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LODEVOLE INIZIATIVA della “GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO”

LODEVOLE INIZIATIVA della “GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO”

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Da alcuni giorni il quotidiano “LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO” sottomette ad alcuni articoli un corsivo per “avvertire” i lettori che…
Oggi 17 maggio il suddetto giornale publica due articoli.
Ecco il primo:

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intitolato “Inchiesta G8, caccia aperta ai conti esteri della Cricca”, con la foto di Denis Verdini. E, al termine dell’articolo il corsivo : “”Gran parte delle notizie contenute in questo articolo non sarebbe stato possibile pubblicarle qualora fosse già entrato in vigore il cosiddetto disegno di Legge Alfano sulle intercettazioni che nell’attuale versione proibisce la diffusione del contenuto, anche per riassunto, di qualunque atto giudiziario prima dell’inizio del processo.
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Il secondo articolo si intitola “Eolico, l’indagine alla stretta finale a breve l’interrogatorio di Cappellacci””
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Segue, alla fine dell’articolo, l’annotazione in corsivo per i lettori:
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Credo che vada rivolto un plauso alla GAZZETTA, sperando che anche tutti gli altri quotidiani ne seguano l’indirizzo editoriale…
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Bossi jr: ai mondiali non tiferò Italia Riva: affermazione stupida, cambi paese

Bossi jr: ai mondiali non tiferò Italia Riva: affermazione stupida, cambi paese

Rivera: nessuno si accorgerà se sosterrà o meno gli azzurri
Cellino: se fossi il padre comincerei a preoccuparmi

ROMA, 20 aprile – Ai prossimi Mondiali di calcio Renzo Bossi, figlio del leader della Lega Nord, non tiferà per la nazionale di Macello Lippi e incassa la risposta di Gigi Riva che gli consiglia di trasferirsi all’estero. Tutto è nato da un’intervista al settimanale Vanity Fair in edicola domani nella quale Bossi jr contesta di essere un ignorante e rivela di studiare economia in un’università all’estero «per non trovarsi i giornalisti in aula al momento dell’interrogazione».

Parlando di calcio e dei prossimi mondiali, Renzo Bossi dice: «No, non tifo Italia» ha ammesso. Alla domanda poi se si sente italiano la risposta del figlio di Bossi è stata: «Bisogna intendersi su che cosa significa essere italiano. Il tricolore, per me, identifica un sentimento di cinquant’anni fa».

«Se non sta bene può anche andarsene dall’Italia, nessuno ne farà una malattia…». È sferzante la risposta di Gigi Riva, team manager azzurro, a Renzo Bossi. «È un’affermazione stupida e grave, se inizia così in politica non va molto lontano (ma alle ultime amministrative il figlio del leader del Carroccio ha fatto il pieno di voti ndr). Forse ha voluto farsi conoscere dicendo qualcosa di clamoroso, di esaltante. Ma l’Italia viene prima di lui e resterà anche dopo di lui. La Nazionale è sempre adoperata fuori luogo». Per Riva la maglia azzurra «è l’unica cosa che ancora unisce. La politica ha toccato il fondo. Nel 2006 la vittoria mondiale e il calcio hanno salvato il Paese – conclude -. Hanno dato un’immagine positiva in tutto il mondo, cosa che la politica non ha dato».

Anche Gianni Rivera ha commentato: «Renzo Bossi non tiferà per gli azzurri al Mondiali? Non vedo dove sia il problema, anche perché nessuno se ne accorgerà».

Cellino: se fossi il padre mi preoccuperei. Il presidente del Cagliari Massimo Cellino liquida con una battuta l’uscita di Bossi jr sulla nazionale italiana. «Per dichiarazioni così, se fossi il padre, incomincerei a preoccuparmi. Stimo Umberto, per me è un grande valore per l’Italia. Ma queste dichiarazioni del figlio…Lo dico da padre».

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=98773

Omaggio a Tubal

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Il nemico della stampa

Il premier vuole imbavagliare l’informazione. E nella nostra società malata la maggioranza degli italiani sembra pronta ad accettare anche questo strappo. Ma il famoso intellettuale dice: ‘Io non ci sto’.

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Sarà il pessimismo della tarda età, sarà la lucidità che l’età porta con sé, ma provo una certa esitazione, frammista a scetticismo, a intervenire, su invito della redazione, in difesa della libertà di stampa. Voglio dire: quando qualcuno deve intervenire a difesa della libertà di stampa vuole dire che la società, e con essa gran parte della stampa, è già malata. Nelle democrazie che definiremo ‘robuste’ non c’è bisogno di difendere la libertà di stampa, perché a nessuno viene in mente di limitarla.

Questa la prima ragione del mio scetticismo, da cui discende un corollario. Il problema italiano non è Silvio Berlusconi. La storia (vorrei dire da Catilina in avanti) è stata ricca di uomini avventurosi, non privi di carisma, con scarso senso dello Stato ma senso altissimo dei propri interessi, che hanno desiderato instaurare un potere personale, scavalcando parlamenti, magistrature e costituzioni, distribuendo favori ai propri cortigiani e (talora) alle proprie cortigiane, identificando il proprio piacere con l’interesse della comunità. È che non sempre questi uomini hanno conquistato il potere a cui aspiravano, perché la società non glielo ha permesso. Quando la società glielo ha permesso, perché prendersela con questi uomini e non con la società che li ha lasciati fare?

Ricorderò sempre una storia che raccontava mia mamma che, ventenne, aveva trovato un bell’impiego come segretaria e dattilografa di un onorevole liberale – e dico liberale. Il giorno dopo la salita di Mussolini al potere quest’uomo aveva detto: “Ma in fondo, con la situazione in cui si trovava l’Italia, forse quest’Uomo troverà il modo di rimettere un po’ d’ordine”. Ecco, a instaurare il fascismo non è stata l’energia di Mussolini (occasione e pretesto) ma l’indulgenza e la rilassatezza di quell’onorevole liberale (rappresentante esemplare di un Paese in crisi).
E quindi è inutile prendersela con Berlusconi che fa, per così dire, il proprio mestiere. È la maggioranza degli italiani che ha accettato il conflitto di interessi, che accetta le ronde, che accetta il lodo Alfano, e che ora avrebbe accettato abbastanza tranquillamente – se il presidente della Repubblica non avesse alzato un sopracciglio – la mordacchia messa (per ora sperimentalmente) alla stampa. La stessa nazione accetterebbe senza esitazione, e anzi con una certa maliziosa complicità, che Berlusconi andasse a veline, se ora non intervenisse a turbare la pubblica coscienza una cauta censura della Chiesa – che sarà però ben presto superata perché è da quel dì che gli italiani, e i buoni cristiani in genere, vanno a mignotte anche se il parroco dice che non si dovrebbe.

Allora perché dedicare a questi allarmi un numero de ‘L’espresso’ se sappiamo che esso arriverà a chi di questi rischi della democrazia è già convinto, ma non sarà letto da chi è disposto ad accettarli purché non gli manchi la sua quota di Grande Fratello – e di molte vicende politico-sessuali sa in fondo pochissimo, perché una informazione in gran parte sotto controllo non gliene parla neppure?

Già, perché farlo? Il perché è molto semplice. Nel 1931 il fascismo aveva imposto ai professori universitari, che erano allora 1.200, un giuramento di fedeltà al regime. Solo 12 (1 per cento) rifiutarono e persero il posto. Alcuni dicono 14, ma questo ci conferma quanto il fenomeno sia all’epoca passato inosservato lasciando memorie vaghe. Tanti altri, che poi sarebbero stati personaggi eminenti dell’antifascismo postbellico, consigliati persino da Palmiro Togliatti o da Benedetto Croce, giurarono, per poter continuare a diffondere il loro insegnamento. Forse i 1.188 che sono rimasti avevano ragione loro, per ragioni diverse e tutte onorevoli. Però quei 12 che hanno detto di no hanno salvato l’onore dell’Università e in definitiva l’onore del Paese.

Ecco perché bisogna talora dire di no anche se, pessimisticamente, si sa che non servirà a niente.

Almeno che un giorno si possa dire che lo si è detto.

Fonte: L’Espresso

Io non tacero’ mai, sig. Presidente

di Luigi de Magistris – 6 luglio 2009

Quando lo Stato di Diritto viene mortificato, quando la Democrazia viene attaccata, non ci vuole il silenzio, non è pensabile la narcotizzazione delle coscienze, non sono accettabili dosi di bromuro istituzionale.

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Serve invece adrenalina, ci vogliono il coraggio delle idee, la forza dell’onestà, la volontà di contrastare un sistema marcio. E’ ancor più grave che si chieda il silenzio perché i grandi della Terra si riuniscono in tutta la loro potenza, mentre i “piccoli” della Terra soffrono nel silenzio generale. Quando un governo violenta la Costituzione chiedere il silenzio è contribuire a mortificare la Carta Costituzionale, mentre bisognerebbe difendere i principi fondanti di ogni civiltà: la solidarietà, l’uguaglianza, la fratellanza, le libertà. Ma, amici di “Facebook”, a chi detiene il potere, ai ricchi della Terra, quanto interessano veramente questi valori fondanti per i quali tanti nostri predecessori hanno dato la vita? Quello che interessa, evidentemente, è che non si disturbi il manovratore, che i summit si svolgano senza che il mondo sappia che in Italia stanno instaurando un regime senza l’olio di ricino (almeno per il momento). Ancor più grave è ascoltare – in modo da garantire la passerella sui luoghi di un immenso dolore che serve solo all’immagine opaca dell’utilizzatore finale – il capo della Protezione Civile che riferisce alla Nazione che lo sciame sismico di questi giorni è monitorato e che tutto è sotto controllo e che nulla accadrà che potrà mettere in pericolo l’incolumità dei potenti: peccato che lo stesso encomiabile zelo istituzionale non sia stato utilizzato quando vi è stato lo sciame sismico che ha preceduto il terremoto devastante che ha distrutto L’Aquila e parte della sua provincia. Ma, suvvia, sappiamo ormai che l’art. 3 della Costituzione non vale per tutti. E’ bello, invece, sentire una parte del mondo cattolico (non la suprema gerarchia ovviamente) che invita al dissenso pacifico radicale nei confronti di una legge che criminalizza gli immigrati in violazione dei più elementari principi di convivenza civile, mentre, nello stesso tempo, c’è chi invita al silenzio, ad abbassare i toni: magari mentre abbassiamo il volume, avranno fatto scempio delle libertà, avranno anche realizzato compiutamente il regime. Quando si tace e soprattutto quando chi ha il dovere di non essere silente di fatto lo è, accade che chi si oppone alle ingiustizie rimane isolato e talvolta muore. Quando ci sono le ingiustizie non si tace, ma ci si ribella, in modo pacifico, ma in maniera decisa. Bisogna indignarsi e qualche volta anche gridare la rabbia del dolore, che ha radici nelle più profonde ingiustizie come mi insegna il mio amico Salvatore Borsellino. Quando la criminalità organizzata ormai è penetrata ai massimi livelli politico-istituzionali e nel circuito economico-finanziario del Paese tanto da condizionare il PIL, sarebbe auspicabile che chi ha incarichi istituzionali stia dalla parte di chi contrasta le mafie, stia in prima linea. Ma questo è utopistico allo stato, almeno con questi governanti, troppo spesso infatti non è così ed anzi le principali convergenze esterne provengono proprio da ambienti istituzionali.
Io non tacerò mai, sig. Presidente, di fronte alle ingiustizie, nemmeno se lo chiede la massima carica dello Stato. Sono stato eletto per dar voce a chi ha sete di giustizia, non per tenere nascoste le verità sgradite al potere, non mi piace chi contribuisce a narcotizzare le coscienze. La Costituzione va difesa ed applicata da tutti e sempre (non a giorni alterni): a cominciare dal Presidente della Repubblica per finire all’ultimo immigrato sbarcato a Lampedusa per sfuggire alla sete ed alla fame.

Tratto da: Facebook

Fonte: ANTIMAFIA Duemila

L’appello di un prete ai cattolici: “Impediamo l’incontro tra Ratzinger e Berlusconi”

Lettera aperta di don Paolo Farinella a papa Benedetto XVI perché non riceva Berlusconi in udienza né pubblica né privata dopo il G8 dell’Aquila.

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“Con sgomento apprendiamo dalla stampa l’eventualità che lei possa concedere udienza privata all’attuale presidente del consiglio italiano, Silvio Berlusconi. Egli per parare il diluvio di indignazione e disprezzo che gli si è scatenato contro a livello mondiale per i suoi comportamenti indecenti che sono anche la negazione della morale cattolica che tanto sbandiera nei suoi deliranti proclami, ha fatto capire che dopo il G8 cercherà di strappare alla Santa Sede un incontro con il Pontefice a conclusione del summit dell’Aquila. L’unico modo, a suo giudizio, per «troncare le polemiche».

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Mons. Mariano Crociata, segretario della Cei, senza fare riferimenti personali, ha detto parole gravi che avremmo voluto ascoltare già da tempo, ma non è mai troppo tardi. Il segretario della Cei afferma che stiamo assistendo «ad un disprezzo esibito nei confronti di tutto ciò che dice pudore, sobrietà, autocontrollo e allo sfoggio di un libertinaggio gaio e irresponsabile». Non si deve quindi pensare che «non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti di affari privati, soprattutto quando sono implicati minori» (Omelia in memoria di Santa Maria Goretti, a Latina 5 luglio 2009).

Sì, perché tra le varie sconcezze del presidente del consiglio (compagnia con donne a pagamento), vi sono riferimenti precisi di rapporti con minorenni (testimonianza della moglie) e di cui il presidente ha dato diverse differenti letture, nonostante abbia spergiurato sulla testa dei figli.

Le parole del segretario della Cei hanno toccato nel segno la depravazione in cui è caduta la presidenza del consiglio italiana, disperatamente alla ricerca di un salvagente per salvare la faccia e offendere il mondo civile e cattolico con lo show dell’udienza. A Silvio Berlusconi nulla importa del papa e della Chiesa cattolica e della sua morale come della dottrina sociale, a lui interessa di farsi vedere «urbi et orbi» insieme al papa e così cercare di parare le richieste pressanti che da tutto il mondo arrivano perché esca di scena dignitosamente, se ne capace.

La supplichiamo, per amore della sua e nostra Chiesa, che è ancora inorridita e scossa, non lo riceva pubblicamente né privatamente perché lei darebbe un colpo mortale alla credibilità della gerarchia della Chiesa che ha preso posizione solo dopo la mobilitazione del mondo cattolico e del mondo civile che in internet ha raggiunto livelli di esasperazione molto elevati.

Se lo riceve, la visita sarà usata strumentalmente per dire che il papa è con Berlusconi e quindi tutte le sue ignominie, depravazioni e corruttele troverebbero facile copertura morale. La morale che lei dovrebbe rappresentare diventerebbe una farsa di copertura dell’immoralità di un uomo presuntuoso e malato che ancora non si è degnato di rispondere pubblicamente del suo operato come ha chiesto la libera stampa, mentre è andato in tv dove senza contraddittorio, ha esaltato le sue gesta di corrotto corruttore, aggiungendo sprezzante a sua giustificazione che «la gente mi vuole così».

Inevitabilmente lei diventerebbe complice agli occhi dei fedeli semplici e dei non credenti ancora attenti alla Chiesa. In nome di Dio e della dignità del nostro popolo e della serietà dell’etica non lo riceva, perché se lo riceve, lei perderà moltissimi fedeli che già sono sulla soglia”.
In fede
Paolo Farinella, prete

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Fonte: MicroMega

Le opinioni: Travaglio e Camilleri

Fenomeni paranormali

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Strani fenomeni paranormali s’intensificano su tutto il territorio nazionale. Al Tg1 scompaiono le notizie su Puttanopoli (tranne quelle diffuse dall’autorevole «Chi»). A Bari l’auto della testimone Barbara Montereale prende fuoco, nel solco di una lunga tradizione che vede chiunque dia noia ad Al Pappone cadere vittima di strani incidenti di autocombustione (celebre l’autoesplosione della villa di Chiara Beria d’Argentine dopo un servizio dell’Espresso sulle toghe sporche). Da La7 e da Rai2, causa cortocircuito, sparisce la satira di Crozza e Gnocchi. E sul Corriere un misterioso prestigiatore fa scomparire la vignetta di Vauro, già punito dalla Rai per Annozero e poi oscurato dalla Bignardi. Escludendo che la cosa sia opera del direttore galantuomo De Bortoli, defenestrato anni fa per leso Previti, si attende di conoscere il nome del genio che ha censurato la vignetta («Berlusconi non ha scheletri nell’armadio», con uno scheletro che tenta invano di entrare nell’armadio del premier, ma lo trova occupato da donnine). È lo stesso genio che ora spiega la censura con un’arrampicata sui vetri a base di «questione di stile» e di «gusto», con un finalino mortificante: «Il Corriere non è una buca delle lettere». Infatti il Corriere ha riservato una pagina a un articolo (!) della Carfagna e, ieri, mezza pagina a un’imbarazzante intervista con Angelo Rizzoli, quello che consegnò il Corriere alla P2. Tre anni fa il Corriere s’era scagliato contro la fatwa islamica al vignettista danese che irrideva a Maometto. Ma, del resto, chi sarà mai questo Maometto di fronte ad Al Pappone?

Fonte: l’Unità

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Di lotta e di governo: le zoccole di Calderoli e i gay di Gasparri

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Camilleri, ha chiesto la parola il ministro Roberto Calderoli. Ne ha facoltà. Calderoli: «Qui ci si stupisce che una zoccola, mi perdoni il termine britannico, si comporti da zoccola» (a «Il Giornale»). Ha chiesto la parola il senatore Maurizio Gasparri. Ne ha facoltà. Gasparri: «Se il peccato, si fa per dire, di Berlusconi fosse stato quello dell’omosessualità, avrebbe goduto di maggiori tutele. Le lobby gay lo avrebbero difeso» («Klauscondicio».) Le parole di Calderoli mi sembrano più di lotta, quelle di Gasparri, più di governo.

Non c’è da meravigliarsi, se una zoccola si comporta da zoccola, in fondo è coerente con se stessa. C’è da meravigliarsi, invece, della meraviglia di certi clienti della zoccola, con l’aureo linguaggio dell’onorevole Calderoli. Dalle mie parti un proverbio dice: “Cu, cu cani si curca, cùi puci si susi”. Traduzione: “Chi si corica con i cani, si alza con le pulci”. Perché dare la colpa al cane? E a proposito di comportamenti. Non è più seria una zoccola che fa la zoccola, piuttosto che un dentista, un ex ragazza da calendario o un tastierista che si mettono a fare i ministri e credono di comportarsi da ministri? O, peggio, quando un ex palazzinaro meneghino parvenu si fa premier e pensa di comportarsi da tale? Qualche parola, infine, circa il pensiero gasparriano, al solito di abissale profondità. Indosso lo scafandro e dico che l’ipotesi non regge. Se Berlusconi fosse andato con un gay, lo scandalo sarebbe stato lo stesso. Anche con un transessuale. Il problema non è il sesso di chi va con il premier. Il problema è che il premier tiene un contegno non conforme alla carica che ricopre, non conforme a un uomo sposato che esalta il matrimonio cattolico, non conforme a quell’ottimo padre e nonno che i suoi giornali vogliono farci credere che sia.

Fonte: l’Unità

Gli studenti danno i voti ai prof – E il liceo li fa esporre in bacheca

Il caso – Al Berchet di Milano per la prima volta i tabelloni accanto a quelli ufficiali

Il preside dice sì all’iniziativa dei ragazzi, docenti divisi

MILANO – Un sospiro. Il dito che segue il tabellone. Il nome, poi le materie. «Conoscenza», cioè preparazione nella propria disciplina: 6. «Spiegazione», ovvero la capacità di trasmettere il sapere: 5. «Disponibilità» nell’accogliere le richieste della classe: 4. Voto complessivo: 5. Bocciato. «Anche tu?», dice un prof al collega. Perché questa volta i voti sono proprio per loro. Vere pagelline con tanto di spiegazione a parte (da ritirare in segreteria) per chi è andato male.

Tabelloni dedicati ai docenti di fianco a quelli degli studenti. Con il benestare del preside. Per la prima volta al liceo classico Berchet di Milano. Operazione trasparenza nella scuola che fu di don Luigi Giussani, Luchino Visconti, Andrea De Carlo. Con le pagelle dei ragazzi pubblicate ieri e, accanto, quelle dei settanta insegnanti. Lo «scrutinio» si è tenuto negli ultimi giorni di lezione, con un questionario anonimo distribuito in ogni classe. «L’idea — spiega Giulio “Gipsy” Crespi, tra gli organizzatori — risale a qualche anno fa, quando compilammo le prime valutazioni dei prof per il giornalino studentesco. Ma quella di oggi è un’iniziativa più seria, senza alcuna velleità goliardica. Insomma, non si tratta di Saturnalia. Basta vedere i voti: quelli negativi sono accompagnati da giudizi dettagliati e pertinenti. In fondo i “bocciati” sono pochi». Sette in tutto, un decimo del totale. Più qualche insufficienza qua è là. La raccomandazione: «Invitiamo i professori a riflettere sui loro risultati ricordando, come ci viene detto sempre, che il voto non è alla persona ma al lavoro svolto». Un appello al fair play, ad accettare di buon grado il giudizio dell’insolita corte. Ma non tutti gli insegnanti dello storico ginnasio l’hanno presa bene. Soprattutto gli «insufficienti».

Tra questi, i prof di matematica — del corso B, C, E — bersaglio dei giovani umanisti del Berchet. Anche qualche docente di latino e greco, però, è inciampato in qualche quattro. Come una prof di ginnastica. «Ma sono pochi — ribadisce a sua volta il preside, Alessandro Gullo, che ha acconsentito all’operazione —: questo lavoro è frutto di un dialogo serrato che si è svolto per tutto l’anno tra docenti e ragazzi. Il clima che si è instaurato è molto positivo, tutti si sono dati da fare per dare il loro meglio». Non la pensa così una prof che, «promossa con debito», in assoluto anonimato commenta: «È come se un bambino di quattro anni giudicasse i genitori. Trovo scandaloso essere esaminati da ragazzini immaturi». Ci sono anche i contenti: «Davvero? Sono stata promossa?», chiede Fabrizia Mancini, docente di latino e greco nel corso E. Un sorriso: «E sì che non sono stata morbida con i miei ragazzi». È come tornare sui banchi dopo tanti anni in cattedra. Sollievo. Anche se il pensiero va ai colleghi «che non ce l’hanno fatta»: «Deve essere brutto, dopo trent’anni di duro lavoro e pure malpagato — dice un docente — essere giudicati da quattro ragazzini che non sanno un decimo di quello che sappiamo noi». Altra replica: «Ma così anche noi possiamo migliorare». Favorevoli e contrari, c’è di mezzo un’estate per capire se le pagelle del Berchet faranno scuola, se potranno davvero essere un elemento decisivo per l’istituto, per la sua immagine e per la sua gestione interna, come già succede negli Stati Uniti, dove anche il reclutamento dei prof passa per le preferenze degli studenti. Per il momento ci sono solo le intenzioni dei ragazzi: «Di sicuro andremo avanti».

Annachiara Sacchi per il Corriere della Sera

Razzismo? No, grazie!

Pubblico quest’immagine perché non fa ridere – ma non è di grasse sghignazzate che abbiamo bisogno.

E poi voglio fare un regalino a Daniele, che si è sentito in colpa per il fatto che proprio a Genova si è svolto il famigerato G8 con quel che ne è conseguito: caro Daniele, la tua città, come tutte le città, è abitata anche da persone sensibili… oltre a te, intendo!

Ma c’è anche un’altra ragione: guardandola mi sono sentita meno sola…

elena

Graffito su un muro di genova

Fonte: no-racism

Quelli che… il carovita

Ricopio fedelmente dal sito dell’amico tanuccio

Quelli che è tutta colpa dell’Euro, oh yeah!
Quelli che è tutta colpa della benzina, oh yeah!
Quelli che è tutta colpa degli idrocarburi, oh yeah!
Quelli che è tutta colpa degli altri meno che di me, oh yeah!
Quelli che si lamentano per il prezzo della benzina e poi usano la macchina per fare 100 metri, oh yeah!
Quelli che se la benzina aumenta è colpa di Prodi, oh yeah!
Quelli che se la benzina aumenta anche con Berlusconi è sempre colpa di Prodi, oh yeah!
Quelli che pensano che Prodi abbia un distributore, oh yeah!
Quelli che per risparmiare si buttano sui sottocosti, oh yeah!
Quelli che per buttarsi su un sottocosto comprano un completo per caccia grossa alla tigre, oh yeah!
Quelli che raccattano volantini da ogni dove e per risparmiare li usano come carta igienica, oh yeah!
Quelli che per aumentare i consumi tolgono l’ICI, oh yeah!
Quelli che per aumentare i consumi detassano i BOT, oh yeah!
Quelli che per aumentare i consumi tolgono il bollo dell’auto, oh yeah!
Quelli che non ammetterebbero mai che per aumentare i consumi devono aumentare gli stipendi, oh yeah!
Quelli che per risparmiare vanno nei discount e spendono 50 euro di cioccolati, merendine e altre schifezze che finiranno in una settimana, oh yeah!
Quelli che si inventano la Robin Hood tax, oh yeah!
Quelli che Robin Hood rubava ai ricchi per dare ai poveri, ma non toccava le televisioni, oh yeah!
Quelli che si ricordano ancora quando l’anguria andava a 50 lire al chilo, oh yeah!
Quelli che ricevevano dalla madre 500 lire la domenica e si sentivano dei re, oh yeah!
Quelli che dobbiamo diminuire i consumi di energia! Non i miei i tuoi! Oh yeah!
Quelli che non comprano più la pasta, ma in compenso vanno a mangiare sempre fuori, oh yeah!
Quelli che il Suv non è costoso, siete voi che siete tirchi, oh yeah!
Quelli che stiamo andando veramente male e poi non rinunciano alle vacanze in posti esotici, oh yeah!
Quelli che hanno fatto un mutuo a tasso variabile ed ora sentono un certo bruciore in quel posto, oh yeah!
Quelli che i nostri nonni vivevano peggio e campavano con molto meno, però porca puttana se mi devo lamentare! Oh yeah!

Aggiungo un “quelli che” fuori tema, ma che mi sembra dovuto:

quelli che copiano a man bassa dai blog altrui, ma “io non sono un ladro perché cito la fonte”, oh yeahhhhhhhhh! 😀