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Grillo “benedice” Papa Bergoglio: «Anche noi siamo francescani, la politica senza soldi è sublime»

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Grillo “benedice” Papa Bergoglio: «Anche noi siamo francescani, la politica senza soldi è sublime»

Il leader dei Cinque Stelle: il nostro movimento è nato il 4 ottobre 2009, il giorno del Santo di Assisi

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ARTICOLO CORRELATO

Papa Francesco racconta l’elezione «Come vorrei una Chiesa povera… ecco perché ho scelto Francesco»

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ROMA – Beppe Grillo ‘benedice’ Papa Francesco. Sul suo blog il leader del M5S sottolinea i punti in comune tra il nuovo pontefice e il movimento ‘a cinque stelle’, entrambi ‘francescani’. «Il M5S è nato, per scelta, il giorno di San Francesco, il 4 ottobre del 2009. Era il santo adatto per un MoVimento senza contributi pubblici, sedi, tesorieri e dirigenti – aggiunge – Un santo ambientalista e animalista. La politica senza soldi è sublime, cos come potrebbe diventare una Chiesa senza soldi», scrive Grillo.

«I ragazzi del M5S a Woodstock a Cesena nel 2010, si auto definirono i ‘pazzi della democrazia’, così come i francescani erano detti i ‘pazzi di Dio’. Ci sono molte affinità tra il francescanesimo e il M5S», prosegue Grillo. «C’è qualcosa di nuovo in questa primavera 2013, un terremoto dolce – prosegue – Il nome Francesco scelto da papa Bergoglio, un gesuita di mamma genovese (come Grillo, ndr), è già molto, per ora mi può bastare, poi si vedrà. È il primo papa ‘low cost’ ». Grillo sottolinea poi il comune rapporto con certa stampa. «Stanno già scavando nel suo passato, dalle letterine di scuola delle compagne, alla sua vita prima di diventare prete, ai rapporti con la dittatura argentina, per trovare ogni più piccola ombra e questo me lo rende simpatico. Quali papi sono stati crocifissi dalla stampa mezz’ora dopo essere stati eletti?», rimarca. «Nel libro ‘Il Grillo canta sempre al tramonto’ scritto lo scorso dicembre con Fo e Casaleggio – conclude – quest’ultimo diceva «Non deve essere un caso che non esista un papa che si sia fatto chiamare Francesco. Noi abbiamo scelto appositamente la data di San Francesco per la creazione del Movimento. Politica senza soldi. Rispetto degli animali e dell’ambiente. Siamo i pazzi della democrazia, forse molti non ci capiscono proprio per questo e continuano a chiedersi chi c’è dietro». Habemus papam. Per il momento il suo nome ci rallegra, speriamo che ci rallegrino presto anche le sue opere».

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fonte ilmessaggero.it

Il nuovo papa Bergoglio: la dittatura argentina e le ombre sul passato

Buenos Aires. Jorge Mario Bergoglio, elegido como nuevo papa, fue señalado por el periodista Horacio Verbitsky de mantener vinculos con la dictadura argentina. En la imagen, Bergoglio con Jorge Rafael Videla. Foto tomada de Internet – Testimonios vinculan a nuevo papa con dictadura argentina

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Il nuovo papa Bergoglio: la dittatura argentina e le ombre sul passato

Il successore di Benedetto XVI un “progressista”? Sulla sua biografia pesa il silenzio della Chiesa negli anni in cui il regime dei generali uccise 9mila oppositori. Nel libro inchiesta del giornalista Verbitsky l’accusa di aver isolato due confratelli finiti poi nel famigerato centro di torture dell’Esma

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di | 13 marzo 2013

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Il primo gesuita ad essere papa, il primo a prendere il nome di Francesco. Il primo papa latinoamericano. E’ un progressista Jorge Mario Bergoglio? Forse può essere considerato tale a Roma, perché la sua è una candidatura esterna alla Curia (il candidato curiale argentino era Leonardo Sandri) e perché viene da un luogo geografico lontano dal potere romano. In Argentina però ha sempre rappresentato l’ala conservatrice della Chiesa. Non è mai stato amico della teologia della liberazione. Ha sempre mantenuto posizioni di destra nella gestione del potere a Buenos Aires.

Di certo è il più temibile avversario di Cristina Kirchner, la presidente argentina. Che difficilmente stasera festeggerà di cuore la sua elezione. Questo non ne fa automaticamente un esponente della destra argentina, ma sì il simbolo dell’opposizione conservatrice (e sempre detestato dall’opposizione di sinistra al governo) alla presidenta Kirchner. “Tanto aperta è stata la battaglia politica di Bergoglio contro il governo dei Kirchner, prima di Nestor, poi di sua moglie Cristina, che la presidente ha deciso da tempo di non festeggiare più il 25 de julio, principale festa patriottica in Argentina, nella cattedrale di Buenos Aires”, ricorda alla notizia dell’elezione un funzionario dell’ambasciata argentina a Roma.

Ombre su Bergoglio riguardano il periodo della dittatura militare (1976-83). Tutta la gerarchia ecclesiastica argentina non fece una gran figura in quel periodo. I dubbi su di lui li ha sollevati il giornalista argentino Horacio Verbitsky, l’autore del celebre libro “Il volo” in cui per la prima volta si svela l’esistenza del piano sistematico di soppressione degli oppositori al regime attarverso i voli della morte (30mila vittime secondo le Madri di plaza de Mayo, ottomila secondo altre fonti).

Verbitsky ha ricostruito le responsabilità e le omertà della chiesa in Argentina durante la dittatura. Da quell’inchiesta Bergoglio non ne esce benissimo. Non ci sono testimonianze che lo inchiodano, come ci sono invece per monsignor Pio Laghi, che amava passare i pomeriggi a giocare a tennis con i capi della dittatura. Ma non risulta nemmeno essere stato un eroe nella difesa dai perseguitati del regime.

Non ci sono prove né indizi pesanti sulle sue responsabilità. C’è però una storia molto chiara raccontata da Verbitsky nel suo libro. Subito dopo il golpe del 24 marzo 1976 Bergoglio era Superiore provinciale della Compagnia di Gesù in Argentina. Da gesuita aveva un potere enorme sulle comunità ecclesiastiche di base, che lavoravano molto nelle baraccopoli di Buenos Aires.

Nel febbraio del ’76, un mese prima del colpo di stato, Bergoglio avrebbe chiesto a due sacerdoti, Orlando Yorio e Francisco Jalics, che lavoravano nelle comunità di base, di lasciar perdere, di andarsene, di abbandonare quel lavoro. Loro si rifiutarono. Verbitsky racconta che Bergoglio, dopo averli cacciati dalla Compagnia di Gesù senza averli informati della decisione, fece pressione sull’allora arcivescovo di Buenos Aires perché impedisse loro di dir messa.

Non è una accusa da poco. In quei tempi a Buenos Aires bastava essere lontanamente riconducibili a un’area progressista, risultare impegnati in un lavoro considerato “di sinistra” nelle baraccopoli, per essere additati come potenziali sovversivi. Togliere ai due sacerdoti protezione e ancora più punirli come disobbedienti – è il ragionamento di Verbitsky – equivaleva a far correre loro il serio rischio di finire nelle liste nere dei militari. Così fu.

Pochi giorni dopo il golpe i due sacerdoti furono rapiti. Erano i giorni in cui sparirono anche decine di sindacalisti, i primi ad essere segnalati come potenziali sovversivi poiché, appunto, considerati inclini alla disobbedienza. Dopo sei mesi di prigionia nei solai della Escuela mecanica del armada (Esma), il centro clandestino da cui partirono poi i voli della morte, i due religiosi furono rilasciati. Pare che furono pressioni esercitate dalla Chiesa da Roma a salvar loro la vita.

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fonte ilfattoquotidiano.it

Nuovo Papa: fumata bianca, boato a San Pietro. Attesa per il nome: favorito Scola / Enzo Bianchi e Il Papa sbagliato

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Nuovo Papa: fumata bianca, boato a San Pietro. Attesa per il nome: favorito Scola

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di Fabrizio Angeli e Laura Bogliolo

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ROMA – Il nuovo Pontefice è stato scelto: l’evento storico è stato segnalato dalla fumata bianca dal comignolo della Cappella Sistina dove i cardinali sono riuniti Il pontefice è stato eletto al quinto scrutinio dopo le fumate nere di ieri sera e di questa mattina.

In piazza è partito il toto papa, dopo l’entusiasmo per la fumata bianca, ora il pensiero è quello di sapere chi sarà. Il più «gettonato» nelle previsioni sembra essere Angelo Scola.

Lo stemma del Vaticano e la scritta “Habemvs Papam”. Così il sito ufficiale della Santa Sede accoglie i visitatori subito dopo la fumata bianca.

Benedetto XVI da Castelgandolfo vedrà in tv il suo successore. Dalla televisione il Papa emerito sta seguendo momento per momento le fasi che a breve porteranno il nuovo Papa ad affacciarsi alla loggia del Palazzo apostolico.

La procedura. Subito dopo l’esito del voto, il cardinale decano Giambattista Re si è rivolto al porporato scelto con la domanda sull’accettazione: «Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice? – Con quale nome vuoi essere chiamato?». Subito dopo è avvenuta la bruciatura delle schede e la fumata bianca. Lo riporta la Radio Vaticana sul suo sito. Il nuovo Papa, fa sapere, si reca nella cosiddetta «Stanza delle Lacrime» ad indossare una delle tre le vesti papali già pronte. Al suo ritorno ha luogo una breve cerimonia con una preghiera, la lettura di un passo del Vangelo che può essere il «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa», oppure «Pasci le mie pecorelle», e una preghiera. In questa preghiera entrano come attori il primo dell’Ordine dei Diaconi, il primo dell’Ordine del Presbiteri, il primo dell’Ordine dei Vescovi. Segue l’atto di ossequio dei cardinali, cioè tutti i Cardinali presenti passano a manifestare il loro ossequio e la loro obbedienza al nuovo Papa. Quindi tutti insieme, cantano il «Te Deum».

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fonte ilmessaggero.it

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Il Papa sbagliato

“Non si dica che il nuovo papa sarà automaticamente colui che lo Spirito santo vuole”, spiega Enzo Bianchi su Repubblica

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Enzo Bianchi, fondatore e attuale priore della Comunità monastica di Bose, una comunità religiosa formata da monaci di entrambi i sessi provenienti da chiese cristiane diverse, scrive oggi su Repubblica le sue impressioni sull’imminente elezione del nuovo papa. Bianchi fa un’interessante riflessione su quello che per i credenti rappresenta l’elezione del papa, ricorda che i cardinali sono liberi di obbedire o fare resistenza a quanto loro “indicato” dallo Spirito santo e che “non è chiesto al cattolico negare a se stesso uno spirito critico”.

Con la messa Pro eligendo Pontifice è iniziato il processo di discernimento e di elezione del nuovo vescovo di Roma. Il cardinale decano Sodano ha donato ai cardinali e alla chiesa tutta un’omelia che ha voluto essere un commento alle letture bibliche previste. E non ha tenuto una “orazione” che delineasse, magari in modo velato, il profilo di un candidato. Nessuna indicazione, se non quelle che scaturiscono dal vangelo che addita al povero pescatore di Galilea una sola condizione per essere pastore della chiesa: amare Cristo al di sopra di tutte le altre cose e, di conseguenza, amare la chiesa che gli è affidata con saldezza e misericordia. Questo è ciò che ogni autentico cattolico può chiedere al Signore, insieme all’invocazione allo Spirito perché renda docili le menti dei cardinali.

Non si dica che il nuovo papa sarà automaticamente colui che lo Spirito santo vuole: sarà chi i cardinali hanno voluto che fosse e, quindi, sarà secondo la volontà dello Spirito santo se questi vi avranno obbedito. Lo Spirito santo – se viene ascoltato – può agire solo attraverso gli elettori, ma questi restano liberi di fargli obbedienza o di resistergli. La storia del papato e di tutte le autorità della chiesa dovrebbe ricordarcelo e ci dovrebbe trattenere dallo stabilire un nesso incondizionato tra il nuovo papa designato e la volontà dello Spirito santo. Se questa è la lettura che un cattolico fa del processo di elezione papale, una volta che il papa è eletto legittimamente, il cattolico farà obbedienza, accogliendolo come vescovo di Roma e quindi come successore di Pietro: nella chiesa l’appartenenza è ordinata e dev’essere leale, sincera, pronta.

(Continua a leggere sulla rassegna stampa della Camera)

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fonte ilpost.it

I papabili in 10 ritratti (da cliccare)

I cardinali

I papabili in 10 ritratti

Dalle nuove tecnologie al confronto con l’Islam Biografie e profili dei favoriti del Conclave

 (cliccare sui disegni per leggere i profili)

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Testi di Luigi Accattoli
Disegni di Guido Rosa

  • Timothy Dolan
    Lo «yankee» comunicatore
  • Péter Erdö
    Il teologo che parla sette lingue
  • Sean Patrick O’Malley
    In saio e sandali ma con un blog
  • Marc Ouellet
    Unisce Nord e Sud delle Americhe
  • Gianfranco Ravasi
    Biblista e scrittore, punta sul dialogo
  • Francisco Robles Ortega
    Il messicano tenace che ama Twitter
  • Odilo Pedro Scherer
    «Tolleranza zero» contro gli scandali
  • Angelo Scola
    Pastore e studioso lontano dalla Curia
  • Luis Antonio G. Tagle
    Il «giovanissimo» che viene dall’Asia
  • Peter K. A. Turkson
    Africa e natura le sue missioni

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testi di Luigi Accattoli
disegni di Guido Rosa

13 marzo 2013 | 13:03

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fonte corriere.it

Lo strano affare del palazzo del cardinale che in un giorno raddoppia il suo prezzo. E che ospita la sauna gay più famosa d’Italia

Lo strano affare del palazzo del cardinale  che in un giorno raddoppiò il suo prezzo

Lo strano affare del palazzo del cardinale che in un giorno raddoppiò il suo prezzo

Roma, pagato 9 milioni e rivenduto a Propaganda Fide per 20. Imbarazzo in Vaticano perché negli stessi locali c’è la sauna gay più famosa d’Italia. E grazie a Tremonti la Chiesa non paga un euro di tasse. L’acquisto voluto fortemente dal Segretario di Stato Bertone

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di CARLO BONINI

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ROMA Al civico 2 di via Carducci, nel cuore della città umbertina, a un centinaio di metri dal ministero dell’Economia, un palazzo nobiliare dall’elegante atrio e dalle grandi finestre tiene insieme, tra le stesse mura, la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli (Propaganda Fide) e la più grande sauna gay d’Italia.

Non solo. Custodisce i segreti di una singolare operazione immobiliare costata al Vaticano 23 milioni di euro, caldeggiata dal cardinale e Segretario di Stato Tarcisio Bertone, conclusa con grande soddisfazione e importanti plusvalenze da una società di Busto Arsizio, ma con nessun vantaggio fiscale per le casse dello Stato che, a questo complesso immobiliare acquistato dalla Congregazione ha riconosciuto l’extraterritorialità e dunque l’intangibilità e la totale esenzione fiscale che i Patti Lateranensi assicurano ai luoghi di culto.

IL CARDINALE E IL LOCALE OMOSEX
L’imponente complesso di via Carducci 2, annunciato da una pulsantiera di ottone cromato, dalla targa dell’ambasciata del Benin presso la Santa Sede e da una serie di interni anonimi, ha il suo più prestigioso affaccio con terrazza in via Aureliana, che di via Carducci è una traversa  (…)

L’ARTICOLO INTEGRALE IN EDICOLA O SU REPUBBLICA+

(11 marzo 2013)

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fonte repubblica.it

CHIESA & SCANDALI – Il dossier che fa tremare gli oppositori di Ratzinger

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La chiesa gli scandali, le carte segrete

Il dossier che fa tremare gli oppositori di Ratzinger

Lombardi: Benedetto XVI coraggioso come Wojtyla

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di Gian Guido Vecchi

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CITTÀ DEL VATICANO – «Se Papa Wojtyla aveva dato con coraggio ammirevole davanti agli occhi del mondo la sua testimonianza di fede nella sofferenza della malattia, papa Ratzinger con non minore coraggio ci ha dato la testimonianza dell’accettazione davanti a Dio dei limiti della vecchiaia e del discernimento sull’esercizio della responsabilità che Dio gli aveva affidato». Sulla Radio Vaticana l’editoriale di padre Federico Lombardi tira le somme degli ultimi, storici venti giorni.

Lo stesso Benedetto XVI – ora «Papa emerito» che resta «nel recinto di Pietro» e ha già assicurato «reverenza e obbedienza» al suo successore – aveva chiarito nell’ultima udienza: «Non abbandono la croce». E ora le parole del portavoce vaticano, l’insistenza sul «non minore coraggio» di Benedetto XVI, sono significative quanto la sua conclusione: «Il lascito di papa Benedetto è oggi un invito alla preghiera e alla responsabilità per tutti. Anzitutto naturalmente per i cardinali a cui incombe il compito dell’elezione del Successore, ma anche e non meno per tutta la Chiesa…».

La sede vacante è iniziata alle 20 del 28 febbraio, oggi è la prima domenica senza Angelus, domani il Decano Angelo Sodano guiderà le prime due congregazioni generali dei cardinali, elettori e non, al mattino e al pomeriggio. E nelle riunioni della settimana, decisive in vista del Conclave – la data dovrebbe essere decisa martedì, potrebbero scegliere di anticiparlo all’11 marzo – sarà fondamentale il ruolo dei tre cardinali che hanno indagato su Vatileaks e preparato un dossier segreto che Ratzinger ha voluto fosse trasmesso «unicamente» al suo successore. I tre porporati ultraottantenni – Julián Herranz, Jozef Tomko e Salvatore De Giorgi – potranno però fornire agli altri «elementi utili per valutare la situazione e scegliere il nuovo Papa».

E ora a preoccuparsi sono coloro che hanno «remato contro» Benedetto XVI e il suo pontificato. La giustizia vaticana, per il furto di documenti riservati dall’Appartamento pontificio, ha condannato il maggiordomo «corvo» Paolo Gabriele, poi graziato dal Papa. Per la sentenza non ha avuto complici. Ma i tre cardinali, su un piano diverso, hanno condotto per mesi decine di audizioni ad altri porporati e monsignori e laici della Curia. E negli scontri sottotraccia, le tensioni, le rivalità e i veleni c’è il terreno di coltura di Vatileaks.
Joseph Ratzinger resta centrale nel Conclave 2013 come lo era stato nel 2005, e la conferma arriva sia dai primi confronti «informali» tra cardinali sia dai segnali che arrivano della Santa Sede.

Le considerazioni di padre Lombardi sul «lascito» del Papa emerito e la «responsabilità». E il commento che l’Osservatore Romano ha affidato ieri, in prima pagina, alla storica Lucetta Scaraffia sul «pontificato rivoluzionario» di Benedetto XVI: «È stato rivoluzionario anche perché si è opposto alla prassi diffusa di coprire gli scandali per evitare che l’immagine della Chiesa venisse offuscata». Una «tendenza insostenibile», si legge, contro la quale Ratzinger ha lanciato «un segnale chiaro, indicando una via da cui non c’è ritorno».

Lo schema «conservatori» contro «progressisti», già logoro, è saltato. Ora il confronto è piuttosto tra i «ratzingeriani», non necessariamente conservatori («Dobbiamo ripartire dall’intenzione fondamentale di Benedetto XVI, impostare il rinnovamento della Chiesa», spiegava un autorevole cardinale «progressista») e chi ha fatto resistenza in questi anni e magari si prepara a orientare diversamente il Conclave.

L’immagine della Curia malvagia contro il Papa è caricaturale, lo stesso Ratzinger l’ha ringraziata pubblicamente chiarendo: «Non mi sono mai sentito solo». Né si può puntare in blocco il dito contro i vecchi curiali dell’era wojtyliana o gli «esclusi». Ma se ci sono quelli che non avrebbero mai «tradito», anche per senso dell’istituzione, c’è chi ha fatto resistenza. I «veleni», del resto, non sono finiti. Solo quattro persone, oltre a Benedetto XVI, conoscono il contenuto del dossier: i tre cardinali che hanno indagato e il segretario della commissione, padre Luigi Martignani. Tutti vincolati al segreto e al di sopra di ogni sospetto.

Il sospetto, Oltretevere, è che le «voci» ricorrenti su ciò che il dossier conterrebbe, poiché nessuno lo sa, siano arrivate piuttosto dal fronte degli «indagati», da chi ne teme il contenuto: magari per alzare una cortina fumogena o nella speranza che, per reazione, non se ne parli.

3 marzo 2013 | 11:32

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fonte corriere.it

FUORI DI MELONE – I Borgia come Sanremo. L’Aiart chiede di rinviarne la messa in onda

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I Borgia come Sanremo. L’Aiart chiede di rinviarne la messa in onda

Visto il momento delicato che sta vivendo la Chiesa, l’associazione dei telespettatori cattolici auspica che la trasmissione della serie su La7 venga posticipata “per non dare un’immagine distorta del papato”. Al centro della trama vi sono infatti le torbide vicende che coinvolgono il Vaticano del XV e XVI secolo

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di | 2 marzo 2013

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Potrebbe dare un’immagine distorta del papato. Al centro della serie televisiva “I Borgia” infatti vi sono oscuri intrecci e torbide vicende che avvolgono il Vaticano. L’associazione dei telespettatori cattolici chiede quindi il rinvio della messa in onda del telefilm previsto per il 3 marzo su La7 visto il particolare periodo che sta vivendo il mondo cristiano. E così dopo l’ipotesi di posticipare il Festival di Sanremo per motivi di par condicio, ora viene paventata l’idea di cambiare la data di trasmissione dei Borgia.

”Sarebbe opportuno che spostasse la messa in onda. E’ infatti un momento delicato per la Chiesa, per il papato, e ’I Borgia’ è incentrato su torbide vicende della Chiesa e del Vaticano del XV e XVI secolo” ha dichiarato Luca Borgomeo, presidente dell’Aiart. “I credenti sono in grado di fare le debite distinzioni con la situazione odierna, ma i non credenti o chi ha una cultura religiosa approssimativa può fare lo stesso? – ha denunciato – Quando è stata fissata la programmazione della serie nessuno poteva prevedere una tale coincidenza temporale tra la messa in onda e la rinuncia di Benedetto XVI con la conseguente apertura del Conclave per la nomina del nuovo Pontefice”. Considerato questo e anche le molte segnalazioni a noi arrivate – ha concluso Borgomeo – sarebbe utile un rinvio della programmazione, anche per non dare un’immagine distorta del papato”.

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fonte ilfattoquotidiano.it

Benedetto XVI lascia San Pietro in elicottero «Tra di voi c’è anche il futuro Papa a cui prometto la mia incondizionata riverenza e obbedienza»

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Benedetto XVI, ultime ore da Papa
Ratzinger lascia San Pietro in elicottero
«Ora sarò un semplice pellegrino»

Dalle 20 le sue dimissioni saranno ufficiali e la sede sarà vacante in attesa del Conclave

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CITTÀ DEL VATICANO – Alle 17,05 Papa Benedetto XVI ha lasciato San Pietro per dirigersi a Castel Gandolfo. Alle 20 le sue dimissioni dal Pontificato saranno ufficiali. Ratzinger resterà ospite nella residenza estiva dei Papi fin quando non sarà pronto il suo alloggio nel convento all’interno del vaticano.

Con tre rintocchi della Patarina, la storica campana del campanile di Palazzo Senatorio, Roma Capitale ha salutato Benedetto XVI. Quando l’elicottero con il Pontefice Emerito ha sorvolato piazza del Campidoglio i presenti hanno applaudito e poi sventolato in alto i volantini che raffigurano i manifesti realizzati per il Pontefice, con su scritto «Rimarrai sempre con noi. Grazie». In piazza c’erano, oltre al sindaco di Roma, Gianni Alemanno, i rappresentanti di Giunta e Assemblea capitolina, lo staff dell’amministrazione, alcuni dirigenti, turisti e cittadini ai quali è stato regalato il volantino con l’immagine di Papa Ratzinger.

L’arrivo nella residenza estiva. Dopo aver sorvolato la Capitale Benedetto XVI è arrivato a Castel Gandolfo. L’elicottero con a bordo il Pontefice è atterrato nell’eliporto della cittadina sui Colli Albani, a poca distanza dal Palazzo pontificio dove il Papa uscente risiederà nei prossimi due mesi. «Le campane della Cattedrale di Albano hanno cominciato a suonare come segno di un grande abbraccio a Benedetto XVI da parte della Diocesi di Albano. È questo l’annuncio fatto dagli altoparlanti in piazza della Liberta a Castel Gandolfo. Anche le campane di Castel Gandolfo hanno cominciato a suonare a festa durante l’atterraggio dell’elicottero papale nell’eliporto del piccolo comune alle porte di Roma.

Il saluto del Papa a Castel Gandolfo. L’entusiasmo della folla che popola piazza della Libertà a Castel Gandolfo è esplosa quando Benedetto XVI è apparso dal balcone che affaccia sulla piazza. «Grazie per la vostra amicizia – ha detto il Papa dalla finestra della residenza estiva pontificia – Dalle 20 di questa sera non sarò più Pontefice, ma sarò un pellegrino. Ma voglio ancora lavorare per il bene della chiesa. Grazie di cuore, cari amici sono felice di essere con voi, circondato dalla bellezza del creato», ha aggiunto.

Cittadinanza onoraria. «Ero molto emozionata, l’ho ringraziato, gli ho dato l’abbraccio di tutta la nostra comunità e soprattutto l’ho invitato in piazza per conferirgli la cittadinanza onoraria. Benedetto XVI gli ha sorriso e ha detto solo «grazie, graze». A raccontarlo è il sindaco di Castel Gandolfo Milvia Monachesi che ha accolto Benedetto XVI quando è sceso dall’elicottero a Castel Gandolfo. «L’ho trovato molto, molto provato – aggiunge – molto, molto stanco». «Sarebbe il primo pontefice – spiega il sindaco di Castel Gandolfo – a ricevere la cittadinanza onoraria del nostro comune. Quattro anni fa l’abbiamo conferita al fratello George Ratzinger. Non era la prima volta che lo incontravo, ci siamo visti almeno 4-5 volte, ma in circostanze completamente diverse a quelle di oggi». Monachesi ricorda in particolare quando la scorsa estate partecipò ad un concerto organizzato dal Vaticano a Castel Gandolfo. «C’era anche Napolitano – rammenta – tutti e due, anche se camminavano affaticati ed erano con i capelli imbiancati, emanavano una forza davvero incredibile. L’ultima volta che ho incontrato Benedetto XVI è stato a Ferragosto alla Sagra della pesca, ma stavolta l’ho trovato davvero molto, molto stanco. Secondo il sindaco di Castel Gandolfo Benedetto XVI «rimarrà qui da noi tre mesi e vogliamo credere che sia davvero possibile conferirgli la cittadinanza onoraria con la sua presenza in piazza».

«Tra di voi c’è anche il futuro Papa a cui prometto la mia incondizionata riverenza e obbedienza». Aveva affermato oggi Benedetto XVI nel suo discorso di saluto ai cardinali. Il Papa era arrivato nella Sala Clementina alle 11. Prima del suo arrivo già tutti i cardinali lo attendevano. Il cardinale decano, Angelo Sodano, prima dell’arrivo del pontefice ha rivolto un breve saluto ai cardinali.

Il Papa, nel suo discorso di congedo dal collegio cardinalizio, ha voluto riproporre «un pensiero semplice che – ha detto – mi sta molto a cuore, un pensiero sulla chiesa e sul suo mistero». Un pensiero che, ha ricordato, è stato formulato da Romano Guardini «nell’anno in cui i padri durante il Vaticano II approvavano la Lumen Gentium». «Parole – ha aggiunto – che mi sono particolaremente care» e conservo il libro con la «dedica personale di Guardini»: «la chiesa – ecco il pensiero – non è una istiutuzione escogitata» da qualcuno o «costruita a tavolino, ma è una una relatà vivente» che vive, anche «trasformandosi, eppure nella sua natura rimane sempre la stessa e la sua natura è Cristo». Questa, ha affermato, è stata anche la nostra esperienza di ieri in piazza, «vedere che che la chiesa è un corpo vivo», «è nel mondo ma non è del mondo».

Ancora pensando a Guardini, ha aggiunto Benedetto XVI, ricordiamo che «la chiesa si risveglia nelle anime, la chiesa vive, cresce» ed è «opera dello Spirito santo».

Un momento particolarmente cordiale e sorridente, durante il saluto ai cardinali nella Sala Clementina, è stata la stretta di mano di benedetto XVI con il porporato filippino Luis Antonio Tagle, giovane arcivescovo di Manila (55 anni), accreditato tra i «papabili». Tagle si è infatti avvicinato al Papa per dirgli una cosa sottovoce all’orecchio, dopo di che sia il cardinale che il Pontefice sono scoppiati in una risata.

Alle 12 è terminato il saluto dei cardinali a Papa Benedetto XVI che ha lasciato la Sala Clementina. Nel pomeriggio il trasferimento a Castel Gandolfo e dalle 20 sarà vacante il seggio papale: l’abitazione del pontefice sarà sigillata fino all’arrivo del nuovo Papa.

Il cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, sul tema della nazionalità del prossimo papa dice: «A mio parere è giunto il momento di guardare anche fuori dall’Italia e dall’Europa e in particolare di considerare l’America Latina».

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fonte ilmessaggero.it

VATICANO – Conclave, nuova grana in arrivo dalla Scozia: cardinale accusato di rapporti ‘inappropriati’

Conclave, nuova grana in arrivo dalla Scozia: cardinale accusato di rapporti 'inappropriati'
Il cardinale Keith O’Brien (ansa)

Conclave, nuova grana in arrivo dalla Scozia: cardinale accusato di rapporti ‘inappropriati’

L’alto prelato scozzese, in partenza per Roma in vista dell’elezione del nuovo Papa, messo sotto accusa per ‘molestie’ dall’esposto di quattro sacerdoti al Nunzio apostolico in Gran Bretagna: “Si deve dimettere, la Chiesa non lo faccia votare”

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LONDRANon bastava il caso Mahony, sul conclave che dovrà eleggere il nuovo Papa piove un’altra grana che stavolta arriva dal Regno Unito. Uno degli “elettori” del pontefice, il cardinale scozzese Keith O’Brian, è stato accusato di “comportamento inappropriato” da tre sacerdoti e un ex sacerdote in Scozia. A svelare la notizia sono il Guardian e l’Observer.

Secondo il Guardian, i quattro hanno sottoposto la loro segnalazione, con riferimento a un periodo che risale a fino 33 anni fa, al Nunzio apostolico in Gran Bretagna, Antonello Mennini, chiedendo le dimissioni immediate del porporato. Un portavoce del cardinale ha fatto sapere che le affermazioni degli ‘accusatori’ sono state contestate. O’Brien ha 74 anni e si dovrebbe ritirare il mese prossimo.

A quanto emerge, uno dei denuncianti ritiene che O’Brian avesse sviluppato nei suoi confronti un rapporto definito “inappropriato” e che ciò lo abbia costretto ad anni di assistenza psicologica. I quattro, si legge ancora sulla versione online del quotidiano, affermano di essersi rivolti al Nunzio già prima dell’annuncio delle dimissioni di Benedetto XVI, l’11 febbraio scorso. L’Observer riferisce che i quattro farebbero parte della diocesi di St Andrews e di Edimburgo di cui è titolare O’Brien. Inoltre, i denuncianti temono che una partecipazione del primate scozzese all’elezione del Papa vorrebbe dire che la Chiesa ha ignorato le loro rivendicazioni.

Il primo caso – secondo quanto riporta l’Observer – risale al 1980 quando uno degli accusatori era “un seminarista 18enne al Drygrange college a St Andrews, dove O’Brien era il suo direttore spirituale”, e dove, secondo il domenicale, l’attuale cardinale gli avrebbe fatto delle “avance inappropriate dopo la preghiera della notte”. All’epoca, l’uomo, ha spiegato di essere “troppo terrorizzato per denunciare il caso”. Venne ordinato sacerdote, ma si spogliò dell’abito talare quando seppe che O’Brien era stata nominato vescovo.

Per quanto riguarda gli altri tre ‘denunciati’, tutti ancora sacerdoti, il primo ha riferito di di essere stato oggetto di “un contatto inopportuno” da parte di O’Brien nella sua prima parrocchia; il secondo ha spiegato che nel 1980 fu invitato a passare un settimana con l’attuale cardinale nella sua residenza e qui, ha detto, di essere stato vittima di un comportamento inadeguato dopo una bevuta a notte fonda; l’ultimo sacerdote ha dichiarato che quando era un giovane prete O’Brien utilizzava la vicinanza durante le preghiere serali per “contatti inappropriati”.

Ieri il cardinale scozzese, in un’intervista alla Bbc, aveva confermato la sua intenzione di partire per Roma il prossimo martedì per partecipare al conclave. L’intervista aveva suscitato clamore per alcune sue dichiarazioni sulla opportunità per i preti di sposarsi: “Se lo vogliono dovrebbero poterlo fare”, aveva detto il cardinale. In passato invece, O’Brian aveva manifestato posizioni molto conservatrici, in particolare rispetto all’omosessualità che aveva condannato come immorale e contro i matrimoni gay che aveva definito “dannosi”. (23 febbraio 2013)

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fonte repubblica.it

MA NEL PDL PRENDONO TUTTI PER IMBECILLI? – Senatrice Pdl scrive ai preti umbri. Uno risponde: “Velo pietoso su Berlusconi”

Messaggio per la senatrice Ada Spadoni Urbani

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Senatrice Pdl scrive ai preti umbri. Uno risponde: “Velo pietoso su Berlusconi”

Ada Spadoni Urbani, ricandidata a Palazzo Madama, spedisce una mail “ai pastori del popolo cristiano”. Ma don Gianfranco Formenton stronca i “valori” del suo partito e le ricorda che “nel Vangelo non c’è una sola parola sulle unioni omosessuali, sul fine vita e sull’aborto”

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di | 22 febbraio 2013

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Un invito rivolto “ai pastori del popolo cristiano dell’Umbria” per scegliere il Pdl nell’urna prontamente rispedito al mittente da uno dei destinatari. Don Gianfranco Formenton, parroco di Sant’Angelo in Mercole e San Martino in Trignano vicino a Spoleto, ha ricevuto via web, come decine di altri ‘colleghi’, la mail di propaganda elettorale di Ada Spadoni Urbani in corsa per la rielezione a Palazzo Madama. La senatrice sostiene il primato del partito di Silvio Berlusconi sulla difesa dei temi etici perché “a differenza di altri partiti, il Pdl è stato sempre unito e coerente, perché composto da molti cattolici e da altri che si definiscono laici adulti, la cui formazione culturale e politica è in ogni caso improntata al rispetto di tutti i valori non negoziabili”. E “devotamente” saluta i parroci corregionali.

Ma il sacerdote la stronca: “Rivolgendosi ai pastori del popolo cristiano lei dovrebbe ricordare che tra i valori non negoziabili nella vita, nella vita cristiana e soprattutto in politica entrano tutta una serie di comportamenti di vita, di etica pubblica e di testimonianza sui quali non mi sembra che il partito di cui lei fa parte né gli alleati che si è scelto siano pienamente consapevoli”. Poi si scaglia contro il Cavaliere: “Sarebbe bello stendere un velo pietoso su tutto ciò che riguarda il capo del suo partito – osserva- sul quale non credo ci siano parole sufficienti per stigmatizzare i comportamenti, le esternazioni, le attitudini pruriginose, le cafonerie, le volgarità verbali che costituiscono tutto il panorama di disvalori che tutti i pastori del popolo cristiano cercano di indicare come immorali agli adulti cristiani e dai quali cercano di preservare le nuove generazioni”.

La replica di Formenton è stata prima pubblicata dal sito locale Spoletocity, poi rilanciata sulla pagina facebook del deputato uscente Giovanni Bachelet. Da lì è stata condivisa quasi 2500 volte, ha raccolto oltre 1200 ’mi piace’ e più di 200 commenti. Un successo imprevisto – e involontario – per la lettera di Urbani che al contrario, come dice al fattoquotidiano.it, voleva rimanesse “confidenziale”. Ma così non è stato. La senatrice però, non entra nel merito delle critiche del sacerdote e lo liquida attaccandolo. “Ma lei lo sa chi è quel prete? E’ uno di quelli che Ruini voleva cacciare dalla Chiesa”, spiega. Eppure Ruini non ha mai fatto ‘liste di proscrizione’ (la dichiarazione della senatrice, infatti, è basata su un articolo comparso su Lettera 43 in cui compariva un elenco di sacerdoti ‘di frontiera’, ndr). “Ho inviato la lettera a chi non sono riuscita a incontrare di persona in campagna elettorale. Ai sacerdoti, agli agricoltori, agli imprenditori. Tanti non hanno risposto e chi tace acconsente”, aggiunge, “ma una ventina mi hanno scritto che non erano d’accordo. Tutti comunisti e grillini“. Gli scandali in cui è stato coinvolto il Cavaliere non lo rendono poco credibile quanto a temi etici e “valori non negoziabili”? “Quelli sono affari suoi”, taglia corto Urbani. “E in ogni caso io ho visto Berlusconi fare approcci solo con gentilezza e quelle battute di gusto che vediamo in tv”. Battute “di gusto“? “Tutti noi siamo peccatori. E comunque grazie a don Formenton che ha dato visibilità al nostro programma”. Un programma fatto di barricate su “disposizioni sul fine vita (chi non ricorda il caso Englaro) – prosegue la lettera – legge sul matrimonio per le coppie omosessuali, adozione di bambini nelle stesse coppie omosessuali, problematiche sull’uso degli embrioni, apertura all’aborto eugenetico (che, di fatto, si va già diffondendo)”.

Ma queste sono categorie che per il sacerdote umbro non rappresentano il mondo cattolico. E cerca di spiegarlo alla senatrice: “Mi consenta di dirle francamente – si legge nella replica – che il Vangelo che i pastori annunciano al popolo cristiano non ha nulla a che vedere con ideologie che contrappongono gli uomini in base alle razze, alle etnie, alle latitudini, ai soldi e, mi creda, mentre nel Vangelo non c’è una sola parola sulle unioni omosessuali, sul fine vita e sull’aborto”. Al contrario, “sulle discriminazioni, sul rifiuto della violenza e su una visione degli altri come fratelli e non come nemici ci sono monumenti innalzati alla tolleranza, alla nonviolenza, all’accoglienza dello straniero, al rifiuto delle logiche della furbizia e del potere”. “I politici si presentano sul territorio solo quando devono rastrellare voti – puntualizza – ma non possono ergersi a esperti della morale”.

Infatti ritiene che il Pdl e il suo fondatore siano responsabili della creazione di un’idea di vita irreale che “ha devastato le coscienze e i comportamenti dei nostri giovani che hanno smesso di sognare sogni nobili e si sono adagiati sugli sculettamenti delle veline, sui discorsi vacui nei pomeriggi televisivi, sui giochi idioti del fine pomeriggio e su una visione rampante e furbesca della politica fatta di igieniste dentali, di figli di boss nordisti, di pregiudicati che dobbiamo chiamare onorevoli. Oltre a questo – ricorda a Urbani – lei siederà nel Senato della Repubblica insieme a tutta una serie di personaggi che coltivano ideologie razziste, populiste, fasciste che sono assolutamente anti-cristiane, anti-evangeliche, anti-umane”. Per don Formenton, il caso Englaro “è stato usato dalla politica come una clava e se in quel caso c’era una virtù, era quella del silenzio”. Le critiche si spingono anche sulla crisi culturale generata dalle tv dell’ex premier (“vogliamo parlare di tutti quegli anziani che passano i pomeriggi davanti alla tv e ne escono rincoglioniti?”, dice) e sottolinea che nella società e nella comunità cattolica “si discute” e, diversamente da quanto crede, “non ci sono divorziati o gay. Ci sono le persone”. I suoi fedeli cosa dicono della replica? “Sono abituati a riflettere, si informano. Usano internet e guardano la tv. E anche i miei colleghi sacerdoti sono d’accordo con me, parliamo in questi termini da anni”. Urbani la accusa di essere comunista. E’ vero? “Se parli di povertà, sei un vescovo. Se ne spieghi i motivi, sei un comunista. Quindi, per loro ragionare è essere comunista”.

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fonte ilfattoquotidiano.it