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Franca Rame, ultimo saluto al Piccolo. I milanesi in coda per l’abbraccio a Fo

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Franca Rame, ultimo saluto al Piccolo.
I milanesi in coda per l’abbraccio a Fo

Il Nobel accoglie i tanti cittadini che si sono messi in coda nella storica sede del Piccolo per salutare l’attrice. “Quante donne – dice – Franca sarebbe felicissima. Tra un mese il suo testamento civile”

Franca Rame, ultimo saluto al Piccolo. I milanesi in coda per l'abbraccio a Fo

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Seduto su una sedia, vicino alla bara coperta da una sciarpa rossa, Dario Fo accoglie i cittadini in visita alla camera ardente al Piccolo Teatro Grassi, in via Rovello a Milano, per porgere l’ultimo saluto a Franca Rame, morta nella sua casa di corso di Porta Romana all’età di 84 anni. Il premio Nobel sorride, si intrattiene con tutti ed è accompagnato dal figlio Jacopo. E’ colpito dall’affluenza, in particolare da quella femminile: “Non ho mai visto tante donne tutte insieme, Franca ne sarebbe felicissima, ha detto più volte che al suo funerale ne avrebbe volute tante, vestite di rosso”. E, rivolgendosi a chi gli fa notare che ci vorrebbero tante donne come lei, ha aggiunto: “Me ne basterebbe un’altra”.  “Tra un mese circa – ha detto anche – sarà pubblicato il testamento civile che stava scrivendo Franca”.

La coda per rendere omaggio all’attrice va via via allungandosi. Tra loro ci sono Antonio Di Pietro, fondatore dell’Italia dei Valori, partito nel quale Rame fu eletta senatrice (“è una delle poche cose buone che ho fatto”), l’attore Cochi Ponzoni (“un altro pezzo di Milano che se ne va. Un grande dolore per una donna insostituibile”) e l’ex ballerina Carla Fracci (“ha rappresentato una forza straordinaria per la difesa di questo paese”). Milly Moratti, uscendo dalla camera ardente, ha dichiarato: “Dobbiamo trovare casa all’archivio di Franca e farne un vera fabbrica del teatro per le generazioni che verranno. Sono tante le cose che stava ancora facendo”.

L’attore Moni Ovadia ha ricordato la passione civile: “E’ stata una delle più grandi donne della storia repubblicana, un paradigma di passioni civili, perchè la passione che aveva per il teatro era la stessa che aveva per la politica, e Franca l’ha pagata di persona. Il nostro è un paese che starnazza di moderazione, ma pratica la ferocia”.

Quando la camera ardente è stata aperta, alle 9 del mattino, c’erano già 200 persone in coda. Le porte rimarranno aperte per 22 ore, anche durante la notte, in modo da lasciare a tutti la possibilità di portare il proprio saluto a una donna che è stata il simbolo di tante battaglie civili, in teatro e in città. Ancora Fo: “Abbiamo anche ricevuto una corona grandissima da parte del Presidente della Repubblica Napolitano”. Dopo la sosta in via Rovello, il feretro verrà portato allo Strehler, in largo Greppi, per la cerimonia laica: “La mia non sarà una commemorazione funebre, ma un commiato” ha spiegato Fo che riesce anche a concedersi una battuta scherzosa: “Restiamo ancora mezz’ora”, perchè se continua così “finisco all’obitorio. Non riesco più a stringere mani”.

Il luogo scelto per la camera ardente non è casuale: è qui che la coppia si è conosciuta e si è innamorata. Prima dell’ingresso, il teatro espone le locandine di alcuni spettacoli che l’attrice ha rappresentato su quel palcoscenico nel corso della su lunga carriera: Sesso? Grazie, tanto per gradire, Grasso è bello e Mistero Buffo, insieme a Fo. (30 maggio 2013)

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APPROFONDIMENTI

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fonte milano.repubblica.it

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RITRATTI – ‘Il grande cuore di Franca’, di Monica Lanfranco

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fonte immagine politica24.it

Il grande cuore di Franca

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di | 29 maggio 2013

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Per chi appartiene alla generazione degli anni ‘60, per chi ha fatto politica e attivismo a sinistra e nei movimenti delle donne Franca Rame è stata prima di tutto una voce, e un corpo. La sua parole scandite con voce arrochita nei teatri italiani, la sua presenza scenica potente, pure nella strabordante preminenza di quella del suo compagno Dario Fo sono vivissime nella mente di chi ebbe la fortuna di ascoltarle.

Quelle parole, in particolare: la sua testimonianza di stupro. Con un coraggio straordinario Franca Rame dette voce a tutte le donne violentate, in tempi in cui ancora poco si parlava di stupro. Calcò la mano sulla matrice dell’odio maschile verso di lei, verso il suo corpo di donna, che in quel caso veniva da uomini fascisti che la odiavano perché comunista, ma riuscì a mettere in luce, forse per la prima volta in modo chiaro e preciso, che la violenza sul suo corpo andava oltre il disprezzo politico: era la punizione scelta nei suoi confronti perché era una donna, prima di tutto, e una donna la si violenta per distruggerla, mortificarla, annullarla. Un messaggio per lei, e per le altre. Tutte.

Ascoltai quel monologo a Genova, in un teatro periferico perché erano tempi nei quali la proposta Fo/Rame non poteva calcare le scene dei teatri accreditati dai salotti buoni. Lo stupro di Franca, raccontato da lei pubblicamente nonostante le minacce di morte ricevute dai suoi aguzzini, diventato un pezzo di storia dolorosa del percorso della libertà delle donne italiane, oggi viene per fortuna rilanciato attraverso i social media e la rete, e va condiviso e proposto nelle scuole, così come anche il documentario Processo per stupro, che la Rai trasmise a ora tarda scatenando le ire di mezzo paese.

Il monologo di Franca Rame non fu sempre accolto, anche a sinistra, con benevolenza: accanto infatti all’ovvia acredine fascista, che si rovesciò su di lei giubilando perché una “cagna comunista era stata giustamente punita” ci fu chi stigmatizzò il suo “eccesso femminista”: Franca Rame andava bene finché stava in ombra a fianco del grande Dario, ma quando si mise in prima fila con quell’outing ruppe, anche a sinistra, un tabù.

In un’intervista che ebbi la fortuna di farle proprio dopo quella esibizione genovese mi disse, lei che era stata violentata da squadristi di destra: ”La violenza sulle donne non ha colore, è fatta sulla donna perché è una donna. E viene da ogni parte.”

Una affermazione, allora come ora, di enorme coraggio e lucidità.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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Franca Rame, il Tg2 chiede scusa per il servizio offensivo

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Franca Rame, il Tg2 chiede scusa per il servizio offensivo

Il Tg2 corre ai ripari. Su Franca Rame manda in onda un servizio in cui si ricorda lo stupro fascista. E chiede scusa per primo servizio offensivo

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redazione globalist.it
mercoledì 29 maggio 2013 20:57

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Il Tg2 si è sbrigato a correre ai ripari. Dopo il servizo offensivo denunciato da Globalist, ha cambiato strada, facendo un servizio più oculato, attento alla verità storica, che citava lo stupro fascista soprattutto. E senza riferimenti all’avvenenza di Franca suggestivamente messa in rapporto con la feroce violenza.

Il Tg2 della sera ha chiesto anche scusa per il servizio di Carola Carulli, spiegando ai telespettatori che a qualcuno era sembrato involontariamente offensivo. Diciamo che è buono che siano arrivate le scuse, ma è immaginabile che la responsabilità di un servizio così sbagliato, allusivo, omertoso e lontano dalla verità storica nons ia soltanto l’autrice. E che qualcuno abbia una responsabilità più grande perché direttiva.

Le inopportune dichiarazioni di Marcello Masi – Il direttore del Tg2, Marcello Masi, esprime da parte sua «rammarico per il fatto che qualcuno possa solo immaginare che ci sia qualsiasi giustificazione a ogni forma di violenza nei confronti delle donne e in particolare di Franca Rame, che ha segnato la mia crescita umana. Mi vergogno per quelli che pensano una cosa del genere».

Vergognandosi per quelli che hanno pensato una cosa del genere, Masi probabilmente voleva riferirsi a Globalist, ossia al sito che ha sollevato il caso e che non sta molto simpatico al direttore del Tg2, non fosse perché – unici – lo abbiamo sbeffeggiato mentre imperterrito mandava in onda a spese del servizio pubblico la sua cara Michela Vittoria Brambilla, che ha battuto il record di presenze con la scusa dei cani.

Peccato però che Masi, poco accorto almeno quanto la Carulli, abbia sostanzialmente detto che si vergogna di quelle migliaia e migliaia di persone che avendo visto e sentito quanto andato in onda hanno protestato, si sono indignati e hanno chiesto che fatti simili non accadano più. Masi, quindi, si vergogna della stragrande maggioranza di coloro che hanno avuto la sventura di vedere quel servizio del Tg2.

Salvo poi essere costretto (da viale Mazzini?) a chiedere pubblicamente scusa. E allora Masi ci spiegherà se si vergogna così tanto di noi e dei suoi telespettatori, perché ha dovuto scusarsi? O non farebbe prima a vergognarsi per quello che dolosamente o colposamente è uscito dal suo Tg? Peccato. Un vero peccato. Ammettere l’errore e chiedere scusa è un gesto coraggioso, anche perché tutti possiamo sbagliare. Invece il nostro ha voluto esternare, tanto che noi, adesso, ci vergognamo della sua vergogna. (Globalist).

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fonte globalist.it

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INCREDIBILE TG2 SULLA RAME – “Usava la bellezza fisica finché fu stuprata.” E tace sui violentatori fascisti

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Usava la bellezza fisica finché fu stuprata: incredibile Tg2 sulla Rame

Nel ritratto dell’attrice il Tg omette di dire che i violentatori erano fascisti. E racconta la vicenda in modo ambiguo, come se Franca si fosse cercata lo stupro.

Desk
mercoledì 29 maggio 2013 19:05


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Prima l’omissione della morte del generale genocida e fascista argentino Videla, notizia ignorata. altrimenti bisognava parlare dei crimini dei golpisti.

Oggi, nel ricordo di Franca Rame, l’incredibile (anzi, fin troppo credibile) omissione del fatto che la grande attrice fosse stata stuprata dai fascisti. Perché al Tg2 parlare di fascisti non si può. Probabilmente disturebbbe troppo i nuovi piccoli editori di riferimento, tra i tanti contorcimenti e riposizionamenti della testata, nel nobile esercizio di salvare le chiappe a rischio.

Anzi, nell’ambiguità del racconto è parso anche che l’attrice si fosse in qualche modo cercata lo stupro per l’uso della sua bellezza fisica. Alla faccia di tutte le campagne contro il femminicidio e la violenza sulle donne.

E sì, perché nel servizio mandato in onda nell’edizione delle 13 e firmato da Carola Carulli (vagamente tendenzioso, ma su questo torneremo poi…) c’è un cenno alla terribile esperienza dell’attrice, violentata dopo essere stata sequestrata. Ma non una parola su chi e perché: era una comunista impegnata politicamente e i fascisti – sobillati da alcuni settori dell’Arma dei carabinieri che li proteggevano – vollero darle in quel modo una lezione. Tanto che l’ineffabile giornalista ha detto: “Finché il 9 marzo del 1973 fu sequestrata e stuprata. Ci vollero 25 anni per scoprire i nomi degli aggressori, ma tutto era caduto in prescrizione”. Chi erano questi aggressori e perché? Silenzio del Tg2, hai visto mai che alla vigilia del ballottaggio per il sindaco di Roma si dia fastidio ad Alemanno?

Peccato, perché il Tg2 ha perso una grande occasione per raccontare davvero la biografia di una grande attrice politicamente impegnata e che ha sempre pagato di persona le sue scelte.

Ma invece nel pezzo tendeziosetto e giustificazionista si diceva testualmente: “Una donna bellissima Franca, amata e odiata. Chi la definiva un’attrice di talento che sapeva mettere in gioco la propria carriera teatrale per un ideale di militanza politica totalizzante; chi invece la vedeva coma la pasionaria rossa che approfittava della propria bellezza fisica per imporre attenzione. Finché il 9 marzo del 1973 fu sequestrata e stuprata. Ci vollero 25 anni per scoprire i nomi degli aggressori, ma tutto era caduto in prescrizione”.

Nella parte del “complimento” la sua passione è stata definita “totalizzante”. Totalizzante? All’anima del complimento di chi l’amava… Nell’altra si parla di una ammaliatrice rossa.

Ma è triste il “finché” con il quale è stato collegato il primo passaggio a quello successivo. E’ stata una “che approfittava della propria bellezza fisica per imporre attenzione finché…”. Finché? Ma stiamo scherzando? La giornalista (e meno male che è una donna) vuole forse dire che se l’è andata a cercare? Che siccome aveva usato la bellezza fisica (il che tra l’altro è un falso) aveva provocato la reazione? Oppure la giornalista ha una vaga idea dell’italiano e di come si comunemente legge il suo “finché” e farebbe meglio a riconsegnare il tesserino? E poi stuprata da chi? Di ignoti violentatori prescritti. Perché dire fascisti non si può. Parlare dei mandanti (all’interno dei carabinieri) giammai. Meglio il finché.

Proprio un bel ricordo degno del Tg2: in parte censurato (il ruolo dei fascisti) in parte tendenzioso (totalizzante) in parte perfino giustificativo dello stupro (finché).

Ad maiora. Avvertiteci quando morirà Priebke. Ci aspettiamo una bella frasetta del tipo: nella Capitale ci fu una attività armata dei partigiani “finché” dopo l’attentato di via Rasella i nazisti…

In conclusione solo una domanda: avete uno specchio a casa?

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fonte globalist.it

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E’ morta Franca Rame. Era simbolo di lotta per diritti delle donne

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Morta Franca Rame, aveva 84 anni. Era simbolo di lotta per diritti delle donne

Tra dicembre 2011 e marzo 2012, con il marito Dario Fo, ha riportato in scena ‘Mistero buffo’ in una serie di spettacoli nel nord Italia. Il 19 aprile dello scorso anno era stata colpita da un ictus e ricoverata d’urgenza al policlinico di Milano

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di | 29 maggio 2013

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E’ morta a Milano l’attrice Franca Rame. Nata a Parabiago nel 1929, avrebbe compiuto 85 anni il prossimo 18 luglio. Accanto a lei il marito Dario Fo e il figlio Jacopo. Per il fattoquotidiano.it aveva scritto di sé: “Sono nata in una famiglia con antiche tradizioni teatrali, maggiormente legate al teatro dei burattini e delle marionette. Ho debuttato nel mondo dello spettacolo appena nata e nel 1950, assieme ad una delle sorelle, ho lavorato nella rivista con Marcello Marchesi. Nel 1954 ho sposato Dario Fo, con cui quattro anni dopo, ho fondato la Compagnia Dario Fo-Franca Rame. Nel 1968, sempre al fianco di Dario, ho abbracciato l’utopia sessantottina fondando il collettivo ‘Nuova scena’ dal quale, dopo aver assunto la direzione di uno dei tre gruppi in cui era diviso, mi sono separata per divergenze politico-ideologiche insieme a Dario: ciò porterà alla nascita di un altro gruppo di lavoro, detto ‘La comune’, con cui ho interpretato spettacoli di satira e di controinformazione politica anche molto feroci. Sempre con Dario ho sostenuto l’organizzazione ‘Soccorso rosso militante’. A partire dalla fine degli anni anni ’70, ho partecipato al movimento femminista e ho iniziato a interpretare testi di mia composizione. Nel 1971 ho sottoscritto l’appello pubblicato sul settimanale L’Espresso contro il commissario Luigi Calabresi. Nel marzo del 1973, sono stata rapita da esponenti dell’estrema destra e ho subito ogni tipo di violenza. Il reato contestato ai miei aguzzini è andato in prescrizione dopo 25 anni”.

Sul nostro sito “Lettere d’amore a Dario” – Nella sua biografia per il blog sul nostro sito, inaugurato nel luglio 2010, Franca Rame ripercorre le tappe della sua vita. Dalla nascita in una famiglia di artisti, all’amore per Dario Fo, passando per l’imprescindibile impegno politico e a favore dei diritti delle donne. Sempre per il fattoquotidiano.it aveva scritto “Lettere d’amore a Dario in cui l’attrice racconta se stessa: “Quando ero piccola avevo un pensiero che mi esaltava: morire – scriveva – Quando morirò? Com’è quando si muore? Come mi vestirò da morta?”. Un lungo racconto in prima persona: “A volte mi stendevo sul lettone di mamma: aspettavo che qualcuno mi venisse a cercare e si spaventasse…scoppiando in singhiozzi. “E’ mortaaa! Franchina è mortaaaaa?!” E tutti a corrermi intorno piangendo…”. Poi il salto nel presente: “Ora siamo nel 2013. Da allora sono passati molti anni. Sono arrivata agli 84 il 18 luglio. Faremo una bella festa tutti insieme”. Poi un’affettuosa descrizione del figlio Jacopo: “Era un bimbo molto curioso e pensoso. Chiedeva sempre: e cosa vuol dire questo e perché no. Una volta, aveva 5 anni, gli chiesi: “Che fai Jacopino?”. “Do da mangiare al vento…”. Ero un po’ preoccupata”. Il racconto delle nipotine, delle feste estive a Cesenatico e un tocco di poesia quando Franca racconta di un dialogo immaginario con una stella, “una stella delle Brigate rosse”: “Sono tanto triste perché sono disoccupata. Ho perso il mio lavoro – dice l’attrice alla stella. Sono felice di aiutare Dario che è il MIO TUTTO, curare i suoi testi, prepararli per la stampa, ma mi manca qualcosa… quel qualcosa che non mi fa amare più la vita”. E quel qualcosa è il teatro. Infine, la conclusione: “Caro Dario tutto quanto ho scritto è per dirti che se non torno in teatro muoio di malinconia“.

L’ultima battaglia politica: via gli impresentabili dal Pd – Il 16 gennaio scorso, poco prima delle elezioni politiche, Franca Rame lancia un appello dalla colonne de Il Fatto Quotidiano: “Via gli impresentabili dal Pd“. Ex senatrice dell’Italia dei valori dal 2006 al 2008 (“Lasciai non condividendo gli orientamenti governativi”, spiegò), Franca chiede ai dirigenti del Partito democratico, in primis all’allora segretario Pier Luigi Bersani, di “cancellare dalle liste dei candidati i nomi degli “indegni”: condannati, imputati, indagati, portatori di conflitti d’interesse e amici degli amici, soprattutto in Campania e in Sicilia”. “Spero che oggi – l’auspicio finale – cari dirigenti del Pd, voi prendiate decisioni che piacciono agli italiani. Pensateci bene. Altrimenti sarà guerra fredda, perché sarete voi (e non Ingroia o Grillo) a far vincere Berlusconi”.

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Enzo Jannacci e Franca Rame tra affetto e ironia

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Nel 1973 il rapimento e lo stupro Il 9 marzo del 1973 Franca Rame viene rapita da esponenti dell’estrema destra e subisce violenza fisica e sessuale. Quell’episodio – rievocato nel 1981 con il monologo “Lo stupro” – invece di fiaccarla dà nuovo vigore al suo impegno politico. Nel 2009 scrive, sempre con il marito Dario Fo la sua autobiografia intitolata ‘Una vita all’improvvisa. Tra dicembre 2011 e marzo 2012, con Fo, ha riportato in scena ‘Mistero buffo‘ in una serie di spettacoli nel nord Italia. Il 19 aprile dello scorso anno era stata colpita da un ictus e ricoverata d’urgenza al policlinico di Milano.

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fonte ilfattoquotidiano.it

fonte immagine ‘franca rame’ team1omega4austria.wordpress.com

fonte immagine ‘rose’ metello.com

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Fantastico 1988- Franca Rame: Lo Stupro 1a parte

FrancaRameVideo FrancaRameVideo

Caricato in data 17/nov/2008

Franca Rame:un introvabile video di Fantastico 1988 con Adriano Celentano in cio la grande attrice recita il suo famoso brano Lo Stupro. Sconvolse allora mezza Italia.

Fantastico 1988- Franca Rame: Lo Stupro 2a parte

Don Gallo, l’appello della comunità “Non lasciateci soli”

Don Gallo, l’appello della comunità “Non lasciateci soli”
Don Andrea Gallo

Don Gallo, l’appello della comunità
“Non lasciateci soli

I giovani della Comunità si stringono attorno al ricordo del ‘sacerdote degli ultimi’: “Dopo queste giornate in cui siamo stati attraversati da migliaia di persone, abbiamo bisogno di un momento di riflessione. Insieme vogliamo continuare l’opera del Don”

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di AVA ZUNINO

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La parola d’ordine è “non lasciateci soli”. Gli “eredi” di don Gallo chiedono che la Comunità non ‘abbandonata’ dalla città. Dopo essere stati travolti dalla valanga di messaggi, manifestazioni di affetto e seimila presenze alle esequie, i giovani della comunità di San Benedetto temono che presto – troppo presto – arrivi il momento in cui ciascuno proseguirà per la sua strada.

Il giorno dopo il funerale di don Andrea Gallo, la comunità si chiude in riflessione: “Dopo queste giornate in cui siamo stati attraversati da migliaia di persone, dal giorno della morte di Andrea e anche prima, durante la sua malattia, abbiamo forse bisogno di un momento di riflessione, di parlarci tra noi”.

Vogliono tenere il passo del Don, ma trasportando ciascuno un pezzo della sua creatura e dei suoi valori. Come? “Diventando un coro – spiegano in comunità – una pluralità di voci, parleremo in diversi e tanti”, dicono.

Intanto anche fuori si preparano gli appuntamenti di cui lui è stato protagonista da sempre. Il primo avverrà proprio pochi giorni dopo il suo compleanno. Per la precisione tre giorni dopo: il 21 luglio anniversario del G8 e della morte di Carlo Giuliani. Per la prima volta da quel luglio del 2001, all’incontro in piazza Alimonda per celebrare quel tragico anniversario, don Gallo non ci sarà.

Proprio il G8 e la morte di Giuliani sono stati uno degli eventi che don Ciotti sabato mattina aveva ricordato dall’altare della chiesa del Carmine durante i funerali del Don. Parlava di don Gallo, il don Gallo che ha preso la bandiera di tante battaglie, da quella contro i Cie – i Centri di identificazione ed espulsione – e le condizioni dei carcerati, a quella contro le impronte digitali per schedare i Rom, fino alla solidarietà ai NoTav.

“L’emarginazione e la povertà — ha detto ancora Don Ciotti ricordando il pensiero di don Gallo — non sono fatalità ma il prodotto di ingiustizie e precise scelte politiche. Le sue parole, a volte sferzanti, nascevano da un grande desiderio di giustizia”. (26 maggio 2013)

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APPROFONDIMENTI

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fonte genova.repubblica.it

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Don Gallo, Bella Ciao per salutarlo Fischi a Bagnasco che ricorda Siri

L’intervento di don Ciotti ai funerali di don Gallo

RaiNews24 RaiNews24

Pubblicato in data 25/mag/2013

Prima parte dell’intervento di don Ciotti ai funerali di don Andrea Gallo.

Tanti applausi hanno interrotto piu’ volte l’intervento di Don Luigi Ciotti, il fondatore di Libera,
che ha preso la parola durante i funerali di Don Andrea Gallo, nella Chiesa del Carmine, a Genova. Don Ciotti ha ricordato che “Don Andrea e’ stato sacerdote, un prete che ha dato nome a chi non l’aveva o, se lo aveva, se lo era visto negare da qualcuno” per “riconoscere la dignita’, la liberta’ della persona su cui bisogna continuare sempre a scommettere”.

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RaiNews24 RaiNews24

Pubblicato in data 25/mag/2013

Seconda parte dell’intervento di don Ciotti ai funerali di don Andrea Gallo.

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fonte immagine corriere.it

Don Gallo, Bella Ciao per salutarlo
Fischi a Bagnasco che ricorda Siri

Durante il rito religioso, fischi e proteste contro l’arcivescovo Bagnasco quando ricorda il cardinale Siri: interrotta l’omelia. Applausi a Vladimir Luxuria che ringrazia Don Gallo per l’accoglienza verso i transgender. Migliaia di persone in corteo cantando “Bella Ciao”  lungo tutto il percorso, sotto la pioggia. Don Ciotti: “Don Andrea era innamorato dei poveri e saldava la terra con il cielo”. Il saluto del sindaco Doria e di Moni Ovadia. Oggi sarà sepolto a Campoligure.

Don Gallo, Bella Ciao per salutarlo Fischi a Bagnasco che ricorda Siri Il corteo dietro il feretro

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di DONATELLA ALFONSO, RAFFAELE NIRI, MARCO PREVE, BRUNO PERSANO, AVA ZUNINO

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Fischi e proteste contro l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei Angelo Bagnasco durante il rito religioso per don Andrea Gallo nella chiesa del Carmine. Durante l’omelia il cardinale ha ricordato la figura del cardinale Siri, scatenando fischi e grida di “vergogna” (video). Era stato infatti il cardinale Siri a decidere nel 1970 l’allontanamento di Don Gallo dalla chiesa del Carmine dove aveva iniziato la sua attività pastorale e dove ora simbolicamente è tornato.

Bagnasco si è interrotto mentre all’esterno della chiesa si continuava a cantare Bella Ciao, come durante tutto il corteo che ha accompagnato Don Gallo dalla chiesa di San Benedetto fino al Carmine. E’ stata Lilly, la storica collaboratrice del sacerdote scomparso, a zittire la protesta richiamando al rispetto e al dialogo. Bagnasco ha concluso velocemente, lasciando la  parola a Vladimir Luxuria che riporta applausi e commozione quando ringrazia Don Gallo “per averci fatto sentire, noi creature transgender, figlie di Dio e volute da Dio”.

Dopo la Comunione regolarmente impartita da Bagnasco, è don Luigi Ciotti, tra gli applausi, a ricordare la figura del sacerdote scomparso “innamorato dei poveri” e a richiamare alla Chiesa dell’accoglienza che riporta tutti al suo interno. Poi ricorda le tante battaglie comuni con lo scomparso, uomo della società civile ma soprattutto sacerdote “capace di unire la terra con il cielo”. Quando esce la bara, lacrime e saluti a pugno chiuso, e ancora applausi a scandire di nuovo le parole di Bella Ciao (video). Infine, il saluto del sindaco di Genova Marco Doria e del regista e autore Moni Ovadia. Nel pomeriggio la sepoltura a Campoligure in Valle Stura, accanto ai genitori.

LE IMMAGINI: 12

IL CORTEO. Sotto una pioggia battente il corteo era partito alle 10 dalla chiesa di San Benedetto al Porto dove si era tenuta la camera ardente per Don Gallo, scomparso martedì, aperto da un gruppo di religiosi in tonaca bianca e con lo scapolare con i colori della bandiera della pace. Tra loro don Luigi Ciotti e don Vitaliano Della Sala, una via dolorosa sotto la pioggia. Dietro, il furgone grigio con la bara, su cui si intravedevano il cappello nero, la bandiera rossa e quella del Genoa, seguito dai familiari e dai componenti e collaboratori della Comunità di San Benedetto. Un battito ritmato di mani ha segnato il passaggio del corteo. In piazza della Nunziata, calmata la pioggia, un gruppo di ortuali ha preso a spalle la bara sino alla chiesa.

Dalle finestre lenzuola e drappi con il saluto dei genovesi “Ciao Don”, “Grazie Don”. Moltissime le bandiere, dai gruppi No Tav e i No dal Molin a quelle rosse delle varie sigle della sinistra e del Genoa, la quadra del cuore dello scomparso, tra cui lo striscione della Fossa dei Grifoni. Presenti anche l’allenatore del Genoa Davide Ballardin, che nei giorni scorsi era stato uno degli ultimi ad incontrare il “Don”, e l’ex tecnico rossoblu Giampiero Gasperini. Moni Ovadia, tra i primi a giungere a San Benedetto, ha commentato: “Sono ebreo e agnostico, ma secondo me risorge”.

Presenti Maurizio Landini, segretario della Fiom, Marco Revelli, Dori Ghezzi (video), Nando dalla Chiesa, il segretario del Prc Paolo Ferrero tra gli altri. C’è anche l’imam di Genova Salah Hussein, insieme allo scrittore Marco Revelli e al padre di Carlo Giuliani, Giuliano. Tantissimi i cittadini genovesi, di tutte le età. “Ci voleva Don Gallo a unire tutte queste sinistre”, è un commento ricorrente. Un grande striscione del centro sociale Terra di Nessuno riporta la scritta “Hasta siempre comandante Gallo. In direzione ostinata e contraria”.

Quando entra in chiesa la bara, Don Luigi Ciotti abbraccia una delle “princese”, le trans del Ghetto, che è in attesa accanto a Vladimir Luxuria. Un fortissimo applauso riempie la chiesa mentre la bara del “Don” viene posata davanti all’altare, tra le lacrime dei sacerdoti.

Bagnasco e la trans sull’altare per don Gallo

I COMMENTI. Dori Ghezzi ha fatto sapere di aver perso un “punto cardinale” e che ora dovrà “tornare a navigare a vista”. Landini ha ricordato la grande vicinanza di Don Gallo alla Fiom. “lo avevamo invitato anche all’ultima manifestazione” ha commentato.Vladimir Luxuria raggiunge la chiesa del Carmine, già colma di gente comune in attesa: “Mi ricordo le sue mani così ossute eppure così calde che mi accarezzavano”. E piange. Accanto, c’è Alba Parietti: “Mi ha mandato da lui l’anima di mio padre. Mi aveva detto ‘vai da lui se hai bisogno di qualcosa”.

FISCHI A BAGNASCO. Dopo gli applausi, un grande silenzio accompagna l’inizio del rito. All’esterno, la folla invade tutta via Brignole De Ferrari. All’inizio dell’omelia, l’arcivescovo Bagnasco ricorda l’impegno di Don Gallo per “i suoi ragazzi per i quali ha dedicato la vita” e ricordando che Don Gallo “svolse il suo
ministero sacerdotale con lo sguardo ed il cuore attratti da coloro che portavano più evidenti le ferite del corpo e della vita, quelle dell’anima. Come il samaritano del Vangelo e come missione di ogni sacerdote ha cercato di lenire i dolori di chi incontrava con l’olio della consolazione ed il vino della fiducia ridonando speranza per guardare al domani”.

Ma quando ricorda il cardinale Siri “che Don Andrea ha sempre considerato un padre e un benefattore”, si alzano fischi e proteste dall’esterno della chiesa. Dove, a sovrastare le parole del cardinale, viene di nuovo intonata Bella Ciao e scattano altri applausi che sovrastano le parole dell’arcivescovo.  Poi sono le grida “Andrea Andrea”, anche in chiesa, a interrompere il discorso di Angelo Bagnasco, mentre si chiede a gran voce l’intervento di Don Ciotti. Solo l’intervento di Lilly, da sempre collaboratrice di Don Gallo, interrompe la protesta. “Ragazzi, non abbiamo rispetto di Andrea che aveva un grosso rispetto per il proprio vescovo. Se vogliamo bene a Gallo impariamo ad ascoltare tutte le voci”.

LE PAROLE DI DON CIOTTI.
“Se trovate qualcuno che ha capito tutto dalla vita, salutatelo da parte mia e di don Gallo, e cambiate strada. È la strada che ci ha insegnato che ogni persona è vita e storia, e che la diversità mai deve diventare avversità”. Gli applausi, in chiesa e fuori, punteggiano l’intervento di Don Luigi Ciotti, subito dopo la comunione. Ricorda il no ai “cristiani da salotto” richiamato da papa Francesco, e segnala un Don Gallo “innamorato di Dio, saldava la Terra con il Cielo”, così come dei poveri; l’importanza dei simboli “in cui don Gallo credeva maggiormente: la Bibbia e la Costituzione”. Il fondatore di Libera ha ricordato che lo scomparso aveva pianto per Carlo Giuliani. “Così come si è indignato davanti alla base americana di Vicenza: ma cosa ce ne facciamo di quelle cose lì quando non abbiamo i soldi per i servizi sociali?”. E a concludere, ha auspicato tra gli applausi  “che la tua comunità continui la tua opera”.

IL SINDACO E OVADIA. Il ringraziamento di genova a Don Gallo è stato portato dal sinaco Marco Doria. L’ultimo intertvento, sul sagrato della Chiesa del carmine, è stato riservato al regista e autore Moni Ovadia (video).  “Don Gallo – ha detto il primo cittadino – non amava le etichette, ma si definiva in due modi: partigiano e antifascista”. Moni Ovadia ha invece scherzato spiegando che “il Gallo” lo aveva nominato suo direttore spirituale: “Diceva sempre che lui ce l’aveva un direttore spirituale, che era ebreo e che era Moni Ovadia”. Il regista ha poi detto: “Per la mia religione, il mondo si sostiene grazie a 36 giusti. Per ora gli altri 35 non li ho incontrati”. L’ultimo ringraziamento è quello di Vladimir Luxuria: “Non ci ha mai giudicati, ci ha solo e semplicemente amati”.
(25 maggio 2013)

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fonte genova.repubblica.it

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