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Don Gallo, senza di lui siamo tutti più poveri

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Don Gallo, senza di lui siamo tutti più poveri

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di | 24 maggio 2013

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Sento la necessità di unirmi al coro di tutti quelli che – e mi sembrano sinceri – piangono la morte di Don Gallo.

Ebbi la fortuna di conoscerlo ad un tavolaccio di osteria una sera di tanti anni fa, dopo il G8. Si raccoglievano fondi per la sua comunità. Non era ancora un personaggio così pubblico ed io stesso non lo conoscevo. Rimasi colpito dalla sua semplicità, spontaneità, ironia, così lontani da quell’immagine di prete seriosa che noi tutti abbiamo scolpita in testa. Parentesi: ma perché sono sempre così seri se non tristi se sono convinti che ci sia il paradiso?

Da allora, seppure non costantemente, ne seguii il percorso; fece anche una dedica a mio figlio su di un libro scritto da un giovane della sua comunità, ed appoggiò la nostra battaglia per il referendum sulla caccia.

Lo ammiravo e, da distante, gli volevo anche bene. pensavo che tutti i preti avrebbero dovuto essere come lui, dalla parte dei reietti, degli oppressi, degli ultimi, che non saranno mai i primi.

Molti mi attaccano da queste pagine quando parlo di decrescita. Il Don (familiarmente detto) in qualche modo la praticava e la predicava, pur senza nominarla. Ne era un esempio pur forse non cosciente.

Ci sono uomini che quando muoiono privano l’umanità di qualcosa. Si dice allora “ci sentiamo tutti più poveri”. Non so voi, per me è così con la dipartita di Don Gallo. Io non sono credente ma mi piace pensare che il Don non sia morto per sempre. In fondo sarebbe bello che ci fosse un aldilà selettivo. Alcuni che se lo meritano sopravvivono per sempre. Altri scompaiono per sempre.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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E’ morta Agnese Borsellino

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fonte immagine facebook.com

E’ morta Agnese Borsellino

La moglie del giudice ucciso dalla mafia, nella strage di via D’Amelio nel ’92, era da tempo malata. Crocetta: “Ricorderò di lei la sua consapevolezza delle ingiustizie profonde della società”. Il cognato Salvatore: “E’ andata a raggiungere Paolo, adesso saprà la verità”

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PALERMOÈ morta Agnese Piraino Leto, moglie del giudice Paolo Borsellino, assassinato dalla mafia il 19 luglio del 1992. Era malata da tempo. Ne dà notizia il governatore siciliano, Rosario Crocetta. “Con dolore vero sincero e immenso apprendo la notizia della morte di Agnese Borsellino, donna di singolare esempio di attaccamento e fedeltà alle istituzioni, di grande coraggio e grande forza – dice Crocetta – L’ho incontrata circa tre settimane fa, in ospedale: la lucidità delle sue idee, la determinazione nel condurre una battaglia di giustizia, la voglia di verità contrastava con le condizioni del suo corpo indebolito dalla malattia, vissuta con consapevolezza e dignità”.

“È morta una grande donna – aggiunge il Governatore siciliano -, un’eroina delle istituzioni che ha vissuto una delle tragedie più grandi che una persona possa vivere. Ricorderò sempre il sorriso della signora Agnese, la sua tranquillità e la sua consapevolezza delle ingiustizie profonde che ci sono nella società siciliana e italiana: la lotta alla mafia come valore da perseguire, come lotta per la libertà. L’idea che la nostra vita ha un senso soltanto se è coerente con i valori”.

“Abbiamo parlato oltre 2 ore l’ultima volta e avrei voluto farlo ancora. Lo farò oggi portandole un fiore, con la promessa di cercare di seguire il suo esempio e quello del nostro Paolo, una donna e un uomo che appartengono a tutti coloro che vogliono credere nella giustizia”.

“Le saremo sempre vicini signora Agnese, così come saremo accanto ai suoi figli, in questo momento difficile di sofferenza, di dolore, consapevoli di avere accanto a loro una grande madre e un grande padre che li guardano dal cielo”, conclude Crocetta. La Regione siciliana parteciperà col proprio gonfalone ai funerali che si terranno domani mattina a Palermo.

L’annuncio del fratello di Paolo, Salvatore Borsellino su Facebbok: “E’ morta Agnese. E’ andata a raggiungere Paolo. Adesso saprà la verità sulla sua morte”.

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fonte lasicilia.it

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Margaret Thatcher è morta, aveva 87 anni

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Margaret Thatcher è morta, aveva 87 anni. La lady di ferro guidò la Gran Bretagna dal 1979 al 1990

L’ex premier aveva 87 anni. Colpita da un ictus, era da tempo malata. Cameron: ha salvato il Paese, sua eredità nei secoli. Obama: gli Usa perdono vera amica

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ROMA – Addio a Margaret Thatcher. L’ex primo ministro britannico, 87 anni, è morta questa mattina nella sua suite all’Hotel Ritz, nel centro di Londra, a causa di un ictus. Lo ha annunciato il suo portavoce Lord Bell.

La “lady di ferro”, prima e unica donna a ricoprire la carica di primo ministro in Gran Bretagna, era malata da tempo. Margaret Thatcher, leader del partito conservatore per un quindicennio, è stata primo ministro del Regno Unito dal 1979 al 1990. Lord Bell, amico e portavoce dell’ex premier ha detto che la baronessa Thatcher verrà ricordata come «il più grande primo ministro che il Paese ha avuto», lasciando un’eredità paragonabile solo a quella di Winston Churchill.

La Thatcher non avrà funerali di Stato, sulla base delle volontà espresse dalla stessa ex primo ministro. Downing Street fa sapere tuttavia che la cerimonia avrà uno status simile a quello tenuto in occasione dei funerali della regina madre e di Lady Diana. I funerali si terranno nella cattedrale i St.Paul a Londra e avranno gli onori militari. Saranno poi seguiti da una «cremazione privata».

Sventola a mezz’asta la bandiera britannica sul parlamento di Westminster a Londra, in onore dell’ex primo ministro.

La Thatcher, è stata una delle figure politiche più osannate e odiate della storia contemporanea britannica e internazionale, capace di incarnare il ruolo di condottiera del conservatorismo come nessun altro, dopo Winston Churchill. “Iron lady”, signora di ferro, così veniva chiamata dagli inglesi (CONTINUA A LEGGERE).

La regina ha appreso «con tristezza» la notizia della morte di Margaret Thatcher. Lo riferisce un comunicato di Buckingham Palace. «È con grande dolore che apprendiamo la notizia della morte di Margaret Thatcher», ha detto il premier conservatore britannico David Cameron, «abbiamo perso un grande leader, un grande primo ministro, un grande cittadino britannico» (CONTINUA A LEGGERE).

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fonte ilmessaggero.it

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Grazie, Signora Thatcher (1996) – Il discorso di Danny alla premiazione

Noce MoscataNoce Moscata

Pubblicato in data 05/mag/2012

Un film di Mark Herman. Con Ewan McGregor, Tara Fitzgerald, Ronnie Stevens, Pete Postlethwaite

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L’Aquila: 4 anni fa il sisma, in 12mila alla fiaccolata. Grasso, “10 anni per ricostruirla” / VIDEO: Una crepa nel cuore di Stefania Monti – Ricordo del Sisma dell’Aquila 9 Aprile 2009

Giuseppe CristofaniGiuseppe Cristofani

Pubblicato in data 05/apr/2013

In ricordo del sisma del 6 Aprile 2009 e in memoria di Stefania Monti

Con
Marianna Iorio, Giuseppe Cristofani, Antonino, Maria, Anna Maria Di Candia, Efisio
Produzione Teatroweb

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L’Aquila: 4 anni fa il sisma, in 12mila alla fiaccolata. Grasso, “10 anni per ricostruirla”

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13:02 06 APR 2013

(AGI) – L’Aquila, 6 apr. – “Bisogna avere fiducia e speranza perche’, anche se sono passati quattro anni, oggi possiamo ripartire da questo momento per un piano di ricostruzione che sia di ricostruzione della citta’ e di tutti i comuni e di ricostruzione della legalita’ di questo Paese, per rifare tutto nella legalita’. Adesso ci sono le condizioni per poter ripartire”. Lo ha detto il presidente del Senato, Pietro Grasso, a margine della cerimonia di commemorazione delle vittime della Casa dello Studente, simbolo del terremoto aquilano.

Guarda il video della fiaccolata

A quattro anni dalla tragedia del sisma, dopo aver posto una corona sul sito in cui sono morti otto studenti universitari, Grasso ha osservato che “da un punto di vista di raccordo con gli enti locali e governo centrale si sono costituiti tutti gli strumenti per potere ripartire”. “Si tratta di trovare i finanziamenti e di scaglionarli con un piano organico di ricostruzione. Ho parlato – ha spiegato – con il sindaco e con il ministro per la Coesione Territoriale, Fabrizio Barca, e mi hanno rassicurato che ci sono delle ottime prospettive per poter raggiungere in breve tempo, non prima dei dieci anni, a ricostruire L’Aquila e tutti i Comuni del cratere”.

“La vostra comunita’ ha dovuto far fronte non solo alla distruzione causata dall’evento naturale, ma anche alle lentezze delle istituzioni”, ha invece sottolineato il presidente della Camera, Laura Boldrini, in un messaggio inviato al Prefetto dell’Aquila, Francesco Alecci. “Vi assicuro l’impegno costante, mio e della Camera, perche’ anche in questo periodo di crisi economica lo Stato trovi le risorse necessarie alla ricostruzione sociale ed economica de L’Aquila, nella consapevolezza che l’Italia non puo’ perdere il patrimonio umano, culturale ed artistico che la citta’ sa esprimere”.

IN 12MILA ALLA FIACCOLATA PER IL QUARTO ANNIVERSARIO
In dodicimila hanno partecipato all’Aquila alla fiaccolata in ricordo del tragico sisma del 6 aprile. Alle 3.3, 309 rintocchi di campane hanno ricordato le vittime del terremoto. Durante l’omelia della Santa Messa officiata mezz’ora dopo la mezzanotte, l’arcivescovo monsignor Giuseppe Molinari ha fatto riferimento alla situazione di stallo e confusione che si sta vivendo all’Aquila riguardo ai fondi e al finanziamento complessivo per la ricostruzione.

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fonte agi.it

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RICORDO DI ENZO – Jannacci: «La poesia ci salverà dalla crisi eco-sentimentale» / AUDIO: L’ultimo saluto al suo pubblico

Una intervista di un paio di anni fa, tra le più belle, o forse la più bella, tra quelle che ho mai letto di Jannacci. Si dice ne abbia rilasciate più di 300 ma talmente surreali e inconcludenti (come scrisse qualcuno)  da non lasciare quasi traccia sul nastro…
E poi un brano di Enzo, struggente e… anticipatore. Cala il sipario sullo spettacolo della vita, la sua, ma che è anche un po’ la nostra…
Enzo non se n’è andato, è ancora qui, da qualche parte tra noi, col suo sorriso sbilenco e il suo grande autentico, umano, amore per gli ultimi… Tutti gli ultimi.

Grazie. Ti vogliamo bene.

mauro

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Foto ricordo

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Jannacci: «La poesia ci salverà dalla crisi eco-sentimentale»

Di Toni Jop

17 agosto 2011
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Che te ne sembra dell’Italia. Provare a chiederlo in giro, oggi, può essere rischioso. C’è qualcosa che va bene? Qualcosa che funziona? Qualcosa che promette positivo con decenti pezze d’appoggio? Così, devi sapere che ti azzardi a sfidare la ripetitività di una risposta piuttosto monotona: un presente avaro suggerisce instancabile “fai quello che stai facendo”, vai avanti senza porti troppe domande, sei tu il tuo scenario, la tua solitudine è la tua compagna. Dove sono i futuri radiosi, i soli dell’avvenire, una vita più dolce e più giusta? L’opportunità di iniziare questo rosario di punti di vista proprio da Enzo Jannacci, dallo “Scarp del tennis” più furente, pare una chance: perché Enzo, autore di una poetica surreale, aspro e forte nella critica sociale e politica da oltre mezzo secolo, quando picchia non lo batte nessuno. Dopo, si può solo, in teoria, risalire.
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Le ha viste tutte e le ha cantate. Gli eroi più scalcinati:da Vincenzina all’Armando, dal palo nella banda dell’Ortica che “ghe vedeva un accidènt” a Bobo che si innamorò di una lente a contatto, dal ragazzo padre arrestato per atti osceni perché trovato a dormire su una panchina avvinghiato a suo figlio grande, alla Balila mangiata a pezzi dalla famiglia di un operaio. La Milano più di ringhiera, la mala più innocente, l’esclusione più atroce e profetica di “Vengo anch’io, no tu no”. Tutta roba sua, personaggi e situazioni di un cielo immenso, raccontato con la testa e col cuore, con ironia e malinconia, lungo la curva sempre elastica di un surrealismo che non si congela mai in tecnologia drammaturgica.
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Enzo, ecco la verità: smentendo le attese mi piacerebbe dicessi che ciò che vedi di questo paese è bello e buono…
Dallo per fatto. Sono in quella condizione particolare che ti permette di assaporare ciò che di buono cova da sempre in Italia e tra gli italiani. E questo sapore batte il disgusto che ci affligge sovrano da troppo tempo…
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Grazie, e quale sarebbe il sapore che ti conquista?
Sento che l’Italia, nonostante l’orrore degli egoismi più cinici che ci tormentano da tempo può contare su una risorsa meravigliosa: la poesia…
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Stai usando parole antiche e così in disuso che chi le pronuncia può essere giudicato matto…
Sono sempre stato matto, se è per questo; ho sempre creduto a questa dote, solo che ci pensavo poco. Come se per decenni avessi creato e cantato personaggi pieni di poesia, senza rendermi pienamente conto che stavo portando a galla l’anima profonda di questo paese. Vedi, non erano invenzioni, erano persone vere, erano i poveri diavoli d’Italia. I poveri diavoli sono la parte migliore di questo paese, sono loro che lo salvano ogni volta che serve, loro che sono stati repressi, massacrati, esclusi. Questa condizione vale per tutta l’umanità, ma in Italia l’assenza di potere ha promosso un canto con ali poetiche, addirittura profetiche più dolci, struggenti, corali, forse perché la sua terra è ora dolce, ora aspra e struggente, come la sua storia.
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E allora, il blues? Non è poesia, quella, scaturita da una assenza di potere?
Giusto, ma ora ascolta: in Italia c’è una quantità enorme di gente che guarda all’altra gente con amore, con interesse, con disponibilità e tutta questa gente conta nulla, poco, troppo poco e nemmeno si vede, ma c’è, ci hanno impedito di vederla, di riconoscerla ma prova a girare nei quartieri periferici di Milano, negli immensi satelliti romani, a Napoli e vedrai quanto è ancora facile comunicare, ricevere un sorriso, poter contare sul loro aiuto. Non hanno visibilità perché la loro nullità, rispetto al successo, al denaro, al potere è considerata indecente. Questa indecenza è invece la più grande cassaforte d’Italia, una ricchezza che non va in Borsa e che tocca la religiosità di questo paese…
Ti stai avvicinando a un terreno che ha tenuto occupata anche la politica in anni passati…
Se vuoi. Non sto parlando di religioni o di devozioni bigotte e serve dei potenti di turno, ma del calore popolare di una preghiera, di un canto solidale di liberazione e di impegno che risale la storia di questo paese e che si accompagna alle sue sofferenze. Questa è la religiosità che mi convince, anche personalmente, soprattutto adesso che sono vecchio…
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Stai sovrapponendo Zavattini e i suoi “santi” laici al migliore cattolicesimo italiano e ai suoi santi-santi…
Esatto. E bada che quei santi sono gli stessi, alcuni hanno un nome, moltissimi altri no, ma sono sempre e solo gli ultimi, gli ultimi della terra e la “fede” è un aspetto forte della loro “resistenza” umana, non c’è contraddizione, non la vedo. Se poi, appunto, guardi la storia politica d’Italia nel dopoguerra, cos’è accaduto di diverso da questa sovrapposizione miracolosa tra la cultura social-comunista e quella cattolica non bigotta e non integralista? Mio padre era un socialista fin nelle ossa e mi ha insegnato tante cose, lo amo per questo: il senso della giustizia, dell’uguaglianza, della solidarietà, di un potere che nasce davvero dal basso, dalla comunione delle sofferenze, se vuoi da un linguaggio di classe che tuttavia apprende altri linguaggi senza rinnegare il suo, quello che le ha dato consapevolezza e organizzazione… la fede non confligge con tutto questo, non per me.
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Folgorato dalla fede?
Non proprio, è un percorso coerente, mi sembra, quello che ho seguito fin qui. Ad un certo punto ho visto le cose, ho dato loro un nome e mi stava bene. Il socialismo non sta in piedi senza amore e amore è un atto di fede nell’amore… ci devi credere anche se sembra un’idiozia visto che tutto ciò che appare testimonia la sua impossibilità. Dicono bene i ricchi: l’amore è roba da poveri, bisogna essere un po’ fessi e i poveri sono fessi. Quando dicono “fessi” bisogna tradurre “innocenti” e, purtroppo per chi ha il dané, anche la poesia è dei poveri, anche la profezia…
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Sarà così, ma per seguire fino in fondo questa strada bisogna accertare che in Italia sia tornata l’età dell’innocenza, dei tuoi “Scarp del tennis”, a livello di massa…
Ma non vedi che proprio quel che sta accadendo nei mercati finanziari di mezzo mondo fornisce un terreno certo a questa innocenza? Impoveriti, schiacciati nei bisogni primari, con una classe media esclusa dal consumo pregiato, si allargherà a vista d’occhio la macchia dei senza potere, degli “Scarp del tennis” segnati nell’anima da un “grande amore” passato, cioè gente che scoprirà nuova sensibilità sulla sua pelle e che quando morirà, come l’eroe della mia canzone, sembrerà “nisùn” sotto il “cartùn”. Sarà più povera ma sentirà di più, si commuoverà profondamente e forse ne nascerà una nuova civiltà. Qui in Italia, sì.
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(Caro Enzo, ti dedico questa strofa: “Ci basta una capanna per vivere e dormir, ci basta un po’ di terra per vivere e morir”, versi di Cesare Zavattini, da “Miracolo a Milano”, regìa di Vittorio De Sica).
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fonte unita.it
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Enzo Jannacci: l’ ultimo saluto al suo pubblico


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Pubblicato in data 30/mar/2013

Con questa canzone (Quando il sipario calerà) Jannacci chiude meravigliosamente la sua carriera e la sua vita.

Addio a Franco Califano

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“La mia liberta’”

Addio a Franco Califano

Franco Califano e’ morto nella sua casa ad Acilia. Malato da tempo, era nato nel 1938. Solo pochi giorni fa, il 18 marzo, si era esibito al Teatro Sistina di Roma. Cantante, ma anche scrittore, attore, personaggio nella stagione dei reality tv, fu, tra l’altro co-autore di canzoni come ‘Minuetto’ di Mia Martini, o ‘Un grande amore e niente piu’, o ancora ‘E la chiamano estate

Franco Califano

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Roma, 30-03-2013

Una vita spericolata, sempre sull’orlo di un precipizio. Si e’ spento nella sua casa di Acilia il ‘califfo’, Franco Califano. Era nato a Pagani, in provincia di Salerno, cresciuto tra Roma e Milano. Autore di brani indimenticabili scritti anche per Mia Martini (‘Minuetto’), Ornella Vanoni (‘La musica infinita’,’ Una ragione in piu’), Peppino di Capri (‘Un grande amore e niente piu’, che vince il Festival di sanremo nel 1973), ma anche per Edoardo Vianello e Wilma Goich, Mina e Loretta Giggi, che porta al successo le sue ‘Notti d’agosto’.

Cantautore, poeta, come amava definirsi, Franco Califano ha firmato celebri hit. ‘Tutto il resto e’ noia’, ‘La mia liberta”, ‘Io nun piango’, ‘Cesira’, ‘Avventura con un travestito’, ‘Pasquale l’infermiere’, spesso autobiografiche, ispirati alle sue personali vicende private. Una vita di eccessi mai negati, la sua, tra canzoni, concerti, night, serate nei piani bar, alcol e droga. Arrestato la prima volta nel 1970 per possesso di stupefacenti, venne assolto con formula piena. Da questa esperienza carceraria e’ nato l’album ‘Impronte digitali’.

Giovanissimo aveva avuto una figlia, Silvia, che ora fa la ballerina. Non aveva mai negato la sua paternita’, le aveva dato solo il nome, ma era sparito qualche mese dopo la sua nascita. “Perche’ i figli si devono crescere e amare – aveva detto un giorno – Io, questa possibilita’ me la sono sempre negata”.

Negli ultimi tempi si era dato al sociale e alla tv. ‘Frequentava’ le carceri, preparava concerti ed era amatissimo dai detenuti, che forse si riconoscevano nella sua storia personale, nella sua travagliata esistenza.

Franco Califano, negli ultimi tempi, era tornato anche in tv, partecipando a programmi cult. ‘Musica Farm’, ‘Ciao Darwin’ e in qualita’ di guest alla trasmissione ‘Tale e Quale Show’.

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fonte rainews24.it

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E’ morto Enzo Jannacci, Poeta della musica, aveva 77 anni

Enzo Jannacci – Sei minuti all’alba

L’UOMO A META’ – Enzo Jannacci

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E’ morto a Milano Enzo Jannacci. Cantautore, cabarettista, tra i protagonisti della scena musicale italiana, oltre che cardiologo, si è spento a Milano all’età di 77 anni

E’ morto Enzo Jannacci
Poeta della musica, aveva 77 anni

Da tempo malato di cancro, si è spento a Milano
Figlia Gaber: “Enzo, ti voglio bene”. Fazio: “Era un genio”

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altro articolo: Le mille luci di una carriera lunga mezzo secolo – nella foto Enzo con il figlio, un’immagine emblematica, quasi un passaggio ideale di consegne…

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Milano, 29 marzo 2013 – E’ morto alla clinica Columbus di Milano il cantautore Enzo Jannacci, dove era ricoverato da alcuni giorni. Da tempo malato di cancro, si è spento stasera, intorno alle 20.30. Con lui, in ospedale, tutta la famiglia. Le condizioni di salute di Jannacci si erano recentemente aggravate. Negli ultimi giorni, spiegano fonti sanitarie, era stato male. Per questo motivo era tornato in clinica. La famiglia sapeva che si andava verso la fine e così lo ha accompagnato fino agli ultimi momenti. Aveva 77 anni.

UN GRANDE ARTISTA – Medico del cuore e dell’anima, Vincenzo Jannacci, detto Enzo, e’ stato uno degli storici protagonisti della scena musicale del secondo dopoguerra. Certamente unico nel suo saper coniugare intelligenza e satira, analisi della realta’ e inesauribile gusto del paradosso. Milanese convinto – a Milano era nato il 3 giugno 1935 – si può considerare tra i caposcuola del cabaret italiano, ma e’ stato anche autore di quasi trenta album, e di varie colonne sonore ed ha lavorato per il teatro, il cinema e la tv. E’ ricordato come uno dei pionieri del rock and roll italiano, insieme ad Adriano Celentano, Luigi Tenco, Little Tony e Giorgio Gaber, con il quale formo’ un sodalizio durato piu’ di quarant’anni.

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Dopo gli studi classici si era laureato in medicina per lavorare poi in Sudafrica e poi negli Stati Uniti. La sua formazione musicale ha radici altrettanto classiche e inizia al conservatorio ma la scoperta del rock and roll avviene presto. I suoi primi compagni di viaggio sono Tony Dallara, Celentano e poi Giorgio Gaber con il quale forma il duo de I due corsari, che debutta nel 1959. Ma prosegue parallela la sua carriera di solista e quella di autore, tanto che Luigi Tenco sceglie una della sue canzoni, Passaggio a livello, e la pubblica nel 1961.

Lavora con Sergio Endrigo. Lavora anche con Dario Fo, Sandro Ciotti. Poi la grande popolarita’ arriva con il surreale Vengo anch’io, no tu no tanto che diventera’ sua la ribalta televisiva, fino a quella di Canzonissima. Ma sara’ spesso anche in teatro e non disdegnera’ apparizioni in film di grandi registi come Ferreri, Wertmuller, ne’ di esercitarsi come compositore di colonne sonore come fece per Mario Monicelli.

Dopo un periodo di oblio all’inizio degli anni ‘80 torna alla ribalta tanto che incide un disco come Ci vuole orecchio, che raggiunge il livello di popolarità di Vengo anch’io. Del 1981 è un trionfale tour in tutta Italia. Nel 1994 si presenta per la terza volta al Festival di Sanremo in coppia con Paolo Rossi con il brano I soliti accordi, insolitamente dissacrante per la manifestazione, che è anche il titolo del rispettivo CD, arrangiato da Giorgio Cocilovo e il figlio Paolo Jannacci. Tra un album e l’altro, poi nel 2000 torna a lavorare infine con Cochi e Renato, altra storica coppia con cui ha collaborato a lungo, per Nebbia in val Padana. Oramai la tv lo celebra, come fa il 19 dicembre 2011 Fabio Fazio che conduce uno speciale su di lui in cui amici di lungo corso lo omaggiano interpretando suoi brani. Tra cui Fo, Ornella Vanoni, Cochi e Renato, Paolo Rossi, Teo Teocoli, Roberto Vecchioni, Massimo Boldi, Antonio Albanese, J-Ax, Ale e Franz, Irene Grandi e altri. Enzo Jannacci compare nell’ultima parte dell’evento cantando due sue canzoni.

LE REAZIONI – ’Lo ricordo bene: intelligente, spiritoso, surreale, geniale. Ha raccontato la poesia di Milano’’: cosi’ Enrico Ruggeri ricorda su Twitter Enzo Jannacci, scomparso questa sera a Milano. In tanti, sul social network, hanno voluto ricordare la ‘’voce degli ultimi’’, come lo ha definito Claudio Cecchetto. ‘’Ciao grande maestro’’ ha scritto il napoletano Gigi D’Alessio, a cui hanno fatto eco i Negramaro con una citazione da ‘Messico e nuvole’: ‘’Che voglia di piangere ho… addio Enzo!’’.
A messaggi piu’ sintetici come quello di Syria, che ha salutato Jannacci con un ‘’ciao signor Enzo’’, si accompagnano twitt piu’ personali come quello di Paola Turci: ‘’Rimangono tutte le tue canzoni e un pezzo di strada fatta insieme’’. Commosso Fabio Fazio: ‘’Enzo Jannacci era un genio. Le sue parole non riuscivano a star dietro ai suoi pensieri. La sua poesia ha inventato un mondo bellissimo’’; ironico Frankie Hi Energy: ‘’Ciao Enzo non ti scapicollare’’; triste Luca Bizzarri: ‘’Cristo come mi dispiace. Addio, signor pur talento’’. ‘’Enzo Jannacci, rimpiango un genio che se ne va insieme alla Milano meravigliosa delle sue canzoni’’, scrive Gad Lerner.
Tanti e accorati i messaggi di Dalia, figlia di Giorgio Gaber, con cui Jannacci formo’ una celebre coppia della canzone italiana: ‘’Ciao Enzo, ti voglio bene’’ scrive l’erede di Gaber postando una foto da giovani dei due celebri artisti.

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fonte qn.quotidiano.net

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ENZO E IL CINEMA

Il frigorifero – Monica Vitti e Enzo Jannacci

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Pubblicato in data 08/ago/2012

Tratto da “Le coppie” un film a episodi diretti da tre GRANDI del cinema italiano: Mario Monicelli, Alberto Sordi e Vittorio De Sica, che con Monica Vitti tra i protagonisti rendono il film uno dei più amati dal pubblico.

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