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Bankitalia: “I dieci italiani più ricchi posseggono quanto i tre milioni più poveri”

I dieci italiani più ricchi posseggono quanto i tre milioni più poveri

Emerge da uno studio di Bankitalia. La ricchezza è composta sempre più dal patrimonio accumulato in passato e sempre meno dal reddito. I giovani stanno peggio degli adulti

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ROMA – In Italia i 10 individui più ricchi posseggono una quantità di ricchezza più o meno equivalente ai 3 milioni di italiani più poveri. È quanto emerge da uno studio pubblicato negli Occasional papers di Bankitalia che rileva anche che la ricchezza è sempre più legata ai patrimoni e che i giovani sono più poveri degli adulti.

Conflitto generazionale. L’Italia è ancora un Paese piuttosto ricco, ma la ricchezza degli italiani è composta sempre più dal patrimonio accumulato in passato e sempre meno dal reddito. Negli ultimi anni inoltre, si è invertita la distribuzione della ricchezza tra le classi di età: oggi al contrario che in passato gli anziani sono più ricchi dei giovani che non riescono ad accumulare. È quanto emerge dallo studio Bankitalia che analizza l’evoluzione della ricchezza e la diseguaglianza nel nostro paese. E se da un lato i dati evidenziano l’esistenza di un conflitto generazionale in termini di redditi, lo studio di Giovanni d’Alessio conclude che il livello di diseguaglianza è comparabile a quello di altri Paesi europei.

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fonte articolo

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L’INDAGINE – I figli sorpassano a destra i genitori, la spinta da maschi e regioni rosse

L’INDAGINE

I figli sorpassano a destra i genitori
la spinta da maschi e regioni rosse

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Replicato un test del 1975 sull'”ereditarietà” delle idee politiche. Sondaggio degli istituti Gramsci e Cattaneo. Il tasso di “fedeltà” tra generazioni è più alto nelle famiglie progressiste

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di MICHELE SMARGIASSI

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I figli sorpassano a destra i genitori la spinta da maschi e regioni rosse

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BOLOGNA – La mela continua a cadere abbastanza vicino all’albero. Ma adesso cade dalla parte opposta. Trentacinque anni fa i figli scavalcavano a sinistra i genitori: oggi li scavalcano a destra. Se i figli sono il futuro di un paese, tira brutta aria per la sinistra italiana, ma i numeri parlano chiaro: quella che sembrava un’ovvietà antropologico-sociale al limite del luogo comune (“a vent’anni siamo tutti rivoluzionari”) viene smentita da una ricerca congiunta dell’Istituto Gramsci e dell’Istituto Cattaneo di Bologna che verrà resa pubblica oggi. Frugando in una vecchia indagine del 1975 sull’orientamento politico degli italiani, i tre ricercatori (Piergiorgio Corbetta, Dario Tuorto, Nicoletta Cavazza) si sono imbattuti in una piccola miniera non ancora sfruttata: alcune centinaia di questionari compilati in parallelo da genitori e figli delle stesse famiglie. Hanno incrociato quei dati, poi hanno deciso di ripetere il sondaggio oggidì, a una generazione di distanza, intervistando oltre quattrocento coppie genitori-figli.

Quel che hanno scoperto è una vera e propria inversione di tendenza nella trasmissione ereditaria di valori e ideologie: i figli sono diventati più conservatori dei padri. Visto che c’è una generazione di mezzo, si può anche dire: chi la fa l’aspetti: chi trent’anni fa aveva abbandonato “da sinistra” i propri padri, ora si trova aggirato a destra dai propri figli. Unico elemento costante: sono sempre loro a muoversi, i ragazzi. Infatti, allora come oggi, il gruppo dei genitori si colloca più o meno al centro dello spettro destra-sinistra; ma il gruppo irrequieto dei figli, che nel ’75 era più a sinistra del gruppo dei genitori di circa un punto (in un arco convenzionale da 0=sinistra a 6=destra), oggi è più a destra di 0,3 punti. I maggiori responsabili dell’inversione a U, altro dettaglio che non farà piacere ai progressisti, sono i rampolli (soprattutto i maschi) delle famiglie meno istruite, meno ricche e che vivono nelle regioni “rosse”: quelle dove l’omogeneità ideale tra padri e figli una volta era più forte. Insomma è proprio lo “zoccolo duro” dell’insediamento elettorale storico della sinistra, le famiglie unite, proletarie, laboriose, tutte casa e cellula, che si sta sfarinando.

Eppure, a ben vedere, la grande maggioranza delle famiglie continua a trasmettere ai figli le proprie visioni del mondo. Il “tasso di dissimilarità” generazionale italiano è in fondo piuttosto limitato (1,6 punti su una scala di dieci), la grande maggioranza dei figli somigliano ai padri, si rassicurino dunque i genitori: sono buoni pedagoghi politici. E i genitori di sinistra, nonostante la frana, riescono ancora a tenere i figli dalla loro parte più spesso di quelli di destra. Su cento genitori che votano un partito di sinistra, 75 hanno figli che li imitano, mentre su cento genitori di destra solo 60 hanno figli che votano come loro. La famiglia progressista insomma “convince” di più. Ipotesi lusinghiera: i suoi valori sono più robusti, moralmente superiori e resistenti all’usura. Ipotesi realistica e tecnica: è più facile riconoscere una continuità nei partiti di sinistra (Pci-Ds-Pd) che nei partiti di destra (la novità assoluta della Lega ha spaccato le famiglie dell’ex area Dc). In ogni caso, le distanze tra il proselitismo familiare di sinistra e quello di destra si sono drasticamente accorciate: nel ’75 le percentuali di “ereditarietà” politica erano di 86 a 36 a favore dei genitori di sinistra. Un altro sorpasso probabilmente è in vista.

Ora, però, non è il caso di tirare conclusioni epocali. Il ribaltone intra-familiare avviene in realtà in un contesto in cui la politica ha perso spessore, significato, autorevolezza. Dalle domande di controllo sulla preparazione e l’attività politica effettivamente svolta, si scopre che i figli di quell’epoca immediatamente post-sessantottina erano più informati, coinvolti e impegnati dei loro genitori: oggi è l’inverso. E metà dei figli intervistati oggi non sa dare una convincente spiegazione della differenza fra sinistra e destra: erano solo il 30% nel ’75. Allora, le baruffe domestiche esplodevano perché i ragazzi erano “impegnati” politicamente e i genitori apatici e qualunquisti; oggi per l’esatto contrario. Dunque, di che parliamo? “Di famiglie che condividono molto più spesso l’indifferenza che l’impegno, dove la polarità destra-sinistra ha perso quasi ogni significato”, sintetizza il professor Corbetta. Le mele cadono vicino all’albero, ma hanno sempre meno sapore.

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26 novembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2010/11/26/news/padri_figli-9517350/?rss

A Bardineto (SV) si Balla con i Cinghiali… ma non solo!

A Bardineto (SV) si Balla con i Cinghiali… ma non solo!

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ballacoicinghiali

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19, 20 e 21 agosto: ESSIATECI!!! 🙂

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La prima domanda a cui rispondere è probabilmente: perché “BallaCoiCinghiali”?

Bardineto, il paese in cui “Balla Coi Cinghiali” ha sede, è rinomato soprattutto per due cose: gli ottimi funghi e gli ottimi cinghiali. Diciamo che è un pò il villaggio di Asterix della Riviera di Ponente, con gli stessi personaggi assurdi e quella aria da rissa imminente.
L’area in cui si svolge la manifestazione è circondata da prati e boschi e così ci è sembrato giusto omaggiare il nostro amico che sicuramente spia il palco da dietro le foglie e scuote la testa a ritmo.

La seconda domanda che potreste porvi: perché Bardineto?

La posizione è strategica, a 711mt. sul livello del mare e offre il clima ideale per una manifestazione musicale estiva, considerato il caldo che fa in riviera ad Agosto ma rimanendo nell’ immediato entroterra.

Ciò che ci ha spinto ad iniziare questa avventura è stata  l’esigenza di un evento live gratuito, che fosse perciò alla portata di tutti e soprattutto dei giovani, a nostro avviso i più penalizzati dall’alto costo della musica. Il festival perciò è gratuito, il campeggio incoraggiato.
I proventi sono reinvestiti nell’ anno successivo
per offrire uno spettacolo sempre migliore.

La musica è scelta con il criterio della qualità e della varietà. Si sono esibiti gruppi hardcore gallesi, folk svizzeri, jazz manouche liguri, rock lombardi eccetera eccetera.
Non ci piace darci un limite di genere; non venire per sentire solo quello che conosci.
Dai una chance al caso e scopri l’inaspettato.

Vi aspettiamo nel nostro villaggio.

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ballacoicinghiali
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Balla coi Cinghiali

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A Bardineto dal 19 al 21 agosto

Logo Balla Coi CinghialiLa nona edizione del Festival Balla Coi Cinghiali si terrà quest’anno dal 19 al 21 agosto a Bardineto (SV) e sarà, come sempre, ad ingresso gratuito e con una vasta area attrezzata per le tende.
Numerosi artisti si esibiranno, dividendosi tra Main Stage, Reggae Yard, palco Local Heroes. Blues&Jazz Bar, Skate Area e Afro Zone.

Il programma

Ad aprire il Festival giovedì 19 agosto saranno i Teatro degli Orrori, reduci dal grande successo dell’ultimo album A sangue freddo. Ad affiancarli sul Main Stage i Bud Spencer Blues Explosion, “power duo” composto da Adriano Viterbini (voce, chitarra) e da Cesare Petulicchio (batteria). E ancora nella serata inaugurale Tyng Tiffany, che presenta qui il suo terzo album Peoples Temple, un disco dalle sonorità dark wave anni 80, i Tenebrae, Nexus e Il Ponte di Zan. Sul Reggae Yard si inizierà sin dal pomeriggio con Snauzer Sound per concludere con il ritmo trascinante di Vito War.

Venerdì 20 agosto, la manifestazione ospiterà i Perturbazione, usciti il 21 maggio con Del nostro tempo rubato, cd di 24 tracce per 75 minuti di musica. L’album riporta il gruppo torinese sulle scene musicali dopo 3 anni in cui i componenti avevano intrapreso diverse attività. I Perturbazione sono tornati con nuove emozionanti canzoni che sarà possibile ascoltare live al festival. Insieme con loro sul Main Stage i Sick Tamburo, 2/3 dei Prozac+, un mix esplosivo tra rock ed elettronica, Radio Zastava, San La Muerte, Io?Drama, Corvi Bianchi e Avvocati del Diavolo. Mentre sul Reggae Yard arriverà dalla Francia General Good, uno degli astri nascenti della dance hall europea.

La serata conclusiva di sabato 21 agosto, vede come protagonisti assoluti i Motel Connection, che con il nuovo album H.E.R.O.I.N, uscito lo scorso marzo, hanno dato un taglio funk alle canzoni elettroniche con le quali si sono fatti conoscere al grande pubblico. Samuel, Pierfunk e Pisti chiuderanno in grande stile la nona edizione del Festival Balla Coi Cinghiali. Insieme a loro sul Main Stage anche Spasulati Band, The Wavers, Calipson, Badenya, Batebalengo e Dot Vibes, mentre il Reggae Yard ospiterà Gappy Ranks, l’artista raggae inglese del momento.

Oltre al suo ingrediente principale, la musica, il Festival Balla Coi Cinghiali prevede anche:
– cucine di strada e ristoranti basati sul concetto di ‘Km Zero’
– colazione dolce e salata con concerti acustici dal mattino
– tenda cinema con documentari, cortometraggi e incontri con registi
– area letteratura con presentazioni di libri, incontri con gli autori, rave letterari e performance poetiche
– spazio teatro
– area espositiva sul consumo critico ed ecosostenibile, in linea con la filosofia ecologica sposata dal Festival
– mostra fotografica a tema
– esposizione di copertine di vinili originali

Il Festival Balla Coi Cinghiali nasce nell’agosto del 2002 a Bardineto, comune di 634 abitanti grazie all’iniziativa di un piccolo gruppo di amici con l’intento di organizzare un evento musico-culturale indipendente, ad ingresso gratuito, rivolto a chiunque amasse la musica dal vivo. Dopo il primo anno di ‘rodaggio’, in cui si sono esibiti esclusivamente gruppi musicali dell’area savonese, nel corso delle successive edizioni, il palco del Festival Balla Coi Cinghiali ha visto avvicendarsi importanti artisti italiani e internazionali, diventando una realtà consolidata nell’ambito delle manifestazioni musicali a livello nazionale e superando nel corso dell’ultima edizione 25.000 presenze in tre giorni.

A Balla Coi Cinghiali debutta il servizio navetta

L’Associazione Balla Coi Cinghiali, con il contributo della Provincia di Savona e in collaborazione con l’Azienda di Trasporto Pubblico Locale Savonese TPL Linea presenta il servizio navetta “Divertiti Responsabilmente”, che debutta in occasione della nona edizione del Festival Balla Coi Cinghiali (Bardineto – 19, 20 e 21 agosto 2010).

Vista la mancanza di collegamenti tra la Riviera e l’Alta Val Bormida in orario serale, gli organizzatori del festival, la Provincia di Savona e TPL Linea hanno deciso, per tutti i tre giorni, di mettere a disposizione dei partecipanti alla manifestazione un servizio navetta gratuito con partenza alle 18.30 da Savona. La navetta effettuerà fermate nelle principali località lungo tutto il litorale fino a Borghetto Santo Spirito con arrivo previsto a Bardineto per le 20.30. La corsa di ritorno partirà, invece, da Bardineto alle 2.30 con arrivo previsto a Savona per le 4.30.

“Grazie anche al contributo dato dalla Provincia di Savona – dichiara l’assessore alle Politiche Sociali Pietro Santi – e la collaborazione con l’azienda di trasporto pubblico locale savonese, quest’anno per la manifestazione “Balla Coi Cinghiali” a Bardineto verrà fornito un servizio di navetta molto importante. La finalità di questo progetto è quello di poter permettere ai nostri ragazzi di divertirsi in modo sicuro e responsabile e vivere una manifestazione giovane e divertente in assoluta sicurezza, avendo l’occasione di viaggiare e socializzare, evitando di prendere mezzi propri.”

L’iniziativa, inoltre, vuole essere un modo per sensibilizzare i partecipanti alla manifestazione verso l’utilizzo di soluzioni alternative alla mobilità tradizionale, che oltre alla sicurezza per le persone contribuiscono anche a salvaguardare l’ambiente:

+ SICUREZZA – CO2 = DIVERTIMENTO RESPONSABILE

ORARIO ANDATA
Savona (18.30 – Stazione F.S.)
Spotorno (18.50 – Via Aurelia – Fermata bus)
Noli (19.10 – Via Aurelia – Fermata bus)
Finale Ligure (19.30 – Stazione F.S.)
Pietra Ligure (19.40 – Stazione F.S.)
Loano (19.50 – Via Aurelia – Fermata bus)
Borghetto S.S (20.00 – Via Aurelia – Fermata bus)
Toirano (20.10 – Strada per Bardineto – Fermata bus)
Bardineto (20.30 – Piazza G.Frascheri)

ORARIO RITORNO
Bardineto (02.30 – Piazza G.Frascheri)
Toirano (02.50 – Strada per Bardineto – Fermata bus)
Borghetto S.S (03.00 – Via Aurelia – Fermata bus)
Loano (03.10 – Via Aurelia – Fermata bus)
Pietra Ligure (03.20 – Stazione F.S.)
Finale Ligure (03.30 – Stazione F.S.)
Noli (03.50 – Via Aurelia – Fermata bus)
Spotorno (04.10 – Via Aurelia – Fermata bus)
Savona (04.30 – Stazione F.S.)

Si consiglia la prenotazione scrivendo a simone@ballacoicinghiali.it

TPL Linea offre, inoltre un servizio a pagamento per gruppi di minimo 15 persone.

Per informazioni contattare:
NOLEGGIO TPL
Tel. 0182 21895
Fax. 0182 21553
E-mail. noleggio@tpllinea.it

Per maggiori informazioni:
http://www.ballacoicinghiali.it

Crisi, il prezzo più alto lo pagano i giovani: 81 milioni senza lavoro

Crisi, il prezzo più alto lo pagano i giovani: 81 milioni senza lavoro

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GINEVRA – Il dato è allarmante ed è forse destinato a crescere. Nel mondo la crisi economica sta lacerando soprattutto i più giovani, in bilico tra precariato e disoccupazione. A fornire numeri da capogiro è l’Organizzazione internazionale del Lavoro (Ilo), che proprio oggi, nel giorno in cui al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite si celebra la Giornata internazionale della Gioventù, evento che apre ufficialmente l’Anno internazionale della Gioventù, fornisce i dati raccolti nel 2009.

Il rapporto Ilo parla chiaro: su 620 milioni di giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni, che fanno parte della forza lavoro, circa 81 milioni erano disoccupati alla fine del 2009. Si tratta del livello più alto degli ultimi 20 anni. Ma ciò che preoccupa di più è il fatto che il tasso di disoccupazione giovanile a livello mondiale è salito nel 2009 al 13% (nel 2007 era all’11,9%).

“Non c’era mai stato prima un incremento di questa grandezza da quando registriamo questi dati”, ha commentato Steven Kapsos, un economista dell’Ilo. L’Agenzia dell’Onu stima anche che il tasso di disoccupazione giovanile a livello globale continuerà a crescere per tutto il 2010, fino a giungere al 13,1%. Il tasso dovrebbe poi scendere al 12,7% nel 2011.

Secondo il rapporto dell’Ilo, la crisi finanziaria globale ha colpito in proporzione più i giovani che gli adulti. In alcuni paesi europei, tra cui anche la Spagna e la Gran Bretagna, molti giovani hanno addirittura perso ogni speranza di trovare un impiego, e ciò, spiega Kapsos “Avrà importanti conseguenze. Rischia di creare una generazione perduta costituita di giovani che sono stati spinti fuori dal mercato del lavoro e che hanno perso ogni speranza di poter vivere in modo decente”.

La disoccupazione però non è il solo dramma giovanile. A fianco a questa si registra infatti un aumento della povertà che colpisce giovani occupati: circa 152 milioni di giovani lavoratori nel mondo, cioè un quarto degli occupati giovanili, vivono – rileva sempre l’Ilo – in situazioni di estrema povertà, in famiglie che, nel 2008, sopravvivevano con meno di 1,25 dollari per persona al giorno. Le proiezioni mostrano che la ripresa dell’occupazione giovanile richiederà più tempo rispetto agli adulti, categoria quest’ultima, che ha visto il massimo storico della disoccupazione al 4,9% globale nel 2009 e per la quale é previsto un calo al 4,8% nel 2010 e al 4,7% nel 2011.

fonte: http://www.futurocomune.it/201008122669/economia/crisi-il-prezzo-piu-alto-lo-pagano-i-giovani-81-milioni-senza-lavoro.html

La crisi? In Italia la pagano i giovani

Società e lavoro

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La crisi? In Italia la pagano i giovani

Siamo in testa alla classifica Ocse: penalizzati i ragazzi. Il 60 per cento dei disoccupati ha meno di 34 anni

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(Infophoto)
(Infophoto)

Forse perché è insicura della propria identità, l’Italia adora paragonarsi al resto del mondo. Gli italiani prendono sul serio e compulsano febbrilmente qualunque classifica internazionale li riguardi, quasi avessero bisogno di scoprire chi sono tramite il giudizio altrui. Si specchiano negli altri per capire se stessi. Poi magari si deprimono o invece, altre volte, concludono che in fondo, a guardar bene certi indicatori, «siamo quelli che stanno meglio». Eppure c’è una graduatoria nella quale questo Paese occupa un posto importante, senza che questo attragga granché l’attenzione nazionale: siamo l’economia avanzata nella quale la minoranza costituita dai giovani ha pagato il prezzo più alto alla recessione, e continua a farlo. Statisticamente, le generazioni nate fra il 1974 e il 1994 hanno assorbito l’intero costo della più grave crisi economica del dopoguerra.

Lo hanno fatto per tutti e in tutto, sia in termini di occupazione che nel livello delle retribuzioni. Lo hanno fatto a tal punto da aver assunto su di sé quasi tutti gli oneri di questi anni, risparmiandoli (almeno per ora, finché terrà la cassa integrazione) alla maggioranza di popolazione costituita dai padri e dai fratelli maggiori. Insomma quasi tutti i colpi li hanno incassati gli ultimi arrivati, la tipologia di residenti sul suolo nazionale demograficamente minoritaria. Nell’Ocse, il club delle trenta democrazie avanzate del pianeta, si tratta di un record che mette l’Italia al primo posto in questa graduatoria. Al secondo, un po’ distante, la Spagna. L’osservazione è di Stefano Scarpetta, capo della divisione Politiche e analisi del lavoro dell’Ocse di Parigi. Secondo le stime ufficiali, nota Scarpetta, in Italia nell’ultimo anno tutte le perdite nette di posti (il saldo fra assunzioni e licenziamenti) si concentrano nel bacino degli occupati atipici e temporanei; lì chi ha meno di 35 anni è in netta maggioranza: quasi il 60% della popolazione dei precari è nato dopo il ’74.

In Spagna, il valore comparabile segnala un’emorragia di lavoro concentrata all’85% in questa fascia di popolazione giovane, e lo squilibrio è considerato così serio da essere al centro di un dibattito sull’ingiustizia intergenerazionale. In Italia se ne parla meno. In parte, forse è perché la disoccupazione non è salita altrettanto in fretta. In Spagna è rapidamente raddoppiata ed è ormai vicina al 20% mentre, nel biennio della grande frenata, la crescita italiana del tasso dei senza- lavoro è stata di circa due punti (all’8,3%, senza contare i cassaintegrati): meno della media europea e meno degli Stati Uniti, che viaggiano intorno al 10%. Ma la peculiarità italiana è appunto nella distribuzione squilibrata dei sacrifici: la mette in luce, con elaborazioni sulla base degli ultimi dati Istat (sui primi tre trimestri dell’anno), uno studio della ricercatrice Valeria Benvenuti della Fondazione Leone Moressa di Mestre. Nel confronto fra il 2008 e il 2009 l’ecatombe del lavoro dei giovani emerge così come l’autentica cifra italiana nella crisi. Si scopre che nella fascia di popolazione di chi ha fra i 15 e i 24 anni, il numero degli occupati è sceso dell’11,6%; in quella fra i 25 e i 34 anni si è ridotto del 5,5%; invece fra gli adulti e gli anziani in età lavorativa cambia tutto. Qui le tracce della grande recessione (ancora) non sono evidenti: nella popolazione residente in Italia compresa fra 35 e i 64 anni, il tasso di occupazione è addirittura salito (dello 0,9%) fra il 2008 e il 2009, mentre intanto l’economia crollava quasi del 5%. Più avanti si va nell’età anagrafica, più sembra che i lavoratori dipendenti siano protetti dagli effetti avversi della congiuntura.

Non è dunque un caso se in Italia..

(CONTINUA a leggere QUI)

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Federico Fubini
23 gennaio 2010© RIPRODUZIONE RISERVATA

Giovanni Stringa
23 gennaio 2010© RIPRODUZIONE RISERVATA

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fonte:  http://www.corriere.it/economia/10_gennaio_23/fubini_stringa_la_crisi_la_pagano_i_giovani_d474da7a-07fb-11df-b78d-00144f02aabe.shtml

Gli studenti danno i voti ai prof – E il liceo li fa esporre in bacheca

Il caso – Al Berchet di Milano per la prima volta i tabelloni accanto a quelli ufficiali

Il preside dice sì all’iniziativa dei ragazzi, docenti divisi

MILANO – Un sospiro. Il dito che segue il tabellone. Il nome, poi le materie. «Conoscenza», cioè preparazione nella propria disciplina: 6. «Spiegazione», ovvero la capacità di trasmettere il sapere: 5. «Disponibilità» nell’accogliere le richieste della classe: 4. Voto complessivo: 5. Bocciato. «Anche tu?», dice un prof al collega. Perché questa volta i voti sono proprio per loro. Vere pagelline con tanto di spiegazione a parte (da ritirare in segreteria) per chi è andato male.

Tabelloni dedicati ai docenti di fianco a quelli degli studenti. Con il benestare del preside. Per la prima volta al liceo classico Berchet di Milano. Operazione trasparenza nella scuola che fu di don Luigi Giussani, Luchino Visconti, Andrea De Carlo. Con le pagelle dei ragazzi pubblicate ieri e, accanto, quelle dei settanta insegnanti. Lo «scrutinio» si è tenuto negli ultimi giorni di lezione, con un questionario anonimo distribuito in ogni classe. «L’idea — spiega Giulio “Gipsy” Crespi, tra gli organizzatori — risale a qualche anno fa, quando compilammo le prime valutazioni dei prof per il giornalino studentesco. Ma quella di oggi è un’iniziativa più seria, senza alcuna velleità goliardica. Insomma, non si tratta di Saturnalia. Basta vedere i voti: quelli negativi sono accompagnati da giudizi dettagliati e pertinenti. In fondo i “bocciati” sono pochi». Sette in tutto, un decimo del totale. Più qualche insufficienza qua è là. La raccomandazione: «Invitiamo i professori a riflettere sui loro risultati ricordando, come ci viene detto sempre, che il voto non è alla persona ma al lavoro svolto». Un appello al fair play, ad accettare di buon grado il giudizio dell’insolita corte. Ma non tutti gli insegnanti dello storico ginnasio l’hanno presa bene. Soprattutto gli «insufficienti».

Tra questi, i prof di matematica — del corso B, C, E — bersaglio dei giovani umanisti del Berchet. Anche qualche docente di latino e greco, però, è inciampato in qualche quattro. Come una prof di ginnastica. «Ma sono pochi — ribadisce a sua volta il preside, Alessandro Gullo, che ha acconsentito all’operazione —: questo lavoro è frutto di un dialogo serrato che si è svolto per tutto l’anno tra docenti e ragazzi. Il clima che si è instaurato è molto positivo, tutti si sono dati da fare per dare il loro meglio». Non la pensa così una prof che, «promossa con debito», in assoluto anonimato commenta: «È come se un bambino di quattro anni giudicasse i genitori. Trovo scandaloso essere esaminati da ragazzini immaturi». Ci sono anche i contenti: «Davvero? Sono stata promossa?», chiede Fabrizia Mancini, docente di latino e greco nel corso E. Un sorriso: «E sì che non sono stata morbida con i miei ragazzi». È come tornare sui banchi dopo tanti anni in cattedra. Sollievo. Anche se il pensiero va ai colleghi «che non ce l’hanno fatta»: «Deve essere brutto, dopo trent’anni di duro lavoro e pure malpagato — dice un docente — essere giudicati da quattro ragazzini che non sanno un decimo di quello che sappiamo noi». Altra replica: «Ma così anche noi possiamo migliorare». Favorevoli e contrari, c’è di mezzo un’estate per capire se le pagelle del Berchet faranno scuola, se potranno davvero essere un elemento decisivo per l’istituto, per la sua immagine e per la sua gestione interna, come già succede negli Stati Uniti, dove anche il reclutamento dei prof passa per le preferenze degli studenti. Per il momento ci sono solo le intenzioni dei ragazzi: «Di sicuro andremo avanti».

Annachiara Sacchi per il Corriere della Sera

Addio alla nonnina dei blogger: Maria Amelia è morta a 97 anni

Era l’internauta più vecchia del mondo

L’anziana signora spagnola aveva iniziato a postare i suoi pensieri su un blog due anni fa dalla sua casa sul mare in Gallizia: “Quando sono sul web mi dimentico delle malattie”, diceva.

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una signora anziana al computerRoma, 22 maggio 2009 – “La blogger più vecchia del mondo” è morta in Spagna all’età di 97 anni. Era stata la stessa Maria Amelia Lopez a definirsi così con orgoglio. La nonnetta internauta, scrive la Bbc, aveva iniziato a postare i suoi pensieri su un blog due anni fa dalla sua casa sul mare in Gallizia.

I suoi pensieri su affari internazionali, politica spagnola e sulla vecchiaia ben presto la trasformarono in una celebrità mondiale con gente che la contattava da qualsiasi paese. E quando le forze incominciarono ad abbandonarla, Maria Amelia non si perse d’animo e utilizzò il video per continuare a dire la sua.
La nonna conobbe la realtà dei blog quando un suo nipote gliene aprì uno (amis95.blogspot.com) per il suo 95esimo compleanno.

“Quando sono su internet, mi dimentico delle mie malattie. Questa distrazione mi fa bene, mi fa comunicare con la gente, sveglia il cervello e ti dà grande forza”, aveva scritto in febbraio Maria Amelia in uno dei suoi ultimi messaggi.

I suoi post sono un misto di opinioni, nostalgia e humor. Ai giovani raccontava del suo passato e del periodo franchista. Ma non mancavano i riferimenti al mondo attuale, dal separatismo basco alle ambizioni nucleari iraniane. Il suo blog le fece vincere prestigiosi premi destinati ai media da tutto il mondo e le assicurò perfino un incontro con il premier spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero. Tre mesi prima della sua morte fu introdotta al social network Facebook dove aprì un gruppo chiamato “Anziani in azione”.

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22 maggio 2009

fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2009/05/22/181075-addio_alla_nonnina_blogger.shtml

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jueves 21 de mayo de 2009

Descanse en Paz

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María Amelia López Soliño falleció ayer miércoles, 20 de mayo del 2009 a las 6 de la mañana.

Non quero bágoas nin frores
Só quero a pedra de abalar dos meus amores

María Amelia descansa desde hoy donde siempre quiso, na Pedra de Abalar de Muxía, donde nació y donde pasó los mejores momentos de su juventud.

Su familia, nuestra familia, os queremos agradecer a todos vosotros estos 880 días de blog que la hicieron muy feliz, estas muestras de cariño y este apoyo fundamental para que disfrutase como nunca de sus últimos años.

Las verdad es que es el post más difícil de mi vida, el que sabía que algún día me tocaría escribirlo y aquí estoy.

No estoy triste, para nada. No sé porque, pero no lo estoy. La vida no dura 150 años y la abuela ya nos había pegado muchos sustos. Pero la vida es para vivirla y ella la vivió con intensidad siempre. Y cuando una persona fallece a los 97 años habiendo vivido con intensidad desde el principio hasta el final su vida, no se puede estar triste.

Podría empezar y no parar porque la ocasión lo merece, pero se me pasan miles de cosas por la cabeza… y no soy capaz de ordenarlas. Así que prefiero que le habléis vosotros, sus “blogueriños”.

Donde la abuela esté, ella leerá todos los comentarios, no dejará ni uno sin leer, eso seguro. Y se reirá con algunos, aprenderá cosas nuevas con otros, se cabreará con los “malas lenguas”… será feliz leyéndolos todos.

Este blog se acaba aquí pero continuará en otro formato allá donde ella esté. Será un formato diferente, que aún no podemos leer. Pero tened claro que todos, tarde o temprano, lo acabaremos leyendo.

Disfrutad de la vida y de los abuelos

Un beso y un abrazo muy grande
María Amelia y Familia


Te queremos Abuela

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fonte: http://amis95.blogspot.com/2009/05/descanse-en-paz.html

SONOHRA: MOTHER & DAUGHTER…

Ve la ricordate quella canzone di Cat Stevens: “Father and Son”? Ecco, oggi proviamo a fare lo stesso al femminile. Su un tema molto più banale se vogliamo – quale può essere la partecipazione ad un concerto – ma chissà… magari offrirà qualche spunto interessante al confronto generazionale…

Madre: Penso sia successo a parecchi della mia generazione (ma non solo…) di pensare “quando sarò genitore io, con i miei figli non mi comporterò certo così…” be’, io ci sto provando. E capisco adesso quanto NON SIA FACILE! Ma andiamo con ordine: mia figlia, massì la Yaris o Testarossa che dir si voglia, s’è invaghita dei Sonohra… ed è dalla loro comparsa al festival di Sanremo che mi assilla con ogni possibile richiesta – dal lasciarle libero il computer perché deve scaricare le foto e partecipare ai vari forum, allo spararmi nelle orecchie il loro – unico, peraltro – CD (notare che, in teoria, se lo sente solo lei mentre fa la doccia, con tre porte chiuse e l’acqua che scroscia… in pratica potrei citarlo a memoria, ma vabbè…) al voler andare ai loro concerti… cui ovviamente non la mando da sola. Non perché non mi fidi di lei… ma di galletti dementi purtroppo è ancora pieno il mondo – e l’ho visto pure ieri sera.

Ma, come dicevo, non voglio riproporre metodi educativi su cui ho dissentito quando li ho subiti. Quindi… a metà giugno, dopo un vero e proprio venerdì da leoni in ufficio, ci siamo caricati in macchina per raggiungere la prima manifestazione canora dei medesimi, abbastanza vicina da essere preda della febbre da volontà di presenza della fanciullina. Ero stanca, irritabile e proprio l’idea di essere circondata da una torma di ragazzine scatenate ed ululanti non era la massima aspirazione… Be’, Rho è stato un fiasco. Siamo rimasti due ore in attesa sotto un cielo che prima era solo nuvolo, poi s’è messa a cadere una pioggerellina che non faceva presagire nulla di buono… infatti, dopo un’ora buona è scoppiato un violento temporale. Ci siamo riparati sotto i tendoni provvidenziali di un bar (ma tra uno e l’altro c’era lo spazio per far filtrare nella schiena degli improvvidi genitori una malefica doccia non voluta… dei genitori, certo. Perché le pargole schiamazzanti – la mia compresa, ovvio! – nel frattempo si erano assiepate sotto la finestra del luogo in cui i due ineffabili miti erano nascosti… Loro belli e tranquilli all’asciutto, le pecorelle a sgolarsi sotto l’acqua per elemosinare un sorriso o un saluto… pietoso) quando finalmente, dopo un altro po’, qualcuno dell’organizzazione ha preso il microfono e dal palco ci ha avvertiti che pioveva (ma va’?) e che quindi avevano deciso di aspettare ancora un po’ per vedere se il tempo fosse migliorato. QUANTO significa, “ancora un po’” per un gruppo di ragazzine infradiciate tra cui alcune (ad esempio la mia) con gli esami alle porte???

Sono una madre “tollerante” (qualcuno potrebbe dire pazza), ma non del tutto scriteriata… quindi l’ho lasciata a strillare ancora un po’ sotto l’acqua, poi l’ho chiamata, me la sono caricata in macchina e l’ho riportata a casa. Congratulandomi con lei perché non ha protestato e ha capito senza bisogno di spiegazioni che non era il caso di rischiare una polmonite per due che FORSE sarebbero apparsi… Poteva essere finita qui? No, certo… però adesso inizia il contraddittorio! 🙂

Figlia: Dunque. Inizio con il dire che per trovare il luogo del concerto di Rho abbiamo cercato notizie ovunque, naturalmente tutte contraddittorie. Poi finalmente ci arriviamo (ore 19:30 circa, e io non avevo la minima fame…). Stava piovendo a catinelle, e noi ci eravamo rifugiati nel bar per prendere io un gelato (sì, avete capito bene, un gelato nonostante la pioggia e il freddo) e mamma un tè caldo (più normale). A un certo punto un paio di ragazzine dentro con me esclamano: “Ma… quella è la testa di Diego!” e io, infischiandomene del fatto che avevano tipo quattro anni meno di me mi metto a urlare: “Dove? Dove?” (Per la serie: la talpa…) e loro: “Eccola là!”. Ma potevo restare dentro? Ovvio che no! Allora sono schizzata fuori sotto l’acqua e mi sono appostata sotto al loro balcone. Lì sotto c’erano una decina di ragazze e io ero l’unica scema senza ombrello (che avevo rigorosamente lasciato a casa, tanto vuoi che piova!?!). Ci mettiamo a urlare un po’ di tutto, “Luca”, “Diego”, “Sonohra”… E indovinate un po’? Si AFFACCIA Luca. Noi in delirio. Allora ci mettiamo a urlare “Diego” per far uscire anche lui. Subito accontentate. Ci rivolge un sorriso meraviglioso con quella sua espressione così dolce (ok, basta ai deliri da fan…)… Poi entra e il fratello esce di nuovo e ci manda un bacio. Ovviamente noi urliamo come pazze. Alla fine mia madre mi viene a recuperare e mi dice: “Dai, tanto hanno detto che non li fanno suonare e tu tra quattro giorni hai un esame”. E io cosa faccio? Ovviamente la seguo senza fiatare (ma non senza essermi voltata un’ultima volta…). Immaginatevi la mia rabbia quando ho scoperto che poi hanno suonato dieci minuti (e ripeto DIECI MINUTI) dopo che ce ne siamo andati. Vabbè. Alla fine ho convinto mio padre a portarmi a Carugate l’11 luglio. Ha piovuto anche lì, ma io non mi sono schiodata da dov’ero (tra l’altro, c’era anche la mia migliore amica e io mi ero portata il K-Way…). Meno male che non me ne sono andata! Hanno suonato per circa mezz’ora e poi si sono fermati a fare autografi. E’ stata la serata migliore della mia vita. Fino a quel momento, almeno. Già, perché potevo accontentarmi di mezz’ora? NO!!! Ma adesso lascio la parola a mia madre…

Madre: Come diceva la dolce pargoletta, poteva bastare un concerto? Certo che no… e infatti, mi ha sfrugugliato l’anima finché la mia capacità di sopportazione ha ceduto e… ho comprato due biglietti per il concerto del 30 agosto. Me tapina… ovviamente ho passato tutto il tempo mancante a compiangermi sulla triste sorte che mi attendeva. Però l’onore è una cosa seria… e mica si può predicare bene e razzolare male, no? Quindi ci vuole coerenza. Vuoi essere diversa dalle madri tutte “ai miei tempi…” o che sbuffano di indulgente superiorità per le intemperanze delle figlie? Ecco, allora vai al concerto e ti butti nella mischia! Infatti… sono ancora qui a cercare di rientrare in possesso dei miei poveri timpani… Be’, insomma. Arriviamo in mezzo alle scalmanate (e noto con piacere che altri genitori, anche di puledrine più giovani della mia, sono in fila per entrare… mal comune…!) e facciamo la fila, attente a non danneggiare i capolavori striscioneschi altrui (ma ‘ste ragazzine non c’hanno altro da fare??? Io quando scatenavo la mia modesta arte grafica era sempre per scopi più alti: per la scuola, contro il governo… non per un duo di aspiranti menestrelli…)

Figlia: Dopo una giornata tutta fuori casa (così han deciso…) troviamo il posto. Lì vicino c’era anche un ristorante dove si mangia benissimo (l’unica cosa che è piaciuta a mia madre di ‘sta serata…). Poi per trovare l’entrata sono partiti 10 minuti. Ci mettiamo in fila e mia madre comincia: “Lo sai che soffro di claustrofobia?” e io: “Sì”.

“Ecco, quando mi pressano troppo mi metto a vomitare”. Effetto immediato: dieci centimetri di raggio tra lei e gli altri… Entriamo, ci sediamo, e aspettiamo. Io con il mio bel cartellone, la macchina fotografica digitale (altrimenti nota come “Giorgina”) e il cellulare come ultima spiaggia per “documentare il mitico evento”. Prima c’è una tipa dell’organizzazione che ripete la solita manfrina: “Durante l’esibizione, che durerà circa un’ora e quaranta (“aaargh!”, esclamò allora la mamma sull’orlo di una crisi di nervi…), è severamente vietato salire sul palco (a noi veramente non era nemmeno venuto in mente, ma grazie dell’idea!!!)”. I musicisti che li accompagnavano iniziano a suonare. Sbuffo di fumo (modello: “drago con il raffreddore). Escono. Si dirigono verso i microfoni. Iniziano a cantare l’inconfondibile Love Show. Le ragazzine come me iniziano a urlare a più non posso (ora infatti sono QUASI senza voce…) e a cantare con loro. Finiscono il pezzo, salutano, e ne cominciano un altro. Mia madre che si copriva la faccia con il mio cartellone (così però almeno lo vedevano…) io che filmavo (8 min e 10 sec possibili… In pratica nulla!) con la Giorgina e intanto mi sgolavo. Durante un pezzo (So La Donna Che Sei, per chi volesse saperlo…) hanno fatto le presentazioni. Mia madre negherà il tutto, ma io tanto lo dico lo stesso: Diego ha fatto un assolo di chitarra che era la fine del mondo. Oltre alle canzoni del loro CD hanno fatto anche alcune cover, tra cui Sultans of Swing dei Dire Straits, che secondo me hanno fatto bene ma che a mia madre ha fatto schifo (oggi ho sentito l’originale, e il pezzo di chitarra era fatto davvero BENISSIMO – checché ne possa dire chiunque altro – e la voce di Diego era molto più bella… Ma questi sono gusti). Mi sono divertita da matti, e alla fine Diego mi ha QUASI (purtroppo c’è il quasi) toccato le mani. Avevo anche una missione da compiere, ma questo ve lo dirò in seguito…

Madre: La storia della claustrofobia e conseguenti crisi di rigetto però è vera… risale probabilmente ad un inverno ormai perso nella notte dei tempi, quando con mia madre stavo tornando da chissà dove e sul mezzo ultra-affollato ho rischiato di soffocare nel loden di un passeggero. Già adesso mi sono conservata piccolina, allora poi ero davvero microscopica… ma mica era colpa mia! E comunque, se sono sopravvissuta, evidentemente ero destinata ad altre imprese… tipo quella di ieri appunto. In ogni caso, non credo di essere l’unica che custodisce gelosamente il proprio spazio vitale (che, ho notato in altre occasioni, quasi tutti tendono a rubarmi: sempre tutti addosso a me, anche se a far la coda alla posta non è che sono quei dieci centimetri che ti fanno arrivare prima… o sì?) e comunque il fine, che è buono oltre che legittimo, giustifica i mezzi. Ho detto.

Ma torniamo al concerto. Non è che abbia prestato particolare attenzione ai tipi sul palco (tantomeno alle loro canzoni, di cui – vuoi per l’acustica, vuoi per il volume o perché hanno sviluppato la strana tendenza a voler inghiottire i microfoni… vai a sapere!). Piuttosto ho provato ad adottare lo spirito dello scienziato in fase di osservazione di un universo straniero. E’ vero: il cartello di mia figlia serviva a nascondermi la faccia… non perché, come le ho detto, almeno non mi si vedeva nelle riprese. Piuttosto perché mi sono calata nei panni di quei due poverini: se avessero visto la mia espressione tra l’obbrobrio ed il raccapriccio, magari avrebbero stonato… e non ne avevano bisogno!

Sui loro pezzi, e sui testi, torno dopo. Adesso mi preme concludere il discorso Dire Straits. Va indubbiamente a loro merito (dei Sonohra, sic!) l’aver cercato di far conoscere un pezzo di rock (ma hanno fatto anche un Rythm&Blues, che per me è quello che usa anche Guccini al termine dei suoi concerti, quando è mezzo ubriaco e balla come un orso… tutt’altro stile, devo dire. Ma sono gusti…) a una massa di caprette ignoranti (senza offesa: ignoranti etimologicamente, perché sono giovani ed il rock invece è più vecchio di me… e non so quanti genitori abbiano avuto la brillante idea di inculcare nelle menti virginali – nel senso di <intonse, pure… “rase” > – delle loro pargolette qualche pezzo di musica “vera”: dalla classica al rock, di tutto: purché fatto bene… prima che le suddette scoprissero autonomamente i loro gusti (qui ci sarebbe da aprire ben altro che una parentesi sulle mode, sul branco e quant’altro… ma sorvolo) e/o decidessero – in modo generazionalmente corretto e scontato – che i genitori sono portatori di una cultura vecchia e, quindi, trascurabile.

Ho sentito commenti molto più pesanti dei miei sull’interpretazione (lo strazio???) che i Sonohra hanno dato del mitico pezzo di cui sopra. In fondo io mi sono limitata a dire che l’originale mi piaceva decisamente di più e che è un vero peccato che le caprette dovessero essere indotte a pensare che il rock è quello lì… ma come dice la saggia figlia, è questione di gusti. Quanto alla fine del mondo per l’assolo di Diego, fortunatamente Dio non l’ha pensata come la pargola (questa volta siamo dalla stessa parte, incredibile!) e siamo ancora tutti vivi… se la Testarossa mi lascia in vita dopo aver letto questo pezzo (e non ho ancora terminato…) lascio a lei la parola, per ora.

Figlia: No, ora l’ammazzo. Giuro. Le faccio finire il pezzo solo perché il mondo sappia che madri sciagurate ci sono in giro e poi l’ammazzo. In più che le faccio sentire finalmente qualcosa di moderno e non quelle solite robe da vecchi (a parte quelle che piacciono anche a me… Tipo gli Eagles, Cat Stevens, David Bowie, solo per citarne qualcuno… Ma anche… – no, scusate, il maanchismo no! – ma pure i già citati Dire Straits, perché no?) cosa fa? Pianta grane. Ma io dico, non puoi almeno FAR FINTA di divertirti??? Oltretutto sono così gentili a fare una canzone dei tuoi tempi e tu continui a mugugnare: “che schifo! Loro la fanno meglio!” Ma va’? Se l’avessero fatta uguale o si sarebbero chiamati Dire Straits e non Sonohra oppure sarebbero stati in playback!!! Vabbè. Tornando alla mia missione. Io e la mia migliore amica abbiamo deciso di commissionare (a mio nonno) una nota musicale di legno con una porticina in cui mettere un messaggio e di regalargliela il 30 (cioè ieri…) se si fossero fermati per gli autografi, cosa che ahimè non è successa. Poi i suoi genitori non l’hanno lasciata venire, ma questo è un altro discorso. Io ce l’ho messa tutta, mi sono appostata anche di fianco alla loro macchina, ma niente. E pensare che ero appiccicata al vetro e dietro c’era il mio adorato Dieghino!!! E sul sedile accanto c’era Luca… E oltretutto hanno anche fatto un bis e la versione inglese de L’Amore!!! Faccio finire la mia sciagurata madre…

Madre: Le ultime affermazioni di Yaris, se prese alla lettera, fanno di me una fallita. Ma come, io predico il dialogo ed il confronto e lei, alla prima occasione, passa alle vie di fatto? Per fortuna – mia, non necessariamente vostra… – la conosco abbastanza e so che in fondo (molto in fondo questa volta, temo) mi vuole bene e non mi ammazzerà. Del progetto folle suo e della sua amica non dico nulla – ognuno deve scontrarsi con i suoi demoni… – e torno al discorso-testi, prima solo accennato. Non mi piacciono i discorsi che iniziano con “ai miei tempi..” ma ormai faccio parte di chi li può nominare (i suoi tempi) come qualcosa di passato – trapassato remoto? – quindi… Lasciamo perdere tutto il discorso che riguarda la musica straniera – anglofona perlopiù – che ha nutrito i miei giovani anni: più che i testi, di cui ben pochi capivano il senso (almeno inizialmente: infatti certi testi fanno… diciamo “rabbrividire” e sono giustificati dal fatto che nessuno li capiva. Penso a me: da brava e convinta stalinista, MAI avrei potuto canticchiare Cocaine di Jimi Hendrix, ad esempio! Ma l’ho fatto… ops!), l’elemento di novità e di rottura era la musica… tanto di cappello a quei SIGNORI musicisti di cui questi, a voler essere benigni, sono solo pallide imitazioni (il mito della caverna di Platone???). Restiamo quindi in Italia. Anche allora morivano dei ragazzi in incidenti stradali… vi ricordate Canzone per un’amica di Guccini? Be’, non riesco a fare confronti con Salvami ma sicuramente ciò è dovuto all’età. Però io mi scaldavo con il Venditti di “compagno di scuola”, con Guccini (tutto, Opera buffa compresa), con gli Stormy Six o con il Banco, con De André e Gaber – solo per citarne alcuni.

Non mi lancerò in dotte disquisizioni sull’uso e sulla conoscenza dell’italiano degli idoli di mia figlia… certo è che i testi dei nostri beniamini a confronto sono… decisamente non paragonabili. Diciamo “notevolmente diversi per spessore” e finiamola qui.

Però mi resta un dubbio: se il sindaco di Verona dice di loro che “… è un onore ospitare… questi due talentuosi artisti che sono rappresentativi di tanti bravi ragazzi veronesi” e che “per la città di Verona è un vanto che si somma, nel giro di pochi mesi, al trionfo di un’altra brava ragazza veronese, Silvia Battisti, eletta Miss Italia 2007”, quali onori avrebbero dovuto essere tributati ai cantautori “dei miei tempi” (che in realtà sono – quasi tutti – “sempreverdi”), che, oltre alla capacità di aggregare giovani, in qualche modo cercavano di far passare il messaggio – scomodo, difficile ed inviso ai più – di ragionare con la propria testa? Nessuno… Infatti. Perché i bravi ragazzi, così come il potere li concepisce, sono quelli che strimpellano motivetti orecchiabili e non troppo impegnati (sono buona…) o che partecipano – e vincono – a Miss Italia…

Figlia: Ma insomma! Non si può continuare a fare paragoni con quelli che piacciono a te, perché tanto SICURAMENTE qualche cavolata in qualche remota canzone che quasi nessuno sa l’hanno sparata anche loro! E poi ok, i testi secondo mia madre non vogliono dire una cicca, ma per me hanno un senso. E non mi potete venire a dire che non sanno suonare. Questo proprio non si può dire. Sono Musicisti che secondo me si meritano il successo e che sono davvero un vanto per Verona, dove ultimamente sono successe parecchie cose spiacevoli. Almeno qualcosa di positivo c’è. E poi, come se già questo non bastasse, hanno delle voci meravigliose. E nessuno può dire nulla a riguardo.

Oltretutto sono due ragazzi davvero semplicissimi, che non se la tirano affatto, e che non si stufano di noi fan… Anche perché altrimenti non si spiegherebbe come mai continuano a ringraziarci del sostegno! Qualcun altro (e ho già in mente un paio di nomi) non lo farebbe. Loro invece sì!!! E non venitemi a dire che è solo per “salvare le apparenze”, perché non è così. E quanto alla facilità dei loro pezzi, vi dico: provateci voi! Tanto non ci riuscirete…

Comunque, tornando al concerto, sono stati troppo forti, da morire dal ridere e dall’emozione. Anche perché Diego saltava su e giù come un matto e ha sbagliato un paio di parole e Luca alla fine della canzone dove ha cantato solo lui portandosi in giro per il palco l’asta del microfono poi ha esclamato: “Ragazzi, ho rotto l’asta del microfono…”!

E, cara mammina, avresti forse preferito se ti avessi portata a un concerto di (solo per citare alcuni gruppi) quei dementi dei Dari o quegli psicolabili dei Tokio Hotel (che non sanno nemmeno come si scrive “Tokyo”) una cui canzone inizia con “Fisso una porta rotta”? Quella avrà un senso… Come (senza andare a prendere gruppi da voi – per fortuna – mai sentiti) “Yellow Submarine”. “Noi viviamo tutti nel sottomarino giallo”, eh, certo, ma loro sono i Beatles e possono permetterselo. I Sonohra invece non possono sbagliare. Sono esseri umani anche loro!!! Quindi non polemizziamo troppo… Le parole per me hanno un senso, le loro voci sono davvero meravigliose e la musica è eccezionale. Questo è come la penso io. Poi tanto voi darete ragione a mia madre, ma io ce la metto tutta per difenderli, da tutto, da tutti e a qualunque costo.

Vabbè, non stiamo qui a litigare, tanto non cambio idea su di loro… E certo che ti voglio bene, basta che non insinui nulla di male sul conto dei miei angioletti canterini… Luca & Diego.

Madre: Persuasiva la fanciullina… la dialettica non le difetta certo (e meno male, perché mi sa che ne avrà bisogno, anche al di là di questa diatriba…).

Non voglio proseguire la polemica; faccio solo notare che, forse, è meglio che evitiamo discorsi impegnativi su musicalità e purezza delle voci – lasciamo il giudizio agli esperti, se vorranno.

Quanto al resto… la storia forse si degnerà di dare una risposta. I miei cantautori sono sopravvissuti al passare delle stagioni, i Sonohra… chissà!

Figlia: Grazie! Ok, lasciamo il tutto nelle mani degli esperti che, se non tutti almeno alcuni, hanno confermato quanto da me sopra accennato. Concludo col dire che è stata una serata indimenticabile… Unica, magica e piena di emozioni! W I SONOHRA 4ever!!!

Tempo impiegato da entrambe per scrivere il pezzo: tutto il giorno! XDXDXD