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LA FESTA E’ FINITA – Adesso B rischia sul serio

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Adesso B rischia sul serio

“Sei anni di carcere e interdizione perpetua dai pubblici uffici” è la richiesta di condanna di Ilda Boccassini per Berlusconi accusato di concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile. E la riforma Severino questa volta potrebbe non aiutare il Cavaliere a salvarsi. A meno che l’ex premier non riuscisse a far durare il processo fino al 2020

13 maggio 2013

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di Paolo Biondani

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Sei anni di reclusione. E interdizione perpetua dai pubblici uffici. E’ la condanna chiesta dal pm Ilda Boccassini, dopo un giorno di requisitoria, nel cosiddetto processo Ruby, che vede Silvio Berlusconi imputato di concussione e prostituzione minorile. Se il tribunale dovesse accogliere la richiesta dell’accusa, salirebbero a tre le condanne inflitte all’ex capo del governo, già dichiarato colpevole di frode fiscale sui diritti tv di Mediaset anche in appello (4 anni di reclusione) e in primo grado per il caso dell’intercettazione giudiziaria rubata e divulgata nel 2005 per danneggiare l’allora leader della sinistra Pero Fassino.

Ma se quest’ultima condanna è destinata a cadere in prescrizione tra pochi mesi grazie alla legge ex Cirielli, ora ci sono «bassissime probabilità» che l’ultima riforma, che porta il nome dell’ex ministro Paola Severino, possa cancellare il reato più grave contestato a Silvio Berlusconi nel processo Ruby. A confermarlo a “L’Espresso” sono autorevoli fonti della Cassazione, che si richiamano all’analisi delle nuove norme contenuta nell’apposita relazione interpretativa depositata il 3 maggio scorso dall’ufficio studi della stessa Suprema Corte.

Nella requisitoria il pm Ilda Boccassini ha riassunto l’accusa spiegando che nelle notti di Arcore «le ragazze invitate facevano parte di un sistema prostitutivo organizzato per il piacere di Silvio Berlusconi. Un sistema che fa capo in particolare a tre persone: Nicole Minetti, Emilio Fede e Lele Mora. Ruby era una di loro e non c’è dubbio che abbia fatto sesso con il Cavaliere ricavandone benefici». Il procuratore aggiunto ha poi ricostruito minuto per minuto, con l’analisi delle telefonate, testimonianze e documenti, la famosa serata del fermo per furto di Karima El Mahroug detta Ruby e le chiamate dalla Francia fatte personalmente dall’allora capo del governo per spingere la questura a rilasciare quella 17enne marocchina senza documenti, sostenendo che fosse la nipote del rais egiziano Mubarak.

Alle cinque del pomeriggio il pm Boccassini ha chiesto la condanna di Silvio Berlusconi per entrambi i capi d’accusa: atti sessuali a pagamento con una minorenne, quale era la 17enne Karima nei tre mesi in cui passava le notti nella villa di Arcore e riceveva denaro dall’allora presidente del consiglio; e concussione, per aver indotto la questura di Milano a rilasciarla, raccontando appunto la bugia su Mubarak, per farla affidare all’allora consigliere regionale del Pdl Nicole Minetti, nonostante le contrarie indicazione della pm del tribunale dei minori.

Salvo nuovi rinvii per impedimenti politici o eccezioni legali, la sentenza dovrebbe arrivare molto presto, tra una o due udienze, dopo le arringhe degli avvocati-parlamentari Piero Longo e Niccolò Ghedini. Nei processi normali i giudici devono trovare una risposta certa alla domanda più elementare: colpevole o innocente? Vale a dire: l’accusa ha provato “al di là di ogni ragionevole dubbio” che quell’imputato ha commesso quel reato? Il problema è che in questi anni alcuni dei più importanti processi a Silvio Berlusconi si sono chiusi con una terza via (di fuga dalle responsabilità): colpevole, ma non punibile.

Un risultato raggiunto grazie a svariate leggi approvate dal centrodestra e contestate dal centrosinistra. Nel processo sui conti esteri non dichiarati della Fininvest (fondi neri per 750 milioni di euro), ad esempio, i giudici hanno dovuto applicare la nuova legge del 2002 sul falso in bilancio e dichiarare il reato “estinto”, pur chiarendo nella motivazione che “Berlusconi non può certo dirsi innocente”. E nel caso Mills, dove il miliardario di Arcore era accusato di aver corrotto un testimone-chiave di altri due processi, il reato è stato dichiarato non punibile per effetto della legge ex Cirielli, che a partire dal 2005 ha dimezzato proprio i termini di prescrizione.

Nel 2012, quando il governo Monti è riuscito a far approvare la riforma delle norme anti-corruzione, la nuova formulazione della concussione, “spacchettata” in due diversi reati, aveva fatto temere possibili contraccolpi anche sul processo Ruby. La questione giuridica è molto complicata, ma si può riassumere in una domanda: la riforma ha abolito una delle possibili forme di commissione del reato (in gergo tecnico, “abolitio criminis”) o ha soltanto modificato la pena (aumentata per la “costrizione” e ridotta per la “induzione indebita”)? Almeno fino ad oggi, la risposta della Cassazione è «netta e univoca» in senso sfavorevole alla difesa del premier: «Le novità legislative non hanno comportato alcuna eliminazione di fattispecie in precedenza punite», spiega la relazione interpretativa indirizzata ai magistrati della Suprema Corte.

Il dossier tecnico di 19 pagine specifica che la riforma crea parecchi problemi, perché cambia i termini di prescrizione e per il futuro rende punibili anche le vittime dell’induzione, ma almeno per ora non c’è neppure una sentenza di Cassazione che abbia sposato la tesi della “abolitio criminis”. Il dubbio però, nelle questioni di diritto, non si può mai escludere totalmente: la relazione infatti cita un possibile orientamento futuro, ricavabile da un semplice passaggio di un’unica motivazione, che potrebbe mettere in forse la punibilità della “induzione” attribuita a Berlusconi. Ma fra i tre possibili orientamenti della corte, solo questo è parzialmente incerto mentre gli altri due sono sicuramente sfavorevoli all’ex premier. E per beneficiare della prescrizione, questa volta, l’ex premier dovrebbe riuscire a far durare il processo fino al 2020.

Il bello del diritto penale, comunque, è che le nuove leggi valgono solo se favorevoli all’imputato. Quindi al caso Ruby non può applicarsi la riforma che dal 2012 ha reso applicabile anche in Italia la convenzione internazionale del 2007 contro la pedofilia, che sancisce tra l’altro che un imputato di reati sessuali non può più giustificarsi sostenendo di aver ignorato la vera età di una minorenne. Ma la nuova regola che annulla questo alibi varrà solo per i futuri accusati. Mentre al processo Ruby la difesa può ancora schivare l’imbarazzante accusa sessuale sostenendo, nella peggiore delle ipotesi, che Berlusconi, a differenza di Emilio Fede e della brasiliana Michelle Conceicao, non sapeva che Ruby fosse minorenne o quantomeno che l’accusa non lo ha provato con certezza: è la teoria dell’utilizzatore finale a sua insaputa.

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fonte espresso.repubblica.it

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Ruby, Boccassini: sistema prostitutivo organizzato per il piacere di Berlusconi. Nessun dubbio: Karima si prostituiva

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Ruby, Boccassini: sistema prostitutivo
organizzato per il piacere di Berlusconi
Nessun dubbio: Karima si prostituiva

Requisitoria del pm al processo: «Il sistema faceva capo a tre persone in particolare: Fede, Mora, Minetti»

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ROMA – Silvio Berlusconi è finito imputato al processo Ruby anche per una legge introdotta dal suo governo: questo, in estrema sintesi, quanto ha sostenuto il procuratore aggiunto Ilda Boccassini nelle premesse della sua requisitoria al processo Ruby al tribunale di Milano. Una requisitoria che si concluderà oggi con la richiesta di condanna del Cavaliere, accusato di concussione e prostituzione minorile.

«Prima di entrare nel merito delle imputazioni ascritte a Berlusconi – ha detto Ilda Boccassini – volevo ribadire l’importanza della tutela del minore al punto che sono intervenute due leggi importanti, una nel febbraio 2006, la numero 38, e l’altra nel marzo del 2008, volute dal governo Berlusconi, con lo scopo di combattere lo sfruttamento sessuale del minore».

«Le ragazze invitate facevano parte di un sistema prostitutivo organizzato per il piacere di Silvio Berlusconi – ha detto Boccassini riferendosi alle feste dell’ex premier nella sua villa di Arcore – Un sistema che fa capo a tre persone in particolare: Nicole Minetti, Emilio Fede e Lele Mora».

«Non abbiamo dubbi che Ruby si prostituisse» ha detto Bocassini.

«Fede non poteva non sapere che Ruby era minorenne». «Nel momento in cui Karima viene portata ad Arcore, Emilio Fede sapeva che quella ragazza era minorenne non poteva non saperlo – sostiene Boccassini – Possiamo immaginare che una persona come Emilio Fede che ha dedicato la sua vita e il suo credo a Berlusconi non gli abbia detto che stava introducendo nelle serata di Arcore una minorenne?».

«Ruby e le altre ragazze a caccia del sogno negativo italiano». «Ruby, così come le altre ragazze che avrebbero preso parte ai presunti festini a luci rosse ad Arcore, era alla ricerca del sogno negativo italiano – dice Boccassini – e avvicinò Berlusconi per ottenere denaro facile e possibilità di lavoro nel mondo dello spettacolo, così come le altre giovani».

Ruby «aveva da Berlusconi direttamente quello che le serviva per vivere in cambio delle serate ad Arcore – ha proseguito Boccassini, sostenendo inoltre che ad Arcore c’era un «sistema prostitutivo».

Nicole Minetti aveva «questo doppio lavoro», ossia «gestiva le case di via Olgettina dove vivevano le ragazze che si prostituivano» e «era un rappresentante delle istituzioni nel Consiglio regionale, pagata dai contribuenti». Così il procuratore aggiunto di Milano, Ilda Boccassini, ha descritto la figura dell’ex consigliere regionale, la quale, secondo il pm, distribuiva il suo tempo tra queste due occupazioni. Anche Minetti, così come Emilio Fede e Lele Mora, secondo Boccassini, era consapevole che Ruby fosse minorenne quando frequentava Arcore. Così come lo sapevano, sempre secondo il pm, diverse persone che frequentavano la ragazza, come Caterina Pasquino e Michelle Conceicao, le quali inoltre erano a conoscenza «che Ruby si prostituiva». Ruby, sempre secondo la requisitoria, ha dormito diverse notti ad Arcore tra il febbraio e il marzo del 2010 ed era diventata «la preferita, la più gettonata delle ragazze» in quel contesto di «prostituzione ad Arcore» che, secondo l’accusa, «è stato dimostrato al di la di ogni ragionevole dubbio».

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fonte ilmessaggero.it

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PROPAGANDA SOVIETICA – Caso Ruby, il grande inganno di Canale 5: scomparsi i fatti sgraditi a Berlusconi

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fonte immagine kataweb.it

Caso Ruby, il grande inganno di Canale 5: scomparsi i fatti sgraditi a Berlusconi

Lo speciale andato in onda in prima serata sulla tv di famiglia,alla vigilia della requisitoria di Ilda Boccassini, racconta solo la versione dell’imputato, in uno stile da propaganda sovietica. Nessuna immagine delle ragazze coinvolte, censurate le intercettazioni telefoniche più esplicite su quanto succedeva davvero nelle notti di Arcore

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di | 13 maggio 2013

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Strano modo di fare televisione: neanche una foto delle ragazze protagoniste del caso Ruby. Ecco il grande inganno del programma di Canale 5 “Ruby ultimo atto. La guerra dei 20 anni” (guarda il trailer). Degno di entrare nei manuali di storia di giornalismo. Sarebbe bastata una scelta delle foto delle ragazze del bunga-bunga per far capire agli spettatori di che cosa si stesse parlando. Invece niente. Una poderosa, quanto faticosa macchina della disinformazione. Ad avere voce, presentati come attendibili, i testimoni utili alla difesa: quelli che dicono che ad Arcore si svolgevano “cene eleganti“. Ragazze tutte pagate da Silvio Berlusconi, da anni da lui mantenute e ancora oggi regolarmente stipendiate con 2.500 euro al mese, più auto e case. Oppure camerieri, pianisti, cantanti, che devono a Silvio tutto quello che hanno.

Dei racconti fatti nelle intercettazioni, nessun accenno (si possono però ascoltare qui nel montaggio di ilfattoquotidiano.it). Eppure erano cose pesanti, tipo: “Più troie siamo e più bene ci vorrà“. Tutte parlavano di soldi, vera ossessione delle serate di Arcore. Addirittura alcune raccontavano di aver fatto l’esame del sangue per sapere se avessero contratto l’Aids. Nessuna traccia neppure delle testimonianze delle ragazze che hanno rivelato che alle feste avvenivano spogliarelli, danze erotiche, toccamenti alle parte intime, simulazione di atti sessuali. Poi, le prescelte all’X Factor del bunga-bunga potevano passare la notte con il presidente, ottenendo un compenso più alto. Niente di tutto ciò nel programma presentato da Andrea Pamparana, che un tempo faceva il giornalista. Voce all’avvocato Niccolò Ghedini. A Ruby. E a Berlusconi, naturalmente.

L’unica teste d’accusa a cui il programma ha dato voce: Ambra Battilana, la cui credibilità è subito smontata con la lettera che ha poi mandato a Berlusconi. E Ruby? Pagata con 57 mila euro “per avviare un centro estetico” (mai visto). Ragazza che ha “commosso tutti raccontando la sua storia”. Altro che sesso: non poteva spingere “ad altro che a commiserazione”. Ammette di essere bugiarda, ma il programma di Mediaset sa distillare le sue verità. Panzane sul numero dei processi di Berlusconi e sul numero di intercettazioni di questo processo. Ma nessuna voce a contraddire, a rettificare, a inserire un minimo di verità dei fatti in un programma di regime sovietico prima di Breznev.

Sul reato più grave di cui Berlusconi è accusato (la concussione), la trasmissione dà il meglio di sé. Afferma che nessuna pressione è stata fatta da Silvio, nella notte del 27 maggio 2010, per far uscire Ruby dalla questura di Milano, nel timore che potesse rivelare l’altro reato (la prostituzione minorile). Dà per certo che Berlusconi non sapesse la vera età della ragazza. Che la credesse davvero nipote di Mubarak. E che l’intervento di quella notte di frenetiche telefonate tra Parigi e Milano fosse solo di evitare un incidente diplomatico. Garantisce che Berlusconi parlò di Ruby direttamente a Mubarak, in un precedente incontro internazionale: circostanza smentita dai testimoni presenti, secondo cui il rais egiziano non capì neppure la battuta di Silvio su una ragazza egiziana di sua conoscenza.

La pm dei minori ha ribadito in aula che le sue disposizioni erano chiare: tenere la ragazza in questura finché non si fosse trovato un posto in comunità. Il programma se la cava sostenendo che i funzionari di polizia potevano decidere di loro iniziativa che cosa fare. E si guarda bene dal dire in che mani finì quella notte: a casa di una prostituta brasiliana, dopo essere stata affidata a Nicole Minetti, compagna di bunga-bunga, insignita per una notte dell’inesistente qualifica di “consigliera ministeriale”.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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La Cassazione ‘gela’ Berlusconi. I processi restano a Milano

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La Cassazione ‘gela’ Berlusconi. I processi restano a Milano

18:52 06 MAG 2013
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(AGI) – Roma, 6 mag. – Continueranno ad essere celebrati a Milano i processi Ruby e Mediaset, che vedono imputato il leader del Pdl, Silvio Berlusconi. Lo ha deciso la sesta sezione penale della Cassazione.
I giudici della Suprema Corte, dopo una breve Camera di Consiglio, hanno rigettato l’istanza presentata dalla difesa di Berlusconi che chiedeva che i due procedimenti fossero trasferiti a Brescia, invocando il ‘legittimo sospetto’.

I due processi, dunque, finora sospesi in attesa della decisione della Cassazione, potranno continuare davanti ai magistrati di Milano. Il processo Mediaset, per il quale Berlusconi e’ stato condannato in primo grado a 4 anni, con l’interdizione dai Pubblici uffici per cinque anni, e’ attualmente in fase d’appello: il reato contestato all’ex premier e’ quello di frode fiscale per presunte irregolarita’ nell’acquisizione dei diritti Tv. Il processo Ruby, invece, e’ ancora fermo al primo grado: Berlusconi e’ accusato di concussione e prostituzione minorile.

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fonte agi.it

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MEA MAXIMA CULPA – “Noi, agnelli inermi contro il prete lupo” Il film-shock sulla pedofilia nella Chiesa

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Pubblicato in data 04/mar/2013

Il film – diretto dal regista premio Oscar Alex Gibney – documenta alcuni dei più scioccanti casi di pedofilia che hanno coinvolto la Chiesa Cattolica negli ultimi anni, partendo dalla testimonianza di quattro uomini sordomuti che negli Stati Uniti, insieme ad altri 200 bambini, furono vittime degli abusi del direttore della loro scuola, padre Lawrence Murphy, e che solo da adulti hanno trovato la forza di denunciare l’accaduto.
L’indagine su Murphy, accusato di abusi su oltre 200 studenti, ha portato alla luce le responsabilità del Vaticano, fino a coinvolgere la Curia Romana e lo stesso Benedetto XVI.
Nelle sale italiane il 20 marzo 2013. Distribuito da Feltrinelli Real Cinema

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“Noi, agnelli inermi contro il prete lupo”
Il film-shock sulla pedofilia nella Chiesa

Sbarca in Italia il documentario “Mea Maxima Culpa” del premio Oscar Alex Gibney: quattro non udenti di Milwaukee raccontano gli abusi subiti da un sacerdote in un istituto per sordi. Duecento ragazzini violentati, ma il Vaticano non gli impose mai di rinunciare all’abito talare. L’autore: “Volevo denunciare l’omertà dei massimi vertici ecclesiastici”

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di CLAUDIA MORGOGLIONE

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ROMA – “Nella notte, mentre noi agnelli riposavamo nei dormitori, tu, che eri il lupo, arrivavi. E ogni volta sceglievi la preda. Per questo io, che sono stato uno delle tue vittime, ti odio”. Parole dure, forti, intense. Ma anche coraggiose. E liberatorie. Perché a scriverle è stato un uomo non udente di Milwaukee, Wisconsin, in una lettera indirizzata a a padre Lawrence Murphy: sacerdote che per circa 25 anni ha lavorato in un istituto per sordi, e che ha commesso su di lui – e su altri 200 bambini – continui abusi sessuali. Un anatema rivolto dunque al prete pedofilo che ha rovinato la sua infanzia: un violentatore seriale rimasto sempre impunito, malgrado il quarto di secolo trascorso a commettere stupri e molestie; morto alcuni anni fa in un cimitero consacrato, senza mai aver dovuto rinunciare al sacerdozio. Così come accaduto ad altri suoi colleghi di clero che hanno commesso reati: nella vicina Boston, ma anche in Irlanda e qui in Italia.

VAI ALLA NOSTRA INCHIESTA SULLA PEDOFILIA NELLA CHIESA

Una vicenda drammatica, che gronda ingiustizia. E che emerge da un docufilm-shock appena sbarcato nelle sale italiane, grazie alla Feltrinelli Real Cinema (che lo distribuisce anche in dvd): si chiama Mea Maxima Culpa – Silenzio nella casa di Dio, ed è diretto dal regista premio Oscar Alex Gibney. Un’inchiesta dolorosa, documentata, che non fa sconti a nessuno. E che colpisce lo spettatore per almeno due motivi. In primo luogo, per la mole delle testimonianze dirette che è riuscito a mettere insieme: in particolare quelle di quattro ospiti dell’istituto, che da ragazzini subirono con la forza le attenzioni di Murphy. I loro nomi sono Terry Kohut, Gary Smith, Pat Kuehn e Arthur Budzinsky (in originale li doppiano attori famosi, come Ethan Hawke e Chris Cooper). Sono stati loro, fin dalla gioventù, a cercare di fermare il loro carnefice; ad esempio creando dei volantini contro di lui, e distribuendoli nelle chiese. E poi, da adulti, denunciando pubblicamente la vicenda. I loro racconti sono agghiaccianti: rivelano ad esempio la furbizia del prete, che sceglieva i piccoli di cui abusare tra quelli i cui genitori non parlavano il linguaggio dei segni. Come garanzia che quelle pratiche sarebbero rimaste non denunciate, e non punite.

E poi sullo schermo vediamo anche altri personaggi americani che hanno combattuto  contro l’omertà della Chiesa: l’avvocato Jeff Anderson, specialista in class action contro i vertici cattolici; il reverendo Thomas Doyle, prete domenicano ed ex componente dell’ufficio del Nunzio papale a Washington, che ha consacrato la sua vita a stare dalla parte delle vittime; l’ex Arcivescovo di Milwakee che tentò di far processare Murphy, ma che fu fermato dallo scandalo che lo coinvolse personalmente, quello di avere un amante gay (ma adulto e consenziente).

E oltre al caso del Wisconsin, il film torna anche su altri episodi. Come quello, più noto, degli abusi sessuali compiuti da un prete di Boston, John Geoghan, e che fu  coperta dall’arcivescovo della città, Bernard Law. Lo stesso Law non è stato ufficialmente redarguito o punito per i suoi silenzi, ma è stato trasferito in una delle chiese più importanti di Roma, Santa Maria Maggiore. Dove qualche giorno fa – come alcuni giornali hanno riportato – il neoPapa Francesco si è rifiutato di incontrarlo: un modo plateale per mostrare la sua disapprovazione. Ci sono poi riferimenti documentati al caso italiano di Verona, che ha coinvolto come a Milwaukee dei ragazzini di un istituto per non udenti; a quello irlandese, clamoroso, che coinvolse padre Tony Walsh, e portò a un contrasto durissimo tra la Chiesa e il governo del paese; e quello di Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo, vicinissimo a Giovanni Paolo II, definito “tossicodipendente e molestatore”, e che solo dopo la morte di papa Wojtyla Ratzinger “esiliò” (esilio dorato, come sempre accaduto) a Jacksonville, Florida, dove poi è morto. Tra i particolari curiosi, c’è invece la decisione presa alcuni anni fa di trasferire tutti i religiosi colpevoli di abusi in un’isola, una sorta di “isola dei pedofili”: fu anche individuata un’isoletta dei Caraibi, vicino Grenada; ma il progetto di deportazione fu in seguito abbandonato.

Ed è qui che veniamo al secondo aspetto del film che colpisce lo spettatore, e che riveste grande interesse: l’atteggiamento del Vaticano. La pellicola ricorda come nel 1991 l’allora cardinale Josef Ratzinger, capo della Congregazione della dottrina della fede, chiese che tutti i casi di abusi verso minori finissero sulla sua scrivania: “Nessuno più di lui sa tutto sulla vicenda”, viene ricordato dallo schermo. E anche grazie a testimonianze di giornalisti italiani come Marco Politi (ex vaticanista di Repubblica, ora opinionista del Fatto), l’immagine del papa emerito ne esce in chiaroscuro: avrebbe voluto procedere contro alcuni dei sacerdoti più colpevoli; ma non avrebbe avuto il coraggio o la forza di farlo, per l’atteggiamento contrario di alcuni degli uomini chiave della Curia, da Angelo Sodano a Tarcisio Bertone.

Dell’esistenza di una congiura del silenzio, del resto, è convinto il regista di Mea Maxima culpa, Alex Gibney. “E’ cospirazione – dichiara – come dimostra  un documento vaticano scoperto di recente, conosciuto come crimen solicitiationis, secondo cui ogni abuso ecclesiastico che implichi la violazione del segreto della confessione debba essere tenuto segreto all’autorità civile e alle famiglie delle vittime, pena la scomunica”. Tutto deve restare nascosto, dunque. Ma visto che la pellicola arriva nei cinema italiani pochi giorni dopo l’elezione del nuovo Papa, la speranza di molti spettatori sarà che Francesco rinnovi la Curia anche su questo punto.

(18 marzo 2013)

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fonte repubblica.it

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PROCESSO RUBY – Pm: “Ad Arcore un collaudato sistema di prostituzione”

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Ruby: pm, “Ad Arcore un collaudato sistema di prostituzione”

08:13 05 MAR 2013

(AGI) – Milano, 5 mar. – “Gli elementi di prova convergono univocamente ad attestare la responsabilita’ dell’imputato”. E’ cominciata con queste parole la requisitoria del pm Antonio Sangermano al processo Ruby a carico di Silvio Berlusconi accusato di concussione e prostituzione anche minorile.
Requisitoria che verra’ conclusa dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini con la richiesta di condanna venerdi’ prossimo.
L’accusa ieri e’ stata categorica: “Le cene ad Arcore erano un collaudato sistema prostitutivo per il divertimento di Berlusconi”. Sistema “articolato in tre fasi: cena, bunga bunga e poi sesso a pagamento”. Tanto che c’era persino una “competizione” tra le ragzze, “ansiose di restare” a dormire a Villa San Martino. E in tutto questo Ruby “era parte integrante del sistema prostitutivo” cosi’ come lo era Nicole Minetti, “che svolgeva un ruolo particolarmente delicato compiendo ella personalmente atti prostitutivi” e facendo da “intermediatrice e agevolatrice dell’altrui prostituzione”, ricavandone oltre a denaro anche “l’inserimento in politica”. Quelle di Arcore per i magistrati non erano quindi cene eleganti, ne’ spettacoli di burlesque, ma un “mercimonio sessuale”. “Non siamo davanti alla prostituzione di strada – ha sostenuto il pm – ma a qualcosa di altrettanto lesivo della dignita’ umana”. Al sistema avrebbero preso parte anche Lele Mora ed Emilio Fede come ‘procacciatori’ delle ragazze da portare nella residenza dell’ex premier. A sostegno delle sue tesi il Pm cita dichiarazioni e intercettazioni tra le varie ragazze. Linea completamente contestata dalla difesa che parla esplicitamente di “ricostruzione squisitamente di parte” mentre le cene “non c’entrano nulla col capo d’imputazione”.- L’udienza si era aperta con una testimonianza considerata cruciale dai giudici: quella del Pm del Tribunale dei Minori, Anna Maria Fiorillo che ha ricostruito quanto accadde la notte tra il 27 e il 28 maggio del 2010 quando, ha ribadito, disse di affidare Ruby a una comunita’ protetta per minori. Il magistrato racconta che un agente della Polizia la chiamo’ perche’ c’era una denuncia per Ruby come autrice di un furto: “in base alle informazioni sospettai che la ragazza facesse la prostituta”. Il magistrato si e’ soffermato anche sulle telefonate ricevute dal Commissario Iafrate affermando di essere rimasta “infastidita” dall’atteggiamento della dirigente della Polizia. “Intorno alla mezzanotte – e la Fiorillo entra nel ‘cuore’ della vicenda che e’ costata a Berlusconi l’accusa di concussione – mi chiamo’ il commissario Iafrate che mi disse che non c’erano posti in comunita’ e che si era presentata una commissaria ministeriale, tale Minetti, disponibile a prendere la ragazza… affermo’ che questa persona si era incaricata dell’affido perche’ la ragazza era la nipote egiziana di Mubarak”. “Rimasi incredula – ha continuato – e dissi: ‘ma se mi avete detto che e’ marocchina, tutt’al piu’ e’ la nipote del re del Marocco…'”. Fiorillo parla anche dell’allora ministro dell’interno Roberto Maroni: “Ritengo che quando ando’ in Parlamento e disse che Ruby era stata affidata dalla Polizia alla Minetti secondo le indicazioni del magistrato disse una cosa che attaccava la mia moralita’ perche’ nessun magistrato degno di questo nome avrebbe potuto fare una cosa del genere”. Sempre oggi, Silvio Berlusconi e’ stato al centro di un altro processo, in questo caso pero’ come vittima di una tentata estorsione da parte del faccendiere Valter Lavitola condannato a due anni perche’ accusato di aver chiesto all’ex premier 5 milioni per non rivelare “circostanze penalmente rilevanti e pregiudizievoli” tra le quali il presunto caso delle escort a palazzo Grazioli.

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fonte agi.it

Al Conclave il cardinale Mahony che coprì lo scandalo abusi: negli Usa scoppia la polemica. E in Italia «Famiglia cristiana» solleva il caso

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Negli Stati Uniti il prelato è già stato sollevato da tutti gli incarichi

Al Conclave il cardinale Mahony che coprì lo scandalo abusi: negli Usa scoppia la polemica

Petizione di un gruppo di cattolici Usa contro l’ex arcivescovo
E anche in Italia «Famiglia cristiana» solleva il caso

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Il cardinale Mahony non deve votare in Conclave. È la richiesta di un gruppo di cattolici americani, Catholics United, che hanno lanciato anche una petizione nazionale. Roger Mahony è l’ex arcivescovo di Los Angeles che è stato sollevato da tutti gli incarichi dal suo successore alla diocesi, mons. Josè Gomez, perché riconosciuto colpevole di aver insabbiato 129 casi pedofilia da parte di sacerdoti. Proprio su uno di questi casi, sabato 23 febbraio Mahony dovrà deporre in Tribunale.

LA PROTESTA – «Se un Cardinale è privato del suo ruolo pubblico nella diocesi, perché dovrebbe essere premiato con la possibilità di votare per il prossimo Santo Padre? Il Cardinal Mahony aggraverebbe ulteriormente lo scandalo e la vergogna per la nostra Chiesa se partecipasse al Conclave» si legge nella petizione che chiede all’alto prelato di restare a casa.

IL SONDAGGIO SU «FAMIGLIA CRISTIANA» – E la questione arriva anche in Italia. Famiglia Cristiana lancia un sondaggio online chiedendo agli utenti di esprimere la loro opinione: Mahony al Conclave sì o no? Oltre che aprire il suo sito con un lungo dossier sulla vicenda, in cui si parla anche della petizione, avviata in Usa.

LA REAZIONE – Mahony ammette sul suo blog la sofferenza provocata dalle critiche ricevute negli ultimi giorni: «Per essere onesto fino in fondo non posso dire di avere raggiunto il punto in cui posso pregare per ulteriori umiliazioni. Sono allo stadio in cui chiedo la grazia di sopportare l’umiliazione subita al momento». E ancora: «Negli ultimi giorni mi sono trovato ad essere umiliato molte volte. Sono stato affrontato in più di un luogo da gente molto infelice. Posso capire la loro rabbia nei miei confronti e nei confronti della Chiesa», ha scritto il Cardinale.

Redazione Online CorSera

18 febbraio 2013 | 18:43

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fonte corriere.it

Preti pedofili, resa dei conti negli Usa

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L’ex arcivescovo di Los Angeles Roger Mahony

Preti pedofili, resa dei conti negli Usa

L’arcivescovo di Los Angeles, Jose Gomez, ha sollevato il suo predecessore, cardinale Roger Mahony, da tutti i suoi impegni pubblici nella Chiesa per la cattiva gestione dei casi di abusi sessuali

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Con una decisione senza precedenti nella Chiesa Cattolica americana, l’arcivescovo di Los Angeles, Jose Gomez, ha annunciato di aver sollevato il suo predecessore, cardinale Roger Mahony, da tutti i suoi impegni pubblici nella Chiesa per la cattiva gestione dei presunti abusi sessuali su bambini negli anni ’80 (Mahony guidò l’arcidiocesi dal 1985 al 2011); Gomez ha annunciato anche che il vescovo di Santa Barbara, Thomas J.Curry, si è dimesso. L’annuncio è arrivato in contemporanea con la pubblicazione sul sito della diocesi di decine di migliaia di documenti, in precedenza rimasti segreti, riguardanti il modo in cui la Chiesa gestì le sorti di 122 sacerdoti accusati di molestie.

Gomez ha accompagnato il tutto con una lettera ai parrocchiani sottolineando che la lettura dei documenti potrebbe risultare «brutale e dolorosa». «Il comportamento descritto in quei documenti è terribilmente odioso e diabolico. Non ci sono scuse per quel che accadde a questi bambini. I sacerdoti coinvolti avevano il dovere di essere i loro padri spirituali e fallirono. Oggi dobbiamo riconoscere quel terribile errore».

La pubblicazione dei documenti e la sanzione a una figura centrale nello scandalo dei preti pedofili nella più grande diocesi americana segnala l’evidente volontà di Gomez di prendere le distanze dallo scaldalo dei preti pedofili e voltare pagina.

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fonte lastampa.it

GIORNATA DELL’INFANZIA – Povertà, cresce il divario / Ecpat, in crescita turismo sessuale da parte delle donne

Bambini a GazaBambini a Gaza

Giornata dell’infanzia

Povertà, cresce il divario

Negli ultimi vent’anni sono stati raggiunti i livelli massimi di disuguaglianza a discapito dei bambini più poveri. E’ quanto denuncia il nuovo rapporto “Nati Uguali” di Save the Children

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Roma, 20-11-2012

Negli ultimi vent’anni sono stati raggiunti i livelli massimi di disuguaglianza a discapito dei bambini piu’ poveri. E’ quanto denuncia il nuovo rapporto ”Nati Uguali” di Save the Children diffuso in occasione della Giornata Mondiale per l’Infanzia. Una condizione che influisce drammaticamente sulla loro salute, la loro educazione e le possibilita’ di sopravvivenza, esponendoli maggiormente alle malattie, al ritardo fisico o mentale, e all’abbandono scolastico.

 Secondo il nuovo rapporto dell’Organizzazione, spiega una nota di Save the Children, che raccoglie i dati relativi a 32 paesi, il gap tra i bambini poveri e quelli ricchi a livello globale e’ cresciuto del 35% rispetto al 1990, un aumento doppio rispetto a quello riscontrato per gli adulti, con la conseguenza che in alcuni paesi la mortalita’ infantile sotto i 5 anni per i bambini poveri e’ doppia rispetto a quella dei piu’ ricchi.

 In linea generale, il rapporto dimostra che i bambini che nascono con maggiori possibilita’ economiche hanno 35 volte le possibilita’ di accedere alle risorse rispetto a quelli piu’ poveri e questo riguarda ad esempio l’accesso all’educazione, alle cure sanitarie, ma anche una minore possibilita’ di dover lavorare in tenera eta’.

In alcuni paesi la distanza tra bambini ricchi e poveri negli ultimi vent’anni e’ quasi triplicata, come nel caso del Peru’ dove e’ aumentata del 179%. Gli altri paesi meno virtuosi sono Bolivia (+170%), Colombia (+87%), Camerun (+84%) e Ghana (+78%). ”I bambini sono i piu’ colpiti da una distanza che continua a crescere inesorabilmente tra chi ha e chi non ha. La disuguaglianza va combattuta senza tregua se vogliamo dare a tutti i bambini la stessa possibilita’ di vita e di sviluppo, perche’ possano beneficiare degli enormi passi fatti dal progresso a livello globale,” ha dichiarato Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia.

 

I bambini in Medio Oriente

I bambini morti, feriti o traumatizzati a causa del conflitto israelo-palestinese, da ambo le parti, ”sono gia’ troppi” e Save the Children chiede a tutte le parti coinvolte di ”adoperarsi per l’immediata risoluzione del conflitto”. ”E’ a questi bambini e a tutti quelli che in questi anni hanno perso la vita e sono stati traumatizzati dalle continue violenze in questi territori e a tutti i bambini che vivono in aree in conflitto o post conflitto, immaginiamo la Siria, che va il nostro pensiero oggi, Giornata Mondiale dell’Infanzia.

Ed e’ proprio a loro che Save the Children Italia vuole dedicare questa giornata, come simbolo di un’infanzia che continua ad essere negata e drammaticamente segnata”, ha dichiarato Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia. Le famiglie della striscia di Gaza che abitualmente gia’ vivono in condizioni difficili, stanno esaurendo il cibo e l’acqua, gli ospedali stanno finendo i rifornimenti e piu’ di 1 milione e 700.000 persone – di cui la meta’ bambini – sono intrappolate nelle proprie case da giorni, con la corrente interrotta fino a 18 ore al giorno.

 ”I bambini, che sono la meta’ della popolazione di Gaza, stanno vivendo momenti terribili e in costante pericolo – afferma Osama Damo, uno degli operatori di Save the Children a Gaza – La maggior parte delle famiglie e’ barricata in casa da giorni, senza la possibilita’ di uscire per procurarsi lo stretto necessario. A Gaza, gia’ tantissimi bambini sono malnutriti e soffrono di anemia, l’impatto di questo ennesimo conflitto sulla loro salute puo’ essere devastante”.

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fonte rainews24.it

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Infanzia: Oggi Giornata Mondiale. Ecpat, in crescita turismo sessuale da parte delle donne

20 Novembre 2012 – 08:43

(ASCA) – Roma, 20 nov – La lotta allo sfruttamento sessuale di bambini deve continuare senza tregua. Lo ribadisce ECPAT-Italia, in occasione della 23a Giornata Mondiale dell’Infanzia, che si celebra oggi. ”Di buon auspicio – sottolinea – la nuova normativa che trae i propri contenuti dalla Convenzione di Lanzarote, che prevede ulteriori reati e aggravi di pena, in materia di abuso e sfruttamento sessuale di minori. Ora e’ necessario un piano d’azione nazionale teso a prevenire questi fenomeni. In agenda pero’ anche altre priorita’: ribadire che nessuno si deve sentire al sicuro se, nel buio della propria stanza, ricerca, condivide immagini pedopornografiche; far uso di quelle foto significa perpetrare l’abuso e mantenere vivo un mercato molto fiorente. Dobbiamo scalzarci dai primi posti della classifica dei turisti sessuali con bambini, sia uomini che donne. Ribadire un corretto uso delle tecnologie per i giovani, contro gli adescamenti e gli abusi. Lottare con strumenti di cooperazione investigativa il traffico di minori verso il nostro Paese”. Con la nuova normativa ispirata alla Convenzione contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale si e’ fatto un decisivo passo avanti per contrastare l’adescamento dei minori on line, cosiddetto ”grooming”. Un fenomeno in costante aumento dovuto – sottolinea Ecpat Italia – da una parte alla superficialita’ dei giovani nell’uso dei nuovi media, dall’altro al divario di conoscenze tra genitori e figli in ambito tecnologico. In merito ECPAT ricorda che nel nostro Paese, secondo i dati, il 34% dei ragazzi dichiara di essere entrato in contatto con situazioni pericolose via web e che il 7% dichiara di essere stato esposto a materiale pedopornografico. Dati che rendono sempre piu’ urgente un’attivita’ di sensibilizzazione sul tema, capace di guidare i genitori nel riconoscere i nuovi pericoli virtuali come il sexiting. In Italia deve crescere inoltre, secondo l’organizzazione, parte di una rete internazionale che opera in oltre 70 Paesi, la sensibilizzazione alla lotta al turismo sessuale e al traffico dei minori a scopi sessuali. Si stima che siano 80.000 gli italiani che partono alla ricerca di sesso con minori. Un fenomeno in cui si stanno sempre piu’ facendo largo le donne con la scusa di provare compassione per il bambino o l’adolescente oggetto del loro abuso. Donne con eta’ superiore ai 40 anni, livello socio-economico medio alto, single, divorziate o vedove che partono dall’Italia, dal Regno Unito, dal Belgio, per dirigersi verso i Paesi del Sud del mondo, in particolare Thailandia e Indonesia alla ricerca di minorenni di eta’ compresa tra i 15-17 anni. Sempre piu’ urgente, inoltre, un Piano Nazionale Antitratta in Italia, Paese di transito e destinazione per donne, bambini e uomini per scopi sessuali e lavoro forzato. Secondo una recente stima, in Italia, sono circa 2000 i minori fatti prostituire; tra il 7 e il 10% sulla base delle stime della prostituzione adulta. Il traffico di esseri umani e’ un’industria illegale che genera miliardi di dollari. Si ritiene che quasi l’80% dell’intero racket della tratta nel mondo sia per sfruttamento sessuale, con circa il 20% di vittime bambini. red-mpd/sam/rl


In PREDA’s therapy room, victims are encouraged to release pent up feelings. © PREDA – article: [ Philippines ] The curse of sex tourism

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fonte asca.it

ITALIA – Pedofilia, torture e violenze su bambini: 10 arresti, milioni di file sequestrati

https://i0.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/MED/20121119_pedo.jpg

Pedofilia, torture e violenze su bambini: 10 arresti, milioni di file sequestrati

L’inchiesta partita da Salerno ha rivelato il più grande archivio pedopornografico italiano

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SALERNO – Dieci arresti, milioni di files con immagini scioccanti sequestrati, perquisizioni in tutta Italia. L’inchiesta della Procura della Repubblica presso il tribunale di Salerno ha consentito di scoprire il più grande archivio pedopornografico mai rinvenuto nel corso di una investigazione in Italia. Il materiale rinvenuto era stato accuratamente suddiviso in sezioni e contiene immagini di bambini nudi ma anche di violenze sessuali su minori, torture e files che documentano l’apparente uccisione dei bambini violentati.

Le indagini, condotte dalla sezione di Salerno della polizia postale e delle comunicazioni per la Campania, sono iniziate dopo il ritrovamento, all’interno del deepweb, di alcuni siti anonimi attraverso i quali gli utenti, oltre a pubblicare e a scambiarsi materiale pedopornografico, discorrevano sulle modalità per adescare minori, sulle sostanze stupefacenti da somministrare alle vittime, sulle violenze perpetrare e sull’esaltazione dell«amore pedofilo».

Estremamente sofisticata è risultata l’organizzazione dell’associazione. Sono emerse infatti rigide procedure di accesso e stringenti regole disciplinanti la permanenza nel sodalizio degli adepti. L’apparato gerarchico dell’associazione aveva struttura piramidale. Tra gli indagati anche una donna siciliana che ha prodotto e pubblicato fotografie che la ritraggono mentre, vestita da suora, compie atti sessuali con il figlio di 8 anni.

All’esito delle indagini il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Salerno Franco Roberti ha disposto l’esecuzione di dieci misure di custodia cautelare, oltre a numerosi decreti di perquisizione nei confronti di diversi soggetti, operanti sull’intero territorio nazionale appartenenti al sodalizio costituitosi in comunità virtuale attraverso il deepweb.

Lunedì 19 Novembre 2012 – 10:09
Ultimo aggiornamento: 17:25
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