due consigli-provocazione indirizzati a Francesco: aprire il sacedorzio alle donne e accettare celibato e nozze gay. Ecco le risposte date ai cronisti italiani.

Perché ha scelto di ambientare ad alta quota le comiche peripezie dei suoi personaggi?
“In aereo io non ho mai avuto esperienze estreme, paragonabili anche lontanamente con quelle che vedete nel film. Il mio scopo era mettere i protagonisti in un luogo chiuso, da cui non potevano scappare, e sottoporli a una grande tensione. Il genere del resto ha una sua tradizione, che va da Airport a L’aereo più pazzo del mondo. Quanto a me, ho voluto far sì che i personaggi lottassero contro la paura l’incertezza attraverso la parola: a bordo gli schermi sono spenti, qualsiasi consolazione televisiva è lontana”.

Il trauma dell’11 settembre è dunque superato?
“Credo che sia passato tempo sufficiente per poter parlare con ironia e buonumore dei temi legati al volo”.

Sorridere, e ridere, allo scopo di esorcizzare la crisi spagnola attuale?
“Il mio Paese sta vivendo il momento peggiore dall’avvento della democrazia: non sono un tipo nostalgico, ma l’esplosione di democrazia, di libertà, che vivemmo negli anni Ottanta mi manca molto. Manca a tutti noi”.

Anche sesso e amore possono farci dimenticare i problemi?
“Nel film la catarsi erotica mi sembrava il modo migliore per accomiatarsi dalla vita, come credono di stare facendo i miei passeggeri . L’amore non è mai un male, è sempre una gran cosa, significa avvicinarsi e mettersi nei panni degli altri. In questo senso, dovremmo sperare che il governo spagnolo si innamori del suo popolo: ma non è così. Passando dalla metafora dell’amore alla metafora del sesso, diciamo che sarebbe bene che il governo volesse scoparsi il suo popolo, farsi il maggior numero possibile di elettori: così magari farebbero delle buone leggi (sorride)”.

Dalla crisi spagnola a quella italiana: cosa pensa del risultato elettorale nel nostro Paese?
Mi sembra che la parola più ricorrente sia ‘ingovernabilità’: e credo che anche in Spagna, se si votasse oggi, ci sarebbe un risultato analogo. Solo che noi non abbiamo sulla scena politica un personaggio paragonabile a Beppe Grillo”.

Oggi però perfino le incognite della politica italiana sono oscurate dall’elezione del nuovo Papa.
“Prima di giudicarlo aspettiamo i suoi primi atti. Io non l’ho nemmeno visto sul balcone, quindi da regista non posso giudicare la sua interpretazione, non so che sentimenti abbia comunicato: se tenerezza, lascivia, o altro. Putroppo credo che sia un Pontefice continuista, e non è bello: la Chiesa dovrebbe invece cercare di stare al passo col mondo contemporaneo. Ho comunque l’audacia di dare a Francesco due consigli. Primo: per favore, realizza la parità dei sessi all’interno del cattolicesimo, permetti il sacerdozio femminile. Così le donne potranno accedere ai due miracoli più belli: quello del perdono, attraverso la confessione; e quello della consacrazione, con la messa. Secondo: elimina il celibato dei preti, così scompare anche l’infamia degli abusi sessuali. E a questo punto, se va via il celibato, tanto vale dare ai religiosi l’accesso al matrimonio. In tutte le sue combinazioni, che non sono molte, sono tre: uomo-donna, uomo-uomo, donna-donna. Ma tre è molto meglio di uno”.

(14 marzo 2013)

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fonte repubblica.it

We are legion, in sala il documentario su Anonymous con il Biografilm / VIDEO COMPLETO: We Are Legion – La Storia di Anonymous – Documentario ITA SUB

We Are Legion – La Storia di Anonymous – Documentario ITA SUB

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Pubblicato in data 01/feb/2013

-Per Attivare i sottotitoli clicca la rotella (nel lettore, duuh!)
We Are Legion: The Story of The Hacktivists
Anonymous è un collettivo di hacker e attivisti, famoso per gli attacchi ai siti web di grandi gruppi come Scientology, PayPal, Sony. Gli hacktivist che fanno parte del gruppo rifiutano le gerarchie, si battono per la libertà d’espressione e contro il potere economico delle multinazionali, e le loro azioni hanno ridefinito il concetto di disobbedienza civile su internet. Grazie alle testimonianze di attivisti ed esperti, il documentario ricostruisce la storia del gruppo dalle origini, gli hacker di Cult of the dead cow e i siti di riferimento come 4chan, fino alla maturazione politica e al ruolo assunto nella primavera araba e nel movimento Occupy. Nato come forum sul web, Anonymous è diventato un movimento globale capace di sfuggire a ogni strumentalizzazione.

Link utili:
Anonymous: http://it.wikipedia.org/wiki/Anonymous
Hacktivism: http://it.wikipedia.org/wiki/Hacktivism
4Chan: http://it.wikipedia.org/wiki/4chan
Lulzsec http://it.wikipedia.org/wiki/LulzSec
DDoS: http://it.wikipedia.org/wiki/Denial_o…
Low Orbit Ion Cannon: http://it.wikipedia.org/wiki/Low_Orbi…
AnonNews – Everything Anonymous: http://anonnews.org/

Scientology: http://it.wikipedia.org/wiki/Scientology

Documentari: http://ildocumento.it

P.S – I sottotitoli in Italiano potrebbero contenere errori, cercate di essere comprensivi.
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We are legion, in sala il documentario su Anonymous con il Biografilm

Martedì 5 marzo alle 21 al cinema Odeon di Bologna, il film di Brian Knappenberger dove si analizza il fenomeno di disobbedienza civile più celebre del web dall’attacco a Scientology, all’appoggio della primavera araba, fino alla difesa di Wikileaks e Julian Assange

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di | Bologna | 5 marzo 2013

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Martedì 5 marzo a Sala Bio sarà proiettato We Are Legion di Brian Knappenberger, Il film-documentario dedicato all’oramai storico collettivo Anonymous la legione di hacker (e non solo) che ha reinterpretato la disobbedienza civile e l’attivismo politico nell’era digitale.

In linea con lo spirito del festival di giugno, Biografilm continua a proporre documentari in grado di analizzare la realtà odierna e rivelare le complesse dinamiche del mondo contemporaneo anche nel suo appuntamento settimanale al cinema Odeon. Il film sarà presentato dal giornalista Davide Turrini del Fatto Quotidiano – Emilia Romagna.

I fan di Biografilm possono accedere alla proiezione a prezzo scontato seguendo questo linkhttp://www.fanaticaboutfilms.it/anteprime/wearelegion.php e inserendo codice WL53FB (a 4 euro invece che 6 euro).

Il film ripercorre la nascita e l’evoluzione del fenomeno Anonymous, il collettivo di “hacktivist” che negli ultimi anni ha firmato alcuni dei più arditi e spettacolari sabotaggi informatici in rete. Anonymous è senz’altro la sigla più celebre di quel magmatico, mutevole e arrabbiatissimo universo di movimenti di protesta che stanno operando in questi ultimi anni attraverso il web e le reti sociali.

We are Legion fornisce una lettura di alcuni eventi chiave della nostra storia recente che nessun organo d’informazione ufficiale approverebbe. E’ un inno alla disobbedienza civile raccontato attraverso le azioni più famose del collettivo di questi “rivoluzionari informatici”: dalle grandi lotte contro Scientology alle campagne in favore di Julian Assange e WikiLeaks, dalla guerra aperta alle multinazionali al supporto agli insorti della primavera araba.

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fonte ilfattoquoptidiano.it