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Carceri, Corte europea rigetta ricorso dell’Italia. Un anno per la soluzione al sovraffollamento

Carceri, Corte europea rigetta ricorso dell'Italia. Un anno per la soluzione al sovraffollamento (ansa)

Carceri, Corte europea rigetta ricorso dell’Italia.
Un anno per la soluzione al sovraffollamento

La condanna è per trattamento inumano e degradante di sette detenuti nel carcere di Busto Arsizio e in quello di Piacenza. Il nostro Paese dovrà pagare ai sette detenuti 100 mila euro per danni morali e ha un anno di tempo per rimediare alla situazione carceraria

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STRASBURGO – La Corte europea dei diritti dell’uomo rigetta il ricorso dell’Italia: in base alla sentenza emessa lo scorso 8 gennaio dai giudici di Strasburgo, divenuta oggi definitiva, l’Italia ha un anno di tempo per trovare una soluzione al sovraffollamento carcerario e introdurre una procedura per risarcire i detenuti che ne sono stati vittime.

Secondo la Corte europea, l’Italia avrebbe violato i diritti dei detenuti tenendoli in celle dove hanno a disposizione meno di tre metri quadrati. La condanna è per trattamento inumano e degradante di sette  detenuti nel carcere di Busto Arsizio e in quello di Piacenza. Il nostro Paese dovrà pagare loro un ammontare totale di 100 mila euro per danni morali.

Non è la prima volta che l’Italia viene condannata per aver tenuto i reclusi in celle troppo piccole. La prima condanna risale al luglio del 2009 e riguardava un detenuto nel carcere di Rebibbia di Roma. Dopo questa prima sentenza l’Italia ha messo a punto il “piano carceri” che prevede la costruzione di nuovi penitenziari e l’ampliamento di quelli esistenti oltre che il ricorso a pene alternative.

La situazione nei penitenziari è disastrosa non solo per i detenuti, ma anche per la polizia penitenziaria. Costretta a dover vigilare su un numero enorme di carcerati. Stamattina trenta agenti si sono incatenati davanti al penitenziario di Poggioreale, con dietro uno striscione che lancia un grido d’allarme a Napolitano: “Il Sappe si appella al Capo dello Stato. Più rispetto per la polizia penitenziaria”.

“Protestiamo – spiega Donato Capece, segretario generale del sindacato – contro la disattenzione della politica e lo facciamo davanti a un carcere simbolo, il più sovraffollato d’Europa con 2.900 detenuti e solo 600 poliziotti, una vera polveriera. Gli agenti sono stremati, con abnegazione svolgono il servizio ma dicono basta. C’è bisogno di misure alternative e di una rivisitazione del sistema penitenziario con riforme strutturali, senza pannicelli caldi come l’indulto e l’amnistia ma un sistema sanzionatorio diverso”. E minaccia, in assenza di risposte, uno sciopero bianco: “Seguiremo alla lettera tutti i protocolli con grande fiscalità, in modo da rallentare servizi come il trasporto dei detenuti in tribunale o le visite dei parenti. Ci spiace per loro che ne subiranno le conseguenze ma vogliamo risposte”.

Sulla questione è intervenuta negli ultimi giorni anche Annamaria Cancellieri. “Le nostre carceri non sono degne di un paese civile”, ha detto il ministro della Giustizia alla commemorazione della strage di Capaci il 23 maggio scorso. A suo avviso, “per risolvere il problema non bastano nuove carceri, ma bisogna ripensare il sistema delle pene”. O forme detentive alternative come l’Isola dell’amore fraterno: un villone nell’agro romano, sull’Ardeatina, dove detenuti in attesa di giudizio vivono in maniera più umana la restrizione della libertà. “Un’esperienza da replicare” ha commentato il ministro durante la visita alla struttura (video). (27 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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SCONVOLGENTE – Il fidanzato della sedicenne di Cosenza: l’ho bruciata ancora viva

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Fabiana Luzzi, la sedicenne accoltellata e bruciata viva dal ‘fidanzatino’ Domenico Morrone – fonte immagine net1news.org

La confessione al termine di un lungo interrogatorio

Il fidanzato della sedicenne di Cosenza: l’ho bruciata ancora viva

“Era ancora viva quando le ho dato fuoco”. E’ la sconvolgente rivelazione fatta agli inquirenti dal sedicenne reo confesso dell’omicidio della fidanzata coetanea a Corigliano Calabro

Il luogo dove è stato ritrovato il corpo della ragazzaIl luogo dove è stato ritrovato il corpo della ragazza

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Cosenza, 26-05-2013

“Era ancora viva quando le ho dato fuoco”. E’ la sconvolgente rivelazione fatta agli inquirenti dal sedicenne reo confesso dell’omicidio della fidanzata coetanea a Corigliano Calabro.

Il ragazzo ha raccontato i particolari dell’omicidio al pm della Procura di Rossano durante l’interrogatorio avvenuto nella notte. “Le ho dato una coltellata, Fabiana è morta e quindi ho deciso di bruciare il cadavere”.

E’ crollato ieri pomeriggio il sedicenne studente coriglianese accusato di avere ucciso e carbonizzato in un casolare abbandonato la fidanzatina Fabiana Luzzi, un anno piu’ giovane di lui, provando poi a nasconderne il cadavere in una vegetazione molto fitta poco lontana dal rudere. Ha raccontato tutto al termine di un lungo interrogatorio condotto dai carabinieri cittadini e dal pm di Rossano, Maria Vallefuoco, che lo ha sentito su delega della procura dei minori di Catanzaro. Magistrati e carabinieri lo hanno messo sotto torchio dopo averlo fatto tornare dal Centro grandi ustionati di Brindisi dove era stato trasportato venerdi’ sera, quando s’era presentato nell’ospedale di Corigliano con ustioni al volto e alle mani. Aveva raccontato ai medici d’essersele provocate sistemando lo scooter, ma gli investigatori, allertati dai sanitari, non ci avevano creduto, anche perche’ nelle stesse ore i genitori di Fabiana ne denunciavano la scomparsa poiche’ la quindicenne, che il 13 giugno ne avrebbe compiuti 16, non era tornata a casa dopo la scuola.

Ieri il sedicenne ha provato a depistare le indagini, spiegando d’essere stato aggredito da alcuni giovani, di cui ha pure indicato i nomi, per uno sgarro. Ma le verifiche immediatamente eseguite dai militari non hanno trovato riscontri alle sue parole. Cosi’ in serata, incastrato dalle evidenze e dalle contraddizioni della sua ricostruzione, ha raccontato tutto fornendo pure le indicazioni sul luogo, una contrada di campagna alla periferia di Corigliano, dove aveva abbandonato il corpo della povera Fabiana.

Il sedicenne ha raccontato d’esserla andata a prendere a scuola con lo scooter venerdi’ mattina per parlarle e chiarire l’ennesima lite provocata dal travagliato rapporto tra adolescenti che c’era tra loro. Poi, pero’, la situazione e’ degenerata arrivando al dramma nella stradina appartata poco lontano dall’istituto tecnico commerciale frequentato da Fabiana. Corigliano, paesone di 40 mila anione della costa ionica cosentina, stamattina ‘e’ svegliato sconvolto per quanto accaduto.

Fabiana, ultima di quattro figlie avute dal padre in due matrimoni, era conosciuta in paese, cosi’ come il suo fidanzatino. Gia’ ieri sera, quando sono cominciate e circolare le prime indiscrezioni su quanto successo, prima i compagni di scuola della ragazzina e poi anche altri cittadini s’erano radunati dinanzi alla caserma della compagnia carabinieri, ma il presunto assassino era gia’ stato trasferito in un altro luogo. Stamattina molta gente e’ assiepata dinanzi all’abitazione della ragazza.

Nella notte il sedicenne e’ stato sottoposto a fermo i polizia quale indiziato di delitto per omicidio volontario, ma non e’ escluso che le evidenze investigative possano portare a galla anche la premeditazione. Nelle prossime ore il provvedimento dovra’ essere confermato dal tribunale dei minori. Pare che nel primo pomeriggio di venerdi’, attorno alle 14:30, una compagna di Fabiana abbia incontrato il suo fidanzato, notandolo in uno stato alterato. Il ragazzo gli avrebbe chiesto dove fosse Fabiana.

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fonte rainews24.it

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ROMA – Disoccupato ruba fette d’arrosto per sfamare il figlio: condannato a sei mesi di carcere (da scontare)

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fonte immagine cilentonotizie.it

Disoccupato ruba fette d’arrosto per sfamare il figlio: condannato a sei mesi

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di Michela Allegri

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Dovrà scontare sei mesi di carcere per essersi infilato dentro le tasche e sotto i vestiti una fetta d’arrosto, un pezzo di formaggio e una bottiglia d’olio. Ha rubato per fame , Filippo P., 34 anni e disoccupato, con una famiglia da mantenere e ridotto sul lastrico dalla crisi economica che nel 2010 gli ha fatto perdere anche l’ultimo lavoretto precario. Era già stato arrestato due settimane fa, per aver sottratto pane, latte e una confezione di prosciutto dagli scaffali di un supermercato. Un furto più che modesto: aveva arraffato quello che bastava per sfamare la sua famiglia, giusto per mettere qualcosa nel frigorifero di casa, e per dare da mangiare alla moglie e al figlio di quattro anni. Processato con rito direttissimo, Filippo era stato condannato a cinque mesi con la condizionale, e liberato con l’obbligo di firma.LA CATTURA
Due giorni fa, però, l’uomo è stato sorpreso di nuovo mentre tentava di uscire dal Conad di Corso Francia con una spesa di dieci euro non pagata e nascosta sotto la giacca. I vigilantes del supermercato lo hanno bloccato e hanno chiamato i carabinieri. Giunti sul posto i militari lo hanno arrestato con l’accusa di furto aggravato. Ieri mattina, Filippo è tornato sul banco degli imputati del tribunale di Roma, per la convalida dell’arresto e un nuovo processo per direttissima. Il giudice dell’ottava sezione penale, Fabio Mostarda, pur comprendendo il dramma personale dell’imputato, non ha comunque potuto fare altro che disporne la custodia cautelare in carcere. Filippo, difeso dall’avvocato Gianluca Arrighi, ha poi patteggiato una condanna a 6 mesi di reclusione che sconterà a Regina Coeli.

LA DIFESA
«Ho assunto gratuitamente la difesa – ha commentato l’avvocato Arrighi – perché ritengo che vi siano dei casi umani che noi penalisti non possiamo esimerci dall’accettare. Purtroppo negli ultimi anni i casi di persone che commettono furti di generi alimentari è aumentato in modo esponenziale. È ovvio che nulla giustifica la commissione di reati ma una cosa è rubare per arricchirsi e una cosa è rubare per mangiare. Il dato è allarmante e deve far riflettere su come i crimini siano spesso il riflesso dei malesseri della nostra società».

domenica 26 maggio 2013 – 12:12
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B. ineleggibile, il Pd tace

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B. ineleggibile, il Pd tace

Per legge il Cavaliere non può entrare in Senato perché concessionario di frequenze pubbliche. La giunta di Palazzo Madama ora deve applicare questa norma. Ma i parlamentari democratici chiamati a votare sono imbarazzati: «Non so, vedremo, devo leggere le carte». E la decisione potrebbe essere rinviata. Per sempre

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di Luca Sappino

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il capogruppo al Senato del Pd Luigi Zanda dice di sì all’ineleggibilità di Berlusconi e poi, sgridato da Enrico Letta, ci ripensa  . I senatori democratici membri della giunta per le elezioni si trincerano tutti, anche chi aveva firmato l’appello di ‘Micromega’, dietro al classico «devo leggere le carte», perché dal Pd, comunque vada, non arriverà alcuna indicazione. Non conviene e non serve: Berlusconi e il governo Letta sono già salvi.

Il tema si ripropone sempre uguale dopo ogni elezione: le concessioni pubbliche rendono Berlusconi ineleggibile? La risposta del Parlamento è sempre la stessa: no. Eppure Zanda, giovedì, aveva acceso le speranze di chi sostiene di sì: «Secondo la legge italiana – ha detto il senatore all’Avvenire – Silvio Berlusconi, in quanto concessionario, non è eleggibile. Ed è ridicolo che l’ineleggibilità colpisca Confalonieri e non lui».

L’entusiasmo è però durato un battito d’agenzia, perché dopo una telefonata del presidente del consiglio Enrico Letta e i rimproveri di alcuni colleghi di partito (Beppe Fioroni su tutti, in rima: «Una schermaglia al giorno leva il governo di torno»), Zanda ha corretto il tiro e precisato: «Da dieci anni esprimo una posizione personale, e non sarebbe serio cambiarla ora solo perché sono diventato capogruppo. Inoltre non faccio parte della giunta delle elezioni del Senato e quindi non voterò sull’ineleggibilità di Berlusconi». Insomma, sia chiaro che Zanda non parlava a nome del Pd. E, soprattutto, che la sua «è una posizione che non ha nulla a che vedere con la tenuta del governo Letta».

Proprio nulla, è vero. E il perché lo spiega ancora, candidamente, Beppe Fioroni: «I problemi di Formigoni e Berlusconi erano già noti a tutti quando abbiamo deciso di far parte di questo governo, e l’ineleggibilità non è nel programma approvato dalle Camere». Non solo. «Oltretutto – aggiunge Fioroni, chiudendo la polemica – ne abbiamo discusso per vent’anni, e Zanda era presente…». C’era Zanda, e infatti ricorda: «Non mi sfuggono i precedenti della Camera che ha già votato varie voltre sull’eleggibilità di Berlusconi». Non che questa, si badi, possa essere però una colpa imputabile al Pd: «Il Pd – chiarisce Zanda – non ha mai dato indicazioni di voto ai componenti della giunta, che hanno sempre scelto con la propria coscienza e con la propria testa».

Benissimo. E cosa decideranno questa volta? Le teste del Pd nella giunta sono otto, e tutte orientate dalla stessa parte, esclusa forse quella di Felice Casson, il più navigato, l’unico a dire di aver già deciso: «Conosco bene le carte e ho una mia posizione», dice il senatore che però non si espone, «per motivi di correttezza – precisa – preferisco non dire nulla prima che ci sia l’occasione per decidere sul tema».

Gli altri si dichiarano tutti impreparati. Doris Lo Moro, ad esempio, senatrice ed ex magistrato, con un passato nell’associazionismo antimafia di Libera subito premette, «Non mi aspetto alcuna indicazione dal gruppo», e poi aggiunge: «Che significa “voterà o no per l’ineleggibilità di Berlusconi? Questo è un tema serio e io lo affronterò senza pregiudizi».

E ‘senza pregiudizi’ vuole lavorare anche Claudio Moscardelli, senatore laziale: «Ci devo riflettere – dice – non ho ancora visto le carte». Le carte no, ma il dibattito pubblico procede da vent’anni: si sarà pur fatto un’idea? «A maggior ragione – spiega il senatore – la decisione non c’entra nulla con le opinioni politiche».

Il senatore Giorgio Pagliari, invece, che di mestiere fa il professore di diritto, parte deciso: «La questione politica del conflitto di interessi mi pare evidente, io ho anche firmato l’appello di ‘Micromega’». Benissimo, si dirà. Peccato che Pagliari, come i colleghi, tenga subito ad aggiungere: «Da membro della giunta, però, mi riservo di esaminare bene le carte».

Sì, perché tra firmare un appello ed esprimere un voto capace di far cadere il governo e terremotare la politica ce ne passa. Lo dice anche la senatrice Rosanna Filippin, segretaria del Pd Veneto, eletta alle primarie, e membro della giunta, che così si distingue dai colleghi con l’abitudine di firmare appelli: «Io ho troppo rispetto per il ruolo che ricopro. Non mi sembra opportuno sbilanciarsi prima di aver letto le carte, anche se si tratta di Berlusconi». Questo ovviamente, «quando e se – conclude la senatrice Filippin – ci troveremo a discuterene».

Quando e se? Esatto. Ed è ancora nelle parole di Beppe Fioroni, che vorrebbe mantenere la suspense, che si trova infatti la soluzione che eviterebbe ogni imbarazzo: «Ne parleremo – dice l’ex ministro – quando l’organo preposto affronterà la questione».

Il rischio è però che quel quando voglia dire mai. Due sono gli indizi: la giunta del Senato è l’unica a non essere ancora operativa, l’unica a non aver ancora eletto la propria presidenza, che pure dovrebbe arrivare martedì. E poi, il borsino degli equilibri di maggioranza lascia immaginare che la presidenza dovrebbe andare a leghista Raffaele Volpi, ben più gradito a Berlusconi di quanto sarebbero gli altri due pretendenti, il Cinque stelle Vito Crimi e il vendoliano Dario Stefano. Non vuol dire che, se dovesse esser sollevato il caso, non se ne parlerà mai, «ma la presidenza – spiega il senatore Casson – può certamente rimandare l’esame». Ancora.

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fonte espresso.repubblica.it

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Francia, sì della Corte costituzionale alle nozze gay: prime unioni a giugno

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fonte immagine csmonitor.com

Francia, sì della Corte costituzionale alle nozze gay: prime unioni a giugno

17 maggio 2013

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Nella giornata mondiale contro l’omofobia, tre Stati europei prendono decisioni che riguardano i diritti delle coppie omosessuali. In Francia il Consiglio costituzionale ha dato il via libera alla legge sul matrimonio gay, approvata lo scorso 23 aprile dal Parlamento di Parigi. «La legge sui matrimoni fra persone dello stesso sesso è conforme alla Costituzione». A questo punto, i primi matrimoni potrebbero essere celebrati già nel mese di giugno. E arriverebbero dopo mesi di battaglia nelle piazze e nel Palazzo. Si chiude quindi una vicenda che dal novembre 2012, momento del varo del progetto di legge da parte del Consiglio dei ministri, ha diviso il paese come non accadeva da decenni. Contestato non il matrimonio – sul quale, secondo i sondaggi, è favorevole il 66% dei francesi – quanto l’automatico diritto all’adozione che porta con sé: il 53% della popolazione sarebbe contraria.

Nelle stesso ore in Belgio l’associazione per i diritti degli omosessuali Homoparentalites ha presentato oggi, per la prima volta in Europa, una proposta di legge per la maternità surrogata, meglio conosciuta come utero in affitto. La norma riguarderà eterosessuali, omosessuali e single. Previsto un rimborso spese per la gestante.

A Lisbona, invece, il parlamento portoghese ha adottato con una maggioranza di misura la proposta di legge che permette ai componenti di una coppia omosessuale di adottare i figli del congiunto. Altri due testi nei quali si accordavano a queste coppie un pieno diritto all’adozione sono stati bocciati. La legge è stata approvata in prima lettura da una maggioranza di 99 voti, con 94 voti contrari e 9 astensioni. Il testo prevede che «quando due persone dello stesso sesso sono sposate o vivono assieme in un’unione di fatto, e uno dei due esercita la responsabilità parentale su un minore, per filiazione o per adozione, anche il congiunto potrà adottare il minore». In Portogallo, ricorda l’agenzia svizzera Ats, l’adozione a titolo individuale è aperta a tutti, ma la legge che autorizza il matrimonio omosessuale, promulgata tre anni fa, esclude esplicitamente il diritto all’adozione per le coppie gay.

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fonte ilsole24ore.com

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Anonymous, arresti in tutta Italia

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Operazione in corso

Anonymous, arresti in tutta Italia

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Roma, 17-05-2013

Un’operazione con arresti e perquisizioni contro presunti appartenenti ad Anonymous e’ in corso in tutta Italia da parte degli uomini della polizia postale. Le indagini sono coordinate dalla procura di Roma.

Nell’ambito dell’operazione ”Tango Down” il personale del Cnaipic (Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche) della Polizia Postale e delle Comunicazioni sta eseguendo in tutta Italia diverse perquisizioni e misure cautelari, alcune delle quali, gia’ eseguite, nei confronti di un’ associazione per delinquere composta da hacker che, ”celandosi dietro il nome di ”Anonymous” ed approfittando della notorieta’ del movimento, era dedita alla commissione di attacchi nei confronti dei sistemi informatici di infrastrutture critiche, siti istituzionali ed importanti aziende”.

Sarebbero responsabili anche degli attacchi ai siti del governo, del Vaticano e del Parlamento, gli hacker arrestati stamani. In particolare, sono quattro i provvedimenti di arresto ai domiciliari, mentre sono una decina le perquisizioni eseguite. Secondo le indagini, i quattro arrestati facevano parte del movimento di Anonymus e ne sfruttavano il logo per interessi personali.

Secondo gli inquirenti i 4 sarebbero responsabili di vari attacchi informatici ad alto livello. Sulla base delle indagini coordinate dalla Procura di Roma, gli inquirenti hanno ricostruito il ruolo degli hacker arrestati: per le loro capacità erano stati identificati con il vertice di Anonymous, mentre in realtà approfittavano della notorietà del movimento per perseguire propri interessi in un certo senso ‘tradendo’ la causa. Sav

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fonte rainews24.it

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L’Aquila, il giudice: “Il terremoto poteva essere previsto”

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L’Aquila, il giudice: “Il terremoto poteva essere previsto”

Depositate le motivazioni di condanna di 4 tecnici per il crollo della Casa dello studente nel 2009. Per il gup Grieco “hanno ignorato tutte le prescrizioni”. Il sismologo Boschi: “I sismi non si prevedono, ma gli edifici crollano se costruiti male”

16 maggio 2013

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Il terremoto dell’Aquila che ha portato al crollo tra gli altri della Casa dello studente “non era affatto imprevedibile”. E’ quanto sostiene il giudice del tribunale dell’Aquila Giuseppe Grieco nelle motivazioni sulla sentenza di condanna di 4 imputati e assoluzione di altrettanti, depositate oggi 16 maggio. Sulla scorta delle indicazioni tecniche, per Grieco il sisma poteva essere previsto “essendosi verificato in quello che viene definito periodo di ritorno, vale a dire nel lasso temporale di ripetizione di eventi previsto per l’area aquilana”. Periodo che, scrive citando il consulente Luis Decanini, è stato indicato in circa 325 anni dall’anno 1000″. Inoltre, “si è trattato di un terremoto certamente non eccezionale per il territorio aquilano e assolutamente in linea con la sismicità  storica dell’area”.

Secondo il gup del Tribunale dell’Aquila Giuseppe Grieco, inoltre, nella vicenda del crollo della ‘Casa dello studente’ i tre tecnici condannati per il crollo che si occuparono dei restauri del 2000 hanno “colpevolmente e reiteratamente ignorato tutte le prescrizioni”. Per quanto attiene invece al tecnico dell’Azienda per il diritto allo studio che gestisce l’immobile, Pietro Sebastiani, condannato a due anni e mezzo, il giudice ha rilevato che lo stesso “non ha provveduto a fare il collaudo statico dell’immobile”. Nella vicenda  della Casa dello studente avvenuta in occasione del sisma del 6 aprile 2009 morirono 8 giovani. Per tutti gli imputati l’accusa è di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni colpose.

“I terremoti non sono scientificamente prevedibili”, nel giorno e nel momento in cui possono accadere, “ma, quando accade un terremoto, gli edifici crollano se non sono costruiti con i criteri antisismici”. E’ commento alle motivazioni del giudice del il sismologo Enzo Boschi, intervistato dall’Adnkronos. “I terremoti provocano vittime perché gli edifici sono  costruiti male, ed è un antico problema” aggiunge Boschi.
“Questa sentenza non riguarda il mio processo”, andato a sentenza il 22 ottobre scorso, “per il quale siamo ricorsi in appello” precisa l’ex presidente dell’Ingv. “I terremoti non sono prevedibili ma gli edifici possono venire giù anche senza scosse di terremoto, solo perché sono costruiti male” ribadisce lo scienziato.

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fonte tg24.sky.it

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