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30/MAGGIO/2013, COMUNICAZIONE

30/MAGGIO/2013, COMUNICAZIONE

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A causa di motivi familiari l’aggiornamento del blog viene sospeso per alcuni giorni. Ci scusiamo per il disagio, cercheremo di riprendere la pubblicazione dei post il prima possibile.

mauro

Franca Rame, il Tg2 chiede scusa per il servizio offensivo

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Franca Rame, il Tg2 chiede scusa per il servizio offensivo

Il Tg2 corre ai ripari. Su Franca Rame manda in onda un servizio in cui si ricorda lo stupro fascista. E chiede scusa per primo servizio offensivo

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redazione globalist.it
mercoledì 29 maggio 2013 20:57

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Il Tg2 si è sbrigato a correre ai ripari. Dopo il servizo offensivo denunciato da Globalist, ha cambiato strada, facendo un servizio più oculato, attento alla verità storica, che citava lo stupro fascista soprattutto. E senza riferimenti all’avvenenza di Franca suggestivamente messa in rapporto con la feroce violenza.

Il Tg2 della sera ha chiesto anche scusa per il servizio di Carola Carulli, spiegando ai telespettatori che a qualcuno era sembrato involontariamente offensivo. Diciamo che è buono che siano arrivate le scuse, ma è immaginabile che la responsabilità di un servizio così sbagliato, allusivo, omertoso e lontano dalla verità storica nons ia soltanto l’autrice. E che qualcuno abbia una responsabilità più grande perché direttiva.

Le inopportune dichiarazioni di Marcello Masi – Il direttore del Tg2, Marcello Masi, esprime da parte sua «rammarico per il fatto che qualcuno possa solo immaginare che ci sia qualsiasi giustificazione a ogni forma di violenza nei confronti delle donne e in particolare di Franca Rame, che ha segnato la mia crescita umana. Mi vergogno per quelli che pensano una cosa del genere».

Vergognandosi per quelli che hanno pensato una cosa del genere, Masi probabilmente voleva riferirsi a Globalist, ossia al sito che ha sollevato il caso e che non sta molto simpatico al direttore del Tg2, non fosse perché – unici – lo abbiamo sbeffeggiato mentre imperterrito mandava in onda a spese del servizio pubblico la sua cara Michela Vittoria Brambilla, che ha battuto il record di presenze con la scusa dei cani.

Peccato però che Masi, poco accorto almeno quanto la Carulli, abbia sostanzialmente detto che si vergogna di quelle migliaia e migliaia di persone che avendo visto e sentito quanto andato in onda hanno protestato, si sono indignati e hanno chiesto che fatti simili non accadano più. Masi, quindi, si vergogna della stragrande maggioranza di coloro che hanno avuto la sventura di vedere quel servizio del Tg2.

Salvo poi essere costretto (da viale Mazzini?) a chiedere pubblicamente scusa. E allora Masi ci spiegherà se si vergogna così tanto di noi e dei suoi telespettatori, perché ha dovuto scusarsi? O non farebbe prima a vergognarsi per quello che dolosamente o colposamente è uscito dal suo Tg? Peccato. Un vero peccato. Ammettere l’errore e chiedere scusa è un gesto coraggioso, anche perché tutti possiamo sbagliare. Invece il nostro ha voluto esternare, tanto che noi, adesso, ci vergognamo della sua vergogna. (Globalist).

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fonte globalist.it

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Facebook, stop violenza alle donne: utenti e investitori contro il sessismo

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fonte immagine adland.tv

Facebook, stop violenza alle donne:
utenti e investitori contro il sessismo

Troppi contenuti pieni di “odio mediatico” verso l’universo femminile, con immagini esplicite e ironia greve. Proteste online e inserzionisti che abbandonano. E Palo Alto decide per il giro di vite: più controlli e utenti denunciabili in caso di pubblicazione di materiale offensivo

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TROPPI contenuti misogini mascherati da vignette e battute da bar. Tante bacheche e gruppi con immagini e testi eloquenti con donne picchiate e brutalizzate, condite da ironie rozze. E Facebook decide di rivedere, secondo alcuni dopo troppo tempo, le linee guida sulla pubblicazione di contenuti (qui il comunicato ufficiale, in inglese). Facebook ha rimosso i messaggi incriminati, anche se diversi contenuti risultavano in un primo momento come “non offensivi”, rimanendo online. E quindi dubbi e proteste non si sono interrotte.

L’intervento sui termini di servizio arriva sicuramente perché le proteste, dirette e indirette (su Twitter c’è l’hashtag #fbrape) si erano fatte pressanti. Attivisti dei gruppi inglesi Everyday Sexism Project e l’americano WAM! hanno denunciato quanto i contenuti palesemente misogini di alcune pagine del social con migliaia di mail e decine di migliaia di tweet. Ma anche perché oltre agli utenti indignati, a premere sul social network ci sono gli investitori, quei big spender di cui Fb non puà fare a meno, come Nissan e Unilever. Che hanno deciso di sospendere le loro inserzioni pubblicitarie su Facebook dopo che le loro campagne sono apparse vicino a post offensivi, soprattutto contro le donne. Un risultato dovuto all’algoritmo che fa comparire gli annunci a seconda delle preferenze dell’utente. Ma di certo le aziende non vogliono comparire in pagine come “Violentare per divertimento” e “Mi piaceva per il suo cervello”, che contiene agghiaccianti foto di donne con la testa rotta.

Al di là del marketing, c’è una questione annosa che coinvolge il social network su questi temi. Da Fb hanno lungamente risposto: “Se non vi buttano fuori da un bar per una battuta pesante, allora non verrete neanche espulsi da Facebook”. Ma evidentemente si è andati troppo oltre. E da Palo Alto hanno ammesso, in un comunicato ufficiale, di aver sottovalutato l’insidia del cosiddetto “hate speech”, ovvero “odio mediatico”, che nell’avversione alle donne trova uno degli esempi più diffusi e deprecabili. Cambieranno le regole per chi pubblica contenuti, ci sarà maggior controllo e i titolari dei contenuti saranno denunciabili, probabilmente direttamente dal social network.

Un giro di vite necessario, dal punto di vista dell’opportunità sociale, ma anche economico.  Come rivela il Financial Times per Facebook è un momento fondamentale e  deve riuscire a controllare i contenuti che vengono pubblicati per evitare che finiscano vicino a inserzionisti con una reputazione da difendere. Nei primi tre mesi del 2013 il gruppo californiano ha generato ricavi di 1,46 miliardi di dollari, con un aumento del 38% rispetto allo stesso periodo dello stesso anno soprattutto grazie all’implementazione di nuovi strumenti che permettono agli inserzionisti di indirizzare le loro pubblicità ai singoli utenti. (29 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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INCREDIBILE TG2 SULLA RAME – “Usava la bellezza fisica finché fu stuprata.” E tace sui violentatori fascisti

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Usava la bellezza fisica finché fu stuprata: incredibile Tg2 sulla Rame

Nel ritratto dell’attrice il Tg omette di dire che i violentatori erano fascisti. E racconta la vicenda in modo ambiguo, come se Franca si fosse cercata lo stupro.

Desk
mercoledì 29 maggio 2013 19:05


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Prima l’omissione della morte del generale genocida e fascista argentino Videla, notizia ignorata. altrimenti bisognava parlare dei crimini dei golpisti.

Oggi, nel ricordo di Franca Rame, l’incredibile (anzi, fin troppo credibile) omissione del fatto che la grande attrice fosse stata stuprata dai fascisti. Perché al Tg2 parlare di fascisti non si può. Probabilmente disturebbbe troppo i nuovi piccoli editori di riferimento, tra i tanti contorcimenti e riposizionamenti della testata, nel nobile esercizio di salvare le chiappe a rischio.

Anzi, nell’ambiguità del racconto è parso anche che l’attrice si fosse in qualche modo cercata lo stupro per l’uso della sua bellezza fisica. Alla faccia di tutte le campagne contro il femminicidio e la violenza sulle donne.

E sì, perché nel servizio mandato in onda nell’edizione delle 13 e firmato da Carola Carulli (vagamente tendenzioso, ma su questo torneremo poi…) c’è un cenno alla terribile esperienza dell’attrice, violentata dopo essere stata sequestrata. Ma non una parola su chi e perché: era una comunista impegnata politicamente e i fascisti – sobillati da alcuni settori dell’Arma dei carabinieri che li proteggevano – vollero darle in quel modo una lezione. Tanto che l’ineffabile giornalista ha detto: “Finché il 9 marzo del 1973 fu sequestrata e stuprata. Ci vollero 25 anni per scoprire i nomi degli aggressori, ma tutto era caduto in prescrizione”. Chi erano questi aggressori e perché? Silenzio del Tg2, hai visto mai che alla vigilia del ballottaggio per il sindaco di Roma si dia fastidio ad Alemanno?

Peccato, perché il Tg2 ha perso una grande occasione per raccontare davvero la biografia di una grande attrice politicamente impegnata e che ha sempre pagato di persona le sue scelte.

Ma invece nel pezzo tendeziosetto e giustificazionista si diceva testualmente: “Una donna bellissima Franca, amata e odiata. Chi la definiva un’attrice di talento che sapeva mettere in gioco la propria carriera teatrale per un ideale di militanza politica totalizzante; chi invece la vedeva coma la pasionaria rossa che approfittava della propria bellezza fisica per imporre attenzione. Finché il 9 marzo del 1973 fu sequestrata e stuprata. Ci vollero 25 anni per scoprire i nomi degli aggressori, ma tutto era caduto in prescrizione”.

Nella parte del “complimento” la sua passione è stata definita “totalizzante”. Totalizzante? All’anima del complimento di chi l’amava… Nell’altra si parla di una ammaliatrice rossa.

Ma è triste il “finché” con il quale è stato collegato il primo passaggio a quello successivo. E’ stata una “che approfittava della propria bellezza fisica per imporre attenzione finché…”. Finché? Ma stiamo scherzando? La giornalista (e meno male che è una donna) vuole forse dire che se l’è andata a cercare? Che siccome aveva usato la bellezza fisica (il che tra l’altro è un falso) aveva provocato la reazione? Oppure la giornalista ha una vaga idea dell’italiano e di come si comunemente legge il suo “finché” e farebbe meglio a riconsegnare il tesserino? E poi stuprata da chi? Di ignoti violentatori prescritti. Perché dire fascisti non si può. Parlare dei mandanti (all’interno dei carabinieri) giammai. Meglio il finché.

Proprio un bel ricordo degno del Tg2: in parte censurato (il ruolo dei fascisti) in parte tendenzioso (totalizzante) in parte perfino giustificativo dello stupro (finché).

Ad maiora. Avvertiteci quando morirà Priebke. Ci aspettiamo una bella frasetta del tipo: nella Capitale ci fu una attività armata dei partigiani “finché” dopo l’attentato di via Rasella i nazisti…

In conclusione solo una domanda: avete uno specchio a casa?

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fonte globalist.it

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Condannato per i commenti al suo blog, nove mesi per “istigazione a delinquere”

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fonte immagini asgard1.wordpress.com

Condannato per i commenti al suo blog
nove mesi per “istigazione a delinquere”

Rese note le motivazioni della sentenza con cui due mesi fa è stato condannato iil responsabile della pagine Facebook Cartellopoli, che si batte contro il degrado urbano della capitale. E’ la prima sentenza di questo tipo in Italia

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Cartellonistica stradale a Roma, quartiere Torrino (dal blog “MalaRoma“)

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di ALESSANDRO LONGO

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SONO STATI i commenti altrui a causare la condanna a nove mesi di carcere per il gestore della pagina Facebook Cartellopoli, dedicata alla lotta al degrado urbano di Roma. Sono arrivate infatti oggi le motivazioni della sentenza di due mesi fa con cui Massimiliano T. veniva condannato per “Istigazione a delinquere e apologia di reato”, su denuncia di una società di affissioni. Si apprende  solo oggi, quindi, che questa del Tribunale di Roma è la prima sentenza di questo tipo, in Italia e che apre scenari inediti. In sostanza, qualunque utente Facebook è ora a rischio di condanna, insomma: basta che tra i commenti ne appaia qualcuno che inviti a compiere reati di qualsiasi tipo.

La pagina di Cartellopoli si descrive come “Comitato online contro lo stupro, la svendita e la consegna della città di Roma alla lobby cartellonara”, questione di cui Repubblica si è occupata più volte in questi mesi.

Il problema, secondo il Tribunale di Roma, a quanto si legge nelle motivazioni odierne, è dato dai commenti postati da terzi, rimasti anonimi. Non solo: sono valsi la condanna anche i contenuti pubblicati in altri siti e poi ripresi sulla pagina. E cioè commenti che invitavano ad agire contro i cartelloni abusivi, ad organizzare iniziative di protesta. Come il blitz di Legambiente, di due anni fa. È così che ci è andato di mezzo il gestore della pagina, Massimiliano T., 34anni.

Afferma il Giudice nelle motivazioni della sentenza, infatti: “Pacifica essendo la responsabilità esclusiva in capo all’imputato per la gestione del blog (…) e dunque anche per il contenuto dei messaggi in esso pubblicati, è indifferente che si tratti di contenuti riferibili direttamente al T.  o ricevuti da altri utenti, essendo stato comunque il primo a curarne l’inserimento e la conseguente divulgazione al pubblico”.

“L’affermazione del T di non controllare il contenuto dei messaggi ricevuti prima di pubblicarli è priva di rilievo ai fini che qui interessano, sia perché formulata in termini assolutamente generici, sia perché la qualità dei contenuti di analogo tenore pubblicati sul blog nel corso del tempo è tale da rendere inverosimile che l’imputato potesse averne ignorato o male interpretato il contenuto”.

In base a quanto sostenuto dall’azienda che ha depositato la denuncia in Procura, sono state molte le azioni vandaliche, che hanno riguardato un centinaio di impianti in varie zone di Roma, messe in atto come “l’imbrattamento dei cartelloni con vernice spray e, successivamente, nel danneggiamento delle comici e nello smontaggio ed asporto delle plance pubblicitarie”.

“La sentenza è corretta in linea di diritto”, ribatte Andrea Monti, avvocato esperto di nuove tecnologie e fondatore dell’associazione Alcei per la libertà di espressione online. “Chi gestisce uno spazio di contenuti ha una responsabilità su tutto ciò che vi viene pubblicato. Se ci sono troppi commenti, deve dimostrare che non gli era possibile moderarli tutti ma che almeno ci ha provato”, continua. “Attenzione, vedete che è peggio per la libertà di internet se passa l’idea che le leggi non possono colpire pagine come Cartellopoli”, aggiunge Monti. “Significa dar ragione a coloro, come Laura Boldrini (presidente della Camera) che invoca nuove e più severe leggi sul web”.    (13 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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PROPAGANDA SOVIETICA – Caso Ruby, il grande inganno di Canale 5: scomparsi i fatti sgraditi a Berlusconi

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fonte immagine kataweb.it

Caso Ruby, il grande inganno di Canale 5: scomparsi i fatti sgraditi a Berlusconi

Lo speciale andato in onda in prima serata sulla tv di famiglia,alla vigilia della requisitoria di Ilda Boccassini, racconta solo la versione dell’imputato, in uno stile da propaganda sovietica. Nessuna immagine delle ragazze coinvolte, censurate le intercettazioni telefoniche più esplicite su quanto succedeva davvero nelle notti di Arcore

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di | 13 maggio 2013

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Strano modo di fare televisione: neanche una foto delle ragazze protagoniste del caso Ruby. Ecco il grande inganno del programma di Canale 5 “Ruby ultimo atto. La guerra dei 20 anni” (guarda il trailer). Degno di entrare nei manuali di storia di giornalismo. Sarebbe bastata una scelta delle foto delle ragazze del bunga-bunga per far capire agli spettatori di che cosa si stesse parlando. Invece niente. Una poderosa, quanto faticosa macchina della disinformazione. Ad avere voce, presentati come attendibili, i testimoni utili alla difesa: quelli che dicono che ad Arcore si svolgevano “cene eleganti“. Ragazze tutte pagate da Silvio Berlusconi, da anni da lui mantenute e ancora oggi regolarmente stipendiate con 2.500 euro al mese, più auto e case. Oppure camerieri, pianisti, cantanti, che devono a Silvio tutto quello che hanno.

Dei racconti fatti nelle intercettazioni, nessun accenno (si possono però ascoltare qui nel montaggio di ilfattoquotidiano.it). Eppure erano cose pesanti, tipo: “Più troie siamo e più bene ci vorrà“. Tutte parlavano di soldi, vera ossessione delle serate di Arcore. Addirittura alcune raccontavano di aver fatto l’esame del sangue per sapere se avessero contratto l’Aids. Nessuna traccia neppure delle testimonianze delle ragazze che hanno rivelato che alle feste avvenivano spogliarelli, danze erotiche, toccamenti alle parte intime, simulazione di atti sessuali. Poi, le prescelte all’X Factor del bunga-bunga potevano passare la notte con il presidente, ottenendo un compenso più alto. Niente di tutto ciò nel programma presentato da Andrea Pamparana, che un tempo faceva il giornalista. Voce all’avvocato Niccolò Ghedini. A Ruby. E a Berlusconi, naturalmente.

L’unica teste d’accusa a cui il programma ha dato voce: Ambra Battilana, la cui credibilità è subito smontata con la lettera che ha poi mandato a Berlusconi. E Ruby? Pagata con 57 mila euro “per avviare un centro estetico” (mai visto). Ragazza che ha “commosso tutti raccontando la sua storia”. Altro che sesso: non poteva spingere “ad altro che a commiserazione”. Ammette di essere bugiarda, ma il programma di Mediaset sa distillare le sue verità. Panzane sul numero dei processi di Berlusconi e sul numero di intercettazioni di questo processo. Ma nessuna voce a contraddire, a rettificare, a inserire un minimo di verità dei fatti in un programma di regime sovietico prima di Breznev.

Sul reato più grave di cui Berlusconi è accusato (la concussione), la trasmissione dà il meglio di sé. Afferma che nessuna pressione è stata fatta da Silvio, nella notte del 27 maggio 2010, per far uscire Ruby dalla questura di Milano, nel timore che potesse rivelare l’altro reato (la prostituzione minorile). Dà per certo che Berlusconi non sapesse la vera età della ragazza. Che la credesse davvero nipote di Mubarak. E che l’intervento di quella notte di frenetiche telefonate tra Parigi e Milano fosse solo di evitare un incidente diplomatico. Garantisce che Berlusconi parlò di Ruby direttamente a Mubarak, in un precedente incontro internazionale: circostanza smentita dai testimoni presenti, secondo cui il rais egiziano non capì neppure la battuta di Silvio su una ragazza egiziana di sua conoscenza.

La pm dei minori ha ribadito in aula che le sue disposizioni erano chiare: tenere la ragazza in questura finché non si fosse trovato un posto in comunità. Il programma se la cava sostenendo che i funzionari di polizia potevano decidere di loro iniziativa che cosa fare. E si guarda bene dal dire in che mani finì quella notte: a casa di una prostituta brasiliana, dopo essere stata affidata a Nicole Minetti, compagna di bunga-bunga, insignita per una notte dell’inesistente qualifica di “consigliera ministeriale”.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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LIBERTA’ D’INFORMAZIONE – Sulla gazzarra contro Yoani Sánchez a Perugia, a mo’ di chiosa…

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Sulla gazzarra contro Yoani Sánchez a Perugia, a mo’ di chiosa…

Se Yoani Sánchez è stata bravissima a costruire la propria immagine come una sorta di Biancaneve dell’opposizione anticubana, chi può essere così stupido da travestirsi da strega cattiva? Chi può minimamente pensare che uno solo dei presenti al Festival del Giornalismo potesse simpatizzare per chi si presentava come aggressore rispetto all’aggredita?

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Ci sono poche cose insopportabili più del “come volevasi dimostrare”. Eppure… Già lo scorso 5 aprile avevo avvisato (dissociandomene senza malintesi possibili) dell’atto di ripudio contro Yoani Sánchez, puntualmente verificatosi in occasione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia.

Avevo ingenuamente offerto in alternativa la mia disponibilità a tenere a Perugia un seminario universitario sulla figura dello scomparso presidente venezuelano Hugo Chávez, che studio da molti anni e sul quale ritengo di aver molto da dire, sulla recente campagna elettorale, che ho vissuto in prima persona a Caracas, su Nicolás Maduro, che ho avuto occasione di conoscere proprio nel mio ultimo viaggio, magari arricchendolo con le mille conversazioni con amici cubani sulle difficili riforme nell’isola. Cose complesse, non contenibili in slogan, come non è contenibile in slogan lo iato tra la storia della Cuba di oggi, pienamente parte del processo integrazionista latinoamericano e quella dei vetero-procubani a prescindere. Questi pretenderebbero che Cuba non cambiasse mai in un revanscismo uguale e contrario a quello dei banditi amici di Yoani che stanno a Miami. La differenza è che i primi sono innocui e a Yoani fanno gioco permettendole di passare da vittima. I secondi sono pericolosissimi come testimoniò il caso di Fabio di Celmo, l’italiano assassinato a Cuba e per l’assassino del quale nessun governo italiano si è mai degnato di chiedere l’estradizione.

Hanno preferito cancellare il seminario. Smaniavano per l’atto di ripudio, che noia un’occasione di condivisione di conoscenza. E così si sono fatti il loro spettacolino retrò a base di “yankee go home” offrendo un pessimo servizio innanzitutto alla Rivoluzione cubana, che può fare a meno di tali pasdaran che ne umiliano la complessità e le persistenti ragioni per riproporre una stantia contrapposizione frontale dalla quale Cuba in ogni modo tenta di sfuggire e che riesce perfino a far fare bella figura ad un personaggio opaco come Yoani Sánchez. Io ovviamente ero già lontano da Perugia, nonostante qualche disinformatore antilatinoamericano abbia provato diffamatoriamente a chiamarmi in causa.

Se Yoani Sánchez è stata bravissima a costruire la propria immagine come una sorta di Biancaneve dell’opposizione anticubana, chi può essere così stupido da travestirsi da strega cattiva? Chi può minimamente pensare che uno solo dei presenti al Festival del Giornalismo potesse simpatizzare per chi si presentava come aggressore rispetto all’aggredita? Neanche l’ultimo dei miei studenti in scienze della comunicazione sarebbe stato così grossolano come i contestatori di Yoani. Neanche il più dogmatico dei difensori cubani della rivoluzione poteva pensare che fosse utile a quella causa il solo fumo del sospetto di voler mettere a tacere Yoani. Chi ha dato il passaporto a Yoani se non il governo cubano? Anche induttivamente come vi salta in mente di impedirle di parlare? Bisognerebbe essere addentro a certi dibattiti, alle sofferte riflessioni di un Abel Prieto e di decine di intellettuali cubani sulla voglia di aprire, di liberare, anche il sistema mediatico e il dramma delle difficoltà di farlo rispetto ad un nemico che resta pericolosissimo.

Rispetto alla cappa oppressiva della disinformazione e della propaganda mainstream contro il grande continente progressista, che contributo credevano di dare i protagonisti della gazzarra della Sala de’ Notari? Rispetto alla verità su quella Yoani che Ruggero Po di Radio Rai chiama “Olgiata Habanera”, la ricca signora che fa la dissidente negandosi al telefono e facendo rispondere dalla cameriera credono di avere aggiunto qualcosa? È così che pensate di diffondere informazione contro-egemonica? Sarà il destino cinico e baro il responsabile del fatto che le vostre istanze siano del tutto marginali?

Risultano -e chiudo- particolarmente tristi ed irricevibili le critiche al Festival Internazionale del Giornalismo e ad Arianna Ciccone. Non è forse la rassegna perugina ad aver rotto lo scorso anno il neo-maccartismo italiano contro Gianni Minà che ho potuto intervistare nella bella cornice del Teatro del Pavone facendone uno degli eventi chiave del Festival 2012? Arianna Ciccone andava bene lo scorso anno e invece è una nemica del popolo quest’anno? Ma per favore!

Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it

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fonte gennarocarotenuto.it

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