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Ilva, il governo incontra le parti sociali «Risanamento e continuità produttiva». Resta l’ipotesi commissariamento

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Ilva, il governo incontra le parti sociali
«Risanamento e continuità produttiva»
Resta l’ipotesi commissariamento

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ROMA – Il sottosegretario alla Presidenza Filippo Patroni Griffi ha convocato una riunione tecnica sull’Ilva a Palazzo Chigi con i ministri dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, dell’Ambiente, Andrea Orlando, del Lavoro, Enrico Giovannini, e con i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Confindustria.

Risanamento e continuità produttiva.
«Al tavolo è emersa una unità di intenti volta ad assicurare risanamento ambientali e continuità produttiva. Il governo ora è impegnato a individuare lo strumento più efficace per conseguire questi due obiettivi nel rispetto delle decisioni della magistratura», ha spiegato al termine dell’incontro il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Filippo Patroni Griffi. «Si sta lavorando per giungere quanto prima alla soluzione, la decisione ci sarà prima del 5 giugno», quando è convocata l’assemblea dei soci dell’Ilva, ha detto il segretario confederale della Cisl Luigi Sbarra, al termine della riunione a Palazzo Chigi.

Orlando.
«Stiamo lavorando ad una norma primaria che riparta dall’elemento del commissariamento evocato dalla legge 231, in cui non è ben definito», ha spiegato il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando escludendo comunque un decreto per il Cdm di venerdì. «Non è un intervento semplice, ci sono elementi di incompiutezza nella normativa attuale», ha sottolineato aggiungendo che «è fondamentale raggiungere gli obiettivi di ambientalizzazione che fino ad oggi non sono stati raggiunti».

Zanonato.
La soluzione allo studio per l’Ilva potrebbe essere o un commissario unico o un commissario ad acta solo per il risanamento ambientale, ha detto il ministro dello sviluppo Flavio Zanonato a Radio24. «O un commissario unico o l’azienda continua a gestirsi e il governo decide di farsi il risanamento con un commissario ad acta. Bisogna vedere qual’è la soluzione che funziona meglio», ha aggiunto il ministro, sottolineando che «si tratta di affrontare problemi che hanno un carattere di unicità» e quindi «occorre una norma legislativa, cioè un decreto che diventerà legge. Si sta ragionando su questo, a me interessa una soluzione che funzioni».

Il ministro ha ribadito la necessità che «a pagare deve essere chi ha inquinato». «L’Ilva per produrre acciaio adesso è un’azienda che funziona. Ma nel tempo ha inquinato e continua ad avere degli standard nella produzione che creano dei problemi ed è su questo che bisogna agire», ha spiegato Zanonato, ricordando che i campi minerari si estendono su 70 ettari, quasi come 100 campi da calcio, «una tettoia che copra tutto è un’opera unica, un’opera immensa». Zanonato ha quindi ricordato che domani dopo il cdm c’è un tavolo, già fissato da tempo, al Ministero sulla siderurgia. «Non è un’intenzione del Governo aumentare l’Ilva, è una cosa decisa dal precedente Governo e per disattivarla servono 4 miliardi o di nuove entrate o di tagli o di una miscela delle due. Su questo Saccomanni sta lavorando, cercando di costruire una proposta», ha aggiunto Zanonato, esprimendo l’auspicio che ci riesca: «spero di sì».

La petizione.
Gli operai della ‘Cellula di Rifondazione Comunista’ dell’Ilva di Taranto, con la federazione tarantina di Rifondazione Comunista, intanto hanno deciso di avviare una raccolta di firme per chiedere la nazionalizzazione dell’azienda, il risanamento dello stabilimento di Taranto, la difesa dei livelli occupazionali, il controllo da parte dei lavoratori e della società civile sul processo di riqualificazione degli impianti e di bonifica del territorio e il potenziamento dei presidi sanitari locali.

Giovedì 30 Maggio 2013 – 12:54
Ultimo aggiornamento: 17:59
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Dal crowdfunding per pannelli solari al telelavoro: buone notizie!, di Jacopo Fo

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Bimbi lanciano crowdfunding per installare il fotovoltaico a scuola dal sito greenme.it

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Dal crowdfunding per pannelli solari al telelavoro: buone notizie!

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di | 10 maggio 2013

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Nella Carolina del Nord, Stati Uniti, gli alunni di una classe elementare di Durham, utilizzando la piattaforma online di crowdfunding Kickstarter, sono riusciti a finanziare l’installazione di 6 pannelli solari fotovoltaici sul tetto della scuola e di una microturbina eolica in giardino. In totale “i bambini” autoproducono 1 Kwh di energia elettrica rinnovabile. Solo per questo meriterebbero il 6 politico!
Anche in Italia abbiamo fatto qualcosa di simile: nel 2011 i genitori degli studenti della Scuola Longhena di Bologna hanno finanziato i pannelli fotovoltaici sul tetto dell’istituto con un risparmio sulla bolletta energetica pagata dal comune compreso tra i 3.000 e i 4.000 euro all’anno.

In Francia invece la Federazione nazionale Tennis raccoglie palline da tennis usate e le ricicla per costruire nuovi campi da gioco. Solo nel 2013 ne hanno già raccolte 900.000 e in estate costruiranno 10 nuovi campi da tennis. Avete in casa 40-50mila palline da tennis che non usate più? Potete farvi un campo di 100 mq gratis!!!

Con 105 voti a favore e 44 contrari lo Stato del Connecticut, Usa, ha approvato il bando della vendita di oltre 100 tipi di fucili da guerra. Vietata anche la vendita dei maxi-caricatori con più di 10 colpi. Anche lo stato di New York e il Colorado hanno approvato regolamenti simili. Tutti dopo l’ennesima strage.

A Palermo il 4 aprile il Comune ha votato a favore dell’acqua pubblica. L’Amap, l’ente che gestisce il servizio idrico integrato, passa da S.p.a ad Azienda speciale (ente di diritto pubblico).

A Torino invece il Comune sta sperimentando il telelavoro. E’ la prima volta di un ente pubblico italiano. 20 le impiegate, tutte donne, coinvolte nella sperimentazione. Lavorano da casa via computer e si recano in ufficio un giorno alla settimana. Solo per i costi della mensa il comune risparmia qualcosa come 33mila euro all’anno.

Nell’edizione 2013 della World’s Most Ethical (Wme) Companies, una classifica stilata dall’Ethisphere Institute, ente americano di ricerca sulle buone pratiche aziendali, per la prima volta compare anche un’azienda italiana: la Illy Caffè, premiata per la sostenibilità del prodotto e la responsabilità sociale aziendale.

Grande Paolo! Direttore dell’ufficio vendite di un residence in costruzione a Lazzeretto, nel Comune di Cerreto Guidi, provincia di Firenze, qualche giorno fa ha colto in flagrante un ladro che stava rubando negli appartamenti. Lo ha bloccato e mentre aspettavano l’arrivo dei carabinieri il ladro ha raccontato la sua storia: 54enne di Pistoia, ex giardiniere oggi disoccupato, era alla ricerca di rame da rivendere per arrotondare i 250 euro di assegno mensile che riceveva. Paolo Pedrotti ha sporto denuncia contro l’uomo e poi gli ha offerto un lavoro come giardiniere. “Non appena mi contatterà, o lui o il suo avvocato, ci metteremo d’accordo per iniziare la collaborazione”.

Per finire annunciamo che Bill Gates, quello di Microsoft, ha creato una borsa di studio da 100mila dollari per chi riuscirà a inventare il preservativo hi-tech del futuro. Dovrà avere una porta Usb.

Da Cacao – Il quotidiano delle Buone Notizie Comiche di Jacopo Fo, Simone e Gabriella Canova, Maria Cristina Dalbosco.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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Ue, solo 15 Stati dicono stop ai pesticidi-killer delle api. L’Italia vota contro

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Ue, solo 15 stati dicono stop a pesticidi-killer api

Italia vota contro. Commissione, moratoria 2 anni

29 aprile, 20:03

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BRUXELLES – Sara’ la Commissione europea a introdurre il divieto di utilizzare per due anni alcuni pesticidi-killer per la sopravvivenza delle api. Lo hanno indicato fonti qualificate all’Ansa precisando che il Comitato Ue di appello riunitosi a Bruxelles non ha espresso una maggioranza contraria alla proposta della Commissione: 15 stati hanno votato a favore, 7 con l’Italia contro, 4 le astensioni.

Il no dell’Italia e’ legato all’introduzione da parte di Bruxelles di nuovi divieti per i ‘trattamenti foliari’. La Commissione europea, pur proponendo lo stesso approccio per lottare contro la moria della api, ha tuttavia esteso la proposta iniziale con una serie di condizioni piu’ restrittive nell’applicazione delle misure. Interventi, si apprende da fonti comunitarie, che hanno oggi indotto l’Italia a votare contro nel Comitato europeo di appello mentre, il 15 marzo scorso, nel precedente Comitato di esperti europei, aveva votato a favore della proposta della Commissione europea.

Interventi, si apprende da fonti comunitarie, che hanno oggi indotto l’Italia a votare contro nel Comitato europeo di appello mentre, il 15 marzo scorso, nel precedente Comitato di esperti europei, aveva votato a favore della proposta della Commissione europea.

A favore quindi del pacchetto di interventi, aggiungono le fonti, si sono pronunciati Belgio, Bulgaria, Danimarca, Germania, Estonia, Spagna, Francia, Cipro, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Olanda, Polonia, Slovenia e Svezia.

Contrari, oltre all’Italia, Regno Unito, Ungheria, Austria,Portogallo, Romania e Slovacchia. Si sono astenute, Grecia, Irlanda, Lituania e Finlandia.

GREENPEACE, E’ UN ALTRO PASSO AVANTI
Il voto europeo sul bando temporaneo di tre pesticidi nocivi per la salute delle api ”e’ un altro passo verso il bando parziale dei pestici killer delle api e ci dice chiaramente che esiste una forte determinazione a livello scientifico, politico e civile a sostenere il bando. Adesso la Commissione deve fermare immediatamente l’uso di questi pesticidi, il primo passo per proteggere colture ed ecosistemi”. L’esortazione arriva da Greenpeace, secondo cui ”qualunque tentennamento significherebbe cedere di fronte alle pressioni di giganti come Bayer e Syngenta”. ”Il declino delle api e’ uno degli effetti piu’ visibili e inequivocabili del fallimento dell’agricoltura di stampo industriale, che inquina l’ambiente e distrugge i migliori alleati degli agricoltori, gli insetti impollinatori”, afferma Federica Ferrario, responsabile della campagna Agricoltura sostenibile di Greenpeace Italia. ”E’ ora di smettere di incentivare pratiche agricole intensive basate sull’uso della chimica, per investire, invece, nello sviluppo di un’agricoltura di stampo ecologico e sostenibile sul lungo periodo”.

LEGAMBIENTE E UNAAPI, ORA COMMISSIONE UE FORMALIZZI MORATORIA
“Salutiamo positivamente la notizia dell’esito della votazione del comitato Ue sulla moratoria di due anni su tre tipi di pesticidi dannosi per molti insetti e in particolare per le api. Nonostante l’Italia sia tra i paesi che hanno votato contro questa decisione, per motivi legati alla maggiore regolamentazione dell’uso di queste molecole, stimiamo positivamente il fatto che il voto a favore espresso dalla maggioranza dei paesi membri corrisponda all’opinione più diffusa tra i cittadini e gli operatori del settore europei”. I presidenti di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, e dell’associazione degli apicoltori Unaapi, Francesco Panella, commentano così la notizia sui pesticidi-killer che arriva da Bruxelles. “Adesso – affermano – attendiamo fiduciosi la formalizzazione della moratoria da parte della Commissione europea”.

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fonte ansa.it

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Ciclisti, pedoni, pendolari, associazioni: il 4 maggio a Milano per la Mobilità Nuova

Ciclisti, pedoni, pendolari, associazioni: il 4 maggio a Milano per la Mobilità Nuova
(fotogramma)

Ciclisti, pedoni, pendolari, associazioni:
il 4 maggio a Milano per la Mobilità Nuova

Lo slogan è “l’Italia cambia strada”. La manifestazione rilancia un anno di iniziative nate dai 20mila al Colosseo con #Salvaicicillisti la scorsa estate e chiede una legge per garantire un nuovo modo di spostarsi (compreso il treno) e preservare l’ambiente. Ben 160 le sigle che hanno aderito, da Legambiente alla Fiab fino a SlowFood, Touring e Libera

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di MANUEL MASSIMO

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“Prossima fermata Milano Mobilità Nuova”. Non si tratta dell’annuncio di una nuova stazione della metropolitana, ma della chiamata a raccolta per la manifestazione nazionale indetta dalla Rete della Mobilità Nuova: “pedali, pedoni e pendolari” s’incontreranno il 4 maggio alle 14.30 in piazza Duca d’Aosta a Milano (Stazione Centrale) per promuovere un nuovo modello di spostamento, incentrato sulle persone e non sulle auto, attraverso lo slogan “l’Italia cambia strada”. All’iniziativa, lanciata in Rete nelle scorse settimane con diverse campagne sui social network, hanno aderito oltre 160 sigle di associazioni, ong, comitati e movimenti nazionali e locali.

Sono tante le realtà che hanno sposato la causa della Mobilità Nuova: l’associazione ecologista Legambiente, il movimento #salvaiciclisti, l’Uisp (Unione italiana sport per tutti), la Fiab (Federazione italiana amici della bicicletta); SlowFood, Coldiretti, Touring Club Italiano; l’associazione dei Mobility Manager Euromobility, il Ciufer (Comitato italiano utenti ferrovie nazionali) e numerosi comitati di pendolari dei treni regionali. Aderisce alla manifestazione del 4 maggio anche Libera (Associazioni, nomi e numeri contro le mafie).

Cambiare il modo di spostarsi è necessario per preservare l’ambiente, oltreché la salute dei cittadini e i conti pubblici, come spiegano gli organizzatori dell’iniziativa: “L’Italia ha ipotecato il futuro delle opere pubbliche e della mobilità approvando progetti per nuove autostrade e nuove linee ad alta velocità ferroviaria che costeranno complessivamente 130 miliardi di euro, offriranno ulteriori occasioni di business alla malapolitica e alla criminalità organizzata, sottrarranno al Paese territorio e bellezza spesso senza offrire un servizio migliore alla collettività”.

Per chiedere concretamente alla politica di “cambiare strada”, il 4 maggio a Milano partirà la raccolta di firme per presentare in Parlamento una legge di iniziativa popolare: per imporre un cambio di direzione nell’allocazione delle risorse pubbliche destinate ai trasporti. L’obiettivo dichiarato è quello di raggiungere un milione di adesioni. Attualmente, come riportano i dati di Legambiente, per soddisfare la domanda di mobilità del 2,8 per cento delle persone e delle merci (è questa la quota di spostamenti quotidiani superiori ai 50 chilometri, ndr) si impegna il 75 per cento dei fondi pubblici destinati alle infrastrutture del settore.

Lo Stato destina invece soltanto il restante 25 per cento agli interventi per le aree urbane e per il pendolarismo, dove si muove il 97,2 per cento della popolazione, puntando spesso sulla costruzione o l’ampliamento di nuove strade per le auto private senza incentivare il trasporto collettivo o quello non motorizzato. Il binomio “auto + alta velocità”, insomma, secondo i promotori della Mobilità Nuova va ridimensionato a favore di un nuovo modo di spostarsi sulle strade: camminando (+ pedoni); andando in bici (+ pedali); utilizzando la rete del trasporto pubblico locale e della rete ferroviaria (+ pendolari); e, infine, ricorrendo solo in ultima analisi all’auto privata (da sostituire, dove possibile, da car sharing, car pooling e taxi).

Grazie a un accordo con le Ferrovie dello Stato, tutti coloro che vorranno partecipare alla manifestazione di sabato 4 maggio e arriveranno a Milano in treno avranno diritto a uno sconto del 40 per cento sul prezzo del biglietto. Le modalità con cui richiedere il codice sconto saranno disponibili nei prossimi giorni sul sito www. mobilitanuova. it nella sezione blog. Tutti in carrozza, si parte: “Prossima fermata Milano Mobilità Nuova”. (23 aprile 2013)

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fonte repubblica.it

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No Muos a Niscemi, scontri e denunce attivisti sulle antenne, l’ira degli Usa

No Muos a Niscemi, scontri e denunce attivisti sulle antenne, l'ira degli Usa
La protesta sulle antenne di Niscemi

No Muos a Niscemi, scontri e denunce
attivisti sulle antenne, l’ira degli Usa

Sette attivisti si sono introdotti nel territorio della base di telecomunicazioni e quattro di loro si sono arrampicati sulle antenne. Condanna dell’ambasciata americana: “Messi a rischio manifestanti e soccorritori, azione da condannare”. Tre poliziotti feriti negli scontri

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NISCEMI – Un’invasione – pacifica – ma pur sempre un’invasione, del territorio americano. Gli scontri tra manifestanti e polizia. L’ira dell’ambasciata americana e sette denunciati. E’ stata una giornata di tensione sul Muos, il maxi radar della marina militare americana in costruzione a Niscemi, in provincia di Caltanissetta. Stamattina  gli attivisti no Muos hanno violato la zona off limits e quattro di loro si sono arrampicati su una delle 46 antenne presenti all’interno per opporsi all’installazione del sistema di comunicazioni satellitari delle forze armate Usa. Ci sono stati scontri con la polizia e sette dimostranti sono stati denunciati. Tre poliziotti, tra i quali il commissario capo Gabriele Presti, sono stati colpiti con calci e pugni e hanno dovuto ricorrere alle cure dei sanitari del pronto soccorso dell’ospedale “Suor Cecilia Basarocco”.

GUARDA / Le immagini del blitz dei No Muos

Due manifestanti, Desirè Ristagno e Vanessa Ferraro, sono scesi dalle antenne poco dopo. Nel pomeriggio sono scesi anche Turi Vaccaro, originario di Palermo e noto per le sue battaglie contro la base missilistica di Comiso, e Nicola Boscelli, di Piazza Armerina, che fa parte anche del comitato “No Tav”. In tutto sette le persone che hanno scavalcato la recinzione e attuato il blitz nella base statunitense: per cinque di loro è scattata la denuncia per introduzione abusiva in luogo di interesse militare e resistenza a pubblico ufficiale mentre altri due sono stati denunciati solo per introduzione abusiva.

Il blitz è stato condannato dagli Stati Uniti: “Gli Stati Uniti – afferma una nota dell’ambasciata americana a Roma – sostengono convintamente il diritto ad una protesta pacifica. Tuttavia, lo sconfinamento illegale da parte di manifestanti in una struttura militare e la deliberata e irresponsabile distruzione della proprietà degli Stati Uniti hanno messo a rischio sia i manifestanti stessi che i soccorritori. Condanniamo tali azioni”. “La sicurezza è sempre stata una preoccupazione prioritaria degli Stati Uniti nella realizzazione del sito terrestre per l’antenna Muos, nei pressi di Niscemi. Comprendiamo le preoccupazioni relative alla struttura Muos – prosegue la nota – sollevate da alcuni cittadini che abitano nella zona, ed è il motivo per cui stiamo cooperando a pieno con il governo italiano, che sta realizzando un nuovo studio sull’impatto per la salute e che sarà completato entro il 31 maggio 2013. Uno studio che siamo fiduciosi confermerà la sicurezza della struttura Muos”. “La costruzione delle torri Muos – conclude il documento – è stata temporaneamente sospesa. Tuttavia, la Naval Radio Transmitter Facility (NRTF) di Niscemi rimane operativa ed è vitale per le operazioni militari e umanitarie della Nato. Le azioni illegali e irresponsabili di oggi, condotte da un gruppo di manifestanti, mettono a repentaglio queste operazioni”.

Secondo i manifestanti durante il blitz non sarebbe stato compiuto alcun danneggiamento alle strutture: “Anche se a distanza notevole abbiamo notato che uno dei sette attivisti che si erano introdotti nella base Usa ha scollegato un paio di cavetti, svitandoli. Nessuna rottura irreversibile, solo un gesto di protesta goliardica. Basta avvitare di nuovo gli spinotti e tutto torna come prima. La forzatura la stanno facendo invece gli Usa, che tendono a esagerare per criminalizzare l’intero movimento No Muos” dice Giuseppe Maida, uno degli attivisti No Muos rispondendo alla nota dell’ambasciata.

Anche il ministero della Difesa interviene sulla vicenda. “Mel rispetto del diritto ad una protesta pacifica e democratica – si legge nel comunicato – il ministero ribadisce che la tutela della salute dei cittadini che abitano nella zona di Niscemi è sempre stata e sempre sarà prioritaria e condizione indispensabile per la realizzazione delle antenne terrestri del sistema Muos”. “In tal senso – prosegue la nota – in attesa dei risultati dello studio dell’Istituto Superiore di Sanità che sarà completato entro il 31 maggio, la Difesa è impegnata a dare puntuale attuazione alle intese raggiunte che prevedono la sospensione della costruzione delle torri e dell’istallazione delle parabole del sistema Muos”. Ma il funzionamento degli impianti della Naval Radio Transmitter Facility di Niscemi, sottolinea, “deve essere assicurato in ottemperanza a quanto convenuto presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri”. (22 aprile 2013)

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fonte palermo.repubblica.it

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Il Cesvi celebra la Giornata della Terra. Un concorso per giovani videomaker

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Uganda, donna che cucina – fonte immagine

Il Cesvi celebra la Giornata della Terra
Un concorso per giovani videomaker

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Il Cesvi, in occasione della Giornata della Terra del 22 aprile, apre le iscrizioni al contest nazionale «Food Right Now Video Competition». Per partecipare, i giovani tra i 17 e i 25 anni, appassionati di video making, di comunicazione, di cooperazione internazionale e con un buon inglese, dovranno produrre dei video (dai 30” ai 3 minuti) sulla lotta alla fame nei Paesi in Via di Sviluppo e sulle pratiche quotidiane di sostenibilità e tutela del cibo, dell’acqua e della terra.

Nello specifico i video potranno raccontare il paradosso dell’aumento nel mondo del numero dei bambini obesi rispetto a quelli denutriti; le buone pratiche e i consigli per diminuire lo spreco di cibo e di acqua dei Paesi Occidentali; l’importanza del ruolo femminile nella lotta alla fame, soprattutto nei Paesi subsahariani dove le donne ricoprono non solo il ruolo di madri, ma anche di imprenditrici e contadine; le future pratiche da attuare per permettere la sopravvivenza di 9 miliardi di persone nel 2050 in un pianeta sempre più povero di risorse.

Per iscriversi è necessario compilare il form on line sul sito www.foodrightnow.it entro e non oltre il 22 giugno. Sarà possibile inviare i video dal 22 aprile al 31 ottobre 2013. I video saranno valutati da una Giuria di esperti e i finalisti saranno pubblicati sul sito www.foodrightnow.it e sottoposti a votazione popolare nel mese di Novembre.

I vincitori, designati dalla giuria popolare, otterranno i seguenti premi:
• 1° posto – viaggio in Africa nel periodo Marzo/Aprile 2014 in uno dei Paesi in cui Cesvi opera con progetti di sicurezza alimentare e sviluppo rurale sostenibile.
• 2° e 3° posto – partecipazione al One World Film Festival a Praga (Marzo 2014), evento europeo di documentari e film sui diritti umani. I tre vincitori italiani saranno affiancati nei loro viaggi dai vincitori delle altre città europee coinvolte nella Competition: Francia, Irlanda, Germania e Repubblica Ceca. Food Right Now è una campagna europea di sensibilizzazione promossa da Cesvi e dai partner di Alliance2015 con l’obiettivo di informare e stimolare la diretta partecipazione della società civile italiana e europea – soprattutto dei giovani – affinché l’azione per sconfiggere la fame includa cittadini di oggi e di domani, aziende, giornalisti, produttori, decisori italiani e dell’Unione Europea. Food Right Now è attiva anche in Uganda, dove Cesvi svolge attività di formazione agricola (Farmer Field Schools) per fornire ai piccoli agricoltori le conoscenze fondamentali per un uso sostenibile del suolo, e in Myanmar con progetti agricoli multisettoriali, interventi nutrizionali, e attività generatrici di reddito per alleviare la povertà delle comunità rurali svantaggiate.

Per ulteriori informazioni tel. 035-20.58.049/053, frn@cesvi.org www.foodrightnow.it

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fonte ecodibergamo.it

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5 per mille per Cesvi

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Vado a vivere in comunità in nome di Madre Natura: Tribewanted arriva in Italia

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Vado a vivere in comunità in nome di Madre Natura: Tribewanted arriva in Italia

Villaggio ecosostenibile in Umbria

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di Enrico Caporale
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A Monestevole, in Umbria, la vita scorre lenta. Animali, persone, cose: tutto è in sintonia. Unica auto una Chevrolet Volt. Ibrida, ovviamente. Monestevole sembra un agriturismo, ma è molto di più. Qui è nata l’ultima comunità targata «Tribewanted».

Antico borgo del XV secolo a due passi da Perugia, restaurato con gusto da Alessio Giottoli e Valeria Cancian, dal primo giorno di primavera 2013 questo angolo di paradiso è diventato un villaggio interamente sostenibile. «Misuriamo la sostenibilità in base a tre parametri: ambientale, sociale ed economico», spiega con entusiasmo Filippo Bozotti, fondatore, insieme a Ben Keene, di «Tribewanted». Ciò significa energia rinnovabile, riscaldamento a biomassa, permacultura, bio-edilizia, fitodepurazione per il riciclo delle acque. Ma anche posti di lavoro e sviluppo delle tradizioni. Ecoturismo e prodotti bio, invece, garantiscono l’indipendenza finanziaria (i soggiorni sono all’insegna del «low cost»: poco più di 300 euro a settimana).

«Tribewanted» promuove villaggi sostenibili dal 2006. Prima di Monestevole, Vorovoro, nelle isole Fiji, e John Obey, in Sierra Leone. «Siamo nati come community online – racconta Bozotti -. Poi, sul modello del “crowd funding” (gruppo di persone che utilizza il proprio denaro per un obiettivo comune, ndr) abbiamo dato vita a comunità reali». Ogni iscritto al sito web versa infatti 10 sterline al mese (circa 12 euro) per un anno. Il credito acquisito potrà essere utilizzato come acconto per soggiornare nelle comunità sostenibili. Mille iscritti significano un nuovo villaggio. Le location? Tutto democratico: si decide con una votazione online. L’obiettivo, per ora, è arrivare a 10. I ricavi (già 1,5 milioni di euro ) vengono reinvestiti sul territorio.

«Con Monestevole vogliamo dimostrare che anche in un Paese industrializzato come l’Italia si può vivere a impatto zero», dice ancora il giovane imprenditore, laureato in finanza alla Boston University e ora stabile nelle campagne dell’Umbria. Secondo il rapporto Wwf Living Planet, nel 2008 gli esseri umani hanno usato l’equivalente di 1,5 pianeti in termini di risorse naturali. «Non si può crescere per sempre – incalza Bozotti –. Abbiamo poco tempo per comprendere che un modo di vivere usa e getta non funziona più. Bisogna iniziare a pensare in maniera ciclica. La natura, d’altronde, funziona in questo modo. Altrimenti sarà il collasso».

Nell’antico borgo dell’Umbria, intanto, ognuno fa la sua parte. Ogni giorno, su un lavagnetta, si assegnano i compiti. Tutti sanno fare tutto. E si ruota. Brad e Giovanni, di solito, si occupano dei lavori manuali: costruire staccionate, curare gli orti, dare da mangiare agli animali. Andrea preferisce aiutare in cucina e, dalla mattina alla sera, non si ferma un attimo. Ma ai fornelli si fa a turno. Ognuno ha la sua specialità. Ed è difficile eleggere il migliore. Poi c’è Laura, accanita sostenitrice della Fiorentina, che dà una mano a mettere in ordine. In ogni caso tutto avviene in comunità. Nel tempo libero si fanno passeggiate a piedi oppure a cavallo, si ascolta musica (la sala prove è grande quanto una parrocchia) o si gioca a briscola. Ogni cosa, a Monestevole, sembra al posto giusto. Ovunque si respira energia.

La sera, infine, ci si ritrova nell’ampio salone, che poi è anche la stanza in cui si mangia, si chiacchiera intorno al fuoco e si consulta rapidamente la email. Sì, perché a Monestevole la tecnologia è ben accetta. L’importante è che sia ecosostenibile.

Twitter @EnricoCaporale

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fonte lastampa.it

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Sicilia, il Presidente della Regione Crocetta revoca l’autorizzazione per la costruzione del Muos di Niscemi / DOCUVIDEO: Sicilia colonia Usa, di Roberta Barone

Sicilia colonia Usa: la minaccia del MUOS di Niscemi

Roberta BaroneRoberta Barone

Pubblicato in data 02/set/2012

SERVIZIO E VIDEO DI ROBERTA BARONE

E’ stato definito un “mostro”, ma qualcuno lo ha battezzato col nome di Muos donandone l’uso esclusivo alle forze armate statunitensi, oggi presenti più che mai nel territorio siciliano.
Cos’è il Muos? Lo riferisce Antonio Mazzeo, un giornalista che diverse volte si è distinto per il suo coraggio ed il suo vero animo da combattente sia contro il sistema mafioso sia contro quelle ingiustizie un po’ troppo scomode per meritare attenzione da parte dei media.
Si chiama Mobile User Objective System e Mazzeo lo definisce ” l’arma perfetta per le guerre del ventunesimo secolo”, quelle guerre che si mascherano di belle parole come “democrazia” e “libertà” e che invece si macchiano di milioni di morti e vittime senza colpa. Si trova a Niscemi in Sicilia e consiste in tre grandi antenne radar che trasmetteranno con frequenze comprese tra i 240 e i 315 MHz (intensità altissima capace di produrre col tempo leucemie e mutazioni genetiche del corpo umano fino ad un raggio di circa 150 km da esso). Il Muos servirà agli Usa per le loro guerre in Siria, in Libia e in quei paesi dove cercheranno di instaurare la loro egemonia con la scusa del “portare la democrazia” in quella che è stata denominata Primavera araba. Ce ne sono solo 4 nel mondo ed uno si trova proprio in Sicilia, regione dalla posizione geografica strategica per i loro loschi scopi. Troppe volte il movimento NoMuos e i vari comitati siciliani hanno denunciato la pericolosità di tale strumento a svantaggio non solo dei residenti di un paese noto per la coltivazione di carciofi ma dell’intera penisola siciliana. E’ già noto, ad esempio, che le antenne del Muos potrebbero interdire l’uso del nascente aeroporto di Comiso e di buona parte dello spazio aereo siciliano, ostacolando perciò lo sviluppo della stessa regione a favore di azioni di guerra che vanno a scontrarsi ideologicamente con l’art 11 della Costituzione italiana: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali (..)”
La domanda sorge spontanea: Perché il popolo non si ribella a quello che possiamo definire un vero e proprio stupro dei diritti umani? Siamo disposti a lottare, scendere in piazza e gridare “Usa go out?” O semplicemente facciamo finta di capire, per indossare il giorno dopo magliette con su stampata la bandiera americana?
I libri di storia ci tartassano con le loro belle storielle sulla liberazione americana dell’Italia del 1943 descrivendoci gli Americani come bei giovanotti, forzuti e generosi, che regalano cioccolatini e masticano gomme al ritmo di una vittoria “meritata”. Cosa si nasconde dietro? Perché nessuno parla degli accordi tra mafia americana e siciliana, di Lucky Luciano e dei signorotti i grandi boss isolati dal regime fascista e poi liberati dagli alleati in cambio del loro aiuto? Gli stessi che poi furono messi a capo di molti paesi come sindaci, gli stessi colpevoli di aver contribuito alla diffusione della mentalità mafiosa nel territorio! E poi tutti in processione a piangere uomini come Falcone e Borsellino.
Cosa c’entra però Raffaele Lombardo in tutto questo? Inizialmente lui rispondeva in modo incerto alle domande dei giornalisti sull’installazione del Muos. Poi, improvvisamente, Ignazio La Russa e lo stesso Lombardo si convinsero dell’efficienza di questo strumento (di cui già altri scienziati ne avevano dimostrato i danni che esso avrebbe causato sia all’uomo che alla natura circostante-vedi Coraddu e Zucchetti) e i lavori vennero affidati nel 2008 ad un consorzio di imprese chiamato Team Muos Niscemi guidato dalla GEMMA S.p.a. E’ un caso che la Gemma S.p.a risulti tra l’elenco delle aziende che nel 2008 finanziarono l’MPA, Movimento per l’Autonomia dello stesso Lombardo? Il giornalista Dario de Luca dimostrò che furono inizialmente versati 15.000 euro nelle casse dal partito incitando così i pareri favorevoli dell’Assessorato regionale al territorio ed ambiente e dando inizio ai lavori l’1 Giugno del 2011.
Ma quale sarà il costo complessivo del Muos? Fonti ufficiali non hanno ancora stabilito dei costi precisi ma si stima che per la sua realizzazione la spesa necessaria ammonti a circa 3,26 miliardi di dollari. Intanto continua senza interruzione la lotta dei vari movimenti NoMuos che vede partecipare diversi attivisti e comuni cittadini in attività ed iniziative create per sensibilizzare più gente possibile nella conoscenza dei pericoli che esso comporterà. Non mancano poi storie di giovani coppie coraggiose di Niscemi che hanno scommesso sulla loro vita e quella degli eventuali figli promettendo a se stessi di non mettere al mondo nessun bambino se qualcun altro partorisca la nostra più grande minaccia.
Roberta Barone

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Sicilia, Crocetta revoca l’autorizzazione per la costruzione del Muos di Niscemi

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ROMA – No al Muos di Niscemi, il sistema di comunicazioni satellitari (Mobile User Objective System) della marina militare Usa che doveva nascere nel comune siciliano in provincia di Caltanissetta.

«L’assessorato regionale al Territorio e ambiente ha revocato definitivamente l’autorizzazione per la realizzazione de Muos di Niscemi», ha detto il presidente della Regione, Rosario Crocetta. Sabato è prevista la manifestazione nazionale dei movimenti “No Muos” davanti alla base americana di contrada Ulmo, nella riserva naturale della Sughereta, dove dovevano sorgere le antenne del sistema satellitare della Marina Militare Usa. Nella zona c’è già un presidio di attivisti.

«Per la prima volta in Sicilia il governo ha ascoltato i cittadini. Una vicinanza e una disponibilità all’ascolto che è la caratteristica fondamentale dell’esecutivo guidato da Rosario Crocetta», ha sottolineato l’assessore al Territorio e Ambiente della Regione siciliana, Mariella Lo Bello. L’esponente della Giunta Crocetta sottolinea la coralità delle scelte prese dal governo siciliano. «In questi anni – ha proseguito – gli assessorati sono stati dei veri e propri regni, in cui gli assessori lavoravano in solitudine ed autonomia. Ora invece c’è un vero lavoro di squadra. Non c’è stato -ha concluso l’assessore – un solo atto preso in solitudine da Crocetta o da un singolo assessore, su tutto si è sempre registrata la massima convergenza».

«Dopo una dura battaglia la revoca per i lavori del Muos di Niscemi è finalmente arrivata. Siamo stati noi a chiedere la revoca», ha volevo precisare il presidente della commissione Ambiente dell’Ars, il grillino Giampiero Trizzino. «È un momento di grande collaborazione con il governo Crocetta – ha detto ancora l’esponente del Movimento 5 stelle -. L’assessore all’Ambiente Mariella Lo Bello ha accolto le nostre richieste ma da oggi nessun lavoro all’interno della base per il Muos potrà essere effettuato perché è illegittmo».

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fonte ilmessaggero.it

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Ambiente, in tutto il mondo luci spente per l’Ora della Terra 2013 / M’illumino di LED

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L’Australia ha dato il via all’Earth Hour, l’Ora della Terra che oggi in tutto il mondo scandisce l’impegno contro il surriscaldamento globale – GUARDA LA GALLERY

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Ambiente, in tutto il mondo luci spente per l’Ora della Terra 2013

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ultimo aggiornamento: 23 marzo, ore 16:06
Roma – (Adnkronos) – E’ oggi alle 20:30 a seconda dei fusi orari. In Italia saranno 280 le città coinvolte, a Roma si spegnerà anche la cupola di San Pietro. La Uefa spegnerà le luci della sede centrale a Nyon

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Roma, 23 mar. (Adnkronos) – Dall’Opera House di Sydney alla Porta di Brandeburgo, dalla Torre di Tokyo all’Empire State Building di New York, sono solo alcuni dei luoghi simbolo di tutto il mondo che partecipano all’Ora della Terra 2013, oggi alle 20:30 (a seconda dei fusi orari). Come ricorda il Wwf, le città italiane coinvolte sono 280 e a Roma si spegnerà anche la cupola di San Pietro.

Tra le diverse adesioni, ricorda il sito dell’organizzazione mondiale per la conservazione della natura, ci sono anche quella del Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, che ha detto “Partecipiamo con determinazione per agire sui cambiamenti climatici”, e del calciatore Lionel Messi, che ha comunicato la sua adesione sulla sua pagina Facebook. Saranno oltre 150 i Paesi che parteciperanno in tutto il mondo: Palestina, Tunisia, Galapagos, Suriname, Guyana Francese, St. Helena e Rwanda sono tra quelli che entrano a far parte del movimento globale per la prima volta proprio quest’anno.

Tra le novità, la Uefa, l’organo di governo del calcio europeo, spegnerà le luci della sede centrale a Nyon, sulle sponde del Lago Ginevra in Svizzera. Anche la Russia si è unita all’evento con 100 luoghi simbolo in 50 città e paesi.

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fonte adnkronos.com/IGN

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M’ILLUMINO DI LED

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Risparmiare? Facciamolo con i LED! Si risparmiano anche i soldi

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RISPARMIARE? Usiamo i led! Oggi si celebra la giornata dell’ormai famosa “Ora della Terra”, indetta dal WWF, come evento globale contro i cambiamenti climatici e per sensibilizzare a uno stile di vita più sostenibile. Tante le iniziative, come quella di tenere spente le luci (a partire dalle ore 20.30 per almeno un’ora, attraverso tutti i fusi orari del Mondo). E in occasione di questa giornata, si è parlato molto del fattore risparmio energetico.
Al fine di rendere piu’ eco-compatibili le luci di casa, il WWF (e non solo), consiglia di utilizzare le luci a tecnologia led (piu’ comunemente Led), cioè diodi ad emissione luminosa, che portano reali benefici non soltanto all’ambiente, ma anche al nostro portafoglio, e consentono così un doppio risparmio. I Led sono disponibili in varie forme sia per la casa che per l’illuminazione pubblica e permettono di abbattere notevolmente, soprattutto nel lungo periodo, l’energia consumata e i relativi costi.

Il Wwf ha elencato i punti a favore dei Led rispetto alle lampadine a basso consumo: stessa efficienza energetica, a volte addirittura superiore (70-80 lm/W), maggiore durata (fino a 40mila ore), migliore resa del colore, ottimo fascio di luce, luce brillante, accensione immediata, adatti anche a basse temperature (al contrario delle lampadine a basso consumo), nessuna irradiazione ultravioletta, (importante per l’uso in musei, negozi di alimentari e tessili), fonte di luce puntiforme come elemento creativo per i designer della luce. Sul sito Top ten del Wwf una guida permette di paragonare dieci marche differenti per ogni tipologia di wattaggio dei Led.  

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Lancia la tua sfida
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Scegli la luce giusta
La nuova guida TOPTEN aiuta a scegliere il LED più efficiente per illuminare casa e ufficio

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fonte inmeteo.net

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CRISI – Confesercenti, “catastrofe” per le imprese. Il 70% chiede prestiti perché è a corto di liquidità

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Confesercenti, “catastrofe” per le imprese.
Il 70% chiede prestiti perché è a corto di liquidità

La Lombardia vede il record di chiusure di negozi, bar e ristoranti. Peggiora il rapporto con il sistema del credito: secondo Confcommercio le imprese si rivolgono sempre meno alle banche e – quando lo fanno – è per scarsezza di denaro e non per progettare investimenti. Ma aumentano a quasi il 40% quelle che si vedono rifiutare le richieste o che ricevono meno soldi

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MILANO Le imprese chiudono a un ritmo impressionante. E non riescono ad ottenere credito e liquidità per continuare ad andare avanti nella loro attività. Dopo l’allarme dei giorni scorsi, Confesercenti torna sul problema delle chiusure di negozi: il primo trimestre del 2013 è fortemente negativo, in tutte le Regioni italiane, con il saldo tra imprese che nascono e quelle che muoiono affossato. Il record è in Lombardia dove ‘spariscono’ 854 esercizi commerciali, tra bar e ristoranti ma anche il Lazio registra 635 aziende cancellate. L’associazione in una nota parla di “catastrofe” e chiede “un piano speciale per le città”.

Non va meglio alle aziende che si rivolgono agli sportelli per chiedere denaro. Secondo l’Osservatorio sul credito di Confcommercio sono infatti sempre meno le imprese che vanno in banca per chiedere un finanziamento e il 70% lo fa per mancanza di liquidi. Nel quarto trimestre 2012, si è rivolto alle banche il 14% contro il 15,7% del trimestre precedente. Aumentano le imprese che si sono viste rifiutare il credito o lo hanno ottenuto per un ammontare inferiore alla richiesta (dal 35,4% a quasi il 40%) mentre diminuiscono quelle che si sono viste accordare il credito richiesto (dal 31,5% al 30%). Le imprese hanno difficoltà a fare fronte al proprio fabbisogno finanziario e per la prima volta dall’inizio della crisi nel 2008, sono colpite anche quelle del Nord-Est. Tra i motivi delle richieste di finanziamento prevalgono le difficoltà di liquidità o di cassa (per il 70% delle imprese), mentre la necessità di fare investimenti riguarda solo il 20%.

Rimane invece sostanzialmente stabile nel quarto trimestre 2012 sia la percentuale delle imprese che sono riuscite a far fronte al proprio fabbisogno finanziario senza difficoltà (30,6 rispetto al 30,8% del trimestre precedente), sia la quota di imprese che ci sono riuscite ma con difficoltà (49,5% contro il 49,9%). Aumenta invece il numero di imprese che non sono riuscite a fronteggiare il proprio fabbisogno (passate dal 19,3% al 19,9%). Fra i tre comparti presi in considerazione, quello dei servizi – rileva Confcommercio – ha le maggiori difficoltà finanziarie “anche se per l’immediato futuro le previsioni sono allineate a quelle del commercio e del turismo. Si conferma la dicotomia fra il Mezzogiorno e il resto del Paese, con le imprese del Sud più in affanno rispetto a quelle del centro e soprattutto del Nord Italia”.

Altri dati – diffusi da Unioncamere – rivelano invece che la stretta al credito colpisce anche le imprese esportatrici. In uno studio messo a punto assieme all’Istituto Tagliacarne, denuncia come il credit crunch non risparmi più neppure le aziende che operano sui mercati internazionale. Tra giugno 2011 e giugno 2012, dicono i dati , si è verificata nel nostro Paese una flessione dell’erogazione di credito bancario alle imprese pari al 2,5%, tale per cui gli impieghi del settore produttivo sono passati da 1.003 a 978 miliardi di euro. Un quadro che spinge gli attori della scena economica verso il microcredito, lo strumento finanziario di connotazione solidaristica destinato ad una platea che difficilmente accede al credito bancario, e che infatti registra un decollo senza precedenti, +42% in un anno infatti i nuovi prestiti erogati nel 2011. (16 marzo 2013)

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fonte repubblica.it