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Brasile, Berlusconi testimonial dei lassativi. ‘Non lasciate che rimanga oltre’

Bisalax Laxative - Berlusconi

Brasile, Berlusconi testimonial dei lassativi. ‘Non lasciate che rimanga oltre’

L’agenzia di comunicazione Artplan ha studiato la pubblicità per il prodotto Bisalax della União Química. Oltre al Cavaliere, lo stesso claim viene associato a George W. Bush e a Kim Jong-il

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di | 20 marzo 2013

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Una campagna per lassativi con un testimonial d’eccezione: Silvio Berlusconi. A lanciarla è stata l’agenzia di comunicazione Artplan che l’ha studiata per il prodotto Bisalax della União Química, azienda farmaceutica brasiliana, e l’ha accompagnata al claim “Don’t let it overstay” (“Non lasciate che rimanga oltre”).

Uno slogan che gioca sulla permanenza al potere del Cavaliere che, però, è in buona compagnia. Infatti insieme a lui sono stati utilizzati anche l’ex presidente americano George W. Bush e il ‘Caro leader’ Kim-Jong Il (segnalazione da Non leggere questo blog).

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Bisalax-Laxative-Kim-JOng-Il

fonte ilfattoquotidiano.it

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Lo strano affare del palazzo del cardinale che in un giorno raddoppia il suo prezzo. E che ospita la sauna gay più famosa d’Italia

Lo strano affare del palazzo del cardinale  che in un giorno raddoppiò il suo prezzo

Lo strano affare del palazzo del cardinale che in un giorno raddoppiò il suo prezzo

Roma, pagato 9 milioni e rivenduto a Propaganda Fide per 20. Imbarazzo in Vaticano perché negli stessi locali c’è la sauna gay più famosa d’Italia. E grazie a Tremonti la Chiesa non paga un euro di tasse. L’acquisto voluto fortemente dal Segretario di Stato Bertone

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di CARLO BONINI

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ROMA Al civico 2 di via Carducci, nel cuore della città umbertina, a un centinaio di metri dal ministero dell’Economia, un palazzo nobiliare dall’elegante atrio e dalle grandi finestre tiene insieme, tra le stesse mura, la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli (Propaganda Fide) e la più grande sauna gay d’Italia.

Non solo. Custodisce i segreti di una singolare operazione immobiliare costata al Vaticano 23 milioni di euro, caldeggiata dal cardinale e Segretario di Stato Tarcisio Bertone, conclusa con grande soddisfazione e importanti plusvalenze da una società di Busto Arsizio, ma con nessun vantaggio fiscale per le casse dello Stato che, a questo complesso immobiliare acquistato dalla Congregazione ha riconosciuto l’extraterritorialità e dunque l’intangibilità e la totale esenzione fiscale che i Patti Lateranensi assicurano ai luoghi di culto.

IL CARDINALE E IL LOCALE OMOSEX
L’imponente complesso di via Carducci 2, annunciato da una pulsantiera di ottone cromato, dalla targa dell’ambasciata del Benin presso la Santa Sede e da una serie di interni anonimi, ha il suo più prestigioso affaccio con terrazza in via Aureliana, che di via Carducci è una traversa  (…)

L’ARTICOLO INTEGRALE IN EDICOLA O SU REPUBBLICA+

(11 marzo 2013)

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fonte repubblica.it

CURIOSO MA VERO – Dal ripostiglio spunta Manuela, la tartaruga persa 30 anni fa

Dal ripostiglio spunta Manuela, la tartaruga persa 30 anni fa

Dal ripostiglio spunta Manuela, la tartaruga persa 30 anni fa

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Ha vissuto per 30 anni in un ripostiglio, dimenticata, persa. La storia della tartaruga Manuela arriva dal Brasile e ha davvero dell’incredibile. L’avevano cercata a lungo, Leonel, il figlio Leandro e gli altri componenti della famiglia Almeida, che vive a Rio de Janeiro. Inutilmente. Avevano pensato che si fosse allontanata, nel 1982, durante l’esecuzione di alcuni lavori a casa. Invece, si era rintanata tra le cianfrusaglie che Leonel, il padre di famiglia, non smetteva mai di accumulare nello sgabuzzino di casa. Si erano anche dimenticati di lei, fino a pochi giorni fa. Dopo la morte di Leonel, i figli avevano deciso si sbarazzarsi di tanti oggetti inutili accumulatisi nella stanza ripostiglio del secondo piano. Tra vecchi dischi e materiale elettronico inutilizzabile è rispuntata lei. A quanto pare in buona forma. Resta il dubbio di come abbia potuto sopravvivere in tutti questi anni. “Queste specie di tartarughe dalle zampe rosse possono sopravvivere anche due o tre anni senza mangiare”, ha spiegato Jeferson Pires, veterinario di Rio, “e potrebbe aver mangiato le termiti dal pavimento di legno”
(a cura di Matteo Marini)

Dal ripostiglio spunta Manuela, la tartaruga persa 30 anni fa

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fonte repubblica.it

NATURA – California, nuove immagini mostrano il mistero delle pietre che camminano / L’enigma delle pietre mobili nella Death Valley della California

Un fenomeno interessante, ma non unico. Una mia amica, esperta in pietre, anni fa mi parlava di questo strano fenomeno da lei verificato in uno dei suoi tanti viaggi di lavoro in Marocco. Era attendata ai margini di una zona desertica e, sperimentalmente (perché altri le avevano parlato della particolarità di quella zona) aveva collocato una pietra di piccole dimensioni in un angolo della tenda. Ebbene, al mattino si è accorta con meraviglia che la pietra non era più nella sua posizione originale. Anche lei mi ha confermato come, ad occhio nudo, il movimento di tali pietre non sia visibile. Uno dei tanti misteri della Natura. E, come è scritto nel secondo articolo che vi proponiamo, nemmeno lontanamente il più grande.

mauro

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California, nuove immagini mostrano il mistero delle pietre che camminano

California, nuove immagini mostrano il mistero delle pietre che camminano
Si muoverebbero lasciando una scia nella terra arida del Death Valley National Park, in California. Si tratta delle misteriose pietre che camminano, studiate sin dagli anni ’40 per il loro movimento impercettibile a occhio nudo ma che viene testimoniato dal percorso segnato sulla terra. L’ultimo a catturare l’affascinante viaggio delle rocce è il fotografo Dab Carr che, utilizzando scatti a lunga esposizione ovvero con l’otturatore della macchina fotografica sempre aperto per un lasso di tempo più ampio, sarebbe riuscito a fermare l’avanzata dei sassi
IL VIDEO

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California, nuove immagini mostrano il mistero delle pietre che camminano

. California, nuove immagini mostrano il mistero delle pietre che camminano
California, nuove immagini mostrano il mistero delle pietre che camminano
California, nuove immagini mostrano il mistero delle pietre che camminano
California, nuove immagini mostrano il mistero delle pietre che camminano

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fonte repubblica.it

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…like a rolling stone
L’enigma delle pietre mobili nella Death Valley della California

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Un notevole contributo alle conoscenza naturalistiche popolari nella seconda metà del 20° Secolo è venuto dai documentari prodotti dalla Disney, che ci hanno fatto scoprire molti aspetti della natura segreta del continente nordamericano, dalle regioni fredde del canada ai torridi deserti ai confini con il Messico. Nell’ambito del Nuovo Mondo un particolare fascino promana proprio dai deserti sud-occidentali, i principali dei quali sono il Mojave Desert ed il Sonoran Desert. Il Deserto di Mojave (pronunciato “mo-have” o “mogeiv” secondo che prevalga la pronuncia ispanica o quella anglosassone) interessa gli stati della California e del Nevada; nella parte sud-orientale della California americana il fiume Colorado lo divide dal deserto di Sonora che si estende fino a Phoenix e Tucson in Arizona e a Sud sconfina nel Messico.
In particolare, la nostra attenzione è sempre stata attratta da quella parte del deserto di Mojave dove vi è la più profonda depressione degli Stati Uniti, 86 m sotto il livello del mare: la Death Valley, Valle della Morte, circa 150 km a Nord-Ovest di Las Vegas, uno dei luoghi più inospitali di tutto il pianeta.

Le pietre che camminano

Benché non siano tra i più clamorosi misteri di questo pianeta, le “moving rocks” della Valle della Morte continuano a sfidare ogni spiegazione: sulla Playa asciutta e dura del Racetrack si vedono alcuni radi massi (oggi si fatica a localizzarne più di tre o quattro) e la maggior parte di essi è all’estremità di una traccia che fa pensare che abbia “camminato”, talvolta con andamento grosso modo rettilineo, talvolta circolare, sul letto della depressione. Ma, come se non bastasse, mistero nel mistero, nessuno può dire di aver mai visto queste pietre mentre si muovono!
I Rangers cercano di dissuadere i turisti dall’affrontare il Racetrack, anche perché le “moving rocks” sono poche e si suppone che qualcuno non esiti a rubarle come “souvenir”, visto che si trovano delle tracce che finiscono senza che all’estremità vi sia nulla; inoltre, incursioni di veicoli potrebbero guastare il paesaggio con tracce “spurie” di pneumatici.

Diciamo subito che il Racetrack è quanto mai suggestivo, indipendentemente dalle pietre, come del resto ogni parte del Deserto di Mojave, ma anche vedere di persona questi massi con la loro lunga traccia sul terreno di argilla secca non aiuta assolutamente a comprendere come si possa produrre il fenomeno.
Sembra quasi che si preferisca mantenere il mistero inviolato e, per quanto ne sappiamo, nessuno ha studiato a fondo le pietre che si muovono con adeguata strumentazione scientifica. I Rangers ripetono che non risulta che nessuno abbia mai potuto vedere il movimento delle pietre né misurarlo e, in effetti, non si può neppure essere del tutto certi che le rocce si muovano!
Sull’argomento non è facile trovare documentazione: sappiamo che nel 1969 Robert P. Sharp del California Institute of Technology iniziò uno studio accurato e prese in esame 25 rocce, delle quali periodicamente controllava la posizione. Una di esse aveva lasciato dietro di sé una traccia lunga 64 m. Tuttavia, le condizioni climatiche proibitive e la mancanza di sponsorizzazioni ufficiali all’impresa non hanno portato nessuno ad affrontare queste problematiche con gli unici mezzi che potrebbero dare un contributo determinante alla soluzione del mistero: telecamere fisse e rilevatori satellitari di posizione.

Tutto fa pensare che le pietre effettivamente si muovano ma, come abbiamo detto, non vi è alcuna testimonianza di ciò se non la traccia al suolo. Qualcuno ha detto che le teorie che sono state formulate per spiegare come si producano la traccia al suolo ed il movimento, apparente o reale che sia, sono tante quanti sono i geologi che se ne sono occupati. La teoria prevalente chiama in causa forti piogge (anche se in media sulla Death Valley non ci sono più di 50 mm l’anno di precipitazioni) che renderebbero viscido il fondo della Racetrack Playa; a questo punto forti venti potrebbero essere in grado di spingere le rocce, sia con moto rettilineo costante che con cambiamenti di direzione. Secondo Sharp se si potesse dimostrare che i movimenti delle pietre avvengono soprattutto nei mesi invernali, si potrebbe chiamare in causa uno strato di ghiaccio sulla superficie della Playa, in presenza del quale i forti venti che si incanalano tra i monti Amargosa e Panamint avrebbero buon gioco.
Questa spiegazione non è del tutto ineccepibile ma non chiama in causa ipotesi più fantasiose come terremoti o perturbazioni del campo magnetico. Per dovere di obiettività, bisogna riportare anche il parere dei più scettici: le pietre non si muovono affatto, se non quando qualcuno le trascina, per gioco, per burla, per continuare qualche antico rituale tribale dei nativi, gli indiani Panamint, o per mantenere viva un’importante attrazione turistica.

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• Gli studi di Paula Messina

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fonte naturasegreta.it

INCREDIBILE MA VERO – Stoccolma, una ventenne ruba un treno e si schianta a tutta velocità contro un condominio

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Stoccolma, ruba un treno e si schianta a tutta velocità contro un condominio. Arrestata

La «ladra», una ventenne, addetta alle pulizie. Nessun passeggero era a bordo del convoglio. Ferita una donna

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Una ventenne ha rubato l’altra notte un treno viaggiatori e, dopo un breve viaggio, è andata a schiantarsi a tutta velocità contro una palazzina vicino alle rotaie nel quartiere di Saltsjögränd, a Stoccolma (Svezia). Al momento dell’incredibile incidente non c’erano passeggeri a bordo. Una donna è però rimasta intrappolata nelle macerie ed è stata trasportata d’urgenza in ospedale, riferisce il portale Expressen.

Ruba un treno e si schianta Ruba un treno e si schianta    Ruba un treno e si schianta    Ruba un treno e si schianta    Ruba un treno e si schianta    Ruba un treno e si schianta

A BORDO – Il treno è finito nella cucina del condominio, al primo piano, abitato da tre famiglie. Ora gli inquirenti stanno indagando come la ragazza, a quanto pare un’addetta alle pulizie, sia potuta salire a bordo del treno e a farlo partire, ma soprattutto i motivi che l’hanno spinta a questo gesto. La donna nel frattempo è stata arrestata

Elmar Burchia

15 gennaio 2013 | 17:43

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fonte corriere.it

PER FARE CHIAREZZA – Profezia Maya, cosa dice veramente: leggenda nata da un fraintendimento


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Profezia Maya, cosa dice veramente: leggenda nata da un fraintendimento

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ROMA – E’ nata da un fraintendimento del calendario Maya, la leggenda sulla profezia che il 21 dicembre 2012 vi sarebbe la fine del mondo. «I Maya con questa presunta profezia non c’entrano nulla, qualcuno li ha tirati in ballo in cattiva fede per specularci o per manie di protagonismo», osserva il direttore dell’Osservatorio di Capodimonte, Massimo Della Valle.Secondo il calendario Maya il 21 dicembre 2012 «rappresenta semplicemente la fine di un ciclo e l’inizio di un altro, il che non vuol dire fine del mondo», sottolinea Della Valle. Quello che indica il calendario Maya è analogo ai nostri passaggi da un millennio a un altro, che non hanno mai portato nessuna catastrofe. Per comprendere come sono scanditi i cicli dei Maya bisogna partire dal loro calendario.

Il calcolo dei giorni. «Innanzitutto – spiega Della Valle – i Maya scandivano il tempo basandosi sul numero 20 e i suoi multipli (perché i Maya contavano considerando le dita di mani e piedi). Il loro mese quindi era di 20 giorni. Dopo il mese, vi era l’anno, chiamato Tun, che corrispondeva a 360 giorni del nostro calendario». Dopo l’anno, anziché avere secoli o millenni, «i Maya – aggiunge Della Valle – avevano il K’Atun che corrispondeva a 20 Tun (equivalenti a 7.200 giorni). Dopo il K’Atun c’era il B’ak’Tun equivalente a 144.000 giorni». In questo modo di scandire il tempo come si inserisce la data del 21 dicembre 2012?

Un nuovo inizio. «Secondo i Maya sottolinea Della Valle – il mondo è iniziato in un momento che corrisponde al nostro 11 agosto 3.114 a.C. Se contiamo da questa data in cui e’ iniziato il mondo, fino al 21 dicembre 2012 abbiamo 1.872.260 giorni che diviso per 144.000 giorni (ossia per un B’ak’tun) fa 13». Questo vuol dire che il 21 dicembre 2012 per i Maya finisce il tredicesimo B’ak’tun e inizia il quattordicesimo: «E’ semplicemente – conclude – la fine di un’era e l’inizio di un’altra, ma tali cambiamenti avevano anche significati positivi».

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fonte ilmessaggero.it