Archivio | diritti RSS for this section

La sfida di Josefa: “Basta coppie di serie B serve una legge per le unioni gay”

La sfida di Josefa: "Basta coppie di serie B serve una legge per le unioni gay" Josefa Idem

La sfida di Josefa: “Basta coppie di serie B
serve una legge per le unioni gay”

Il ministro Idem: la mia gara per la parità. “Per le adozioni da parte degli omosessuali vedremo in seguito”. “Il braccialetto elettronico anti stalking suggerito dalla Cancellieri è un’idea da valutare

.

di CATERINA PASOLINI

.

ROMA – “Presenterò un disegno di legge per le unioni civili. Perché non deve importare se uno ha scelto di condividere la vita con una donna o un uomo, se una persona è gay, lesbica o eterosessuale. La cosa fondamentale è che tutti i cittadini devono avere gli stessi diritti, senza distinzione di sesso”. Josefa Idem, neo ministro alle Pari opportunità, Sport e Politiche giovanili, pesa le parole. Evita gli slogan, le battute ad effetto. Si è buttata nel nuovo impegno come fosse una olimpiade: con serietà e ritmi intensi di chi è abituato a faticare, per conoscere a fondo i temi prima di fare proposte. Ma su questo punto non transige.

Nozze gay come in Francia?
“Non è importante come le chiami ma i diritti che dai. E questi devono essere uguali per tutti i cittadini, non importa con chi convivano o di chi si innamorano. Perché è ingiusto non poter stare accanto a chi ami se è malato perché lo Stato ti considera un semplice conoscente. Non devono esistere cittadini, o coppie, di serie B”.

Prevede anche l’adozione per le coppie omosessuali?
“Occorre tener conto della realtà del Paese, cominciamo dalle unioni, poi si vedrà”.

Tre donne uccise in poche ore, che fare?
“È una realtà agghiacciante: sono già 25 quelle massacrate da gennaio. Bisogna muoversi subito con interventi pensati e concreti, partendo dalle scuole perché il rispetto reciproco si impara da piccoli. Ma servono informazioni complesse, manca un Osservatorio: per questo il 22 vedrò le associazioni che si occupano di violenza di genere, da Telefono Rosa all’Arcigay. Ancora troppe donne, troppe persone omosessuali subiscono maltrattamenti fino ad essere uccise per la sola colpa di essere ragazze o gay”.

Come lavorerà la task force dei ministri?
“La cosa straordinaria è che già arrivano le prime proposte. Come il braccialetto elettronico suggerito dal ministro Cancellieri. È un’idea da valutare tra i sistemi per tenere lontani gli aggressori. Che sono seriali, ripetono negli anni la violenza: il 40 per cento delle donne ammazzate, prima aveva infatti subito stalking”.

Come sconfiggere la violenza?
“Come nella canoa e nello sport in generale, la vittoria si raggiunge in équipe. Io voglio lavorare assieme agli altri, avere suggerimenti, collaborazione, perché la violenza si batte uniti”.

C’è chi propone l’ergastolo per il femminicidio.
“Io non credo che l’inasprimento delle pene serva a diminuire i reati”.

Laura Boldrini, presidente della Camera, chiede meno donne-oggetto in pubblicità.
“Se ti vedono come un oggetto è possibile che poi come una bambola di pezza ti usino per giocare e poi ti buttino via. Ci vuole più controllo su pubblicità e televisione, questi modelli culturali hanno conseguenze…”.

Cosa manca in Italia per una vera parità?
“Molte cose. Io sono per la parità tra le persone, e quindi sì alla legge che dà la nazionalità a chi nasce in Italia, sì alla parità negli stipendi, nelle opportunità”.

Favorevole alle quote rosa?
“Sì, ma devono rispettare la realtà: le donne sono il 50 per cento della popolazione? Bene, quella deve essere la percentuale, è un diritto non una graziosa concessione degli uomini. Penso anche all’obbligo del congedo parentale per i padri, perché siano coinvolti fino in fondo nella vita da equilibriste delle donne che corrono tra lavoro, casa e bambini”.

Bambini un po’ obesi e poco sportivi, dicono le statistiche.
“Molte scuole non hanno palestre e la ginnastica viene insegnata da docenti di altre materie, non ci sono spazi e fondi. Ed è un male, perché lo sport ha una funzione culturale, di integrazione sociale e crescita: insegna a stare assieme, a rispettare le regole, dà un codice etico e di comportamento. Più sport farebbe dell’Italia un Paese più vivibile, con meno corruzione. Senza contare che fa risparmiare”.

Si risparmia facendo sport?
“Ogni euro investito nello sport sono tre euro risparmiati perché la persona sarà più sana e avrà meno bisogno di assistenza sanitaria da adulto o anziano”.

Il suo sogno?
“Un mondo a misura di persone, con orari di lavoro compatibili con la vita privata, come in Australia dove le agende non prevedono appuntamenti dopo le quattro del pomeriggio. Un paese dove c’è lavoro, parità tra tutti i cittadini e una palestra in ogni scuola, magari finanziandola con sponsor come ho fatto quando ero assessore a Ravenna. Per cercare di realizzarlo lavorerò con gli altri ministri, del Lavoro, della Pubblica istruzione”.

Il gioco di squadra vince sempre?
“Un equipaggio va più forte e veloce di una barca singola”.

(10 maggio 2013)

.

fonte repubblica.it

PRINT – EMAIL – PDF

Annunci

L’Italia è il Paese con i conti correnti più cari, Bruxelles va all’attacco

https://i2.wp.com/st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/05/unione-europea-europa-interna-nuova.jpg

L’Italia è il Paese con i conti correnti più cari, Bruxelles va all’attacco

La Commissione Ue è stanca di aspettare che le banche trovino da sole il modo di andare incontro ai consumatori e prepara una direttiva per garantire un conto corrente base a tutti i cittadini. Richiesta anche una maggiore trasparenza e la possibilità di cambiare istituto in 15 giorni

.

di | 8 maggio 2013

.

L’Italia è il Paese europeo dove aprire un conto corrente costa di più (250 euro in media) e dove è meno semplice accedere alle informazioni sui costi per comparare le offerte degli istituti. Le tariffe bancarie sono infatti particolarmente opache nel nostro Paese, con tempi per cambiare banca troppo lunghi. Una situazione che ha fatto scendere in campo la Commissione europea, decisa a lanciare una nuova normativa per tagliare drasticamente i tempi e costringere gli istituti alla trasparenza sulle spese.

“Abbiamo avuto risultati deludenti dall’autoregolamentazione e quindi abbiamo deciso di intervenire”, ha spiegato il commissario al mercato interno, Michel Barnier, stanco di aspettare che le banche trovino da sole il modo per andare incontro ai consumatori. Gli ambiti d’intervento della nuova direttiva sono tre.

Prima di tutto assicurare che tutti abbiano un conto in banca e per questo la Commissione chiede agli Stati di “garantire questo diritto”, così come avviene per la carta d’identità. Le banche non avranno quindi più scuse per negare l’apertura di un conto e dovranno abbattere tutti gli ostacoli, mentre lo Stato dovrà garantire che almeno un istituto per ogni Paese dia un conto anche a chi non può permettersi di sostenere spese bancarie, riducendo i costi al massimo o concedendolo gratuitamente.

Il secondo ambito di intervento riguarda le tariffe di un conto che devono essere trasparenti: le banche avranno quindi l’obbligo di pubblicare un opuscolo con tutti i costi dei maggiori servizi e commissioni, nonché i costi di chiusura del conto, spesso introvabili. E gli Stati dovranno creare un sito web indipendente dove pubblicare tutte le tariffe delle banche in modo da rendere semplice il confronto per il consumatore.

Il terzo punto afferma infine che il cambio di banca deve essere semplice e rapido, quindi la Commissione stabilisce un massimo di 15 giorni per compiere l’operazione e chiede di garantire che tutte le domiciliazioni siano spostate automaticamente nella nuova banca, qualora un cliente decida di cambiare istituto. “Deve essere facile trasferire tutte le operazioni”, ha spiegato il commissario ai consumatori, Tonio Borg, “ad esempio il trasferimento delle domiciliazioni avviene difficilmente e scoraggia i clienti dal cambiare banca”.

.

fonte ilfattoquotidiano.it

PRINT – EMAIL – PDF

Equitalia alza il limite da 20 a 50mila euro. Ora è più facile pagare a rate

https://i0.wp.com/i.res.24o.it/images2010/SoleOnLine5/_Immagini/Norme%20e%20Tributi/2013/05/equitalia-sportello-258.jpg
(Fotogramma)

Equitalia alza il limite da 20 a 50mila euro. Ora è più facile pagare a rate

.

di 8 maggio 2013

.

Si potrà chiedere la rateizzazione dei debiti con il Fisco, con una semplice richiesta, fino a 50mila euro e per 72 rate. Le due nuove agevolazioni concesse per venire incontro ai contribuenti in difficoltà o che preferiscono saldare a rate le cartelle esattoriali sono state annunciate da Equitalia. Nel giro di un anno la società di riscossione ha alzato due volte la soglia per ottenere la rateizzazione “in carta semplice”. Fino al marzo 2012 il limite era fissato a 5mila euro. Poi è stato elevato a 20mila e adesso a 50mila euro.

La novità
Con una richiesta motivata (senza la documentazione richiesta, invece, sopra i 50mila euro) si potrà chiedere, come detto, rate per 72 mesi (6 anni), mentre finora era possibile accedere in via semplificata a un massimo di 48 rate (4 anni).

«La rateizzazione si conferma uno strumento efficace per andare incontro alle esigenze dei contribuenti – ha spiegato Benedetto Mineo, amministratore delegato di Equitalia – Basta pensare che a oggi sono attive circa due milioni di rateazioni per un totale di oltre 22 miliardi di euro. L’obiettivo è rendere il pagamento a rate sempre più rispondente alle esigenze delle persone in modo che possano regolarizzare con più facilità la loro posizione con il fisco».

Per gli importi sopra i 50mila eruo occorrerà invece presentare una serie di documenti aggiuntivi per dimostrare la situazione di temporanea difficoltà (come l’Isee per le persone fisiche; mentre per i soggetti diversi dalle persone fisiche o dai titolari di ditte individuali in regimi fiscali semplificati l’esistenza di una situazione di temporanea e obiettiva difficoltà si valuta mediante l’applicazione di alcuni parametri costituiti dai cosiddetti “indice di liquidità” e “indice alfa”).

In generale Equitalia può concedere il rateizzo delle somme dovute fino a un massimo di 6 anni (72 rate). Se si è chiesto un periodo inferiore si può ottenere una proroga, sempre fino a un massimo di 72 rate, se durante i pagamenti si dimostra il peggioramento della situazione di difficoltà posta a base della concessione della prima rateazione.

L’importo minimo di ogni rata è pari a 100 euro. Ma nella richiesta il contribuente può indicare la preferenza per un piano di dilazione a rate variabili e crescenti, più basse all’inizio nella prospettiva futura di un miglioramento della situazione economica del contribuente.

Chi ha ottenuto la rateazione non è più considerato inadempiente e ha una serie di vantaggia. Oltre a bloccare procedure esecutive può richiedere il Durc (Documento unico di regolarità contributiva) per partecipare alle gare di affidamento delle concessioni e degli appalti di lavori, forniture e servizi. Inoltre, Equitalia non può iscrivere ipoteca nei suoi confronti né attivare qualsiasi altra procedura cautelare ed esecutiva finché si è in regola con i pagamenti.

.

fonte ilsole24ore.com

PRINT – EMAIL – PDF

Cittadinanza, Kyenge: presto un ddl sullo ius soli. Insorge il Pdl

https://i2.wp.com/i.res.24o.it/images2010/SoleOnLine5/_Immagini/Notizie/Italia/2013/05/ceile-Kyenge-lapresse-258.jpg

Cittadinanza, Kyenge: presto un ddl sullo ius soli. Insorge il Pdl, Schifani: Letta intervenga per il bene governo

.

Nuove regole sulla cittadinanza. Un ddl sullo ius soli sarà pronto nelle prossime settimane: lo ha detto il ministro per l’Integrazione, Cecile Kyenge, intervenendo alla trasmissione “In mezz’ora” su Raitre. Come testimonial del diritto alla cittadinanza per chi nasce in Italia, non vedrebbe male la stella del calcio Mario Balotelli, che subito si dice disponibile. Il ministro ha poi ribadito che il reato di immigrazione clandestina va abolito.

«È difficile dire se riuscirò» ha ammesso il ministro rispondendo alle domande di Lucia Annunziata, perché «per far approvare la legge bisogna lavorare sul buon senso e sul dialogo, trovare le persone sensibili. È la società che lo chiede, il Paese sta cambiando». «Bisogna lavorare molto per trovare i numeri necessari» ha aggiunto Kyenge, precisando di non pensare a un eventuale fallimento. Il Pdl dà l’altolà a fughe in avanti. Il presidente dei senatori Renato Schifani, intervistato da SkyTg24, invita il presidente del consiglio Enrico Letta a richiamare i suoi ministri a maggiore cautela quando si parla di temi che non rientrano nel programma di governo.

Schifani: la proposta di Kyenge non rientra nel programma
«Quello che ha detto il ministro Kyenge – spiega Schifani – non rientra nel programma. Credo che sia necessario che in queste ore di avvio delicato» del lavoro dell’esecutivo «il premier spieghi ai propri ministri che una maggiore sobrietà su temi non discussi tra la maggioranza sarebbe auspicabile» altrimenti gli stessi ministri «potrebbero creare nocumento al governo stesso».

Rivedere i Cie , reato di immigrazione clandestina da abrogare
Secondo il ministro, poi, «occorre rivedere la struttura dei Cie (i Centri di identificazione ed espulsione) e lo stato di emergenza» legato agli sbarchi. Occorre «guardare alla direttiva europea che l’Italia ha ratificato in modo sbagliato» anche riguardo alla permanenza di 18 mesi «che devono essere una extrema ratio. La direttiva non chiede all’Italia di mettere nei Cie persone malate, fragili, minori, ma solo persone pericolose o criminali».

Balotelli testimonial? Kyenge: buona idea. Lui: sono disponibile
Coinvolgere il calciatore Mario Balotelli come testimonial di una campagna a favore dello ius soli? Per Kyenge è «una buona idea. Non lo conosco personalmente – ha continuato – so che lui sta subendo atti di razzismo, ma riesce a testa alta a dare un forte contributo all’Italia, che è il nostro Paese». L’attaccante del Milan ha subito replicato con una in una dichiarazione affidata all’Ansa: «Sono sempre disponibile» per la lotta al razzismo e alla discriminazione.

Boldrini: anacronistico no a cittadinanza a figli di immigrati
Secondo la presidente della Camera Laura Boldrini «è anacronistico che i ragazzi figli di immigrati, nati in Italia, non possono ottenere la cittadinanza nel nostro Paese». La presidente della Camera ha ricordato che il capo dello Stato «ha più volte sollecitato la politica per cambiare la legge sulla cittadinanza. Visto il successo che il ritorno al Quirinale di Napolitano ha ottenuto in Parlamento salvo qualche rara eccezione, penso che il Parlamento stesso possa darsi da fare ed ascoltare le parole di Napolitano».

Pdl in ebolizzione. Schifani: Kyenge? No a proclami solitari
Subito le prime reazioni alle dichiarazioni del ministro. «Le opinioni politiche di Cecile Kyenge su cittadinanza e reato di immigrazione clandestina – ha spiegato in una nota Anna Maria Bernini, senatrice e portavoce vicario del Pdl – sono perfettamente legittime se espresse a titolo personale, ma fuori luogo se pronunciate nelle vesti di ministro della Repubblica in un governo di coalizione che vive anche grazie al sostegno del Pdl, e ai suoi voti sui singoli provvedimenti».

No anche dal vicepresidente di Palazzo Madama, Maurizio Gasparri: «La cittadinanza automatica per il solo fatto di nascere in Italia non é praticabile – ha detto -. L’azione del governo deve piuttosto essere volta a far rispettare le leggi vigenti. Una task force che veda interessata anche il ministro Kyenge per verificare la reale condizione dei tanti immigrati presenti in Italia sarebbe un primo passo».

Renato Schifani, capogruppo del Pdl al Senato: «Non si esageri e si usi maggiore cautela anche da parte dei membri del governo. Quello del ministro Kyenge, che annuncia urbi et orbi che il reato di immigrazione clandestina andrebbe abrogato e un ddl sullo ius soli nelle prossime settimane, è soltanto l’ultimo episodio». Schifani ha invitato a evitare «proclami solitari, senza che gli argomenti siano discussi e concordati in un ambito collegiale». «Il ministro Kyenge non fa proclami solitari – ha replicato il deputato del Pd Edoardo Patriarca -. Quanto esprime è da tempo sentito dalla popolazione italiana. Non vorrei che una parte del Pdl esprimesse solo una posizione ideologica».

.

fonte ilsole24ore.com

PRINT – EMAIL – PDF

Lavoro, così cambierà la legge Fornero: dai precari all’apprendistato

https://i2.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/MED/20130505_fornero.jpg

Lavoro, così cambierà la legge Fornero: dai precari all’apprendistato

.

di Giusy Franzese

.

ROMA – Contratti a termine con minori vincoli, apprendistato più semplice, politiche attive di reinserimento più efficaci. Sono questi i tre capitoli della legge Fornero che la nuova squadra del ministero del Lavoro ha intenzione di modificare al più presto. Le prime riunioni interne si terranno già all’inizio della prossima settimana e a giorni dovrebbe partire anche la convocazione delle parti sociali per un iniziale giro di orizzonte. L’obiettivo sarà trovare il giusto equilibrio tra le esigenze dei lavoratori a non essere precari a vita e quello delle imprese ad avere la necessaria flessibilità.
Detta così sembra un percorso in discesa. In realtà sappiamo per esperienza che sul concetto di ”giusto equilibrio”, anche recentemente, le parti si sono scontrate più volte. Qualche avvisaglia è già arrivata. «Togliamoci dalla testa l’idea che un pezzo di flessibilità in più dovrebbe determinare chissà quali risultati» ha avvertito l’altro giorno il leader della Cgil, Susanna Camusso, reclamando «più risorse».

BLOCCARE L’EMORRAGIA

Probabilmente allentare un po’ le maglie di alcune norme non porterà a massicce campagne di assunzioni. Però resta un dato di fatto: in tempi di recessione l’aver introdotto maggiori vincoli non solo non ha aiutato, ma ha frenato. E quindi è bene e opportuno cambiare le cose che sul campo si è già visto che non funzionano. «Cercheremo di bloccare l’emorragia della disoccupazione giovanile perché è l’incubo che attanaglia le nostre famiglie» è la promessa del premier Letta. Il Piano per il Lavoro del governo si dividerà in due fasi. Nella prima ci si concentrerà sulle modifiche normative a costo zero (dato che tra sospensione Imu, blocco dell’aumento Iva, rifinanziamento cig in deroga, esodati e rinnovi contratti ai precari della Pubblica amministrazione, già si dovrà raschiare il fondo del barile). Solo successivamente alla chiusura della procedura Ue di infrazione per deficit eccessivo, partirà la seconda fase con defiscalizzazioni, incentivi per i nuovi assunti, riduzione del cuneo fiscale.

CONTRATTI A TERMINE

Due gli aspetti sui quali si pensa di intervenire: la diminuzione dell’intervallo di tempo tra un rinnovo e l’altro; il causalone. La legge Fornero ha allungato da 10 giorni a due mesi l’intervallo per il rinnovo dei contratti di durata fino a 6 mesi, e da 20 giorni a tre mesi per quelli più lunghi. Al tavolo con le parti sociali si vedrà di quanto è opportuno accorciare l’intervallo. Poi c’è il causalone, ovvero l’obbligo da parte del datore di lavoro di specificare il motivo per cui ha preferito assumere con contratto a termine anziché a tempo indeterminato. La riforma Fornero consente la non giustificazione (tecnicamente ”acausalità”) solo per il primo contratto a tempo determinato. L’idea è quella di allargare le maglie. Non si interverrà invece, sull’aliquota contributiva aggiuntiva dell’1,4% che rende più onerosi i contratti a termine.

APPRENDISTATO

Verranno modificati i maggiori vincoli introdotti dalla riforma Fornero, a partire dall’obbligo imposto all’impresa di stabilizzare il 50% (30% fino al 2015) degli apprendisti per poterne utilizzare di nuovi.

LA RICOLLOCAZIONE

Solo il 2,7% dei giovani tra i 18 e i 29 anni trova lavoro tramite i centri per l’impiego pubblici, che sono gestiti dalle Province. E anche nei confronti dei lavoratori più anziani che perdono il posto, il collocamento pubblico non riesce a svolgere efficacemente il ruolo di riqualificazione e collegamento tra domanda e offerta. Il governo punta a riordinare e potenziare i centri per l’impiego, dandogli più risorse (attingendo ai fondi europei) e più personale (con la mobilità tra enti locali).

.

fonte ilmessaggero.it

PRINT – EMAIL – PDF

La festa delle famiglie arcobaleno, la sinistra ora riparta da qui

https://i1.wp.com/static2.blog.corriereobjects.it/lepersoneeladignita/wp-content/blogs.dir/7/files/2013/05/famiglie-arcobaleno.jpg

La festa delle famiglie arcobaleno, la sinistra ora riparta da qui

.

di Monica Ricci Sargentini

Amnesty International, il Coordinamento Genitori Democratici, Famiglie Arcobaleno e Legambiente, associazioni attive da anni sui temi della famiglia, dell’educazione e dell’ambiente si ritroveranno oggi domenica 5 maggio, per festeggiare la V Festa delle famiglie e la II Giornata Internazionale per l’uguaglianza tra le famiglie.  La Festa delle famiglie si propone di essere un’ occasione di aggregazione tra le realtà più diverse, unite nel condividere una visione aperta, rispettosa e progressiva della famiglia, dell’educazione, dell’ambiente, della società. L’iniziativa coinvolge nove città in Italia (Ferrara, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Roma, Torino e Venezia) e complessivamente 16 paesi di tre continenti. Qui potrete trovare il programma delle iniziative previste in Italia. Per l’occasione abbiamo deciso di ospitare una riflessione sulla famiglia e la sinistra di Tommaso Giartosio, esponente delle Famiglie Arcobaleno e padre di due figli con il suo compagno Franco

*

di Tommaso Giartosio

Famiglia e sinistra non vanno d’accordo? Storicamente è stato senz’altro così. Progressismo ha significato per secoli lotta contro lo status quo, cioè contro le tre classiche istituzioni: Dio, Patria, e Famiglia. Le battaglie di libertà hanno preso a bersaglio il potere del patriarca che domina moglie e figli dal suo posto accanto al focolare. Le battaglie politiche hanno puntato sul familismo amorale e sulla tirannide di un’élite endogamica, quasi un’unica stirpe tentacolare.

Certo, i diversi rami del socialismo e del femminismo storico contrapponevano a queste immagini odiose una versione idealizzata e paternalista, per esempio la buona famiglia proletaria del vecchio PCI. Esisteva una mitologia parallela. Ma le cose sono definitivamente cambiate con gli anni Sessanta-Settanta. Sono arrivate le leggi sull’aborto, sul divorzio, sul nuovo diritto di famiglia. È arrivata una nuova cultura libertaria che criticava l’istituto famigliare: una cultura diffusa in cui contava la tardiva assimilazione di Freud e dell’antropologia, più ancora che la critica radicale avanzata da Laing e Bourdieu.

Da allora, il lessico politico della sinistra non ha più trovato spazio per la famiglia. Non è che l’abbia veramente demolita. Per affetto o per impotenza, si è limitato a considerarla con sufficienza. Una vecchia icona nazionalpopolare che si può tranquillamente conservare al suo posto senza prenderla troppo sul serio. Così la sinistra si è impegnata sul tema soprattutto quando l’ha usata come testa di turco contro la destra. Una destra che, bisogna dirlo, non defletteva dai tracciati dell’immaginario tradizionalista più vieto: battendosi ad esempio contro il “divorzio breve”, quell’istituto che in tutto il resto d’Europa già esiste da decenni e si chiama semplicemente “divorzio”.

In che modo la sinistra è riuscita a ignorare così la famiglia? Relegandola al privato (mentre i conservatori ne facevano un simbolo da proiettare nell’arena pubblica con il Family Day). Forse la spinta è stata proprio l’eccessiva politicizzazione del privato avvenuta nei paraggi del ’68. Ma di fatto la famiglia è divenuta ciò di cui si parla meglio tacendo. Alcuni dei più bei film italiani degli ultimi decenni, da La famiglia di Scola a La stanza del figlio di Moretti, sono capolavori dell’emozione trattenuta, della ragione inerme, del silenzio. Tanto che la sovrapposizione di famiglia e privato è divenuta parte di un senso comune.

Eppure non è sempre stato così. Del mito fondativo della Repubblica fanno parte storie straordinarie di famiglie che sono luoghi di elaborazione politica e civile: i Gobetti, i Croce-Craveri, i Ginzburg di Lessico famigliare. Famiglie che non si rannicchiano attorno ai loro affetti – che pure esistono e sono forti – ma fanno del loro legame un’alleanza per ripensare la realtà.

Sembrano esempi molto lontani, certo. Ma forse qualcosa sta cambiando. Pensate per esempio al genere del memoriale famigliare: mai come in questi anni esso è servito a trasmettere valori di impegno civile. Dobbiamo ringraziare i figli delle vittime del terrorismo o della criminalità organizzata: Mario Calabresi, Benedetta Tobagi, Eugenio Occorsio, Maddalena Rostagno, Umberto Ambrosoli, Giovanni Impastato, Giovanni Tizian.

Un altro segnale in controtendenza è la Festa delle Famiglie. Si tratta di un piccolo happening organizzato da diversi anni da Famiglie Arcobaleno, l’associazione dei genitori omosessuali. Essendo uno degli organizzatori posso ammettere francamente che all’inizio non era niente di che, una faccenda di picnic nel parco e sculture di palloncini. Ma ultimamente l’evento sta crescendo in modo inatteso. Nel 2012 si è svolto in sette città italiane, in partnership con Legambiente. Quest’anno, per la V edizione, le città diventano nove (nel contesto di una Giornata Internazionale per l’Uguaglianza tra le Famiglie che prevede eventi in sedici paesi). Ma soprattutto, al rapporto con Legambiente si aggiungono ora quelli con Amnesty International e con il Coordinamento Genitori Democratici, la principale voce dell’associazionismo familiare progressista (tra i fondatori c’è Gianni Rodari). Altri interlocutori si avvicinano in modo per ora estemporaneo, partecipando a singoli eventi: Nati per Leggere, che promuove la lettura ad alta voce ai bambini; e gli scout laici del CNGEI a Milano, i Giovani Genitori a Torino, il Centro per le Famiglie a Ferrara, Famiglie per Mano a Palermo, DueCon a Napoli…

Alcuni di questi nomi diranno poco o niente. La galassia degli organismi che si occupano della promozione culturale, sociale, sanitaria, giuridica delle famiglie reali (e non della difesa d’ufficio della Famiglia Naturale) è frammentata, sfuggente. Un sintomo della vecchia difficoltà di cogliere, in ambito progressista, i confini di un discorso realmente condiviso sulla famiglia. È davvero sorprendente che questa realtà friabile si sia ricompattata attorno alle istanze della comunità gay. Una minoranza che nel nostro Paese ha sempre avuto difficoltà a trovare alleati (e infatti non ha ottenuto quasi nulla sul piano legislativo), e che probabilmente non si aspettava certo di reperirne nel mondo dell’associazionismo famigliare.

Certo, il tema è urgente ed è comprensibile che stimoli all’azione. I bambini con genitori omosessuali sono oggettivamente privi di tutele legali e di sostegno culturale. Occorre far sì che, anche in caso di separazione della coppia gay, entrambi i genitori siano tenuti a garantire la continuità affettiva e economica; occorre che la scuola e la società riconoscano piena dignità alle loro famiglie d’origine o ricostituite. Ma è interessante anche ciò che sta accadendo attorno a questo a problema oggettivo. L’universo progressista era sempre stato diffidente verso la famiglia in quanto costruzione ascritta, necessitata, incatenata ai vincoli di sangue. Le famiglie arcobaleno ora ci ricordano (ma era una strada già aperta dall’adozione e dalle seconde nozze) che questi nuclei possono essere straordinari motori di cambiamento perché sono frutto delle nostre scelte, della nostra capacità creativa, della nostra libera assunzione di responsabilità.

Forse da qui può partire a sinistra una nuova politica delle famiglie. Al plurale.

.

fonte lepersoneeladignita.corriere.it

PRINT – EMAIL – PDF

LIBERTA’ D’INFORMAZIONE – Sulla gazzarra contro Yoani Sánchez a Perugia, a mo’ di chiosa…

https://i0.wp.com/www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2013/04/yoani-300x2253.jpg

Sulla gazzarra contro Yoani Sánchez a Perugia, a mo’ di chiosa…

Se Yoani Sánchez è stata bravissima a costruire la propria immagine come una sorta di Biancaneve dell’opposizione anticubana, chi può essere così stupido da travestirsi da strega cattiva? Chi può minimamente pensare che uno solo dei presenti al Festival del Giornalismo potesse simpatizzare per chi si presentava come aggressore rispetto all’aggredita?

.

di

.

Ci sono poche cose insopportabili più del “come volevasi dimostrare”. Eppure… Già lo scorso 5 aprile avevo avvisato (dissociandomene senza malintesi possibili) dell’atto di ripudio contro Yoani Sánchez, puntualmente verificatosi in occasione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia.

Avevo ingenuamente offerto in alternativa la mia disponibilità a tenere a Perugia un seminario universitario sulla figura dello scomparso presidente venezuelano Hugo Chávez, che studio da molti anni e sul quale ritengo di aver molto da dire, sulla recente campagna elettorale, che ho vissuto in prima persona a Caracas, su Nicolás Maduro, che ho avuto occasione di conoscere proprio nel mio ultimo viaggio, magari arricchendolo con le mille conversazioni con amici cubani sulle difficili riforme nell’isola. Cose complesse, non contenibili in slogan, come non è contenibile in slogan lo iato tra la storia della Cuba di oggi, pienamente parte del processo integrazionista latinoamericano e quella dei vetero-procubani a prescindere. Questi pretenderebbero che Cuba non cambiasse mai in un revanscismo uguale e contrario a quello dei banditi amici di Yoani che stanno a Miami. La differenza è che i primi sono innocui e a Yoani fanno gioco permettendole di passare da vittima. I secondi sono pericolosissimi come testimoniò il caso di Fabio di Celmo, l’italiano assassinato a Cuba e per l’assassino del quale nessun governo italiano si è mai degnato di chiedere l’estradizione.

Hanno preferito cancellare il seminario. Smaniavano per l’atto di ripudio, che noia un’occasione di condivisione di conoscenza. E così si sono fatti il loro spettacolino retrò a base di “yankee go home” offrendo un pessimo servizio innanzitutto alla Rivoluzione cubana, che può fare a meno di tali pasdaran che ne umiliano la complessità e le persistenti ragioni per riproporre una stantia contrapposizione frontale dalla quale Cuba in ogni modo tenta di sfuggire e che riesce perfino a far fare bella figura ad un personaggio opaco come Yoani Sánchez. Io ovviamente ero già lontano da Perugia, nonostante qualche disinformatore antilatinoamericano abbia provato diffamatoriamente a chiamarmi in causa.

Se Yoani Sánchez è stata bravissima a costruire la propria immagine come una sorta di Biancaneve dell’opposizione anticubana, chi può essere così stupido da travestirsi da strega cattiva? Chi può minimamente pensare che uno solo dei presenti al Festival del Giornalismo potesse simpatizzare per chi si presentava come aggressore rispetto all’aggredita? Neanche l’ultimo dei miei studenti in scienze della comunicazione sarebbe stato così grossolano come i contestatori di Yoani. Neanche il più dogmatico dei difensori cubani della rivoluzione poteva pensare che fosse utile a quella causa il solo fumo del sospetto di voler mettere a tacere Yoani. Chi ha dato il passaporto a Yoani se non il governo cubano? Anche induttivamente come vi salta in mente di impedirle di parlare? Bisognerebbe essere addentro a certi dibattiti, alle sofferte riflessioni di un Abel Prieto e di decine di intellettuali cubani sulla voglia di aprire, di liberare, anche il sistema mediatico e il dramma delle difficoltà di farlo rispetto ad un nemico che resta pericolosissimo.

Rispetto alla cappa oppressiva della disinformazione e della propaganda mainstream contro il grande continente progressista, che contributo credevano di dare i protagonisti della gazzarra della Sala de’ Notari? Rispetto alla verità su quella Yoani che Ruggero Po di Radio Rai chiama “Olgiata Habanera”, la ricca signora che fa la dissidente negandosi al telefono e facendo rispondere dalla cameriera credono di avere aggiunto qualcosa? È così che pensate di diffondere informazione contro-egemonica? Sarà il destino cinico e baro il responsabile del fatto che le vostre istanze siano del tutto marginali?

Risultano -e chiudo- particolarmente tristi ed irricevibili le critiche al Festival Internazionale del Giornalismo e ad Arianna Ciccone. Non è forse la rassegna perugina ad aver rotto lo scorso anno il neo-maccartismo italiano contro Gianni Minà che ho potuto intervistare nella bella cornice del Teatro del Pavone facendone uno degli eventi chiave del Festival 2012? Arianna Ciccone andava bene lo scorso anno e invece è una nemica del popolo quest’anno? Ma per favore!

Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it

.

fonte gennarocarotenuto.it

PRINT – EMAIL – PDF