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Franca Rame, il Tg2 chiede scusa per il servizio offensivo

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Franca Rame, il Tg2 chiede scusa per il servizio offensivo

Il Tg2 corre ai ripari. Su Franca Rame manda in onda un servizio in cui si ricorda lo stupro fascista. E chiede scusa per primo servizio offensivo

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redazione globalist.it
mercoledì 29 maggio 2013 20:57

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Il Tg2 si è sbrigato a correre ai ripari. Dopo il servizo offensivo denunciato da Globalist, ha cambiato strada, facendo un servizio più oculato, attento alla verità storica, che citava lo stupro fascista soprattutto. E senza riferimenti all’avvenenza di Franca suggestivamente messa in rapporto con la feroce violenza.

Il Tg2 della sera ha chiesto anche scusa per il servizio di Carola Carulli, spiegando ai telespettatori che a qualcuno era sembrato involontariamente offensivo. Diciamo che è buono che siano arrivate le scuse, ma è immaginabile che la responsabilità di un servizio così sbagliato, allusivo, omertoso e lontano dalla verità storica nons ia soltanto l’autrice. E che qualcuno abbia una responsabilità più grande perché direttiva.

Le inopportune dichiarazioni di Marcello Masi – Il direttore del Tg2, Marcello Masi, esprime da parte sua «rammarico per il fatto che qualcuno possa solo immaginare che ci sia qualsiasi giustificazione a ogni forma di violenza nei confronti delle donne e in particolare di Franca Rame, che ha segnato la mia crescita umana. Mi vergogno per quelli che pensano una cosa del genere».

Vergognandosi per quelli che hanno pensato una cosa del genere, Masi probabilmente voleva riferirsi a Globalist, ossia al sito che ha sollevato il caso e che non sta molto simpatico al direttore del Tg2, non fosse perché – unici – lo abbiamo sbeffeggiato mentre imperterrito mandava in onda a spese del servizio pubblico la sua cara Michela Vittoria Brambilla, che ha battuto il record di presenze con la scusa dei cani.

Peccato però che Masi, poco accorto almeno quanto la Carulli, abbia sostanzialmente detto che si vergogna di quelle migliaia e migliaia di persone che avendo visto e sentito quanto andato in onda hanno protestato, si sono indignati e hanno chiesto che fatti simili non accadano più. Masi, quindi, si vergogna della stragrande maggioranza di coloro che hanno avuto la sventura di vedere quel servizio del Tg2.

Salvo poi essere costretto (da viale Mazzini?) a chiedere pubblicamente scusa. E allora Masi ci spiegherà se si vergogna così tanto di noi e dei suoi telespettatori, perché ha dovuto scusarsi? O non farebbe prima a vergognarsi per quello che dolosamente o colposamente è uscito dal suo Tg? Peccato. Un vero peccato. Ammettere l’errore e chiedere scusa è un gesto coraggioso, anche perché tutti possiamo sbagliare. Invece il nostro ha voluto esternare, tanto che noi, adesso, ci vergognamo della sua vergogna. (Globalist).

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fonte globalist.it

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INCREDIBILE TG2 SULLA RAME – “Usava la bellezza fisica finché fu stuprata.” E tace sui violentatori fascisti

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Usava la bellezza fisica finché fu stuprata: incredibile Tg2 sulla Rame

Nel ritratto dell’attrice il Tg omette di dire che i violentatori erano fascisti. E racconta la vicenda in modo ambiguo, come se Franca si fosse cercata lo stupro.

Desk
mercoledì 29 maggio 2013 19:05


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Prima l’omissione della morte del generale genocida e fascista argentino Videla, notizia ignorata. altrimenti bisognava parlare dei crimini dei golpisti.

Oggi, nel ricordo di Franca Rame, l’incredibile (anzi, fin troppo credibile) omissione del fatto che la grande attrice fosse stata stuprata dai fascisti. Perché al Tg2 parlare di fascisti non si può. Probabilmente disturebbbe troppo i nuovi piccoli editori di riferimento, tra i tanti contorcimenti e riposizionamenti della testata, nel nobile esercizio di salvare le chiappe a rischio.

Anzi, nell’ambiguità del racconto è parso anche che l’attrice si fosse in qualche modo cercata lo stupro per l’uso della sua bellezza fisica. Alla faccia di tutte le campagne contro il femminicidio e la violenza sulle donne.

E sì, perché nel servizio mandato in onda nell’edizione delle 13 e firmato da Carola Carulli (vagamente tendenzioso, ma su questo torneremo poi…) c’è un cenno alla terribile esperienza dell’attrice, violentata dopo essere stata sequestrata. Ma non una parola su chi e perché: era una comunista impegnata politicamente e i fascisti – sobillati da alcuni settori dell’Arma dei carabinieri che li proteggevano – vollero darle in quel modo una lezione. Tanto che l’ineffabile giornalista ha detto: “Finché il 9 marzo del 1973 fu sequestrata e stuprata. Ci vollero 25 anni per scoprire i nomi degli aggressori, ma tutto era caduto in prescrizione”. Chi erano questi aggressori e perché? Silenzio del Tg2, hai visto mai che alla vigilia del ballottaggio per il sindaco di Roma si dia fastidio ad Alemanno?

Peccato, perché il Tg2 ha perso una grande occasione per raccontare davvero la biografia di una grande attrice politicamente impegnata e che ha sempre pagato di persona le sue scelte.

Ma invece nel pezzo tendeziosetto e giustificazionista si diceva testualmente: “Una donna bellissima Franca, amata e odiata. Chi la definiva un’attrice di talento che sapeva mettere in gioco la propria carriera teatrale per un ideale di militanza politica totalizzante; chi invece la vedeva coma la pasionaria rossa che approfittava della propria bellezza fisica per imporre attenzione. Finché il 9 marzo del 1973 fu sequestrata e stuprata. Ci vollero 25 anni per scoprire i nomi degli aggressori, ma tutto era caduto in prescrizione”.

Nella parte del “complimento” la sua passione è stata definita “totalizzante”. Totalizzante? All’anima del complimento di chi l’amava… Nell’altra si parla di una ammaliatrice rossa.

Ma è triste il “finché” con il quale è stato collegato il primo passaggio a quello successivo. E’ stata una “che approfittava della propria bellezza fisica per imporre attenzione finché…”. Finché? Ma stiamo scherzando? La giornalista (e meno male che è una donna) vuole forse dire che se l’è andata a cercare? Che siccome aveva usato la bellezza fisica (il che tra l’altro è un falso) aveva provocato la reazione? Oppure la giornalista ha una vaga idea dell’italiano e di come si comunemente legge il suo “finché” e farebbe meglio a riconsegnare il tesserino? E poi stuprata da chi? Di ignoti violentatori prescritti. Perché dire fascisti non si può. Parlare dei mandanti (all’interno dei carabinieri) giammai. Meglio il finché.

Proprio un bel ricordo degno del Tg2: in parte censurato (il ruolo dei fascisti) in parte tendenzioso (totalizzante) in parte perfino giustificativo dello stupro (finché).

Ad maiora. Avvertiteci quando morirà Priebke. Ci aspettiamo una bella frasetta del tipo: nella Capitale ci fu una attività armata dei partigiani “finché” dopo l’attentato di via Rasella i nazisti…

In conclusione solo una domanda: avete uno specchio a casa?

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fonte globalist.it

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‘Brescia: i morti senza giustizia di piazza della Loggia’, di Beppe Giulietti

Piazza Della Loggia – Blu Notte Misteri Italiani ( 16-9-2007 )

Pubblicato in data 30/gen/2013
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fonte immagine unoenessuno.blogspot.it

Brescia: i morti senza giustizia di piazza della Loggia

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di | 28 maggio 2013

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Giulietta Banzi Bazoli, 34 anni, insegnante.
Livia Bottardi Milani, 32 anni, insegnante.
Eupio Natali, 69 anni, pensionato.
Luigi Pinto, 25 anni, insegnante.
Bartolommeo Talenti, 56 anni, operaio.
Alberto Trebeschi, 37 anni, insegnante.
Clementina Calzari Trebeschi, 31 anni, insegnante.
Vittorio Zambarda, 60 anni, operaio.

Donne e uomini ammazzati da una bomba fascista il 28 maggio del 1974 a Brescia in piazza della Loggia. Non hanno mai ottenuto verità e giustizia. Gli assassini si aggirano liberi, magari passeggiano accanto ai loro familiari. I giudici hanno denunciato collusioni, omissioni, interferenze di apparati dello stato per depistare e nascondere le responsabilità, già allora alcuni contrastavano terrorismo e mafie ed altri, invece, contrattavano con loro.
Sino a quando trame e trattative non saranno state svelate l’Italia non potrà mai essere al sicuro dai ricatti e dai ricattatori, alcuni dei quali sono ancora in azione.

Per questo è giusto, ogni anno, ricordare le donne e gli uomini ammazzati a Brescia, perché quel passato non è solo memoria, ma impegno per il presente e per il futuro.

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Articoli sullo stesso argomento:

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fonte ilfattoquotidiano.it

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Guatemala: 80 anni per genocidio all’ ex dittatore Rios Montt / FILM: Tropa de Elite – Gli Squadroni Della Morte

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Guatemala: 80 anni per genocidio all’ ex dittatore Rios Montt

19:12 11 MAG 2013

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(AGI/EFE/REUTERS) – Citta’ del Guatemala, 11 mag. – Jose’ Efrain Rios Montt, dittatore del Guatemala fra il marzo 1982 e l’agosto 1983, e’ stato oggi riconosciuto colpevole di genocidio, crimini di guerra e contro l’umanita’, e condannato di conseguenza a ottant’anni di carcere: cinquanta per la prima imputazione e trenta per le altre due. E si trattava soltanto delle accuse relative all’uccisione, nel dipartimento nord-occidentale di Quiche’, di 1.771 civili appartenenti al gruppo indigeno dei Maya Ixil, quasi una goccia nel mare rispetto agli oltre 250.000 morti accertati durante la lunga guerra civile guatemalteca, dal 1960 al 1996, di cui segno’ la fase piu’ violenta e sanguinaria proprio il periodo in cui Rios Montt fu di fatto il padrone del Paese, prima di essere rovesciato con un golpe analogo a quello con cui aveva usurpato il potere. Si tratta di un verdetto clamoroso, accolto con grida di giubilo dalle centinaia di persone, per lo piu’ vittime sopravvissute o parenti di quelle decedute, assiepate nell’aula del Tribunal Primero A de Mayor Riesgo di Citta’ del Guatemala: mai era accaduto che a un ex capo di Stato una condanna per genocidio fosse inflitta da parte della magistratura nazionale, non soltanto in Centro America o in America Latina bensi’ nel mondo intero. “Giustizia!”, e’ stato il boato esploso all’esterno una volta appreso l’esito del processo contro l’ex politico democristiano e generale a riposo.
L’interessato ha ascoltato la lettura della sentenza a volto impassibile e, quando la presidente del collegio Jazmin Barros ha annunciato che gli sarebbero stati revocati gli arresti domiciliari e che sarebbe stato trasferito in carcere, si e’ limitato ad annuire. Poi pero’ ha subito preannunciato appello, definendo il giudizio “illegale” e liquidandolo come un mero “show politico internazionale”. Assolto invece il capo dei servizi segreti dell’epoca, Jose’ Rodriguez. La dittatura di Rios Mont fu contraddistinta da una brutale e sistematica applicazione della politica della terra bruciata: assassinii, torture, stupri, esecuzioni sommarie, sparizioni, interi villaggi saccheggiati e incendiati, il tutto per impedire che semplici contadini potessero prestare aiuto ai guerriglieri di sinistra che combattevano contro le Forze Armate regolari e i paramilitari filo-governativi degli ‘squadroni della morte’.

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fonte agi.it

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Pistoia, scritte contro il ministro “Sparare a Kyenge, non ai Cc”

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Pistoia, scritte contro il ministro
“Sparare a Kyenge, non ai Cc”

Apparse stamattina in due zone della città toscana. Il Comune ha ordinato la ripulitura immediata. Una era firmata Forza Nuova ma i militanti negano un coinvolgimento. Ieri il ministro a Firenze: “Questi insulti non mi fermeranno”

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di GERARDO ADINOLFI

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“Sparare al ministro Kyenge e non ai Cc” e “Ministro Kyenge fuori dai c… FN”. Due scritte contro il ministro dell’integrazione Cecile Kyenge sono apparse a Pistoia nel primo mattino. Una è firmata Forza Nuova ma i militanti dell’associazione di estrema destra, rintracciati dalla Digos, hanno smentito un loro coinvolgimento.
Le scritte sono state subito cancellate su disposizione del Comune di Pistoia che ha avvisato le autorità competenti.

Foto: Le scritte

Sono apparse stamattina nella zona del centro commerciale Panorama in via Sestini e nell’area vicina alla Cattedrale Ex Breda in via Pertini. Ieri Forza Nuova aveva affisso uno striscione davanti alla sede Pd di Macerata con la scritta: “Kyenge torna in Congo”. Il ministro, a Firenze per una conferenza sullo stato dell’Unione Europea, aveva replicato: “Questi non mi fermeranno”.

Il ministro a Firenze: “Gli insulti non mi fermeranno”

Dura la condanna del sindaco Samuele Bertinelli:  “Sono scritte volgari e spregevoli dettate dalla paura e dall’odio – afferma il primo cittadino – che offendono, insieme al ministro Kyenge, tutta la città di Pistoia che quotidianamente coltiva, nelle sue scuole, nelle numerose associazioni di volontariato, nei suoi circoli e nelle sue parrocchie, il progetto di una comunità ispirata ai principi di solidarietà, eguaglianza, libertà e giustizia. Il ministro Kyenge ha fatto sua una battaglia civile e culturale che viene da lontano: il riconoscimento della cittadinanza ai figli di migranti nati sul territorio italiano. Ad una cultura violenta e prigioniera del passato, che identifica la comunità di appartenenza sulla base del sangue, se ne contrappone un’altra, democratica e rivolta al futuro, che riconosce parte della nazione chiunque contribuisca, solidalmente, alla sua crescita e scelga di condividerne il destino”. (10 maggio 2013)

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fonte firenze.repubblica.it

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Alt di Grillo sullo ius soli, “solo con un referendum”

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fonte immagine maurobiani.it

Alt di Grillo sullo ius soli, “solo con un referendum”

12:16 10 MAG 2013

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(AGI) – Roma, 10 mag. – Beppe Grillo si schiera contro lo ius soli e incassa un sostegno inedito: quello di Ignazio La Russa.
“In Europa non e’ presente, se non con alcune eccezioni estremamente regolamentate, lo ius soli” scrive Grillo su twitter.

“Dalle dichiarazioni della sinistra che la trionfera’ (ma sempre a spese degli italiani) non e’ chiaro quali siano le condizioni che permetterebbero a chi nasce in Italia di diventare ipso facto cittadino italiano”, si legge poi nel sito di Grillo, “Lo ius soli se si e’ nati in Italia da genitori stranieri e si risiede ininterrottamente fino a 18 anni e’ gia’ un fatto acquisito”.

Prosegue il comico: “Chi vuole al compimento del 18simo anno di eta’ puo’ decidere di diventare cittadino italiano. Questa regola puo’ naturalmente essere cambiata, ma solo attraverso un referendum nel quale si spiegano gli effetti di uno ius soli dalla nascita. Una decisione che puo’ cambiare nel tempo la geografia del Paese non puo’ essere lasciata a un gruppetto di parlamentari e di politici in campagna elettorale permanente.
Inoltre, ancor prima del referendum, lo ius soli dovrebbe essere materia di discussione e di concertazione con gli Stati della UE. Chi entra in Italia, infatti, entra in Europa”.
LA RUSSA, DA GRILLO POSIZIONE CONDIVISIBILE

“Finalmente una posizione chiara e condivisibile da Grillo: no allo jus soli salvo referendum. Ma siccome in italia non esiste il referendum propositivo (Grillo evidentemente non lo sa, ma pazienza!) bisogna che ci sia un impegno sin d’ora a promuovere un referendum abrogativo se la maggioranza votasse una legge siffatta” dichiara Ignazio La Russa, presidente del movimento Fratelli d’Italia.

“Fratelli d’italia sicuramente sarebbe in prima linea nella raccolta delle firme”, prosegue La Russa, “Grillo si impegna a farlo? Nessun altro? Come si fa a non capire che lo jus soli (a parte ogni altra considerazione) attirerebbe clandestinamente in italia partorienti da tutto il mondo? Personalmente sono invece stato sempre favorevole a discutere se e come anticipare di qualche anno l’acquisizione della cittadinanza italiana, oggi fissata in questi casi al compimento dei 18 anni di eta’ per i bimbi nati in italia da immigrati regolari che abbiano frequentato in Italia tutto il ciclo della scuola dell’obbligo”.

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fonte agi.it

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Nazismo, il gigantesco rogo di libri del maggio 1933

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Nazismo, il gigantesco rogo di libri del maggio 1933

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di | 9 maggio 2013

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Il 10 maggio 1933 è una delle date più plumbee della storia della cultura europea. In varie città della Germania, il nazismo giunto al potere da alcuni mesi organizza giganteschi roghi di libri svuotando le biblioteche delle principali città universitarie tedesche. Senz’altro il più vasto e pianificato incendio di libri della storia contemporanea, per quanto l’atto non sia affatto nuovo nel corso delle vicende umane. Uno degli esempi più vicini e metodici è quello dell’Inquisizione, con la Congregazione dell’indice che compilava l’elenco dei libri proibiti il cui destino era la distruzione. Frequenti sono anche i richiami letterari al rogo di libri dal Shakespeare de La Tempesta ad Almansor di Heine Heinrich del primo Ottocento di cui è noto il passaggio: “Dove arde il libro, in fin si abbrucia l’uomo”.

Il rogo di libri è un atto di devastante violenza psicologica poiché assume i tratti di un annientamento simbolico dell’uomo, del suo sapere, delle sue idee. Dal marzo 1933, in Germania, sono già attivi i campi di concentramento per gli oppositori politici. A fine febbraio l’incendio del parlamento, organizzato dai nazisti e attribuito alle sinistre, è servito a intensificare le azioni repressive di Hitler.

A prendere fuoco in quel 10 maggio – come nei giorni precedenti e successivi – sono tutti quei libri giudicati contrari allo spirito tedesco e colpiscono gli autori ebrei – Sigmund Freud tra questi – i comunisti, i socialisti e tutti coloro che sono stati sostenitori dell’appena abbattuta Repubblica di Weimar. In quello stesso giorno, a testimonianza dell’impeto distruttore del nazismo, è sequestrato il patrimonio del principale partito di opposizione (il Partito socialdemocratico) e vengono espropriate le sue oltre cento tipografie.

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A colpire è la partecipazione della popolazione a queste manifestazioni, organizzate con precisi rituali come nella piazza del Teatro dell’Opera di Berlino, il rogo notturno più noto, trasmesso anche dalla radio, che diventa la spinta per altri falò nelle principali città tedesche, come nelle minori, sin oltre la metà del mese di giugno. Sono manifestazioni che mobilitano i militanti nazisti alle quali dà corpo il diffuso quotidiano del partito “Volkischer Beobachter”. Spesso in prima linea nei roghi – come a Berlino – ci sono gli studenti davanti all’entusiasta ministro della propaganda Paul Josef Goebbels. E’ una violenza che crea consenso e consenso attraverso il terrore. Accadrà lo stesso per successivi eventi pubblici come le arianizzazioni e la notte dei cristalli del 1938 quando sono infrante le vetrine di decine di migliaia di negozi ebrei in tutta la Germania. Dopo i libri tocca agli artisti e agli autori, ridotti al silenzio e costretti a emigrare, tra gli altri: Heinrich Mann, Thomas Mann premiato con il Nobel per la letteratura nel 1929  e Bertold Brecht.

E’ il delirio nazista e pangermanista della dittatura in atto che nasconde paure profonde come quella, evidente già durante l’Ottocento, di essere contaminata dagli slavi ad est e dalla Francia a ovest. Come ogni assolutismo iconoclasta, i roghi sono  una fuga dalla realtà. In questo caso l’avversione alla cultura mostrata dai nazisti maschera la preoccupazione del mantenimento del consenso. Il dominio del Partito nazista è certificato dalla costruzione di un articolato apparato di simboli. Il lavoro, ad esempio, è innalzato a elemento sacro in funzione della nazione e del popolo, ma spogliato di ogni diritto. Quanto all’accesso all’istruzione, il nazismo non manca di ribadire gerarchie razziali arrivando a negare l’accesso alla scuola per gli ebrei e a proibire la letteratura e ogni rudimento di alfabetizzazione per gli slavi nei territori occupati durante la guerra. Altrettanto noto è l’atteggiamento di uno degli uomini più potenti del Reich nazista, Hermann Göring che quando sentiva parlare di cultura, “metteva mano alla pistola”.

Il libro non è sempre portatore di conoscenza, complessità, dubbio. I roghi e l’ascesa dei fascismi (che arrivano a minacciare pure la Francia) si spiegano anche con la proliferazione di una vasta letteratura razzista e antisemita che dall’Ottocento arriva fino all’affermazione del nazismo ed è naturalmente ben conosciuta a Hitler e al suo gruppo dirigente. Nei primi anni della Repubblica di Weimar ottiene un grande successo il romanzo razzista segregazionista di Hans Grimm ambientato in Africa, Un popolo senza spazio, a riprova di quanto siano bene accolte queste tesi fra la borghesia istruita.

Ordine, segregazione, autorità diventano lo sfogo anche alla frustrazione di masse avvilite, nel giro di pochi anni, da due epocali crisi economiche. Masse abbacinate da soluzioni semplici quanto violente saranno poi complici di un più grande disegno di distruzione e di morte.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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