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RITRATTI – ‘Il grande cuore di Franca’, di Monica Lanfranco

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Il grande cuore di Franca

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di | 29 maggio 2013

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Per chi appartiene alla generazione degli anni ‘60, per chi ha fatto politica e attivismo a sinistra e nei movimenti delle donne Franca Rame è stata prima di tutto una voce, e un corpo. La sua parole scandite con voce arrochita nei teatri italiani, la sua presenza scenica potente, pure nella strabordante preminenza di quella del suo compagno Dario Fo sono vivissime nella mente di chi ebbe la fortuna di ascoltarle.

Quelle parole, in particolare: la sua testimonianza di stupro. Con un coraggio straordinario Franca Rame dette voce a tutte le donne violentate, in tempi in cui ancora poco si parlava di stupro. Calcò la mano sulla matrice dell’odio maschile verso di lei, verso il suo corpo di donna, che in quel caso veniva da uomini fascisti che la odiavano perché comunista, ma riuscì a mettere in luce, forse per la prima volta in modo chiaro e preciso, che la violenza sul suo corpo andava oltre il disprezzo politico: era la punizione scelta nei suoi confronti perché era una donna, prima di tutto, e una donna la si violenta per distruggerla, mortificarla, annullarla. Un messaggio per lei, e per le altre. Tutte.

Ascoltai quel monologo a Genova, in un teatro periferico perché erano tempi nei quali la proposta Fo/Rame non poteva calcare le scene dei teatri accreditati dai salotti buoni. Lo stupro di Franca, raccontato da lei pubblicamente nonostante le minacce di morte ricevute dai suoi aguzzini, diventato un pezzo di storia dolorosa del percorso della libertà delle donne italiane, oggi viene per fortuna rilanciato attraverso i social media e la rete, e va condiviso e proposto nelle scuole, così come anche il documentario Processo per stupro, che la Rai trasmise a ora tarda scatenando le ire di mezzo paese.

Il monologo di Franca Rame non fu sempre accolto, anche a sinistra, con benevolenza: accanto infatti all’ovvia acredine fascista, che si rovesciò su di lei giubilando perché una “cagna comunista era stata giustamente punita” ci fu chi stigmatizzò il suo “eccesso femminista”: Franca Rame andava bene finché stava in ombra a fianco del grande Dario, ma quando si mise in prima fila con quell’outing ruppe, anche a sinistra, un tabù.

In un’intervista che ebbi la fortuna di farle proprio dopo quella esibizione genovese mi disse, lei che era stata violentata da squadristi di destra: ”La violenza sulle donne non ha colore, è fatta sulla donna perché è una donna. E viene da ogni parte.”

Una affermazione, allora come ora, di enorme coraggio e lucidità.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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Tunisia, una campagna per liberare Amina. “Non mi fermerò, sconfiggeremo il sessismo”

RaiNews24 RaiNews24

Pubblicato in data 19/mag/2013

Amina, la “femen tunisina” che ha pubblicato sue foto a seno nudo in segno di protesta, è stata arrestata a Kairouan in Tunisia. L’intervista alla giovane di Cristina Mastrandrea.

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Tunisia, una campagna per liberare Amina.
“Non mi fermerò, sconfiggeremo il sessismo”

E’ ancora in carcere la giovane attivista femminista protagonista di una clamorosa fuga dalla famiglia che l’aveva punita per le foto a seno nudo. Fermata per “prevenire atti immorali”, ora rischia da 6 mesi a 5 anni di detenzione. Per lei si mobilitano associazioni e in sua difesa scende una famosa avvocatessa militante. Lei, in una nuova intervista per RaiNews24, rilancia il suo appello a rompere i tabù imposti alle donne nel mondo arabo

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di CRISTINA MASTRANDREA

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Amina Tyler è di nuovo reclusa, questa volta in una prigione tunisina. Dopo la pubblicazione delle sue foto a seno nudo, che le erano costate la fatwa dell’Imam Adel Almi, era stata imprigionata dalla famiglia per circa un mese. Il giorno della sua fuga eravamo riusciti ad intervistarla e a farci raccontare il dramma di quel giorno, quando è stata portata vai da un caffè del centro, e rinchiusa in casa dai suo stessi famigliari e sedata con psicofarmaci. Il giorno stesso sono partita nuovamente per Tunisi dove l’ho incontrata e ho realizzato l’intervista che andrà in onda integralmente questa sera alle 20.30 su RAI News 24. Un’intervista in cui racconta la sua esperienza e lancia un appello alle donne, soprattutto alle giovani arabe: “Io non mi fermerò ma voi dovete continuare ad andare avanti. Dobbiamo iniziare questa guerra contro il sessismo, e noi la vinceremo, perché le donne sono forti”.

“La Tunisia è un paese civile dove le donne sono libere” questa è la frase che Amina Tylerm, la Femen tunisina, voleva scrivere su una bandiera il 19 maggio scorso, giorno in cui è stata arrestata a Kairouan. Amina era andata a Kairouan per sfidare i salafiti e portare il suo messaggio al Congresso del movimento salafita estremista, legato Al Qaeda, che doveva aver luogo quel giorno a Kairouan ma che poi il governo tunisino non ha autorizzato.

Amina si trovava davanti alla grande moschea della città, dove su un muretto ha scritto il suo “tag”: “Femen”. Immediatamente un gruppo di abitanti di Kairouan ha iniziato ad inveire contro di lei, urlando: “vattene” vattene tu  no sei musulmana”. La polizia è intervenuta scortandola fino alla camionetta che l’ha portata via. Fino a sera Amina era solo in stato di fermo preventivo, fino a quel momento non era stata accusata di nulla, poi le cose sono precipitate e il Procuratore della Repubblica ha emesso un mandato di arresto a suo carico. “Una decisione politica per alleviare la tensione e contenere la collera degli abitanti di Kairouan” suppongono gli avvocati di Amina.

L’avvocato, Souheib Bahri, sentito ieri al telefono conferma che l’unica accusa a suo carico, al momento, è la detenzione di uno spray antiaggressione paralizzante che la ragazza portava sempre con sé per difendersi dai salafiti e da eventuali altri aggressori. Lo spray, per la legge tunisina rientra nella detenzione di ordigni esplosivi illegali. “Probabilmente un’altra accusa seguirà il giorno dell’udienza”, dice l’avvocato di Amina, “per ora rischia  dai da 6 mesi a 5 anni di carcere”. Souheib Bahri domani presenterà domanda di scarcerazione fino all’udienza fissata per il 30 maggio a Kairouan.

La ragazza al momento si trova nella sezione del carcere di Sousse in un reparto dedicato alle donne, “le sue condizioni di detenzione sono normali”, dice l’avvocato, ma “lei è depressa” e si augura che venga accolta la richiesta di scarcerazione e di essere liberata già domani.

Il Ministro dell’Interno, lo stesso giorno dell’arresto, in un comunicato affermava che “Amina è stata arrestata perché sul punto di fare un gesto immorale”. Affermazione che fa intervenire immediatamente gli avvocati che sottolineano che non si possono punire le persone per delle intenzioni.

Al fianco di Amina si è schierata l’Associazione delle donne democratiche tunisine ( ATFD) ed è pronta a difenderla  in caso violazione dei diritti umani. La famiglia – con cui nel frattempo la giovane ha riallacciato i rapporti – si pone anch’essa in difesa della figlia e ha nominato una nota avvocatessa tunisina, Radhia Nasraoui, militante, femminista e famosa per aver lottato per la difesa dei diritti umani e contro la tortura. Forse qualcosa si sta muovendo anche a livello di società civile e forse l’arresto di Amina farà nuovamente discutere i tunisini anche sui metodi di carcerazione preventiva che fanno ricordare spettri ancora troppo vicini per essere facilmente dimenticati. (26 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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Don Gallo, senza di lui siamo tutti più poveri

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Don Gallo, senza di lui siamo tutti più poveri

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di | 24 maggio 2013

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Sento la necessità di unirmi al coro di tutti quelli che – e mi sembrano sinceri – piangono la morte di Don Gallo.

Ebbi la fortuna di conoscerlo ad un tavolaccio di osteria una sera di tanti anni fa, dopo il G8. Si raccoglievano fondi per la sua comunità. Non era ancora un personaggio così pubblico ed io stesso non lo conoscevo. Rimasi colpito dalla sua semplicità, spontaneità, ironia, così lontani da quell’immagine di prete seriosa che noi tutti abbiamo scolpita in testa. Parentesi: ma perché sono sempre così seri se non tristi se sono convinti che ci sia il paradiso?

Da allora, seppure non costantemente, ne seguii il percorso; fece anche una dedica a mio figlio su di un libro scritto da un giovane della sua comunità, ed appoggiò la nostra battaglia per il referendum sulla caccia.

Lo ammiravo e, da distante, gli volevo anche bene. pensavo che tutti i preti avrebbero dovuto essere come lui, dalla parte dei reietti, degli oppressi, degli ultimi, che non saranno mai i primi.

Molti mi attaccano da queste pagine quando parlo di decrescita. Il Don (familiarmente detto) in qualche modo la praticava e la predicava, pur senza nominarla. Ne era un esempio pur forse non cosciente.

Ci sono uomini che quando muoiono privano l’umanità di qualcosa. Si dice allora “ci sentiamo tutti più poveri”. Non so voi, per me è così con la dipartita di Don Gallo. Io non sono credente ma mi piace pensare che il Don non sia morto per sempre. In fondo sarebbe bello che ci fosse un aldilà selettivo. Alcuni che se lo meritano sopravvivono per sempre. Altri scompaiono per sempre.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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Giornata mondiale contro l’omofobia. Napolitano: “Intollerabili aggressioni a gay”

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fonte immagine homophobiaday.org

Giornata mondiale contro l’omofobia
Napolitano: “Intollerabili aggressioni a gay”

Messaggio del capo dello Stato in occasione della giornata indetta dall’Onu in difesa dei diritti degli omosessuali: “Impegno fermo nella denuncia delle discriminazioni”. La Boldrini: “Riconoscere unioni anche in Italia”. Il ministro Idem: “Serve una legge specifica contro i reati di omofobia”. Grasso: “Lo Stato si attivi non solo per il riconoscimento, ma anche per la concreta protezione dei diritti dei gay”. La Ue: “Un omosessuale su 4 vittima di aggressioni”

Giornata mondiale contro l'omofobia Napolitano: "Intollerabili aggressioni a gay" (imagoec)

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APPROFONDIMENTI

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ROMA“Esprimo la mia vicinanza a quanti sono stati vittime di intollerabili aggressioni e a quanti subiscono episodi di discriminazione che hanno per oggetto il loro orientamento sessuale”. Lo afferma il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un messaggio in occasione della giornata contro l’omofobia. “La denuncia e il contrasto all’omofobia – ha detto il capo dello Stato – devono costituire un impegno fermo e costante non solo per le istituzioni ma per la società tutta”.
E intervenendo alla cerimonia il presidente della Camera, Laura Boldirini chiede che siano riconosciute giuridicamente agli  omosessuali “le loro unioni anche in Italia”.

VIDEO La campagna: “Siamo tutti vittime”Parole scritte sul corpoIl Docufilm

Nel suo discorso il presidente Napolitano rivolge “un pensiero particolare a quei giovani che per questo hanno subito odiosi atti di bullismo che, oltre ad aggravare le manifestazioni di discriminazione, alimentano pregiudizi e dannosi stereotipi. La cultura del rispetto dei diritti e della dignità della persona ha già trovato significative espressioni sul piano legislativo e deve trovare piena affermazione in primo luogo nella famiglia, nella scuola, nelle varie realtà sociali e in ogni forma di comunicazione. In momenti di difficoltà economica – come quelli che stiamo attraversando – più che mai è necessario vigilare affinchè il disagio sociale non concorra ad acuire fenomeni di esclusione gravemente lesivi dei valori costituzionali di uguaglianza e solidarietà  su cui si deve fondare una convivenza civile”.

INCHIESTA Gay, diritti e persecuzioni nel mondo

La ricerca della Ue. Secondo un rapporto dell’Unione europea diffuso nella Giornata Internazionale contro l’Omofobia, in Europa un omosessuale su quattro ha subito violenze o minacce negli ultimi cinque anni. Inoltre i due terzi della comunità di gay, lesbiche, bisessuali e trasgender (la cosiddetta comunità Lgbt) teme ancora di mostrare la propria sessualità in pubblico e la maggior parte di loro si sente discriminata. “Paura, isolamento e discriminazione sono fenomeni quotidiani per la comunità Lgbt in Europa”, ha denunciato nella relazione Morte Kjaerum, direttore dell’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali (FRA). Il sondaggio, descritto come il più corposo mai realizzato sul tema, ha ‘ascoltato’ 93mila persone nei 27 stati membri dell’Ue, con l’aggiunta della Croazia, prossimo a unirsi al ‘blocco’ nel mese di luglio. Oltre un quarto degli intervistati (il 26%) ha riferito di aver subito qualche aggressione, fisica o verbale, negli ultimi 5 anni.

Per il ministro per le Pari Opportunità, Josefa Idem “la solidarietà alle vittime e la condanna di questi atti vergognosi e inaccettabili non bastano”, è necessario “agire con determinazione affrontando il problema su vari piani”. Idem si è impegnata a sostenere l’adozione di una legge specifica contro i reati di omofobia e transfobia: “mi auguro possa essere approvata presto dal Parlamento con il più ampio sostegno possibile” ha detto.

Sui diritti dei gay è intervenuto anche il presidenti del Senato. “La tutela dei diritti delle persone omosessuali, bisessuali e transessuali rappresenta l’ultima frontiera del lungo percorso storico che ha accompagnato l’affermazione e la protezione dei diritti umani – ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso – .Lo Stato si attivi non solo per il riconoscimento, ma anche per la concreta protezione dei diritti degli omosessuali”. “Gli omofobi sono cittadini meno uguali degli altri”. Secondo Grasso “sono chiusi nel loro guscio, si frequentano tra loro, non allargano i loro orizzonti né il loro cerchio di amicizie. Temono i viaggi all’estero, le feste, gli studentati all’università e gli spogliatoi delle palestre”. Con un messaggio su twitter, interviene anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno: “‘L’omofobia è una stupida discriminazione. Roma ci insegna quotidianamente il rispetto verso il prossimo. Odio la parola omofobia. Non è una fobia. Non sei spaventato. Sei un cretino”.

Proposta di legge. Alla Camera c’è una proposta di legge, a firma del Pd Ivan Scalfarotto, che ha già raccolto 221 firme tra esponenti del suo partito, di Sinistra economia e libertà, Movimento 5 stelle e Scelta Civica. In pratica, un terzo del parlamento sarebbe pronto a votare la legge. Si tratta di capire se questo fronte trasversale può ulteriormente allargarsi in commissione e in aula. Il testo Scalfarotto è finalizzato a combattere l’omofobia e la transfobia in tutte le sue forme grazie all’estensione della legge Mancino che già punisce il razzismo basato su etnia, nazionalità e religione. Un analogo disegno di legge sull’omofobia è stato presentato al Senato dal senatore Pd Sergio Lo Giudice, e ha già raccolto le firme un’ottantina di senatori tra Pd, Sel, M5s e Scelta Civicai. Ce n’è poi uno dei senatori del M5S, a prima firma Michela Montevecchi e sottoscritta da suoi 14 colleghi.  (17 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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Condannato per i commenti al suo blog, nove mesi per “istigazione a delinquere”

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fonte immagini asgard1.wordpress.com

Condannato per i commenti al suo blog
nove mesi per “istigazione a delinquere”

Rese note le motivazioni della sentenza con cui due mesi fa è stato condannato iil responsabile della pagine Facebook Cartellopoli, che si batte contro il degrado urbano della capitale. E’ la prima sentenza di questo tipo in Italia

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Cartellonistica stradale a Roma, quartiere Torrino (dal blog “MalaRoma“)

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di ALESSANDRO LONGO

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SONO STATI i commenti altrui a causare la condanna a nove mesi di carcere per il gestore della pagina Facebook Cartellopoli, dedicata alla lotta al degrado urbano di Roma. Sono arrivate infatti oggi le motivazioni della sentenza di due mesi fa con cui Massimiliano T. veniva condannato per “Istigazione a delinquere e apologia di reato”, su denuncia di una società di affissioni. Si apprende  solo oggi, quindi, che questa del Tribunale di Roma è la prima sentenza di questo tipo, in Italia e che apre scenari inediti. In sostanza, qualunque utente Facebook è ora a rischio di condanna, insomma: basta che tra i commenti ne appaia qualcuno che inviti a compiere reati di qualsiasi tipo.

La pagina di Cartellopoli si descrive come “Comitato online contro lo stupro, la svendita e la consegna della città di Roma alla lobby cartellonara”, questione di cui Repubblica si è occupata più volte in questi mesi.

Il problema, secondo il Tribunale di Roma, a quanto si legge nelle motivazioni odierne, è dato dai commenti postati da terzi, rimasti anonimi. Non solo: sono valsi la condanna anche i contenuti pubblicati in altri siti e poi ripresi sulla pagina. E cioè commenti che invitavano ad agire contro i cartelloni abusivi, ad organizzare iniziative di protesta. Come il blitz di Legambiente, di due anni fa. È così che ci è andato di mezzo il gestore della pagina, Massimiliano T., 34anni.

Afferma il Giudice nelle motivazioni della sentenza, infatti: “Pacifica essendo la responsabilità esclusiva in capo all’imputato per la gestione del blog (…) e dunque anche per il contenuto dei messaggi in esso pubblicati, è indifferente che si tratti di contenuti riferibili direttamente al T.  o ricevuti da altri utenti, essendo stato comunque il primo a curarne l’inserimento e la conseguente divulgazione al pubblico”.

“L’affermazione del T di non controllare il contenuto dei messaggi ricevuti prima di pubblicarli è priva di rilievo ai fini che qui interessano, sia perché formulata in termini assolutamente generici, sia perché la qualità dei contenuti di analogo tenore pubblicati sul blog nel corso del tempo è tale da rendere inverosimile che l’imputato potesse averne ignorato o male interpretato il contenuto”.

In base a quanto sostenuto dall’azienda che ha depositato la denuncia in Procura, sono state molte le azioni vandaliche, che hanno riguardato un centinaio di impianti in varie zone di Roma, messe in atto come “l’imbrattamento dei cartelloni con vernice spray e, successivamente, nel danneggiamento delle comici e nello smontaggio ed asporto delle plance pubblicitarie”.

“La sentenza è corretta in linea di diritto”, ribatte Andrea Monti, avvocato esperto di nuove tecnologie e fondatore dell’associazione Alcei per la libertà di espressione online. “Chi gestisce uno spazio di contenuti ha una responsabilità su tutto ciò che vi viene pubblicato. Se ci sono troppi commenti, deve dimostrare che non gli era possibile moderarli tutti ma che almeno ci ha provato”, continua. “Attenzione, vedete che è peggio per la libertà di internet se passa l’idea che le leggi non possono colpire pagine come Cartellopoli”, aggiunge Monti. “Significa dar ragione a coloro, come Laura Boldrini (presidente della Camera) che invoca nuove e più severe leggi sul web”.    (13 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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Alt di Grillo sullo ius soli, “solo con un referendum”

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fonte immagine maurobiani.it

Alt di Grillo sullo ius soli, “solo con un referendum”

12:16 10 MAG 2013

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(AGI) – Roma, 10 mag. - Beppe Grillo si schiera contro lo ius soli e incassa un sostegno inedito: quello di Ignazio La Russa.
“In Europa non e’ presente, se non con alcune eccezioni estremamente regolamentate, lo ius soli” scrive Grillo su twitter.

“Dalle dichiarazioni della sinistra che la trionfera’ (ma sempre a spese degli italiani) non e’ chiaro quali siano le condizioni che permetterebbero a chi nasce in Italia di diventare ipso facto cittadino italiano”, si legge poi nel sito di Grillo, “Lo ius soli se si e’ nati in Italia da genitori stranieri e si risiede ininterrottamente fino a 18 anni e’ gia’ un fatto acquisito”.

Prosegue il comico: “Chi vuole al compimento del 18simo anno di eta’ puo’ decidere di diventare cittadino italiano. Questa regola puo’ naturalmente essere cambiata, ma solo attraverso un referendum nel quale si spiegano gli effetti di uno ius soli dalla nascita. Una decisione che puo’ cambiare nel tempo la geografia del Paese non puo’ essere lasciata a un gruppetto di parlamentari e di politici in campagna elettorale permanente.
Inoltre, ancor prima del referendum, lo ius soli dovrebbe essere materia di discussione e di concertazione con gli Stati della UE. Chi entra in Italia, infatti, entra in Europa”.
LA RUSSA, DA GRILLO POSIZIONE CONDIVISIBILE

“Finalmente una posizione chiara e condivisibile da Grillo: no allo jus soli salvo referendum. Ma siccome in italia non esiste il referendum propositivo (Grillo evidentemente non lo sa, ma pazienza!) bisogna che ci sia un impegno sin d’ora a promuovere un referendum abrogativo se la maggioranza votasse una legge siffatta” dichiara Ignazio La Russa, presidente del movimento Fratelli d’Italia.

“Fratelli d’italia sicuramente sarebbe in prima linea nella raccolta delle firme”, prosegue La Russa, “Grillo si impegna a farlo? Nessun altro? Come si fa a non capire che lo jus soli (a parte ogni altra considerazione) attirerebbe clandestinamente in italia partorienti da tutto il mondo? Personalmente sono invece stato sempre favorevole a discutere se e come anticipare di qualche anno l’acquisizione della cittadinanza italiana, oggi fissata in questi casi al compimento dei 18 anni di eta’ per i bimbi nati in italia da immigrati regolari che abbiano frequentato in Italia tutto il ciclo della scuola dell’obbligo”.

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fonte agi.it

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Regno Unito: fuma spinelli per allievare sintomi Sla, ma rischia il carcere / ‘I’m being prosecuted for being ill’: Ex-PCSO says she is prepared to go to jail for smoking cannabis because it helps her MS

MS sufferer Sue Lunn pledges to continues smoking cannabis

thisishullnews thisishullnews

Pubblicato in data 27/apr/2013

Hull woman Sue Lunn says she will smoke cannabis to relieve MS symptoms despite jail threat: http://www.hulldailymail.co.uk/MS-suf…

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http://www.hulldailymail.co.uk/images/localworld/ugc-images/275786/Article/images/18856071/4805961.jpg
Former special constable Susan Lunn with cannabis campaigner Carl Wagner

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Regno Unito: fuma spinelli per allievare sintomi Sla, ma rischia il carcere

Susan Lunn, 43 anni, di Wallasey nel Regno Unito, è stata già condannata a sei mesi con la condizionale. “Mi vogliono arrestare solo perché mi voglio curare. La cannabis è l’unica sostanza – spiega la donna – che tiene a bada l’epilessia, che mi riduce il tremore e il dolore alle articolazioni e che tiene sotto controllo la mia vescica”

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di | 6 maggio 2013

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Rischia il carcere perché, per curarsi, fuma gli spinelli. Susan Lunn, 43 anni, di Wallasey nel Regno Unito, è stata già condannata a sei mesi con la condizionale, ma durante la sentenza il giudice ha detto: “Se verrà trovata nei prossimi sei mesi ancora in possesso di cannabis lei andrà incontro a una pena più severa e verrà arrestata”. Eppure Susan, conosciuta come “Sue” dai suoi amici e parenti, è costretta da alcuni anni a far ricorso alla droga leggera per contrastare la sclerosi multipla galoppante. Ora si fa intervistare dai giornali e dalle televisioni con uno spinello in mano, il Daily Mail le dedica due pagine, gli attivisti per la legalizzazione della cannabis protestano a suo favore e un intero Paese si interroga sulla necessità o meno della depenalizzazione del possesso delle droghe leggere. Perché la battaglia di Susan Lunn è chiara: “Mi vogliono arrestare solo perché mi voglio curare. La cannabis è l’unica sostanza che tiene a bada l’epilessia, che mi riduce il tremore e il dolore alle articolazioni e che tiene sotto controllo la mia vescica”.

Lunn, ex agente della polizia a Hull, nello East Yorkshire, ora attacca: “Dopo aver servito la comunità per così tanto tempo, questa è la ricompensa che la giustizia mi dà”. L’anno scorso fu soggetta a tre perquisizioni in casa, dopo che il vicinato si era lamentato per la puzza di droga che arrivava dalla sua abitazione, e l’ultimo raid dello scorso 22 dicembre l’aveva portata direttamente in tribunale. Poco importa se lo stesso servizio sanitario nazionale britannico prescriva medicinali a base di cannabis per alcune malattie. “Al mio cliente è negato un diritto fondamentale”, dice ora l’avvocato della signora, Geoffrey Ellis, “molti casi non dovrebbero nemmeno arrivare nelle aule dei tribunali, e questo è uno di quei casi”. Ma contro la tesi dell’avvocato e le ragioni di Lunn ora fanno le barricate le associazioni che si battono contro l’uso delle droghe. E la stessa stampa britannica è scettica sulle soluzioni proposte dal legale e dalla signora. “Sarebbe un precedente pericoloso”, dice la stampa di destra, “che aprirebbe le porte a uno scenario inquietante”.

Lunn, madre di un figlio, però ribadisce: “La droga leggera è l’unica cosa che mi calma, che mi fa passare il mal di testa e che mi dà sollievo da quando, 17 anni fa, mi fu diagnosticata la sclerosi multipla”. Nel Regno Unito possedere o utilizzare droghe leggere è illegale come nel resto d’Europa. Ora l’avvocato rivela: “Negli ultimi anni, la mia assistita ha speso almeno venti sterline al giorno in cannabis”. E la signora ha aggiunto: “Non smetterò di certo, se smettessi il risultato sarebbe assolutamente devastante”. Lunn è anche sotto terapia tradizionale e prende anche un piccolo assegno dallo Stato per la sua condizione di malata. Le iniezioni quotidiane, tuttavia, sembrano non bastare. “Questa sentenza alla quale sono stata soggetta è assolutamente ingiusta, mi sento lasciata sola da parte della giustizia. È come se stia rischiando di essere condannata solo per essere malata”, ha rivelato al Daily Mail. Unica soddisfazione, dice ora Lunn, il fatto che il personale medico che la tiene in cura non l’abbia mai ripresa per il suo utilizzo di cannabis. “Loro lo sanno – dice l’avvocato – e non hanno nulla da ridire”.

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Articoli sullo stesso argomento:

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fonte ilfattoquotidiano.it

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‘I’m being prosecuted for being ill’: Ex-PCSO says she is prepared to go to jail for smoking cannabis because it helps her MS

  • Susan Lunn, 43, from Hull, was given six-month conditional discharge
  • Magistrates warned she will face ‘much worse punishment’ if caught again
  • The mother-of-one who was diagnosed 17 years ago says she won’t stop

By Harriet Arkell and Sophie Evans

PUBLISHED: 15:15 GMT, 29 April 2013 | UPDATED: 10:49 GMT, 30 April 2013

Susan Lunn, 43, from Wallasey, was handed a six-month conditional discharge for possessing cannabis, which she uses to help with her MSSusan Lunn, 43, from Wallasey, was handed a six-month conditional discharge for possessing cannabis, which she uses to help with her MS

A former police PCSO suffering from multiple sclerosis has vowed to continue smoking cannabis even if it means going to jail.

Susan Lunn, 43, was been handed a six-month conditional discharge for possessing the illegal drug.

She said she uses cannabis every day as medical relief from her condition, which sees her battle muscle spasms, headaches, bladder problems and tremors on a daily basis.

Now Ms Lunn has been told she will face a ‘much worse punishment’ if she is caught possessing the Class B drug in the next six months.

But the former Humberside Police special constable has said she will carry on smoking cannabis regardless of the law.

The mother-of-one, who was diagnosed with MS 17 years ago, said: ‘I’m not going to stop doing it.

‘If I gave up cannabis, the results would be absolutely devastating. I smoke it every day and it has helped me to live a relatively normal life.

‘It calms me down, relaxes my muscles, stops my shakes and helps keep my mild epilepsy under control.’

Ms Lunn, who is on daily medication including injections for her condition, branded her sentence ‘completely unjust’.

She said: ‘I have given so much to the community through my work as a special constable and I feel let down by the justice system.

‘It’s as if I am being prosecuted for being ill.’

The former community support officer from Hull, East Yorkshire, was arrested on December 22 after her neighbours smelt the drug and alerted the police.

It was the third time in nine months that police had raided her home, and she had already received a warning and a caution.

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La festa delle famiglie arcobaleno, la sinistra ora riparta da qui

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La festa delle famiglie arcobaleno, la sinistra ora riparta da qui

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di Monica Ricci Sargentini

Amnesty International, il Coordinamento Genitori Democratici, Famiglie Arcobaleno e Legambiente, associazioni attive da anni sui temi della famiglia, dell’educazione e dell’ambiente si ritroveranno oggi domenica 5 maggio, per festeggiare la V Festa delle famiglie e la II Giornata Internazionale per l’uguaglianza tra le famiglie.  La Festa delle famiglie si propone di essere un’ occasione di aggregazione tra le realtà più diverse, unite nel condividere una visione aperta, rispettosa e progressiva della famiglia, dell’educazione, dell’ambiente, della società. L’iniziativa coinvolge nove città in Italia (Ferrara, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Roma, Torino e Venezia) e complessivamente 16 paesi di tre continenti. Qui potrete trovare il programma delle iniziative previste in Italia. Per l’occasione abbiamo deciso di ospitare una riflessione sulla famiglia e la sinistra di Tommaso Giartosio, esponente delle Famiglie Arcobaleno e padre di due figli con il suo compagno Franco

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di Tommaso Giartosio

Famiglia e sinistra non vanno d’accordo? Storicamente è stato senz’altro così. Progressismo ha significato per secoli lotta contro lo status quo, cioè contro le tre classiche istituzioni: Dio, Patria, e Famiglia. Le battaglie di libertà hanno preso a bersaglio il potere del patriarca che domina moglie e figli dal suo posto accanto al focolare. Le battaglie politiche hanno puntato sul familismo amorale e sulla tirannide di un’élite endogamica, quasi un’unica stirpe tentacolare.

Certo, i diversi rami del socialismo e del femminismo storico contrapponevano a queste immagini odiose una versione idealizzata e paternalista, per esempio la buona famiglia proletaria del vecchio PCI. Esisteva una mitologia parallela. Ma le cose sono definitivamente cambiate con gli anni Sessanta-Settanta. Sono arrivate le leggi sull’aborto, sul divorzio, sul nuovo diritto di famiglia. È arrivata una nuova cultura libertaria che criticava l’istituto famigliare: una cultura diffusa in cui contava la tardiva assimilazione di Freud e dell’antropologia, più ancora che la critica radicale avanzata da Laing e Bourdieu.

Da allora, il lessico politico della sinistra non ha più trovato spazio per la famiglia. Non è che l’abbia veramente demolita. Per affetto o per impotenza, si è limitato a considerarla con sufficienza. Una vecchia icona nazionalpopolare che si può tranquillamente conservare al suo posto senza prenderla troppo sul serio. Così la sinistra si è impegnata sul tema soprattutto quando l’ha usata come testa di turco contro la destra. Una destra che, bisogna dirlo, non defletteva dai tracciati dell’immaginario tradizionalista più vieto: battendosi ad esempio contro il “divorzio breve”, quell’istituto che in tutto il resto d’Europa già esiste da decenni e si chiama semplicemente “divorzio”.

In che modo la sinistra è riuscita a ignorare così la famiglia? Relegandola al privato (mentre i conservatori ne facevano un simbolo da proiettare nell’arena pubblica con il Family Day). Forse la spinta è stata proprio l’eccessiva politicizzazione del privato avvenuta nei paraggi del ’68. Ma di fatto la famiglia è divenuta ciò di cui si parla meglio tacendo. Alcuni dei più bei film italiani degli ultimi decenni, da La famiglia di Scola a La stanza del figlio di Moretti, sono capolavori dell’emozione trattenuta, della ragione inerme, del silenzio. Tanto che la sovrapposizione di famiglia e privato è divenuta parte di un senso comune.

Eppure non è sempre stato così. Del mito fondativo della Repubblica fanno parte storie straordinarie di famiglie che sono luoghi di elaborazione politica e civile: i Gobetti, i Croce-Craveri, i Ginzburg di Lessico famigliare. Famiglie che non si rannicchiano attorno ai loro affetti – che pure esistono e sono forti – ma fanno del loro legame un’alleanza per ripensare la realtà.

Sembrano esempi molto lontani, certo. Ma forse qualcosa sta cambiando. Pensate per esempio al genere del memoriale famigliare: mai come in questi anni esso è servito a trasmettere valori di impegno civile. Dobbiamo ringraziare i figli delle vittime del terrorismo o della criminalità organizzata: Mario Calabresi, Benedetta Tobagi, Eugenio Occorsio, Maddalena Rostagno, Umberto Ambrosoli, Giovanni Impastato, Giovanni Tizian.

Un altro segnale in controtendenza è la Festa delle Famiglie. Si tratta di un piccolo happening organizzato da diversi anni da Famiglie Arcobaleno, l’associazione dei genitori omosessuali. Essendo uno degli organizzatori posso ammettere francamente che all’inizio non era niente di che, una faccenda di picnic nel parco e sculture di palloncini. Ma ultimamente l’evento sta crescendo in modo inatteso. Nel 2012 si è svolto in sette città italiane, in partnership con Legambiente. Quest’anno, per la V edizione, le città diventano nove (nel contesto di una Giornata Internazionale per l’Uguaglianza tra le Famiglie che prevede eventi in sedici paesi). Ma soprattutto, al rapporto con Legambiente si aggiungono ora quelli con Amnesty International e con il Coordinamento Genitori Democratici, la principale voce dell’associazionismo familiare progressista (tra i fondatori c’è Gianni Rodari). Altri interlocutori si avvicinano in modo per ora estemporaneo, partecipando a singoli eventi: Nati per Leggere, che promuove la lettura ad alta voce ai bambini; e gli scout laici del CNGEI a Milano, i Giovani Genitori a Torino, il Centro per le Famiglie a Ferrara, Famiglie per Mano a Palermo, DueCon a Napoli…

Alcuni di questi nomi diranno poco o niente. La galassia degli organismi che si occupano della promozione culturale, sociale, sanitaria, giuridica delle famiglie reali (e non della difesa d’ufficio della Famiglia Naturale) è frammentata, sfuggente. Un sintomo della vecchia difficoltà di cogliere, in ambito progressista, i confini di un discorso realmente condiviso sulla famiglia. È davvero sorprendente che questa realtà friabile si sia ricompattata attorno alle istanze della comunità gay. Una minoranza che nel nostro Paese ha sempre avuto difficoltà a trovare alleati (e infatti non ha ottenuto quasi nulla sul piano legislativo), e che probabilmente non si aspettava certo di reperirne nel mondo dell’associazionismo famigliare.

Certo, il tema è urgente ed è comprensibile che stimoli all’azione. I bambini con genitori omosessuali sono oggettivamente privi di tutele legali e di sostegno culturale. Occorre far sì che, anche in caso di separazione della coppia gay, entrambi i genitori siano tenuti a garantire la continuità affettiva e economica; occorre che la scuola e la società riconoscano piena dignità alle loro famiglie d’origine o ricostituite. Ma è interessante anche ciò che sta accadendo attorno a questo a problema oggettivo. L’universo progressista era sempre stato diffidente verso la famiglia in quanto costruzione ascritta, necessitata, incatenata ai vincoli di sangue. Le famiglie arcobaleno ora ci ricordano (ma era una strada già aperta dall’adozione e dalle seconde nozze) che questi nuclei possono essere straordinari motori di cambiamento perché sono frutto delle nostre scelte, della nostra capacità creativa, della nostra libera assunzione di responsabilità.

Forse da qui può partire a sinistra una nuova politica delle famiglie. Al plurale.

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fonte lepersoneeladignita.corriere.it

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In marcia per ‘liberare’ la cannabis. Manifestazioni in tutto il mondo

In marcia per 'liberare' la cannabis. Manifestazioni in tutto il mondo (afp)

In marcia per ‘liberare’ la cannabis.
Manifestazioni in tutto il mondo

Corteo della Million marijuana march a favore della liberalizzazione e dell’uso terapeutico in duecento città di molte nazioni. Il corteo di Roma. Lo slogan: “Marijuana patrimonio dell’umanità”. Aggredito un partecipante accusato di essere uno spacciatore di pasticche. Vendola: “Il proibizionismo è una manna per i narcotrafficanti: abolire la legge Fini-Giovanardi”

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ROMA – Dagli Stati Uniti all’Australia fino all’Europa: sono più di duecento in 63 nazioni diverse le città dove si è svolta la ‘Million marijuana march’, la manifestazione mondiale per la legalizzazione della cannabis, che ha fatto tappa anche a Roma. La manifestazione, nata nel 1999, da quindici anni unisce i consumatori di tutto il mondo per chiedere ai governi la fine del proibizionismo contro le droghe leggere e la possibilità di coltivare liberamente la pianta, senza conseguenze penali. Sulle note reggae, la musica simbolo dei fumatori di cannabis, diffuse sugli stereo installati su dei camion, anche a Roma migliaia di ragazzi hanno sfilato tra balli, cori, striscioni (ma nessun simbolo pollitico, vietato dagli organizzatori), spinelli e birre. Ma quest’anno la manifestazione è iniziata nel modo peggiore: una ragazzo è stato picchiato da un gruppo di partecipanti che lo accusavano di essere uno spacciatore di pasticche. Ieri la tradizionale marcia era stata preceduta da una serie di conferenze, tavole rotonde, proiezioni ma anche feste, musica e una singolare degustazione di una cena tutta a base di canapa per diffondere la ‘cultura’ della marijuana.

LE FOTO DAL MONDO

“Tanta galera per noi moltissimi, miliardi di euro per loro pochissimi” è stato lo slogan dei manifestanti, che si sono scagliati contro la ‘Fini-Giovanardi’, la legge approvata sette anni fa dal governo Berlusconi che inasprisce le pene proprio a danno dei consumatori di droghe leggere. Una legge che i manifestanti considerano eccessivamente punitiva e ingiusta: “Più di 120.000 persone arrestate negli ultimi sette anni, più di 22milioni di piante di canapa sequestrate solo nel 2012 e un numero imprecisato di miliardi esentasse finiti nelle casse delle narcomafie”, si lamentano gli organizzatori. Che da tredici anni rivolgono al governo sempre la stessa, inascoltata, richiesta: “Stop alle persecuzioni per i consumatori di cannabis, accesso immediato all’uso terapeutico per i pazienti e diritto a coltivare la pianta liberamente”, come si legge nel volantino della manifestazione.

Un tema su cui c’è pieno accordo con Nichi Vendola: “Il proibizionismo è una manna per i narcotrafficanti: abolire la legge Fini-Giovanardi”, ha scritto oggi il segretario di Sinistra ecologia e libertà su twitter. Il partito di Vendola è da anni in prima linea per abrogare la legge e alcuni giorni fa il capogruppo alla camera Gennaro Migliore ha annunciato che Sel “a breve presenterà un articolo per cambiare il testo unico sulle droghe”. Tra i punti principali del progetto di legge “la modifica delle pene previste per la detenzione di cannabis e la non punibilità per le coltivazioni di canapa a uso personale”. Per questo, durante la giornata sono state raccolte centinaia di firme tra i manifestanti. “Gli effetti della Fini-Giovanardi sono devastanti: le narcomafie si arricchiscono grazie al proibizionismo mentre decine di migliaia di persone per bene sono finite in galera solo per aver coltivato questa benefica pianta”, sostiene Alessandro Buccoleri, uno degli organizzatori.

La cannabis nel mondo.
Gli ultimi due anni hanno fornito di sicuro molte speranze agli antiproibizionisti di tutto il mondo. Negli Stati Uniti, con due referendum nel novembre scorso è stata votata la legalizzazione del possesso e della vendita. L’Uruguay sta per varare una legge che prevede la vendita pubblica della marijuana autoprodotta dallo Stato e altri Paesi dell’America latina sembrano intenzionati a seguirne le orme. In Olanda Amsterdam, città simbolo dello spinello libero, a poche settimane dal gennaio del 2013, data in cui sarebbe entrata in vigore la legge voluta dal Governo nel 2010 secondo la quale i Coffee Shop olandesi avrebbero potuto vendere hashish e marijuana solo ai residenti ha fatto retromarcia e continua a essere la meta dei turisti della cannabis. Infine, una buona notizia anche dall’Italia: il Consiglio regionale della Toscana è stato il primo ad approvare un anno fa una legge per facilitare l’uso dei farmaci con cannabinoidi nella cura di specifiche malattie, dalla sclerosi multipla al glaucoma, come terapia contro il dolore. (04 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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Tibet, tre nuove immolazioni: sono 118 i suicidi contro la Cina

Tibet, tre nuove immolazioni:  sono 118 i suicidi contro la Cina Monaci tibetani

Tibet, tre nuove immolazioni:
sono 118 i suicidi contro la Cina

Nuovi casi di tibetani che decidono di darsi fuoco per protestare contro la presenza cinese nella regione: due erano monaci, di 20 e 23 anni, l’altra una donna, anche lei 23enne

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CONTINUANO le immolazioni in Tibet per protestare contro la presenza cinese nella regione: tre nuovi casi di immolazione nelle ultime ore, due monaci e una donna, fanno salire il totale a 118 dal 2009, quando è iniziata la protesta.

Due dei suicidi di oggi erano monaci nel monastero di Taktsang Lhamo Kirti, nella contea di Ruo’ergai, prefettura di Aba. Avevano 20 e 23 anni. Nella contea di Rangtang a darsi fuoco è stata una donna di 23 anni. (25 aprile 2013)

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fonte repubblica.it

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