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Francia: ‘guerriglia’ a manifestazione anti nozze gay, 293 fermi / VIDEO: Antimariage gay – violents incidents avec la police

Antimariage gay – violents incidents avec la police


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Pubblicato in data 26/mag/2013

Le sud de l’esplanade des Invalides a été évacué. Reste le nord de la place encore occupé par des manifestants, encerclé par la police qui s’apprête à faire le ménage. La police repousse toutes les personnes présentes.

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Francia  guerriglia  a manifestazione anti nozze gay  293 fermi

Francia: ‘guerriglia’ a manifestazione anti nozze gay, 293 fermi

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12:44 27 MAG 2013

(AGI) – Parigi, 27 mag. – Sono 293 le persone fermate durante la grande manifestazione contro le nozze gay a Parigi. Lo ha riferito Le Figaro, aggiungendo che per 231 di queste il fermo potrebbe tramutarsi in arresto. I feriti negli scontri sono 36, di cui 34 poliziotti. A rovinare la dimostrazione, sostanzialmente pacifica, un centinaio di persone che hanno lanciato bottiglie contro la polizia nella grande ‘Place des Invalides’ dove si e’ conclusa la marcia. Gli agenti hanno risposto con i lacrimogeni. (AGI) .

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fonte agi.it

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“L’Imu? Ci sono altre priorità”, la Fiom sfila in corteo a Roma / VIDEO: Orfini (Pd) contestato: “Ci state prendendo per il culo”

Manifestazione Fiom, Orfini contestato: “Ci state prendendo per il culo”


Pubblicato in data 18/mag/2013

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"L'Imu? Ci sono altre priorità", la Fiom sfila in corteo a Roma

“L’Imu? Ci sono altre priorità”,
la Fiom sfila in corteo a Roma

Migliaia di manifestanti alla manifestazione per il lavoro. In piazza con il sindacato metalmeccanico anche Sel e il M5S, dal Pd solo adesioni personali in ordine sciolto. Landini: “Chi non c’è parla da solo, i democratici stanno con Berlusconi ma hanno paura della piazza”

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ROMA – E’ partito verso le 10 il corteo della Fiom-Cgil da piazza della Repubblica, al quale partecipano alcune migliaia di persone: lavoratori, metalmeccanici, esodati e molti giovani. Oltre 100 mila secondo gli organizzatori. Presenti Nichi Vendola e lo stato maggiore di Sel, oltre ad Antonio Ingoria. Nei giorni scorsi hanno annunciato la loro partecipazione anche diversi esponenti del M5S, mentre il Pd si è spaccato.

LE IMMAGINI

In piazza ci sono l’ex ministro Fabrizio Barca, il “giovane turco” Matteo Orfini e l’europarlamentare Sergio Cofferati. “Avrei sperato ci fosse il mio partito”, commenta. Il capogruppo alla Camera Speranza ha dato infatti forfait. “Dal capogruppo alla Camera del Pd Roberto Speranza ho ricevuto una telefonata ieri sera, mi ha detto che non poteva esserci ma che ci avrebbe lasciato un messaggio. Comunque ringrazio i partecipanti, e chi non c’è parla da solo”, dice il segretario generale della Fiom Maurizio Landini.

“Io non do consigli ad Epifani, dico solo che sono di sinistra e se non vengo al corteo della Fiom non so dove altro potrei andare”, sottolinea Nichi Vendola spiegando di essere in piazza con Fabrizio Barca e Maurizio Landini per “la costruzione della grande coalizione del lavoro che non è solo un fatto politico o sociale”. “E’ drammatica la solitudine dei lavoratori e delle lavoratrici, che uno che perde il lavoro si uccide dandosi fuoco. Il tema è il lavoro, tutto il resto sono chiacchiere”. aggiunge.

“Che l’Imu sia una tassa fatta male non c’è dubbio, ma non va cancellata per tutti: va mantenuta per le grandi proprietà”, spiega Landini prima della partenza del corteo. “Io vedo altre priorità – prosegue – come non aumentare l’Iva e detassare il lavoro dipendente, come costruire un piano di investimenti e tassare i grandi patrimoni e le rendite finanziarie. Su questo non ho sentito una discussione sufficiente di questo governo”. Il rischio che si corre, ha proseguito, è quello di un esecutivo “bloccato sotto il ricatto di Berlusconi”. Per Landini i primi provvedimenti presi ieri da Palazzo Chigi  “non ci fanno uscire dall’emergenza, non ci fanno guardare al futuro”. “Occorrono la riforma della cassa integrazione e il reddito di cittadinanza”, dice ancora il leader sindacale.

IL VIDEO

Tante in strada le bandiere rosse e gli striscioni, dominati dallo slogan: “Non possiamo più aspettare”. Prima dell’intervento conclusivo di Landini in piazza San Giovanni a prendere la parola è stato Stefano Rodotà. “Abbiamo sentito tante volte la parola ‘sacrifici’. Due domande vorrei fare: sacrifici perché e sacrifici per chi?”, ha detto il giurista. “Possiamo accettare – ha aggiunto – la logica per cui i diritti possono essere sacrificati? Possiamo considerare come unica legge inviolabile quella del mercato?”.

A chiudere la manifestazione è stato quindi il segretario della Fiom: “Siamo qui perché non riununciamo alla nostra idea di fondo: di voler cambiare questo Paese e mandare a casa chi ha prodotto questo disastro”. Poi Landini ha incalzato il Pd, presenta in piazza solo con singoli esponenti arrivati a titolo personale. “Non capisco come si può essere al governo con Berlusconi e avere paura di essere qui”, dice il leader sindacale. “Noi siamo la parte migliore del paese”, dice e poi, rispondendo all’enneisma domanda sulle ambizioni politiche della Fiom, conclude: “Tutte le volte che facciamo una manifestazione mi dicono che faccio in partito. Oh che due balle… Noi siamo autonomi, indipendenti e democratici. Misuratevi con le nostre proposte”. (18 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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DISCRIMINAZIONE INTOLLERABILE – Marcia per La Vita sì, corteo per Giorgiana Masi no / Giorgiana Masi, ancora senza giustizia

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Marcia per La Vita sì, corteo per Giorgiana Masi no: “Divieto per motivi di ordine pubblico”

Una manifestazione che, secondo il candidato sindaco Sandro Medici, è stata vietata dalla Questura che avrebbe opposto un rifiuto “per l’impossibilità che si svolga in contemporanea con la Marcia per la Vita per una questione di ordine pubblico”

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Redazione10 maggio 2013

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La Marcia per la Vita sì, il corteo per Giorgiana Masi no. La Questura lo avrebbe vietato per motivi di ordine pubblico. E’ polemica negli ultimi giorni tra gli attivisti di collettivi autorganizzati e del movimento femminista che avevano in programma, come tutti gli anni, un corteo in memoria della giovane studentessa uccisa nel 1977 con un proiettile su Ponte Garibaldi che era in piazza quel giorno per celebrare la vittoria del referendum sul divorzio.

I manifestanti avrebbero voluto marciare per ricordarla, per urlare  “contro i femminicidi” e per “la libertà delle donne”.Una manifestazione che, secondo quanto detto dal candidato sindaco Sandro Medici, è stata vietata dalla Questura che avrebbe opposto un rifiuto “per l’impossibilità di svolgere qualsiasi tipo di manifestazione in contemporanea con la Marcia della vita per una questione di ordine pubblico”.

In piazza ci saranno gli attivisti del movimento per la vita che contestano la legge 194, quella che regola l’aborto. Il corteo partirà  domenica mattina alle 9.30 dal Colosseo e arriverà a Castel Sant’Angelo.

Per Medici “è evidente che ci sia l’intenzione da parte del Campidoglio di non mostrare alcun dissenso nei confronti di un corteo che attacca diritti e libertà delle donne”. Oggi alle 18 i collettivi hanno organizzato un’assemblea pubblica in piazza Sonnino. L’intenzione sembra essere quella di marciare comunque.

“Non siamo disposti ad accettare che la Questura  impedisca domenica prossima ai cittadini romani di manifestare pacificamente il proprio dissenso nei confronti della manifestazione promossa da cattolici integralisti e neofascisti, negando il contro-corteo da Piazza Campo de Fiori a Ponte Garibaldi. E’ un fatto grave che lede la democrazia e la libertà di manifestare, tanto più che avviene in campagna elettorale. Nessuno potrà impedirci di scendere in piazza per dare voce a quella parte della città che su divorzio, aborto e quant’altro non vuole un ritorno al passato”. Lo dichiara Giovanni Barbera, candidato del Prc a presidente del nuovo Municipio I e al Consiglio comunale con la coalizione che sostiene Sandro Medici a sindaco.

“Aver voluto autorizzare la “Marcia per la vita” – continua Barbera – proprio il 12 maggio, giorno in cui ricorre anche l’anniversario della morte di Giorgiana  Masi, avvenuta nel 1977 a Ponte Garibaldi  durante una manifestazione non autorizzata a favore del referendum sull’aborto, rappresenta una grave provocazione che non possiamo assolutamente tollerare. Tanto più che la morte di Giorgiana Masi avvenne in un contesto molto simile a quello che la Questura sta creando. Anche in quell’occasione, nel 1977, il Ministro degli interni Cossiga aveva disposto un divieto a manifestare”.

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fonte romatoday.it

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Giorgiana Masi, ancora senza giustizia. Vietato il corteo

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di 

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ROMA – Domenica prossima ricorre  (oggi per chi legge, n.d.m.)il 36esimo anniversario della morte di Giorgiana Masi, che, il 12 maggio 1977, durante una manifestazione per celebrare la vittoria del referendum sul divorzio, venne assassinata.

Anche quest’anno si celebrano manifestazioni in ricordo della giovane assassinata che dovrebbero convergere su Ponte Garibaldi, luogo in cui Giorgiana fu assassinata. Il condizionale p d’obbligo visto che la Questura ha vietato il corteo perché a Roma si svolgerà in quello stesso giorno la marcia antiabortista. Il divieto, fanno sapere gli organizzatori della manifestazione per Giorgiana, non sarà rispettato. “Domenica prossima – afferma Claudio Ortale, vice Presidente uscente del Consiglio del Municipio Roma 19 e candidato a consigliere al Comune di Roma – scenderemo in piazza come ogni anno perché questa città, prima di essere del Vaticano, è di tutti i cittadini e le cittadine che continuano a ricordare Giorgiana proseguendo quotidianamente le sue battaglie”.

 
I fatti
Giorgiana Masi, la diciannovenne studentessa e attivista radicale fu uccisa, il 12 maggio del 1977, durante gli scontri tra manifestanti e forze di polizia in piazza Navona. Un nome, quello di Giorgiana, indissolubilmente legato all’alto livello di tensione sociale che si respirava in quel periodo e assurto a simbolo, suo malgrado, di tutte le vittime della violenza di stato.  A più di trent’anni da quei tragici eventi, i responsabili del suo omicidio sono rimasti impuniti.
Una morte dai contorni poco chiari, quella di Giorgiana, su cui si allunga il triste sospetto, divenuto negli anni quasi una certezza, che a sparare su una giovane manifestante inerme non sia stato un compagno del movimento, come all’inizio si era voluto far credere, ma la mano armata di poliziotti in borghese, travestiti da autonomi e infiltrati in cortei e manifestazioni.

Il giorno in cui la vita di Giorgiana sarebbe finita sull’asfalto di ponte Garibaldi i Radicali avevano indetto, in piazza Navona, un sit – in per celebrare il terzo anniversario del referendum sul divorzio nonostante il divieto di manifestazioni pubbliche, decretato dall’allora ministro dell’Interno Francesco Cossiga, a seguito dell’uccisione dell’agente Settimio Passamonti e il ferimento di cinque agenti di pubblica sicurezza durante gli scontri di piazza del precedente 21 aprile. Quella del 12 maggio doveva essere una giornata all’insegna dell’allegria e della nonviolenza, ma ben presto si tramutò in un vero e proprio fiume di sangue, con ferimenti e percosse. A pesare sulla coscienza collettiva una foto in particolare, scattata da Tano D’Amico, il fotografo ufficiale del Movimento che più di ogni altro ha saputo raccontare per immagini quei contraddittori e passionali anni Settanta: al centro dell’inquadratura si vede un poliziotto in borghese, vestito da autonomo, armato e pronto a sparare ad altezza uomo sulla folla. E come lui tanti altri. Immagini che confermano quanto i giornali dell’epoca raccontarono, testimoniando la ferocia gratuita con cui gli agenti si scagliavano contro inermi cittadini. Immagini che valsero più di mille parole e costrinsero l’allora ministro dell’Interno ad ammettere una parziale verità, passando da “non c’erano poliziotti tra la folla”, a “c’erano poliziotti in borghese, ma non armati” per finire a “c’erano poliziotti in borghese armati, tra la folla, ma non spararono”. Una mezza verità, avendo sempre l’ex ministro escluso che a sparare fossero stati i poliziotti, imputando piuttosto il tragico evento alle provocazioni dei manifestanti. E, così, in una sonnecchiosa e semivuota aula parlamentare, andò in scena l’interrogazione con cui l’on. Marco Pannella cercava di inchiodare  l’ex ministro alla sue responsabilità riguardo l’inadeguata gestione dell’ordine pubblico, non ottenendo altro che la sostituzione dell’allora questore di Roma. Nemmeno il Libro bianco, dossier redatto in quell’anno dai Radicali per far luce sulla morte di Giorgiana Masi, sortì effetto alcuno. Il processo istituito contro ignoti per la morte della studentessa, infatti, si chiuse nel 1981 per impossibilità a procedere. Ignoti i responsabili, ignoti gli eventuali mandanti e una sete di giustizia inappagata.

Il caso di Giorgiana Masi, tuttavia, si affaccia nuovamente alla ribalta pochi anni fa quando, dalle pagine del Corriere della Sera, Francesco Cossiga torna sulla questione, imputando ancora l’uccisione della giovane al fuoco amico dei compagni del Movimento. Poco tempo dopo, Cossiga prima di morire,  fu intervistato nel corso della trasmissione di Raitre “Report”,e lascò intendere di essere a conoscenza di alcuni segreti di Stato, segreti che non rivelerà mai. Tra questi, forse, anche il nome degli assassini di Giorgiana. I dubbi rimangono, così come rimane lo sconforto per la morte di una ragazza ancora in attesa di giustizia.

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fonte dazebaonews.it

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GITA ANDATA A MALE – Manifestazione Pdl Brescia, Berlusconi contestato: “Vergogna, buffone, mafioso”

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Manifestazione Pdl Brescia, Berlusconi contestato: “Vergogna, buffone, mafioso”

Piazza Duomo spaccata tra sostenitori e anti berlusconiani. Da una parte le urla contro il Cavaliere. Dall’altra le grida “Silvio, Silvio, Silvio” dei militanti. Lo scontro comincia ancora prima del comizio davanti all’albergo dove soggiornano i deputati del Popolo della libertà e prosegue anche al termine del discorso dell’ex premier quando rimangono a fronteggiarsi le due parti avverse che si scambiano insulti gettandosi addosso le rispettive bandiere

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di | 11 maggio 2013

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Un piazza spaccata tra contestatori e sostenitori. Da una parte le urla “vergogna!”, “buffone!”, “mafioso”. Dall’altra le grida “Silvio, Silvio, Silvio” dei militanti Pdl accorsi a sostegno di Silvio Berlusconi, sceso in piazza Duomo a Brescia per una manifestazione “contro l’uso politico della giustizia”.

Fischi e applausi che si contrappongono continuamente durante il comizio del Cavaliere. Una situazione a cui Berlusconi non è abituato, ma che ultimamente si è già trovato a fronteggiare. Come a Udine quando durante il comizio in occasione delle elezioni regionali il 18 aprile scorso, si trovò di fronte non solo ai supporter osannanti ma anche molti contestatori soprattutto appartenenti al Movimento 5 stelle.

Ora, però, i contestatori sono molto più numerosi e appartenenti a più correnti, dai centri sociali al M5s. Lo scontro comincia ancora prima che Berlusconi comincia  parlare Piazza del Duomo è piena (diverse persone affacciate a finestre e balconi, anche), ma sostanzialmente divisa a metà. Nella prima, immediatamente sotto il palco, i sostenitori del Pdl, con anche una bandiera della Lega; nella seconda i contestatori che fischiano Berlusconi durante il suo intervento, gli gridano ‘buffonè, sventolando bandiere di Sel e Azione Antifascista. Mentre davanti, simpatizzanti del suo partito chiedono con uno striscione ‘Aiuto Silvio, no comunismò, più indietro un altro cartello avverte ‘occhio gente, Silvio mentè. Per chi assiste al comizio da metà piazza in su è quasi impossibile sentire chiaramente le parole dell’ex premier.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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In marcia per ‘liberare’ la cannabis. Manifestazioni in tutto il mondo

In marcia per 'liberare' la cannabis. Manifestazioni in tutto il mondo (afp)

In marcia per ‘liberare’ la cannabis.
Manifestazioni in tutto il mondo

Corteo della Million marijuana march a favore della liberalizzazione e dell’uso terapeutico in duecento città di molte nazioni. Il corteo di Roma. Lo slogan: “Marijuana patrimonio dell’umanità”. Aggredito un partecipante accusato di essere uno spacciatore di pasticche. Vendola: “Il proibizionismo è una manna per i narcotrafficanti: abolire la legge Fini-Giovanardi”

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ROMA – Dagli Stati Uniti all’Australia fino all’Europa: sono più di duecento in 63 nazioni diverse le città dove si è svolta la ‘Million marijuana march’, la manifestazione mondiale per la legalizzazione della cannabis, che ha fatto tappa anche a Roma. La manifestazione, nata nel 1999, da quindici anni unisce i consumatori di tutto il mondo per chiedere ai governi la fine del proibizionismo contro le droghe leggere e la possibilità di coltivare liberamente la pianta, senza conseguenze penali. Sulle note reggae, la musica simbolo dei fumatori di cannabis, diffuse sugli stereo installati su dei camion, anche a Roma migliaia di ragazzi hanno sfilato tra balli, cori, striscioni (ma nessun simbolo pollitico, vietato dagli organizzatori), spinelli e birre. Ma quest’anno la manifestazione è iniziata nel modo peggiore: una ragazzo è stato picchiato da un gruppo di partecipanti che lo accusavano di essere uno spacciatore di pasticche. Ieri la tradizionale marcia era stata preceduta da una serie di conferenze, tavole rotonde, proiezioni ma anche feste, musica e una singolare degustazione di una cena tutta a base di canapa per diffondere la ‘cultura’ della marijuana.

LE FOTO DAL MONDO

“Tanta galera per noi moltissimi, miliardi di euro per loro pochissimi” è stato lo slogan dei manifestanti, che si sono scagliati contro la ‘Fini-Giovanardi’, la legge approvata sette anni fa dal governo Berlusconi che inasprisce le pene proprio a danno dei consumatori di droghe leggere. Una legge che i manifestanti considerano eccessivamente punitiva e ingiusta: “Più di 120.000 persone arrestate negli ultimi sette anni, più di 22milioni di piante di canapa sequestrate solo nel 2012 e un numero imprecisato di miliardi esentasse finiti nelle casse delle narcomafie”, si lamentano gli organizzatori. Che da tredici anni rivolgono al governo sempre la stessa, inascoltata, richiesta: “Stop alle persecuzioni per i consumatori di cannabis, accesso immediato all’uso terapeutico per i pazienti e diritto a coltivare la pianta liberamente”, come si legge nel volantino della manifestazione.

Un tema su cui c’è pieno accordo con Nichi Vendola: “Il proibizionismo è una manna per i narcotrafficanti: abolire la legge Fini-Giovanardi”, ha scritto oggi il segretario di Sinistra ecologia e libertà su twitter. Il partito di Vendola è da anni in prima linea per abrogare la legge e alcuni giorni fa il capogruppo alla camera Gennaro Migliore ha annunciato che Sel “a breve presenterà un articolo per cambiare il testo unico sulle droghe”. Tra i punti principali del progetto di legge “la modifica delle pene previste per la detenzione di cannabis e la non punibilità per le coltivazioni di canapa a uso personale”. Per questo, durante la giornata sono state raccolte centinaia di firme tra i manifestanti. “Gli effetti della Fini-Giovanardi sono devastanti: le narcomafie si arricchiscono grazie al proibizionismo mentre decine di migliaia di persone per bene sono finite in galera solo per aver coltivato questa benefica pianta”, sostiene Alessandro Buccoleri, uno degli organizzatori.

La cannabis nel mondo.
Gli ultimi due anni hanno fornito di sicuro molte speranze agli antiproibizionisti di tutto il mondo. Negli Stati Uniti, con due referendum nel novembre scorso è stata votata la legalizzazione del possesso e della vendita. L’Uruguay sta per varare una legge che prevede la vendita pubblica della marijuana autoprodotta dallo Stato e altri Paesi dell’America latina sembrano intenzionati a seguirne le orme. In Olanda Amsterdam, città simbolo dello spinello libero, a poche settimane dal gennaio del 2013, data in cui sarebbe entrata in vigore la legge voluta dal Governo nel 2010 secondo la quale i Coffee Shop olandesi avrebbero potuto vendere hashish e marijuana solo ai residenti ha fatto retromarcia e continua a essere la meta dei turisti della cannabis. Infine, una buona notizia anche dall’Italia: il Consiglio regionale della Toscana è stato il primo ad approvare un anno fa una legge per facilitare l’uso dei farmaci con cannabinoidi nella cura di specifiche malattie, dalla sclerosi multipla al glaucoma, come terapia contro il dolore. (04 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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Primo Maggio, l’Italia scende in piazza. Musica e cortei per il lavoro che non c’è

Sbava la Lumaca Sbava la Lumaca

Pubblicato in data 25/apr/2013

1° MAGGIO CONCERTO PIAZZA SAN GIOVANNI – ROMA 2013
Cantanti, Scaletta, Informazioni.

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Primo Maggio, l'Italia scende in piazza.  Musica e cortei per il lavoro che non c'è
Il concerto di piazza San Giovanni a Roma

Primo Maggio, l’Italia scende in piazza.
Musica e cortei per il lavoro che non c’è

Il concertone di piazza San Giovanni nella capitale, quello auto-organizzato di Taranto, oltre 50 manifestazioni in Tocana, cortei in Piemonte. E a Perugia ‘Priorità Lavoro’ è lo slogan con cui Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di celebrare la festa. Boldrini in Sicilia. Napolitano: “Impegno su lavoro e precariato”

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ROMA – La giornata del lavoro. Un primo maggio che quest’anno non riesce a essere una festa, ma l’appello di un impegno da rinnovare. “Purtroppo, oggi, c’è da pensare anche al lavoro che non c’è, al lavoro cercato inutilmente, al lavoro a rischio e precario. Abbiamo il dovere politico e morale di concentrarci su questi problemi”, ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio inviato al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, al presidente della federazione maestri del Lavoro d’Italia, ai segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, e a quanti celebrano la ricorrenza.

L’Italia domani scenderà in piazza. A piazza San Giovanni, a Roma, è tutto pronto per il tradizionale concerto del Primo Maggio, organizzato da Cgil, Cisl e Uil. Questa edizione, trasmessa in diretta nazionale da Raitre (dalle 15), sarà condotta da Geppi Cucciari. Tra i musicisti che si esibiranno Elio e le storie tese, Max Gazzè, Nicola Piovani, Africa Unite, Cristiano De Andrè, Motel Connection e l’Orchestra rock composta dai migliori musicisti italiani e diretta da Vittorio Cosma. Le misure di sicurezza sono state rafforzate. Secondo le disposizioni della questura saranno presenti più uomini, rispetto agli anni precedenti, con molti agenti in borghese tra la folla. Nella capitale anche musei aperti a ingresso gratuito.

TUTTO SUL CONCERTONE DI ROMA

Ma la festa del lavoro non unirà musica e politica solo a Roma. A Taranto si svolgerà infatti il “1 maggio autorganizzato – Sì ai diritti, no ai ricatti – Lavoro? Ma quale lavoro?” con dibattiti in mattinata e il concertone del pomeriggio. Parteciperanno, tra gli altri, Fiorella Mannoia, Raf, Luca Barbarossa, Francesco Baccini, Michele Riondino ed Elio Germano. E a Torino, il Jazz Festival proporrà una no-stop musicale dalle 15 a mezzanotte con comizio conclusivo del segretario generale della Uil, Gianni Cortese, a nome dei tre sindacati confederali. Il corteo sarà aperto dallo striscione unitario di Cgil Cisl Uil Torino con lo slogan ‘Prima lavoro e welfare’.

E se le note sono da sempre un ingrediente chiave per le celebrazioni, tutta Italia scenderà in piazza per la festa del lavoro, in un momento storico in cui la crisi e la disoccupazione hanno raggiunto livelli altissimi e drammatici. Manifestazioni di Cgil, Cisl e Uil sono previste in tutto il Piemonte. Ad Asti parlerà il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini. Ci saranno cortei con comizi anche ad Alessandria, a Biella, a Borgosesia, a Novara e a Vercelli.

A Portella della Ginestra per la Cgil di Palermo saranno presenti il segretario provinciale, Maurizio Calà, la segretaria nazionale della Flai Cgil, Stefania Croggi, e il presidente della Camera, Laura Boldrini, che deporrà una corona al Memoriale. “Il tema di quest’anno è il lavoro come punto centrale della crescita, dello sviluppo e della legalità – ha dichiarato Calà – non solo intesa come lotta alla mafia, ma come rispetto delle leggi e dei diritti dei lavoratori. Diritti, oggi, pesantemente minacciati dalla crisi e dalle politiche di austerity dei governi”. Nel frattempo, a Piana degli Albanesi, sarà celebrata per la prima volta una messa a suffragio del sindacalista Vito Stassi “Carusci” e di tutte le vittime di Portella.

Il segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini ha bocciato il’1 maggio organizzato a Bologna da Cgil, Cisl e Uil, che hanno invitato in piazza anche Unindustria e Legacoop. “Il primo maggio – ha detto Landini – è e deve rimanere dei lavoratori e delle lavoratrici. Per dialogare con le imprese abbiamo 364 giorni all’anno, ce n’è uno che deve restare la giornata del lavoro, di quelli che vogliono avere un lavoro con diritti”. La Fiom di Bologna diserterà piazza Maggiore per partecipare a un’iniziativa di solidarietà di fronte alla Berco di Copparo. “Lì – ha detto il leader nazionale – vogliono mettere in discussione 600 posti di lavoro. E’ la più grande azienda metalmeccanica della regione”. Andarci, quindi, “ha un significato preciso, perché in questa fase bisogna bloccare i licenziamenti ed evitare le chiusure. Tutto quello che si chiude è perso”.

A Perugia ‘Priorità Lavoro’ è lo slogan con cui le segreterie nazionali dei sindacati hanno deciso di celebrare la Festa del Lavoro 2013 nel capoluogo umbro dove arriverà anche una folta delegazione toscana. Saranno poi migliaia – operai, impiegati, disoccupati, precari, uomini e donne, cittadini toscani che usciranno dalle loro abitazioni per partecipare a una delle 50 iniziative, tante se ne contano, in programma nella regione.

In provincia di Arezzo manifestazioni della Cgil con cortei nel capoluogo, a Cortona, a Foiano della Chiana, Lucignano e Monte San Savino. Iniziative anche a Castelnuovo dei Sabbioni, Capolona e San Giustino Valdarno.

In provincia di Firenze manifestazioni unitarie di Cgil, Cisl e Uil a Barberino del Mugello, Empoli, Fucecchio, Gambassi Terme, Montaione, Castelfiorentino, Pontassieve, Sesto Fiorentino e a Fiesole. Iniziative anche a Certaldo. Nel grossetano manifestazioni della Cgil a Manciano, Follonica e Valpiana.

In provincia di Livorno a Venturina manifestazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil: vi sfileranno anche gli agricoltori aderenti alla Cia. Iniziative unitarie dei sindacati anche in provincia di Lucca, a Stiava e a Seravezza così come a Massa con interventi di lavoratori ex Eaton, del commercio e di un precario. Nel pisano manifestazioni della Cgil a San Miniato, Montecalvoli e a Pomarance. Manifestazione unitaria dei sindacati a Pistoia dove è in programma un corteo così come ad Agliana, a Casalguidi, a Lamporecchio e a Larciano, a Monsummano Terme e a Montale. Ancora iniziative a Montecatini Terme e a Quarrata.

Iniziative di Cgil, Cisl e Uil anche a Prato e Vaiano con cortei, concerto di Francesco De Gregori  a Capannori, a Carmignano e manifestazione a Montemurlo. In provincia di Siena manifestazioni unitarie a Chiusdino, S.Gimignano, Colle Val d’Elsa, Poggibonsi, Chianciano Terme, Chiusi, Pienza, Sinalunga, Abbadia San Salvatore.

“Uniti per il lavoro”. Lavoratori, imprenditori, associazioni di volontariato. Sarà un primo maggio inedito quello che Cgil, Cisl e Uil Treviso si apprestano a celebrare nel capoluogo della Marca trevigiana. Il corteo si snoderà dalla stazione ferroviaria (ritrovo ore 9,30) a piazza dei Signori, dove gli interventi dei segretari generali delle tre sigle sindacali si alterneranno alle testimonianze di lavoratori e lavoratrici. Sul palco, accanto a loro, ci saranno tutti i rappresentanti delle associazioni imprenditoriali della provincia: industriali, artigiani, commercianti, agricoltori, cooperative, ma anche il mondo del volontariato. Queste le categorie invitate: Ance, Unindustria, Confcommercio, Cna, Confartigianato, Coldiretti, Cia, Casartigiani, Confagricoltura, Confcooperative e Confesercenti. Il contributo musicale sarà affidato a giovani studenti.

L’Ugl festeggerà a Verona la festa dei lavoratori: il corteo partirà  con lo slogan “Progettare insieme l’Italia di domani” mercoledì alle 10,30 dal piazzale antistante l’Abbazia di San Zeno per arrivare alle 12 in piazza dei Signori dove si terrà il comizio del segretario generale, Giovanni Centrella. L’Ugl chiede al Governo risorse per gli esodati e per la cig in deroga, una riforma fiscale vera, migliori infrastrutture e più credito.

A Padova per infondere coraggio ai lavoratori e alle imprese che lottano con la crisi il vescovo Antonio Mattiazzo, ha promosso una veglia di preghiera il primo maggio nella zona industriale della città. L’occasione è organizzata dalla Pastorale sociale e del lavoro della Diocesi. La veglia sarà il momento centrale di una serie di appuntamenti legati allo stato economico del Paese.

Meteo. Piovoso a nordovest e sereno nel resto d’Italia ma sarà un primo maggio “all’insegna del bel tempo su buona parte della penisola, in particolare al centrosud dove sulle aree interne le temperature potranno sfiorare anche punte di 29-30 gradi. Sole prevalente anche sulle pianure del nordest, mentre in montagna si potrà avere qualche acquazzone dal pomeriggio. Purtroppo ancora una volta penalizzato da piogge e temporali sparsi il nordovest, qualcuno anche forte, anche se sulla riviera ligure non mancheranno delle schiarite, specie nella seconda parte della giornata”.

Treni. In occasione della festa del primo maggio, “per assicurare a tutti un viaggio tranquillo e regolare”, il gruppo ferrovie dello stato italiane “intensificherà il proprio impegno nei controlli anti-evasione, nel rispetto delle migliaia di passeggeri che in questi giorni sceglieranno il treno, pagando regolarmente in biglietto, per i loro spostamenti lungo la penisola”. Prosegue così anche quest’anno la campagna ‘no ticket, no parti’ (avviata nel 2008), “un importante sforzo del gruppo Fs italiane per garantire la sicurezza e la tranquillità ai propri clienti, soprattutto nei giorni di intenso traffico”. (30 aprile 2013)

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fonte repubblica.it

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25 aprile, la giornata in tutta Italia. M5S: ci saremo ma non in prima fila

25 aprile, la giornata in tutta Italia.  M5S: ci saremo ma non in prima fila
Il Presidente della Repubblica all’Altare della Patria (agf)

25 aprile, la giornata in tutta Italia.
M5S: ci saremo ma non in prima fila

Napolitano prima all’Altare della Patria, poi in Via Tasso: “Servono coraggio e fermezza”. I Cinque stelle: “Saremo presenti, ma come semplici cittadini”. Zingaretti: “Legittimo. A volte mi sembrano prigionieri di questa voglia di distinguersi a tutti i costi anche quando non ce ne sarebbe bisogno”

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ROMAAd aprire la giornata di commemorazioni – per il 68esimo anniversario della Liberazione – è stato il capo dello Stato, Giorgio Napolitano che accolto con un grande applauso della folla, ha deposto la corona all’altare della Patria a Roma. Una cerimonia sobria davanti a tutte le autorità civili, politiche e militari; erano presenti, i presidenti di Camera e Senato, Grasso e Boldrini, il presidente del Consiglio uscente, Mario Monti, il sindaco della Capitale, Gianni Alemanno, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

Al termine della cerimonia, prima di lasciare piazza Venezia per dirigersi in via Tasso, dove
ha inaugurato il nuovo allestimento che ricorda le vittime delle torture naziste, Napolitano ha salutato le associazioni dei militari in congedo che lo hanno ringraziato per aver nuovamente accettato l’incarico di Capo dello Stato. “Nei momenti cruciali per il Paese in tempo di crisi la memoria è fondamentale. Venendo in posti come questi, c’è sempre molto da imparare sul modo di affrontarli: serve coraggio, fermezza e senso dell’unità, che furono decisivi per vincere la battaglia della resistenza”, ha detto il capo dello Stato lasciando il Museo della Liberazione dove è stato accolto da un coro di bambini ha cantato per lui “Bella Ciao” e l’Inno nazionale.

Molti i politici mobilitati per le manifestazioni, in tutta Italia. Compresi i parlamentari del M5S, che hanno però deciso di essere presenti alle cerimonie come semplici cittadini, non in prima fila e sui palchi.

“Penso che siano atteggiamenti di elitarismo, di chi si vuole sempre distinguere finendo poi però per distinguersi dallo spirito degli italiani”, ha detto il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, commentandol’atteggiamento del Movimento 5 Stelle nei confronti della festa della Liberazione. “Legittimo – ha aggiunto – ma mi sembrano a volte prigionieri di questa voglia di distinguersi a tutti i costi anche quando non ce ne sarebbe bisogno. Il 25 aprile dovrebbe essere la giornata dell’unità e dell’incontro con il popolo. Quello che è giusto è farlo con le persone, e non a caso oggi è una giornata di cortei, di maratone, di biciclettate e di feste nei parchi. E’ una festa – ha concluso il governatore – perchè quando dal fascismo si passa alla libertà non può che essere tale”.

Giorgio Napolitano, subito dopo essere stato all’altare della Patria, andrà in via Tasso a Roma per l’inaugurazione del nuovo allestimento del Museo storico della Liberazione. A Marzabotto, teatro della strage che si consumò nel settembre del 1944 con l’ uccisione da parte delle milizie nazifasciste di 800 persone per rappresaglia contro i partigiani della Brigata Stella Rossa, la cerimonia vedrà la partecipazione di Grasso, della leader della Cgil Susanna Camusso e di Cecilia Strada, ma anche della madre di Federico Aldrovandi, Patrizia Moretti, e del sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini.

A Roma previsti una serie di cortei, maratone e strade chiuse per le biclette dalla mattina a mezzanotte. I partigiani dell’Anpi sfilano da Colosseo al Campo Boario. Pedalate nei luoghi storici della Resistenza e cortei di studenti.

Milano il tradizionale corteo da porta Venezia a piazza Duomo (VIDEO) e la successiva manifestazione saranno chiusi dall’intervento di Boldrini, che terrà un’orazione commemorativa anche a Genova: ci sarà il sindaco Giuliano Pisapia, che si augura una “manifestazione pacifica” proprio nel rispetto dello spirito della Festa, ma anche i presidenti della Provincia e della Regione. Il 25 aprile “non è solo memoria, ma attualità”, sottolinea oggi l’Arci, che assieme all’Associazione nazionale partigiani ha organizzato iniziative in tutta Italia. A Bologna previsti molti eventi, dalle camminate in varie zone della città, alla depozione delle corone.

In Sicilia, presidio di ‘liberazione dal Muos’, a Niscemi, in contrada Ulmo, dove è prevista la realizzazione del sistema satellitare Usa di difesa. Per tutta la giornata comitati, famiglie e mamme No Muos hanno deciso di occupare l’area con dibattiti, passeggiate lungo i sentieri vicini e mostre. Di ieri la notizia che il ministero della Difesa ha impugnato davanti al Tar Palermo la revoca da parte della Regione delle autorizzazioni relative al Muos.

In Toscana sarà Matteo Renzi a prendere la parola, questa mattina nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, per commemorare il 68° anniversario della Liberazione. Il sindaco, come era già successo nel 2010, ha scelto di intervenire in prima persona, senza affidare l’orazione ufficiale del 25 aprile a un ospite illustre come era avvenuto, negli anni passati, col giudice della Corte costituzionale Paolo Grossi (2012), il cardinale Silvano Piovanelli (2011), l’allora presidente della Regione Claudio Martini (2009) o la presidente di Libertà e Giustizia Sandra Bonsanti (2008). A Parma la giornata di eventi inizia con il corteo ufficiale e la deposizione delle corone ai monumenti al Partigiano e ai Caduti, il discorso delle autorità in piazza Garibaldi, per concludersi con il concerto: sul palco Meg (ex 99 Posse), Maria Antonietta e la band spagnola Pegatina (tutti gli appuntamenti).

A Torino duemila persone hanno sfilato da piazza Arbarello, per via Cernaia fino a piazza Castello per la fiaccolata del 25 aprile (FOTO). Il sindaco Piero Fassino in testa, insieme all’assessore comunale alla Cultura, Maurizio Braccialarghe, e il consigliere regionale del Pdl Giampiero Leo. Tra la folla, le bandiere di Cgil, Cisl, Uil, No Tav e ancora, Anpi, Pd e Fiom. In corteo anche tante famiglie con bambini. Durante il suo discorso il sindaco è stato contestato e  interrotto dai fischi di un gruppo di antagonisti che hanno anche esposto cartelli di protesta (VIDEO).

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APPROFONDIMENTI

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(25 aprile 2013)

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fonte repubblica.it

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