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Pablo Neruda sarà riesumato, si riapre il giallo: nuova autopsia a 40 anni dalla morte

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Pablo Neruda sarà riesumato, si riapre il giallo: nuova autopsia a 40 anni dalla morte

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Salvador Allende e Pablo Neruda – fonte immagine

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di Marco Berti

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ROMA Pablo Neruda fu ucciso dal cancro o dai sicari di Augusto Pinochet? Una domanda a cui si tenterà di dare una risposta definitiva, a quarant’anni dalla sua morte, con la riesumazione della salma che riposa vicino a quella della terza moglie, Matilde Urrutia, nel cimitero di Isla Negra, a un centinaio di chilometri dalla capitale cilena. L’ordine di riaprire le indagini sulla morte del poeta, mai chiarite, è arrivato dal giudice cileno Mario Carrozza, a seguito di una nuova denuncia.

INVISO ALLA DITTATURA
Inviso al regime di Santiago, considerato pericoloso per la dittatura, sottoposto a vessazioni dagli uomini di Pinochet, Neruda morì ufficialmente per un cancro alla prostata nella clinica Santa Maria di Santiago il 23 settembre del 1973, dodici giorni dopo il golpe. Una versione, quella diffusa dal regime, che non ha mai convinto nessuno. Due persone in particolare, il suo ex autista, Manuel Araya, e l’avvocato del partito comunista, a cui il poeta aveva aderito, Eduardo Contreras. E’ stato proprio Araya (oggi ha 66 anni) con le sue accusa a far riaprire il caso, convinto che Neruda sia stato ucciso da un killer, inviato da Pinochet, con una iniezione letale. «Sono orgoglioso – ha commentato – di essere riuscito a raggiungere la meta che mi ero posto tanti anni fa».

LA DENUNCIA
A presentare la denuncia per omicidio e associazione a delinquere nei confronti degli uomini del regime di Pinochet è stato l’avvocato Contreras il quale ha raccontato come Neruda fosse rientrato in patria nel 1972 (viveva in Francia) proprio a causa della sua malattia, il cancro alla prostata. A pochi giorni dal sanguinoso golpe di Pinochet una squadraccia fece irruzione nell’abitazione del poeta, a Isla Negra, mettendola a soqquadro e occupandola di fatto. Neruda era isolato, con lui c’era solamente la moglie Matilde e l’autista. Si fece avanti il governo del Messico con la proposta di ospitare il poeta e così, racconta ancora Contreras nella sua denuncia, «Matilde e Manuel Araya iniziarono a preparare il trasferimento di Neruda a Santiago per poi andare in esilio», precisando che il poeta venne portato in un’ambulanza nella clinica Santa Maria della capitale. Il giorno prima di morire fu visitato dall’ambasciatore messicano: Araya assicura che durante quel colloquio le condizioni di Neruda erano quasi normali.

Ed ecco i momenti finali, quelli che condussero il poeta cileno alla morte, descritti minuziosamente nell’atto giudiziario. «La domenica che morì Neruda chiese a Matilde e Manuel di recarsi a Isla Negra per raccogliere alcuni oggetti di valore. Rimase in compagnia della sorella Laura. Nel pomeriggio telefonò a Matilde e Manuel ai quali chiese però di tornare, perché mentre dormiva erano entrate delle persone che gli avevano fatto un’iniezione nell’addome. I due arrivarono poco dopo e lo trovarono con la febbre e il viso un po’ gonfio. Venne chiamato il medico, il quale disse a Manuel che Neruda doveva prendere quanto prima una medicina che a Santiago poteva essere acquistata solo in una farmacia molto distante. L’autista uscì, ma pochi isolati dopo venne bloccato dai militari. Venne rinchiuso all’Estadio Nacional, dove venivano portati gli oppositori e fu lì che venne informato della morte del poeta». Sarà una squadra di 17 esperti a eseguire gli esami sui resti di Neruda.

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fonte ilmessaggero.it

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Pablo Neruda ucciso da Pinochet? Una Corte cilena: “Riesumare la salma”

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Pablo Neruda ucciso da Pinochet?
Corte: salma sarà riesumata

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Una corte cilena ha ordinato la riesumazione dei resti del poeta, Pablo Neruda. Lo rende noto la fondazione intitolata al premio Nobel. La richiesta era stata avanzata alla fine del 2011 dai comunisti cileni per effettuare dei test per accertare se Neruda fosse stato ucciso o si spense per un cancro alla prostata come riporta il certificato di morte, datato 23 settembre del 1973 (solo 12 giorni dopo il golpe di Augusto Pinochet).

Il poeta è sepolto insieme alla moglie Matilde a Isla Negra a 100 km ad ovest da Santiago. Il giudice cileno, Mario Carroza, ha disposto la riesumazione nell’ambito dell’inchiesta iniziata due anni fa. A rilanciare i sospetti che Neruda fosse stato eliminato dagli uomini di Pinochet l’accusa del suo autista, Manuel Araya, secondo il quale il poeta fu ucciso con un’iniezione letale mentre era ricoverato in una clinica di Santiago.

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fonte unita.it

LO SCRITTORE SI RACCONTA – Vita, storie e racconti di Camilleri: dalla Roma di Pasolini a Montalbano


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Vita, storie e racconti di Camilleri: dalla Roma di Pasolini a Montalbano

Lo scrittore ricorda l’infanzia in Sicilia, il suo passaggio dall’essere fascista al comunismo, l’esperienza culturale del dopoguerra. E parla del suo presente: “Penso tre romanzi alla volta e non mi deprimo”. “Ma oggi mi manca la noia lucida di Moravia”

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di ANTONIO GNOLI

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Alla quattordicesima sigaretta, numero verificato sommariamente nel posacenere accanto alla poltrona, Andrea Camilleri tira un sospiro. Non è il segnale di un congedo. Ma sono trascorse due ore durante le quali lo scrittore ha snodato e riavvolto la sua vita. Ama parlare e lo fa con affabulazione e quel tanto di civetteria di chi ha una naturale consuetudine con il teatro. Camilleri, e in questo è davvero poco siciliano, è un estroflesso. Mi fa pensare a uno scrittore acustico, le cui sonorità, rumori, voci riempiono la sua produzione fluviale.

Alla quattordicesima sigaretta, dicevo, quest’uomo che sta per entrare nell’ottantottesimo anno, sospira. Ed è un suono lungo e lieve. Come il fiato di un animale di bosco che va a cadere su una frase che regge tutta la conversazione: “Delle cose che ho fatto di nessuna mi pento. E se le turbolenze si sono a volte scatenate nella mia vita ho imparato, come Conrad, a non considerarle una minaccia ma la prova che possiamo uscirne salvi”.

Ho appreso da qualche parte che Joseph Conrad fu tra le sue prime letture.
“Beh, sì. Insieme a Melville e agli scrittori russi. Ero un bambino fragile che si ammalava di frequente, passando delle meravigliose giornate a letto. La televisione non era ancora stata inventata. La radio era intrasportabile. Esauriti i fumetti, soprattutto L’Avventuroso e L’Audace non restava che chiedere a mio padre di leggere i suoi libri. Mi imbattei ne La follia di Almayer di Conrad. E poi in Moby Dick, di cui capii solo l’avventura, ma non quello che la balena stava a significare. Nella biblioteca di papà, che aveva un fiuto per le buone letture, colsi i primi Simenon, quando ancora si firmava Georges Sim”.

Suo padre cosa faceva?
“Era ispettore delle compagnie portuali della Sicilia del Sud. Un posto rispettabile che si era trovato dopo il fallimento della miniera di zolfo del nonno, dove lui lavorava. Del resto il matrimonio tra mio padre e mia madre era stato un “matrimonio di zolfo””.

Ossia?
“Quelle unioni che avvenivano tra proprietari di solfatare. Era una specie di dote che veniva assegnata in cantare di zolfo. Una “cantara” era poco più di un quintale. Ho un documento in cui c’è scritto che il figlio di Stefano Pirandello, Luigi, sposerà la figlia di Giuseppe Portolano. Quei matrimoni erano il solo modo che i siciliani facoltosi immaginarono per contrastare la forza delle compagnie minerarie”.

Dove avveniva tutto questo?
“Nella zona di Porto Empedocle dove sono nato. C’era un grande porto, poi decaduto e un vasto retroterra contadino. I miei nonni avevano una bella proprietà di terreno a mandorle e frumento. Ci andavo finita la scuola. E mia nonna Elvira, essendo io figlio unico, divenne la mia compagna di giochi. Parlava con gli oggetti, inventava le parole e una volta mi presentò a un grillo con nome e cognome. Fu lei a raccontarmi le avventure di Alice nel paese delle meraviglie. Aprì la mia fantasia. Era un personaggio, come del resto suo fratello medico: lo zio Alfredo, la pecora nera della famiglia”.

Di cosa era accusato lo zio Alfredo?
“Di essere un antifascista. Eravamo tutti fascisti. Mio padre aveva fatto anche la Marcia su Roma. Io ero un giovane balilla. Lui niente. Lui era lo stravagante. Pensi che in certe giornate si sdraiava in perizoma sul terrazzo di casa, dopo essersi spalmato di miele le giunture. Si faceva pungere dalle api dicendo che faceva bene alle articolazioni. Non credeva nella medicina tradizionale. Scoprii nella sua biblioteca un manuale di Yoga, che però non lessi”.

Diceva di essere stato fascista.
“Come tanti. Smisi di esserlo nel 1942 in seguito a due fatti scatenanti. Il primo fu un libro che cambiò la mia vita: La condizione umana di André Malraux. Mi turbò profondamente. Rivelandomi, tra l’altro, che i comunisti non erano come ce li avevano raccontati a casa”.

Il secondo?
“Partecipai a Firenze alla riunione internazionale della gioventù fascista. C’erano giovani come Giorgio Strehler e Ruggero Jacobbi. Parlò il capo della “Hitler-Jugend”, Baldur von Schirach, e spiegò cosa era per lui l’Europa: cioè un’enorme caserma nazista abitata da un pensiero unico. Non ci sarebbe stato altro. Tornai sconvolto e abbandonai il fascismo”.

E cosa accadde a quel punto?
“Molte cose successero. Diventai comunista. Finì la guerra. E cominciai a mandare in giro i primi racconti e alcune poesie. Con un certo successo. Ungaretti mi incluse in un’antologia di poeti scelti da lui. Era il 1947 e volevo andarmene dalla Sicilia. Nel 1949 vinsi la borsa di studio per l’Accademia nazionale d’Arte drammatica. Venni a Roma e cominciai a studiare regia con Orazio Costa”.

Che città trovò?
“Bellissima. Potevi avvicinare qualsiasi persona e questa ti dava retta. Cominciai a frequentare il giro degli artisti. Si incontravano da Canova, allora il Luxor: Ciccio Trombadori, Giulio Turcato, Mario Mafai, a volte Alberto Savinio, al cui genio ci si poteva solo inginocchiare. Sì, Roma era straordinaria. Solare. Unica. In alcuni punti, per esempio dove io abitavo, in piazza della Giovane Italia, c’erano ancora le mandrie che risalivano”.

Era un mondo la cui sparizione Pasolini avrebbe rimpianto.
“Pasolini era un antropologo delle borgate. Con lui, che conobbi a fondo, mi lasciai male”.

Perché?
“Pretendeva di applicare i suoi principi cinematografici al teatro. Io, che allora lavoravo alla Rai, gli dissi: tu vuoi fare recitare sul palcoscenico gente che non l’ha mai fatto. Ma a teatro non funziona. Discutemmo ferocemente a casa di Laura Betti. Poi ci lasciammo con l’idea di riprendere la discussione. Invece è morto nel modo che sappiamo”.

Che idea si è fatto della sua morte?
“L’hanno ammazzato per bullaggine. Non credo al delitto politico. Personaggi come lui – pieni di irruenza anche se non sempre erano nel giusto – oggi mancano. Sento perfino la mancanza di uno come Moravia: noioso, ma lucido. Ma chi mi manca veramente è la Betti”.

Cosa aveva in più?
“Era una donna straordinaria. Meravigliosa. Un giorno a Torino, uscendo da un ristorante, vediamo una grande scritta dentro l’androne di un palazzo: “Non abusate dei luoghi comuni”. Porca miseria dico io: che portiere intelligente! Entriamo e Laura gli grida: siamo perfettamente d’accordo con lei. E lui serio: lasciano sempre carrozzine e biciclette. Ci deluse”.

Cos’è il fraintendimento?
“È ciò che manda all’aria un sacco di relazioni umane. Ma senza il fraintendimento non ci sarebbe l’interpretazione. La lingua perderebbe una risorsa fondamentale. E di conseguenza anche i romanzi ne risentirebbero”.

So che il suo primo romanzo ha avuto molti rifiuti.
“Furono dieci gli editori che dissero no. Alla fine ne feci una riduzione per uno sceneggiato televisivo e a quel punto un editore di libri a pagamento lo pubblicò in cambio di una pubblicità sui titoli di coda. Fu come togliere un tappo. Scrissi immediatamente il secondo romanzo che inviai a Garzanti: Un filo di fumo. E poi un saggio, La strage dimenticata che Elvira Sellerio pubblicò. Da allora passarono otto anni senza che io scrivessi più nulla”.

Cosa la frenava?

“Il teatro. Mi assorbiva e mi condizionava. Poi una sera, alla fine di uno spettacolo su Majakovskij, Elvira, di cui ero diventato molto amico, venne a salutarmi e mi disse: quando mi dai il prossimo romanzo? Aveva intuito che una fase della mia vita si era conclusa”.

Come fu il rapporto con la Sellerio?
“Fu una donna straordinaria, dotata di un’intelligenza calda. Negli ultimi anni Elvira, che era stata molto bella, cominciò a sentirsi giù fisicamente. Non le piaceva più apparire. E ora che ci penso anche Sciascia negli ultimi tempi tese a scomparire. In genere, la vecchiaia e la malattia producono questo effetto. Che in noi siciliani si amplifica. Somigliamo ai gatti che si vanno a nascondere prima di morire”.

Lei come vive questa stagione della sua vita?
“Con la consapevolezza che in ognuno di noi avvengono mutamenti legati all’età. Non capisco certi miei coetanei che si deprimono perché non possono andare più a donne o si devono infilare la dentiera. Io dico spesso che quando veniamo al mondo ci hanno dato un ticket nel quale è compreso tutto: la giovinezza, la felicità, la speranza, la malattia, la morte. È inutile farsi venire la depressione. C’è un tempo fisiologico che ci dice cosa fare”.

A volte facciamo di tutto per non ascoltarlo.
“Lo so benissimo. E si spaventerebbe se le dicessi che c’è stato un tempo in cui ogni mattina bevevo una bottiglia di whisky. Lo reggevo benissimo e questo fu il male. Poi, un giorno ero a Vienna con mia moglie e una delle tre figlie. Avvertii un peso spaventoso sul cervello e cominciai a farfugliare parole incomprensibili. In quel momento il sangue esplose dal naso con violenza inaudita”.

Era un ictus?
“Sì, per fortuna si spezzò senza arrivare al cervello. Nella clinica in cui fui ricoverato il dottore – che aveva un cognome inquietante, si chiamava Sodoma – lasciò che il sangue defluisse per alcune ore. E mi salvai. La mia paura non fu tanto quella di morire ma di restare nell’impossibilità di pronunciare una frase di senso comune. Capii che il bere era stata la causa. Tornai a casa. Presi una bottiglia di whisky e la misi sulla scrivania. Duellai per una settimana. Alla fine dissi a mia moglie: prendila e offrila agli amici. Così smisi di bere”.

Ma vedo che non ha smesso di fumare.
“La sigaretta mi piace. La lascio a metà e non l’aspiro. Anche il medico che mi ha visitato tre mesi fa si è meravigliato: le vene sono sgombre, il cuore funziona alla perfezione. Se smetto di fumare muoio”.

E a tavola?
“Mangiare mi piaceva. Devo controllarmi. La pasta, i fritti, gli insaccati, li faccio mangiare a Montalbano. Mi fa rabbia! A volte mi viene la tentazione di farlo ammalare”.

È così forte il coinvolgimento?
“È una nostra proiezione”.

Quanti romanzi ha scritto su Montalbano?
“Mi pare venti, più quattro libri di racconti”.

Se vi aggiunge il resto ha una produzione impressionante.
“Non ho “negri” come qualcuno insinua. Lo giuro”.

Come fa?
“Penso a due o tre romanzi contemporaneamente. Poi, come di incanto, una di queste storie prende il sopravvento. E perché questo accada occorre che la forma e il tempo narrativo siano in me evidenti. Mi alzo molto presto, mi faccio la barba, mi vesto perché detesto la trasandatezza, vado al computer e dalle sei e mezza fino alle dieci scrivo”.

Scrive molto. Legge altrettanto?
“Meno. Purtroppo dall’occhio sinistro non vedo più e l’altro è affetto da un glaucoma”.

Le provoca ansia?
“Ansia no. Impaccio sì. Pazienza”.

Grazie ai libri è diventato ricco.
“Non me l’aspettavo. Immaginavo una vecchiaia dignitosa da pensionato Rai. E invece questa grande ricchezza mi ha dato il gusto di poter donare molte cose. Però il tenore di vita mio e di mia moglie è rimasto quello che avevamo prima”.

Come vive questa crisi che attanaglia il paese?
“Con mia moglie ci diciamo spesso una cosa. Tutti i soldi che abbiamo guadagnato si possono perdere. Ma siamo in un’età in cui non ci importa più niente. Con tutti i problemi che ti pone, la vecchiaia ha anche qualche piccolo vantaggio”.

È in arrivo a gennaio il suo nuovo romanzo: Tuttomio, una storia di amore e di perdizione.
“Una storia decisamente sgradevole. In passato mi hanno accusato di essere buonista. In realtà mi piace sperimentare il buono e il cattivo. Qui entro nel mondo femminile”.

Da siciliano?
“La cosa più precisa di noi uomini siciliani la disse Verga e poi la riprese Brancati. Ci definì degli ingravida balconi”.

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fonte repubblica.it

ALBUM DI INEDITI – De Gregori «Sulla strada» a 40 anni dall’esordio. Quando Kerouac diventa musica

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De Gregori «Sulla strada» a 40 anni dall’esordio. Quando Kerouac diventa musica

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Si intitolerà «Sulla strada», in omaggio al romanzo capolavoro di Jack Kerouac, il prossimo disco di inediti di Francesco De Gregori, la cui uscita è programmata per novembre. La notizia però non è tanto il fatto che il Menestrello di Monteverde pubblichi un album di inediti a quattro anni di distanza dal precedente «Per brevità chiamato artista», quanto piuttosto il suo sorprendente coming out: De Gregori confessa infatti di aver letto per la prima volta il testo fondamentale della Beat Generation soltanto due mesi fa.

Una scoperta «tardiva», insomma, di quella che per le migliori (e le peggiori) menti della sua generazione è stata l’opera della svolta, il libro dopo il quale si abbandonava giurisprudenza per lettere, ci si faceva crescere barba e capelli, si fondava una comune o s’andava a Lisbona sulla Due Cavalli. Il tutto sognando la California attraversata da Sal Paradise e Dean Moriarty. Un romanzo che, letto a 20 anni, è un capolavoro assoluto; a 30 appare già pretenziosetto e un tantino acerbo; a 40 grondante di giovanili furori. Ebbene «L’uomo che cammina sui pezzi di vetro» del cantautorato italiano lo ha letto a 61 e, a quanto pare, non gli è neanche dispiaciuto. «Anch’io pensavo fosse per sentimenti giovanili, – ha detto in un’intervista – invece credo di averne tratto il senso autentico del viaggio, della ricerca». Se lo dice Francesco, che è un ragazzo di buone letture, ci si può fidare.

Un’annata perfetta. Seppure non siete d’accordo, in quest’anno per lui così importante sarete disposti a sorvolare: il 2012 saluta infatti il quarantennale di «Theorius Campus», l’esordio discografico condiviso con l’amico (poi nemico) Antonello Venditti. Il prossimo saranno trascorsi 40 anni di «Alice non lo sa», sua prima uscita solista. Tra pochi giorni verrà festeggiato nientemeno che al Festival del Cinema di Venezia, dove Stefano Pistolini presenterà il documentario «Finestre rotte» che si preannuncia assai interessante. Vogliamo star qui a disquisire su quale sia l’età giusta per leggere Kerouac? Mettiamola così: per quanto non avesse aperto «Sulla strada», il giovane De Gregori attinse a piene mani da uno che da Kerouac aveva attinto a piene mani. Ossia un certo Bob Dylan.

Sua Bobbità e il giro dei Beat. Di dieci anni più vecchio di De Gregori, il Menestrello di Duluth l’influenza di zio Jack la sentiva eccome. Frequentavano amici comuni: il poeta Allen Ginsberg, per esempio, che appare pure nel geniale promo di «Subterranean Homesick Blues». Due brani di Dylan, poi, sono evidentemente ispirati al romanzo di Kerouac «Angeli della desolazione»: «Just like Tom Thomb’s Blues» e «Desolation Row». E indovinate un po’ quale giovane cantautore aiutò il grande Fabrizio De André a tradurre in italiano quest’ultimo brano nell’intensa «Via della Povertà»? Risposta esatta: proprio Francesco De Gregori.

Quando un libro suona bene. La verità è che pochi romanzieri al mondo hanno avuto la stessa influenza di Kerouac su chi fa musica. Gli omaggi all’autore de «I vagabondi del Dharma» non si contano a cominciare da «Like Young», uno swing di Ella Fitzgerald datato 1959 in cui la Signora del Jazz tesse le lodi di un hipster che «beve caffè al Cafe Expresso/ legge Kerouac» e fa sentire lei – donna all’epoca 42enne – «come giovane». Per quanto non proprio diretto, l’omaggio più celebre al romanziere statunitense è il boogie acido «On the road again» dei Canned Heat ma spicca anche l’orecchiabile «Modern Times» di Al Stewart in cui c’è una lei che lascia casa con il fatidico sacco in spalla e si mette in viaggio sulla Highway con i suoi «anelli e Kerouac». Omaggi parecchio espliciti quelli dei 10.000 Maniacs («Hey, Jack Kerouac») e del poeta-attore-cantautore Tom Waits, autore di «Jack and Neal», brano che rilegge l’amicizia tra il romanziere e Neil Cassady, fulcro dell’intero «Sulla strada». Più che un omaggio una citazione quella di Morrissey, leader degli Siths che attinge da «I vagabondi del Dharma» il titolo di uno dei suoi cavalli di battaglia di sempre: «Pretty girls make graves». Qualcosa come: le ragazze carine vanno in bianco. Potremmo continuare per ore, annoverando anche l’operazione «One fast move or I’m gone», documentario dedicato al Nostro con colonna sonora in cui Ben Gibbard e Jay Farrar hanno messo in musica le liriche di «Big Sur». Preferiamo fermarci ai raffinatissimi Belle and Sebastian di «Le Pastie de la Boureoisie»: «Non ti piacerebbe andare via?/ Kerouac ti fa cenno con le braccia aperte/ e strade aperte di eucalipti/ in direzione ovest». Molli tutto e finisci per seguirlo. A quanto pare, può capitare pure a 61 anni.

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fonte ilsole24ore.com

Ray Bradbury non scriverà più. Firmò il profetico “Fahrenheit”

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Ray Bradbury non scriverà più
Firmò il profetico “Fahrenheit”

E’ morto a 92 anni lo scrittore nordamericano Ray Bradbury. Suoi libri epocali come le “Cronache marziane” e “Fahrenheit 451” dal quale Truffaut trasse un film

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E’ morto a Los Angeles a quasi 92 anni lo scrittore nordamericano Ray Bradbury. Suoi libri epocali come le “Cronache marziane” e il profetico “Fahrenheit 451”: è la temperatura a cui bruciano la carta e racconta di un mondo che combatte libertà di pensiero e cultura e dove i sovversivi imparano a memoria i testi fondamentali, da Shakespeare a Dante, per tramandarli. Un titolo e una narrazione che ha affascinato – e fatto pensare – milioni di personel. E ha gettato semi fecondi. Nel 1966 Truffaut da questo romanzo trasse un film molto bello, cogliendo perfettamente lo spirito di ribellione che stava maturando in occidente. Da noi, in Italia, Radiotre Rai ha chiamato “Fahrenheit” una sua trasmissione pomeridiana, eccellente e amata, ormai pluriennale su libri e cultura. E dopo l’attentato alle Torri Gemelle del 2001 Michael Moore titolo “Fahrenheit 9/11” il suo documentario che svelava magagne e menzogne dell’amministrazione Bush.
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Fahrenheit_451, il film di Truffaut: VIDEO (il rogo dei libri)Ritratto di scrittore con micio e senza: LA FOTOGALLERY
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Figlio di un operaio e di una casalinga di origini svedesi, dell’Illinois, per la Grande Depressione nel 1934 si trasferì in California come molti altri concittadini. Nel 1950 pubblicò la raccolta di racconti “Cronache marziane”: ambientate nel pianeta rosso, parlavano del loro tempo e hanno contribuito in modo decisivo a fare della fantascienza un genere non solo molto seguito ma anche un genere letterario apprezzato da molti, anche se – a lungo – non dall’accademia ufficiale.

Risale invece al 1953 “Fahrenheit 451”, un romanzo breve che parla di libertà, di sovversivi nascosti in una foresta che leggono libri che le autorità vogliono bruciare affidando il lavoro ai pompieri. Con una trama che da un lato rimanda ai roghi nazisti, dall’altro risentiva del clima di caccia alle streghe del maccartismo americano, vede un pompiere conoscere e innamorarsi di una ribelle e allora gli si apre un altro universo.

Sceneggiatore di cinema, scrisse la sceneggiatura per una pellicola che ha fatto storia: il “Moby Dick” di John Huston. Grande narratore e magistrale autore di racconti, firmò il romanzo “I sing the body electric” che nei primi anni 70 ispirò uno dei dischi capolavoro del gruppo jazz rock dei Weather Report: a riprova di quanto Bradbury sia stato di ispirazione per forme d’espressione allora considerate eterodosse e oggi tranquillamente accettate anche dalla cultura “mainstream”.

Autore di libri per bambini come il libro ‘Accendi la notte’, scritto nel 1955 ma pubblicato in Italia solo l’anno scorso, non si era mai fermato. Nonostante l’età e un infarto del 1999 lasciando segni tangibili sul suo fisico ormai costretto alla sedia a rotelle, Bradbury ha continuato a scrivere fino alla fine brevi racconti (ne ha firmati più di cinquecento), aiutato dalla figlia che li batteva al computer.

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fonte unita.it

‘TEGOLE’ VATICANE – Scandalo in Germania, la Chiesa guadagnerebbe grazie a romanzi porno

Scandalo in Germania, la Chiesa guadagnerebbe grazie a romanzi porno

L’accusa del quotidiano «Die Welt»: la Curia possiede al 100% un’editrice che pubblica anche titoli erotici


Uno dei romanzi «incriminati» – fonte immagine

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MILANO- Il sasso, pesante, l’ha lanciato Die Welt, serioso e conservatore giornale tedesco, qualche giorno fa: «La Chiesa cattolica guadagna un capitale grazie al porno». Un’accusa che ha destato grande scandalo in Germania. I fatti: la Weltbild, una delle più grandi case editrici tedesche, è posseduta al 100% dalla Curia. Ebbene, nel suo portfolio, non si annoverano solo bibbie e testi sacri, ma testi sull’esoterismo e la magia o bestseller come Il Codice da Vinci di Dan Brown, mai troppo amato negli ambienti clericali per le sue interpretazioni eterodosse.

2.500 TITOLI EROTICI Ma c’è (ben) di più: nel catalogo dell’editrice ci sono 2.500 titoli erotici ( Sesso per intenditori, Storie sporche o La puttana dell’avvocato), con copertine non troppo pudiche. I numerosi fedeli di Germania avevano già espresso la loro riprovazione, nel 2008, inviando un documento di settanta pagine in cui veniva fortemente criticata la linea della casa editrice. Ma dagli ambienti ecclesiastici non è arrivata alcuna risposta. Ora Weltbild è passata al contrattacco, minacciando azioni legali per diffamazione: le pubblicazioni non sarebbero «pornografiche, ma erotiche e incidono per una quota minima sul bilancio dell’azienda». Considerando che il gruppo editoriale fattura un giro d’affari annuo di 1,7 miliardi di euro, il dubbio, nell’opinione pubblica tedesca, rimane. All’insegna del vecchio adagio «Predicare bene e razzolare male».

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Matteo Cruccu
28 ottobre 2011(ultima modifica: 29 ottobre 2011 11:28)

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/11_ottobre_28/germania-scandalo-pubblicazioni-porno-chiesa_31c7250c-0188-11e1-994a-3eab7f8785af.shtml

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COSA E’ LA CRISI? LEGGETE QUESTO SAGGIO
(clicca sull’immagine per scaricare il Pdf)

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Amazon farà i contratti agli scrittori, tagliate fuori le “vecchie” case editrici

Amazon farà i contratti agli scrittori,
tagliate fuori le “vecchie” case editrici

Il sito di e-commerce metterà in vendita quest’autunno 122 libri

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Amazon pubblicherà presto libri. Il sito, da anni leader nell’e-commerce, dopo aver mandato in pensione le librerie adesso ha iniziato a incoraggiare alcuni scrittori ad allontanarsi dagli editori proponendo direttamente contratti per i loro testi.

Amazon pubblicherà 122 titoli negli Stati Uniti, libri che coprono tutti i generi e saranno sia in forma “fisica” che in quella di e-book. Il sito di e-commerce di Seattle ha assegnato la scelta degli autori al veterano del mondo dell’editoria Usa Laurence Kirschbaum. Scontenti gli editori, secondo alcuni Amazon sta tentando alcuni dei loro scrittori di punta e sta rosicchiando la loro fetta di mercato.

“Tutti hanno paura di Amazon”, ha detto al “New York Times” Richard Curtis, un agente che si occupa di e-book, “Se sei una libreria, Amazon compete con te da anni, se sei un agente Amazon ti sta rubando da mangiare perché offre gli autori la possibilità di pubblicare direttamente senza usarti come intermediario” Uno degli amministratori delegati del sito di e-commerce, Russell Grandinetti, ha difeso la compagnia e ha affermato che oggi “le uniche persone necessarie per pubblicare un libro sono lo scrittore e il lettore.

Tutti quelli che si trovano in mezzo a loro hanno gli stessi rischi e le opportunità” sia tu un sito di e-commerce o un piccolo editore. Il NY Times ha citato un caso emblematico, quella dell’autrice hawaiana Kiana Davenport che ha pubblicato con Penguin il suo libro “The Chinese’s Soldier Daughter” e ha affidato ad Amazon una raccolta e-book di racconti brevi “Cannibal Nights”. La casa editrice ha deciso di recidere il contratto con l’autrice, ha ritirato il libro e le ha fatto causa. La Penguin non ha commentato, ma l’avvocato della Davenport ha detto: “Vogliono dare il buon esempio, se pubblichi con Amazon lo fai a tuo rischio e pericolo”.

Molti sono, invece, gli scrittori che stanno usufruendo di questo nuovo modo di pubblicare, come Lauren Saville che ha speso 2.200 dollari per mandare in stampa un libro dedicato alla madre e ha venduto solo 600 copie, dopo aver letto una recensione su una rivista specializzata Amazon ha deciso di annoverarla fra i suoi scrittori e la Saville ha deciso che non si affiderà mai più a un editore.

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17 ottobre 2011

fonte:  http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&ID_articolo=9620&ID_sezione=38

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A Tunisi il raduno dei blogger arabi “Che accadrà dopo la Primavera?”

Tunisian blogger Lina Ben Mhenni, 27, who chronicled the revolution in her country, has been tipped as a possible winner of this year’s Nobel Peace Prize. Shashank Bengali / MCT via Getty Images) – fonte

LA CONFERENZA

A Tunisi il raduno dei blogger arabi
“Che accadrà dopo la Primavera?”

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Circa 200 attivisti e cibernauti nella capitale che ha dato il via alle rivolte in Nordafrica e Medio Oriente per partecipare all’Arab Bloggers 2011. Negato il visto ai blogger palestinesi

A Tunisi il raduno dei blogger arabi "Che accadrà dopo la Primavera?"

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TUNISISarà il primo raduno dei blogger delle “primavere arabe” da quando questi movimenti nazionali, accomunati dalla richiesta di democrazia e diritti e resi globali anche grazie ai social media, hanno rovesciato con la forza della piazza il regime tunisino e quello egiziano e fatto da retroterra alla rivoluzione armata libica. Sono attesi circa 200 blogger a Tunisi per l’Arab Blogger 2011 1, per dibattere di cyberattivismo, ruolo dei social media e prospettive future.

Si tratta del terzo incontro dei blogger arabi – i precedenti si erano tenuti a Beirut nel 2008 e nel 2009 – e il co-organizzatore dell’evento Malek Khadraoui, amministratore del sito tunisino Nawaat, ha detto alla France Presse che il filo conduttore sarà il ruolo dei social media nel periodo della transizione democratica: “E un incontro eccezionale. Ci sono state tre rivoluzioni arabe e la maggior parte dei blogger invitati vi sono stati coinvolti. Qui avranno modo di incontrarsi di persona e sviluppare le reti di solidarietà”. Simbolica la scelta di Tunisi “perché è qui che il ballo è cominciato”. Si parlerà delle rivolte in corso in questi giorni, con sorti incerte, dal Bahrein, alla Siria, allo Yemen. Non ci saranno le voci dei palestinesi, perché la Tunisia ha negato il visto ai blogger palestinesi che ne avevano fatto richiesta. E non si ha neanche notizia di blogger yemeniti invitati.

Il forum comincia oggi e durerà tre giorni (possibile seguirlo su twitter con l’hashtag #AB11). Tra i temi affrontati, l’implicazione dei blogger e dei tweeps nella vita politica (sette internauti sono candidati alle elezioni del 23 ottobre prossimo), il ruolo di WikiLeaks nelle primavere arabe, l’affidabilità delle informazioni e il rapporto con i mainstream media, il “governo” dell’it e la protezione degli attivisti digitali. Senza dimenticare che proprio in queste ore alcuni famosi blogger arabi, come la tunisina Lina ben Mhenni o l’egiziano Wael Ghonim sono candidati al premio Nobel per la pace, che verrà assegnato il 7 ottobre a Oslo.

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03 ottobre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/10/03/news/raduno_tweeps_tunisia-22561594/?rss

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e il mensile di emergency

SARZANA (La Spezia) – Pronto al decollo il Festival della Mente – Il programma

Pronto al decollo il Festival della Mente

https://i2.wp.com/www.ilsecoloxix.it/r/IlSecoloXIXWEB/la_spezia/foto/2011/07/13/BOMBAMANOMENTE_012-H110712124951-004.jpg
La presentazione della manifestazione

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Sarzana – Ottava edizione e un successo che aumenta di anno in anno. È di nuovo tempo del Festival della Mente di Sarzana. E questa volta la crisi e le difficoltà che il nostro Paese sta vivendo la faranno da padrone nei dibattiti culturali che caratterizzano da sempre la manifestazione. Si comincia con una lectio magistralis sulla disuguaglianza nei suoi tanti aspetti, tenuta dalla sociologa Chiara Saraceno.

Fra gli ottantadue eventi in programma spiccano quello del sociologo Bauman, del critico-saggista Marco Belpoliti, del critico Berardelli, dello storico Prosperi, della scrittrice spagnola Grandes e del genetista Boncinelli. Ma i momenti chiave di quest’anno sarrano gli spettacoli, ovvero le anteprime. L’attore Giuseppe Battiston e il cantautore Gianmaria Testa presenteranno Italy, il loro spettacolo su Pascoli e l’immigrazione. L’attore Silvio Orlando invece metterà in scena il dialogo etico-filosofico di Diderot Il nipote di Rameau. Il Festival si svolgerà dal 2 al 4 settembre.

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12 luglio 2011

fonte:  http://www.ilsecoloxix.it/p/la_spezia/2011/07/12/AOpHvXk-pronto_festival_decollo.shtml

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Ecco il bestseller fai da te: l’ebook vale un milione di copie

Ecco il bestseller fai da te
l’ebook vale un milione di copie

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John Locke, ex assicuratore e immobiliarista, ha pubblicato i suoi romanzi in formato digitale su Amazon. In vendita a 99 centesimi l’uno, è il primo autore che si è autopubblicato a superare il milione di copie. E ora Hollywood si interessa a Donovan Creed, il protagonista dei suoi libri

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di JAIME D’ALESSANDRO

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Ecco il bestseller fai da te  l'ebook vale un milione di copie La copertina di Saving Rachel, uno dei libri di John Locke

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JOHN LOCKE ha fatto bingo e ora lo inseguono tutti. No, non il filosofo inglese padre dell’empirismo, passato a miglior vita nel 1704. E nemmeno il personaggio omonimo della serie Lost. Il Locke in questione, nato 60 anni fa a Shreveport, cittadina nel nord della Louisiana, è diventato il primo autore indipendente a vendere un milione di ebook.

Il bello è che ha iniziato la carriera di scrittore appena due anni fa, dopo aver fatto l’assicuratore e l’immobiliarista, e oggi si ritrova in tasca 350 mila dollari. L’annuncio l’ha dato la stessa Amazon: Locke è entrato nel Kindle Million Club, il circolo esclusivo degli autori che hanno superato il milione di libri digitali venduti. Fino a ieri i membri erano solo sette, tutti pesi massimi come Stieg Larsson e James Patterson, Nora Roberts e Charlaine Harris, fino a Lee Child, Suzanne Collins e Michael Connelly.

Locke però è l’unico ad essersi autopubblicato senza passare per un editore, usando il Kindle Direct Publishing, il sistema per diffondere la propria opera in versione ebook su Amazon: “Regala l’opportunità di competere con i giganti di questo settore”, ha raccontato lui. “Anzi: è il miglior amico che un autore possa avere”.

È cominciato tutto nel 2009, con una serie di romanzi di azione dedicati a Donovan Creed, ex sicario della Cia alle prese con mille e una avventura e altrettanti flirt galanti. L’ultimo dei quali, Saving Rachel, segnalato dal New York Times. Prezzo di copertina: 99 centesimi di dollaro. “Ho sempre lavorato in mercati di nicchia”, ha confessato Locke al collega Joe Konrath, altro scrittore di romanzi low cost. “La prima volta che ho visto un Kindle, il lettore di libri digitali, i miei occhi hanno brillato. Perché non offre solo una chance agli autori indipendenti, ma li favorisce”. Nel poter vendere libri a 99 centesimi, guadagnandone 35 secondo il modello di Kindle Direct Publishing, Locke ha trovato l’Eldorado: nessun editore o etichetta musicale ha mai concesso una percentuale simile.

E così, mentre gli altri scrittori alle prime armi consideravano assurdo proporre un ebook sotto i tre dollari, lui vendeva 800 copie al giorno. Sfornando volumi a un ritmo infernale: tre nel 2009 e quattro nel 2010, più un saggio appena uscito intitolato How I Sold 1 Million eBooks in 5 Months, ovvero “Come ho fatto a vendere un milione di ebook in cinque mesi”: una guida pratica all’autopromozione nell’era dell’editoria digitale.

“Mi ha appena contattato un agente letterario e una major hollywoodiana vorrebbe fare un film su Donovan Creed”, chiosa l’ex assicuratore. “E pensare che un anno fa nessuno mi dava retta”. Peccato, vien da dire, che la sua sia una favola squisitamente americana. Da noi infatti, come nel resto d’Europa, gli ebook stentano o non decollano proprio. Prima di vedere un John Locke italiano dovranno passare chissà quanti anni.

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23 giugno 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/06/23/news/bestseller_faidate-18098013/?rss