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Letta toglie la delega alla Biancofiore. Non si occuperà di Pari Opportunità. Nel governo scoppia il caso Lorenzin

La parlamentare del Pdl Michaela Biancofiore

Letta toglie la delega alla Biancofiore
Non si occuperà di Pari Opportunità
Nel governo scoppia il caso Lorenzin

La decisione del premier dopo le frasi del sottosegretario sui gay. Dal Pd accuse al ministro della Salute: «Organizzato vertice con i soli parlamentari laziali del Pdl»

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roma

Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha modificato le deleghe assegnate al sottosegretario Michaela Biancofiore che d’ora in poi si occuperà di pubblica amministrazione e semplificazione e non più di pari opportunità e sport.

La decisione è giunta dopo la lettura stamani di alcune interviste del neo sottosegretario. Proprio ieri, durante la cerimonia di giuramento, Letta aveva richiamato la squadra di governo a sobrietà nella organizzazione dei ministeri ma soprattutto nelle dichiarazioni, facendo notare come una squadra bipartisan deve avere necessariamente massimo rispetto reciproco. L’intervista di stamani è stata considerata, dunque, una infrazione di queste «regole di ingaggio» annunciate ieri dal premier. La modifica delle deleghe, si apprende da fonti di governo, dunque, viene considerata come «l’ultima chance» per la sottosegretaria Biancofiore.

La (ex) sottosegretaria per le Pari Opportunità oggi in varie interviste si era difesa dalle accuse delle associazioni gay. «Non sono omofoba. Mi piacerebbe – ha osservato Michaela Biancofiore – per una volta che anche i gay, invece di autoghettizzarsi e sprecare parole per offendere chi non conoscono, magari condannassero i tanti femminicidi delle ultime ore. Difendono solo il loro interesse di parte». «Nei miei confronti – ha detto tra l’altro Biancofiore parlando ad alcuni giornali – è stata messa in atto una discriminazione preventiva ingiustificata e fondata su presunte dichiarazioni malamente estrapolate». «I gay sono discriminati? Se è per questo – ha risposto – sono più discriminate le donne. Perché, invece di fare queste sterili polemiche, le associazioni gay non fanno comunicati sugli omicidi delle donne? E perché non lo hanno fatto per il ferimento dei carabinieri?».

Intanto nel governo scoppia la grana Lorenzin. Il presidente dei senatori del Pd, Luigi Zanda lancia accuse al neoministro della Sanità, colpevole di aver organizzato una riunione con il Pdl sulla sanità del Lazio: «Vorrei ricordare al ministro che lei sta al governo sostenuta da una maggioranza ben definita e non dal solo centrodestra. Ci sono regole dentro una coalizione di governo che vanno rispettate», attacca Zanda. «Prima di incontrare i rappresentanti del suo partito, ignorando quelli delle altre forze politiche della maggioranza, avrebbe dovuto incontrare le istituzioni regionali che governano la sanità nel Lazio. Per questo trovo molto sgradevole la notizia dell’incontro del ministro Lorenzin con i parlamentari laziali del Pdl». Il portavoce della Lorenzin ha smentito però la notizia dell’incontro: «Il ministro non ha tenuto alcun vertice con i parlamentari del Pdl e nessun vertice avente per oggetto la sanità nel Lazio». Il caso però sembra tutt’altro che chiuso.

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La neo ministra Kyenge: «Sono nera e fiera di esserlo»

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La neo ministra Kyenge:
«Sono nera e fiera di esserlo»

Letta e Alfano: anche noi fieri di lei. Anche Maroni contro gli insulti razzisti di Borghezio

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ROMA – «Sono nera e italo-congolese e ci tengo a sottolinearlo. Dentro di me ci sono due Paesi. Non sono di colore, sono nera, lo dico con fierezza»: è quanto ha detto il ministro per l’Integrazione, Cecile Kyenge, nella sua prima conferenza stampa, sottolineando la necessità di «cominciare ad usare le parole giuste».

«L’Italia non è un Paese razzista, ha una cultura dell’accoglienza ben radicata, ma c’è una non conoscenza dell’altro, non si capisce la diversità è una risorsa», ha continuato il ministro dell’Integrazione, dopo gli attacchi subiti nei giorni scorsi. «Da questi attacchi – ha aggiunto – ho imparato tante cose». Dopo gli attacchi ricevuti «c’è stato un sostegno da parte del premier e di tutti i componenti del Governo. Sicuramente avrebbe dovuto uscire anche un sostegno pubblico, ma sulla solidarietà rispetto a questi attacchi io mi sento abbastanza tutelata», ha poi sottolineato il ministro.

«La risposta più forte – ha aggiunto Kyenge – deve darla la società civile, il Paese. E la società sta reagendo a questi attacchi, perché esiste anche un’altra Italia, accogliente». «È chiaro che questo cambiamento doveva esserci – ha proseguito il ministro riferendosi alla sua nomina – dobbiamo affrontarlo tutti insieme, ma anche all’interno del Governo posso dire che oltre al ministro Idem anche gli altri hanno dimostrato solidarietà. Questo è un buon segno e per questo motivo non ho risposto, e non credo che sia il caso di soffermarsi su singole voci che possono parlare più forte ma che non sono la maggioranza».

«Certo bisogna dare risposte ai tanti figli di stranieri che nascono e crescono in Italia e non si sentono né italiani né del Paese di origine dei loro genitori», ha detto ancora il ministro dell’Integrazione a proposito della legge sulla cittadinanza. «Ma le cose si possono cambiare senza urlare». «Faccio parte di una squadra – ha precisato – nel Governo ci sono altre forze politiche diverse dalla mia come ad esempio il Pdl o Scelta Civica, dobbiamo cercare uno spazio comune e un terreno condiviso, sempre nel rispetto dell’altro, senza mai offendere».

«La violenza sulle donne è un tema che non riguarda solo gli italiani o solo gli immigrati. La violenza non ha colore. Quello che bisogna cambiare è la cultura sulle donne», ha poi osservato Kyenge, commentando quanto denunciato dalla presidente della Camera, Laura Boldrini, sul rischio di messaggi razzisti e sessisti sul web.

«Cecile Kyenge è fiera di essere nera e noi siamo fieri di averla
nel nostro governo come ministro per l’Integrazione». Lo scrivono in una nota congiunta il premier Enrico Letta e il ministro dell’Interno e suo vice, Angelino Alfano rivolgendole «piena solidarietà a fronte degli attacchi razzisti che ha ricevuto». «A lei va, anche pubblicamente – si legge nella nota – la nostra piena solidiarietà. Come sottolineato in sede di insediamento dell’esecutivo alle Camere – proseguono Letta e Alfano – bisogna fare tesoro della voglia di fare dei nuovi italiani, e la presenza di Cecile Kyenge nel governo riteniamo dia una nuova concezione del confine, che da barriera diventa speranza. La speranza di costruire, a partire da scuole e università, una vera comunità dell’integrazione».

«Ho parlato con Borghezio al telefono e gli ho detto che non condivido le sue espressioni, mi paiono francamente fuoriluogo». Lo ha detto il leader della Lega e presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, riferendosi alle affermazioni fatte dell’europarlamentare del Carroccio Mario Borghezio nei riguardi del ministro Kyenge. «Vedremo», ha poi aggiunto Maroni rispondendo ad una domanda sulla possibilità di provvedimenti da parte del Carroccio nei confronti dell’europarlamentare. «Comunque – ha ribadito – l’ho chiamato per dirgli che non condivido perché si può essere d’accordo o no con il governo, ma queste affermazioni non mi piacciono, non ha senso farle, si prestano solo a critiche senza alcun vantaggio».

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fonte ilmessaggero.it

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Orbàn decora tre razzisti antisemiti, dall’Ungheria nuova sfida all’Europa

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Orbàn decora tre razzisti antisemiti
dall’Ungheria nuova sfida all’Europa

Sono un giornalista tv che non nasconde le sue tesi sulle differenze di razza, un archeologo che diffonde surreali storie sugli ebrei e il leader di un gruppo nazi-rock

Orban decora tre razzisti antisemiti dall'Ungheria nuova sfida all'Europa (ansa)

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ANDREA TARQUINI
corrispondente di Repubblica

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BERLINO  – Non è bastato il golpe bianco, la sfida all’Europa con la riforma in senso autoritario della Costituzione. E i moniti di Bruxelles, Berlino, Washington restano inascoltati. E’quanto si deduce dall’ultima decisione del governo nazionalpopulista ed euroscettico ungherese del premier-autocrate Viktor Orbàn: il conferimento di tre importanti premi ufficiali per la cultura a tre ‘intellettuali’ notoriamente razzisti, antisemiti e vicini all’estrema destra, cioè Jobbik (il partito all’opposizione da destra, che ha il 17 per cento dei seggi in Parlamento ma nei sondaggi è diventato seconda forza politica salendo al 19 per cento).

La notizia sembra tratta da una trama di fantapolitica-horror, invece è vera: l’autorevole Agence France Presse che la diffonde si riferisce a fonti ufficialissime. Vediamo i casi. Il primo è quello del premio Tancics, tradizionale e importante premio per i migliori giornalisti, conferito a Ferenc Szanizslò, commentatore alla televisione Echo TV, ritenuto vicinissimo alla Fidesz, cioè al partito di Orbàn, e noto per le tesi apertamente razziste che espone in pubblico. Come quando nel 2011 paragonò i rom a “scimmie”, esternazione che gli valse persino un rimprovero dell’autorità-grande fratello governativa di controllo sui media. E’ uno scandalo, restituiremo l’onorificienza, hanno annunciato una decina di giornalisti seri e democratici, premiati con il ‘Tancsics’ in passato, per protestare. “Non sapevo della decisione di premiare Szaniszlò, è deplorevole, ma non è nei miei poteri revocargli il premio”, si è difeso il ministro delle Risorse umane e della forza nazionale, Zòltàn Balog.

Il secondo caso è quello di Kornel Bakay, che ha ricevuto per decisione del governo l’Ordine al merito. Bakay è un archeologo noto per il suo aperto, radicale antisemitismo. Tra l’altro aveva fatto scandalo a livello mondiale asserendo in pubblico che sarebbero stati gli ebrei a organizzare la tratta degli schiavi dal medioevo all’abolizionismo. Mentre è noto che lo schiavismo fu organizzato dalle potenze di allora e dall’attivissima (e per loro proficua) collaborazione di tribù e potentati arabi in Africa.

Il terzo caso riguarda Janos Petras, cantante della rock band ‘Karpatia’. E’in sostanza un gruppo nazirock, vicinissimo ai neonazisti antisemiti di Jobbik che amano ascoltare la loro musica nelle adunate. Petras ha ricevuto la croce d’oro al merito. Tra i motivi più noti cantati da lui e dal suo gruppo ce ne sono alcuni che inneggiano alla revisione delle frontiere europee con la ricostituzione della ‘Grande Ungheria’, cioè riprendendosi territori oggi slovacchi, ucraini, serbi e romeni. Il gruppo Karpatia ha anche partecipato anche a marce della Magyar Gàrda (Guardia magiara), il gruppo paramilitare di Jobbik con le uniformi nere e simboli fascistoidi, ufficialmente fuorilegge ma che continua a farsi vedere tranquillamente.

La politica culturale del governo Orbàn ha da tempo un orientamento radicale. Il governo ha di fatto riabilitato l’ammiraglio Miklòs Horthy, cioè il dittatore antisemita che fu il più efficiente e zelante alleato di Hitler in Europa e grande complice dell’Olocausto e dell’aggressione all’Urss. A Horthy vengono erette statue e dedicate vie e piazze. A Budapest vengono invece smantellati i monumenti di grandi nomi della cultura democratica, dal ‘conte rossò Karoly Mihàly che divenne socialista e affrancò i suoi contadini, al poeta Attila Jòzsef, amico di Thomas Mann. E uno dei luoghi centrali della capitale, Roosevelt tér (Piazza Roosevelt) adesso non porta più il nome del presidente americano che alleato con Churchill e Stalin sconfisse l’Asse. (17 marzo 2013)

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fonte repubblica.it

Europa invoca sanzioni contro Israele: “Fermi la colonizzazione di Gerusalemme Est”

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Europa invoca sanzioni contro Israele: “Fermi la colonizzazione di Gerusalemme Est”

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di Dario Saltari
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“Se continua l’attuale politica israeliana, in particolare la colonizzazione, la prospettiva di Gerusalemme come futura capitala dei due Stati, Israele e Palestina, diventerà impraticabile”. È quanto si legge nella relazione annuale dei capi della missione europea a Gerusalemme Est e a Ramallah.

In altre parole, quindi, l’Unione Europea se la prende con Israele e la sua opera di colonizzazione delle periferie orientali della città, colonizzazione che è definita come “sistematica, deliberata e provocatrice”.In questo modo, secondo l’Europa, si mina “la fiducia tra le parti” e si mette “fisicamente a repentaglio la possibilità di creare uno Stato palestinese praticabile e contiguo e rendere i compromessi necessari alla pace tanto più difficili quanto più la popolazione delle colonie aumenta”.

Ad essere condannati, inoltre, sono anche i più recenti progetti israeliani di colonizzazione come, ad esempio, il cosiddetto progetto E1. Questo, autorizzato dal governo israeliano in risposta al riconoscimento della Palestina dall’assemblea generale delle Nazioni Unite, mirerebbe a creare una lingua di territorio israeliano all’interno della Cisgiordania dividendo il territorio palestinese in due parti separate, una meridionale ed una settentrionale.

L’euromissione sottolinea che le discriminazioni avvengono anche all’interno della stessa Gerusalemme. “Nonostante i palestinesi rappresentino il 37% della popolazione di Gerusalemme, la municipalità destini alle loro aree solo il 10% del suo bilancio” si legge nel rapporto.

La relazione addirittura arriva ad invitare i 27 paesi membri a “impedire e scoraggiare le transazioni finanziarie e di informare sulle loro conseguenze problematiche, anche riguardo agli investimenti stranieri diretti in favore di attività, infrastrutture e servizi all’interno delle colonie”.

La missione europea, inoltre, ricorda l’importanza di “assicurare la stretta applicazione dell’Accordo di associazione Israele-Ue, in particolare affinché i prodotti fabbricati nelle colonie non beneficino del trattamento preferenziale“.

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NEONAZISMO – Lo Stato d’Israele accoglie gli ebrei neri d’Etiopia solo dopo averli “resi sterili”

QUESTO E’ UN VIDEO DI 2 ANNI FA

Racist birth control? Claims Israel culling Ethiopian Jews


RussiaTodayRussiaToday·

Caricato in data 24/feb/2010

A feminist movement has accused the Israeli government of adopting a racist policy towards the country’s Ethiopian Jews. Activists believe black women are deliberately being given a controversial contraceptive, to bring about a drop in the population – a claim the government denies. Thousands of Ethiopians have immigrated to Israel since the 1980s, but their Jewish heritage has been questioned, while their social status continues to suffer.

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Lo Stato d’Israele accoglie gli ebrei neri d’Etiopia solo dopo averli “resi sterili”

Sono anni che il sospetto si era fatto avanti, prima tra specialisti e sociologi poi, a poco a poco, anche nell’opinione pubblica israeliana. Lo scorso dicembre le accuse di un programma di approfondimento della televisione israeliana IETV (Israel Educational Television), “Vacuum”, avevano destato scandalo

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Ora la notizia è stata confermata da un membro del governo israeliano (anonimo, naturalmente): un numero imprecisato di donne etiopi di religione ebraica, “accolte” nello stato d’Israele secondo la “Legge del ritorno” varata nel 1950, sarebbero state rese sterili con un anticontraccettivo di lunga durata: il Depo-Provera.

È quanto riporta un blog del sito francese Mediapart, che cita l’inchiesta condotta dal quotidiano israeliano Haaretz. Oltre quaranta ebree etiopi avevano raccontato ai giornalisti di “Vacuum” come – mentre attendevano il trasferimento dai “campi di transito” in Etiopia – erano state avvicinate da assistenti sanitari israeliani; questi le avevano poi riunite in quelli che Haaretz definisce “family planning workshops”, dove erano state costrette a farsi iniettare il contraccettivo.

“Ci dissero ‘se non lo fate non potrete andare in Israele e non sarete neppure ammesse nel Joint (L’American Jewish Joint Distribution Committee, un programma internazionale di asssistenza sociale al popolo ebraico, Ndr), non avrete assistenza sanitaria’. Avevamo paura… Non avevamo scelta. Senza di loro e senza il loro aiuto non avremmo potuto lasciare il campo. Quindi accettammo l’iniezione. Solo la loro autorizzazione ci avrebbe permesso di partire”
È la drammatica testimonianza di una donna etiope, Emawayish, che insieme ad altre decine di connazionali ha lasciato il paese di origine nel 2005.
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Il medrossiprogesterone acetato, come riporta Wikipedia, è “un progestinico a lunga durata d’azione che viene utilizzato come contraccettivo orale. È commercializzato in Italia con il nome di Provera/Depo-Provera (Molecola di ricerca Upjhon poi acquista da Pfizer)”; “in alcuni Paesi è utilizzato per effettuare la castrazione chimica degli stupratori“.
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Un semplice contraccettivo quindi? Non esattamente: “il suo uso comporta alterazioni mestruali tali da ritardare, nel caso di cessazione dalla somministrazione, il recupero della fertilità”, sebbene “non esistono studi che confermino attualmente una possibile sterilità da post-trattamento”. Il Depo-Provera, come riporta Le Monde, non viene utilizzato, in genere, che in ultima istanza, solamente nel caso in cui non sia possibile utilizzare altri metodi contraccettivi.
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Il tasso delle nascite, nella comunità etiope d’Israele si è ridotto del 20 percento in 10 anni. Ora sappiamo per quale motivo. Ma perché le autorità israeliane hanno somministrato in massa un medicinale potenzialmente dannoso (essendo un emocoagulante, il Provera può provocare trombi ed embolie, oltre ad accelerare il processo di osteoporosi) a delle donne che intendeva accogliere all’interno della propria comunità?
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Jonathan Cook, del The National, ricorda come negli ultimi anni siano venuti alla luce numerosi episodi di razzismo ai danni della minoranza etiope, il che aiuta a capire il contesto in cui sono state operate le sterilizzazioni di massa.
“Nel 2006 si è finalmente ammesso che, per anni e anni, tutte le loro [degli etiopi, Ndr] donazioni di sangue sono state rifiutate per paura che potessero essere contaminate da chissà quali malattie. Esistono anche denunce continue di ragazzi etiopi respinti da questa o quell’altra scuola, oppure obbligati a frequentare classi separate. A novembre, un’indagine condotta sulle professioni più comuni ha mostrato come il 53% dei datori di lavoro preferisca non assumere gli etiopi”
I cittadini di origine etiope, nello Stato di Israele, sono più di 120mila. L’ebraicità di questi “ebrei neri” è costantemente messa in discussione dalle frange più ortodosse della popolazione. Con il risultato paradossale di assistere a casi del genere, dove la parola “razzismo” non rende l’idea di quanto in là possano spingersi le autorità di un Paese che si reputa “moderno”, “tollerante” e “democratico”.
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Shoah, Napolitano: fascismo regime infame, reagire a revisionismo

Caro Napolitano. anti-ebraismo e anti-sionismo sono due cose molto, ma molto differenti. Si informi.
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Shoah, Napolitano: fascismo regime infame, reagire a revisionismo

Il monito del Capo dello Stato per la Giornata della memoria: «Reagire a negazionismo e revisionismo»

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ROMA – «Il neonazismo riceverà una dura risposta dallo Stato». L’avvertimento, dopo le polemiche nate nei giorni scorsi dalle dichiarazioni di Silvio Berlusconi sul fascismo, arriva dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano, in occasione del discorso tenuto al Quirinale nel corso della cerimonia per la Giornata della Memoria della Shoah. Il presidente della Repubblica esprime anche un giudizio netto sul ventennio di dittatura: in Italia «ormai c’è consapevolezza dell’aberrazione introdotta dal fascismo con l’antisemitismo» e «dell’infamia delle leggi razziali del 1938», dice.

«Propagande aberranti».
«Tenere alta la guardia, vigilare e reagire contro le persistenti e nuove insidie di negazionismo e revisionismo magari canalizzate attraverso la Rete», è il monito lanciato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «In Italia – ha sottolineato Napolitano – propagande aberranti si traducono in diverse città in fatti di violenza e contestazione eversiva da parte di gruppi organizzati», come quelli su cui è intervenuta nei giorni scorsi la Procura di Napoli. Quelle che definisce «mostruosità», come le ventilate «distruzione di un negozio ebreo e aggressione e stupro di una studentessa ebrea», su cui indaga la Procura di Napoli, «anche se solo enunciate, sollecitano la più dura risposta dello Stato e la più forte mobilitazione di energie nelle scuole, nella politica, nell’informazione, a sostegno degli ideali democratici».

«Paccottiglia ideologica».
«C’è da interrogarsi con sgomento sia sul circolare, tra giovani e giovanissimi, di una miserabile paccottiglia ideologica apertamente neonazista – ha detto con forza Napolitano – sia sul fondersi di violenze di diversa matrice, da quella del fanatismo calcistico a quella del razzismo innanzitutto antiebraico». «Mostruosità – ha aggiunto il presidente – che sollecitano la più dura risposta dello Stato e la più forte mobilitazione di energie».

«Rifiuto intransigente dell’antisionismo».
È necessario ribadire il «rifiuto intransigente e totale dell’antisemitismo in ogni suo travestimento ideologico come l’antisionismo», ha poi sottolineato Napolitano. «In gioco – ha aggiunto – non è solo il rispetto della religione e cultura ebraica», ma anche il riconoscimento delle ragioni «della nascita dello Stato di Israele e del suo diritto all’esistenza e alla sicurezza». In proposito il Capo dello Stato ha espresso «solidarietà» con lo Stato di Israele contro ogni «minaccia di distruzione» compresa quella iraniana, ma anche «libertà di giudizio sulle linee di condotta» delle forze politiche che «via via governano Israele».

«Solidarietà a Israele».
«Giudizi critici non possono essere considerati ostili, purché formulati con il rispetto dovuto a ogni governo legittimo di qualsiasi paese amico» e purché «non sfocino in posizioni equivoche» sulla natura e sul futuro dello Stato di Israele, ha aggiunto Napolitano. Il Capo dello Stato – che ha ricordato il presidente israeliano Shimon Peres come «autentico amico che stimo» – ha quindi voluto assicurare «agli amici israeliani» che questi «punti fermi» sono «ormai consolidati nell’opinione e nella consapevolezza politica del Paese» e che non conosceranno «nessun affievolimento nel prossimo futuro: la loro continutà è garantita» anche dalle future maggioranze parlamentari e governi.

Martedì 29 Gennaio 2013 – 12:15
Ultimo aggiornamento: 13:10
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DERIVE DESTRORSE – Omofobia, bocciato il testo base. Bloccato da asse Pdl-Lega-Udc

Omofobia, bocciato il testo base  Bloccato da asse Pdl-Lega-Udc Anna Paola Concia

Omofobia, bocciato il testo base
Bloccato da asse Pdl-Lega-Udc

La legge respinta dalla Commissione Giustizia della Camera. Concia: “La battaglia del Pd e dell’Idv continuerà in Aula dove per la terza volta chiederemo di approvare una norma di civiltà di cui il nostro Paese ha bisogno”. Grillini: “Italia in controtendenza europea”. Idv: “Destra guida lobby omofoba”

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ROMA – La Commissione Giustizia della Camera ha respinto, con i voti dei rappresentanti di Pdl, Lega e Udc il testo base per una nuova legge contro l’omofobia e la transfobia, che prevedeva l’estensione della legge Mancino e che era stato adotatto con i voti di Pd e Idv. “Ancora una volta la lobby omofoba si è espressa contrariamente alla nostra proposta di legge che prevedeva il contrasto dei comportamenti dettati da omofobia e transfobia. Proposta che perseguiva il suo obiettivo attraverso l’estensione della legge Mancino, quella che punisce i comportamenti razziali”, ha scritto in una nota il deputato Idv Federico Palomba, capogruppo in commissione Giustizia, che ha annunciato battaglia in aula.

Anche per la parlamentare Pd Anna Paola Concia, promotrice della nuova legge e leader del movimento omosessuale, la battaglia continuerà in Aula: “Pdl, Lega e Udc hanno votato contro, con le sole astensioni di Carfagna e Ria. Mentre il partito democratico e l’Italia dei Valori, che avevano proposto lo stesso identico testo normativo, hanno votato a favore. La battaglia del Pd e dell’Idv ovviamente proseguirà in Aula dove, per la terza volta, chiederemo di approvare una norma di civiltà di cui il nostro Paese ha assolutamente bisogno”.

FOTO La polemica su Twitter
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“Mentre oggi nell’ordine veniva eletto il primo presidente americano apertamente schierato a favore del matrimonio omosessuale, tre stati americani approvavano le nozze fra persone dello stesso sesso, la corte costituzionale spagnola difendeva la legittimità della legge sul matrimonio egualitario e il governo francese approvava il testo che fra qualche giorno sarà presentato al Parlamento, in Italia una parte delle forze politiche del Paese sono state capaci di bocciare una norma contro la violenza omofoba e transfobica. Quelle stesse forze politiche credo debbano vergognarsi”, ha continuato Concia.
Deluso anche il responsabile diritti civili Idv Franco Grillini, leader storico dell’Arcigay: “Per l’ennesima volta – ha accusato-  è stato bocciato alla Camera il testo contro l’omofobia richiesto da tutte le organizzazioni omosessuali italiane. Il testo, a prima firma di Pietro-Palomba, chiedeva l’estensione della legge Mancino anche per i reati motivati dall’orientamento sessuale”.

Dopo il voto il capogruppo Idv in Commissione Giustizia Federico Palomba ha denunciato come “capofila di questo voto contrario sono stati la Lega e l’onorevole Costa che hanno proposto il testo che loro stessi avevano contribuito ad affossare in aula. A questo punto la battaglia di civiltà deve necessariamente trasferirsi in Parlamento. Solo dinanzi a un dibattito pubblico che esca dunque dalla ‘non pubblicità’ dei lavori della Commissione, la lobby omofoba potrà assumersi le proprie responsabilità”.

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fonte repubblica.it

Usa, ragazza di colore data alle fiamme si indaga su aggressione Ku Klux Klan / VIDEO: Sharmeka Moffitt:Attacked and set on fire by the KKK

Sharmeka Moffitt:Attacked and set on fire by the KKK

Pubblicato in data 22/ott/2012 da

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This sister was walking and minding her own business when she was attacked and set on fire by the KKK. The police report that they wrote KKK on the hood of her car. I thought this was post racial america. All of us in the black community who see things for what it really is know better. This attack prove what we all thought. Louisiana in the news more often lately with these racial attacks

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Usa, ragazza di colore data alle fiamme si indaga su aggressione Ku Klux Klan Sharmeka Moffitt, foto profilo facebook

Usa, ragazza di colore data alle fiamme
si indaga su aggressione Ku Klux Klan

Sharmeka Moffit, 20 anni, ora ricoverata in ospedale in gravi condizioni, ha raccontato alle autorità di essere stata aggredita e bruciata da tre militanti del Ku Klux Klan. Lo sceriffo della contea ha confermato di aver trovato le tre lettere KKK dipinte sullo sportello della vettura della giovane donna. Ma il sindaco e gli investigatori sono cauti: “Non giungiamo a conclusioni affrettate”


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Edna Moffit, la madre di Sharmeka – article UPDATED: Burn victim’s family speaks

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WASHINGTONSharmeka Moffit, una ragazza nera di 20 anni, si trova in gravissime condizioni a Winnsboro, in Louisiana, con oltre metà del corpo ustionato. La ragazza ha raccontato di essere stata aggredita da tre militanti del Ku Klux Klan, che l’avrebbero insultata prima di cospargerla di liquido infiammabile e darle fuoco.

La vittima ha chiamato la polizia intorno alle 20 di domenica 21 ottobre, dicendo di aver subito un’aggressione e di essere stata bruciata da tre uomini che però non è riuscita ad identificare. Secondo una prima ipotesi potrebbe essersi trattato di un terribile gesto ad opera di membri del Ku Klux Klan. Lo sceriffo Cobbs Kevin ha anche confermato di aver trovato le tre lettere “KKK”, sigla che identifica l’organizzazione razzista che propugna la superiorità della razza bianca, dipinte sullo sportello dell’auto della ragazza, come riporta thenewsstar.com 1 sul suo sito web.

“È necessario non giungere a conclusioni affrettate”, ha detto però il sindaco di Winnsboro, il nero Jackie Johnson: “Non sono del tutto convinto che sia stato un attacco razzista. Bisogna rimanere fuori delle indagini per tutto il tempo di cui la polizia avrà bisogno per trovare l’artefice di questo gesto”. La polizia non ha ancora verificato se si sia trattato effettivamente di un crimine a sfondo razziale. Gli investigatori non hanno ancora trovato alcuna traccia o testimonianza per dire se si sia trattato di un’aggressione casuale o se la vittima fosse stata presa di mira. Nella conferenza stampa hanno fatto appello alla comunità affinché chiunque abbia visto o saputo qualcosa si faccia avanti per fornire elementi utili all’indagine.

L’attacco, tuttavia, ha causato scalpore, soprattutto sui social network. In un primo momento erano circolate voci sul fatto che il motivo dell’aggressione sarebbe stata da attribuire al fatto che la ragazza indossasse una t-shirt di sostegno a Barack Obama. Le autorità e la famiglia, però, hanno già smentito questo particolare.

Della vicenda ha parlato anche Otis Chisley, il presidente della sezione locale della Naacp, la National Association for the Advancement of Colored People, la più conosciuta associazione antirazzista afro-americana. “Aspettiamo di capire bene come sono andati i fatti. Raccomandiamo tutti di muoversi con prudenza”. Al di là dell’esito delle indagini, secondo Chisley,”il razzismo e l’attività del KKK sono una triste realtà in Louisiana. Qui da noi è ovunque, un fenomeno nascosto, ma che esiste”, ha concluso.

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fonte repubblica.it

Stop agli immondi inni del nazismo in rete


Nazisti zombie… – fonte immagine

Stop agli immondi inni del nazismo in rete

Dopo la morte di Shlomo Venezia, le farneticazioni negazioniste. Che in Italia non possono essere punite

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di MARIO PIRANI

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Nella notte del  1° ottobre è morto a Roma Shlomo Venezia 1 all’età di 89 anni. Era una figura storica. Degli ebrei tornati da Auschwitz,  figurava tra i pochissimi  –  una diecina in tutto  –  sopravvissuti dopo l’ultimo, atroce soggiorno in attesa della morte in un Sonderkommando, le squadre di internati che nel lager, prima di essere uccisi a loro volta,  erano obbligati alle ultime operazioni di smaltimento e cremazione dei cadaveri delle vittime dei forni. Venezia si era salvato in extremis. Su questa esperienza inumana aveva scritto un libro, ma più importante di ogni iniziativa, in cui fu coinvolto dopo la guerra con i suoi compagni, furono le testimonianze davanti ai tribunali alleati in cui essi comprovavano per visione diretta le caratteristiche delle camere a gas e le operazioni di sterminio.

Per questo le celebrazioni per la sua morte,  sono state particolarmente sentite dall’ebraismo romano, dall’antifascismo  e dalle rappresentanze dei sopravvissuti.  La cronaca non sarebbe completa, però, se lasciassimo passare sotto silenzio come i siti nazifascisti, la cui immonda propaganda , potenziata con vasta eco dal web si siano subito fatti vivi. Ecco come si è espresso il portavoce di uno dei siti più virulenti: “Morto il falsario olo-sopravvissuto Shlomo Venezia!” In un sottofondo di musiche e canti di gioia lo speaker ha aggiunto: “Quando muore un sopravvissuto sono sempre triste: le loro comiche cazzate mi divertono molto! Comunque pare morendo abbia esalato un ultimo grugnito…”. Altre emittenti hanno corredato i concerti con  brani in cui gli utenti della rete , trasformati dalla recente tecnologia Web 2.0  in creatori di contenuti, hanno tratto nuova linfa da vecchie canzoni. I brani ‘caricatì su piattaforme o forum dei simpatizzanti, vengono quasi sempre corredati da commenti di inaudita brutalità e da trasformazioni repellenti di Celentano ed altri. Qualche esempio. “Con 24.000 ebrei quanto sapone ci farai… Se ne rimane pure uno vivo ci farai pure il detersivo”. Una delle band che ha dedicato un album a Zyclon B (dal nome del  veleno utilizzato nelle camere a gas) contiene strofe ributtanti su Anna Frank: “Anna non c’è, è andata via/ l’hanno trovata a casa sua, / nella soffitta di Amsterdam, ora è sul treno per Buchenwald! / Un bel treno prima classe / lì nei confini del terzo Reich / e poi s’aprono le porte: /  Avanti scendi adesso, che fai? / Ti chiudi dentro al cesso? No, Non puoi !/ Il capolinea è questo, non lo sai? / E segui quella fila di giudei, di giudei!”.

L’antologia diffusa via Web è troppo disgustosa per dilungarsi con altri esempi. Piuttosto vogliamo fare il punto sulla Convenzione di Budapest, che con legge 18 marzo 2008, introduce norme internazionali sulla criminalità informatica sotto le sue varie forme e  stabilisce le necessarie modifiche ai codici di procedura penale dei paesi aderenti. L’Italia ha sottoscritto la Convenzione ma non ancora ratificato le norme applicative e, soprattutto, non ha firmato il breve ma importante Protocollo aggiuntivo che inserisce fra i crimini informatici anche qualsiasi forma di antisemitismo e razzismo sotto veste Web. La discussione, tipica del formalismo giuridico italiano, si è impantanata nella inclusione o meno del negazionismo, tra i crimini perseguiti, nel timore che questo apra infiniti e devianti contenziosi sulla libertà di espressione.  La discussione vede , da un lato, gli esperti del ministero della Cooperazione internazionale, Riccardi, favorevole a una condanna generalizzata e, dall’altra, i giuristi del ministero di Giustizia, pur guidato da una specchiata figura dell’antifascismo, come Paola Severino, che impersonò la parte civile contro  Priebke, che si mostrano restii ad inserire il negazionismo tra i reati da condannare. Tra l’una e l’altra interpretazione ci guadagnano i nazisti, perché nel frattempo, il Protocollo aggiuntivo di Budapest, non viene ratificato dal nostro Paese.

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fonte repubblica.it

SCUOLA – Digiuno in classe per i morosi, effetto Adro nei Comuni. Da Vigevano a Landriano: «Spezzeremo le gambe ai genitori che non pagano»


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«Spezzeremo le gambe ai genitori che non pagano». Linguaggio beceramente di stampo fascista. A quando gli squadroni della morte? mi chiedo…

mauro

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La linea «soft» di Padova e Rho: «Recupero dei crediti, ma pranzo assicurato»

Digiuno in classe per i morosi
Effetto Adro nei Comuni

Da Vigevano a Landriano: «Spezzeremo le gambe ai genitori che non pagano». E a Napoli mensa sospesa per tutti

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di Andrea Pasqualetto

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La scuola di Adro (Stefano Cavicchi)La scuola di Adro (Stefano Cavicchi)
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 successo sulle sponde pavesi del Ticino, dove governa la Lega e il sindaco Andrea Sala non fa sconti ai 129 bambini di Vigevano esclusi dalla mensa scolastica: «Solo così si recuperano i denari delle rette», stabilisce ricordando i suoi propositi non del tutto miti: «Spezzeremo le gambe ai genitori che non pagano, li stiamo già stanando, ci sono stranieri che devono essere educati e ci sono italiani ricchi che fanno i furbi…». Ed era successo cento chilometri più in là, nel cuore della Franciacorta, con il suo collega di partito Danilo Oscar Lancini che ad Adro aveva negato il pranzo ai figli di chi non versava il dovuto: «Ha funzionato, pur di non far brutta figura ora chi può paga».

Esattamente come aveva fatto qualche tempo prima un’altra giunta padana, quella vicentina di Montecchio Maggiore, che aveva scelto per la scuola elementare la soluzione differenziata: pasto per chi paga, panino per chi non paga. Domanda: politica leghista, dunque? Risposta: non solo. Perché ai tempi dei grandi tagli provvedimenti analoghi spuntano silenziosi e imbarazzanti anche fra le decisioni di alcune amministrazioni del centrosinistra, cosicché dall’alto del Carroccio il sindaco Lancini può suonare la tromba del trionfo: «Abbiamo fatto scuola». È il caso di un paese della vallata del Lambro, Landriano, dove l’assessore ai Servizi sociali e alle politiche giovanili di una lista civica appoggiata dal Pd, Morena Taffarello, parla di «pena» della sospensione dei buoni pasto: «Siamo stati rigidi nei confronti di coloro che non sono disposti a sanare i debiti». Che è un po’ l’orientamento della brianzola Cavenago dove rischiano il pasto 120 bambini mentre il primo cittadino Sem Galbiati, orecchino casual e due mandati, vede grigio: «Quando 120 su 600 sono inadempienti noi possiamo poco». Da Vigevano il consiglio è uno solo: «Usando il pugno di ferro le famiglie pagano».

Esperimento, quello del pressing, provato anche a Padova dal sindaco democratico Flavio Zanonato che ha forzato la mano delle famiglie indebitate da oltre cinque anni. «A luglio abbiamo spedito 1.200 lettere minacciando l’intervento di Equitalia – spiega l’assessore alla Pubblica istruzione, Claudio Piron -. Alla fine molti hanno pagato. Ma sia chiaro: Padova non ha mai negato il pranzo a nessuno». Che poi è quel che succede a Rho, in provincia di Milano, dove la giunta del centrosinistra è alle prese con 600 casi di insolvenza e così ha dichiarato guerra ai morosi, «ma senza toccare i bambini» come tiene a precisare Alessia Bosani, assessore alla Scuola e istruzione: «Faremo una campagna di sensibilizzazione perché tutti paghino il servizio, poi passeremo al recupero coattivo del credito». Insomma, il problema è generale e si sta allargando a macchia d’olio. Per tutti l’obiettivo è quello: recuperare i crediti. C’è chi usa il fioretto e chi la clava, chi bussa alla porta e chi toglie il piatto. Mentre Napoli ha risolto a modo suo: servizio di refezione sospeso dappertutto. E come fanno? Alla scuola Baracca dei quartieri spagnoli ci pensano le mamme: un po’ loro, un po’ la rosticceria della zona e qualcosa di caldo non manca mai. Sala sorride: «Bisogna stanare e pignorare».

Andrea Pasqualetto

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fonte corriere.it