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Grillo: «Con Letta muore il 25 aprile». Scoppia la polemica con Pd, Sel e partigiani

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Grillo: «Con Letta muore il 25 aprile». Scoppia la polemica con Pd, Sel e partigiani

«Se i partigiani tornassero tra noi si metterebbero a piangere»

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ROMA – «Con la nomina a presidente del Consiglio di un membro di Bildeberg il 25 aprile è morto. È quanto scrive sul suo blog di Beppe Grillo, chiudendo un post titolato “il 25 aprile è morto”, evidentemente ispirato a “Dio è morto”, una canzone di Francesco Guccini. Parole che hanno subito scatenato la polemica reazione di Pd, Sel e partigiani.

Grillo. «Nella nomina a presidente del Consiglio di un membro del Bildeberg il 25 aprile è morto, nella grassa risata del piduista Berlusconi in Parlamento il 25 aprile è morto – afferma il leader del Movimento 5 stelle – nella distruzione dei nastri delle conversazioni tra Mancino e Napolitano il 25 aprile è morto, nella dittatura dei partiti il 25 aprile è morto, nell’informazione corrotta il 25 aprile è morto, nel tradimento della Costituzione il 25 aprile èmorto, nell’inciucio tra il pdl e il pdmenoelle il 25 aprile è morto, nella rielezione di Napolitano e il passaggio di fatto a una Repubblica presidenziale il 25 aprile è morto, nell’abbraccio tra Bersani e Alfano il 25 aprile è morto, nella mancata elezione di Rodotà il 25 aprile è morto, nella resurrezione di Amato, il tesoriere di Bottino Craxi, il 25 aprile è morto, nei disoccupati, nelle fabbriche che chiudono, nei tagli alla Scuola e alla Sanità il 25 aprile è morto, nei riti ruffiani e falsi che oggi si celebrano in suo nome il 25 aprile è morto – prosegue Grillo – nel grande saccheggio impunito del Monte dei Paschi di Siena il 25 aprile è morto, nel debito pubblico colossale dovuto agli sprechi e ai privilegi dei politici il 25 aprile è morto, nei piduisti che infestano il Parlamento e la nazione il 25 aprile è morto, nelle ingerenze straniere il 25 aprile è morto, nella perdita della nostra sovranità monetaria, politica, territoriale il 25 aprile è morto, nella mancata elezione di Rodotà il 25 aprile è morto, nella Repubblica nelle mani di Berlusconi, 77 anni, e Napolitano, 88 anni, il 25 aprile è morto, nei processi mai celebrati allo “statista” Berlusconi il 25 aprile è morto, nella trattativa Stato-mafia i cui responsabili non sono stati giudicati dopo vent’anni il 25 aprile è morto, nel milione e mezzo di giovani emigrati in questi anni per mancanza di lavoro il 25 aprile è morto, nell’indifferenza di troppi italiani che avranno presto un brusco risveglio il 25 aprile è morto. Oggi evitiamo di parlarne, di celebrarlo, restiamo in silenzio con il rispetto dovuto ai defunti. Se i partigiani tornassero tra noi si metterebbero a piangere».

Il 25 aprile «è una bussola», una «legittimazione dell’Italia repubblicana». Così il leader di Sel Nichi Vendola interviene a margine del corteo di Milano per celebrare la Liberazione. Per Vendola quella di oggi è una data da celebrare «finché continueranno ad esserci nostalgici di Adolf Hitler e finché c’è gente che investe
culturalmente sull’intolleranza».

«Grillo continua a parlare a sproposito. Se c’è una cosa sulla quale proprio lui non ha nulla da dire è il 25 aprile che rappresenta il giorno del ritorno alla libertà e alla democrazia, parole a lui sconosciute». Lo afferma Nico Stumpo, deputato del Pd.

«Grillo dichiara morto il 25 aprile. Lui che ha come capogruppo la cittadina Lombardi che riabilita il regime parlando di fascismo buono; lui che accoglie Casapound; lui che è il leader di un movimento che vuole risparmiare sui viaggi della memoria. Un rispettoso silenzio è l’unico modo che Grillo ha per celebrare il 25 aprile». Lo dice l’esponente del pd Davide Zoggia.

«Vada via dall’Italia Grillo se pensa che il 25 aprile sia morto; se pensa che la Liberazione non sia il fondamento per il quale oggi a lui è data la possibilità di parlare liberamente e di dire tutto e il contrario di tutto, passando dal golpe al golpettino». Lo afferma Emanuele Fiano del Pd.

«Beppe Grillo dovrebbe venire a Marzabotto e capirebbe che certe cose che dice non hanno senso. Ha detto una cosa grave e sbagliata, dire che il 25 Aprile è morto è una grande sciocchezza che fa male agli italiani, il 25 Aprile è la base della nostra democrazia e dei nostri valori». Dal parco di Montesole a Marzabotto questo è l’invito che ha lanciato a Grillo il presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani.

Si dicono feriti e offesi i partigiani della Brigata Stella Rossa, che combatteva sull’Appennino bolognese intorno a Marzabotto, dopo le parole di Beppe Grillo sul 25 Aprile. Riccardo Lolli, 89 anni, è il più vecchio partigiano della Brigata Stella Rossa e, come ogni anno, trascorre il suo 25 Aprile al parco di Monte Sole di Marzabotto per raccontare ai giovani cosa è stata la Resistenza. «Queste parole – ha detto Lolli – mi hanno fatto molto effetto, se c’è un mezzo morto quello è lui con i suoi che lo seguono. Grillo e i suoi devono capire che l’unica strada da seguire è quella della democrazia».

Rincara la dose Franco Fontana, altro reduce della Brigata Stella Rossa: «La botte – ha detto – dà il vino che ha. Grillo non arriverà mai da nessuna parte perché i suoi sono solo voti di protesta. Per me, più che un pagliaccio è un dittatore, se qualcuno dei suoi sgarra lo caccia subito. Le parole che ha detto sul 25 Aprile mi hanno toccato nel vivo».

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fonte il messaggero.it

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25 aprile, la giornata in tutta Italia. M5S: ci saremo ma non in prima fila

25 aprile, la giornata in tutta Italia.  M5S: ci saremo ma non in prima fila
Il Presidente della Repubblica all’Altare della Patria (agf)

25 aprile, la giornata in tutta Italia.
M5S: ci saremo ma non in prima fila

Napolitano prima all’Altare della Patria, poi in Via Tasso: “Servono coraggio e fermezza”. I Cinque stelle: “Saremo presenti, ma come semplici cittadini”. Zingaretti: “Legittimo. A volte mi sembrano prigionieri di questa voglia di distinguersi a tutti i costi anche quando non ce ne sarebbe bisogno”

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ROMAAd aprire la giornata di commemorazioni – per il 68esimo anniversario della Liberazione – è stato il capo dello Stato, Giorgio Napolitano che accolto con un grande applauso della folla, ha deposto la corona all’altare della Patria a Roma. Una cerimonia sobria davanti a tutte le autorità civili, politiche e militari; erano presenti, i presidenti di Camera e Senato, Grasso e Boldrini, il presidente del Consiglio uscente, Mario Monti, il sindaco della Capitale, Gianni Alemanno, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

Al termine della cerimonia, prima di lasciare piazza Venezia per dirigersi in via Tasso, dove
ha inaugurato il nuovo allestimento che ricorda le vittime delle torture naziste, Napolitano ha salutato le associazioni dei militari in congedo che lo hanno ringraziato per aver nuovamente accettato l’incarico di Capo dello Stato. “Nei momenti cruciali per il Paese in tempo di crisi la memoria è fondamentale. Venendo in posti come questi, c’è sempre molto da imparare sul modo di affrontarli: serve coraggio, fermezza e senso dell’unità, che furono decisivi per vincere la battaglia della resistenza”, ha detto il capo dello Stato lasciando il Museo della Liberazione dove è stato accolto da un coro di bambini ha cantato per lui “Bella Ciao” e l’Inno nazionale.

Molti i politici mobilitati per le manifestazioni, in tutta Italia. Compresi i parlamentari del M5S, che hanno però deciso di essere presenti alle cerimonie come semplici cittadini, non in prima fila e sui palchi.

“Penso che siano atteggiamenti di elitarismo, di chi si vuole sempre distinguere finendo poi però per distinguersi dallo spirito degli italiani”, ha detto il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, commentandol’atteggiamento del Movimento 5 Stelle nei confronti della festa della Liberazione. “Legittimo – ha aggiunto – ma mi sembrano a volte prigionieri di questa voglia di distinguersi a tutti i costi anche quando non ce ne sarebbe bisogno. Il 25 aprile dovrebbe essere la giornata dell’unità e dell’incontro con il popolo. Quello che è giusto è farlo con le persone, e non a caso oggi è una giornata di cortei, di maratone, di biciclettate e di feste nei parchi. E’ una festa – ha concluso il governatore – perchè quando dal fascismo si passa alla libertà non può che essere tale”.

Giorgio Napolitano, subito dopo essere stato all’altare della Patria, andrà in via Tasso a Roma per l’inaugurazione del nuovo allestimento del Museo storico della Liberazione. A Marzabotto, teatro della strage che si consumò nel settembre del 1944 con l’ uccisione da parte delle milizie nazifasciste di 800 persone per rappresaglia contro i partigiani della Brigata Stella Rossa, la cerimonia vedrà la partecipazione di Grasso, della leader della Cgil Susanna Camusso e di Cecilia Strada, ma anche della madre di Federico Aldrovandi, Patrizia Moretti, e del sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini.

A Roma previsti una serie di cortei, maratone e strade chiuse per le biclette dalla mattina a mezzanotte. I partigiani dell’Anpi sfilano da Colosseo al Campo Boario. Pedalate nei luoghi storici della Resistenza e cortei di studenti.

Milano il tradizionale corteo da porta Venezia a piazza Duomo (VIDEO) e la successiva manifestazione saranno chiusi dall’intervento di Boldrini, che terrà un’orazione commemorativa anche a Genova: ci sarà il sindaco Giuliano Pisapia, che si augura una “manifestazione pacifica” proprio nel rispetto dello spirito della Festa, ma anche i presidenti della Provincia e della Regione. Il 25 aprile “non è solo memoria, ma attualità”, sottolinea oggi l’Arci, che assieme all’Associazione nazionale partigiani ha organizzato iniziative in tutta Italia. A Bologna previsti molti eventi, dalle camminate in varie zone della città, alla depozione delle corone.

In Sicilia, presidio di ‘liberazione dal Muos’, a Niscemi, in contrada Ulmo, dove è prevista la realizzazione del sistema satellitare Usa di difesa. Per tutta la giornata comitati, famiglie e mamme No Muos hanno deciso di occupare l’area con dibattiti, passeggiate lungo i sentieri vicini e mostre. Di ieri la notizia che il ministero della Difesa ha impugnato davanti al Tar Palermo la revoca da parte della Regione delle autorizzazioni relative al Muos.

In Toscana sarà Matteo Renzi a prendere la parola, questa mattina nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, per commemorare il 68° anniversario della Liberazione. Il sindaco, come era già successo nel 2010, ha scelto di intervenire in prima persona, senza affidare l’orazione ufficiale del 25 aprile a un ospite illustre come era avvenuto, negli anni passati, col giudice della Corte costituzionale Paolo Grossi (2012), il cardinale Silvano Piovanelli (2011), l’allora presidente della Regione Claudio Martini (2009) o la presidente di Libertà e Giustizia Sandra Bonsanti (2008). A Parma la giornata di eventi inizia con il corteo ufficiale e la deposizione delle corone ai monumenti al Partigiano e ai Caduti, il discorso delle autorità in piazza Garibaldi, per concludersi con il concerto: sul palco Meg (ex 99 Posse), Maria Antonietta e la band spagnola Pegatina (tutti gli appuntamenti).

A Torino duemila persone hanno sfilato da piazza Arbarello, per via Cernaia fino a piazza Castello per la fiaccolata del 25 aprile (FOTO). Il sindaco Piero Fassino in testa, insieme all’assessore comunale alla Cultura, Maurizio Braccialarghe, e il consigliere regionale del Pdl Giampiero Leo. Tra la folla, le bandiere di Cgil, Cisl, Uil, No Tav e ancora, Anpi, Pd e Fiom. In corteo anche tante famiglie con bambini. Durante il suo discorso il sindaco è stato contestato e  interrotto dai fischi di un gruppo di antagonisti che hanno anche esposto cartelli di protesta (VIDEO).

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APPROFONDIMENTI

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(25 aprile 2013)

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fonte repubblica.it

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Oggi cosa resta del fascismo in Italia? Il convegno delle partigiane

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Oggi cosa resta del fascismo in Italia? Il convegno delle partigiane

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di | 21 marzo 2013

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Una sala da duecento posti piena, un altro centinaio di persone in esubero sedute per terra o in piedi: così si è presentata la situazione a Palazzo Marino a Milano sabato 16 marzo, al convegno indetto dall’Anpi nazionale, l’associazione dei e delle partigiane, organizzato proprio dal Coordinamento delle donne. Tra queste anche giovani sotto i trent’anni, perché l’associazione ha aperto da alcuni anni le iscrizioni a chiunque voglia partecipare alle attività.

Un titolo forte e chiaro:La violenza e il coraggio – Donne, Fascismo, Antifascismo, Resistenza, ieri e oggi’, a ribadire un concetto semplice: la storia si insegna e si impara a scuola, ma la memoria la si costruisce nel quotidiano dovunque, ed è fatta di scelte: nelle parole che si pronunciano, nei ricordi da tramandare, nelle narrazioni che diventano fili tesi tra generazioni.

Si può scegliere di rubricare come ‘passato’ quella fase della vicenda politica, sociale e umana che ha visto, nella Resistenza, l’unica palestra di democrazia condivisa da uomini e donne cattoliche, comuniste, anarchiche e socialiste; si può cancellare con una alzata di spalle la tragedia del fascismo e delle leggi razziali, per non parlare della retriva retorica familista che ancora l’Italia si trascina nella cultura diffusa anche dai media.

Ma quando si ascoltano le voci vibranti di donne e uomini che hanno vissuto il (primo) ventennio di buio di questo paese è difficile non emozionarsi.

Lidia Menapace e Marisa Ombra invitano le giovani donne che le guardano sedute a terra con occhi attenti a usare ironia e sberleffo contro il patriarcato e il machismo: ”Vi dicono che le donne non possono accedere al sapere scientifico perché hanno il cervello più piccolo? Perfetto, rispondete che di certo anche il diamante è più piccolo di una zucca, che certo pesa di più della pietra preziosa” – chiosa Menapace, classe 1924, della quale da poco è uscito ‘A furor di popolo.

L’invito è a non farsi intimidire dagli stereotipi e dai pregiudizi, e fa pensare che arrivi da donne che, come racconta Marisa Ombra nel suo bellissimo Libere sempre, a soli 17 anni erano già in montagna a rischiare la vita solo perché portavano notizie e aiuti ai partigiani.

Poco più che bambine molte di loro hanno iniziato la fase adulta dell’esistenza fronteggiando la violenza, e hanno scelto da sole da che parte stare, spesso optando per la lotta nonviolenta. Le intense letture fatte dall’attrice Aglaia Zanetti hanno alternato brani da libri di donne della resistenza a passi tratti da testi sacri dei teorici del fascismo, perle di raggelante attualità rimbalzate anche dagli schermi in sala: “Non darò il voto alle donne. La donna deve ubbidire. La mia opinione della sua parte nello Stato è opposta ad ogni femminismo. Naturalmente non deve essere schiava, ma se le concedessi il voto mi si deriderebbe. Nel nostro Stato non deve contare”. O anche. “La guerra sta all’uomo come la maternità sta alla donna”.

Così Benito Mussolini, mentre Ferdinando Loffredo, filosofo e teorico del regime, affermava; ”Il lavoro femminile crea nel contempo due danni; la ‘mascolinizzazione’ della donna e l’aumento della disoccupazione. La donna che lavora si avvia alla sterilità”.

Vale la pena di rammentare questo recente passato, per evitare a chi è più giovane di sottovalutare la pericolosità del non custodire e attualizzare la memoria: questo appuntamento, del quale presto si avranno gli atti (di cui si può vedere qualche stralcio qui o ascoltare alcuni passi audio) ha sapientemente mescolato storia di ieri e realtà contemporanea, con l’urgenza di riannodare fili che rischiano di essere tagliati.

“I partigiani ci vanno nelle scuole – ha detto Marisa Ombra – magari sono stanchi perché hanno molti anni, ma escono dagli incontri con i giovani pieni di energia, basta che vengano chiamati, e arrivano”.

Ascoltiamoli di più.

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Il Fatto Quotidiano

fonte ilfattoquotidiano.it

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E’ morta Teresa Mattei. Scelse la mimosa simbolo dell’8 marzo e partecipò alla Costituente

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E’ morta Teresa Mattei
scelse la mimosa simbolo dell’8 marzo

Aveva 92 anni era nata a Genova e si è spenta a Lari, in provincia di Pisa. Ha partecipato all’Assemblea Costituente. Il messaggio di Napolitano

E' morta Teresa Mattei scelse la mimosa simbolo dell'8 marzo

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di LAURA MONTANARI

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Dicono che ci fosse lei dietro la mimosa diventata il simbolo della festa delle donne: “Scegliamo un fiore povero, facile da trovare nelle campagne” suggerì a Luigi Longo in un lontano 8 marzo. Teresa Mattei è morta oggi all’età di 92 anni a Lari, in provincia di Pisa dove viveva con la sorella Ida. E’ stata la più giovane eletta nell’Assemblea Costituente, la chiamavano “la ragazza di Montecitorio”. Era nata a Genova ed era l’ultima donna rimasta in vita fra le 21 che avevano partecipato alla stesura della Costituzione.

Pensiero libero e indipendente. Nel 1938 venne espulsa da tutte le scuole del Regno per aver rifiutato di assistere alle lezioni in difesa della razza. Nel 1955 fu “cacciata” dal PCI perchè contraria allo stalinismo e alla linea togliattiana.

Laureata in filosofia a Firenze, era stata partigiana con il nome di battaglia “Chicchi”, molto attiva nella Resistenza e della lotta di Liberazione, faceva parte dei Gap, poi è stata candidata per il Pci all’Assemblea Costituente, nella quale aveva il ruolo di segretaria dell’ufficio di presidenza. “Era una donna di grande intelligenza e di vitalità, infaticabile – la ricorda Patrizia Pacini che per l’Altreconomia ha firmato il libro “La Costituente, storia di Teresa Mattei” – era in prima fila a battersi per i diritti delle donne, per l’uguaglianza dei cittadini, ha lavorato alla stesura dell’articolo 3, cardine della nostra Costituzione”.

Il video: Il messaggio ai giovani

Dall’archivio: La grinta della partigiana Chicchi

Teresa Mattei ha trascorso gli ultimi anni di vita a Lari, un paese in provincia di Pisa. E’ stata dirigente nazionale dell’Udi (Unione Donne Italiane). Nel 1966 è diventata presidente della Cooperativa Monte Olimpino a Como, che con Munari, Piccardo e altri realizzava e produceva film nelle scuole, fatti dai bambini. Con la Lega per i diritti dei bambini alla comunicazione ha promosso in tutto il mondo grandi campagne per la pace e la non violenza. In un video ai giovani di un circolo Arci qualche tempo fa disse: “Voi dovete essere meglio di noi, voi siete il futuro. Difendete la nostra costituzione, battetevi per un’Italia fondata sulla giustiza e sulla libertà”.

Napolitano. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato alla famiglia Mattei un messaggio: “Ho appreso con animo commosso la notizia della scomparsa di Teresa Mattei, storica figura di coraggiosa partigiana e combattente per la liberazione del nostro Paese dalla barbarie nazifascista, che fu nel 1946 la più giovane deputata eletta alla Assemblea Costituente. Nel solco di quella prima luminosa esperienza, ella è rimasta sempre coerente con gli ideali di libertà e di democrazia. Nel lungo corso della sua esistenza si è dedicata con infaticabile impegno nell’affermare i diritti delle donne nella società e quelli dell’infanzia, in attuazione dei principi di quell’articolo 3 della Costituzione alla cui redazione aveva efficacemente contribuito. Giungano a tutti i familiari le mie condoglianze più sentite, insieme ai sentimenti di profonda riconoscenza per l’esempio che ha offerto di dedizione e di rigore nell’assolvimento dei suoi doveri”.

Matteo Renzi, “Porteremo con noi la sua eredità”. “Ho avuto l’onorevole di conoscerla e incontrarla quando ero presidente della Provincia – ha spiegato il sindaco di Firenze – è un chiaro esempio di impegno per il bene comune. A questo ha dedicato la sua vita prima come giovane partigiana e poi contribuendo a scrivere i principi fondamentali della nostra Costituzione. Nostro compito sarà quello di conservarne la lezione e ricordare il suo lavoro accanto alle colleghe degli altri schieramenti affinchè nella nostra carta fondamentale si affermasse la parità tra donne e uomini”.

Puppato, ricordiamo all’insediamento delle Camere. “La scomparsa di Teresa Mattei è una perdita enorme per tutte le donne, una perdita enorme dal punto di vista politico e morale” ha detto la senatrice Pd Laura Puppato.”Vorrei che fosse ricordata venerdì prossimo, nel giorno di insediamento delle nuove camere, sia per il suo contributo alla stesura della carta costituzionale – memorabile il suo discorso durante la discussione dell’art. 3 – Sia per il suo lavoro in favore dei diritti delle donne e dei minori. Se oggi le donne italiane hanno raggiunto la consapevolezza di una nuova cittadinanza lo devono soprattutto a lei, figura colpevolmente dimenticata anche dalla sinistra”.

(12 marzo 2013)

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fonte firenze.repubblica.it

Busto del Duce a Cesenatico? E io cancello il mio spettacolo

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Busto del Duce a Cesenatico? E io cancello il mio spettacolo

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di | 2 febbraio 2013

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Amo e vado spesso a Cesenatico e se metteranno il busto di Mussolini in qualche luogo pubblico, nella biblioteca o magari, chissà, proprio nell’atrio del teatro, non vorrei trovarmelo davanti ed essere costretto a sputargli sopra pensando di sputare al Duce e al fascismo.

Il sindaco dice di “stupirsi”, parole sue “come ancora qualcuno non riesca a guardare la propria storia libero da pregiudizi ideologici e discuterne con la necessaria serenità”. Questo è l’aspetto più infingardo e pericoloso del revisionismo sul fascismo. Come se a quel tempo si fosse trattato di una disputa ideologica tra due fazioni in lotta tra loro e non del male assoluto contro le forze della libertà.

Solo alcuni giorni fa l’ex capo del Governo passato, Berlusconi, ha detto che “a parte le leggi razziali Mussolini ha fatto anche cose buone”. Una emerita cretinata evidente se si fa il ragionamento logico: “se non fosse per le leggi razziali Hitler ha fatto anche cose buone” dove a tutti verrebbe un brivido di ripulsa. Ma tant’è, il revisionismo avanza lento nella testa di certa gente che dovrebbe rappresentare la popolazione intera in un paese, Cesenatico, e in una Romagna che del fascismo ha visto e subìto gli aspetti più nefasti.

Abbiamo vinto noi, partigiani e alleati, contro il fascismo e adesso Buda può fare il sindaco. Se avessero vinto loro forse Buda era il Podestà e noi non saremmo qui. Io non sono libero da pregiudizi ideologici sul fascismo come vorrebbe quel sindaco, anzi li rivendico. Sono solidale con la vostra manifestazione e non posso essere con voi per ragioni di lavoro ma protesto come posso: se verrà attuata la decisione della giunta di mettere il busto di Mussolini in un luogo pubblico, in segno di protesta io non verrò nel teatro Comunale di Cesenatico a rappresentare il mio ultimo spettacolo “La Fondazione” di Raffaello Baldini previsto in cartellone per il primo marzo.
Ora e sempre resistenza!

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fonte ilfattoquotidiano.it

FATE GIRARE! – Manifesto dei vecchi democratici. Per la realizzazione della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza antifascista

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Manifesto dei vecchi democratici. Per la realizzazione della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza antifascista

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di Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Margherita Hack, Mario Alighiero Manacorda, Adriano Prosperi, Barbara Spinelli

Sei ‘democratici della terza età’ fanno appello ai giovani affinché partecipino, in vista delle prossime elezioni politiche, al processo di costruzione di una lista della società civile che si assuma l’ambizioso compito di traghettare il paese verso l’ideale della democrazia presa sul serio. Da troppo tempo, ormai, la democrazia italiana si dibatte in una crisi profonda. Nel contesto attuale, è la semplice fedeltà alla Costituzione repubblicana, patrimonio di ogni ‘moderato’, ad esigere una svolta radicale. Una anticipazione dal nuovo numero di MicroMega da oggi in edicola e su iPad.

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Siamo un gruppo di vecchi, nel senso tecnico del termine (oltre i 65 anni si ha la riduzione al cinema, ai musei eccetera), poiché il meno giovane di noi ha 98 anni e la più giovane 66. Ci rivolgiamo ai giovani e a chi è ancora lontano da quella che l’eufemismo chiama «terza età».
Siamo angosciati per i rischi che da troppo tempo corre la democrazia nel nostro paese e vorremmo contribuire a dare la necessaria risposta perché l’Italia, invece, approssimi l’ideale della democrazia presa sul serio. Le elezioni politiche della primavera 2013 sono sotto questo profilo un appuntamento cruciale.

Veniamo da un quasi ventennio di regime berlusconiano, poiché anche i governi di centro-sinistra nei loro sette anni di «stanza dei bottoni» nulla hanno fatto per contrastare il potere antidemocratico accumulato dall’aspirante Putin di Arcore. Berlusconi in realtà non era neppure candidabile in virtù del decreto presidenziale 30 marzo 1957 n. 361, ma il centro-sinistra, anche quando in maggioranza in parlamento, ha preferito non applicarlo e nel ’94 né destra né sinistra hanno ricordato quel che diceva il decreto. Purtroppo quella legge prevede che l’applicazione sia affidata agli stessi parlamentari, anziché alla magistratura. Sui temi chiave della giustizia e dell’informazione il centro-sinistra, sia al governo che all’opposizione, ha anzi dato luogo molto spesso a un’indecente politica bipartisan. Il risultato è che l’Italia è stata ridotta in macerie: morali, istituzionali, culturali, sociali, economiche, oltre che politiche. Il governo dei cosiddetti tecnici non ha saputo realizzare nessuna discontinuità col regime berlusconiano. Il radicale mutamento di stile, rispetto all’autentico «svaccamento» operato da Berlusconi e dai suoi complici, aedi mediatici e altre cricche, purtroppo non si è tradotto in una politica diversa in nessuno dei temi rilevanti della vita pubblica.

Nel paese esiste oggi certamente una maggioranza, forse anche vasta, che vuole cambiare radicalmente. Non perché sia «radicale» nei suoi stati d’animo, interessi, valori. Semplicemente perché oggi essere fedeli alla Costituzione (atteggiamento moderato per definizione, autentico mainstream di una democrazia) significa esigere, nella lotta all’illegalità e alla corruzione, alla disoccupazione e alla precarietà, all’evasione fiscale e alla dismisura del privilegio, una pura e semplice inversione di rotta. Dicono che questa Costituzione sia in alcuni punti insufficente, perché non tiene conto di leggi e istituzioni e politiche che si fanno ormai in Europa. Ma nemmeno sull’idea di una Costituzione europea vera, che emani dai cittadini e non dai governi (dunque riscritta dal parlamento europeo), esistono idee, nonché progetti, elaborati dai partiti o dai governi, tecnici o politici che siano.

In realtà negli ultimi decenni in Italia vi sono state due sole grandi forze politiche, quella del privilegio e quella del Terzo Stato. La prima ha saputo rinnovare a adattare costantemente i suoi strumenti di rappresentanza e di governo, ogni volta che quelli in atto si dimostravano fallimentari e diventavano invisi alla maggioranza degli italiani. Dal Caf a Berlusconi+Lega e infine ai «tecnici». La seconda non ha mai avuto una rappresentanza autentica e ha visto via via scemare la capacità rappresentativa che pure in passato avevano avuto i partiti della sinistra. Che, per soprammercato, hanno compiuto tutti gli errori possibili per perdere anche quando avevano «la vittoria in tasca»: dalla «gioiosa macchina da guerra» di Occhetto al rifiuto delle liste civiche regionali (già pronte) nel 2006.

Ora si profila la stessa situazione, semmai ancor più paradossale: le destre allo sbando, la sinistra prima forza nei sondaggi, seguite da un nuovo movimento di opposizione (M5S di Beppe Grillo). Eppure, dato il sistema elettorale, o quelli che vengono ventilati in sua sostituzione, il «partito» del privilegio potrebbe vincere di nuovo attraverso la sua ennesima metamorfosi, e un ennesimo appoggio da parte del Vaticano. Una metamorfosi che sarà una forma inedita di «centrismo» (in Italia, chissà perché, le destre si chiamano sempre «centro», o addirittura «centro-sinistra» come all’epoca del Caf). Il Terzo Stato continuerà a non trovare rappresentanza, e quelle parziali che avrà saranno divise (finendo dunque manzonianamente calpeste e derise).

Per questo ci rivolgiamo ai giovani, e comunque a quanti sono ancora lontani dalla nostra «terza età», perché si mobilitino per realizzare una lista della società civile intenzionata ad allearsi con tutte le forze che condivideranno gli elementi essenziali di un programma democratico di cui qui sotto elenchiamo alcuni punti cruciali.
Non un nuovo partito, ma uno strumento a «geometria variabile», da usare intanto per questa tornata elettorale con la garanzia che i candidati svolgeranno i loro cinque anni di rappresentanza parlamentare come un temporaneo servizio civile, rinunciando ad ogni ri-candidatura e impegnandosi a sostenere una riforma istituzionale distruttiva per la «Casta».
Noi ovviamente non saremo candidati, ma sosterremo queste liste e ce ne faremo garanti in tutti i modi più efficaci.
Pensiamo che i punti programmatici su cui convergere debbano essere i seguenti:

Riforma istituzionale

Una sola Camera (la seconda con compiti di «difensore civico» e altri, formata per metà dai sindaci delle principali città, e per l’altra metà a sorte/rotazione per un anno dai sindaci dei comuni meno grandi – ovviamente attraverso un delegato del sindaco, se impegnato).
Numero di parlamentari molto ridotto (aumenta l’autorevolezza del parlamento, e una volta decisa la riduzione, le resistenze non sono proporzionali ai tagli, al limite per un peone è meglio un taglio radicale, perché tutti i peones come lui non avranno chance, che un mezzo e mezzo: ottimale sarebbe cento).
Abrogazione di tutti i privilegi legali, tranne l’assenso all’arresto.
Abolizione di tutti i privilegi per gli ex di qualsiasi carica.
Limite di due mandati.
Incompatibilità tra cariche elettive diverse, e tra cariche elettive e consistenti interessi finanziari, economici, mediatici (legge rigorosa sul conflitto di interessi).
Radicale restrizione, per comuni, regioni, della possibilità di far ricorso a «consulenze». Limite ancor più radicale all’uso di auto blu (modello anglosassone).
Numero prefissato di dirigenti e impiegati degli enti locali, in relazione al numero degli abitanti.

Giustizia

Abrogazione di tutte le leggi ad personam e riscrittura della legge «anticorruzione» appena approvata.
Abrogazione della prescrizione non appena interviene il rinvio a giudizio.
Reintroduzione, aggravata, della precedente legge sul falso in bilancio.
Introduzione del reato di «traffico d’influenza» e di autoriciclaggio, aggravamento di concussione e corruzione.
Ripristino della versione precedente (15 anni fa? Di più?) del reato di falsa testimonianza, introduzione del reato di ostruzione di giustizia, con pene e severità anglosassoni massime.
Divieto ai magistrati di candidarsi a cariche elettive (se vogliono, devono dimettersi prima della candidatura) e ad attività di consulenze.
Revisione/razionalizzazione dei distretti.
Commissione parlamentare su fenomeni tipo P3 e P4 di inquinamento di regime dell’autonomia della magistratura.
Ampliamento del reato di concorso esterno ad associazione mafiosa.
Riforma radicale della giustizia amministrativa, oggi di nomina politica.
Abrogazione delle leggi su droga e clandestinità nelle versioni attuali che intasano le carceri. Responsabilità delle banche per gli assegni a vuoto, e depenalizzazione di questo e reati analoghi (proposte infinite volte reiterate da Davigo) che paralizzano la giustizia. Idem per tutte le farraginose procedure di notifica: di cui deve essere garantita la ricezione da parte dell’imputato (o suo avvocato), non le infinite possibilità attuali di schivarla.

Lavoro

Contrasto di tutte le forme attuali di precariato (e in modo particolarissimo del lavoro in affitto e di altre forme sempre più di para-caporalato) utilizzando strumenti e affermando diritti già operanti nei paesi europei più avanzati.
Licenziamenti e intervento del magistrato sul modello tedesco.
Rigoroso rispetto dei diritti sindacali in ogni azienda, attraverso una più ampia tipizzazione di «comportamento antisindacale». Aggravante nelle sanzioni, se c’è tentativo di influenzare votazioni nelle aziende. Referendum obbligatorio per ogni accordo contrattuale nazionale o aziendale.

Fisco

Lotta all’evasione, prendendo le migliori parti delle migliori leggi dei paesi più efficienti nel combattere il fenomeno. Denuncia, nella dichiarazione dei redditi, di tutti i conti correnti, cassette di sicurezza, e qualsiasi altra forma di patrimonio. Diventa reato l’intestazione fittizia di proprietà, a singoli o società. Divieto di avere conti in paesi che non garantiscano possibilità di interventi e rogatorie consoni alla legislazione anti-evasione italiana. Manette per i casi di gravità medio-alta. Detraibilità di quante più prestazioni professionali possibili. Sospensione e poi radiazione dagli albi professionali per chi non emette regolare fattura, e chiusura per periodi progressivamente più lunghi per gli esercizi commerciali che non emettono scontrino. Aliquote secondo il criterio progressivamente progressivo: diminuire il carico fiscale sui ceti medi, aumentarlo fortemente (e progressivamente) su benestanti, ricchi e straricchi, introduzione della tassazione sui patrimoni più alti.

Tv

Liberalizzazione dell’etere, cioè legislazione antitrust in fatto di frequenze che prenda il meglio (il più antitrust) delle legislazioni europee. Idem per le agenzie di pubblicità. Rafforzamento della televisione pubblica e sua trasformazione radicale su modello Bbc prima maniera (o Bankitalia stile Baffi).

Scuola

Primato della scuola pubblica e rigoroso rispetto della norma costituzionale che esclude «oneri per lo Stato», di qualsiasi natura, a vantaggio delle scuole private. Abrogazione delle ore di religione confessionali. Riforma dei vari ordini e gradi imperniata sulla serietà e «difficoltà» degli studi (ma con modalità e capacità didattiche capaci di «appassionare» gli alunni), privilegiando la formazione critica sulle specializzazioni professionali, lo studio dell’inglese fin dalle elementari con insegnanti di madrelingua, lo studio del darwinismo fin dalle elementari, la cultura classica e le lingue classiche col sistema «norvegese» di apprendimento «lingua viva», l’importanza della storia eccetera. E un sistema di concorsi che per la prima volta privilegi il merito, con ampia presenza di commissari internazionali, visto il livello irrimediabile di nepotismo o scelta per amicizie.

Sanità

Riforma della riforma sanitaria. Scelta radicale tra professione privata e lavoro nel servizio pubblico. Concorsi internazionali per cariche mediche e amministrative. Carta dei diritti del malato e dei doveri degli operatori sanitari. Vincolo di tempi rapidi per la diagnostica e sanzioni per i manager che non li garantiscono. Abrogazione dell’obiezione di coscienza per l’aborto.
Testamento biologico e leggi sul fine vita allineate con i più avanzati paesi europei.
Sappiamo che non si tratta di un programma esaustivo, e di ogni punto si possono discutere le «tecnicalità». Ma siamo convinti che sia comunque chiaro e discriminante per i valori che lo ispirano.
Chiediamo a tutti i giovani e gli ancora lontani dalla «terza età» che lo condividono nell’essenziale di dare la loro disponibilità a un impegno disinteressato. E a segnalarci persone che ritengono valide come candidati delle liste stesse. Che comunque dovranno avere i seguenti requisiti:
Vengono candidate solo persone che non abbiano mai ricoperto cariche parlamentari, di governo, di assessorato in comuni, province o regioni. E che ovviamente non abbiano avuto a che fare con la giustizia, se non per manifestazioni, lotte pacifiche eccetera.
Chi si candida si impegna solennemente, pubblicamente, per iscritto, a non candidarsi alle elezioni successive.
La quota dello stipendio di parlamentare trattenuta dall’eletto dovrà evitare che la carica comporti «scalata sociale», il resto sarà devoluto a iniziative pubbliche. L’eletto si impegnerà alla massima trasparenza in fatto di redditi, proprietà, fisco.

(22 novembre 2012)

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fonte temi.repubblica.it/micromega-online

FINALMENTE LA VERITA’ – “Quelle ossa sono dell’anno 1000, i partigiani non c’entrano nulla”

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“Quelle ossa sono dell’anno 1000
I partigiani non c’entrano nulla”

Concluso l’esame dei corpi riesumati dal cimitero di San Giovanni in Persiceto: smentendo le voci che parlavano di una strage di fascisti, i test con il carbonio 14 hanno stabilito che i cadaveri risalgono al Medioevo

"Quelle ossa sono dell'anno 1000 I partigiani non c'entrano nulla" Un campione delle ossa riesumate

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Il ritrovamento di ossa appartenenti a decine di cadaveri. Una voce popolare che li collega a una “corriera fantasma” e al presunto eccidio di un gruppo di repubblichini compiuto dai partigiani. Anni di polemiche. Alla fine, un esame che grazie al radiocarbonio chiude la partita: quei corpi appartengono a persone vissute a cavallo dell’anno Mille e le vicende dell’ultimo dopoguerra non possono proprio entrarci nulla.

Tutto comincia nell’ottobre del 1962, quando a San Giovanni in Persiceto, in provincia di Bologna, all’interno di un campo agricolo vengono ritrovate le ossa di un consistente numero di scheletri. Qualcuno ne è certo: sono i passeggeri di una corriera partita da Brescia e transitata per San Giovanni, dove i partigiani tesero un’imboscata e uccisero gli occupanti perché fascisti. L’anno dopo si svolgono funerali solenni e gli scheletri, raccolti in 32 cassette, vengono seppelliti nel cimitero cittadino. Nel frattempo viene portata avanti un’inchiesta e i cadaveri vengono esaminati da un istituto di medicina legale che, in base alle possibilità tecniche dell’epoca, non esclude che i cadaveri possano risalire al secondo dopoguerra. Una sentenza del tribunale di Bologna, però, nel 1965 mette nero su bianco: non si riscontrano eventi traumatici e, di conseguenza, non si tratta di fascisti uccisi dai partigiani.

Le voci, però, continuano. Tanto che l’Anpi, recentemente, chiede di riesaminare i corpi. I campioni prelevati da tre cassette passano all’esame degli esperti dell’Università di Bologna e del museo archeologico ambientale di Persiceto, prima di essere inviati al Centro di datazione e diagnostica (Cedad) dell’Università del Salento, a Lecce.

Due gli individui sottoposti al test radiometrico: emerge che uno è vissuto tra l’890 e il 1050, l’altro tra il 990 e il 1160. Un dato “assolutamente affidabile”, assicura Maria Giovanna Belcastro, docente di antropologia dell’Alma Mater ed esperta negli aspetti forensi della disciplina, “perché affidabile è il metodo ed affidabile è il Cedad”.

Il protocollo, in casi del genere, prevede comunque un secondo esame in un altro laboratorio: i campioni, in questo caso, andranno a Oxford per essere ricontrollati. Non dovrebbe essere necessario, invece, estendere il test agli altri scheletri: lo stato di conservazione delle ossa, infatti, fa ritenere che si tratti di un gruppo “omogeneo” di reperti escludendo, dunque, che nelle cassette possano esserci corpi risalenti a diverse epoche storiche. (Dire)

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fonte bologna.repubblica.it