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Nozze gay, Parigi invasa dai cortei pro e contro a due giorni dal varo della legge francese

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Nozze gay, Parigi invasa dai cortei pro e contro
a due giorni dal varo della legge francese

Il Parlamento si appresta a dire sì ai matrimoni ed alle adozioni per le coppie omosessuali e nella capitale si confrontano le manifestazioni dei contrari e dei favorevoli con decine di migliaia di persone nelle strade

Nozze gay, Parigi invasa dai cortei pro e contro a due giorni dal varo della legge francese Il corteo delle associazioni che si battono contro il riconoscimento dei matrimoni e delle adozioni per le coppie omosessuali (ap)

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ROMAA due giorni dal voto finale sul progetto di legge francese sui matrimoni gay, migliaia di oppositori, ma anche altrettanti sostenitori, sono scesi in piazza oggi a Parigi in due cortei differenti. Il primo corteo è partito dalla piazza di Denfert-Rochereau in direzione Invalides nella zona sud della capitale francese al grido di “Hollande, non vogliamo la tua legge”. A due chilometri di distanza, in piazza della Bastiglia, sfilano i sostenitori della legge, in un raduno indetto “per la legalità e contro l’omofobia”.

Complessivamente sono stati mobilitati duemila agenti, fra poliziotti e gendarmi. Secondo gli organizzatori della “Manifestazione per tutti” – il collettivo che si oppone al progetto di legge – alla marcia stanno partecipando 270mila persone; secondo la polizia invece, i dimostranti sono circa 45mila. Rispetto al corteo del 24 marzo scorso, che aveva riunito tra le 300mila e un milione e mezzo di persone, alla protesta di oggi non era prevista la partecipazione di manifestanti dai dipartimenti fuori Parigi. I simboli portati in piazza dalle persone sono sempre gli stessi: bandiere tricolore, magliette rosa e blu e cartelli con immagini di una coppia formata da un uomo e una donna con bambini. Ad aprire la sfilata è un lungo striscione sul quale è scritto “Ogni nato ha bisogno di una mamma e di un papà”.

Sul tragitto della ‘Manifestazione per tutti’, tre persone sono state fermate dalle forze dell’ordine per possesso di bombe lacrimogene, manganelli e tirapugni. Diverse centinaia di persone stanno invece sfilando alla marcia “Matrimonio per tutti”. In corteo sfilano bandiere arcobaleno e prevalgono gli slogan a favore del progetto di legge. “Coloro che sono a favore dell’uguaglianza devono farsi sentire”, ha detto dal palco della Bastiglia il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoe, socialista e apertamente gay.

La legge che legittima i matrimoni omosessuali e le adozioni da parte delle coppie gay è stata già approvata dalla Camera e, nelle sue parti fondamentali, anche dal Senato. La Camera dovrà riesaminarla per alcuni articoli secondari e dunque il varo non dovrebbe subire ulteriori rinvii. (21 aprile 2013)

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fonte repubblica.it

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Grillo: “E’ stato un golpettino furbo, rubando un anno di tempo al Paese”. I 5 Stelle in piazza, riparte la protesta

Beppe Grillo prima della conferenza stampa a Roma

Grillo: “E’ stato un golpettino furbo,
rubando un anno di tempo al Paese”
I 5 Stelle in piazza, riparte la protesta

Il leader del Movimento attacca: “Napolitano era avvilito e stanco resta per salvare Berlusconi e Mps” Il blitz in piazza dei Santi Apostoli, sale sul tetto dell’auto ma poi va via

+ Ora un premier di “ricostruzione” di Fabio Martini

ROMA

Il Movimento 5 Stelle torna in piazza a Roma per esprimere il proprio dissenso per la rielezione di Giorgio Napolitano. Beppe Grillo arriva a metà pomeriggio in piazza Santi Apostoli, sale sul tetto della propria auto, saluta la folla al grido «arrendetevi», poi fa marcia indietro e lascia la manifestazione.

Il blitz-lampo del capo lascia delusi i militanti 5 Stelle. «Siamo qui in piazza, non lasciateci soli. Anche Beppe ha cercato di venire ma è stato respinta da un muro di persone. A questo punto non è sicuro che possa ritornare», spiega il capogruppo Crimi. Mentre su Facebook Grillo se la prende con i giornalisti: «Nonostante una conferenza stampa di due ore sono stato assalito da giornalisti che mi hanno impedito il passaggio e non ho potuto incontrare i cittadini».

«Un golpe? No, ma un golpettino furbo sì», aveva tuonato il leader in mattinata durante la conferenza stampa. «C’è stato uno scambio per salvare Berlusconi e Mps, la nostra democrazia è ormai ridotta al lumicino. Stanno rubando un anno di tempo, sta succedendo questo». Il leader dei 5 Stelle aveva ricordato l’incontro con Napolitano: «Ho visto un signore stanco, molto stanco». Ma, secondo Grillo, «si sono riunite quattro persone di notte, non so se D’Alema e Bersani con Monti e Berlusconi, e hanno deciso di notte che il settennato doveva andare avanti». A proposito di Bersani il leader dei 5 Stelle era stato netto: «Se ci avessero detto “facciamolo insieme” ci avremmo pensato». L’affondo contro i partiti è durissimo: «Ieri l’applauso a Napolitano era verso di loro, era un applauso di scherno per dire: “Non ce l’avete fatta”. E poi sono usciti tutti, con le loro auto blu».

«Il nostro Movimento è nato il giorno di San Francesco. Noi siamo stati i primi francescani. Ci tengo a dirlo: è il papa che è grillino», ha affermato Grillo. «Se faranno un governo non funzionerà. Se il programma sarà l’agenda Monti, non funzionerà. Voglio vedere i dieci saggi diventati ministri quando andranno in Parlamento e diranno i rimborsi elettorali ce li teniamo. Faranno la ola!». Secondo il leader 5 Stelle «Rodotà sarebbe stato un Presidente che garantisce tutti gli italiani, di destra e di sinistra: invece serve un Presidente che garantisce il culo giudiziario a Berlusconi e a salvare il Mps». «Ieri sera potevo venire in piazza, non ho paura, ma avevo paura che la mia presenza potesse» favorire «la violenza. Io non voglio entrare in questi giri. Sto calmando gli animi. C’è gente che mi dice andiamo a Roma, o fucile o niente. Dovreste ringraziarci perché teniamo calma la gente. In Francia, in Grecia ci sono i nazisti, qui ci sono i grillini che hanno due palle così».

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fonte lastampa.it

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BEPPE GRILLO: #TuttiaRoma – Appello agli italiani

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#TuttiaRoma – Appello agli italiani

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Ci sono momenti decisivi nella storia di una Nazione. Oggi, 20 aprile 2013, è uno di quelli. E’ in atto “un colpo di Stato” (*). Pur di impedire un cambiamento sono disposti a tutto. Sono disperati. Quattro persone: Napolitano, Bersani, Berlusconi e Monti si sono incontrate in un salotto e hanno deciso di mantenere Napolitano al Quirinale (**), di nominare Amato presidente del Consiglio, di applicare come programma di Governo il documento dei dieci saggi di area pdl/pd che tra i suoi punti ha la mordacchia alla magistratura e il mantenimento del finanziamento pubblico ai partiti. Nel dopoguerra, anche nei momenti più oscuri della Repubblica, non c’è mai stata una contrapposizione così netta, così spudorata tra Palazzo e cittadini. Rodotà è la speranza di una nuova Italia, ma è sopra le parti, incorruttibile. Quindi pericoloso. Quindi non votabile. Il MoVimento 5 Stelle ha aperto gli occhi ormai anche ai ciechi sull’inciucio ventennale dei partiti. Il M5S da solo non può però cambiare il Paese. E’ necessaria una mobilitazione popolare. Io sto andando a Roma in camper. Ho terminato la campagna elettorale in Friuli Venezia Giulia e sto arrivando. Sarò davanti a Montecitorio stasera. Rimarrò per tutto il tempo necessario. Dobbiamo essere milioni. Non lasciatemi solo o con quattro gatti. Di più non posso fare. Qui o si fa la democrazia o si muore come Paese.
Una raccomandazione: nessun tipo di violenza, ma solo protesta civile. Isolate gli eventuali violenti.

(*) che avviene furbescamente con l’utilizzo di meccanismi istituzionali.
(**) “Il rinnovo di un mandato lungo, quale è quello settennale, mal si confà alle caratteristiche proprie della forma repubblicana del nostro Stato.” Carlo Azeglio Ciampi

Diffondi su Twitter: #TuttiaRoma

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fonte beppegrillo.it

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Bari, Berlusconi: “Governo forte oppure elezioni subito. Io candidato premier”

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Bari, Berlusconi: “Governo forte oppure elezioni subito. Io candidato premier”

“Senza un governo forte elezioni a giugno”. Il Cavaliere apre così il suo comizio. “Prodi al Colle? Tutti all’estero”. M5s? “Dilettanti allo sbaraglio”. Ancora: “Bersani non insegua Grillo, apra al Pdl”. 150mila in piazza della Libertà

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Pubblicato in data 13/apr/2013

“Senza un governo forte elezioni a giugno”. Il Cavaliere apre così il suo comizio. “Prodi al Colle? Tutti all’estero”. M5s? “Dilettanti allo sbaraglio”. Ancora: “Bersani non insegua Grillo, apra al PdL. Nei sondaggi siamo in testa”.
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di | 13 aprile 2013

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L’inno nazionale. La musica. Gli applausi. Poi il discorso. Da pura campagna elettorale. Che potrebbe essere cominciata già oggi, con il Cavaliere candidato premier. “Siete il fiume della libertà: abbiamo vinto nel ’94, dobbiamo vincere anche oggi”. Silvio Berlusconi ha iniziato così, davanti a una piazza della Libertà stracolma di gente, il suo comizio a Bari. Una piazza pienissima: i sostenitori del Pdl si sono riversati da varie pari della regione (800 i pullman, secondo gli organizzatori, arrivati nel capoluogo pugliese). Secondo una nota del Pdl sarebbero 150mila le persone che affollano Corso Vittorio Emanuele II per il discorso del leader del Pdl. Che non ha potuto non ringraziare la piazza, ricordando che la Puglia è stata la regione italiana in cui il Pdl ha conquistato il miglior risultato alle ultime elezioni. Poi il messaggio politico, forte: “O un governo stabile oppure elezioni subito, a giugno” ha detto Berlusconi, che ha scherzato sull’assenza di Nichi Vendola ed elogiato l’ex ministro Raffaele Fitto, condannato a 4 anni per corruzione. Un dato non di secondo piano, visto che subito dopo l’ex premier ha sferrato un attacco frontale alla magistratura e contro lo strumento investigativo delle intercettazioni telefoniche. Un discorso, quello di Berlusconi contro la giustizia, che arriva dalla città da cui è partito lo scandalo delle cene eleganti con Patrizia D’Addario (presente tra la folla) con protagoniste le ‘ragazze’ di Gianpi Tarantini.

Gli attacchi alla magistratura e a Vendola
“Tutti possono finire nel tritacarne giudiziario. Hanno cambiato la storia democratica del Paese e loro, i magistrati, non pagano neanche per i loro errori…” ha continuato Berlusconi, che poi ha criticato la decisione di condannare Fitto poco prima del voto del 24 e 25 febbraio. Poi, rivolgendosi all’ex ministro, il Cavaliere ha detto: “Io e te dobbiamo stare tranquilli Raffaele, tanto la gente ci ha premiato lo stesso e oggi ne abbiamo avuto la conferma: ci hanno votato e hanno bocciato gente come Antonio Ingroia“. Boato dalla piazza. Che poi ha accolto con grandi applausi le accuse di Berlusconi agli avversari, primo fra tutti Nichi Vendola. Il campo è sempre quello: la giustizia e i guai giudiziari. “Noi dobbiamo fare come Vendola” ha detto ancora Berlusconi, che ha ricordato la vicenda delle foto che immortalavano il governatore a pranzo con il giudice che lo ha assolto. “Quelle dichiarazioni che Vendola fa – ha detto ancora il Cavaliere – fanno sentire tanto stupidi perché non si capisce niente” ha aggiunto e la piazza si è lasciata andare a fischi pesanti e offese contro il presidente di Regione. “E’ una reazione rozza ma devo confessare, efficace…” ha commentato divertito l’ex premier, che poi, tornando sulle foto del leader di Sel col giudice, ha detto: “Se fosse capitato a me o a Fitto, immaginate cosa avrebbero detto Santoro, Travaglio, Floris e l’Annunziata”.

Il passaggio politico, le critiche a Bersani che rincorre Grillo
Berlusconi poi è passato al passaggio politico del suo intervento, ironizzando sia sulle Quirinarie dei 5 Stelle, sia sui nomi che la Rete ha proposto per la presidenza della Repubblica. “Volete Romano Prodi presidente? Saremmo costretti ad andare all’estero. Proprio lui che ci ha fatto pagare una tassa vergognosa per entrare nell’euro” ha urlato il leader del Pdl alla piazza prima di rivolgersi direttamente a Bersani. Anche in questo caso l’addebito è sempre lo stesso, con il Pd che secondo Berlusconi, pur avendo vinto con uno scarto minimo le elezioni, ha ‘scelto’ entrambi i presidenti delle Camere e ora vuole puntare su un suo nome ‘suo’ per la successione di Giorgio Napolitano. “Bersani vuole i nostri voti ma non vuole un governo con noi, allora io gli dico – ha aggiunto B. -: Bersani noi siamo moderati ma non abbiamo l’anello al naso, non stiamo a pettinare le bambole” ha sottolineato il Cavaliere, che poi ha spiegato: “Sono passati 47 giorni dal voto del 24-25 febbraio e non abbiamo ancora un governo, vi sembra normale? Vi sembra possibile – ha insistito il Cavaliere – che in una crisi così possiamo concederci questa assurda paralisi?”. In tal senso, Berlusconi ha ricordato quanto successo dal 25 febbraio a oggi: “Noi dal giorno del voto abbiamo detto che siamo disponibili a un governo con il Pd e di individuare di comune accordo un candidato per la presidenza della Repubblica. E, invece – ha continuato – questi signori ci hanno detto di no per un governo insieme e con lo 0,3% in più, che hanno ottenuto con la loro nota professionalità nelle operazioni di scrutinio e la prossima volta dovremmo farlo anche noi- non si sono aperti a nessun accordo con noi e anzi tentano di prendersi tutte le 5 cariche istituzionali dello Stato”. Berlusconi, poi, ha presentato gli ultimi sondaggi: “Ho qui i dati. Siamo al 34%, abbiamo 4 punti in più degli avversari” ha detto Berlusconi, che si è rivolto nuovamente a Bersani: “Smettila di inseguire Grillo, tratta con noi oppure andiamo subito al voto”.

Le critiche al M5S e l’annuncio: “Se si vota io candidato presidente del Consiglio”
Il Cavaliere ne ha avute anche per il Movimento 5 Stelle, i cui elettori “volevano il cambiamento ma si sono ritrovati una banda di dilettanti allo sbaraglio. Fanno venire i brividi a guardarli, a sentirli, a incontrarli in Parlamento e credo facciano la stessa impressione a chi li ha votati per pura protesta senza conoscerli. Sono guidati dalla Premiata Ditta Grillo-Casaleggio che smentisce qualsiasi loro affermazione” ha urlato l’ex premier, che poi ha ricordato di aver fermato tutti i leader della sinistra dal 1994 ad oggi.Non poteva mancare l’annuncio a effetto. Che Berlusconi ha piazzato al centro del suo discorso: “Noi siamo già pronti per votare, questa di oggi potrebbe essere la prima tappa della nuova campagna elettorale in cui io sarò il candidato alla presidenza del Consiglio” ha detto, sottolineando che si tratta di “una responsabilità grande e dolorosa da cui non mi posso sottrarre. Bersani la smetta di rincorrere Grillo e si apra a collaborare con noi”. ”La sinistra è stata a un passo dal potere ma ha trovato Silvio Berlusconi e tutti noi sulla sua strada e sono impazziti” ha continuato Berlusconi, che poi ha attaccato il centrosinistra anche sulla questione morale: “Non vi è consentito di dare lezioni su chi è presentabile e chi non lo è, né di negare a qualcuno patenti di libertà e democrazia, abbiate rispetto di chi ha capito le cose 50 anni prima di voi –  – ha proseguito il Cavaliere – Voi avete sbagliato tutte le scelte e non avete alcun titolo per ergervi a maestri di politica e, tanto meno, di morale”.

La piazza in attesa del discorso di Berlusconi
Prima del discorso di Berlusconi, ad intrattenere i partecipanti musica, balli e canti. In piazza tante bandiere con il simbolo del Pdl e le bandiere con i colori dell’Italia. La novità sono i cartelli a forma di mano con la scritta ‘Giù le mani da Silvio’. Per Berlusconi è il secondo ‘bagno di folla’, a un mese e mezzo dalle elezioni, dopo quello in Piazza del Popolo a Roma il 23 marzo scorso, nella quale il popolo del centrodestra ha manifestato “contro l’oppressione fiscale, burocratica e giudiziaria”. Tantissimi gli slogan. “Berlusconi costruisce, la sinistra demolisce”. Oppure: “Zio Silvio se li mangia tutti” si legge su un altro striscione esposto vicino al palco. “Berlusconi Highlander” recita invece il grande striscione al centro della piazza, che dà dell’immortale a Berlusconi (rifacendosi al film del 1986 con Christopher Lambert). Più piccoli e nelle mani dei tanti bambini che sono in piazza e per strada gli striscioni con le scritte “giustizia giusta” e “Anch’io con Silvio”. Tra gli slogan più gettonati “chi non salta comunista è” o “chi non salta Bersani è”. Ma il messaggio più forte si trova proprio sul fondale del palco in piazza della Libertà, proprio dietro alle spalle del podio da cui parlerà Silvio Berlusconi: “Governo forte o subito elezioni” è scritto a lettere cubitali. “Felicemente impresentabili”, invece, è scritto su un altro degli striscioni che punteggia la piazza.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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Bersani: «No al governissimo». Poi attacca Renzi: «Indecente chi dice fate presto»

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Bersani: «No al governissimo». Poi attacca Renzi: «Indecente chi dice fate presto»

A Roma manifestazione del Pd contro la povertà

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Pubblicato in data 13/apr/2013

“La gente fuori lo vuole un governo, le persone sono disperate” afferma Pier Luigi Bersani dal palco del Mitreo, il museo di arte contemporaneo del quartiere Corviale, periferia di Roma. “Noi non vogliamo un governessimo perché non è la soluzione”.

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ROMA – Manifestazione del Pd contro la povertà e per un governo di cambiamento stamani al centro policulturale Il Mitreo, in via Marino Mazzacurati, nel quartiere romano di Corviale.

«Noi dobbiamo spiegare perché non vogliamo il governissimo: perché non è la risposta ai problemi», ha detto il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, ribadendo così il suo no alle larghe intese e rilanciando la sua proposta di governo. A un manifestante che gli chiede di non cedere a Berlusconi, il leader Pd assicura: «Certo che non cedo».

Il Quirinale. «Noi siamo fedeli alla Costituzione, che dice che il presidente della Repubblica rappresenta l’unità nazionale. Faremo una ricerca onesta fino a prova contraria della soluzione più largamente condivisa in Parlamento», ha quindi osservato Bersani, ribadendo l’intenzione di trovare un accordo su un candidato condiviso per il Colle. L’elezione del presidente della Repubblica, ha continuato, «non c’entra niente con il governo che fa un altro mestiere. Il presidente della Repubblica rappresenta l’unità nazionale, il governo deve trovare una soluzione alla crisi e dare segnali di cambiamento per superare la sfiducia dei cittadini».

«L’ho detto anche in cinese: ci siamo se serviamo alla causa. Se sono di intralcio mi faccio da parte. Io testardo, ma dove siamo arrivati? C’è una politica disinteressata e costituzionale», ha poi ribadito respingendo la rappresentazione di chi lo descrive ostinato ad andare avanti nonostante le difficoltà.

L’attacco a Renzi. «Siamo ad un incrocio e questo è un ulteriore elemento di difficoltà in una fase difficile ma è indecente che in questa fase si dica “la politica faccia presto”. Se poi troverà Grillo al 70% non venga da me a dire “mi raccomando”. Di qualunquismo in giro ce ne è già troppo». Così poi Bersani ha attaccato Matteo Renzi senza nominarlo, riferendosi al tentativo del Pd di trovare una qualche forma di intesa con i 5 stelle. «Qualcuno di noi, di noi non di loro, mi ha detto – ha proseguito Bersani riferendsoi a Renzi -: “ci vuole dignità”. Io una frase così non l’avrei accettata neanche da mio padre. Per il bene del partito sto zitto. Perché l’arroganza umilia chi ce l’ha», si è poi sfogato il segretario.

«Vengono a dire a noi che la situazione è drammatica e bisogna fare qualcosa dopo che per anni hanno detto che i ristoranti erano pieni. Basta con la demagogia dopo demenziali panzane e alla politica attorcigliata sugli interessi di qualcuno», attacca ancora Bersani, con un chiaro riferimento alle dichiarazioni di Silvio Berlusconi.

Il lavoro è il tema cruciale, ha detto ancora Bersani, parlando di misure urgenti per affrontare la crisi. «È chiaro che il grande tema è la questione del lavoro, con una nuova politica a livello europeo, spazio per investimenti che diano lavoro, attenzione alla piccola impresa, attenzione alla corruzione perché stiamo parlando di economia, e meccanismi per mettere in moto una nuova politica industriale», ha spiegato. «Serve una scossa dal lato sociale e una scossa dal lato della moralità pubblica – ha avvertito -. Con meno di questo è molto difficile che l’Italia possa riprendere il suo cammino».

«Ci dicono che per fare il minimo ci sarà da coprire gli ammortizzatori sociali, le missioni all’estero, minimo minimo bisogna tirare fuori 7-8 miliardi, e sono ottimisti», afferma ancora Bersani. «E si apre il dibattito perché un giornale parla di buchi e il ministro dice non si ci sono buchi. Il dibattito è surreale, uno parla della realtà, un altro di contabilità. Li lascio alla fame tutti quanti? Me lo dici», si chiede il segretario del Pd. «Non si parla più un linguaggio che la gente capisca. Il ministro del Tesoro deve dire che non ci sono buchi nel senso che non lascio senza un pezzo di pane centinaia di migliaia di persone. Non possiamo più tollerare che ci raccontino che gli asini volano», continua.

«Ai Cinque Stelle dico: predicavate il cambiamento e ora? Siete ancora lì a dire che c’è l’inciucio Berlusconi-Bersani? Avanti sulla distruzione del Paese», ha detto poi Bersani, ricordando che il Movimento 5 stelle «ha detto no alla proposta di un governo di cambiamento su otto punti».

«Adesso dico una cosa a voi romani. Ci vuole un signor sindaco come Ignazio Marino può essere. Ci vuole un sindaco che sia dentro un popolo che partecipi», ha detto ancora Bersani. «Non si governa in altro modo – ha aggiunto – la rete va bene ma bisogna scendere per strada e guardare in faccia le persone».

«Questo luogo è stato aperto grazie ad una mia legge. Ne ho fatte parecchie, ma tutte con una caratteristica: cambiare qualcosa sul serio. Cambiare si può, non è vero che siamo tutti uguali, non è vero», sottolinea ancora Bersani, rivendicando così, durante la manifestazione a Corviale, il merito per aver promosso una legge nel ’97 per aprire luoghi di aggregazione in zone periferiche.

La manifestazione del Pd. Una iniziativa «per stare tra la gente e i suoi problemi e non nei massimi sistemi della politica». Così Gad Lerner ha spiegato il senso dell’iniziativa che Bersani ha promosso al Corviale, quartiere periferico di Roma dominato dal controverso complesso edilizio chiamato dai romani “il serpentone”. La manifestazione si svolge in un centro culturale aperto grazie a una legge del ’99 voluta dal segretario del Pd, allora ministro, per incentivare l’apertura di luoghi di aggregazione in zone periferiche e difficili.

Ed è la lotta alla povertà il filo conduttore dell’iniziativa alla quale partecipano anche il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il neocandidato sindaco del Pd, Ignazio Marino, mentre è assente il segretario regionale Enrico Gasbarra, freddo a quanto si apprende per la linea a livello nazionale e le ripercussioni rischiano di essere negative sul voto a maggio per il Campidoglio.

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fonte ilmessaggero.it

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Taranto, in piazza contro la ‘salva Ilva’, i medici guidano la manifestazione

I volti e le frasi del corteo

Taranto, in piazza contro la ‘salva Ilva’
i medici guidano la manifestazione

“La legge frena la magistratura”. Corteo di associazioni e cittadini nella città jonica: sono oltre quattromila persone. Numerosi anziani e persone disabili. Martedì il pronunciamento della Consulta. Nuovo esposto degli ambientalisti

Taranto, in piazza contro la 'salva Ilva' i medici guidano la manifestazione

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APPROFONDIMENTI

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di MARIO DILIBERTO

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Un grande serpentone, con i medici in prima fila, ma anche le mamme. Il centro di Taranto si è riempito (oltre quattromila persone) per il corteo organizzato dalle associazioni ambientaliste. Con in testa i medici in camice bianco, (ma anche numerosi anziani e disabili) a testimoniare il dramma dei tanti tarantini che hanno perso la vita a causa dell’inquinamento; loro che ogni giorno “lottano contro il cancro e le gravi patologie generate dall’inquinamento”. Associazioni, cittadini comuni, numerosi medici appunto e qualche rappresentante istituzionale (c’è il deputato del movimento Cinque Stelle, Alessandro Furnari) si sono prima concentrati dinanzi all’Arsenale da dove il corteo si è srotolato su via Di Palma.

“Purtroppo, di fronte alle sacrosante ordinanze della magistratura il governo, con molti partiti, ha messo il bastone tra le ruote ai magistrati e dato una mano alla famiglia Riva, forse anche perchè hanno preso dei soldi negli anni scorsi”. Lo ha detto il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero. “Noi – ha aggiunto – come Prc abbiamo una posizione molto chiara. Per tenere insieme il lavoro e l’ambiente, che sono le due questioni da salvaguardare, bisogna obbligare i Riva a tirare fuori i soldi che hanno guadagnato in questi anni e a fare tutte le bonifiche e tutti gli interventi necessari”. Non basta – ha concluso Ferrero – perchè bisogna rendere pubblica l’azienda e salvaguardare il lavoro. Non è possibile continuare a inquinare così e non è possibile dall’altra parte buttare a mare 20 mila persone”.

Il primo striscione dice tutto: “Taranto, miniera di diamanti ricoperta da monnezza”. E anche le mamme si fanno sentire: “Corte costituzionale, ricordati di me”, dice uno striscione issato da una donna con una freccia che indica il figlio nel passeggino. Secondo Fabio Matacchiera, presidente della fondazione antidiossina, “Taranto scende in piazza per rcelamare il diritto alla salute e perchè proprio la salute vale molto di più dell’acciaio”.

C’è anche un’immagine di papa Francesco. “Taranto era bella, ora santa perche’ martire e povera. Vieni Francesco”: questa la frase scritta su un cartello portato a mano da una manifestante. Nel corteo compare anche uno striscione di ‘Amici di Mauro Zaratta’, il padre di Lorenzo, un bimbo che ora ha 3 anni e vive in Toscana e che sin dalla nascita ha contratto una grave forma tumorale tanto da aver perso già quasi completamente la vista. Nel corteo c’è chi porta anche un enorme crocifisso a simboleggiare il ‘martirio’ che la città di Taranto subisce da anni a causa dell’inquinamento proveniente dal siderurgico.
Tra i manifestanti ci sono anche gruppi del comitato ‘No al carbone’ di Brindisi e del comitato che si oppone al raddoppio dell’inceneritore di Massafra, paese ad una dozzina di chilometri da Taranto.

“La situazione è drammatica. Non c’è giorno in cui non faccio una diagnosi di tumore”. Lo ha detto Gennaro Viesti, primario pneumologo della casa di cura Villa Verde di Taranto, uno dei medici che partecipa alla manifestazione.
“Voglio lanciare – aggiunge il medico – un grido di allarme per tutte le malattie respiratorie che a Taranto sono le uniche in aumento. Sono un costo non solo per le famiglie ma anche per la società”.
La situazione drammatica è confermata anche da una radiologa del presidio onco-ematologico dell’ospedale San Giuseppe Moscati di Taranto. “Non riusciamo a fare argine – dice la dottoressa – c’è un oceano di persone che ha bisogno di cure, con patologie sempre più gravi e di età sempre più giovane”.

Martedì, invece, appuntamento a Roma, quando al vaglio della Consulta passerà la cosiddetta legge “salva Ilva”. La domenica nella città jonica è dei movimenti che scendono in piazza contro la legge 231 del 24 dicembre scorso che autorizza l’Ilva a produrre e a commercializzare quanto prodotto prima del 3 dicembre, data della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto da cui è poi nata la legge di conversione.

In corteo ci sono anche le mamme “No al carbone”, pronte a sostenere anche il sit-in che si terrà nella capitale il 9 aprile davanti al palazzo della Corte Costituzionale quando sarà valutata la legittimità della legge 231 a seguito delle eccezioni di costituzionalità sollevate nei mesi scorsi dal gip, Patrizia Todisco, e dal Tribunale dell’appello. La manifestazione a Taranto e il sit-in a Roma sono stati indetti proprio a ridosso del pronunciamento della Consulta e a pochi giorni dal referendum consultivo, pro o contro la chiusura parziale o totale dell’ Ilva, che si terrà nel capoluogo jonico il 14 aprile, non senza polemiche.

L’ obiettivo finale è la cancellazione di una legge che, a detta di molte associazioni ambientaliste, “mette un freno alla magistratura che indaga sui reati contro l’ambientee la salute”. Come denunciano le mamme “No al carbone”, “questa legge riguarda tutti gli stabilimenti inquinanti d’interesse strategico nazionale e purtroppo toglie alle procure la possibilità di compiere sequestri degli impianti”.

Intanto nel giorno della manifestazione contro l’inquinamento prodotto dall’Ilva, il comitato ambientalista Legamjonici annuncia di aver depositato presso la Procura di Taranto un esposto-denuncia per il presunto mancato rispetto della normativa Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale) e la “omessa applicazione dell’articolo 29-decies del D.lgs. 128/2010, che costituisce il recepimento della direttiva comunitaria sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento”.

Nell’esposto si fa riferimento all’Ilva, al Ministero dell’Ambiente e della Salute, al Ministro dell’Ambiente attualmente in carica Corrado Clini, al Sindaco e al Prefetto di Taranto. I sottoscrittori, è detto in una nota, “chiedono che l’autorità giudiziaria proceda nei confronti dei soggetti sopra menzionati, nonchè di tutti gli altri che eventualmente dovessero risultare responsabili con particolare riferimento a fatti, azioni e omissioni in danno della salute pubblica”. (07 aprile 2013)

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fonte bari.repubblica.it

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L’Aquila: 4 anni fa il sisma, in 12mila alla fiaccolata. Grasso, “10 anni per ricostruirla” / VIDEO: Una crepa nel cuore di Stefania Monti – Ricordo del Sisma dell’Aquila 9 Aprile 2009

Giuseppe CristofaniGiuseppe Cristofani

Pubblicato in data 05/apr/2013

In ricordo del sisma del 6 Aprile 2009 e in memoria di Stefania Monti

Con
Marianna Iorio, Giuseppe Cristofani, Antonino, Maria, Anna Maria Di Candia, Efisio
Produzione Teatroweb

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L’Aquila: 4 anni fa il sisma, in 12mila alla fiaccolata. Grasso, “10 anni per ricostruirla”

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13:02 06 APR 2013

(AGI) – L’Aquila, 6 apr. – “Bisogna avere fiducia e speranza perche’, anche se sono passati quattro anni, oggi possiamo ripartire da questo momento per un piano di ricostruzione che sia di ricostruzione della citta’ e di tutti i comuni e di ricostruzione della legalita’ di questo Paese, per rifare tutto nella legalita’. Adesso ci sono le condizioni per poter ripartire”. Lo ha detto il presidente del Senato, Pietro Grasso, a margine della cerimonia di commemorazione delle vittime della Casa dello Studente, simbolo del terremoto aquilano.

Guarda il video della fiaccolata

A quattro anni dalla tragedia del sisma, dopo aver posto una corona sul sito in cui sono morti otto studenti universitari, Grasso ha osservato che “da un punto di vista di raccordo con gli enti locali e governo centrale si sono costituiti tutti gli strumenti per potere ripartire”. “Si tratta di trovare i finanziamenti e di scaglionarli con un piano organico di ricostruzione. Ho parlato – ha spiegato – con il sindaco e con il ministro per la Coesione Territoriale, Fabrizio Barca, e mi hanno rassicurato che ci sono delle ottime prospettive per poter raggiungere in breve tempo, non prima dei dieci anni, a ricostruire L’Aquila e tutti i Comuni del cratere”.

“La vostra comunita’ ha dovuto far fronte non solo alla distruzione causata dall’evento naturale, ma anche alle lentezze delle istituzioni”, ha invece sottolineato il presidente della Camera, Laura Boldrini, in un messaggio inviato al Prefetto dell’Aquila, Francesco Alecci. “Vi assicuro l’impegno costante, mio e della Camera, perche’ anche in questo periodo di crisi economica lo Stato trovi le risorse necessarie alla ricostruzione sociale ed economica de L’Aquila, nella consapevolezza che l’Italia non puo’ perdere il patrimonio umano, culturale ed artistico che la citta’ sa esprimere”.

IN 12MILA ALLA FIACCOLATA PER IL QUARTO ANNIVERSARIO
In dodicimila hanno partecipato all’Aquila alla fiaccolata in ricordo del tragico sisma del 6 aprile. Alle 3.3, 309 rintocchi di campane hanno ricordato le vittime del terremoto. Durante l’omelia della Santa Messa officiata mezz’ora dopo la mezzanotte, l’arcivescovo monsignor Giuseppe Molinari ha fatto riferimento alla situazione di stallo e confusione che si sta vivendo all’Aquila riguardo ai fondi e al finanziamento complessivo per la ricostruzione.

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fonte agi.it

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