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STANGATA PER LE FAMIGLIE – Aumento Iva, non si cambia: governo orientato a lasciarla al 22%

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Aumento Iva, non si cambia: governo orientato a lasciarla al 22%

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di Michele Di Branco

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ROMA – Una stangata compresa tra 100 e 200 euro per le famiglie. E una mazzata per molti negozi costretti a chiudere. Per il previsto ritocco dell’aliquota Iva dal 21 al 22%, programmato per luglio in base a una legge voluta dal governo Monti, è scattato il count down. Che ha messo in allarme le associazioni di consumatori e di categoria, sempre più consapevoli che il governo guidato da Enrico Letta, alle prese con le ristrettezze di bilancio, è sempre più orientato a non mettere mano alla normativa che introduce l’aumento dell’imposta. Il cui ritocco di 1 punto – si teme – si tradurrà in un bagno gelato per i portafogli degli italiani con conseguenze a cascata sui consumi e sulla tenuta di molti esercizi commerciali, già messi a dura prova dalla crisi. Basti dire che per una famiglia di tre persone, a esempio, il rincaro dei prezzi legato a quello dell’Iva potrebbe provocare una spesa aggiuntiva di 135 euro l’anno e la chiusura, entro il 2013, di 26 mila esercizi commerciali in tutta Italia.

A lanciare l’allarme in cifre è l’Ufficio studi di Confcommercio, che ieri ha rivisto la previsione del saldo natalità-mortalità delle imprese del commercio al dettaglio alla luce del sempre più probabile scatto dell’imposta sui consumi. Per fare meglio comprendere la portata potenzialmente negativa della misura, i commercianti fanno notare che l’aliquota standard Iva (quella interessata dal rialzo estivo) riguarda il 70% circa dei consumi totali. Per tale ragione il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha nuovamente chiesto al governo Letta di evitare «un’altra calamità sui consumi». La domanda interna, che fra investimenti e consumi muove l’80% del Pil, ora è ferma e dunque, secondo Sangalli «alzare l’aliquota significa assestarle un colpo letale. Alle aziende in crisi serve un segnale forte è quel segnale non è certo l’aumento dell’Iva». Come sempre in questi casi, alla preoccupata analisi dei commercianti si affiancano le valutazioni delle associazioni dei consumatori che, sebbene i loro numeri risultino spesso viziati da pressapochismo, hanno però il merito di portare i temi caldi all’attenzione dei consumatori.

GLI AGGRAVI IN VISTA

Secondo la Cgia di Mestre, impegnata in prima fila in una battaglia contro il fisco, se il governo non riuscirà a scongiurare l’aumento dell’Iva, gli aggravi di imposta sui portafogli delle famiglie italiane «saranno pesantissimi, pari a 2,1 miliardi di euro nel 2013 e ben 4,2 miliardi nel 2014». Per una particolare coincidenza, si fa osservare, i 2,1 miliardi del 2013 sono più o meno la cifra che corrisponde all’acconto Imu sull’abitazione principale, quello posticipato al 16 settembre dal governo Letta in attesa di portare a termine una riforma complessiva della tassazione. A consumi invariati, la Cgia stima che per un nucleo costituito da tre persone l’aggravio medio annuo sarà di 88 euro. Nel caso di una famiglia di quattro componenti, l’incremento medio annuo sarà invece di 103 euro. Tuttavia, considerato che per il 2013 l’aumento dell’Iva produrrà effetti solo nel secondo semestre, per l’anno in corso gli aumenti di spesa saranno la metà: 44 euro per la famiglia da tre persone; 51,5 euro per quella da quattro.

I SETTORI COLPITI

Nel dettaglio, i rincari che peseranno di più sui portafogli si verificheranno quando ci recheremo a fare il pieno dell’auto o saremo costretti a portarla dal meccanico o dal carrozziere (33 euro l’anno per una famiglia di tre persone, 39 euro se il nucleo è composto da 4 persone), per l’acquisto dei capi di abbigliamento e per le calzature (18 euro l’anno per una famiglia di 3 persone, 20 euro se il nucleo è di 4) e per l’acquisto di mobili, elettrodomestici o articoli per la casa (13 e 17 euro).

Pesante anche lo scenario prefigurato da Federconsumatori, secondo cui l’aumento dell’Iva determinerà una ricaduta negativa complessiva di 207 euro annui in più a famiglia con un nucleo di tre persone. Includendo nel conteggio anche Tares e Imu si arriverebbe ad un rincaro di 734 euro a famiglia.

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fonte ilmessaggero.it

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Imu e Cig, il realismo di Letta: “Non sarà il decreto dei miracoli”

Imu e Cig, il realismo di Letta: "Non sarà il decreto dei miracoli"
Enrico Letta a Varsavia (ap)

Imu e Cig, il realismo di Letta:
“Non sarà il decreto dei miracoli”

Da Varsavia il premier invita a lavorare con i piedi per terra. “Al consiglio dei ministri di domani solo le prime scelte in vista delle riforme da fare entro 100 giorni”. Prima rata rinviata all’autunno solo per la prima casa e gli Iacp. Ma il Pdl avverte: “Via la tassa entro agosto o il governo cade”

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APPROFONDIMENTI

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VARSAVIA – “Dobbiamo avere il tempo di fare alcune riforme. E’ necessario spostare la data dell’Imu, sospenderla, per poter fare una riforma per rilanciare l’edilizia e rendere le famiglie italiane meno appesantite dal fisco. Ci daremo 100 giorni di tempo per fare la riforma”. Lo ha detto il premier, Enrico Letta, oggi a Varsavia. Il decreto che il governo varerà domani, aggiunge, conterrà alcune “prime scelte”, ma non certo “miracoli”.  “Il decreto di domani – sottolinea – non sarà il decreto dei miracoli, ma un decreto che contiene alcune scelte che ci danno 100 giorni di tempo per potere fare delle riforme. Le riforme le faremo in questi 100 giorni, parleremo con tutti, cercheremo di dare delle risposte sulle questioni delle imprese, sui terreni agricoli, sugli strumenti di cassa integrazione. Ma ripeto, lavoreremo con i piedi per terra, non sarà il decreto dei miracoli”, aggiunge lasciando capire che il provvedimento varato domani da Palazzo Chigi riguarderà solo la prima casa e le abitazioni Iacp, con lo spostamento della rata di giugno a settembre o a ottobre e il rifinanziamento indispensabile per la cig in deroga, 700-800 mln. “Era necessario spostare la data”, ricorda Letta, e “sospenderla per poter fare una riforma per rilanciare l’edilizia e rendere le famiglie italiane meno appesantite dal fisco”.

Realismo e cautele che sembrano cozzare con la spavalderia del Pdl. “Entro agosto bisogna fare la riforma complessiva della tassazione degli immobili,compresi i capannoni, altrimenti cadrà il governo Letta”, avverte il capogruppo a Montecitorio Renato Brunetta parlando a ‘Porta a porta’

Al centro delle conferenza stampa tenuta congiuntamente con il primo ministro polacco Donald Tusk, anche gli altri temi di emergenza economica. “Sono convinto che tutti i leader europei vedano il tema come il grandissimo incubo del nostro continente e sono convinto che ci sia la volontà di fare scelte subito per sostenere la lotta alla disoccupazione giovanile”, dice Letta. “Saremo seri negli impegni – aggiunge – Le nostre scelte verranno fatte dentro il perimetro dei conti pubblici, non faremo nuovi debiti”, spiega il presidente del Consiglio. “Stiamo lavorando anche a tagli ai costi dell’amministrazione pubblica”, ha detto infatti il presidente del Consiglio.

‘Ho fortemente condiviso le parole di ieri di Hollande a Bruxelles: non c’è nessuna volontà da parte dell’Italia di creare assi contro la Germania. C’è la volontà insieme di fare le scelte giuste”, sottolinea.

Il presidente del Consiglio interviene anche sulla polemica sulle intercettazioni, dopo il nuovo affondo del Pdl. “Non mi ricordo che facesse parte del mio programma”, taglia corto. “Ho preso l’impegno di concentrarmi sul programma – prosegue – Il mio compito è questo. Questo è il motivo per cui Napolitano mi ha dato un incarico così oneroso. Sono convinto che questa sia la strada giusta. Non mi devo far distrarre da altre questioni. Questo è il mio dovere e questo dovere porterò avanti”. (16 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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CRISI & GOVERNO – Salta lo sconto Imu alle imprese “I conti non ce lo permettono”

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fonte immagine lavorofisco.it

Salta lo sconto Imu alle imprese
“I conti non ce lo permettono”

Stop a prima casa e forse agli immobili rurali. Tensioni con la maggioranza

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Il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni

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di Alessandro Barbera
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Roma

L’epilogo era scritto. L’idea di concedere uno sconto sul pagamento della prima rata Imu alle imprese è andata a sbattere contro la dura realtà dei numeri. Accontentare tutti era impossibile: la tassa versata dalle imprese vale più di dieci miliardi di euro. La pressione di Pd e Pdl su Letta e Saccomanni per ottenere almeno uno sconto selettivo per i capannoni delle imprese sotto una certa soglia di reddito ha alimentato troppe aspettative. Commercianti, costruttori, artigiani, albergatori. C’è chi si è rivolto agli amici parlamentari, altri – vedi Confcommercio – hanno scritto direttamente a Palazzo Chigi. È toccato al ministro dell’Economia azzerare ogni richiesta. Il consiglio dei ministri di domani si limiterà ad approvare ciò che era già stato deciso la settimana scorsa: sospensione del pagamento della prima rata sulla casa di residenza – lo stop potrebbe essere allargato ai soli immobili ad uso agricolo – rifinanziamento della cassa integrazione in deroga, taglio della doppia indennità per i ministri parlamentari. Ogni altra questione è rimandata ad una generica seconda fase, nient’altro che la riforma dell’intera tassazione immobiliare, la principale fonte di sostentamento dei Comuni.

Ieri pomeriggio a Palazzo Chigi ne hanno discusso in quattro: Letta, Saccomanni, Alfano e Giovannini. «La strada non è in discesa. Se vogliamo ottenere la chiusura della procedura di infrazione da parte di Bruxelles occorre essere cauti», ha detto il titolare del Tesoro ai suoi interlocutori. All’ex direttore della Banca d’Italia non è piaciuto il pressing subito dalla maggioranza per spingerlo a concedere più di quanto fosse possibile in questa fase. Prima al G7 di Londra, poi all’Ecofin di lunedì e martedì Saccomanni aveva già dovuto fare i conti con chi guarda con sospetto la decisione di sospendere l’Imu sulla prima casa. Nell’inevitabile gioco delle parti, Pd e Pdl sostengono che occorre battere i pugni sul tavolo e dare un segnale alle imprese ancora soffocate dalla crisi. Saccomanni – su questo ha il pieno sostegno di Letta – insiste nello spiegare che tentare di forzare la mano sarebbe solo controproducente, soprattutto fino ai primi di giugno, quando la procedura dovrebbe essere chiusa. La prudenza è tale che persino il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga sarà – con disappunto del segretario Pd Epifani – al di sotto delle aspettative: non più di 800 milioni, la stessa cifra stanziata da Monti l’anno scorso.

Nella riunione a Palazzo Chigi Alfano ha annuito, ma ha comunque chiesto a Saccomanni di riferire direttamente al capogruppo Pdl Brunetta, con il quale si è poi visto alla Camera. Al dunque ha pesato il niet del partito trasversale dei sindaci, rappresentato nel governo da Graziano Delrio, ministro della Coesione e tuttora sindaco a Reggio Emilia: un rinvio anche sulle imprese avrebbe mandato in tilt i conti di molti Comuni.

Insomma, vista la posta in gioco, e con la questione Giustizia sullo sfondo, la tensione nella maggioranza resta alta. «Non fare nulla sulle imprese è un suicidio», dice un esponente Pd sotto stretto anonimato. «Si doveva fare di più», aggiunge un collega Pdl. Ma l’ordine di scuderia di Palazzo Chigi e del Quirinale è troncare e sopire. Una riunione dei vertici e dei ministri Pdl convocata all’ora di cena a Via dell’Umiltà è stata derubricata da Brunetta e dal collega capogruppo in Senato Schifani come ordinaria amministrazione. Brunetta al telefono conferma: «L’accordo con il governo era su prima casa e immobili rurali, e così sarà».

Twitter @alexbarbera

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fonte lastampa.it

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RAGUSA – Sfrattato per debito di 10mila euro, si da’ fuoco con moglie e figlia; 5 ustionati gravi

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Sfrattato per debito di 10mila euro, si da’ fuoco con moglie e figlia; 5 ustionati gravi

18:47 14 MAG 2013

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(AGI) – Ragusa, 14 mag. – Un uomo ha dato fuoco a se’ e alla sua famiglia nel tentativo di opporsi allo sfratto dalla casa pignorata dalla banca perche’ non pagava il mutuo.
Nell’incendio che ne e’ seguito sono rimasti ustionati gravemente anche sua moglie e sua figlia e due agenti di polizia. E’ accaduto a Vittoria (Ragusa) poco prima delle 14, al termine di una mattinata carica di tensione, iniziata quando l’acquirente dell’immobile, messo all’asta dall’istituto di credito, si era presentato con il suo avvocato e un ufficiale giudiziario per entrarne in possesso. Tutti i cinque feriti sono al momento ricoverati nell’ospedale “Guzzardi” di Vittoria.

Il piu’ grave e’ il capofamiglia, Giovanni Guarascio, 64 anni, ma sono preoccupanti anche le condizioni della moglie, Giorgia Fama’, 64 anni, e dei poliziotti Antonio Terranova e Marzo Di Raimondo, entrambi in servizio alle “Volanti” del commissariato di Vittoria. Meno gravi, in apparenza, le condizioni della figlia di Guarascio. L’uomo aveva accumulato un debito di 10.000 euro con la banca, che aveva percio’ pignorato la sua casa e l’aveva messa all’asta. Era stata acquistata, sembra per 26.000 euro, e il nuovo proprietario non era riuscito a entrare in possesso dell’immobile perche’ Guarascio rifiutava di liberarlo. Aveva anche murato con conci di tufo la porta d’ingresso della casa, cui si poteva accedere solo atrraverso un garage, in modo da “blindarsi”.

Stamattina il nuovo proprietario si e’ presentato con il suo avvocato e un ufficiale giudiziario, ed e’ cominciata una trattativa. I toni si sono ben presto inaspriti, tanto che sul posto e’ intervenuta la polizia per cercare di riportare la calma. Improvvisamente, mentre gli agenti cercavano di placare la disperazione di Guarascio, l’uomo si e’ versato addosso benzina e si e’ dato fuoco. La fiammata ha investito i due poliziotti, la moglie e la figlia. Subito sono scattati i soccorsi e gli ustionati sono stati traferiti in ambulanza all’ospedale “Guzzardi”. Giovanni Guarascio e’ un muratore che tira avanti con lavori saltuari. Ha due figlie, una delle quali era fuori di casa, in strada, quando l’uomo si e’ dato fuoco, e che e’ rimasta percio’ incolume.

Entrambe le figlie sono disoccupate e vivono con i genitori. La banca, con la quale Guarascio aveva un debito di diecimila euro, aveva iniziato la procedura di pignoramento contro il muratore nel 2001. Il lungo iter giudiziario si era concluso nel maggio dell’anno scorso, quando la casa era stata aggiudicata all’asta, per 26.000 euro, all’acquirente, che si chiama Sciagura. Secondo quanto si apprende, Sciagura aveva manifestato la sua disponibilita’ a rivendere l’immobile a Guarascio, il quale pero’ non disponeva dei mezzi per comprarlo. In alternativa, gli sarebbe stato proposto un affitto. Alla tesa trattativa di stamattina erano presenti anche la sorella della moglie di Guarascio, con il marito. Il muratore non aveva un legale, e solo quando l’ufficiale giudiziario ha detto di dover procedere allo sgombero i suoi familiari hanno chiamato sul posto l’avvocato Giulia Artini. Ma nemmeno con il suo intervento si era riusciti a trovare una mediazione e gli animi si erano esaperati sempre di piu’, fino al gesto disperato del muratore.

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fonte agi.it

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CRISI – Spunta la tassa sulle sigarette elettroniche

Sigaretta elettronica

Tra ipotesi copertura debiti P.A.

Spunta la tassa sulle sigarette elettroniche

Spunta un balzello sulle sigarette elettroniche tra le ipotesi di “copertura” di una delle misure che, domani, potrebbero essere inserite nel decreto sui debiti della P.a.

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Roma, 12-05-2013

 La novita’ sarebbe prevista da un emendamento dei relatori per applicare l’accisa anche su prodotti contenenti nicotina o sostanze sostitutive del consumo di tabacco.

Su un provvedimento di ampia portata, che libera 40 miliardi per i pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione, la norma sulle sigarette elettroniche e’ davvero una minuzia: dara’ al massimo qualche milione di euro di gettito. Ma certo rappresenta una novita’. Attualmente sull’acquisto delle ricariche per le sigarette elettroniche viene pagata l’Iva mentre non si applica l’accisa prevista invece per il tabacco e i prodotti da fumo.

La ‘copertura ‘ verrebbe introdotta in un emendamento che prevede un ampliamento degli spazi finanziari che le Regioni avrebbero all’interno del proprio Patto di Stabilita’ per ‘girare’ a Comuni e Province con la finalita’ di pagare investimenti, il cosiddetto “Patto di stabilita’ verticale”. Per il decreto sui debiti della Pa domani sara’ una giornata decisiva. La commissione Bilancio della Camera si riunisce alle 10,30 per chiudere con l’esame degli ultimi emendamenti. Il provvedimento e’ atteso in aula il giorno successivo. E sono attese novita’ importanti. E’ stato definito l’emendamento che favorira’ la compensazione tra crediti commerciali e debiti tributari.

“Abbiamo fatto su questo due importanti passi avanti – spiega il relatore del Pd, Marco Causi – in particolare e’ stata accettata dalle Finanze l’idea che i crediti certificati abbiano una data e che quindi si possa cosi’ compensarli con i crediti tributari e contributivi. E’ stato poi deciso che saranno validi a questo fine i crediti vantati fino a tutto dicembre 2012, mentre prima la data limite era ad aprile, con un effetto di ampliamento della platea di restituzione”.

Il rimborso – spiega l’altro relatore, Maurizio Bernardo – e’ legato anche alla certificazione che viene fatta dai crediti che vengono inseriti nella piattaforma degli enti locali. Tra gli emendamenti presentati dai relatori ce ne sono altri due importanti. Il primo riguarda le societa’ in house – cioe’ societa’ costituite da societa’ pubbliche per la gestione esterna di proprie attivita’ senza ricorrere al mercato – che dovranno utilizzare prioritariamente i pagamenti incassati per riversarli a loro volta nei confronti dei rispettivi creditori.

Un altro emendamento, invece, introduce l’obbligo per il governo di inserire nella nota di aggiornamento del def 2013 una relazione sull’attuazione del decreto per il rimborso dei debiti della pa. La relazione dovra’ indicare anche le altre iniziative necessarie affinche’ la legge di stabilita’ per il 2014 contenga misure per consentire lo smaltimento dei debiti delle amministrazione pubbliche. Sul tavolo ci sarebbero altre due proposte sulle quali il governo sta effettuando valutazioni tecniche.

La prima e’ quella di riconoscere la garanzia dello Stato su alcuni debiti, una ‘certificazione’ che consentirebbe di fatto una ulteriore negoziabilita’ dei debiti, ampliando cosi’ – tramite la liquidita’ bancaria – i 40 miliardi di risorse destinate a ripagare i debiti e dare ossigeno alle imprese. Un ultimo nodo riguarda infine l’introduzione del “silenzio assenso” alla richiesta di pagamento dei debiti fatto dalle imprese.

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fonte rainews24.it

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Emanuela Orlandi, il vero, il falso e il verosimile

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fonte immagine ilgazzettino.it

Emanuela Orlandi, il vero, il falso e il verosimile

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di | 9 maggio 2013

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Il ritorno della “ragazza con la fascetta”, con il suo carico di misteri catacombali, messaggi cifrati, teschi, flauti e ciocche di capelli, riaccende fasci di luce su una Roma underground, melmosa, oscura. Una Roma criminale che non si è mai redenta, semmai ha normalizzato il suo intreccio con i poteri. Sono passati 30 anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, la tragedia è mutata in farsa, la realtà in fiction. Difficile ormai distinguere il vero, il falso e il verosimile. L’ultimo testimone si è fatto avanti consegnando un flauto, del tutto identico a quello che usava la ragazzina, ai giornalisti di Chi l’ha visto, la trasmissione di Federica Sciarelli che otto anni fa ha condotto gli investigatori sulle tracce dei segreti di Sant’Apollinare, dove per 20 anni fu sepolto Enrico De Pedis, il boss della Banda della Magliana, la stessa chiesa che Emanuela frequentava per seguire un corso di musica. Ora, attraverso lo stesso canale televisivo, lo scenario viene capovolto.

Marco Fassani Accetti, fotografo che usa l’immagine per trasmettere oscuri segnali su bambini rapiti, ragazze sepolte nella sabbia o ricomposte in una bara, uomo di cinema, si mostra molto informato. Dice di aver fatto parte di “una lobby di controspionaggio” che agiva tra opposte fazioni vaticane, batte su temi come “la gestione dello Ior, i finanziamenti a Solidarnosc, le nomine”, rivendica alcune telefonate anonime, decritta i codici usati dai rapitori (153, il numero della linea variando l’ordine indicherebbe la data dell’attentato a Wojtyla, 13 maggio). Ma insiste nel dire che fu un “sequestro bluff”. Come quello di Mirella Gregori. Le due, racconta, ora sarebbero a Parigi dove vivono felici e contente. Storiella vecchia, cui non crede più nessuno e quasi svaluta il portato di altre più interessanti rivelazioni.

L’unico dato certo è che M.F.A, sei mesi dopo la scomparsa di Emanuela, ha investito con la sua auto, uccidendolo, un ragazzino di 12 anni, figlio di un diplomatico dell’Uruguay lungo la Pineta di Castelporziano. Dove lui casualmente si trovava e dove non doveva invece trovarsi il minore, uscito di casa all’Eur per andare dal barbiere. Fu condannato soltanto per omicidio colposo, l’accusa di sequestro inizialmente ipotizzata si è persa tra i fascicoli e forte di questa definitiva sentenza può dire ormai quel che gli pare. In quel periodo adescava ragazzini, maschi e femmine, con l’esca di servizi fotografici. Il set su cui si muoveva era limitrofo a quello del sequestro Orlandi, di cui egli stesso si autoaccusa ma in ruolo marginale. Difficile capire se i suoi racconti, come le sue foto, nascano da deliri onirici o se qualcuno, conoscendo i suoi segreti, lo stia manovrando.

Magari per far archiviare un’inchiesta, che ha impegnato generazioni di magistrati e servizi segreti, e che vede al centro il Vaticano, la mafia e quant’altro. Il procuratore aggiunto Capaldo teme una nuova campagna di intossicazione. Allo scadere dei 30 anni, meno di due mesi, deve dimostrare che Emanuela fu uccisa se non vuole che cali il silenzio della prescrizione. La trama ricostruita finora si fonda sul racconto di Sabrina Minardi, sventurata amante di De Pedis. Quel Renatino che avrebbe sequestrato Emanuela, per poi farla uccidere e gettare in un pilone di cemento, su consiglio del vescovo americano Marcinkus. Così “chi doveva capì capiva”. Uno che doveva capire era Wojtyla, in effetti il Papa polacco capì al volo e rivelò ciò che doveva restare segreto, durante l’ora dell’Angelus: Emanuela era stata rapita, non era una “scappata di casa”. Il contrario di quanto oggi afferma M.F.A.

Sullo sfondo i soldi dei boss riciclati nello Ior, il crac dell’Ambrosiano, la caduta del Muro di Berlino, insomma la prima trattativa tra mafia e poteri della storia d’Italia, con corollario di ricatti e omicidi a partire da Roberto Calvi. Protostoria di altre future tragedie, che ho cercato di ricostruire nel mio libro Storie di alti prelati e gangster romani, sfrondando il sequestro Orlandi da ogni ammiccamento. Ma se quanto racconta M.F.A dovesse rivelarsi vero dovremmo ricrederci. Tutto precipita nella piccola storia di un potenziale serial killer, finora in realtà morboso “guardone” che aveva il torto di girare negli ambienti sbagliati. Un canovaccio utilizzato da altri per costruire il “grande ricatto”? Chissà. Ieri è iniziata la perizia sul flauto, se fosse quello vero dimostrerebbe che l’obliquo testimone ha in mano prove concrete. A favore di chi o contro chi? Magari anche stavolta “chi deve capire capisce”.

(autrice del libro: Storia di alti prelati e gangster romani, Fazi editore 2009)

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fonte ilfattoquotidiano.it

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Imu, ipotesi mini-rinvio a settembre Fmi: «Riforma sia parte di ampia strategia»

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Imu, ipotesi mini-rinvio a settembre
Fmi: «Riforma sia parte di ampia strategia»

«I sacrifici devono partire da chi ha compiti di governo». Nel testo il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga

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Fabrizio Saccommanni (Ansa)Fabrizio Saccommanni (Ansa)
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Mini rinvio, fino a settembre, e solo per la prima casa: il decreto legge che il governo si appresta a varare potrebbe lasciar fuori capannoni e fabbricati. Il consiglio dei ministri è in corso e non è escluso che le misure possano essere ampliate durante il confronto nel governo. Con un tempismo forse non casuale si è fatto vivo il Fondo monetario: «Ogni riforma fiscale in Italia deve far parte di una strategia più ampia, che renda il sistema fiscale più efficiente e più giusto», ha affermato il portavoce Gerry Rice aggiungendo che il nostro paese «deve perseguire l’obiettivo di un bilancio strutturale che rispetti gli impegni dell’Europa e che rispetti le attuali condizioni economiche. Le correzioni di bilancio devono essere compatibili con la crescita, equilibrando il mix di tagli alla spesa e abbassamenti delle tasse».

LA COPERTURA – Saranno anticipi di Tesoreria e della Cassa Depositi e Prestiti, garantiti dal Tesoro, a finanziare i Comuni al posto dell’acconto Imu sulla prima casa di giugno che viene rinviato. Lo slittamento dell’acconto Imu vale due miliardi, ma tecnicamente non ha bisogno di copertura perchè si tratta solo di un rinvio. Da coprire, per quel che riguarda i soldi dovuti ai Comuni, sono soltanto gli interessi sulle somme anticipate dal Tesoro (e dalla Cdp) che sono, tuttavia, di modesta entità. Il decreto stabilisce che i Comuni dovranno calcolare l’Imu dovuta sulla base dei dati del dipartimento delle Finanze in vista di pubblicazione a breve. Ad ogni modo ha detto il portavoce del Fmi, Gerry Rice, che «ogni riforma fiscale in Italia deve far parte di una strategia più ampia, che renda il sistema fiscale più efficiente e più giusto».

GLI ATTI DEL GOVERNO – All’ordine del giorno del consiglio dei ministri convocato per le 18 ci sarebbe anche l’eliminazione dello stipendio dei ministri parlamentari e il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga. Nell’annunciare che si terrà il primo Consiglio dei ministri operativo, Letta aveva questa mattina spiegato che «il primo atto che il governo compirà non è un atto che riguarda gli altri, ma noi stessi perchè i sacrifici» devono partire da chi ha compiti di governo». «Come avevo annunciato – ha spiegato – il primo atto formale sarà l’eliminazione dello stipendio dei ministri aggiuntivo rispetto all’indennità parlamentare». Un «gesto», ha proseguito il premier, che «sarà usato a copertura degli strumenti a tutela di chi perde il lavoro».

I NUMERI – Il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga invece sarà garantito dai fondi interprofessionali per la formazione e dalle risorse iscritte a bilancio per la detassazione del salario di produttività. L’obiettivo è di reperire 1,5 miliardi compresi però gli 800 milioni già stanziati con la Legge di stabilità. Finora il governo avrebbe garantito «i primi 500 milioni», ne mancherebbero altri 200.

IL RICHIAMO DI CAMUSSO – Intanto è arrivato il primo appello del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, che ha chiesto un incontro urgente a Letta: «Oltre a incontrare le organizzazioni delle imprese, sarebbe urgente che incontrasse anche i sindacati», riferendosi alla presenza di Letta all’assemblea annuale di Rete Imprese Italia.

F.Sav.

9 maggio 2013 | 18:39

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fonte corriere.it

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L’Italia è il Paese con i conti correnti più cari, Bruxelles va all’attacco

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L’Italia è il Paese con i conti correnti più cari, Bruxelles va all’attacco

La Commissione Ue è stanca di aspettare che le banche trovino da sole il modo di andare incontro ai consumatori e prepara una direttiva per garantire un conto corrente base a tutti i cittadini. Richiesta anche una maggiore trasparenza e la possibilità di cambiare istituto in 15 giorni

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di | 8 maggio 2013

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L’Italia è il Paese europeo dove aprire un conto corrente costa di più (250 euro in media) e dove è meno semplice accedere alle informazioni sui costi per comparare le offerte degli istituti. Le tariffe bancarie sono infatti particolarmente opache nel nostro Paese, con tempi per cambiare banca troppo lunghi. Una situazione che ha fatto scendere in campo la Commissione europea, decisa a lanciare una nuova normativa per tagliare drasticamente i tempi e costringere gli istituti alla trasparenza sulle spese.

“Abbiamo avuto risultati deludenti dall’autoregolamentazione e quindi abbiamo deciso di intervenire”, ha spiegato il commissario al mercato interno, Michel Barnier, stanco di aspettare che le banche trovino da sole il modo per andare incontro ai consumatori. Gli ambiti d’intervento della nuova direttiva sono tre.

Prima di tutto assicurare che tutti abbiano un conto in banca e per questo la Commissione chiede agli Stati di “garantire questo diritto”, così come avviene per la carta d’identità. Le banche non avranno quindi più scuse per negare l’apertura di un conto e dovranno abbattere tutti gli ostacoli, mentre lo Stato dovrà garantire che almeno un istituto per ogni Paese dia un conto anche a chi non può permettersi di sostenere spese bancarie, riducendo i costi al massimo o concedendolo gratuitamente.

Il secondo ambito di intervento riguarda le tariffe di un conto che devono essere trasparenti: le banche avranno quindi l’obbligo di pubblicare un opuscolo con tutti i costi dei maggiori servizi e commissioni, nonché i costi di chiusura del conto, spesso introvabili. E gli Stati dovranno creare un sito web indipendente dove pubblicare tutte le tariffe delle banche in modo da rendere semplice il confronto per il consumatore.

Il terzo punto afferma infine che il cambio di banca deve essere semplice e rapido, quindi la Commissione stabilisce un massimo di 15 giorni per compiere l’operazione e chiede di garantire che tutte le domiciliazioni siano spostate automaticamente nella nuova banca, qualora un cliente decida di cambiare istituto. “Deve essere facile trasferire tutte le operazioni”, ha spiegato il commissario ai consumatori, Tonio Borg, “ad esempio il trasferimento delle domiciliazioni avviene difficilmente e scoraggia i clienti dal cambiare banca”.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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Scandalo Maugeri, la Procura di Milano: “Processate Formigoni per corruzione”

Scandalo Maugeri, la Procura di Milano: "Processate Formigoni per corruzione"
Il senatore pdl Roberto Formigoni

Scandalo Maugeri, la Procura di Milano:
“Processate Formigoni per corruzione”

Chiesto il rinvio a giudizio per l’ex governatore, ora presidente della commissione Agricoltura al Senato, e altre 11 persone nell’ambito dell’inchiesta sulla Fondazione. Contestata anche l’associazione per delinquere

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APPROFONDIMENTI

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Fresco di elezione alla presidenza della commissione Agricoltura del Senato, Roberto Formigoni vede riaffiorare un passato di accuse pesanti, associazione per delinquere e corruzione, che lo avevano già travolto nell’ ultima fase del suo regno in Regione Lombardia, di cui è stato presidente per 18 anni. Ora per quelle due contestazioni il neosenatore del Pdl rischia di andare a processo. La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio del Celeste e di altre 11 persone, tra cui tre suoi ex collaboratori e all’epoca dirigenti del Pirellone, nell’ambito dell’ormai nota inchiesta Maugeri, che prende il nome dalla struttura pavese che per anni sarebbe stata favorita, così come l’ospedale San Raffaele, da delibere di giunta per un totale di circa 200 milioni di euro di rimborsi “ulteriori” per prestazioni sanitarie.

Le vacanze del governatore. Parte di quei soldi, 61 milioni di euro, sempre secondo le indagini del procuratore aggiunto Francesco Greco e dei pm Laura Pedio, Antonio Pastore e Gaetano Ruta, sarebbero poi stati distratti dalle casse della Fondazione – con la compiacenza degli ex vertici e con l’intermediazione del faccendiere Pierangelo Daccò, già condannato a dieci anni per il crac del San Raffaele, e dell’ex assessore regionale Antonio Simone – e sarebbero finiti su conti all’estero. Flussi di denaro, infine, che sarebbero serviti per corrompere Formigoni con benefit di lusso per oltre 8 milioni di euro. La richiesta di rinvio a giudizio riguarda anche il potente direttore generale della sanità lombarda Carlo Lucchina; Mario Cannata; Gianfranco Parricchi; Carlo Farina; Paolo Enrico Mondia; Nicola Sanese, storico segretario di Formigoni; Alberto Perego, coinquilino di Formigoni nella residenza milanese dei Memores Domini; Maria Alessandra Massei e la moglie di Simone, Carla Vites.

-I favori di Formigoni alla Maugeri

-Le delibere preparate alla Fondazione

-Maugeri, Formigoni conosceva i conti

La vacanza ai Caraibi a spese di Daccò

“La Regione asservita alla Maugeri”. Secondo l’imputazione dei pm, Formigoni nel suo ruolo di governatore lombardo avrebbe garantito alla Maugeri, “a fronte delle illecite remunerazioni, una protezione globale” e si sarebbe dato da fare “affinché fossero adottati da parte della giunta” provvedimenti ad hoc, anche violando il dovere di “esclusivo perseguimento dell’interesse pubblico”. Secondo l’accusa, Formigoni sarebbe stato dunque fra i promotori di un’associazione per delinquere che avrebbe operato all’ombra del Pirellone per ben 14 anni, tra il 1997 e il 2011, con un “sistematico asservimento della funzione pubblica agli interessi della fondazione”. Tanto che la Regione Lombardia nella richiesta di processo figura come parte “offesa”. In cambio l’ex governatore, stando sempre all’imputazione, avrebbe ottenuto viaggi e vacanze ai Caraibi e l’utilizzo di tre yacht. E ancora, un maxi-sconto per l’acquisto di una villa in Sardegna, finanziamenti per cene e convention al meeting di Cl a Rimini e anche 270 mila euro cash.

Nessun prelievo in banca. Dall’analisi dei conti correnti di Formigoni, fra l’altro, inquirenti e investigatori hanno scoperto che nessun importo di rilievo negli ultimi anni è stato prelevato: da qui il sospetto di una sua disponibilità di somme illecite in contanti, confermato dalla testimonianza di un funzionario di banca. E in più, sempre secondo i pm, tra il 2002 e il 2011 l’ex governatore – che non si è presentato davanti ai pm quando è stato invitato a comparire e neanche dopo la chiusura delle indagini dello scorso febbraio – si sarebbe attivato per favorire con rimborsi “ulteriori” anche il gruppo ospedaliero fondato da don Luigi Verzè.

Formigoni: “Non c’è reato”. “Bene, così finalmente dovranno ascoltare anche la difesa”, è stato il primo commento di Formigoni. “Non c’è reato: San Raffaele e Maugeri non hanno avuto un trattamento privilegiato in nulla. Hanno raccontato versione mirabolanti e ora dovranno ascoltare. La mia innocenza verrà dimostrata. Ho sempre governato la Lombardia portando i risultati che tutti conoscono e nel pieno rispetto delle leggi”. La richiesta di processo dovrà essere valutata dal gup (l’udienza potrebbe essere fissata anche entro luglio). Le posizioni di Umberto Maugeri, ex presidente della fondazione, di Costantino Passerino, ex direttore amministrativo, di due consulenti e dell’intermediario Sandro Fenyo sono state invece stralciate: gli indagati hanno presentato istanze di patteggiamento in corso di valutazione da parte dei pm. Il gip Vincenzo Tutinelli, infine, dovrà decidere su una richiesta di patteggiamento della Fondazione Maugeri, che ha messo a disposizione ai fini della confisca beni immobili per circa 16 milioni di euro. (08 maggio 2013)

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fonte milano.repubblica.it

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Equitalia alza il limite da 20 a 50mila euro. Ora è più facile pagare a rate

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(Fotogramma)

Equitalia alza il limite da 20 a 50mila euro. Ora è più facile pagare a rate

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di 8 maggio 2013

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Si potrà chiedere la rateizzazione dei debiti con il Fisco, con una semplice richiesta, fino a 50mila euro e per 72 rate. Le due nuove agevolazioni concesse per venire incontro ai contribuenti in difficoltà o che preferiscono saldare a rate le cartelle esattoriali sono state annunciate da Equitalia. Nel giro di un anno la società di riscossione ha alzato due volte la soglia per ottenere la rateizzazione “in carta semplice”. Fino al marzo 2012 il limite era fissato a 5mila euro. Poi è stato elevato a 20mila e adesso a 50mila euro.

La novità
Con una richiesta motivata (senza la documentazione richiesta, invece, sopra i 50mila euro) si potrà chiedere, come detto, rate per 72 mesi (6 anni), mentre finora era possibile accedere in via semplificata a un massimo di 48 rate (4 anni).

«La rateizzazione si conferma uno strumento efficace per andare incontro alle esigenze dei contribuenti – ha spiegato Benedetto Mineo, amministratore delegato di Equitalia – Basta pensare che a oggi sono attive circa due milioni di rateazioni per un totale di oltre 22 miliardi di euro. L’obiettivo è rendere il pagamento a rate sempre più rispondente alle esigenze delle persone in modo che possano regolarizzare con più facilità la loro posizione con il fisco».

Per gli importi sopra i 50mila eruo occorrerà invece presentare una serie di documenti aggiuntivi per dimostrare la situazione di temporanea difficoltà (come l’Isee per le persone fisiche; mentre per i soggetti diversi dalle persone fisiche o dai titolari di ditte individuali in regimi fiscali semplificati l’esistenza di una situazione di temporanea e obiettiva difficoltà si valuta mediante l’applicazione di alcuni parametri costituiti dai cosiddetti “indice di liquidità” e “indice alfa”).

In generale Equitalia può concedere il rateizzo delle somme dovute fino a un massimo di 6 anni (72 rate). Se si è chiesto un periodo inferiore si può ottenere una proroga, sempre fino a un massimo di 72 rate, se durante i pagamenti si dimostra il peggioramento della situazione di difficoltà posta a base della concessione della prima rateazione.

L’importo minimo di ogni rata è pari a 100 euro. Ma nella richiesta il contribuente può indicare la preferenza per un piano di dilazione a rate variabili e crescenti, più basse all’inizio nella prospettiva futura di un miglioramento della situazione economica del contribuente.

Chi ha ottenuto la rateazione non è più considerato inadempiente e ha una serie di vantaggia. Oltre a bloccare procedure esecutive può richiedere il Durc (Documento unico di regolarità contributiva) per partecipare alle gare di affidamento delle concessioni e degli appalti di lavori, forniture e servizi. Inoltre, Equitalia non può iscrivere ipoteca nei suoi confronti né attivare qualsiasi altra procedura cautelare ed esecutiva finché si è in regola con i pagamenti.

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fonte ilsole24ore.com

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