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Franca Rame, ultimo saluto al Piccolo. I milanesi in coda per l’abbraccio a Fo

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Franca Rame, ultimo saluto al Piccolo.
I milanesi in coda per l’abbraccio a Fo

Il Nobel accoglie i tanti cittadini che si sono messi in coda nella storica sede del Piccolo per salutare l’attrice. “Quante donne – dice – Franca sarebbe felicissima. Tra un mese il suo testamento civile”

Franca Rame, ultimo saluto al Piccolo. I milanesi in coda per l'abbraccio a Fo

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Seduto su una sedia, vicino alla bara coperta da una sciarpa rossa, Dario Fo accoglie i cittadini in visita alla camera ardente al Piccolo Teatro Grassi, in via Rovello a Milano, per porgere l’ultimo saluto a Franca Rame, morta nella sua casa di corso di Porta Romana all’età di 84 anni. Il premio Nobel sorride, si intrattiene con tutti ed è accompagnato dal figlio Jacopo. E’ colpito dall’affluenza, in particolare da quella femminile: “Non ho mai visto tante donne tutte insieme, Franca ne sarebbe felicissima, ha detto più volte che al suo funerale ne avrebbe volute tante, vestite di rosso”. E, rivolgendosi a chi gli fa notare che ci vorrebbero tante donne come lei, ha aggiunto: “Me ne basterebbe un’altra”.  “Tra un mese circa – ha detto anche – sarà pubblicato il testamento civile che stava scrivendo Franca”.

La coda per rendere omaggio all’attrice va via via allungandosi. Tra loro ci sono Antonio Di Pietro, fondatore dell’Italia dei Valori, partito nel quale Rame fu eletta senatrice (“è una delle poche cose buone che ho fatto”), l’attore Cochi Ponzoni (“un altro pezzo di Milano che se ne va. Un grande dolore per una donna insostituibile”) e l’ex ballerina Carla Fracci (“ha rappresentato una forza straordinaria per la difesa di questo paese”). Milly Moratti, uscendo dalla camera ardente, ha dichiarato: “Dobbiamo trovare casa all’archivio di Franca e farne un vera fabbrica del teatro per le generazioni che verranno. Sono tante le cose che stava ancora facendo”.

L’attore Moni Ovadia ha ricordato la passione civile: “E’ stata una delle più grandi donne della storia repubblicana, un paradigma di passioni civili, perchè la passione che aveva per il teatro era la stessa che aveva per la politica, e Franca l’ha pagata di persona. Il nostro è un paese che starnazza di moderazione, ma pratica la ferocia”.

Quando la camera ardente è stata aperta, alle 9 del mattino, c’erano già 200 persone in coda. Le porte rimarranno aperte per 22 ore, anche durante la notte, in modo da lasciare a tutti la possibilità di portare il proprio saluto a una donna che è stata il simbolo di tante battaglie civili, in teatro e in città. Ancora Fo: “Abbiamo anche ricevuto una corona grandissima da parte del Presidente della Repubblica Napolitano”. Dopo la sosta in via Rovello, il feretro verrà portato allo Strehler, in largo Greppi, per la cerimonia laica: “La mia non sarà una commemorazione funebre, ma un commiato” ha spiegato Fo che riesce anche a concedersi una battuta scherzosa: “Restiamo ancora mezz’ora”, perchè se continua così “finisco all’obitorio. Non riesco più a stringere mani”.

Il luogo scelto per la camera ardente non è casuale: è qui che la coppia si è conosciuta e si è innamorata. Prima dell’ingresso, il teatro espone le locandine di alcuni spettacoli che l’attrice ha rappresentato su quel palcoscenico nel corso della su lunga carriera: Sesso? Grazie, tanto per gradire, Grasso è bello e Mistero Buffo, insieme a Fo. (30 maggio 2013)

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APPROFONDIMENTI

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fonte milano.repubblica.it

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RITRATTI – ‘Il grande cuore di Franca’, di Monica Lanfranco

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fonte immagine politica24.it

Il grande cuore di Franca

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di | 29 maggio 2013

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Per chi appartiene alla generazione degli anni ‘60, per chi ha fatto politica e attivismo a sinistra e nei movimenti delle donne Franca Rame è stata prima di tutto una voce, e un corpo. La sua parole scandite con voce arrochita nei teatri italiani, la sua presenza scenica potente, pure nella strabordante preminenza di quella del suo compagno Dario Fo sono vivissime nella mente di chi ebbe la fortuna di ascoltarle.

Quelle parole, in particolare: la sua testimonianza di stupro. Con un coraggio straordinario Franca Rame dette voce a tutte le donne violentate, in tempi in cui ancora poco si parlava di stupro. Calcò la mano sulla matrice dell’odio maschile verso di lei, verso il suo corpo di donna, che in quel caso veniva da uomini fascisti che la odiavano perché comunista, ma riuscì a mettere in luce, forse per la prima volta in modo chiaro e preciso, che la violenza sul suo corpo andava oltre il disprezzo politico: era la punizione scelta nei suoi confronti perché era una donna, prima di tutto, e una donna la si violenta per distruggerla, mortificarla, annullarla. Un messaggio per lei, e per le altre. Tutte.

Ascoltai quel monologo a Genova, in un teatro periferico perché erano tempi nei quali la proposta Fo/Rame non poteva calcare le scene dei teatri accreditati dai salotti buoni. Lo stupro di Franca, raccontato da lei pubblicamente nonostante le minacce di morte ricevute dai suoi aguzzini, diventato un pezzo di storia dolorosa del percorso della libertà delle donne italiane, oggi viene per fortuna rilanciato attraverso i social media e la rete, e va condiviso e proposto nelle scuole, così come anche il documentario Processo per stupro, che la Rai trasmise a ora tarda scatenando le ire di mezzo paese.

Il monologo di Franca Rame non fu sempre accolto, anche a sinistra, con benevolenza: accanto infatti all’ovvia acredine fascista, che si rovesciò su di lei giubilando perché una “cagna comunista era stata giustamente punita” ci fu chi stigmatizzò il suo “eccesso femminista”: Franca Rame andava bene finché stava in ombra a fianco del grande Dario, ma quando si mise in prima fila con quell’outing ruppe, anche a sinistra, un tabù.

In un’intervista che ebbi la fortuna di farle proprio dopo quella esibizione genovese mi disse, lei che era stata violentata da squadristi di destra: ”La violenza sulle donne non ha colore, è fatta sulla donna perché è una donna. E viene da ogni parte.”

Una affermazione, allora come ora, di enorme coraggio e lucidità.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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Franca Rame, il Tg2 chiede scusa per il servizio offensivo

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Franca Rame, il Tg2 chiede scusa per il servizio offensivo

Il Tg2 corre ai ripari. Su Franca Rame manda in onda un servizio in cui si ricorda lo stupro fascista. E chiede scusa per primo servizio offensivo

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redazione globalist.it
mercoledì 29 maggio 2013 20:57

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Il Tg2 si è sbrigato a correre ai ripari. Dopo il servizo offensivo denunciato da Globalist, ha cambiato strada, facendo un servizio più oculato, attento alla verità storica, che citava lo stupro fascista soprattutto. E senza riferimenti all’avvenenza di Franca suggestivamente messa in rapporto con la feroce violenza.

Il Tg2 della sera ha chiesto anche scusa per il servizio di Carola Carulli, spiegando ai telespettatori che a qualcuno era sembrato involontariamente offensivo. Diciamo che è buono che siano arrivate le scuse, ma è immaginabile che la responsabilità di un servizio così sbagliato, allusivo, omertoso e lontano dalla verità storica nons ia soltanto l’autrice. E che qualcuno abbia una responsabilità più grande perché direttiva.

Le inopportune dichiarazioni di Marcello Masi – Il direttore del Tg2, Marcello Masi, esprime da parte sua «rammarico per il fatto che qualcuno possa solo immaginare che ci sia qualsiasi giustificazione a ogni forma di violenza nei confronti delle donne e in particolare di Franca Rame, che ha segnato la mia crescita umana. Mi vergogno per quelli che pensano una cosa del genere».

Vergognandosi per quelli che hanno pensato una cosa del genere, Masi probabilmente voleva riferirsi a Globalist, ossia al sito che ha sollevato il caso e che non sta molto simpatico al direttore del Tg2, non fosse perché – unici – lo abbiamo sbeffeggiato mentre imperterrito mandava in onda a spese del servizio pubblico la sua cara Michela Vittoria Brambilla, che ha battuto il record di presenze con la scusa dei cani.

Peccato però che Masi, poco accorto almeno quanto la Carulli, abbia sostanzialmente detto che si vergogna di quelle migliaia e migliaia di persone che avendo visto e sentito quanto andato in onda hanno protestato, si sono indignati e hanno chiesto che fatti simili non accadano più. Masi, quindi, si vergogna della stragrande maggioranza di coloro che hanno avuto la sventura di vedere quel servizio del Tg2.

Salvo poi essere costretto (da viale Mazzini?) a chiedere pubblicamente scusa. E allora Masi ci spiegherà se si vergogna così tanto di noi e dei suoi telespettatori, perché ha dovuto scusarsi? O non farebbe prima a vergognarsi per quello che dolosamente o colposamente è uscito dal suo Tg? Peccato. Un vero peccato. Ammettere l’errore e chiedere scusa è un gesto coraggioso, anche perché tutti possiamo sbagliare. Invece il nostro ha voluto esternare, tanto che noi, adesso, ci vergognamo della sua vergogna. (Globalist).

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fonte globalist.it

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Facebook, stop violenza alle donne: utenti e investitori contro il sessismo

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fonte immagine adland.tv

Facebook, stop violenza alle donne:
utenti e investitori contro il sessismo

Troppi contenuti pieni di “odio mediatico” verso l’universo femminile, con immagini esplicite e ironia greve. Proteste online e inserzionisti che abbandonano. E Palo Alto decide per il giro di vite: più controlli e utenti denunciabili in caso di pubblicazione di materiale offensivo

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TROPPI contenuti misogini mascherati da vignette e battute da bar. Tante bacheche e gruppi con immagini e testi eloquenti con donne picchiate e brutalizzate, condite da ironie rozze. E Facebook decide di rivedere, secondo alcuni dopo troppo tempo, le linee guida sulla pubblicazione di contenuti (qui il comunicato ufficiale, in inglese). Facebook ha rimosso i messaggi incriminati, anche se diversi contenuti risultavano in un primo momento come “non offensivi”, rimanendo online. E quindi dubbi e proteste non si sono interrotte.

L’intervento sui termini di servizio arriva sicuramente perché le proteste, dirette e indirette (su Twitter c’è l’hashtag #fbrape) si erano fatte pressanti. Attivisti dei gruppi inglesi Everyday Sexism Project e l’americano WAM! hanno denunciato quanto i contenuti palesemente misogini di alcune pagine del social con migliaia di mail e decine di migliaia di tweet. Ma anche perché oltre agli utenti indignati, a premere sul social network ci sono gli investitori, quei big spender di cui Fb non puà fare a meno, come Nissan e Unilever. Che hanno deciso di sospendere le loro inserzioni pubblicitarie su Facebook dopo che le loro campagne sono apparse vicino a post offensivi, soprattutto contro le donne. Un risultato dovuto all’algoritmo che fa comparire gli annunci a seconda delle preferenze dell’utente. Ma di certo le aziende non vogliono comparire in pagine come “Violentare per divertimento” e “Mi piaceva per il suo cervello”, che contiene agghiaccianti foto di donne con la testa rotta.

Al di là del marketing, c’è una questione annosa che coinvolge il social network su questi temi. Da Fb hanno lungamente risposto: “Se non vi buttano fuori da un bar per una battuta pesante, allora non verrete neanche espulsi da Facebook”. Ma evidentemente si è andati troppo oltre. E da Palo Alto hanno ammesso, in un comunicato ufficiale, di aver sottovalutato l’insidia del cosiddetto “hate speech”, ovvero “odio mediatico”, che nell’avversione alle donne trova uno degli esempi più diffusi e deprecabili. Cambieranno le regole per chi pubblica contenuti, ci sarà maggior controllo e i titolari dei contenuti saranno denunciabili, probabilmente direttamente dal social network.

Un giro di vite necessario, dal punto di vista dell’opportunità sociale, ma anche economico.  Come rivela il Financial Times per Facebook è un momento fondamentale e  deve riuscire a controllare i contenuti che vengono pubblicati per evitare che finiscano vicino a inserzionisti con una reputazione da difendere. Nei primi tre mesi del 2013 il gruppo californiano ha generato ricavi di 1,46 miliardi di dollari, con un aumento del 38% rispetto allo stesso periodo dello stesso anno soprattutto grazie all’implementazione di nuovi strumenti che permettono agli inserzionisti di indirizzare le loro pubblicità ai singoli utenti. (29 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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INCREDIBILE TG2 SULLA RAME – “Usava la bellezza fisica finché fu stuprata.” E tace sui violentatori fascisti

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Usava la bellezza fisica finché fu stuprata: incredibile Tg2 sulla Rame

Nel ritratto dell’attrice il Tg omette di dire che i violentatori erano fascisti. E racconta la vicenda in modo ambiguo, come se Franca si fosse cercata lo stupro.

Desk
mercoledì 29 maggio 2013 19:05


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Prima l’omissione della morte del generale genocida e fascista argentino Videla, notizia ignorata. altrimenti bisognava parlare dei crimini dei golpisti.

Oggi, nel ricordo di Franca Rame, l’incredibile (anzi, fin troppo credibile) omissione del fatto che la grande attrice fosse stata stuprata dai fascisti. Perché al Tg2 parlare di fascisti non si può. Probabilmente disturebbbe troppo i nuovi piccoli editori di riferimento, tra i tanti contorcimenti e riposizionamenti della testata, nel nobile esercizio di salvare le chiappe a rischio.

Anzi, nell’ambiguità del racconto è parso anche che l’attrice si fosse in qualche modo cercata lo stupro per l’uso della sua bellezza fisica. Alla faccia di tutte le campagne contro il femminicidio e la violenza sulle donne.

E sì, perché nel servizio mandato in onda nell’edizione delle 13 e firmato da Carola Carulli (vagamente tendenzioso, ma su questo torneremo poi…) c’è un cenno alla terribile esperienza dell’attrice, violentata dopo essere stata sequestrata. Ma non una parola su chi e perché: era una comunista impegnata politicamente e i fascisti – sobillati da alcuni settori dell’Arma dei carabinieri che li proteggevano – vollero darle in quel modo una lezione. Tanto che l’ineffabile giornalista ha detto: “Finché il 9 marzo del 1973 fu sequestrata e stuprata. Ci vollero 25 anni per scoprire i nomi degli aggressori, ma tutto era caduto in prescrizione”. Chi erano questi aggressori e perché? Silenzio del Tg2, hai visto mai che alla vigilia del ballottaggio per il sindaco di Roma si dia fastidio ad Alemanno?

Peccato, perché il Tg2 ha perso una grande occasione per raccontare davvero la biografia di una grande attrice politicamente impegnata e che ha sempre pagato di persona le sue scelte.

Ma invece nel pezzo tendeziosetto e giustificazionista si diceva testualmente: “Una donna bellissima Franca, amata e odiata. Chi la definiva un’attrice di talento che sapeva mettere in gioco la propria carriera teatrale per un ideale di militanza politica totalizzante; chi invece la vedeva coma la pasionaria rossa che approfittava della propria bellezza fisica per imporre attenzione. Finché il 9 marzo del 1973 fu sequestrata e stuprata. Ci vollero 25 anni per scoprire i nomi degli aggressori, ma tutto era caduto in prescrizione”.

Nella parte del “complimento” la sua passione è stata definita “totalizzante”. Totalizzante? All’anima del complimento di chi l’amava… Nell’altra si parla di una ammaliatrice rossa.

Ma è triste il “finché” con il quale è stato collegato il primo passaggio a quello successivo. E’ stata una “che approfittava della propria bellezza fisica per imporre attenzione finché…”. Finché? Ma stiamo scherzando? La giornalista (e meno male che è una donna) vuole forse dire che se l’è andata a cercare? Che siccome aveva usato la bellezza fisica (il che tra l’altro è un falso) aveva provocato la reazione? Oppure la giornalista ha una vaga idea dell’italiano e di come si comunemente legge il suo “finché” e farebbe meglio a riconsegnare il tesserino? E poi stuprata da chi? Di ignoti violentatori prescritti. Perché dire fascisti non si può. Parlare dei mandanti (all’interno dei carabinieri) giammai. Meglio il finché.

Proprio un bel ricordo degno del Tg2: in parte censurato (il ruolo dei fascisti) in parte tendenzioso (totalizzante) in parte perfino giustificativo dello stupro (finché).

Ad maiora. Avvertiteci quando morirà Priebke. Ci aspettiamo una bella frasetta del tipo: nella Capitale ci fu una attività armata dei partigiani “finché” dopo l’attentato di via Rasella i nazisti…

In conclusione solo una domanda: avete uno specchio a casa?

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fonte globalist.it

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E’ morta Franca Rame. Era simbolo di lotta per diritti delle donne

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Morta Franca Rame, aveva 84 anni. Era simbolo di lotta per diritti delle donne

Tra dicembre 2011 e marzo 2012, con il marito Dario Fo, ha riportato in scena ‘Mistero buffo’ in una serie di spettacoli nel nord Italia. Il 19 aprile dello scorso anno era stata colpita da un ictus e ricoverata d’urgenza al policlinico di Milano

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di | 29 maggio 2013

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E’ morta a Milano l’attrice Franca Rame. Nata a Parabiago nel 1929, avrebbe compiuto 85 anni il prossimo 18 luglio. Accanto a lei il marito Dario Fo e il figlio Jacopo. Per il fattoquotidiano.it aveva scritto di sé: “Sono nata in una famiglia con antiche tradizioni teatrali, maggiormente legate al teatro dei burattini e delle marionette. Ho debuttato nel mondo dello spettacolo appena nata e nel 1950, assieme ad una delle sorelle, ho lavorato nella rivista con Marcello Marchesi. Nel 1954 ho sposato Dario Fo, con cui quattro anni dopo, ho fondato la Compagnia Dario Fo-Franca Rame. Nel 1968, sempre al fianco di Dario, ho abbracciato l’utopia sessantottina fondando il collettivo ‘Nuova scena’ dal quale, dopo aver assunto la direzione di uno dei tre gruppi in cui era diviso, mi sono separata per divergenze politico-ideologiche insieme a Dario: ciò porterà alla nascita di un altro gruppo di lavoro, detto ‘La comune’, con cui ho interpretato spettacoli di satira e di controinformazione politica anche molto feroci. Sempre con Dario ho sostenuto l’organizzazione ‘Soccorso rosso militante’. A partire dalla fine degli anni anni ’70, ho partecipato al movimento femminista e ho iniziato a interpretare testi di mia composizione. Nel 1971 ho sottoscritto l’appello pubblicato sul settimanale L’Espresso contro il commissario Luigi Calabresi. Nel marzo del 1973, sono stata rapita da esponenti dell’estrema destra e ho subito ogni tipo di violenza. Il reato contestato ai miei aguzzini è andato in prescrizione dopo 25 anni”.

Sul nostro sito “Lettere d’amore a Dario” – Nella sua biografia per il blog sul nostro sito, inaugurato nel luglio 2010, Franca Rame ripercorre le tappe della sua vita. Dalla nascita in una famiglia di artisti, all’amore per Dario Fo, passando per l’imprescindibile impegno politico e a favore dei diritti delle donne. Sempre per il fattoquotidiano.it aveva scritto “Lettere d’amore a Dario in cui l’attrice racconta se stessa: “Quando ero piccola avevo un pensiero che mi esaltava: morire – scriveva – Quando morirò? Com’è quando si muore? Come mi vestirò da morta?”. Un lungo racconto in prima persona: “A volte mi stendevo sul lettone di mamma: aspettavo che qualcuno mi venisse a cercare e si spaventasse…scoppiando in singhiozzi. “E’ mortaaa! Franchina è mortaaaaa?!” E tutti a corrermi intorno piangendo…”. Poi il salto nel presente: “Ora siamo nel 2013. Da allora sono passati molti anni. Sono arrivata agli 84 il 18 luglio. Faremo una bella festa tutti insieme”. Poi un’affettuosa descrizione del figlio Jacopo: “Era un bimbo molto curioso e pensoso. Chiedeva sempre: e cosa vuol dire questo e perché no. Una volta, aveva 5 anni, gli chiesi: “Che fai Jacopino?”. “Do da mangiare al vento…”. Ero un po’ preoccupata”. Il racconto delle nipotine, delle feste estive a Cesenatico e un tocco di poesia quando Franca racconta di un dialogo immaginario con una stella, “una stella delle Brigate rosse”: “Sono tanto triste perché sono disoccupata. Ho perso il mio lavoro – dice l’attrice alla stella. Sono felice di aiutare Dario che è il MIO TUTTO, curare i suoi testi, prepararli per la stampa, ma mi manca qualcosa… quel qualcosa che non mi fa amare più la vita”. E quel qualcosa è il teatro. Infine, la conclusione: “Caro Dario tutto quanto ho scritto è per dirti che se non torno in teatro muoio di malinconia“.

L’ultima battaglia politica: via gli impresentabili dal Pd – Il 16 gennaio scorso, poco prima delle elezioni politiche, Franca Rame lancia un appello dalla colonne de Il Fatto Quotidiano: “Via gli impresentabili dal Pd“. Ex senatrice dell’Italia dei valori dal 2006 al 2008 (“Lasciai non condividendo gli orientamenti governativi”, spiegò), Franca chiede ai dirigenti del Partito democratico, in primis all’allora segretario Pier Luigi Bersani, di “cancellare dalle liste dei candidati i nomi degli “indegni”: condannati, imputati, indagati, portatori di conflitti d’interesse e amici degli amici, soprattutto in Campania e in Sicilia”. “Spero che oggi – l’auspicio finale – cari dirigenti del Pd, voi prendiate decisioni che piacciono agli italiani. Pensateci bene. Altrimenti sarà guerra fredda, perché sarete voi (e non Ingroia o Grillo) a far vincere Berlusconi”.

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Enzo Jannacci e Franca Rame tra affetto e ironia

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Nel 1973 il rapimento e lo stupro Il 9 marzo del 1973 Franca Rame viene rapita da esponenti dell’estrema destra e subisce violenza fisica e sessuale. Quell’episodio – rievocato nel 1981 con il monologo “Lo stupro” – invece di fiaccarla dà nuovo vigore al suo impegno politico. Nel 2009 scrive, sempre con il marito Dario Fo la sua autobiografia intitolata ‘Una vita all’improvvisa. Tra dicembre 2011 e marzo 2012, con Fo, ha riportato in scena ‘Mistero buffo‘ in una serie di spettacoli nel nord Italia. Il 19 aprile dello scorso anno era stata colpita da un ictus e ricoverata d’urgenza al policlinico di Milano.

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fonte ilfattoquotidiano.it

fonte immagine ‘franca rame’ team1omega4austria.wordpress.com

fonte immagine ‘rose’ metello.com

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Fantastico 1988- Franca Rame: Lo Stupro 1a parte

FrancaRameVideo FrancaRameVideo

Caricato in data 17/nov/2008

Franca Rame:un introvabile video di Fantastico 1988 con Adriano Celentano in cio la grande attrice recita il suo famoso brano Lo Stupro. Sconvolse allora mezza Italia.

Fantastico 1988- Franca Rame: Lo Stupro 2a parte

Palma d’oro a “La vie d’Adele”, storia di un amore lesbo / VIDEO: Cannes – “La vie d’Adèle” d’Abdellatif Kechiche

“La vie d’Adèle” d’Abdellatif Kechiche

ARTE ARTE

Pubblicato in data 23/mag/2013

http://cannes.arte.tv
Adèle, lycéenne, se cherche. Une scolarité normale, des amis, la période de la découverte de l’amour. Attirée par les filles, elle a du mal à l’assumer. Peur d’être marginalisée, elle n’ose pas se voir telle qu’elle est. Tiré de la bande dessinée “Le bleu est une couleur chaude” de Julie Maroh, le dernier film d’Abdellatif Kechiche a provoqué l’émotion sur la Croisette. Cette histoire d’amour entre deux jeunes femmes défraye la chronique et va faire couler beaucoup d’encre. Le reportage de Manu Dantas.

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CANNES 2013 : Adèle Exarchopoulos / La Vie d’Adèle – Chapitre 1 et 2

MisterEmma MisterEmma

Pubblicato in data 25/mag/2013

Je vous invite à rencontrer la révélation de ce 66ème Festival de Cannes : Adèle Exarchopoulost. Elle sublime le film La Vie d’Adèle – Chapitre 1 et 2 et évince toutes ses concourrentes au titre d’interprétation féminine.

La vie d’Adèle (extrait)


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Pubblicato in data 23/mag/2013

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Palma d’oro a “La vie d’Adele”, con un amore lesbo

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CANNES –È con una tenera, quanto esplicita, storia d’amore lesbo di una quindicenne che scopre lentamente la sua sessualità che il regista franco-tunisino Abdellatif Kechiche ha fatto il pieno di premi al festival di Cannes, conquistando con il suo film una Palma d’oro eccezionalmente divisa con le due giovani attrici protagoniste. Il regista del cinema sociale, in odor di documentario ne ‘La Vie d’Adelè, tocca corde molto sentite nella Francia di oggi e senza dubbio è fortemente d’attualità. Dai lunghi dialoghi con le sue coetanee fino al sesso rappresentato in maniera realistica, tra nudità e gemiti. Adele (Adele Exarchopoulos) è una ragazzina di quindici anni come tante che va a scuola, partecipa alle manifestazioni studentesche e si lancia in mille chiacchiere su tutti gli argomenti possibili con le sue amiche. Arriva per lei la prima esperienza eterosessuale con un ragazzo, ma è stranamente attratta da una sconosciuta dai capelli blu e non capisce neppure perchè. Dopo una prima esperienza lesbo con una compagna di scuola, conoscerà con la ragazza dai capelli blu che si chiama Emma (Lea Seydoux) il vero amore passionale e intimo.

Da qui una storia piena di sesso esplicito (non si erano mai viste tante lunghe immagini di orgasmi lesbo, di sfregamenti e variazioni nell’amplesso), ma anche di amore pieno e passionale. Il film, che è un omaggio a Marivaux – e che sarà distribuito in Italia da Lucky Red – non manca anche di riferimenti colti anche perchè Emma è un’artista contemporanea che rivendica una certa cultura a differenza della naive Adele. E così frasi come ‘l’esistenza precede l’essenzà di Sartre diventa ‘l’orgasmo precede l’essenzà o ancora, in quanto a considerazioni filosofiche «l’orgasmo femminile è mistico» rispetto a quello maschile.

Tra amplessi, lamenti, promesse e discorsi di amore eterno, anche la storia tra la dolce Adele ed Emma arriva alla fine. Le scadenze sono proprio quelle delle coppie eterossessuali: un tradimento non perdonato, la rottura e poi un reincontrarsi che non porta a una vera riappacificazione. Tornando alle immagini hard del film sembra che il regista abbia usato un teleobbiettivo per non creare un’imbarazzante presenza sul set. Questo, come appunto è accaduto, ha creato una veridicità nelle scene di sesso ancora più autentica. Il film, accolto alla proiezione stampa da applausi, aveva conquistato subito la critica francese guadagnando un record: ben 11 palme su il daily di Le film francais. Un record assoluto che vale per qualsiasi film di qualsiasi nazionalità. Resta da capire quanto questo sia potuto pesare sulla giuria internazionale anche perchè il film è esattamente l’opposto di quelli nello spirito del presidente Steven Spielberg. Ovvero non è per nulla familiare, è terribilmente parlato e ha anche scene di sesso lesbo lontane mille miglia da ET.

Questo il Palmares del 66/mo festival di Cannes: – Palma d’oro: LA VIE D’ADELE di Abdellatif Kechiche e, in via eccezionale, anche alle due protagoniste del film, Lèa Seydoux e Adèle Exarchopoulos. – Grand Prix: INSIDE LLEWYN DAVIS di Ethan e Joel Coen – Regia: Amat ESCALANTE per il film Heli – Giuria: TALE PADRE, TALE FIGLIO di Hirokazu Kore-Eda – Attore: Bruce DERN per Nebraska di Alexander Payne – Attrice: Berenice BEJO per Il Passato di Asghar Farhadi – Sceneggiatura: Jia ZANGH KE per A touch of Sin – Palma d’oro per il miglior cortometraggio: SAFE di Byong- Gon Menzione speciale a 37/o 4S dell’italiano Adriano Valerio e a LE FJORD DES BALEINES di Whale Valley – Camera d’or (migliore opera prima): ILO ILO di Anthony Chen (dalla Quinzaine).

Lunedì 27 Maggio 2013 – 16:44
Ultimo aggiornamento: 19:49
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CONDANNATA DALLA VANITA’ – Voleva un bel sedere, ha perso gambe e braccia

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fonteimmagine collegecandy.com

«HO PAGATO PER LA MIA VANITA’»

Voleva un bel sedere, ha perso gambe e braccia

Una donna americana si è fatta fare iniezioni di silicone da un ciarlatano. Violenta reazione allergica, poi l’amputazione

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di Margherita De Bac

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Condannata dalla vanità o dalla superficialità con cui ha voluto il ritocco? Poco importa oggi a Apryl Michelle Brown analizzare le sue colpe e ricostruire il maledetto percorso che l’ha condotta a un passo dalla morte. Amputata di braccia e gambe per aver cercato di ringiovanire e rialzare i glutei con la medicina estetica. Voleva vedersi più bella e assumere forme sinuose. Invece oggi si ritrova ridotta a un manichino, come appare nelle foto impietose pubblicate da alcuni giornali stranieri. Questa americana di colore, 46enne, madre di due figli, di Los Angeles, ha commesso l’errore di rivolgersi al mercato nero, per spendere di meno. E’ finita nelle mani di un ciarlatano che, spacciandosi da specialista, le ha infilato del silicone nelle parti da rimodellare. Risultato, quattro anni di ricoveri in ospedale e, come ultima complicanza, un’infezione terribile che le ha praticamente messo fuori gioco la circolazione sanguigna di mani e piedi rendendo necessari tagli di parti del corpo. Michelle è viva per miracolo.

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VANITA’ FATALE – La sua storia è stata riportata da diverse testate giornalistiche: «Ho pagato per la mia vanità», si è incolpata. E ancora: «Non me la posso prendere con nessuno se non con me stessa. Desidero che la mia esperienza sia conosciuta per evitare altre vittime. Le donne devono conoscere quali pericolosi corrano quando inseguono la bellezza. Non sapevo a cosa andassi incontro. Pensavo mi avrebbero fatto delle iniezioni inoffensive che avrebbero corretto i miei glutei imperfetti». La persona che ha per sempre rovinato la sua esistenza le aveva assicurato che avrebbe utilizzato silicone innocuo. Invece si trattava di plastica per uso industriale e non medicale. Un po’ come le protesi al seno dell’azienda Pip, di fabbricazione francese, impiantate in centinaia di migliaia di donne nel mondo. Poi si scoprì che contenevano materiale non garantito.

«DOLORI ATROCI» – Certo, quello di Michelle Brown è un caso estremo. «Subito dopo le prime iniezioni ho sentito che qualcosa non andava ma non ho avuto il coraggio di rivolgermi a un medico. Il bruciore aumentava. Ho avuto una reazione allergica che ha sconvolto la mia vita. Dolori atroci. Desideravo farla finita per non soffrire più. I chirurghi mi proposero l’amputazione di gamba e braccia. Non avevo scelta». Situazioni lontane anni luce dal pianeta Italia. Da noi i precedenti di donne morte dopo interventi di chirurgia plastica sono limitati e comunque non riguardano operatori «ciarlatani» ma medici che hanno operato in centri non attrezzati per garantire la massima sicurezza nell’eventualità di un’emergenza.

«PLUMPING PARTY» – Enrico Robotti, presidente di Sicpre, la società italiana di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica non sembra avere dubbi: «Negli Stati Uniti e nei Paesi anglosassoni hanno preso piede i cosiddetti plumping party. Occasioni dove personaggi che si spacciano da esperti promettono alle donne miracoli con infiltrazione di silicone ai glutei. Parte anatomica che sta molto a cuore alle signore afro americane. Non ho mai sentito nulla di simile in Italia ed escludo che esistano fenomeni del genere». Ha mai visto pazienti con problemi causati da silicone iniettato? «Sì, ho visto riempitivi in eccesso iniettati nelle cosce – ammette Robotti – ma si trattava di signore dell’est che non erano state trattate in Italia». Qual è la tecnica più sicura per rimodellare i glutei? «Esiste una chirurgia che utilizza protesi di silicone regolarmente autorizzate. Devono però essere applicate da mani esperti perché possono causare problemi ad esempio al nervo sciatico. Un’ottima alternativa è il lipofilling. Le zone vuote o da rimodellare vengono riempite da grasso tolto da altre parti del corpo dove ce ne è in eccesso>.

27 maggio 2013 | 20:31

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fonte corriere.it

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Tunisia, una campagna per liberare Amina. “Non mi fermerò, sconfiggeremo il sessismo”

RaiNews24 RaiNews24

Pubblicato in data 19/mag/2013

Amina, la “femen tunisina” che ha pubblicato sue foto a seno nudo in segno di protesta, è stata arrestata a Kairouan in Tunisia. L’intervista alla giovane di Cristina Mastrandrea.

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Tunisia, una campagna per liberare Amina.
“Non mi fermerò, sconfiggeremo il sessismo”

E’ ancora in carcere la giovane attivista femminista protagonista di una clamorosa fuga dalla famiglia che l’aveva punita per le foto a seno nudo. Fermata per “prevenire atti immorali”, ora rischia da 6 mesi a 5 anni di detenzione. Per lei si mobilitano associazioni e in sua difesa scende una famosa avvocatessa militante. Lei, in una nuova intervista per RaiNews24, rilancia il suo appello a rompere i tabù imposti alle donne nel mondo arabo

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di CRISTINA MASTRANDREA

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Amina Tyler è di nuovo reclusa, questa volta in una prigione tunisina. Dopo la pubblicazione delle sue foto a seno nudo, che le erano costate la fatwa dell’Imam Adel Almi, era stata imprigionata dalla famiglia per circa un mese. Il giorno della sua fuga eravamo riusciti ad intervistarla e a farci raccontare il dramma di quel giorno, quando è stata portata vai da un caffè del centro, e rinchiusa in casa dai suo stessi famigliari e sedata con psicofarmaci. Il giorno stesso sono partita nuovamente per Tunisi dove l’ho incontrata e ho realizzato l’intervista che andrà in onda integralmente questa sera alle 20.30 su RAI News 24. Un’intervista in cui racconta la sua esperienza e lancia un appello alle donne, soprattutto alle giovani arabe: “Io non mi fermerò ma voi dovete continuare ad andare avanti. Dobbiamo iniziare questa guerra contro il sessismo, e noi la vinceremo, perché le donne sono forti”.

“La Tunisia è un paese civile dove le donne sono libere” questa è la frase che Amina Tylerm, la Femen tunisina, voleva scrivere su una bandiera il 19 maggio scorso, giorno in cui è stata arrestata a Kairouan. Amina era andata a Kairouan per sfidare i salafiti e portare il suo messaggio al Congresso del movimento salafita estremista, legato Al Qaeda, che doveva aver luogo quel giorno a Kairouan ma che poi il governo tunisino non ha autorizzato.

Amina si trovava davanti alla grande moschea della città, dove su un muretto ha scritto il suo “tag”: “Femen”. Immediatamente un gruppo di abitanti di Kairouan ha iniziato ad inveire contro di lei, urlando: “vattene” vattene tu  no sei musulmana”. La polizia è intervenuta scortandola fino alla camionetta che l’ha portata via. Fino a sera Amina era solo in stato di fermo preventivo, fino a quel momento non era stata accusata di nulla, poi le cose sono precipitate e il Procuratore della Repubblica ha emesso un mandato di arresto a suo carico. “Una decisione politica per alleviare la tensione e contenere la collera degli abitanti di Kairouan” suppongono gli avvocati di Amina.

L’avvocato, Souheib Bahri, sentito ieri al telefono conferma che l’unica accusa a suo carico, al momento, è la detenzione di uno spray antiaggressione paralizzante che la ragazza portava sempre con sé per difendersi dai salafiti e da eventuali altri aggressori. Lo spray, per la legge tunisina rientra nella detenzione di ordigni esplosivi illegali. “Probabilmente un’altra accusa seguirà il giorno dell’udienza”, dice l’avvocato di Amina, “per ora rischia  dai da 6 mesi a 5 anni di carcere”. Souheib Bahri domani presenterà domanda di scarcerazione fino all’udienza fissata per il 30 maggio a Kairouan.

La ragazza al momento si trova nella sezione del carcere di Sousse in un reparto dedicato alle donne, “le sue condizioni di detenzione sono normali”, dice l’avvocato, ma “lei è depressa” e si augura che venga accolta la richiesta di scarcerazione e di essere liberata già domani.

Il Ministro dell’Interno, lo stesso giorno dell’arresto, in un comunicato affermava che “Amina è stata arrestata perché sul punto di fare un gesto immorale”. Affermazione che fa intervenire immediatamente gli avvocati che sottolineano che non si possono punire le persone per delle intenzioni.

Al fianco di Amina si è schierata l’Associazione delle donne democratiche tunisine ( ATFD) ed è pronta a difenderla  in caso violazione dei diritti umani. La famiglia – con cui nel frattempo la giovane ha riallacciato i rapporti – si pone anch’essa in difesa della figlia e ha nominato una nota avvocatessa tunisina, Radhia Nasraoui, militante, femminista e famosa per aver lottato per la difesa dei diritti umani e contro la tortura. Forse qualcosa si sta muovendo anche a livello di società civile e forse l’arresto di Amina farà nuovamente discutere i tunisini anche sui metodi di carcerazione preventiva che fanno ricordare spettri ancora troppo vicini per essere facilmente dimenticati. (26 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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SCONVOLGENTE – Il fidanzato della sedicenne di Cosenza: l’ho bruciata ancora viva

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Fabiana Luzzi, la sedicenne accoltellata e bruciata viva dal ‘fidanzatino’ Domenico Morrone – fonte immagine net1news.org

La confessione al termine di un lungo interrogatorio

Il fidanzato della sedicenne di Cosenza: l’ho bruciata ancora viva

“Era ancora viva quando le ho dato fuoco”. E’ la sconvolgente rivelazione fatta agli inquirenti dal sedicenne reo confesso dell’omicidio della fidanzata coetanea a Corigliano Calabro

Il luogo dove è stato ritrovato il corpo della ragazzaIl luogo dove è stato ritrovato il corpo della ragazza

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Cosenza, 26-05-2013

“Era ancora viva quando le ho dato fuoco”. E’ la sconvolgente rivelazione fatta agli inquirenti dal sedicenne reo confesso dell’omicidio della fidanzata coetanea a Corigliano Calabro.

Il ragazzo ha raccontato i particolari dell’omicidio al pm della Procura di Rossano durante l’interrogatorio avvenuto nella notte. “Le ho dato una coltellata, Fabiana è morta e quindi ho deciso di bruciare il cadavere”.

E’ crollato ieri pomeriggio il sedicenne studente coriglianese accusato di avere ucciso e carbonizzato in un casolare abbandonato la fidanzatina Fabiana Luzzi, un anno piu’ giovane di lui, provando poi a nasconderne il cadavere in una vegetazione molto fitta poco lontana dal rudere. Ha raccontato tutto al termine di un lungo interrogatorio condotto dai carabinieri cittadini e dal pm di Rossano, Maria Vallefuoco, che lo ha sentito su delega della procura dei minori di Catanzaro. Magistrati e carabinieri lo hanno messo sotto torchio dopo averlo fatto tornare dal Centro grandi ustionati di Brindisi dove era stato trasportato venerdi’ sera, quando s’era presentato nell’ospedale di Corigliano con ustioni al volto e alle mani. Aveva raccontato ai medici d’essersele provocate sistemando lo scooter, ma gli investigatori, allertati dai sanitari, non ci avevano creduto, anche perche’ nelle stesse ore i genitori di Fabiana ne denunciavano la scomparsa poiche’ la quindicenne, che il 13 giugno ne avrebbe compiuti 16, non era tornata a casa dopo la scuola.

Ieri il sedicenne ha provato a depistare le indagini, spiegando d’essere stato aggredito da alcuni giovani, di cui ha pure indicato i nomi, per uno sgarro. Ma le verifiche immediatamente eseguite dai militari non hanno trovato riscontri alle sue parole. Cosi’ in serata, incastrato dalle evidenze e dalle contraddizioni della sua ricostruzione, ha raccontato tutto fornendo pure le indicazioni sul luogo, una contrada di campagna alla periferia di Corigliano, dove aveva abbandonato il corpo della povera Fabiana.

Il sedicenne ha raccontato d’esserla andata a prendere a scuola con lo scooter venerdi’ mattina per parlarle e chiarire l’ennesima lite provocata dal travagliato rapporto tra adolescenti che c’era tra loro. Poi, pero’, la situazione e’ degenerata arrivando al dramma nella stradina appartata poco lontano dall’istituto tecnico commerciale frequentato da Fabiana. Corigliano, paesone di 40 mila anione della costa ionica cosentina, stamattina ‘e’ svegliato sconvolto per quanto accaduto.

Fabiana, ultima di quattro figlie avute dal padre in due matrimoni, era conosciuta in paese, cosi’ come il suo fidanzatino. Gia’ ieri sera, quando sono cominciate e circolare le prime indiscrezioni su quanto successo, prima i compagni di scuola della ragazzina e poi anche altri cittadini s’erano radunati dinanzi alla caserma della compagnia carabinieri, ma il presunto assassino era gia’ stato trasferito in un altro luogo. Stamattina molta gente e’ assiepata dinanzi all’abitazione della ragazza.

Nella notte il sedicenne e’ stato sottoposto a fermo i polizia quale indiziato di delitto per omicidio volontario, ma non e’ escluso che le evidenze investigative possano portare a galla anche la premeditazione. Nelle prossime ore il provvedimento dovra’ essere confermato dal tribunale dei minori. Pare che nel primo pomeriggio di venerdi’, attorno alle 14:30, una compagna di Fabiana abbia incontrato il suo fidanzato, notandolo in uno stato alterato. Il ragazzo gli avrebbe chiesto dove fosse Fabiana.

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fonte rainews24.it

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