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Palma d’oro a “La vie d’Adele”, storia di un amore lesbo / VIDEO: Cannes – “La vie d’Adèle” d’Abdellatif Kechiche

“La vie d’Adèle” d’Abdellatif Kechiche

ARTE ARTE

Pubblicato in data 23/mag/2013

http://cannes.arte.tv
Adèle, lycéenne, se cherche. Une scolarité normale, des amis, la période de la découverte de l’amour. Attirée par les filles, elle a du mal à l’assumer. Peur d’être marginalisée, elle n’ose pas se voir telle qu’elle est. Tiré de la bande dessinée “Le bleu est une couleur chaude” de Julie Maroh, le dernier film d’Abdellatif Kechiche a provoqué l’émotion sur la Croisette. Cette histoire d’amour entre deux jeunes femmes défraye la chronique et va faire couler beaucoup d’encre. Le reportage de Manu Dantas.

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CANNES 2013 : Adèle Exarchopoulos / La Vie d’Adèle – Chapitre 1 et 2

MisterEmma MisterEmma

Pubblicato in data 25/mag/2013

Je vous invite à rencontrer la révélation de ce 66ème Festival de Cannes : Adèle Exarchopoulost. Elle sublime le film La Vie d’Adèle – Chapitre 1 et 2 et évince toutes ses concourrentes au titre d’interprétation féminine.

La vie d’Adèle (extrait)


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Pubblicato in data 23/mag/2013

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Palma d’oro a “La vie d’Adele”, con un amore lesbo

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CANNES –È con una tenera, quanto esplicita, storia d’amore lesbo di una quindicenne che scopre lentamente la sua sessualità che il regista franco-tunisino Abdellatif Kechiche ha fatto il pieno di premi al festival di Cannes, conquistando con il suo film una Palma d’oro eccezionalmente divisa con le due giovani attrici protagoniste. Il regista del cinema sociale, in odor di documentario ne ‘La Vie d’Adelè, tocca corde molto sentite nella Francia di oggi e senza dubbio è fortemente d’attualità. Dai lunghi dialoghi con le sue coetanee fino al sesso rappresentato in maniera realistica, tra nudità e gemiti. Adele (Adele Exarchopoulos) è una ragazzina di quindici anni come tante che va a scuola, partecipa alle manifestazioni studentesche e si lancia in mille chiacchiere su tutti gli argomenti possibili con le sue amiche. Arriva per lei la prima esperienza eterosessuale con un ragazzo, ma è stranamente attratta da una sconosciuta dai capelli blu e non capisce neppure perchè. Dopo una prima esperienza lesbo con una compagna di scuola, conoscerà con la ragazza dai capelli blu che si chiama Emma (Lea Seydoux) il vero amore passionale e intimo.

Da qui una storia piena di sesso esplicito (non si erano mai viste tante lunghe immagini di orgasmi lesbo, di sfregamenti e variazioni nell’amplesso), ma anche di amore pieno e passionale. Il film, che è un omaggio a Marivaux – e che sarà distribuito in Italia da Lucky Red – non manca anche di riferimenti colti anche perchè Emma è un’artista contemporanea che rivendica una certa cultura a differenza della naive Adele. E così frasi come ‘l’esistenza precede l’essenzà di Sartre diventa ‘l’orgasmo precede l’essenzà o ancora, in quanto a considerazioni filosofiche «l’orgasmo femminile è mistico» rispetto a quello maschile.

Tra amplessi, lamenti, promesse e discorsi di amore eterno, anche la storia tra la dolce Adele ed Emma arriva alla fine. Le scadenze sono proprio quelle delle coppie eterossessuali: un tradimento non perdonato, la rottura e poi un reincontrarsi che non porta a una vera riappacificazione. Tornando alle immagini hard del film sembra che il regista abbia usato un teleobbiettivo per non creare un’imbarazzante presenza sul set. Questo, come appunto è accaduto, ha creato una veridicità nelle scene di sesso ancora più autentica. Il film, accolto alla proiezione stampa da applausi, aveva conquistato subito la critica francese guadagnando un record: ben 11 palme su il daily di Le film francais. Un record assoluto che vale per qualsiasi film di qualsiasi nazionalità. Resta da capire quanto questo sia potuto pesare sulla giuria internazionale anche perchè il film è esattamente l’opposto di quelli nello spirito del presidente Steven Spielberg. Ovvero non è per nulla familiare, è terribilmente parlato e ha anche scene di sesso lesbo lontane mille miglia da ET.

Questo il Palmares del 66/mo festival di Cannes: – Palma d’oro: LA VIE D’ADELE di Abdellatif Kechiche e, in via eccezionale, anche alle due protagoniste del film, Lèa Seydoux e Adèle Exarchopoulos. – Grand Prix: INSIDE LLEWYN DAVIS di Ethan e Joel Coen – Regia: Amat ESCALANTE per il film Heli – Giuria: TALE PADRE, TALE FIGLIO di Hirokazu Kore-Eda – Attore: Bruce DERN per Nebraska di Alexander Payne – Attrice: Berenice BEJO per Il Passato di Asghar Farhadi – Sceneggiatura: Jia ZANGH KE per A touch of Sin – Palma d’oro per il miglior cortometraggio: SAFE di Byong- Gon Menzione speciale a 37/o 4S dell’italiano Adriano Valerio e a LE FJORD DES BALEINES di Whale Valley – Camera d’or (migliore opera prima): ILO ILO di Anthony Chen (dalla Quinzaine).

Lunedì 27 Maggio 2013 – 16:44
Ultimo aggiornamento: 19:49
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Francia: ‘guerriglia’ a manifestazione anti nozze gay, 293 fermi / VIDEO: Antimariage gay – violents incidents avec la police

Antimariage gay – violents incidents avec la police


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Pubblicato in data 26/mag/2013

Le sud de l’esplanade des Invalides a été évacué. Reste le nord de la place encore occupé par des manifestants, encerclé par la police qui s’apprête à faire le ménage. La police repousse toutes les personnes présentes.

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Francia  guerriglia  a manifestazione anti nozze gay  293 fermi

Francia: ‘guerriglia’ a manifestazione anti nozze gay, 293 fermi

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12:44 27 MAG 2013

(AGI) – Parigi, 27 mag. – Sono 293 le persone fermate durante la grande manifestazione contro le nozze gay a Parigi. Lo ha riferito Le Figaro, aggiungendo che per 231 di queste il fermo potrebbe tramutarsi in arresto. I feriti negli scontri sono 36, di cui 34 poliziotti. A rovinare la dimostrazione, sostanzialmente pacifica, un centinaio di persone che hanno lanciato bottiglie contro la polizia nella grande ‘Place des Invalides’ dove si e’ conclusa la marcia. Gli agenti hanno risposto con i lacrimogeni. (AGI) .

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fonte agi.it

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Tunisia, una campagna per liberare Amina. “Non mi fermerò, sconfiggeremo il sessismo”

RaiNews24 RaiNews24

Pubblicato in data 19/mag/2013

Amina, la “femen tunisina” che ha pubblicato sue foto a seno nudo in segno di protesta, è stata arrestata a Kairouan in Tunisia. L’intervista alla giovane di Cristina Mastrandrea.

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fonte immagine indexoncensorship.org

Tunisia, una campagna per liberare Amina.
“Non mi fermerò, sconfiggeremo il sessismo”

E’ ancora in carcere la giovane attivista femminista protagonista di una clamorosa fuga dalla famiglia che l’aveva punita per le foto a seno nudo. Fermata per “prevenire atti immorali”, ora rischia da 6 mesi a 5 anni di detenzione. Per lei si mobilitano associazioni e in sua difesa scende una famosa avvocatessa militante. Lei, in una nuova intervista per RaiNews24, rilancia il suo appello a rompere i tabù imposti alle donne nel mondo arabo

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di CRISTINA MASTRANDREA

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Amina Tyler è di nuovo reclusa, questa volta in una prigione tunisina. Dopo la pubblicazione delle sue foto a seno nudo, che le erano costate la fatwa dell’Imam Adel Almi, era stata imprigionata dalla famiglia per circa un mese. Il giorno della sua fuga eravamo riusciti ad intervistarla e a farci raccontare il dramma di quel giorno, quando è stata portata vai da un caffè del centro, e rinchiusa in casa dai suo stessi famigliari e sedata con psicofarmaci. Il giorno stesso sono partita nuovamente per Tunisi dove l’ho incontrata e ho realizzato l’intervista che andrà in onda integralmente questa sera alle 20.30 su RAI News 24. Un’intervista in cui racconta la sua esperienza e lancia un appello alle donne, soprattutto alle giovani arabe: “Io non mi fermerò ma voi dovete continuare ad andare avanti. Dobbiamo iniziare questa guerra contro il sessismo, e noi la vinceremo, perché le donne sono forti”.

“La Tunisia è un paese civile dove le donne sono libere” questa è la frase che Amina Tylerm, la Femen tunisina, voleva scrivere su una bandiera il 19 maggio scorso, giorno in cui è stata arrestata a Kairouan. Amina era andata a Kairouan per sfidare i salafiti e portare il suo messaggio al Congresso del movimento salafita estremista, legato Al Qaeda, che doveva aver luogo quel giorno a Kairouan ma che poi il governo tunisino non ha autorizzato.

Amina si trovava davanti alla grande moschea della città, dove su un muretto ha scritto il suo “tag”: “Femen”. Immediatamente un gruppo di abitanti di Kairouan ha iniziato ad inveire contro di lei, urlando: “vattene” vattene tu  no sei musulmana”. La polizia è intervenuta scortandola fino alla camionetta che l’ha portata via. Fino a sera Amina era solo in stato di fermo preventivo, fino a quel momento non era stata accusata di nulla, poi le cose sono precipitate e il Procuratore della Repubblica ha emesso un mandato di arresto a suo carico. “Una decisione politica per alleviare la tensione e contenere la collera degli abitanti di Kairouan” suppongono gli avvocati di Amina.

L’avvocato, Souheib Bahri, sentito ieri al telefono conferma che l’unica accusa a suo carico, al momento, è la detenzione di uno spray antiaggressione paralizzante che la ragazza portava sempre con sé per difendersi dai salafiti e da eventuali altri aggressori. Lo spray, per la legge tunisina rientra nella detenzione di ordigni esplosivi illegali. “Probabilmente un’altra accusa seguirà il giorno dell’udienza”, dice l’avvocato di Amina, “per ora rischia  dai da 6 mesi a 5 anni di carcere”. Souheib Bahri domani presenterà domanda di scarcerazione fino all’udienza fissata per il 30 maggio a Kairouan.

La ragazza al momento si trova nella sezione del carcere di Sousse in un reparto dedicato alle donne, “le sue condizioni di detenzione sono normali”, dice l’avvocato, ma “lei è depressa” e si augura che venga accolta la richiesta di scarcerazione e di essere liberata già domani.

Il Ministro dell’Interno, lo stesso giorno dell’arresto, in un comunicato affermava che “Amina è stata arrestata perché sul punto di fare un gesto immorale”. Affermazione che fa intervenire immediatamente gli avvocati che sottolineano che non si possono punire le persone per delle intenzioni.

Al fianco di Amina si è schierata l’Associazione delle donne democratiche tunisine ( ATFD) ed è pronta a difenderla  in caso violazione dei diritti umani. La famiglia – con cui nel frattempo la giovane ha riallacciato i rapporti – si pone anch’essa in difesa della figlia e ha nominato una nota avvocatessa tunisina, Radhia Nasraoui, militante, femminista e famosa per aver lottato per la difesa dei diritti umani e contro la tortura. Forse qualcosa si sta muovendo anche a livello di società civile e forse l’arresto di Amina farà nuovamente discutere i tunisini anche sui metodi di carcerazione preventiva che fanno ricordare spettri ancora troppo vicini per essere facilmente dimenticati. (26 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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Francia, sì della Corte costituzionale alle nozze gay: prime unioni a giugno

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fonte immagine csmonitor.com

Francia, sì della Corte costituzionale alle nozze gay: prime unioni a giugno

17 maggio 2013

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Nella giornata mondiale contro l’omofobia, tre Stati europei prendono decisioni che riguardano i diritti delle coppie omosessuali. In Francia il Consiglio costituzionale ha dato il via libera alla legge sul matrimonio gay, approvata lo scorso 23 aprile dal Parlamento di Parigi. «La legge sui matrimoni fra persone dello stesso sesso è conforme alla Costituzione». A questo punto, i primi matrimoni potrebbero essere celebrati già nel mese di giugno. E arriverebbero dopo mesi di battaglia nelle piazze e nel Palazzo. Si chiude quindi una vicenda che dal novembre 2012, momento del varo del progetto di legge da parte del Consiglio dei ministri, ha diviso il paese come non accadeva da decenni. Contestato non il matrimonio – sul quale, secondo i sondaggi, è favorevole il 66% dei francesi – quanto l’automatico diritto all’adozione che porta con sé: il 53% della popolazione sarebbe contraria.

Nelle stesso ore in Belgio l’associazione per i diritti degli omosessuali Homoparentalites ha presentato oggi, per la prima volta in Europa, una proposta di legge per la maternità surrogata, meglio conosciuta come utero in affitto. La norma riguarderà eterosessuali, omosessuali e single. Previsto un rimborso spese per la gestante.

A Lisbona, invece, il parlamento portoghese ha adottato con una maggioranza di misura la proposta di legge che permette ai componenti di una coppia omosessuale di adottare i figli del congiunto. Altri due testi nei quali si accordavano a queste coppie un pieno diritto all’adozione sono stati bocciati. La legge è stata approvata in prima lettura da una maggioranza di 99 voti, con 94 voti contrari e 9 astensioni. Il testo prevede che «quando due persone dello stesso sesso sono sposate o vivono assieme in un’unione di fatto, e uno dei due esercita la responsabilità parentale su un minore, per filiazione o per adozione, anche il congiunto potrà adottare il minore». In Portogallo, ricorda l’agenzia svizzera Ats, l’adozione a titolo individuale è aperta a tutti, ma la legge che autorizza il matrimonio omosessuale, promulgata tre anni fa, esclude esplicitamente il diritto all’adozione per le coppie gay.

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fonte ilsole24ore.com

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Giornata mondiale contro l’omofobia. Napolitano: “Intollerabili aggressioni a gay”

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fonte immagine homophobiaday.org

Giornata mondiale contro l’omofobia
Napolitano: “Intollerabili aggressioni a gay”

Messaggio del capo dello Stato in occasione della giornata indetta dall’Onu in difesa dei diritti degli omosessuali: “Impegno fermo nella denuncia delle discriminazioni”. La Boldrini: “Riconoscere unioni anche in Italia”. Il ministro Idem: “Serve una legge specifica contro i reati di omofobia”. Grasso: “Lo Stato si attivi non solo per il riconoscimento, ma anche per la concreta protezione dei diritti dei gay”. La Ue: “Un omosessuale su 4 vittima di aggressioni”

Giornata mondiale contro l'omofobia Napolitano: "Intollerabili aggressioni a gay" (imagoec)

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APPROFONDIMENTI

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ROMA“Esprimo la mia vicinanza a quanti sono stati vittime di intollerabili aggressioni e a quanti subiscono episodi di discriminazione che hanno per oggetto il loro orientamento sessuale”. Lo afferma il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un messaggio in occasione della giornata contro l’omofobia. “La denuncia e il contrasto all’omofobia – ha detto il capo dello Stato – devono costituire un impegno fermo e costante non solo per le istituzioni ma per la società tutta”.
E intervenendo alla cerimonia il presidente della Camera, Laura Boldirini chiede che siano riconosciute giuridicamente agli  omosessuali “le loro unioni anche in Italia”.

VIDEO La campagna: “Siamo tutti vittime”Parole scritte sul corpoIl Docufilm

Nel suo discorso il presidente Napolitano rivolge “un pensiero particolare a quei giovani che per questo hanno subito odiosi atti di bullismo che, oltre ad aggravare le manifestazioni di discriminazione, alimentano pregiudizi e dannosi stereotipi. La cultura del rispetto dei diritti e della dignità della persona ha già trovato significative espressioni sul piano legislativo e deve trovare piena affermazione in primo luogo nella famiglia, nella scuola, nelle varie realtà sociali e in ogni forma di comunicazione. In momenti di difficoltà economica – come quelli che stiamo attraversando – più che mai è necessario vigilare affinchè il disagio sociale non concorra ad acuire fenomeni di esclusione gravemente lesivi dei valori costituzionali di uguaglianza e solidarietà  su cui si deve fondare una convivenza civile”.

INCHIESTA Gay, diritti e persecuzioni nel mondo

La ricerca della Ue. Secondo un rapporto dell’Unione europea diffuso nella Giornata Internazionale contro l’Omofobia, in Europa un omosessuale su quattro ha subito violenze o minacce negli ultimi cinque anni. Inoltre i due terzi della comunità di gay, lesbiche, bisessuali e trasgender (la cosiddetta comunità Lgbt) teme ancora di mostrare la propria sessualità in pubblico e la maggior parte di loro si sente discriminata. “Paura, isolamento e discriminazione sono fenomeni quotidiani per la comunità Lgbt in Europa”, ha denunciato nella relazione Morte Kjaerum, direttore dell’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali (FRA). Il sondaggio, descritto come il più corposo mai realizzato sul tema, ha ‘ascoltato’ 93mila persone nei 27 stati membri dell’Ue, con l’aggiunta della Croazia, prossimo a unirsi al ‘blocco’ nel mese di luglio. Oltre un quarto degli intervistati (il 26%) ha riferito di aver subito qualche aggressione, fisica o verbale, negli ultimi 5 anni.

Per il ministro per le Pari Opportunità, Josefa Idem “la solidarietà alle vittime e la condanna di questi atti vergognosi e inaccettabili non bastano”, è necessario “agire con determinazione affrontando il problema su vari piani”. Idem si è impegnata a sostenere l’adozione di una legge specifica contro i reati di omofobia e transfobia: “mi auguro possa essere approvata presto dal Parlamento con il più ampio sostegno possibile” ha detto.

Sui diritti dei gay è intervenuto anche il presidenti del Senato. “La tutela dei diritti delle persone omosessuali, bisessuali e transessuali rappresenta l’ultima frontiera del lungo percorso storico che ha accompagnato l’affermazione e la protezione dei diritti umani – ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso – .Lo Stato si attivi non solo per il riconoscimento, ma anche per la concreta protezione dei diritti degli omosessuali”. “Gli omofobi sono cittadini meno uguali degli altri”. Secondo Grasso “sono chiusi nel loro guscio, si frequentano tra loro, non allargano i loro orizzonti né il loro cerchio di amicizie. Temono i viaggi all’estero, le feste, gli studentati all’università e gli spogliatoi delle palestre”. Con un messaggio su twitter, interviene anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno: “‘L’omofobia è una stupida discriminazione. Roma ci insegna quotidianamente il rispetto verso il prossimo. Odio la parola omofobia. Non è una fobia. Non sei spaventato. Sei un cretino”.

Proposta di legge. Alla Camera c’è una proposta di legge, a firma del Pd Ivan Scalfarotto, che ha già raccolto 221 firme tra esponenti del suo partito, di Sinistra economia e libertà, Movimento 5 stelle e Scelta Civica. In pratica, un terzo del parlamento sarebbe pronto a votare la legge. Si tratta di capire se questo fronte trasversale può ulteriormente allargarsi in commissione e in aula. Il testo Scalfarotto è finalizzato a combattere l’omofobia e la transfobia in tutte le sue forme grazie all’estensione della legge Mancino che già punisce il razzismo basato su etnia, nazionalità e religione. Un analogo disegno di legge sull’omofobia è stato presentato al Senato dal senatore Pd Sergio Lo Giudice, e ha già raccolto le firme un’ottantina di senatori tra Pd, Sel, M5s e Scelta Civicai. Ce n’è poi uno dei senatori del M5S, a prima firma Michela Montevecchi e sottoscritta da suoi 14 colleghi.  (17 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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La sfida di Josefa: “Basta coppie di serie B serve una legge per le unioni gay”

La sfida di Josefa: "Basta coppie di serie B serve una legge per le unioni gay" Josefa Idem

La sfida di Josefa: “Basta coppie di serie B
serve una legge per le unioni gay”

Il ministro Idem: la mia gara per la parità. “Per le adozioni da parte degli omosessuali vedremo in seguito”. “Il braccialetto elettronico anti stalking suggerito dalla Cancellieri è un’idea da valutare

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di CATERINA PASOLINI

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ROMA – “Presenterò un disegno di legge per le unioni civili. Perché non deve importare se uno ha scelto di condividere la vita con una donna o un uomo, se una persona è gay, lesbica o eterosessuale. La cosa fondamentale è che tutti i cittadini devono avere gli stessi diritti, senza distinzione di sesso”. Josefa Idem, neo ministro alle Pari opportunità, Sport e Politiche giovanili, pesa le parole. Evita gli slogan, le battute ad effetto. Si è buttata nel nuovo impegno come fosse una olimpiade: con serietà e ritmi intensi di chi è abituato a faticare, per conoscere a fondo i temi prima di fare proposte. Ma su questo punto non transige.

Nozze gay come in Francia?
“Non è importante come le chiami ma i diritti che dai. E questi devono essere uguali per tutti i cittadini, non importa con chi convivano o di chi si innamorano. Perché è ingiusto non poter stare accanto a chi ami se è malato perché lo Stato ti considera un semplice conoscente. Non devono esistere cittadini, o coppie, di serie B”.

Prevede anche l’adozione per le coppie omosessuali?
“Occorre tener conto della realtà del Paese, cominciamo dalle unioni, poi si vedrà”.

Tre donne uccise in poche ore, che fare?
“È una realtà agghiacciante: sono già 25 quelle massacrate da gennaio. Bisogna muoversi subito con interventi pensati e concreti, partendo dalle scuole perché il rispetto reciproco si impara da piccoli. Ma servono informazioni complesse, manca un Osservatorio: per questo il 22 vedrò le associazioni che si occupano di violenza di genere, da Telefono Rosa all’Arcigay. Ancora troppe donne, troppe persone omosessuali subiscono maltrattamenti fino ad essere uccise per la sola colpa di essere ragazze o gay”.

Come lavorerà la task force dei ministri?
“La cosa straordinaria è che già arrivano le prime proposte. Come il braccialetto elettronico suggerito dal ministro Cancellieri. È un’idea da valutare tra i sistemi per tenere lontani gli aggressori. Che sono seriali, ripetono negli anni la violenza: il 40 per cento delle donne ammazzate, prima aveva infatti subito stalking”.

Come sconfiggere la violenza?
“Come nella canoa e nello sport in generale, la vittoria si raggiunge in équipe. Io voglio lavorare assieme agli altri, avere suggerimenti, collaborazione, perché la violenza si batte uniti”.

C’è chi propone l’ergastolo per il femminicidio.
“Io non credo che l’inasprimento delle pene serva a diminuire i reati”.

Laura Boldrini, presidente della Camera, chiede meno donne-oggetto in pubblicità.
“Se ti vedono come un oggetto è possibile che poi come una bambola di pezza ti usino per giocare e poi ti buttino via. Ci vuole più controllo su pubblicità e televisione, questi modelli culturali hanno conseguenze…”.

Cosa manca in Italia per una vera parità?
“Molte cose. Io sono per la parità tra le persone, e quindi sì alla legge che dà la nazionalità a chi nasce in Italia, sì alla parità negli stipendi, nelle opportunità”.

Favorevole alle quote rosa?
“Sì, ma devono rispettare la realtà: le donne sono il 50 per cento della popolazione? Bene, quella deve essere la percentuale, è un diritto non una graziosa concessione degli uomini. Penso anche all’obbligo del congedo parentale per i padri, perché siano coinvolti fino in fondo nella vita da equilibriste delle donne che corrono tra lavoro, casa e bambini”.

Bambini un po’ obesi e poco sportivi, dicono le statistiche.
“Molte scuole non hanno palestre e la ginnastica viene insegnata da docenti di altre materie, non ci sono spazi e fondi. Ed è un male, perché lo sport ha una funzione culturale, di integrazione sociale e crescita: insegna a stare assieme, a rispettare le regole, dà un codice etico e di comportamento. Più sport farebbe dell’Italia un Paese più vivibile, con meno corruzione. Senza contare che fa risparmiare”.

Si risparmia facendo sport?
“Ogni euro investito nello sport sono tre euro risparmiati perché la persona sarà più sana e avrà meno bisogno di assistenza sanitaria da adulto o anziano”.

Il suo sogno?
“Un mondo a misura di persone, con orari di lavoro compatibili con la vita privata, come in Australia dove le agende non prevedono appuntamenti dopo le quattro del pomeriggio. Un paese dove c’è lavoro, parità tra tutti i cittadini e una palestra in ogni scuola, magari finanziandola con sponsor come ho fatto quando ero assessore a Ravenna. Per cercare di realizzarlo lavorerò con gli altri ministri, del Lavoro, della Pubblica istruzione”.

Il gioco di squadra vince sempre?
“Un equipaggio va più forte e veloce di una barca singola”.

(10 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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La festa delle famiglie arcobaleno, la sinistra ora riparta da qui

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La festa delle famiglie arcobaleno, la sinistra ora riparta da qui

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di Monica Ricci Sargentini

Amnesty International, il Coordinamento Genitori Democratici, Famiglie Arcobaleno e Legambiente, associazioni attive da anni sui temi della famiglia, dell’educazione e dell’ambiente si ritroveranno oggi domenica 5 maggio, per festeggiare la V Festa delle famiglie e la II Giornata Internazionale per l’uguaglianza tra le famiglie.  La Festa delle famiglie si propone di essere un’ occasione di aggregazione tra le realtà più diverse, unite nel condividere una visione aperta, rispettosa e progressiva della famiglia, dell’educazione, dell’ambiente, della società. L’iniziativa coinvolge nove città in Italia (Ferrara, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Roma, Torino e Venezia) e complessivamente 16 paesi di tre continenti. Qui potrete trovare il programma delle iniziative previste in Italia. Per l’occasione abbiamo deciso di ospitare una riflessione sulla famiglia e la sinistra di Tommaso Giartosio, esponente delle Famiglie Arcobaleno e padre di due figli con il suo compagno Franco

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di Tommaso Giartosio

Famiglia e sinistra non vanno d’accordo? Storicamente è stato senz’altro così. Progressismo ha significato per secoli lotta contro lo status quo, cioè contro le tre classiche istituzioni: Dio, Patria, e Famiglia. Le battaglie di libertà hanno preso a bersaglio il potere del patriarca che domina moglie e figli dal suo posto accanto al focolare. Le battaglie politiche hanno puntato sul familismo amorale e sulla tirannide di un’élite endogamica, quasi un’unica stirpe tentacolare.

Certo, i diversi rami del socialismo e del femminismo storico contrapponevano a queste immagini odiose una versione idealizzata e paternalista, per esempio la buona famiglia proletaria del vecchio PCI. Esisteva una mitologia parallela. Ma le cose sono definitivamente cambiate con gli anni Sessanta-Settanta. Sono arrivate le leggi sull’aborto, sul divorzio, sul nuovo diritto di famiglia. È arrivata una nuova cultura libertaria che criticava l’istituto famigliare: una cultura diffusa in cui contava la tardiva assimilazione di Freud e dell’antropologia, più ancora che la critica radicale avanzata da Laing e Bourdieu.

Da allora, il lessico politico della sinistra non ha più trovato spazio per la famiglia. Non è che l’abbia veramente demolita. Per affetto o per impotenza, si è limitato a considerarla con sufficienza. Una vecchia icona nazionalpopolare che si può tranquillamente conservare al suo posto senza prenderla troppo sul serio. Così la sinistra si è impegnata sul tema soprattutto quando l’ha usata come testa di turco contro la destra. Una destra che, bisogna dirlo, non defletteva dai tracciati dell’immaginario tradizionalista più vieto: battendosi ad esempio contro il “divorzio breve”, quell’istituto che in tutto il resto d’Europa già esiste da decenni e si chiama semplicemente “divorzio”.

In che modo la sinistra è riuscita a ignorare così la famiglia? Relegandola al privato (mentre i conservatori ne facevano un simbolo da proiettare nell’arena pubblica con il Family Day). Forse la spinta è stata proprio l’eccessiva politicizzazione del privato avvenuta nei paraggi del ’68. Ma di fatto la famiglia è divenuta ciò di cui si parla meglio tacendo. Alcuni dei più bei film italiani degli ultimi decenni, da La famiglia di Scola a La stanza del figlio di Moretti, sono capolavori dell’emozione trattenuta, della ragione inerme, del silenzio. Tanto che la sovrapposizione di famiglia e privato è divenuta parte di un senso comune.

Eppure non è sempre stato così. Del mito fondativo della Repubblica fanno parte storie straordinarie di famiglie che sono luoghi di elaborazione politica e civile: i Gobetti, i Croce-Craveri, i Ginzburg di Lessico famigliare. Famiglie che non si rannicchiano attorno ai loro affetti – che pure esistono e sono forti – ma fanno del loro legame un’alleanza per ripensare la realtà.

Sembrano esempi molto lontani, certo. Ma forse qualcosa sta cambiando. Pensate per esempio al genere del memoriale famigliare: mai come in questi anni esso è servito a trasmettere valori di impegno civile. Dobbiamo ringraziare i figli delle vittime del terrorismo o della criminalità organizzata: Mario Calabresi, Benedetta Tobagi, Eugenio Occorsio, Maddalena Rostagno, Umberto Ambrosoli, Giovanni Impastato, Giovanni Tizian.

Un altro segnale in controtendenza è la Festa delle Famiglie. Si tratta di un piccolo happening organizzato da diversi anni da Famiglie Arcobaleno, l’associazione dei genitori omosessuali. Essendo uno degli organizzatori posso ammettere francamente che all’inizio non era niente di che, una faccenda di picnic nel parco e sculture di palloncini. Ma ultimamente l’evento sta crescendo in modo inatteso. Nel 2012 si è svolto in sette città italiane, in partnership con Legambiente. Quest’anno, per la V edizione, le città diventano nove (nel contesto di una Giornata Internazionale per l’Uguaglianza tra le Famiglie che prevede eventi in sedici paesi). Ma soprattutto, al rapporto con Legambiente si aggiungono ora quelli con Amnesty International e con il Coordinamento Genitori Democratici, la principale voce dell’associazionismo familiare progressista (tra i fondatori c’è Gianni Rodari). Altri interlocutori si avvicinano in modo per ora estemporaneo, partecipando a singoli eventi: Nati per Leggere, che promuove la lettura ad alta voce ai bambini; e gli scout laici del CNGEI a Milano, i Giovani Genitori a Torino, il Centro per le Famiglie a Ferrara, Famiglie per Mano a Palermo, DueCon a Napoli…

Alcuni di questi nomi diranno poco o niente. La galassia degli organismi che si occupano della promozione culturale, sociale, sanitaria, giuridica delle famiglie reali (e non della difesa d’ufficio della Famiglia Naturale) è frammentata, sfuggente. Un sintomo della vecchia difficoltà di cogliere, in ambito progressista, i confini di un discorso realmente condiviso sulla famiglia. È davvero sorprendente che questa realtà friabile si sia ricompattata attorno alle istanze della comunità gay. Una minoranza che nel nostro Paese ha sempre avuto difficoltà a trovare alleati (e infatti non ha ottenuto quasi nulla sul piano legislativo), e che probabilmente non si aspettava certo di reperirne nel mondo dell’associazionismo famigliare.

Certo, il tema è urgente ed è comprensibile che stimoli all’azione. I bambini con genitori omosessuali sono oggettivamente privi di tutele legali e di sostegno culturale. Occorre far sì che, anche in caso di separazione della coppia gay, entrambi i genitori siano tenuti a garantire la continuità affettiva e economica; occorre che la scuola e la società riconoscano piena dignità alle loro famiglie d’origine o ricostituite. Ma è interessante anche ciò che sta accadendo attorno a questo a problema oggettivo. L’universo progressista era sempre stato diffidente verso la famiglia in quanto costruzione ascritta, necessitata, incatenata ai vincoli di sangue. Le famiglie arcobaleno ora ci ricordano (ma era una strada già aperta dall’adozione e dalle seconde nozze) che questi nuclei possono essere straordinari motori di cambiamento perché sono frutto delle nostre scelte, della nostra capacità creativa, della nostra libera assunzione di responsabilità.

Forse da qui può partire a sinistra una nuova politica delle famiglie. Al plurale.

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fonte lepersoneeladignita.corriere.it

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Arrestato vicepresidente del Parlamento britannico. Accusato di abusi sessuali / Deputy Speaker Nigel Evans arrested on suspicion of rape

Il Parlamento ingleseIl Parlamento inglese

Con l’accusa di abusi sessuali

Arrestato vicepresidente del Parlamento britannico

Nigel Evans, 55 anni, è stato arrestato stamane nella sua casa di campagna di Pendleton un villaggio del Lancashire. L’esponente conservatore e’ stato accusato di abusi sessuali dalle presunte vittime, due uomini di circa vent’anni

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Londra, 04-05-2013

Il vicepresidente della House of Commons, il conservatore Nigel Evans e’ stato arrestato dalla polizia perche’ e’ sospettato di aver abusato sessualmente di due uomini ventenni tra il luglio del 2009 e il marzo del 2013. Ne da notizia in esclusiva il tabloid Daily Mail.

Nigel Evans, 55 anni, che nel 2010 dichiaro’ pubblicamente di essere gay, e’ stato arrestato stamane nella sua casa di campagna di Pendleton un villaggio del Lancashire. L’esponente conservatore e’ stato accusato dalle presunte vittime, due uomini di circa venti anni, di averne stuprato uno e di aver abusato sessualmente dell’altro.

Downing Street ha reso noto che il primo ministro David Cameron e’ stato informato, cosi’ John Bercow, presidente dei Comuni.

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fonte rainews24.it

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Deputy Speaker Nigel Evans arrested on suspicion of rape

Nigel Evans, the Conservative MP, has been arrested on suspicion of raping and sexually assaulting two young men.

Deputy Speaker Nigel Evans arrested on suspicion of rape

Nigel Evans MP Photo: Alamy
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By , and Robert Watts

7:12PM BST 04 May 2013

Mr Evans, a Deputy Speaker of the House of Commons, is tonight being questioned over claims made by the two alleged victims.

They claim to have been raped and sexually assaulted between July 2009 and March 2013 at his constituency. Both were in their twenties at the times of the attacks, although their exact ages have not been disclosed.

The Conservative MP was arrested at his home in Pendleton, Lancashire, this morning and is understood to be still in custody for questioning. The property has been searched by officers.

David Cameron, the Prime Minister, was informed of the arrest today, as was John Bercow, the Speaker of the House of Commons.

Mr Evans, 55, is openly gay, having disclosed his sexuality in 2010. At the time the MP for Ribble Valley said he was “tired of living a lie”.

A spokeswoman for Lancashire Constabulary refused to confirm if Mr Evans had been arrested. It was separately confirmed by Downing Street sources.

The spokeswoman said: “A 55-year-old man from Pendleton in Lancashire has today, Saturday, 4 May 2013, been arrested by Lancashire Constabulary on suspicion of rape and sexual assault.

“The man will be interviewed at a police station in Lancashire during the course of the day. The offences are alleged to have been committed in Pendleton between July 2009 and March 2013.

“We take all allegations of a sexual nature extremely seriously and understand how difficult it can be for victims to have the confidence to come forward.

“As a Constabulary, we are committed to investigating sexual offences sensitively but robustly recognising the impact that these types of crimes have on victims.

“We would encourage anyone who has experienced sexual abuse, or who has information about it, to have the confidence to report it to us knowing that we will take it seriously, deal with it sensitively and investigate it thoroughly.”

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fonte telegraph.co.uk

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Letta toglie la delega alla Biancofiore. Non si occuperà di Pari Opportunità. Nel governo scoppia il caso Lorenzin

La parlamentare del Pdl Michaela Biancofiore

Letta toglie la delega alla Biancofiore
Non si occuperà di Pari Opportunità
Nel governo scoppia il caso Lorenzin

La decisione del premier dopo le frasi del sottosegretario sui gay. Dal Pd accuse al ministro della Salute: «Organizzato vertice con i soli parlamentari laziali del Pdl»

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roma

Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha modificato le deleghe assegnate al sottosegretario Michaela Biancofiore che d’ora in poi si occuperà di pubblica amministrazione e semplificazione e non più di pari opportunità e sport.

La decisione è giunta dopo la lettura stamani di alcune interviste del neo sottosegretario. Proprio ieri, durante la cerimonia di giuramento, Letta aveva richiamato la squadra di governo a sobrietà nella organizzazione dei ministeri ma soprattutto nelle dichiarazioni, facendo notare come una squadra bipartisan deve avere necessariamente massimo rispetto reciproco. L’intervista di stamani è stata considerata, dunque, una infrazione di queste «regole di ingaggio» annunciate ieri dal premier. La modifica delle deleghe, si apprende da fonti di governo, dunque, viene considerata come «l’ultima chance» per la sottosegretaria Biancofiore.

La (ex) sottosegretaria per le Pari Opportunità oggi in varie interviste si era difesa dalle accuse delle associazioni gay. «Non sono omofoba. Mi piacerebbe – ha osservato Michaela Biancofiore – per una volta che anche i gay, invece di autoghettizzarsi e sprecare parole per offendere chi non conoscono, magari condannassero i tanti femminicidi delle ultime ore. Difendono solo il loro interesse di parte». «Nei miei confronti – ha detto tra l’altro Biancofiore parlando ad alcuni giornali – è stata messa in atto una discriminazione preventiva ingiustificata e fondata su presunte dichiarazioni malamente estrapolate». «I gay sono discriminati? Se è per questo – ha risposto – sono più discriminate le donne. Perché, invece di fare queste sterili polemiche, le associazioni gay non fanno comunicati sugli omicidi delle donne? E perché non lo hanno fatto per il ferimento dei carabinieri?».

Intanto nel governo scoppia la grana Lorenzin. Il presidente dei senatori del Pd, Luigi Zanda lancia accuse al neoministro della Sanità, colpevole di aver organizzato una riunione con il Pdl sulla sanità del Lazio: «Vorrei ricordare al ministro che lei sta al governo sostenuta da una maggioranza ben definita e non dal solo centrodestra. Ci sono regole dentro una coalizione di governo che vanno rispettate», attacca Zanda. «Prima di incontrare i rappresentanti del suo partito, ignorando quelli delle altre forze politiche della maggioranza, avrebbe dovuto incontrare le istituzioni regionali che governano la sanità nel Lazio. Per questo trovo molto sgradevole la notizia dell’incontro del ministro Lorenzin con i parlamentari laziali del Pdl». Il portavoce della Lorenzin ha smentito però la notizia dell’incontro: «Il ministro non ha tenuto alcun vertice con i parlamentari del Pdl e nessun vertice avente per oggetto la sanità nel Lazio». Il caso però sembra tutt’altro che chiuso.

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Nozze gay, Parigi invasa dai cortei pro e contro a due giorni dal varo della legge francese

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Nozze gay, Parigi invasa dai cortei pro e contro
a due giorni dal varo della legge francese

Il Parlamento si appresta a dire sì ai matrimoni ed alle adozioni per le coppie omosessuali e nella capitale si confrontano le manifestazioni dei contrari e dei favorevoli con decine di migliaia di persone nelle strade

Nozze gay, Parigi invasa dai cortei pro e contro a due giorni dal varo della legge francese Il corteo delle associazioni che si battono contro il riconoscimento dei matrimoni e delle adozioni per le coppie omosessuali (ap)

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ROMAA due giorni dal voto finale sul progetto di legge francese sui matrimoni gay, migliaia di oppositori, ma anche altrettanti sostenitori, sono scesi in piazza oggi a Parigi in due cortei differenti. Il primo corteo è partito dalla piazza di Denfert-Rochereau in direzione Invalides nella zona sud della capitale francese al grido di “Hollande, non vogliamo la tua legge”. A due chilometri di distanza, in piazza della Bastiglia, sfilano i sostenitori della legge, in un raduno indetto “per la legalità e contro l’omofobia”.

Complessivamente sono stati mobilitati duemila agenti, fra poliziotti e gendarmi. Secondo gli organizzatori della “Manifestazione per tutti” – il collettivo che si oppone al progetto di legge – alla marcia stanno partecipando 270mila persone; secondo la polizia invece, i dimostranti sono circa 45mila. Rispetto al corteo del 24 marzo scorso, che aveva riunito tra le 300mila e un milione e mezzo di persone, alla protesta di oggi non era prevista la partecipazione di manifestanti dai dipartimenti fuori Parigi. I simboli portati in piazza dalle persone sono sempre gli stessi: bandiere tricolore, magliette rosa e blu e cartelli con immagini di una coppia formata da un uomo e una donna con bambini. Ad aprire la sfilata è un lungo striscione sul quale è scritto “Ogni nato ha bisogno di una mamma e di un papà”.

Sul tragitto della ‘Manifestazione per tutti’, tre persone sono state fermate dalle forze dell’ordine per possesso di bombe lacrimogene, manganelli e tirapugni. Diverse centinaia di persone stanno invece sfilando alla marcia “Matrimonio per tutti”. In corteo sfilano bandiere arcobaleno e prevalgono gli slogan a favore del progetto di legge. “Coloro che sono a favore dell’uguaglianza devono farsi sentire”, ha detto dal palco della Bastiglia il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoe, socialista e apertamente gay.

La legge che legittima i matrimoni omosessuali e le adozioni da parte delle coppie gay è stata già approvata dalla Camera e, nelle sue parti fondamentali, anche dal Senato. La Camera dovrà riesaminarla per alcuni articoli secondari e dunque il varo non dovrebbe subire ulteriori rinvii. (21 aprile 2013)

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fonte repubblica.it

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