archivio | memoria RSS per la sezione

A7734 – Auschwitz: sopravvissuto cerca fratello su Facebook

https://i1.wp.com/www.pc-facile.com/images/notizie/olocausto-facebook.jpg

Auschwitz: sopravvissuto cerca fratello su Facebook

https://i1.wp.com/en.auschwitz.org/m/components/com_ponygallery/img_pictures/20080605_1219165467_dzieci_2.jpg
fonte immagine

webmaster 17 Marzo 13 @ 20:12 pm

.

Menachem Bodner, un 72enne sopravvissuto ad Auschwitz, si è rivolto a Facebook per trovare suo fratello da cui è separarato da 68 anni. Bodner, il cui nome dato dai suoi genitori biologici era Elias Gottesmann, ha visto suo fratello Jeno per l’ultima volta poco prima della liberazione del campo da parte degli Alleati.

Se Jeno Gottesmann, il fratello, è ancora vivo potrebbe essere ovunque con qualsiasi nome. L’unico legame tra i due è l’A7734 tatuato sull’avambraccio di entrambi gli uomini.

Le memorie di quel periodo sono poche e vaghe, ma Bodner ricorda di aver avuto un fratello gemello. Si ricorda anche che era fuori a giocare e che suo fratello era in casa a dormire quando arrivarono i soldati Nazisti. Abitavano in un’area dell’Ungheria che è adesso parte dell’Ucraina.

Bodner vive adesso in Israele e ha raccontato delle sue memorie a Ayana KimRon, la genealogista che lo sta aiutando a cercare il fratello. KimRon confermò presto che i due bambini furono trasportati ad Auschwitz a Maggio del 1944, pochi mesi prima del loro quarto compleanno. Siccome erano gemelli, si pensa che furono soggetti a vari esperimenti medici nei laboratori del campo.

Sembra che entrambi siano sopravvissuti, ma furono separati pochi giorni prima della liberazione. Mentre i tedeschi fuggivano Bodner incontrò un uomo in cerca della sua famiglia e gli chiese se poteva essere suo padre. Cambiò così nome e si trasferì in Israele con la nuova famiglia. Solo anni più tardi, i genitori adottivi, gli ricordarono che ai tempi parlava di un fratello.

Col tempo Bodner ritrovò vari membri della sua famiglia biologica, ma il fratello è sempre stata la persona che più avrebbe voluto rincontrare.

Nonostante ci fossero forti indizi che il fratello era sopravvissuto e che si era trasferito negli Stati Uniti con una famiglia cristiana, KimRon non riusciva a trovare nulla di più. È allora che si decise a rivolgersi a Facebook, aprendo una pagina dedicata alla ricerca del fratello di Bodner chiamata semplicemente A7734.

Chiunque abbia delle informazioni a riguardo può lasciare un commento su Facebook o mandare un’email a FamilyRoots2000@gmail.com.

.

fonte pc-facile.com

PRINT – EMAIL – PDF

Ilaria Alpi, diciannove anni senza verità e giustizia

https://i0.wp.com/www.lostrillone.tv/public/foto/ilaria_alpi.jpg
fonte immagine

Ilaria Alpi, diciannove anni senza verità e giustizia

https://solleviamoci.files.wordpress.com/2013/03/ilariaalpi.jpg
fonte immagine

.

http://profile.ak.fbcdn.net/hprofile-ak-ash4/373028_138888149558943_628783542_q.jpg
di | 20 marzo 2013

.

19 anni fa, il 20 marzo del 1994, venivano ammazzati in Somalia Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, mentre stavano indagando sugli intrallazzi di imprenditori senza scrupolo che accumulavano miliardi spacciando spazzatura e rifiuti tossici.

Forse avevano messo le mani e le telecamere su misteri gelosamente custoditi da corrotti residenti sulle due sponde del Mediterraneo, corrotti di varia natura e, soprattutto corruttori e distributori di tangenti agli “Amici somali e italiani”.

Da allora si sono susseguite le commissioni di inchiesta, i processi, persino qualche condanna, ma restiamo lontano dall’avversario assicurato verità e giustizia alla memoria di Luciana e Miran, ai loro familiari, agli amici di sempre, che continuano a tenere in vita, tra mille sforzi, una fondazione ed un premio dedicato alle storie di Ilaria e Mirian.

Sono stati proprio loro, in questa giornata, a lanciare l’ennesimo appello, a scuotere le coscienze, a chiedere che anche i nuovi presidenti delle Camere riaccendano i riflettori. Del resto il presidente del Senato, Pietro Grasso, proprio nel suo discorso di insediamento, ha annunciato di voler mettere il naso nelle stragi e nei delitti restati impuniti.

Siamo sicuri che in questo elenco vorrà inserire anche l’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, restato, e non a caso, senza mandanti, almeno per le aule dei tribunali. Chi volesse associarsi all’appello del premio Alpi e far sentire anche la sua voce potrà farlo sia twittando: 19 anni senza #giustizia per Ilaria e Miran, oppure scrivendo alla fan page di Facebook del premio Ilaria Alpi.

Alziamo la voce oggi per riuscire ad avere Giustizia e Verità per il prossimo 20 marzo del 2014, quando, purtroppo, ricorreranno 20 anni dal loro assassinio.

.

fonte ilfattoquotidiano.it

PRINT – EMAIL – PDF

Il 21 marzo ricordiamo anche le vittime dello Stato

https://i0.wp.com/2.bp.blogspot.com/_XbXGepCsORI/TCmfHbkVmrI/AAAAAAAAFA4/ewlup61_6ko/s400/rosa_insanguinata.jpg

Il 21 marzo ricordiamo anche le vittime dello Stato

.

https://i2.wp.com/st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/themes/carrington-blog/img/autori/RLenzi-thumb.jpg
di | 20 marzo 2013

.

Sabato sono stato a Firenze e ho partecipato alla Giornata della memoria e dell’impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie (anticipato quest’anno il 16 marzo per i 20 anni della strage dei Georgofili, n.d.r.). Una manifestazione ormai maggiorenne: da diciotto anni, ogni 21 marzo, l’organizzazione guidata da Luigi Ciotti coinvolge migliaia di cittadini in questo appuntamento (a Bologna in piazza Verdi alle 9) stringendo in un affettuoso abbraccio collettivo i familiari delle vittime. E urlando, anche a loro nome, due parole da sempre calpestate: verità e giustizia.

Ho molto apprezzato l’idea di ricordare anche i nomi delle 33 vittime del disastro ferroviario di Viareggio (29 giugno 2009), sebbene non si tratti di vittime di mafia. Specie in un paese senza memoria, è giusto utilizzare ogni occasione per divulgare la conoscenza delle tragedie che ne hanno segnato e condizionato la storia. Ricordando, ad alta voce, nomi e volti di vittime troppo spesso oltraggiate: dall’oblio; dalle verità negate; da una giustizia monca o parziale; dalla vergogna di trasversali ossequi al senatore a vita Giulio Andreotti che, assieme al presidente emerito che amava i “gladiatori” Francesco Cossiga, ha la responsabilità politica e morale di gran parte degli eccidi in nome dell’oltranzismo atlantico; dal degrado di vedere ancora oggi, tra gli eletti, amici e complici del fascista-massone-depistatore Licio Gelli.

Dal 2007, ogni 9 maggio al Quirinale si celebra la memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi. Indagini giudiziarie, sentenze e ricerche storiche hanno ormai dimostrato che criminalità organizzate, massonerie e gruppi eversivi hanno spesso condiviso strategie ed azioni finalizzate alla distruzione della democrazia.

Pertanto penso che anche i nomi e i cognomi di chi ha perso la vita nelle stragi di matrice (in parte o del tutto) terroristica, meritino di essere letti e ri-conosciuti. Eccone alcuni:

  GIOVANNI ARNOLDI

GIULIO CHINA

EUGENIO CORSINI

PIETRO DENDENA

CARLO GAIANI

CALOGERO GALATIOTO

CARLO GARAVAGLIA

PAOLO GERLI

LUIGI MELONI

VITTORIO MOCCHI

GEROLAMO PAPETTI

MARIO PASI

CARLO PEREGO

ORESTE SANGALLI

ANGELO SCAGLIA

CARLO SILVA

ATTILIO VALÈ

(Piazza Fontana, 12 dicembre 1969)

*

FRANCO DONGIOVANNI

ANTONIO FERRARO

DONATO POVEROMO

(Peteano, 31 maggio 1972)

*

GABRIELLA BORTOLON

FEDERICO MASARIN

GIUSEPPE PANZINO

FELICIA BARTOLOZZI SAIA

(Questura di Milano, 17 maggio 1973)

*

GIULIETTA BANZI BAZOLI

LIVIA BOTTARDI MILANI

EUPLO NATALI

LUIGI PINTO

BARTOLOMEO TALENTI

ALBERTO TREBESCHI

CLEMENTINA CALZARI TREBESCHI

VITTORIO ZAMBARDA

(Piazza della Loggia, 28 maggio 1974)

*

NICOLA BUFFI

ELENA CELLI

ELENA DONATINI

TSUGUFUMI FUKUDA

RAFFAELLA GAROSI

WILHELMUS J. HANEMA

HERBERT KONTRINER

ANTIDIO MEDAGLIA

MARCO RUSSO

NUNZIO RUSSO

MARIA SANTINA CARRARO in RUSSO

SILVER SIROTTI

(Italicus, 4 agosto 1974)

*

RAFFAELE IOZZINO

ORESTE LEONARDI

DOMENICO RICCI

GIULIO RIVERA

FRANCESCO ZIZZI

(Via Fani, 16 marzo 1978)

*

ALDO MORO

(9 maggio 1978)

*

ANTONELLA CECI

ANGELA MARINO

LEO LUCA MARINO

DOMENICA MARINO

ERRICA FRIGERIO in DIOMEDE FRESA

VITO DIOMEDE FRESA

CESARE FRANCESCO DIOMEDE FRESA

ANNA MARIA BOSIO in MAURI

CARLO MAURI

LUCA MAURI

ECKHARDT MADER

MARGRET ROHRS in MADER

KAI MADER

SONIA BURRI

PATRIZIA MESSINEO

SILVANA SERRAVALLI in BARBERA

MANUELA GALLON

NATALIA AGOSTINI in GALLON

MARIA ANTONELLA TROLESE

ANNA MARIA SALVAGNINI in TROLESE

ROBERTO DE MARCHI

ELISABETTA MANEA ved. DE MARCHI

ELEONORA GERACI in VACCARO

VITTORIO VACCARO

VELIA CARLI in LAURO

SALVATORE LAURO

PAOLO ZECCHI

VIVIANA BUGAMELLI in ZECCHI

CATHERINE HELEN MITCHELL

JOHN ANDREI KOLPINSKI

ANGELA FRESU

MARIA FRESU

LOREDANA MOLINA in SACRATI

ANGELICA TARSI

KATIA BERTASI

MIRELLA FORNASARI

EURIDIA BERGIANTI

NILLA NATALI

FRANCA DALL’OLIO

RITA VERDE

FLAVIA CASADEI

GIUSEPPE PATRUNO

ROSSELLA MARCEDDU

DAVIDE CAPRIOLI

VITO ALES

IWAO SEKIGUCHI

BRIGITTE DROUHARD

ROBERTO PROCELLI

MAURO ALGANON

MARIA ANGELA MARANGON

VERDIANA BIVONA

FRANCESCO GOMEZ MARTINEZ

MAURO DI VITTORIO

SERGIO SECCI

ROBERTO GAIOLA

ANGELO PRIORE

ONOFRIO ZAPPALÀ

PIO CARMINE REMOLLINO

GAETANO RODA

ANTONIO DI PAOLA

MIRCO CASTELLARO

NAZZARENO BASSO

VINCENZO PETTENI

SALVATORE SEMINARA

CARLA GOZZI

UMBERTO LUGLI

FAUSTO VENTURI

ARGEO BONORA

FRANCESCO BETTI

MARIO SICA

PIER FRANCESCO LAURENTI

PAOLINO BIANCHI

VINCENZINA SALA in ZANETTI

BERTA EBNER

VINCENZO LANCONELLI

LINA FERRETTI in MANNOCCI

ROMEO RUOZI

AMORVENO MARZAGALLI

ANTONIO FRANCESCO LASCALA

ROSINA BARBARO in MONTANI

IRENE BRETON in BOUDOUBAN

PIETRO GALASSI

LIDIA OLLA in CARDILLO

MARIA IDRIA AVATI

ANTONIO MONTANARI

(Stazione di Bologna, 2 agosto 1980)

.

fonte ilfattoquotidiano.it

fonte immagine

PRINT – EMAIL – PDF

APPELLO ONLINE – «Recuperiamo il casolare dove fu ucciso Impastato»

http://verobellimbusto.files.wordpress.com/2012/05/foto2.jpg
fonte immagine

«Recuperiamo il casolare dove fu ucciso Impastato»

.

Di Jolanda Bufalini

18 marzo 2013

.

Peppino Impastato, la cui tragedia si associa ormai sempre con quella di Aldo Moro, perché furono uccisi da terrorismi diversi nello stesso giorno, il 9 maggio del 1978, trascorse i suoi ultimi attimi di vita in un casolare isolato in contrada Feudo a Cinisi, di proprietà di un uomo molto ricco, farmacista di Cinisi, Giuseppe Venuti. C’era una stalla, delle mangiatoie, un sedile. Su quel sedile fu trovato il sangue di Peppino. Quelle macchie di sangue sono state un perno dell’inchiesta. Tramortito e ucciso, il corpo di Peppino venne poi fatto saltare in aria sui binari della ferrovia, per simulare l’attentato terroristico-politico.

Quel casolare è ora oggetto di una petizione lanciata dalla «Associazione Cento passi», che ha raccolto un appello del fratello di Peppino, Giovanni Impastato dal titolo «Salviamo la memoria». Spiegano Giovanni e Danilo Sulis, che fu compagno e amico di Impastato: «Quel casolare è diventato una discarica, dovrebbe essere un luogo della memoria». Ogni anno, racconta Giovanni, «a Cinisi vengono migliaia di giovani, studenti, scout, vengono poeti e politici, scrittori e intellettuali da ogni parte del mondo, ma l’ultima volta che ho portato lì una scolaresca sono dovuto tornare indietro. Troppa sporcizia, carcasse di animali morti, c’è di tutto».

https://i2.wp.com/www.squer.it/wp-content/uploads/2013/03/repubblica.jpg
Il casolare dove fu ucciso Peppino ridotto a una discarica – fonte immagine

L’appello rivolto al presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta è on line, http://www.change.org/peppinoimpastato, e si può firmare, in pochi giorni ha raggiunto 25.000 firme, di singoli e di associazioni. Una decina di anni fa furono i commissari prefettizi, il comune di Cinisi era stato sciolto per mafia, ad apporre un vincolo, come luogo della memoria, sul casolare. Ma l’indicazione di «luogo della memoria» non ha avuto effetti, Giovanni fece una prima denuncia per lo stato di abbandono del luogo alcuni anni fa, fino a quando, durante il governo Lombardo, nel 2011, l’assessore Armao trovò i soldi per comprare il casolare da trasformare in museo. Ma non ci fu niente da fare, il farmacista chiese tre volte il prezzo che la Regione era disposta a pagare e si avviò la procedura di esproprio.

Anche il comune di Cinisi, sul cui territorio è il bene vincolato, non si è occupato della questione, il sindaco Salvatore Palazzolo, eletto con una lista civica, è stato in più occasioni legale di fiducia del farmacista proprietario del casolare. «Le istituzioni – dice Giovanni Impastato – non ci aiutano a tenere viva la memoria di Peppino, che invece è memoria condivisa da tutte le culture del paese, di sinistra e cattoliche e laiche. Qui sono venuti Saviano e Sara Simeoni, Balotelli e Bertinotti, Carmen Consoli, Walter Veltroni e, da ultimo, Matteo Renzi». La famiglia Impastato ha messo a disposizione la propria casa, che dal 2005 è la casa museo dedicata alla memoria di Felicia e Peppino ma non altrettanto è avvenuto con gli altri luoghi dei 100 passi. La casa del boss Badalamenti, divenuta bene confiscato alla mafia, è stata assegnata a tre soggetti. Al primo e secondo piano doveva trovare posto la biblioteca comunale, negli spazi restanti dovevano trovare spazio le attività di Casa Memoria (dove con Giovanni e la famiglia operano alcuni compagni di Peppino) e quelle della Associazione dedicata al giovane ucciso creata dai suoi compagni di allora di Democrazia proletaria. Le due associazioni non vanno d’accordo, la famiglia ritiene che la lotta alla mafia che costò la vita a Peppino è patrimonio di tutti mentre i suoi ex compagni legano la figura di Peppino al movimento di allora.

Anche sulla gestione di casa Badalamenti il comune ha brillato per incapacità o indifferenza. È stata fatta una convenzione ma non vi è stabilita la divisione degli spazi, nulla è stato fatto per allestire la biblioteca comunale. Casa della memoria, che aveva un finanziamento della Fondazione con il sud per un progetto in collaborazione con l’osservatorio sulla ‘ndrangheta di Reggio Calabria, ha dovuto restituire il finanziamento. Così anche il bene confiscato alla mafia, il palazzo del boss Badalamenti, sta andando in malora. Ancora una volta le inadempienze rischiano di favorire il ritorno indietro, il palazzo dovrebbe essere messo in sicurezza, reso agibile in alcune parti, andrebbe rifatto l’impianto elettrico. Tutte cose su cui il Comune dovrebbe intervenire.

.

fonte unita.it

PRINT – EMAIL – PDF

**

Pertini studente, la sua tesi dispersa e ritrovata oggi diventa un libro

https://i2.wp.com/db2.stb.s-msn.com/i/4A/AFF23D5435237B36832B3FE03AC4D9.jpg
fonte immagine

Pertini studente, la sua tesi dispersa e ritrovata oggi diventa un libro

Il volume sulla cooperazione scomparve con l’alluvione. Discussa alla Cesare Alfieri di Firenze nel 1924 dal futuro capo di Stato. Un voto sotto la media e i suoi perché

https://solleviamoci.files.wordpress.com/2013/03/sandropertini.jpg
fonte immagine

.

«La cooperazione deve compiere nel campo operaio un’opera benefica e utile sia alla causa dei lavoratori che all’economia nazionale, deve indicare la via del lavoro e non della violenza. Lotta di lavoro e non lotta di classe». È un passaggio della tesi su «La cooperazione» discussa da Sandro Pertini, futuro presidente della Repubblica, alla facoltà di Scienze Politiche Cesare Alfieri di Firenze nel 1924. Era data per perduta durante l’alluvione del 1966 ma, ritrovata negli scantinati della biblioteca di Lettere, oggi è stata recuperata ed è un libro pubblicato da Ames e Legacoop Liguria.

IL VOLUME Il libro non è una mera copia anastatica di quella tesi, ma un testo critico realizzato da Sebastiano Tringali con la prefazione di uno dei maggiori docenti di storia contemporanea ed esperto di storia della cooperazione: il professor Paolo Fabbri dell’università di Roma 3 che offre anche due interessanti ipotesi sulla votazione ottenuta allora da Pertini per quella tesi, molto più bassa rispetto alla media dei voti raccolti negli esami: 84/110.

IL CORAGGIO DI PERTINI Sandro Pertini, che nel ’24 aveva 28 anni, era già laureato alla facoltà di Giurisprudenza di Modena ed era stato ammesso al terzo anno di corso presso l’Istituto di scienze sociali «Cesare Alfieri». Il 2 dicembre, dopo aver superato otto esami in soli sei mesi, Pertini ebbe il grande coraggio di saltare sei esami e chiedere la discussione della tesi. Finì davanti a una commissione di super-esperti come l’economista Giovanni Lorenzoni, il direttore dell’Alfieri professore di politica e legislazione economica Riccardo della Volta e Piero Marsili Libelli, economista di formazione cattolica. E infine, Olinto Marinelli, il più importante geografo dei tempi, che liquidò Sandro Pertini al’esame di Geografia con un 18. Senza contare che allora nel cda dell’Alfieri sedevano fior di fascisti. Scrive Fabbri che probabilmente Pertini scontò il coraggio di discutere la propria tesi prima di aver concluso l’iter degli esami, ma sottopone ai lettori anche l’ipotesi di un giudizio politico.

L’IMPEGNO POLITICO «Pertini – scrive Fabbri – quando arriva a Firenze ha già un passato di militante socialista ed è iscritto a Italia Libera», il movimento che è stato radice e humus di «Giustizia e libertà». «L’allora direzione generale di Pubblica sicurezza – scrive Fabbri – ne conosce certamente i movimenti». Ma lo stesso studioso attribuisce scarsa fondatezza a quest’ultima ipotesi: certo è che Pertini aveva fretta di laurearsi e la tesi del giovane studente, pur essendo di »ampia capacità di sintesi«, soffre di »ingenuità di interpretazione«. Una tesi, scrive Fabbri, »passibile di critiche dal punto di vista espositivo, scientifico e financo lessicale«. Da non meritare l’alloro della lode ma nemmeno da esser relegata tra quei lavori tanto inqualificabili da meritare la votazione di 84/110. Un piccolo giallo che aumenta la curiosità di affrontare il libro pubblicato da Ames e Legacoop con riconoscenza per avere di nuovo fruibile un testo di grandi intuizioni democratiche.

12 marzo 2013

.

fonte corriere.it

E’ morta Teresa Mattei. Scelse la mimosa simbolo dell’8 marzo e partecipò alla Costituente

https://i1.wp.com/www.pinomasciari.it/wp-content/uploads/2011/03/festa-della-donna-mimosa.jpg
fonte immagine

E’ morta Teresa Mattei
scelse la mimosa simbolo dell’8 marzo

Aveva 92 anni era nata a Genova e si è spenta a Lari, in provincia di Pisa. Ha partecipato all’Assemblea Costituente. Il messaggio di Napolitano

E' morta Teresa Mattei scelse la mimosa simbolo dell'8 marzo

.

di LAURA MONTANARI

.

Dicono che ci fosse lei dietro la mimosa diventata il simbolo della festa delle donne: “Scegliamo un fiore povero, facile da trovare nelle campagne” suggerì a Luigi Longo in un lontano 8 marzo. Teresa Mattei è morta oggi all’età di 92 anni a Lari, in provincia di Pisa dove viveva con la sorella Ida. E’ stata la più giovane eletta nell’Assemblea Costituente, la chiamavano “la ragazza di Montecitorio”. Era nata a Genova ed era l’ultima donna rimasta in vita fra le 21 che avevano partecipato alla stesura della Costituzione.

Pensiero libero e indipendente. Nel 1938 venne espulsa da tutte le scuole del Regno per aver rifiutato di assistere alle lezioni in difesa della razza. Nel 1955 fu “cacciata” dal PCI perchè contraria allo stalinismo e alla linea togliattiana.

Laureata in filosofia a Firenze, era stata partigiana con il nome di battaglia “Chicchi”, molto attiva nella Resistenza e della lotta di Liberazione, faceva parte dei Gap, poi è stata candidata per il Pci all’Assemblea Costituente, nella quale aveva il ruolo di segretaria dell’ufficio di presidenza. “Era una donna di grande intelligenza e di vitalità, infaticabile – la ricorda Patrizia Pacini che per l’Altreconomia ha firmato il libro “La Costituente, storia di Teresa Mattei” – era in prima fila a battersi per i diritti delle donne, per l’uguaglianza dei cittadini, ha lavorato alla stesura dell’articolo 3, cardine della nostra Costituzione”.

Il video: Il messaggio ai giovani

Dall’archivio: La grinta della partigiana Chicchi

Teresa Mattei ha trascorso gli ultimi anni di vita a Lari, un paese in provincia di Pisa. E’ stata dirigente nazionale dell’Udi (Unione Donne Italiane). Nel 1966 è diventata presidente della Cooperativa Monte Olimpino a Como, che con Munari, Piccardo e altri realizzava e produceva film nelle scuole, fatti dai bambini. Con la Lega per i diritti dei bambini alla comunicazione ha promosso in tutto il mondo grandi campagne per la pace e la non violenza. In un video ai giovani di un circolo Arci qualche tempo fa disse: “Voi dovete essere meglio di noi, voi siete il futuro. Difendete la nostra costituzione, battetevi per un’Italia fondata sulla giustiza e sulla libertà”.

Napolitano. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato alla famiglia Mattei un messaggio: “Ho appreso con animo commosso la notizia della scomparsa di Teresa Mattei, storica figura di coraggiosa partigiana e combattente per la liberazione del nostro Paese dalla barbarie nazifascista, che fu nel 1946 la più giovane deputata eletta alla Assemblea Costituente. Nel solco di quella prima luminosa esperienza, ella è rimasta sempre coerente con gli ideali di libertà e di democrazia. Nel lungo corso della sua esistenza si è dedicata con infaticabile impegno nell’affermare i diritti delle donne nella società e quelli dell’infanzia, in attuazione dei principi di quell’articolo 3 della Costituzione alla cui redazione aveva efficacemente contribuito. Giungano a tutti i familiari le mie condoglianze più sentite, insieme ai sentimenti di profonda riconoscenza per l’esempio che ha offerto di dedizione e di rigore nell’assolvimento dei suoi doveri”.

Matteo Renzi, “Porteremo con noi la sua eredità”. “Ho avuto l’onorevole di conoscerla e incontrarla quando ero presidente della Provincia – ha spiegato il sindaco di Firenze – è un chiaro esempio di impegno per il bene comune. A questo ha dedicato la sua vita prima come giovane partigiana e poi contribuendo a scrivere i principi fondamentali della nostra Costituzione. Nostro compito sarà quello di conservarne la lezione e ricordare il suo lavoro accanto alle colleghe degli altri schieramenti affinchè nella nostra carta fondamentale si affermasse la parità tra donne e uomini”.

Puppato, ricordiamo all’insediamento delle Camere. “La scomparsa di Teresa Mattei è una perdita enorme per tutte le donne, una perdita enorme dal punto di vista politico e morale” ha detto la senatrice Pd Laura Puppato.”Vorrei che fosse ricordata venerdì prossimo, nel giorno di insediamento delle nuove camere, sia per il suo contributo alla stesura della carta costituzionale – memorabile il suo discorso durante la discussione dell’art. 3 – Sia per il suo lavoro in favore dei diritti delle donne e dei minori. Se oggi le donne italiane hanno raggiunto la consapevolezza di una nuova cittadinanza lo devono soprattutto a lei, figura colpevolmente dimenticata anche dalla sinistra”.

(12 marzo 2013)

.

fonte firenze.repubblica.it

Fukushima: a due 2 anni dal disastro, “class action” contro governo e Tepco

https://i2.wp.com/totallycoolpix.com/wp-content/uploads/2011/18032011_japan_earthquake_one_week_later/tsunami_056.jpg
photogallery Japan Disaster Zone One Week On 

Fukushima: a due 2 anni dal disastro, “class action” contro governo e Tepco

.

12:34 11 MAR 2013

(AGI) – Tokyo, 11 mar. – Nel giorno del secondo anniversario del terremoto e tsunami in Giappone, arriva una ‘class action’ da parte di un gruppo di vittime contro il governo di Tokyo e la Tepco, l’agenzia che gestiva il disastrato impianto nucleare di Fukushima: chiedono maggiori sforzi per ripulire l’area contaminata. I circa 800 querelanti, che hanno depositato la denuncia presso la Corte distrettuale di Fukushima, chiedono 30mila yen (250 euro) al mese al governo e alla Tepco Electric Power Co, fino al ripristino dell’area. I querelanti sono soprattutto abitanti di Fukushima, ma anche di prefetture confinanti. “Chiediamo il ripristino della regione alle condizioni di prima che il materiale radioattivo contaminasse l’area e anche il risarcimento per i danni psicologici”, hanno spiegato in un comunicato gli avvocati.

Il devastante terremoto, seguito da uno tsunami, che devasto’, due anni fa, il nord-est dell’arcipelago, causo’ la morte di oltre 18.500 persone e una crisi nucleare che per mesi tenne il Giappone e il mondo con il fiato sospeso. Il Giappone ha ricordato con un minuto di silenzio le vittime del terremoto e tsunami che devasto’ due anni fa il nord-est dell’arcipelago, causando la morte di oltre 18.500 persone e la crisi nucleare a Fukushima. Alle 14:46 ora locale (le 06:46 in Italia), milioni di giapponesi in tutto l’arcipelago hanno ricordato in silenzio i morti e i dispersi per la tragedia e nelle comunita’ piu’ devastate sono tornati a risuonare gli allerta tsunami.

.

https://i0.wp.com/i.telegraph.co.uk/multimedia/archive/02505/JAPAN-DISASTER_2505931b.jpg

People observe a moment of silence during a rally in Iwaki, Fukushima prefecture Photo: AFP/GETTY IMAGES – fonte
.

A Tokyo, il minuto di silenzio ha segnato l’inizio di un sentito e commosso omaggio cui hanno partecipato l’imperatore Akihito e il premier Shinzo Abe, insieme a membri del governo e familiari delle vittime di quella che e’ stata la peggiore tragedia dalla seconda Guerra Mondiale. Durante la cerimonia, celebrata nel Teatro Nazionale e cui hanno assistito 1.200 persone, l’imperatore, accompagnato dall’imperatrice Michiko, ha espresso il suo “profondo cordoglio per le vittime e le famiglie”.

.

fonte agi.it