archivio | ricorrenze RSS per la sezione

Emanuela Orlandi, il vero, il falso e il verosimile

https://i0.wp.com/www.ilgazzettino.it/MsgrNews/HIGH/20130419_emanuela-orlandi-flauto1.jpg
fonte immagine ilgazzettino.it

Emanuela Orlandi, il vero, il falso e il verosimile

.

di | 9 maggio 2013

.

Il ritorno della “ragazza con la fascetta”, con il suo carico di misteri catacombali, messaggi cifrati, teschi, flauti e ciocche di capelli, riaccende fasci di luce su una Roma underground, melmosa, oscura. Una Roma criminale che non si è mai redenta, semmai ha normalizzato il suo intreccio con i poteri. Sono passati 30 anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, la tragedia è mutata in farsa, la realtà in fiction. Difficile ormai distinguere il vero, il falso e il verosimile. L’ultimo testimone si è fatto avanti consegnando un flauto, del tutto identico a quello che usava la ragazzina, ai giornalisti di Chi l’ha visto, la trasmissione di Federica Sciarelli che otto anni fa ha condotto gli investigatori sulle tracce dei segreti di Sant’Apollinare, dove per 20 anni fu sepolto Enrico De Pedis, il boss della Banda della Magliana, la stessa chiesa che Emanuela frequentava per seguire un corso di musica. Ora, attraverso lo stesso canale televisivo, lo scenario viene capovolto.

Marco Fassani Accetti, fotografo che usa l’immagine per trasmettere oscuri segnali su bambini rapiti, ragazze sepolte nella sabbia o ricomposte in una bara, uomo di cinema, si mostra molto informato. Dice di aver fatto parte di “una lobby di controspionaggio” che agiva tra opposte fazioni vaticane, batte su temi come “la gestione dello Ior, i finanziamenti a Solidarnosc, le nomine”, rivendica alcune telefonate anonime, decritta i codici usati dai rapitori (153, il numero della linea variando l’ordine indicherebbe la data dell’attentato a Wojtyla, 13 maggio). Ma insiste nel dire che fu un “sequestro bluff”. Come quello di Mirella Gregori. Le due, racconta, ora sarebbero a Parigi dove vivono felici e contente. Storiella vecchia, cui non crede più nessuno e quasi svaluta il portato di altre più interessanti rivelazioni.

L’unico dato certo è che M.F.A, sei mesi dopo la scomparsa di Emanuela, ha investito con la sua auto, uccidendolo, un ragazzino di 12 anni, figlio di un diplomatico dell’Uruguay lungo la Pineta di Castelporziano. Dove lui casualmente si trovava e dove non doveva invece trovarsi il minore, uscito di casa all’Eur per andare dal barbiere. Fu condannato soltanto per omicidio colposo, l’accusa di sequestro inizialmente ipotizzata si è persa tra i fascicoli e forte di questa definitiva sentenza può dire ormai quel che gli pare. In quel periodo adescava ragazzini, maschi e femmine, con l’esca di servizi fotografici. Il set su cui si muoveva era limitrofo a quello del sequestro Orlandi, di cui egli stesso si autoaccusa ma in ruolo marginale. Difficile capire se i suoi racconti, come le sue foto, nascano da deliri onirici o se qualcuno, conoscendo i suoi segreti, lo stia manovrando.

Magari per far archiviare un’inchiesta, che ha impegnato generazioni di magistrati e servizi segreti, e che vede al centro il Vaticano, la mafia e quant’altro. Il procuratore aggiunto Capaldo teme una nuova campagna di intossicazione. Allo scadere dei 30 anni, meno di due mesi, deve dimostrare che Emanuela fu uccisa se non vuole che cali il silenzio della prescrizione. La trama ricostruita finora si fonda sul racconto di Sabrina Minardi, sventurata amante di De Pedis. Quel Renatino che avrebbe sequestrato Emanuela, per poi farla uccidere e gettare in un pilone di cemento, su consiglio del vescovo americano Marcinkus. Così “chi doveva capì capiva”. Uno che doveva capire era Wojtyla, in effetti il Papa polacco capì al volo e rivelò ciò che doveva restare segreto, durante l’ora dell’Angelus: Emanuela era stata rapita, non era una “scappata di casa”. Il contrario di quanto oggi afferma M.F.A.

Sullo sfondo i soldi dei boss riciclati nello Ior, il crac dell’Ambrosiano, la caduta del Muro di Berlino, insomma la prima trattativa tra mafia e poteri della storia d’Italia, con corollario di ricatti e omicidi a partire da Roberto Calvi. Protostoria di altre future tragedie, che ho cercato di ricostruire nel mio libro Storie di alti prelati e gangster romani, sfrondando il sequestro Orlandi da ogni ammiccamento. Ma se quanto racconta M.F.A dovesse rivelarsi vero dovremmo ricrederci. Tutto precipita nella piccola storia di un potenziale serial killer, finora in realtà morboso “guardone” che aveva il torto di girare negli ambienti sbagliati. Un canovaccio utilizzato da altri per costruire il “grande ricatto”? Chissà. Ieri è iniziata la perizia sul flauto, se fosse quello vero dimostrerebbe che l’obliquo testimone ha in mano prove concrete. A favore di chi o contro chi? Magari anche stavolta “chi deve capire capisce”.

(autrice del libro: Storia di alti prelati e gangster romani, Fazi editore 2009)

.

fonte ilfattoquotidiano.it

PRINT – EMAIL – PDF

Shoah, Napolitano: fascismo regime infame, reagire a revisionismo

Caro Napolitano. anti-ebraismo e anti-sionismo sono due cose molto, ma molto differenti. Si informi.
https://i1.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/MED/20130129_napolitano.jpg

Shoah, Napolitano: fascismo regime infame, reagire a revisionismo

Il monito del Capo dello Stato per la Giornata della memoria: «Reagire a negazionismo e revisionismo»

.

ROMA – «Il neonazismo riceverà una dura risposta dallo Stato». L’avvertimento, dopo le polemiche nate nei giorni scorsi dalle dichiarazioni di Silvio Berlusconi sul fascismo, arriva dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano, in occasione del discorso tenuto al Quirinale nel corso della cerimonia per la Giornata della Memoria della Shoah. Il presidente della Repubblica esprime anche un giudizio netto sul ventennio di dittatura: in Italia «ormai c’è consapevolezza dell’aberrazione introdotta dal fascismo con l’antisemitismo» e «dell’infamia delle leggi razziali del 1938», dice.

«Propagande aberranti».
«Tenere alta la guardia, vigilare e reagire contro le persistenti e nuove insidie di negazionismo e revisionismo magari canalizzate attraverso la Rete», è il monito lanciato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «In Italia – ha sottolineato Napolitano – propagande aberranti si traducono in diverse città in fatti di violenza e contestazione eversiva da parte di gruppi organizzati», come quelli su cui è intervenuta nei giorni scorsi la Procura di Napoli. Quelle che definisce «mostruosità», come le ventilate «distruzione di un negozio ebreo e aggressione e stupro di una studentessa ebrea», su cui indaga la Procura di Napoli, «anche se solo enunciate, sollecitano la più dura risposta dello Stato e la più forte mobilitazione di energie nelle scuole, nella politica, nell’informazione, a sostegno degli ideali democratici».

«Paccottiglia ideologica».
«C’è da interrogarsi con sgomento sia sul circolare, tra giovani e giovanissimi, di una miserabile paccottiglia ideologica apertamente neonazista – ha detto con forza Napolitano – sia sul fondersi di violenze di diversa matrice, da quella del fanatismo calcistico a quella del razzismo innanzitutto antiebraico». «Mostruosità – ha aggiunto il presidente – che sollecitano la più dura risposta dello Stato e la più forte mobilitazione di energie».

«Rifiuto intransigente dell’antisionismo».
È necessario ribadire il «rifiuto intransigente e totale dell’antisemitismo in ogni suo travestimento ideologico come l’antisionismo», ha poi sottolineato Napolitano. «In gioco – ha aggiunto – non è solo il rispetto della religione e cultura ebraica», ma anche il riconoscimento delle ragioni «della nascita dello Stato di Israele e del suo diritto all’esistenza e alla sicurezza». In proposito il Capo dello Stato ha espresso «solidarietà» con lo Stato di Israele contro ogni «minaccia di distruzione» compresa quella iraniana, ma anche «libertà di giudizio sulle linee di condotta» delle forze politiche che «via via governano Israele».

«Solidarietà a Israele».
«Giudizi critici non possono essere considerati ostili, purché formulati con il rispetto dovuto a ogni governo legittimo di qualsiasi paese amico» e purché «non sfocino in posizioni equivoche» sulla natura e sul futuro dello Stato di Israele, ha aggiunto Napolitano. Il Capo dello Stato – che ha ricordato il presidente israeliano Shimon Peres come «autentico amico che stimo» – ha quindi voluto assicurare «agli amici israeliani» che questi «punti fermi» sono «ormai consolidati nell’opinione e nella consapevolezza politica del Paese» e che non conosceranno «nessun affievolimento nel prossimo futuro: la loro continutà è garantita» anche dalle future maggioranze parlamentari e governi.

Martedì 29 Gennaio 2013 – 12:15
Ultimo aggiornamento: 13:10
.

NAPOLITANO, GIU’ LE MANI DALL’EMILIA – Il 2 giugno? Lasciamoli soli con le loro sobrie parate

 Il 2 giugno? Lasciamoli soli con le loro sobrie parate

Il 2 giugno? Lasciamoli soli con le loro sobrie parate

.

 Il 2 giugno? Lasciamoli soli con le loro sobrie parate

Doriana Goracci


listen it it Il 2 giugno? Lasciamoli soli con le loro sobrie parate

.

terremoto emilia romagna anteprima 600x398 670632 anteprima 600x398 677962 Il 2 giugno? Lasciamoli soli con le loro sobrie parate

16 morti, 350 feriti, 8000 sfollati in poche ore e si ciancia ancora del 2 giugno che s’ha da fare. Il 2 giugno, e mi rivolgo a coloro che portano le figliolanze  a Piazza Venezia  a vedere non so cosa, lasciamoli SOLI  a farsi la parata e le commemorazioni.

 Il 2 giugno? Lasciamoli soli con le loro sobrie parate

Abbiamo nella giornata di oggi inviato decine di migliaia di mail al Quirinale, come suggerito da privati cittadini, movimenti e gruppi  su Facebook,  il sito E il mensile… “Egregio Presidente Giorgio Napolitano Lei ha chiesto ai giovani di aprire porte e finestre, anche qualora le trovassero chiuse. Le chiediamo con tutto il rispetto di dare l’esempio: apra porte e finestre alla solidarietà; trasformi il 2 giugno da festa della Repubblica militare a festa della Repubblica solidale. Annulli la parata, che l’anno scorso era costata 4,4 milioni di euro e che secondo il ministero della Difesa quest’anno costerà quasi 3 milioni di euro. Quei denari siano investiti in opere di solidarietà con la popolazione stremata dal terremoto e quei contingenti chiamati a sfilare vengano utilizzati nelle zone bisognose di aiuti.Grazie con tutto il cuore”.

 Il 2 giugno? Lasciamoli soli con le loro sobrie parate

“La campagna Sbilanciamoci! chiede l’immediata cancellazione della parata militare del 2 giugno e la destinazione dei milioni risparmiati per la sua organizzazione alle popolazioni colpite dal terremoto in Emilia Romagna. La richiesta della cancellazione della parata militare era stata fatta da Sbilanciamoci già nelle settimane scorse. Dopo il grave terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna questa richiesta acquista maggiore importanza. Con gli stessi soldi spesi per la parata militare si possono garantire, nella prossima settimana, i soccorsi di emergenza (tende, viveri, medicinali, ecc) ad oltre 5mila persone. È irresponsabile spendere tanti soldi per far sfilare carri armati e blindo, mentre gli stessi fondi potrebbero essere investiti per aiutare le popolazioni. La Repubblica va celebrata aiutando chi ora soffre a causa del terremoto e non sfoggiando armi e mezzi militari. Va sospesa la parata, ma vanno tagliate anche le spese militari: è questo il senso di Economia a mano armata. Dossier sulle spese militari 2012 che la campagna Sbilanciamoci! presenterà il prossimo 4 giugno alle ore 11.00, presso la sala conferenze della Fondazione Basso – Roma, via della Dogana Vecchia 5 -”
no agli   f35 Il 2 giugno? Lasciamoli soli con le loro sobrie parate
Dopo le 19 è arrivata la risposta:

“Celebreremo sobriamente il 2 giugno ma lo dedicheremo alla memoria delle vittime, al dolore delle famiglie e anche a momenti di scoramento che devono essere superati. Lo celebreremo perchè  la Repubblica deve dare conferma della sua vitalità, forza democratica, serenità  e fermezza con cui affronta le sfide”. Lo afferma il capo dello Stato Giorgio Napolitano…
italia unita giorgino Il 2 giugno? Lasciamoli soli con le loro sobrie parate

554718 467244076635406 154141837945633 1766313 451112127 n Il 2 giugno? Lasciamoli soli con le loro sobrie parate


582377 467251056634708 154141837945633 1766324 1559098390 n Il 2 giugno? Lasciamoli soli con le loro sobrie parate

Una pagina facebook Partigiani del Terzo Millennio ha messo una foto antica e vera del 1976, con questa didascalia: “La parata militare del 2 giugno, quest’anno, non si svolgerà. Lo ha comunicato il ministro della difesa Forlani, con una nota ufficiale. La decisione è stata presa a seguito della grave sciagura del Friuli e per far si che i militari e i mezzi di stanza al nord siano utilizzati per aiutare i terremotati anziché per sfilare a via dei Fori imperiali  Roma, 11 maggio 1976″

Non  contate sulla nostra pazienza nei vostri confronti.
image h partb Il 2 giugno? Lasciamoli soli con le loro sobrie parate
Sobrio dunque cosa? Non insegnate la Vostra Morale.
I Media siamo anche noi, senza di voi, e  sappiamo chi siete, mentre voi non sapete chi siamo,noi, se non per avere dati di ascolto percentuali  voti …

TERRE (in) MOTO Facciamo Rete! 

Doriana Goracci

.

fonte reset-italia.net

1 Maggio, «storia, patria e lavoro» in piazza

1 maggio, «storia, patria e lavoro» in piazza

.

logo 1 maggio 2011 304
.

Mentre Roma aspetta il Concertone del primo maggio a piazza San Giovanni, è pronto il cast che si susseguirà sul palco guidato dal conduttore al debutto Neri Marcoré, e accanto ai giovani sfoggia grandi nomi della musica. Lucio Dalla e Francesco De Gregori, Subsonica, Caparezza con Tony Hadley e Alborosie, Gino Paoli, Daniele Silvestri, Peppe Servillo e Fausto Mesolella, Modena City Ramblers, Bandabardò con Peppe Voltarelli, Edoardo Bennato, Paola Turci, Eugenio Finardi, Enzo Avitabile con Raiz e Co` Sang, Giuliano Palma & The Bluebeaters con Nina Zilli, Rebecca, Autoreverse, Bandervish, Erica Mou, Paolo Belli con Qbeta e Tinturia, Enrico Capuano, Chiara Civello, Lucariello, `Nduccio, Luca Barbarossa, Edoardo De Angelis e, per la prima volta, il Premio Oscar Ennio Morricone che eseguirà la sua «Elegia per l`Italia»: è questo il cast al completo della ventiduesima edizione del Concertone del Primo Maggio. Promosso da CGIL CISL e UIL, il concerto quest`anno è dedicato ai 150 anni dell`Unità d`Italia e il tema artistico è «La storia siamo noi. La storia, la patria, il lavoro», in base ad un progetto ideato da Marco Godano. Altro debutto eccellente al Concertone è quello di Neri Marcorè che per la prima volta condurrà la lunga maratona. Maratona che che quest`anno sarà caratterizzata dal grande contributo musicale dell`Orchestra Roma Sinfonietta: composta da 72 elementi a cui si accompagneranno i 60 del Nuovo Coro Lirico Romano sarà diretta, oltre che da Ennio Morricone, dal maestro Francesco Lanzillotta che dirigerà i brani dedicati alle celebrazioni dell`Unità d`Italia e dal Maestro Alessandro Molinari a cui sarà affidato l`incontro tra la musica sinfonica e il rock di alcuni tra gli artisti di questa edizione. Attesi sul palco anche Ascanio Celestini, che darà vita ad una perfomance inedita per il pubblico del Primo maggio, Gherardo Colombo, Anna Bonaiuto, Claudio Santamaria, Sonia Bergamasco, Marco Presta, Carlotta Natoli. Inoltre sarà proiettato un video di Andrea Camilleri e le vignette di Altan. L’evento, che sarà trasmesso in diretta televisiva da Rai Tre e diretto da Stefano Vicario, è prodotto da Anyway s.r.l. e prenderà il via alle 15.15 con l`Anteprima del Concerto condotta dal cantautore Enrico Capuano. La diretta proseguirà fino alle 19 per riprendere poi il collegamento con la piazza alle 20 e concludersi alla mezzanotte.

.

30 aprile 2011

fonte:  http://www.unita.it/italia/1-maggio-storia-patria-e-lavoro-in-piazza-1.288442

___________________________________

I martiri di Chicago

.

di Ricardo Mella

.

Il Primo Maggio odierno – istituzionalizzato, santificato, nazionalizzato – non ha nulla a che vedere con la dura lotta dei proletari di Chicago che, nel 1886, alzarono la bandiera della riduzione dell’orario di lavoro a otto ore e che trovarono negli anarchici i più coerenti e decisi sostenitori della lotta. Le edizioni Zero In Condotta hanno da poco pubblicato un libro, scritto nel secolo scorso dall’anarchico spagnolo Ricardo Mella.

Il lettore troverà in questo libro, scritto a ridosso degli avvenimenti – e mai pubblicato in Italia – documenti e dichiarazioni originali dell’epoca che riportiamo alla luce non solo per ricordare degnamente ‘i martiri di Chicago’, ma anche per smascherare la mistificazione che su quella data è stata costruita per trasformarla, dopo anni di lotte coraggiose e di insurrezioni popolari, in un’inoffensiva ‘festa del lavoro’.Ne pubblichiamo alcuni stralci.

.

Alle origini del primo maggio

Furono il Liberty di Boston, stampato dall’anarchico individualista Tucker, l’Arbeiter Zeitung di Spies, e l’Alarm di Parsons, tutti giornali che si pubblicavano a Chicago, a rendere popolari le idee anarchiche.
Così, a Chicago, si costituì un’associazione per le otto ore e si svolsero innumerevoli riunioni all’aria aperta durante le quali i lavoratori di quasi tutti i mestieri si organizzarono e si prepararono allo sciopero annunciato. I gruppi socialisti ed anarchici dispiegarono in questo lavoro un’attività prodigiosa, cercando sempre di stabilire la più stretta solidarietà tra tutti i lavoratori.
Dalle colonne dell’Alarm, che era l’organo degli anarchici americani, Parsons condusse un’energica campagna a favore dello sciopero generale per le otto ore. In questa campagna non ebbe meno incidenza la pubblicazione più importante degli anarchici tedeschi, l’Arbeiter Zeitung, del quale erano redattori Spies, Schwab e Fischer. Entrambi i giornali agitarono l’opinione pubblica in tal modo che per forza di cose si poteva prevedere quanto terribile sarebbe stata la lotta. Gli oratori anarchici che più si distinsero durante i comizi furono Parsons, Spies, Fielden ed Engel. Questi erano ben conosciuti non solo tra i lavoratori, ma anche tra i borghesi.
A mano a mano che si avvicinava il giorno del 1° maggio, le agitazioni andavano aumentando.

Quel maggio a Haymarket

Quando fu imminente la carica della polizia, lo spazio fu attraversato da un corpo luminoso che cadendo tra il primo e il secondo plotone produsse un frastuono incredibile. Più di sessanta poliziotti caddero al suolo feriti e uno di essi, di nome Degan, morì.
Immediatamente la polizia fece una carica serrata sulla folla e questa fuggì terrorizzata in tutte le direzioni. Inseguiti dagli spari della polizia furono in molti a morire od a rimanere feriti tra le strade di Chicago.
Nel momento culminante di maggiore agitazione, i borghesi persero la testa: provocati dalla frenesia del terrore, incitavano la forza pubblica al massacro.
Si presero operai a destra e a manca, si profanarono molti domicili privati e si strapparono da essi pacifici cittadini senza giustificazione alcuna.
Gli oratori di Haymarket, ad eccezione di Parsons che si era allontanato, vennero tutti arrestati. Quelli che avevano partecipato in qualche modo al movimento operaio vennero perseguitati ed incarcerati. L’Arbeiter Zeitung venne soppresso e tutti i suoi redattori e collaboratori arrestati. Le riunioni operaie vennero sciolte e proibite.

I martiri di Chicago

.

La condanna a morte

Per provare il delitto di cospirazione, il fiscale ricorse alla stampa anarchica, presentando alcuni brani di articoli e discorsi degli imputati di molto anteriori ai fatti che diedero origine al processo. L’obiettivo di tale prova era ben chiaro. Nonostante quelle frasi contro l’attuale ordine delle cose non fossero così dure come quelle che utilizza la stampa borghese della Repubblica modello quando chiede il massacro degli operai, esse vennero convenientemente adoperate al fine di terrorizzare la giuria, che di per sé era già mal prevenuta nei confronti di socialisti ed anarchici in quanto classe. Questo appello alle passioni dei giurati si fece così estremo fino al punto da esibire armi, bombe, dinamite, e persino vestiti insanguinati che si diceva appartenessero ai poliziotti uccisi.
Nonostante tutto ciò, la teoria del rappresentante dello Stato risultò completamente infondata, poiché non si riuscì a stabilire alcuna relazione evidente tra la bomba lanciata ad Haymarket e gli anarchici processati. Gli accusati avevano impiegato parole dure contro l’attuale ordine delle cose, contro l’arrogante distribuzione del lavoro e della ricchezza, contro le leggi ed i suoi custodi, contro la tirannia dello Stato ed il privilegio della proprietà. Era necessario sacrificare quelle vite e affogare nel sangue la nascente idea anarchica: gli otto imputati furono condannati.
Il 20 agosto venne reso pubblico il verdetto della giuria: August Spies, Michael Schwab, Samuel Fielden, Albert R. Parsons, Adolph Fischer, George Engel e Louis Lingg furono condannati a morte; Oscar W. Neebe a reclusione per 15 anni.
Otto uomini condannati per essere anarchici, e sette di loro condannati a morte nella libera e felice Repubblica Federale Nordamericana. Ecco qui il risultato finale di una commedia infame nella quale non si considerò indegno un processo in cui ci si appellava liberamente alla falsità ed allo spergiuro.

Ricardo Mella, 1861-1925

.

La lotta non si ferma

La vista del tetro patibolo non commosse minimamente l’animo sereno di Spies, Parsons, Engel e Fischer, che sebbene rivolsero, senza alcun dubbio, un ricordo alle loro mogli e figli, dedicarono il loro ultimo pensiero alla causa tanto amata.Le ultime parole pronunciate dai nostri amici furono:
Spies: Salute, verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più forte delle voci che oggi soffocate con la morte!
Fischer: Hoc die Anarchie! (Viva l’anarchia!)
Engel: Urrà per l’anarchia!
Parsons, la cui agonia fu terribile, riuscì appena a parlare, perché il boia strinse immediatamente il laccio e fece cadere la trappola. Le sue ultime parole furono queste: Lasciate che si senta la voce del popolo!
L’11 novembre del 1887 la borghesia di Chicago riposò tranquilla. Quattro uomini impiccati, un suicida e altri tre cittadini incarcerati avevano soddisfatto il suo brutale odio e la sua sete di vendetta. L’anarchia era stata distrutta. Ma il capitalismo era cieco e non vide che quell’ideale cresceva con forza nella massa dei lavoratori che tante volte aveva applaudito i martiri, che aveva fatto ogni tipo di sforzo per cercare di salvarli dal patibolo e che si sarebbe lanciata risolutamente a salvare i prigionieri se non fosse stata trattenuta dagli appelli di quegli stessi uomini che furono impiccati come criminali.
Pochi giorni dopo il sacrificio, i lavoratori di Chicago tennero un’imponente manifestazione di lutto, a prova che le idee socialiste non erano affatto morte.

Ricardo Mella

96 pagine,
7,00 euro

Per richieste e versamenti:

conto corrente postale 14238208
intestato ad AUTOGESTIONE,
Casella Postale 17127, MI 67, 20128 Milano

zeroinc@tin.it
zic@zeroincondotta.org

cell. 377145518

www.zeroincondotta.org


Errico Malatesta

Ricardo Mella nel ricordo di Errico Malatesta

“Riccardo Mella, che meriterebbe di essere maggiormente conosciuto fuori di Spagna, fu uno dei migliori teorici dell’anarchismo ed i suoi scritti, che saranno certamente raccolti e diffusi dai compagni di lingua spagnuola, sono un modello di ragionamento serrato e di forma, nello stesso tempo, elegante e popolare.

Il Mella appartiene alla schiera dei primi bakuninisti spagnuoli. Venuto, giovanetto ancora, all’anarchismo dalle file del partito federalista, egli fu uno tra i primi propagatori in Spagna dell’Alleanza bakuninista e dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori, e dal 1882 fino al 1914 spiegò un’attività straordinaria con la penna, con la parola, con l’azione personale, prendendo parte in tutte le agitazioni ed esponendosi a tutti i pericoli. (…)

Riccardo Mella godette la stima degli stessi avversari per la rettitudine del carattere e la forza dell’ingegno, e fu profondamente amato dai compagni e dal proletariato spagnuolo al quale aveva consacrato la vita”.

(Pensiero e volontà, n°13, Roma, 16 ottobre 1925).

.

fonte:  http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/346/93.htm

TREVISO – Primo Maggio col leghista Gobbo. I sindacati suonano Va’ Pensiero «E’ una cortesia istituzionale»

Primo Maggio col leghista Gobbo
I sindacati suonano Va’ Pensiero

.

fonte immagine

.

Sindaco del capoluogo della Marca sul palco, entrano gli inni padani. «E’ una cortesia istituzionale». In scaletta anche «La leggenda del Piave». Spostata «Bella ciao»

Manifestazione sindacale in piazza (archivio)Manifestazione sindacale in piazza (archivio).

TREVISO—Scontata «Bella ciao», inevitabile «L’Internazionale ». Prevedibile pure «Fratelli d’Italia», nel centocinquantesimo anno dall’unità nazionale. Ma di certo «La leggenda del Piave» e il «Va’ pensiero» non si erano mai sentiti a una celebrazione del 1˚ Maggio. L’impensabile accadrà invece domani mattina a Treviso, quando il «non passa lo straniero» e «l’ali dorate» riecheggeranno alla manifestazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil. Revisionismo storico? No, a quanto pare un «gesto di coesione», considerando anche la presenza di un ospite inatteso: Gian Paolo Gobbo, sindaco del capoluogo della Marca, ma pure leader della Lega in Veneto. Sussurrata da settimane, e a lungo tenuta in forse dal diretto interessato («Ho tre impegni per quella mattinata », aveva detto), la partecipazione del leghista è stata ufficializzata dagli organizzatori. «Abbiamo dovuto modificare leggermente la scaletta – ha spiegato Antonio Confortin, segretario provinciale della Uil – nel senso che dopo il mio intervento, il primo in elenco, mi sarebbe piaciuto ascoltare “Bella ciao”. Ma dal momento che Gobbo parlerà necessariamente dopo di me, perché si è ricavato uno spazio in agenda alle 10.30, abbiamo ritenuto opportuno far slittare oltre quel brano, preferendo sistemare vicino ai saluti del sindaco “Il Piave mormorò” e l’aria del “Nabucco” ».

Una forma di «cortesia istituzionale», l’hanno definita le organizzazioni sindacali, che tendono a minimizzare la portata della svolta indicata all’ensemble «Ottoni della Marca», che per la prima volta porterà la musica alla festa dei lavoratori. «Penso che il repertorio delle canzoni proposte accontenterà tutti i gusti politici – ha detto Paolino Barbiero, segretario provinciale della Cgil – ma quello che conta davvero è che la politica affronti e risolva i problemi del lavoro». Non sarà la prima volta che un leghista sale sul palco di piazza dei Signori per onorare la storica ricorrenza. Lo scorso anno il tabù era stato infranto da Leonardo Muraro, il presidente della Provincia che a questo giro è però in scadenza di mandato. Motivo per cui questa volta l’invito è toccato a Gobbo, il capo del Carroccio veneto, con tanto di accompagnamento musicale a tema. «Con le contrapposizioni non si va da nessuna parte – ha aperto Franco Lorenzon, segretario provinciale della Cisl – ed è necessario essere uniti per fronteggiare le sfide globali». Di qui l’appello dei sindacati anche alle commesse, affinché partecipino al corteo nonostante l’annunciata apertura di alcuni negozi. Ironico intanto il commento di Umberto Lorenzoni, presidente provinciale dell’Anpi: «Evidentemente sono diventati ecumenici anche i sindacalisti. A ogni modo va benissimo così, l’importante è non cedere sui princìpi. Per quanto mi riguarda, comunque, andrò a Follina con i giovani. Canteremo “Bella ciao” e “L’internazionale”. Il “Va’ Pensiero”? Proprio no».

.

Angela Pederiva
30 aprile 2011

fonte:  http://corrieredelveneto.corriere.it/treviso/notizie/politica/2011/30-aprile-2011/primo-maggio-col-leghista-gobbo-sindacati-suonano-va-pensiero-190539724242.shtml

Napolitano critica le divisioni: “Basta ipocrisie sui miei appelli”

30/04/2011 – VERSO IL 1° MAGGIO- L’APPELLO DEL QUIRINALE

Napolitano critica le divisioni: “Basta ipocrisie sui miei appelli”

.

Il capo dello Stato ai sindacati: “Senza coesione non c’è ripresa”

Il capo dello Stato Napolitano ha celebrato il 1° maggio al Quirinale

.

ROMA – Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lancia ancora una volta l’allarme disoccupazione nel nostro Paese e fa particolare riferimento a quella giovanile. Un tema, quello della disoccupazione, attraverso il quale passa la stessa «tenuta civile e democratica del nostro Paese». Napolitano interviene al Quirinale alla cerimonia in occasione della celebrazione della festa del lavoro e torna a puntare il dito sulla questione occupazionale.

Il capo dello Stato non ha dubbi, «allarmano i dati sull’occupazione relativi ai giovani tra i 15 e i 29 anni». Ma se questo è un dato generale, quello che ancora di più fa riflettere il capo dello Stato, e che richiede «il massimo sforzo» per la sua soluzione, e’ «il dato dei quasi 2 milioni di giovani fuori di ogni tipo di occupazione, ormai fuori dal ciclo educativo e non coinvolti nemmeno in attivita’ di formazione o addestramento».

Secondo Napolitano il tema dell’occupazione e di quella giovanile in particolare deve essere affrontato perchè, spiega, «lo sviluppo economico e la sua qualità sociale, la stessa tenuta civile e democratica del nostro Paese passano attraverso un deciso elevamento dei tassi di attivita’ e di occupazione, un accresciuto impegno per la formazione e la salvaguardia del capitale umano, un’ulteriore valorizzazione del lavoro, in tutti i sensi».

In questa condizione di «forte disagio e incertezza per larghi strati di giovani», dice Napolitano, si riflettono evidentemente «debolezze non recenti del nostro complessivo processo di crescita». Il presidente della Repubblica sottolinea che «per poter aprire nuove prospettive di occupazione in tutto il Paese è dunque imperativo riuscire a intervenire su cause strutturali di ritardo della nostra economia». Per il presidente della Repubblica «è imperativo farlo in uno col perseguimento di obiettivi tanto obbligati quanto ardui – concordati in sede europea – di rientro dell’Italia dalla situazione di disavanzo eccessivo e di riduzione del peso del debito pubblico».

Napolitano spiega che se si assume il traguardo di un sostanziale pareggio del bilancio del 2014 – «che comportera’ un’ulteriore manovra, per il 2013-2014, di riduzione della spesa pubblica di oltre 4 punti di Pil» – è «facile intuire come sara’ essenziale la caratterizzazione secondo ben ponderate priorita’ di tale manovra, e quindi la combinazione tra questa e le azioni volte a rafforzare il potenziale di crescita dell’economia e dell’occupazione».

Napolitano sostiene come le audizioni svolte presso le Commissioni Bilancio di Senato e Camera nelle ultime settimane abbiano fornito al Parlamento «apporti esterni di grande ricchezza e serietà» mettendo «in evidenza l’estrema tensione dello sforzo che si richiede al Paese». A questo punto Napolitano si chiede se l’insieme delle parti sociali e delle forze politiche abbia di questo «piena consapevolezza e concentri come dovrebbe la propria attenzione sulle piu’ ambiziose proposte di riforma – come quella fiscale – delineate dal governo e sulle indicazioni da esso prospettate con impegno – continua Napolitano – per quel che riguarda le politiche e azioni piu’ rilevanti ai fini dell’occupazione, della formazione del capitale umano, dell’evoluzione dei rapporti tra mondo dell’impresa e mondo del lavoro».

.

fonte:  http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/400206/

RIGURGITO FASCISTA – Corsico, a fuoco gli addobbi per il 25 aprile

Non saranno sostituiti e non verrà cambiato il programma: «Vogliamo che la gente sappia»

Corsico, a fuoco gli addobbi per il 25 aprile

Bruciati i drappi sul monumento alla Resistenza e su quello degli alpini. Il sindaco: «Gesto inqualificabile»

.

MILANO – Alcuni sconosciuti hanno bruciato la scorsa notte gli addobbi sistemati sul monumento alla Resistenza a Corsico e asportato quelli presenti su un altro dedicato agli Alpini, in vista delle manifestazioni del 25 aprile. «Un gesto inqualificabile e inaccettabile – ha detto il sindaco Maria Ferrucci -. Una provocazione che respingiamo al mittente, perchè la memoria della Resistenza e della conquistata libertà contro l’autoritarismo non possono essere denigrate o cancellate da chi intende negare la storia».

«DERIVA PERICOLOSA» - «Una deriva pericolosa – commenta il presidente dell’Associazione partigiani di Corsico Maurizio Graffeo – che non ci fermerà. In un primo momento pensavo si trattasse solo di un atto vandalico. Ma sotto il monumento alla Resistenza vicino al cimitero abbiamo trovato alcuni giornali arrotolati per appiccare l’incendio. Inoltre, in modo mirato sono andati in via Grandi, zona piazza Petrarca, dove c’è il monumento dedicato agli Alpini strappando tutti gli addobbi posizionati dal Comune. Però anche qui hanno voluto lasciare un messaggio, abbandonando alcuni pezzi di bandiera. A queste provocazioni – prosegue Graffeo – rispondiamo mantenendo alti i valori della Resistenza, dell’antifascismo, della Liberazione. Lo dobbiamo a quelle migliaia di uomini e donne che sono morte per garantirci la democrazia».

IL PROGRAMMA NON CAMBIALa cerimonia di lunedì si svolgerà regolarmente e toccherà tutti i quattro monumenti (ai caduti, alla pace, ai marinai d’Italia e alla Resistenza) presenti sul territorio corsichese, dove i valori dell’antifascismo sono parte integrante della storia della città. Qualche anno fa, all’ingresso del palazzo comunale venne posizionata una targa in marmo per ricordare Luigi Salma, operaio delle Cartiere Burgo che resistette ai soprusi dei nazifascisti, sacrificando la propria vita per salvarne molte altre. «Corsico sarà in piazza il 25 aprile – dice ancora Maria Ferrucci – perché il presente si fonda su due valori, quali la Resistenza e la libertà, che proprio quest’anno, che si celebra il 150esimo anniversario dell’unità d’Italia, dovrebbero essere risvegliati dal torpore nel quale sono stati messi». Le bandiere e le coccarde bruciate o asportate non verranno sostituite. «Vogliamo che tutto rimanga così com’è – conclude la sindaca- perché chi ha compiuto il gesto sappia che la stragrande maggioranza dei cittadini crede nei valori della Resistenza».

.

Redazione Online
23 aprile 2011

fonte:  http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_aprile_23/bruciati-addobbi-25-aprile-190498869454.shtml