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L’Aquila, il giudice: “Il terremoto poteva essere previsto”

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L’Aquila, il giudice: “Il terremoto poteva essere previsto”

Depositate le motivazioni di condanna di 4 tecnici per il crollo della Casa dello studente nel 2009. Per il gup Grieco “hanno ignorato tutte le prescrizioni”. Il sismologo Boschi: “I sismi non si prevedono, ma gli edifici crollano se costruiti male”

16 maggio 2013

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Il terremoto dell’Aquila che ha portato al crollo tra gli altri della Casa dello studente “non era affatto imprevedibile”. E’ quanto sostiene il giudice del tribunale dell’Aquila Giuseppe Grieco nelle motivazioni sulla sentenza di condanna di 4 imputati e assoluzione di altrettanti, depositate oggi 16 maggio. Sulla scorta delle indicazioni tecniche, per Grieco il sisma poteva essere previsto “essendosi verificato in quello che viene definito periodo di ritorno, vale a dire nel lasso temporale di ripetizione di eventi previsto per l’area aquilana”. Periodo che, scrive citando il consulente Luis Decanini, è stato indicato in circa 325 anni dall’anno 1000″. Inoltre, “si è trattato di un terremoto certamente non eccezionale per il territorio aquilano e assolutamente in linea con la sismicità  storica dell’area”.

Secondo il gup del Tribunale dell’Aquila Giuseppe Grieco, inoltre, nella vicenda del crollo della ‘Casa dello studente’ i tre tecnici condannati per il crollo che si occuparono dei restauri del 2000 hanno “colpevolmente e reiteratamente ignorato tutte le prescrizioni”. Per quanto attiene invece al tecnico dell’Azienda per il diritto allo studio che gestisce l’immobile, Pietro Sebastiani, condannato a due anni e mezzo, il giudice ha rilevato che lo stesso “non ha provveduto a fare il collaudo statico dell’immobile”. Nella vicenda  della Casa dello studente avvenuta in occasione del sisma del 6 aprile 2009 morirono 8 giovani. Per tutti gli imputati l’accusa è di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni colpose.

“I terremoti non sono scientificamente prevedibili”, nel giorno e nel momento in cui possono accadere, “ma, quando accade un terremoto, gli edifici crollano se non sono costruiti con i criteri antisismici”. E’ commento alle motivazioni del giudice del il sismologo Enzo Boschi, intervistato dall’Adnkronos. “I terremoti provocano vittime perché gli edifici sono  costruiti male, ed è un antico problema” aggiunge Boschi.
“Questa sentenza non riguarda il mio processo”, andato a sentenza il 22 ottobre scorso, “per il quale siamo ricorsi in appello” precisa l’ex presidente dell’Ingv. “I terremoti non sono prevedibili ma gli edifici possono venire giù anche senza scosse di terremoto, solo perché sono costruiti male” ribadisce lo scienziato.

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fonte tg24.sky.it

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AMBIENTE – Picco dell’attività solare a maggio. Probabili tempeste geomagnetiche

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Esperti a confronto a Roma

Picco dell’attività solare a maggio. Probabili tempeste geomagnetiche

La nostra stella è nel picco dell’attività solare previsto per maggio. L’aumento dell’emissione di radiazioni potrebbe comunque causare sulla Terra delle tempeste geomagnetiche con effetti sulle grandi reti elettriche e informatiche

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Roma, 04-05-2013

Occhi puntati sul Sole: la nostra stella e’ appena entrata nel picco dell’attivita’ solare previsto per il mese di maggio. L’aumento dell’emissione di radiazioni, che probabilmente sara’ di entita’ non eccezionale, potrebbe comunque causare sulla Terra delle tempeste geomagnetiche con effetti sulle grandi reti elettriche e informatiche.

Un aggiornamento sulla situazione sara’ fornito nel corso della 17esima conferenza spaziale internazionale, che si svolgera’ a Roma dall’8 al 10 maggio. “Non abbiamo ancora modelli definitivi che ci consentano di fare previsioni precise sull’evoluzione dell’attivita’ solare, e possiamo ricorrere solo all’osservazione immediata, che ci consente un preavviso di 24-48 ore su eventuali tempeste geomagnetiche”, spiega Mauro Messerotti dell’Inaf-Osservatorio astronomico di Triste, tra gli esperti presenti alla conferenza.

“Queste tempeste possono causare black-out alle reti di distribuzione dell’energia elettrica, al sistema Gps e ai vari sistemi di telecomunicazione. Inoltre – aggiunge – l’aumento del flusso di particelle energetiche solari costituisce un fattore di rischio elevato per equipaggi e passeggeri dei voli aerei intercontinentali su rotte polari. In Italia purtroppo non esiste ancora un’organizzazione deputata a monitorare questi fenomeni e a coordinare eventuali interventi”.

Alla conferenza parteciperanno circa 300 esperti provenienti da tutto il mondo e dalle maggiori agenzie e organizzazioni spaziali internazionali. Oltre che delle tempeste solari, si parlera’ anche di altri pericoli di origine spaziale, come l’impatto di meteoriti, asteroidi, detriti spaziali e il cyber-terrorismo.

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fonte rainews24.it

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Una prova di cannibalismo tra i primi coloni in America

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Nella cittadina di Jamestown assediata dagli indiani di Pocahontas

Cannibalismo tra i primi coloni in America

Tracce riscontrate sui resti di una ragazza di 14 anni risalenti al terribile inverno del 1609 in Virginia

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di Paolo Virtuani

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Almeno un caso di cannibalismo è stato accertato tra i coloni di Jamestown, la più antica colonia stabile inglese in Virginia. Lo hanno scoperto gli archeologi dello Smithsonian Institute di Washington analizzando il cranio e le ossa di una ragazza di 14 anni, di cui hanno anche riscostruito il viso.

Cannibalismo in Virginia Cannibalismo in Virginia    Cannibalismo in Virginia    Cannibalismo in Virginia    Cannibalismo in Virginia    Cannibalismo in Virginia

I RESTI – I resti possono essere fatti risalire al terribile inverno tra il 1609 e il 1610, quando i coloni della cittadina, fondata due anni prima alle foci del fiume James, furono quasi decimati dal freddo e dalle malattie, come ricostruito tra l’altro nel film Il nuovo mondo di Terrence Malick. Un recente scavo sul sito della città ha rivelato i resti non solo di cani, gatti e cavalli mangiati dai coloni, ma anche le ossa di una ragazzina che i ricercatori hanno chiamato Jane. Il cranio mutilato e alcune ossa delle gambe, tagliate in modo inequivocabile, non hanno lasciato dubbi agli studiosi. Si tratta della prima prova evidente di cannibalismo a Jamestown, una pratica che era già stata ipotizzata nel passato senza trovarne le prove, ha detto l’anatomopatologo legaleDouglas Owsley, che ha analizzato i resti. Non è chiaro se la ragazzina morì di morte naturale o fu uccisa.

RISULTATI – Le analisi effettuate sul teschio di Jane hanno permesso di accertare che i suoi denti del giudizio non erano ancora apparsi, facendo risalire la sua età intorno ai 14 anni. Inoltre l’alta percentuale di azoto nelle sue ossa indica che la sua dieta era a base di carne, in linea con la dieta dei primi coloni inglesi.

MACABRO – «Una perforazione nella parte sinistra del cranio servì per alzare la calotta e rimuovere il cervello», ha spiegato Owsley entrando in macabri particolari, ma essenziali per comprendere la gravità della situazione che dovettero fronteggiare i coloni di Jamestown, che dovevano anche combattere i nativi americani che assediavano il fortino: i Powhatan, dai quali faceva parte la principessa Pocahontas. Il cervello, la lingua, le guance e i muscoli di una gamba appaiono essere stati divorati. Con il cervello consumato per primo, perché si deteriora molto rapidamente dopo il decesso, spiega lo Smithsonian Institute in una nota.

ESITAZIONI – Gran parte degli uomini validi erano infatti morti nei combattimenti, e all’interno erano rimasti soprattutto donne, bambini e malati. Secondo Owsley, il tipo di tagli riscontrato sulle osse di Jane mostra che lo smembramento del cadavere non venne eseguito da un «macellaio professionista», ma da una persona poco pratica.

2 maggio 2013 | 12:19

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fonte corriere.it

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Caso Stamina, duro attacco di Nature «Malati usati come cavie di laboratorio»

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La questione delle cure con cellule staminali

Caso Stamina, duro attacco di Nature
«Malati usati come cavie di laboratorio»

La rivista scientifica contro il governo: «Il Parlamento ascolti gli scienziati prima di votare il decreto Balduzzi»

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MILANO – No a malati usati come cavie e il Parlamento ascolti la voce degli scienziati prima di votare il decreto Balduzzi sulle terapie a base di cellule staminali. È l’appello lanciato dalla rivista scientifica Nature, che denuncia lo «choc» degli scienziati di tutto il mondo sulla vicenda delle cure con staminali del metodo Stamina.

EDITORIALI – «Molti scienziati in tutto il mondo sono scioccati da quello che sta succedendo a Roma, e giustamente» si legge in un passaggio dell’editoriale anticipato online dal titolo «Smoke and mirrors» (fumo e specchi), dopo le decisioni del Ministero della Salute di autorizzare le cure con staminali per le famiglie che ne hanno fatto richiesta e un meeting sulle staminali adulte che si è svolto al Vaticano. «È sbagliato sfruttare la disperazione di disabili e malati terminali e alimentare false speranze di rapide guarigioni. Ed è sbagliato – incalza Nature – cercare di usare questi pazienti come animali da laboratorio, bypassando le agenzie regolatorie, come il Parlamento italiano sembra voler fare».

«DEREGULATION» – Si tratta del secondo intervento della rivista internazionale sulla vicenda Stamina. «Trattamenti non regolamentati, come quelli offerti su base compassionevole dalla Stamina Foundation di Brescia – si legge – sono preoccupanti». Dopo il via libera del Senato al Dl, dunque, «la seconda Camera del Parlamento italiano deve ascoltare il monito indipendente degli esperti prima di votare per una “deregulation” delle terapie con staminali». Nell’editoriale si ricorda come i parlamentari del Senato, «il 10 aprile, hanno modificato un decreto già controverso con una clausola che svincolerebbe le terapie a base di staminali da ogni supervisione regolatoria, riclassificandole come un trapianto di tessuti», invece che come somministrazione di trattamenti paragonabili a medicinali. «Se la seconda Camera del Parlamento approva questo emendamento, l’Italia entrerà in disaccordo con le regole dell’Unione europea e della Food and Drug Administration americana, che definiscono le cellule staminali modificate al di fuori dal corpo come farmaci».

SENZA VERGOGNA – Un nuovo, durissimo attacco, che non risparmia appunto il Vaticano, dove si è tenuto il secondo meeting internazionale sulle staminali adulte. «Coloro che hanno acceso il fuoco del dibattito sostengono che stanno promuovendo il trasferimento della ricerca sulle staminali nella pratica clinica, così che malattie oggi incurabili possano essere trattate. Niente potrebbe essere più lontano dalla verità», tuona Nature definendo il convegno «una performance senza vergogna». «Bambini malati – si legge – sono stati fatti sfilare per la televisione, condividendo il palco con aziende e scienziati che cercavano in tutti i modi di caldeggiare un passaggio accelerato alla pratica clinica delle loro terapie». Nel frattempo, «a pochi chilometri di distanza, al Senato italiano, i parlamentari erodevano ulteriormente la tutela per i pazienti fragili “bersaglio” delle compagnie attive nel campo delle staminali».

Redazione Salute Online

16 aprile 2013 | 17:55

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fonte corriere.it

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SALUTE – Alzheimer e Parkinson, “Il cioccolato frena lo sviluppo delle malattie”

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Alzheimer e Parkinson, “Il cioccolato frena lo sviluppo delle malattie”

A stabilirlo è un nuovo studio realizzato in collaborazione tra l’Istituto di ricerca Sbarro Health Research Organization di Philadelphia il Dipartimento di medicina, chirurgia e neuroscienze dell’Università di Siena, il Lombardi Cancer Center, la Georgetown University e l’università di L’Aquila (Italia)

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di | 15 aprile 2013

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Il cioccolato come freno allo sviluppo delle patologie neurodegenerative. A stabilirlo è un nuovo studio realizzato in collaborazione tra l’Istituto di ricerca Sbarro Health Research Organization di Philadelphia il Dipartimento di medicina, chirurgia e neuroscienze dell’Università di Siena, il Lombardi Cancer Center, la Georgetown University e l’università di L’Aquila (Italia).

I ricercatori hanno mostrato che i polifenoli del cacao stimolano la neuroprotezione mediante attivazione del ‘pathway’ di sopravvivenza del fattore neurotrofico cerebrale Bdnf (il sostegno per la sopravvivenza dei neuroni) “sia su cellule trattate con placche Ab, sia su cellule trattate con oligomeri di Ab – precisa lo studio – con conseguente contrasto della distrofia dei neuriti”. I risultati, pubblicati sulla rivista ‘ Journal of Cellular Biochemistry’ possono avere importanti implicazioni per la prevenzione del deterioramento cognitivo negli anziani e nelle malattie neurodegenerative (come l’Alzheimer e il Parkinson), contrastando la progressione della malattia.

Negli ultimi anni una serie di lavori scientifici avevano già evidenziato gli effetti neuroprotettivi dei polifenoli in modelli cellulari e animali. Tuttavia, la maggior parte di questi studi si era concentrata sulle proprietà anti ossidanti di questi composti, piuttosto che sul meccanismo (o sui meccanismi) di azione a livello cellulare e molecolare. “I nostri studi – spiega Annamaria Cimini dell’università degli studi di L’Aquila – dimostrano, per la prima volta, che i polifenoli del cacao non agiscono solo come un mero antiossidante perché, direttamente o indirettamente, sono capaci di attivare il pathway di sopravvivenza di Bdnf contrastando la morte neuronale”. Secondo Antonio Giordano, fondatore e direttore dell’Istituto Sbarro per la Ricerca sul cancro e medicina molecolare, “comprendere il potenziale di prevenzione e il meccanismo d’azione di un alimento funzionale – avverte – può rappresentare un mezzo per limitare la progressione del deterioramento cognitivo”.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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NAPOLI, LA POLITICA DELLA ‘VERGOGNA’ – Città della Scienza: Noi non ci stiamo!

Il Prof Silvestrini usa il linguaggio che gli è proprio ma, se mi è concesso, proverei a tradurre il suo pensiero: così come c’è chi brucia i boschi per farne pascoli (perseguendo il mero interesse speculativo) così c’è chi ha (mandanti ed esecutori) ‘messo al rogo’ la Città della Scienza per provocarne la demolizione e conseguente delocalizzazione. Recuperando, con metodi e intenti criminali, un’area edificabile che risulterebbe ‘produttiva’ per la cantieristica e i vari ‘gruppi’ di investimento.
Immaginate quanti bei palazzoni potranno sorgere, lì, un giorno (e quanti bei milioni di euro ricavarne)…

mauro

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La Città della Scienza e la parte distrutta dal rogofonte immagine

Città della Scienza: Noi non ci stiamo!

Comunicato stampa – La dichiarazione del professor Vittorio Silvestrini, presidente della Fondazione Idis-Città della Scienza in merito all’Editto Bulgaro promulgato il 28 marzo 2013

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Napoli, 29 marzo 2013 – “Con grande stupore abbiamo appreso dai giornali che il Sindaco De Magistris, dopo avermi garantito che avremmo discusso direttamente anche con il presidente Caldoro – e dopo che il Consiglio Comunale avesse espresso il suo parere sull’episodio – sulle soluzioni più idonee per  rispondere al vile atto criminale che ha colpito il Science Centre di Città della Scienza il 4 marzo scorso e ripristinarne gli edifici danneggiati, ha convinto i Ministri Barca e Profumo, ad emettere un Editto Bulgaro con il quale si decide, così come avvenne già nel 2004 con la Giunta Bassolino, di espropriare Città della Scienza alla Fondazione Idis-Città della Scienza”.

Inoltre, continua il professore, “nell’Editto si istituisce un comitato interistituzionale in cui sembra siamo stati graziosamente inseriti, che dovrebbe ratificare le decisioni già assunte dal Sindaco e sulle quali abbiamo già espresso il nostro diniego. Il tutto nel giorno in cui il Consiglio Comunale, organo istituzionalmente deputato, avrebbe dovuto esprimersi sulla vicenda Bagnoli.”

Il professore continua: “Dall’Editto apprendiamo che «la quasi totalità della Città della scienza è bruciata»; cosa che il Ministro Profumo – che ringraziamo per essere immediatamente accorso sui luoghi del rogo e a cui ci lega una proficua collaborazione – ma più in particolare il Ministro Barca, più volte invitato e mai venuto, se avessero approfondito la realtà complessa ed articolata del sistema Città della Scienza, non avrebbero certo affermato.

Si chiarisce all’opinione pubblica che  dei 45.000 mq di edifici che costituiscono Città della Scienza – e che comprendono aree espositive, aule di formazione, l’Incubatore d’impresa e il Centro Congressi – sono bruciati i tetti e i contenuti espositivi per circa 8.000 mq del museo interattivo. Inoltre, è in fase di ultimazione l’ultima «ala» del Science Centre, il museo del corpo umano Corporea, che si sviluppa su altri 5.000 mq e che sarà operativo nel 2014”.

Città della Scienza è sì ferita, ma viva.

“La Fondazione chiarisce – ha continuato il professor Silvestrini – che se l’atto criminale che l’ha colpita e ha colpito Napoli e la comunità scientifica internazionale, ha danneggiato mura ed attività, nessuno può utilizzare tale atto per provare a colpirla al cuore ed  espropriarla dei suoi beni e delle sua attività scientifiche ed economiche”.

Silvestrini chiarisce che “non si comprende come il suddetto comitato possa, cosi come recita il comma 5 dell’articolo 1, «effettuare studi sul possibile assetto della governance della nuova Città della Scienza, con l’obiettivo di separare le attività di gestione dalla attività di progettazione scientifica». È pleonastico ribadire che la Fondazione è l’unica proprietaria della Città della Scienza e dei suoi beni e che la programmazione, gestione e implementazione delle attività e del patrimonio è insito nella natura stessa della Fondazione.

La Fondazione, dunque, non condividendo le modalità, i contenuti e gli obiettivi dell’Editto, ribadisce che non si ritiene vincolata a nessuna decisione di detto Comitato a cui chiarisce che non parteciperà. Inoltre, come già comunicato al Presidente della Regione Campania, socio della Fondazione, ha commissionato a un Ente internazionale specializzato in studi di fattibilità, uno studio su tempi, costi e cantierabilità.

Sarebbe più utile – continua il presidente Silvestrini – che i Ministeri e le istituzioni coinvolte nel comitato, anziché porsi problemi di «esproprio proletario», ci liquidassero i tanti milioni di euro che la Fondazione attende con pazienza dal  2008, per attività svolte e rendicontate, ma mai liquidate”.

Infine Silvestrini ribadisce che “ora più che mai è assolutamente necessario che la magistratura, a cui va il nostro sostegno ed apprezzamento, chiarisca in tempi brevi chi e perché ha compiuto questo vile atto criminale, e che grazie alla mobilitazione della comunità scientifica e dei cittadini tutti, costoro non vincano”.

“È prassi italiana – conclude il Prof. Silvestrini – che davanti alle catastrofi gli sciacalli brindino come dimostra la vicenda aquilana. Il passo successivo è che i poteri forti, chiedano e decidano che la governance venga espropriata ai suoi legittimi organi di governo. L’ulteriore passo è convincere l’opinione pubblica che sia più conveniente ed  economico e rapido delocalizzare, possibilmente in un luogo impraticabile. Ciò aiuterebbe l’attivazione di flussi straordinari, attraverso canali straordinari, di denaro pubblico, che partendo da una piccola opera si allargano a macchia d’olio”.

Il professor Silvestrini chiarisce ancora che “la Fondazione non intende accettare nessun contributo pubblico per la ricostruzione dell’edificio danneggiato, se questo deve essere l’occasione per attivare flussi economici indistinti per operazioni opache”.

La Fondazione continuerà ad operare nella più totale autonomia, senza lasciarsi intimidire da condizionamenti di sorta. Rispondendo ai suoi organi e soprattutto ai tanti ragazzi, ai cittadini, alle imprese che amano la loro Città della Scienza e che in tantissimi oggi stanno sostenendo, anche economicamente, la ricostruzione di quel museo della scienza.

Se il Consiglio Comunale dovesse decidere, che il Science Centre non debba essere restaurato lì dove esso era, rispettosamente la Fondazione realizzerà con sue risorse e grazie all’immenso sostegno di uomini di cultura ed artisti, in quell’area, «Il giardino della Vergogna», un museo a cielo aperto come memoria e monito, alle generazioni future, e denuncia vivente contro chi ha compiuto l’atto criminale e contro i cattivi maestri che, secondo una prassi dura a morire, lo vogliono utilizzare per avviare speculazioni di altro genere”.

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fonte lescienze.it

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Francia, si studia la pillola che cancella il dolore dei ricordi

Francia, si studia la pillola che cancella il dolore dei ricordi

Francia, si studia la pillola che cancella il dolore dei ricordi

Si estendono gli studi su una molecola, il propranololo, che sembra in grado di attenuare i cattivi ricordi nella nostra memoria. Ecco a che punto siamo

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PARIGISembra una storia uscita dal film “Se mi lasci ti cancello”, con Jim Carrey. E invece si tratta dei progressi di uno studio concentrato su una medicina che potrebbe cambiare la vita delle persone che hanno subito traumi come un’aggressioni o incidenti stradali. Dal 2007, il Laboratorio di stress traumatico di Tolosa, in Francia, lavora su una molecola, il propranololo, che attenua i cattivi ricordi della memoria. Una quarantina di persone, tra Tolosa, Montreal, e Boston, hanno già goduto di queste ricerche che si estenderanno adesso a nuovi pazienti di Lille, Tours e in Martinica.

“Il propranololo è un medicinale generico conosciuto da una decina d’anni che era destinato al trattamento del mal di testa o dell’ipertensione”, spiega il professor Philippe Birmes, direttore del laboratorio di Tolosa, citato dal settimanale La Parisienne. “Somministrando questa molecola ai nostri pazienti – ha aggiunto – abbiamo visto che la carica emotiva legata a questi ricordi traumatici diminuiva”.

Va detto che gli effetti del propranololo già si conoscono dagli inizi degli anni Novanta. L’ultima volta in cui la molecola finì sotto ai riflettori dei media, prosegue è stato appena un anno fa, quando i medici dell’università di Oxford conclusero che la molecola riduceva “i pregiudizi razziali inconsci”. La scienziata incaricata delle ricerche dichiarò allora che lo studio sarebbe stato esteso ad “altri pregiudizi, come l’appartenenza religiosa o l’omosessualità”. Adesso questi test in Francia potrebbero arricchire i dati nelle mani degli studiosi. E, chissà, farci immaginare un giorno in cui i cattivi ricordi si potranno sfumare a comando. (29 marzo 2013)

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fonte repubblica.it

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ASSURDITA’ ITALIANE – Quattordici “cervelli in fuga” scrivono al ministro Profumo

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Quattordici “cervelli in fuga” scrivono al ministro Profumo

I ricercatori denunciano con urgenza “i ritardi e le assurdità nella procedura di rinnovo del Programma di Rientro dei Cervelli del 2008/2009”. Che rischiano di costringerli a tornare a lavorare all’estero

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APPROFONDIMENTI

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TRIESTE Quasi un ultimatum. Quattordici “cervelli in fuga” rientrati in Italia, fra cui due ricercatori della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste, hanno inviato una lettera aperta al ministro dell’Istruzione Francesco Profumo per chiedere “razionalità e tempi certi nelle procedure per continuare a fare ricerca nel nostro Paese”. I vizi burocratici e la lentezza nei processi di valutazione, infatti, rischiano di lasciarli senza lavoro e costringerli a tornare all’estero. “Siamo rientrati in Italia per contribuire alla ricerca e allo sviluppo del nostro Paese e per restituire almeno parte di quanto abbiamo ricevuto gratuitamente nel corso di molti anni di studio”, così scrivono nella loro lettera indirizzata al ministro in cui denunciano con urgenza “i ritardi e le assurdità nella procedura di rinnovo del Programma di Rientro dei Cervelli del 2008/2009”. Il programma fu allora pensato per arginare la pericolosa “fuga di cervelli” che ha visto (e vede ancora) – dicono i 14 firmatari – le nostre eccellenze scientifiche costrette a cercare lavoro all’estero, viste le scarse possibilità offerte dal nostro Paese sia sul fronte delle risorse stanziate per fare ricerca, sia per quel che riguarda le possibilità professionali dei ricercatori.

“Questo appello non è che l’ennesimo segnale inquietante di come l’Italia non riesca a seguire una vera politica scientifica degna dei paesi sviluppati”, precisa Guido Martinelli, Direttore della SISSA. E rincara la dose: “La stabilizzazione dei ricercatori è fondamentale, altrimenti non solo i cosiddetti ‘cervelli in fuga’ non rientreranno mai, ma contribuiranno a diffondere l’immagine dell’Italia come un paese che non sa garantire i propri impegni”.

I programmi di rientro, oggi chiamati borse “Rita Levi Montalcini”, più volte riportati all’attenzione dei media come esempio dell’impegno ministeriale per l’incentivazione dell’eccellenza accademica, soffrono – per gli interessati – di controsensi burocratici che rischiano di vanificare l’ingente investimento economico fatto dal nostro Paese. Nella lettera i quattordici firmatari denunciano in particolare la norma irrazionale che di fatto rallenta, fino a quasi bloccare, la procedura di valutazione del rinnovo dei contratti quadriennali assegnati con il bando 2008/2009. I ricercatori ora rischiano di non poter ottenere nè il rinnovo in Italia, nè di poter cercare in tempo una nuova posizione all’estero. “Voglio sottolineare che non chiediamo di essere stabilizzati ‘a colpi di legge’, cosa che tutti noi firmatari riteniamo sbagliata e contraria al principio di promozione dell’ eccellenza – spiega Andrea Gambassi, fisico della SISSA -. Quello che chiediamo è che la valutazione della nostra idoneità venga fatta con tempi certi e con una procedura razionale, in modo da poter programmare il nostro futuro”. (28 marzo 2013)

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fonte repubblica.it

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Nature dà voce ai dubbi su Stamina: “Una cura che fa inorridire gli scienziati”

Nature  da voce ai dubbi su Stamina: "Una cura che fa inorridire gli scienziati"

Nature dà voce ai dubbi su Stamina:
“Una cura che fa inorridire gli scienziati”

Sulla versione online della prestigiosa rivista scientifica un articolo sul controverso sistema approvato che il ministro Balduzzi ha consentito su oltre 30 pazienti già in cura

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di ELENA DUSI

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ROMA“Scienziati inorriditi”. La storia della terapia della Stamina approda sulla rivista internazionale Nature. Un ampio articolo sull’homepage del sito commenta il via libera che il ministro della Salute Renato Balduzzi ha dato alla controversa terapia per alcuni bambini ammalati che hanno iniziato il trattamento agli Ospedali Civili di Brescia. “La decisione ha inorridito molti scienziati italiani che considerano la terapia pericolosa perché non è mai stata sottoposta ai trial clinici”.

Elena Cattaneo, direttrice del laboratorio sulle staminali dell’università di Milano, definisce il trattamento “alchimia” nell’articolo scritto dalla corrispondente per l’Europa di Nature Alison Abbott. La foto che spicca sul sito della rivista scientifica ritrae la giovane donna che si è denudata domenica scorsa a Piazza del Popolo per chiedere l’estensione della terapia della Fondazione Stamina a tutti i bambini bisognosi. (26 marzo 2013)

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fonte repubblica.it

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SCIENZA & TECNOLOGIA – Pisa, i ricercatori del S.Anna scoprono l’Internet superveloce. Il precedente primato era già italiano

Raddoppiato il record (italiano) precedente

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Pisa, i ricercatori del S.Anna scoprono l’Internet superveloce

L’esperimento di un team di studiosi della scuola toscana condotto in Australia ha infranto il primato mondiale. Mille chilometri a un terabit al secondo

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di MARIO NERI

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Si potranno fare 15 milioni di videochiamate al secondo, e nello stesso tempo potrete scaricare 25 dvd multimediali. Oppure si potranno garantire 50mila connessioni adsl a 20 milioni di bit di velocità. Sembra fantascienza ma i ricercatori giurano che fra poco sarà realtà. E per tutti. Sono solo alcune delle cose rese possibili dall’ultima scoperta di un gruppo di ricercatori italiani, gli ingegneri e gli informatici della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Che in pratica sono riusciti a viaggiare su Internet a una velocità supersonica, quella più alta mai raggiunta.

Il precedente primato era già italiano

Mille chilometri a un terabit al secondo. Da Sydney a Melbourne. Mille chilometri percorsi da mille miliardi di bit e da dati informatici ad alta intensità tecnologica per un record tutto italiano. Quello stabilito dai ricercatori della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa con un test svolto in Australia e con cui viene infranto il primato mondiale di velocità su Internet. È l’ultima impresa messa a segno dal team di studiosi del gruppo di ricerca che lavora all’Istituto di tecnologie della comunicazione, dell’informazione e della percezione (Tecip) del Sant’Anna insieme ai ricercatori del Laboratorio nazionale di reti fotoniche del Consorzio nazionale interuniversitario per le telecomunicazioni (Cnit).

Durante le sperimentazioni è stato doppiato il record precedente, di 448 milioni di bit al secondo. Finora viaggiare a un terabit al secondo sul web era impensabile. Il risultato è frutto di una ricerca condotta in collaborazione con Ericsson e la compagnia telefonica australiana Telstra, che ha messo a disposizione la rete di trasmissione. Una scoperta che potrebbe rivoluzionarie il web e la vita di chi quotidianamente naviga in Rete. E per farlo, i ricercatori non hanno dovuto sfruttare una banda innovativa. “Impieghiamo tecnologie inventate da noi – spiega Luca Potì, appena tornato dall’Australia dopo un mese di test, calcoli e sperimentazioni – per aumentare la velocità senza aumentare l’utilizzo della banda. Si tratta di un sistema nuovo di compressione che ci consente di innalzare moltissimo la quantità dei dati trasmessi nelle attuali reti di fibra ottica, senza modificarle in alcun modo”

Secondo le aziende e gli studiosi, infatti, fra 4 anni la velocità record sperimentata in Australia potrà essere una realtà. Sarà cioè possibile aumentare fino a 10 volte i livelli di navigabilità dei migliori impianti attuali.  In un secondo potranno essere trasmessi 200 milioni di chiamate voip o scaricatoi 25 dvd e trasmessi in simultanea 300mila video ad alta definizione. Ma “il nostro obiettivo – dice Potì – è riuscire a raddoppiare ancora, ed ad arrivare a 2 terabit nel prossimo dicembre”. (25 marzo 2013)

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fonte firenze.repubblica.it

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