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Ilva, il governo incontra le parti sociali «Risanamento e continuità produttiva». Resta l’ipotesi commissariamento

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Ilva, il governo incontra le parti sociali
«Risanamento e continuità produttiva»
Resta l’ipotesi commissariamento

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ROMA – Il sottosegretario alla Presidenza Filippo Patroni Griffi ha convocato una riunione tecnica sull’Ilva a Palazzo Chigi con i ministri dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, dell’Ambiente, Andrea Orlando, del Lavoro, Enrico Giovannini, e con i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Confindustria.

Risanamento e continuità produttiva.
«Al tavolo è emersa una unità di intenti volta ad assicurare risanamento ambientali e continuità produttiva. Il governo ora è impegnato a individuare lo strumento più efficace per conseguire questi due obiettivi nel rispetto delle decisioni della magistratura», ha spiegato al termine dell’incontro il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Filippo Patroni Griffi. «Si sta lavorando per giungere quanto prima alla soluzione, la decisione ci sarà prima del 5 giugno», quando è convocata l’assemblea dei soci dell’Ilva, ha detto il segretario confederale della Cisl Luigi Sbarra, al termine della riunione a Palazzo Chigi.

Orlando.
«Stiamo lavorando ad una norma primaria che riparta dall’elemento del commissariamento evocato dalla legge 231, in cui non è ben definito», ha spiegato il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando escludendo comunque un decreto per il Cdm di venerdì. «Non è un intervento semplice, ci sono elementi di incompiutezza nella normativa attuale», ha sottolineato aggiungendo che «è fondamentale raggiungere gli obiettivi di ambientalizzazione che fino ad oggi non sono stati raggiunti».

Zanonato.
La soluzione allo studio per l’Ilva potrebbe essere o un commissario unico o un commissario ad acta solo per il risanamento ambientale, ha detto il ministro dello sviluppo Flavio Zanonato a Radio24. «O un commissario unico o l’azienda continua a gestirsi e il governo decide di farsi il risanamento con un commissario ad acta. Bisogna vedere qual’è la soluzione che funziona meglio», ha aggiunto il ministro, sottolineando che «si tratta di affrontare problemi che hanno un carattere di unicità» e quindi «occorre una norma legislativa, cioè un decreto che diventerà legge. Si sta ragionando su questo, a me interessa una soluzione che funzioni».

Il ministro ha ribadito la necessità che «a pagare deve essere chi ha inquinato». «L’Ilva per produrre acciaio adesso è un’azienda che funziona. Ma nel tempo ha inquinato e continua ad avere degli standard nella produzione che creano dei problemi ed è su questo che bisogna agire», ha spiegato Zanonato, ricordando che i campi minerari si estendono su 70 ettari, quasi come 100 campi da calcio, «una tettoia che copra tutto è un’opera unica, un’opera immensa». Zanonato ha quindi ricordato che domani dopo il cdm c’è un tavolo, già fissato da tempo, al Ministero sulla siderurgia. «Non è un’intenzione del Governo aumentare l’Ilva, è una cosa decisa dal precedente Governo e per disattivarla servono 4 miliardi o di nuove entrate o di tagli o di una miscela delle due. Su questo Saccomanni sta lavorando, cercando di costruire una proposta», ha aggiunto Zanonato, esprimendo l’auspicio che ci riesca: «spero di sì».

La petizione.
Gli operai della ‘Cellula di Rifondazione Comunista’ dell’Ilva di Taranto, con la federazione tarantina di Rifondazione Comunista, intanto hanno deciso di avviare una raccolta di firme per chiedere la nazionalizzazione dell’azienda, il risanamento dello stabilimento di Taranto, la difesa dei livelli occupazionali, il controllo da parte dei lavoratori e della società civile sul processo di riqualificazione degli impianti e di bonifica del territorio e il potenziamento dei presidi sanitari locali.

Giovedì 30 Maggio 2013 – 12:54
Ultimo aggiornamento: 17:59
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“L’Imu? Ci sono altre priorità”, la Fiom sfila in corteo a Roma / VIDEO: Orfini (Pd) contestato: “Ci state prendendo per il culo”

Manifestazione Fiom, Orfini contestato: “Ci state prendendo per il culo”


Pubblicato in data 18/mag/2013

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"L'Imu? Ci sono altre priorità", la Fiom sfila in corteo a Roma

“L’Imu? Ci sono altre priorità”,
la Fiom sfila in corteo a Roma

Migliaia di manifestanti alla manifestazione per il lavoro. In piazza con il sindacato metalmeccanico anche Sel e il M5S, dal Pd solo adesioni personali in ordine sciolto. Landini: “Chi non c’è parla da solo, i democratici stanno con Berlusconi ma hanno paura della piazza”

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ROMA – E’ partito verso le 10 il corteo della Fiom-Cgil da piazza della Repubblica, al quale partecipano alcune migliaia di persone: lavoratori, metalmeccanici, esodati e molti giovani. Oltre 100 mila secondo gli organizzatori. Presenti Nichi Vendola e lo stato maggiore di Sel, oltre ad Antonio Ingoria. Nei giorni scorsi hanno annunciato la loro partecipazione anche diversi esponenti del M5S, mentre il Pd si è spaccato.

LE IMMAGINI

In piazza ci sono l’ex ministro Fabrizio Barca, il “giovane turco” Matteo Orfini e l’europarlamentare Sergio Cofferati. “Avrei sperato ci fosse il mio partito”, commenta. Il capogruppo alla Camera Speranza ha dato infatti forfait. “Dal capogruppo alla Camera del Pd Roberto Speranza ho ricevuto una telefonata ieri sera, mi ha detto che non poteva esserci ma che ci avrebbe lasciato un messaggio. Comunque ringrazio i partecipanti, e chi non c’è parla da solo”, dice il segretario generale della Fiom Maurizio Landini.

“Io non do consigli ad Epifani, dico solo che sono di sinistra e se non vengo al corteo della Fiom non so dove altro potrei andare”, sottolinea Nichi Vendola spiegando di essere in piazza con Fabrizio Barca e Maurizio Landini per “la costruzione della grande coalizione del lavoro che non è solo un fatto politico o sociale”. “E’ drammatica la solitudine dei lavoratori e delle lavoratrici, che uno che perde il lavoro si uccide dandosi fuoco. Il tema è il lavoro, tutto il resto sono chiacchiere”. aggiunge.

“Che l’Imu sia una tassa fatta male non c’è dubbio, ma non va cancellata per tutti: va mantenuta per le grandi proprietà”, spiega Landini prima della partenza del corteo. “Io vedo altre priorità – prosegue – come non aumentare l’Iva e detassare il lavoro dipendente, come costruire un piano di investimenti e tassare i grandi patrimoni e le rendite finanziarie. Su questo non ho sentito una discussione sufficiente di questo governo”. Il rischio che si corre, ha proseguito, è quello di un esecutivo “bloccato sotto il ricatto di Berlusconi”. Per Landini i primi provvedimenti presi ieri da Palazzo Chigi  “non ci fanno uscire dall’emergenza, non ci fanno guardare al futuro”. “Occorrono la riforma della cassa integrazione e il reddito di cittadinanza”, dice ancora il leader sindacale.

IL VIDEO

Tante in strada le bandiere rosse e gli striscioni, dominati dallo slogan: “Non possiamo più aspettare”. Prima dell’intervento conclusivo di Landini in piazza San Giovanni a prendere la parola è stato Stefano Rodotà. “Abbiamo sentito tante volte la parola ‘sacrifici’. Due domande vorrei fare: sacrifici perché e sacrifici per chi?”, ha detto il giurista. “Possiamo accettare – ha aggiunto – la logica per cui i diritti possono essere sacrificati? Possiamo considerare come unica legge inviolabile quella del mercato?”.

A chiudere la manifestazione è stato quindi il segretario della Fiom: “Siamo qui perché non riununciamo alla nostra idea di fondo: di voler cambiare questo Paese e mandare a casa chi ha prodotto questo disastro”. Poi Landini ha incalzato il Pd, presenta in piazza solo con singoli esponenti arrivati a titolo personale. “Non capisco come si può essere al governo con Berlusconi e avere paura di essere qui”, dice il leader sindacale. “Noi siamo la parte migliore del paese”, dice e poi, rispondendo all’enneisma domanda sulle ambizioni politiche della Fiom, conclude: “Tutte le volte che facciamo una manifestazione mi dicono che faccio in partito. Oh che due balle… Noi siamo autonomi, indipendenti e democratici. Misuratevi con le nostre proposte”. (18 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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Boldrini: “Da vittime a carnefici per crisi lavoro”. Manifestazione nazionale sindacati a Perugia

Boldrini: "Da vittime a carnefici per crisi lavoro" Manifestazione nazionale sindacati a Perugia

Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, e il segretario della Cgil, Susanna Camusso

Boldrini: “Da vittime a carnefici per crisi lavoro”
Manifestazione nazionale sindacati a Perugia

I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di celebrare la festa dei lavoratori nella città umbra dove, a marzo, avvenne l’omicidio di due impiegate della Regione uccise da un imprenditore, poi suicidatosi. Tesserato Pd a Fassino: “Ci avete deluso”

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“L’emergenza lavoro” fa sì che “la vittima diventi carnefice, come purtroppo è successo nei giorni scorsi davanti a Palazzo Chigi”: lo ha detto da Palermo la presidente della Camera, Laura Boldrini, auspicando dal governo “risposte tempestive all’emergenza delle emergenze”.

E proprio per ricordare un’episodio di disperazione legato al lavoro, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti hanno scelto Perugia per la manifestazione nazionale del Primo maggio: nella città umbra, all’inizio dello scorso marzo, avvenne l’omicidio di due impiegate della Regione uccise da un imprenditore che, poi, si è suicidato. Un episodio divenuto simbolo, per Cgil, Cisl e Uil, della necessità di restituire centralità al lavoro. Tema su cui da tempo insistono.

”Senza lavoro il Paese muore e questo Paese non può morire…Tutte le risorse disponibili, a partire da quelle derivanti dalla lotta all’evasione fiscale, siano dedicate alla redistribuzione del reddito da un lato ed alla creazione di lavoro dall’altro”, ha chiesto Susanna Camusso. “Una piazza simbolica per ricordare quanto c’è bisogno di lavoro” nel Paese, aggiunge Camusso, ricordando le due impiegate della Regione uccise qui lo scorso marzo “Daniela e Margherita che hanno perso la vita dentro un dramma del lavoro, della disperazione”. Il Paese vive “una straordinaria difficoltà”, conclude il leader della Cgil.

Occorre un impegno “straordinario” e da parte di tutti per difendere l’occupazione e frenare la disoccupazione, è stato l’appello del leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che insiste sulla priorità del lavoro e sulla urgenza di abbassare le tasse sui lavoratori dipendenti, i pensionati e le imprese che investono ed assumono. “Il nostro impegno è chiamare tutti i lavoratori a raccolta per affrontare con coraggio una situazione che non si affronta con scaricabarili. Chiediamo all’Italia, alla classe politica di cambiare, di non dedicarsi ai litigi ma di occuparsi dei fondamentali dell’economia, delle questioni concrete”. Poi l’esortazione: ”Basta a litigi e furbizie, l’Italia deve essere percossa da uno spirito nuovo di servizio. Il servizio, come dice Papa Francesco, è potere”.

Sulla necessità di abbassare le tasse ha insistito anche il leader della Uil, Luigi Angeletti: “La priorità del Paese è creare posti di lavoro, riducendo le tasse: non è l’unica soluzione, ma è quella che abbiamo a disposizione oggi. “La disoccupazione è una vera tragedia, la gente ha sempre meno soldi in tasca”, aggiunge Angeletti insistendo sulla necessità di intervenire per far fronte a questa situazione. “O si risolve il problema di dare lavoro o il Paese affonderà” e affonderà “se non cambiamo la politica economica”. E infine: “Al governo diciamo che ci sono delle priorità e che bisogna rispettare i patti” cominciando a risolvere il problema delle risorse per la cassa integrazione in deroga e per gli esodati e “a ridurre le tasse sul lavoro”.

L’urgenza di dare risposte e segnali positivi nel mondo del lavoro è stata sottolineata dal premier Enrico Letta, che ha lasciato Berlino, dove ieri ha incontrato Angela Merkel, per volare a Parigi: “Il lavoro è il cuore di tutto. Se noi riusciamo sul lavoro a dare dei segnali positivi ce la faremo. Se sul lavoro non ci riusciamo, sono sicuro che non ce la faremo”.

“Dobbiamo dare le risposte che la società si aspetta” sul lavoro, sono state le parole del ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, a margine della cerimonia per l’omaggio ai caduti sul lavoro davanti alla sede dell’Inail, a cui ha preso parte il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. “Non é un impegno facile e va risolto anche in un’ottica europea”, ha aggiunto. Poi, il neoministro, rispondendo a chi gli chiedeva se la riforma del mercato del lavoro sarà modificata, ha spiegato che “una riforma disegnata in modo coerente per un’economia che cresce può avere problemi per un’economia in recessione. Dobbiamo capire cosa modificare – ha aggiunto -, ma il mondo del lavoro ha bisogno della stabilità delle regole”.

E nel corso dell’udienza generale a San Pietro, Papa Francesco ha ricordato l’importanza del lavoro che “ci dà la dignità. Invece quelli che non lavorano non hanno questa dignità. Ma tanti sono quelli che vogliono lavorare e non possono. Quando la società è organizzata in modo che non tutti hanno la possibilità di lavorare, quella società non è giusta”. Nel mondo, ha aggiunto, tante persone sono “schiave” del lavoro e occorre una “decisa scelta contro la tratta delle persone, all’interno della quale compare il lavoro schiavo”. Poi, rivolgendosi ai politici, Papa Bergoglio ha detto: “Dico ai responsabili della cosa pubblica di fare ogni sforzo per dare nuovo slancio all’occupazione, di preoccuparsi per la dignità della persona”.

Torino, tesserato Pd a Fassino: “Ci avete deluso” “Ci avete deluso con questa alleanza Fassino, sono tesserato da 35 anni prima al Pci e poi al Pd. Questa alleanza non si doveva fare”. Così a Torino un cittadino al sindaco Piero Fassino, in marcia al corteo del primo maggio. “E quale alleanza si doveva fare allora, con quale maggioranza?”. Gli ha risposto il sindaco. “Non con Berlusconi”, ha ribattuto il militante. “È importante la ricorrenza del primo maggio – ha poi detto Fassino ai cronisti – proprio in un periodo di crisi, in cui manca il lavoro e si sente il disagio di tante famiglie. E’ doveroso da parte di chi ha delle responsabilità dare risposte”.  Durante il corteo, un gruppo di persone finora non identificate, ha lanciato uova cariche di vernice nera. Le uova hanno colpito personale delle forze dell’ordine.

Milano, slogan contro Fornero
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Slogan contro l’ex ministro del Lavoro, Elsa Fornero, nel corteo a Milano per denunciare la sempre più pesante disoccupazione. La manifestazione, alla quale sono presenti tante categorie, da poliziotti ad agricoltori da ricercatori a operai, come ha spiegato il segretario generale della Camera del lavoro milanese Graziano Gorla ”è più partecipata” rispetto all’anno scorso. Ad aprire la manifestazione le bandiere di Cgil, Cisl e Uil e una delegazione di esodati e di lavoratori over 55 che hanno perso il lavoro prima di poter accedere alla pensione. “Senza redditi né pensione mobilitati ed esodati” recita uno striscione che apre questo spezzone del corteo. In manifestazione anche molti immigrati, rappresentanti dei partiti e delle associazioni.

Bologna, sindacati e Unindustria in piazza. Primo Maggio inusuale in Piazza Maggiore a Bologna: davanti alla basilica di San Petronio, a fianco dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, scendono anche gli imprenditori di Uninidustria, rappresentata dal presidente Alberto Vacchi, e Legacoop Bologna, con il suo presidente Gianpiero Calzolari, a comporre una sorta di fronte comune innanzi ad una crisi economica, ormai in corso da anni, che sta lacerando il tessuto produttivo dell’intero Paese. L’inedita ‘mescolanza’ tra mondo dell’impresa e mondo sindacale va in scena in una celebrazione, quella del Primo Maggio – intitolato quest’anno, ‘Priorità Lavoro’ – storico bastione delle rivendicazioni del sindacato e che vede alternarsi, all’interno di una tavola rotonda, voci diverse, a condividere, per una volta, lo stesso palco. “Sono qui in punta di piedi, soprattutto per ascoltare, posso capire le contestazioni ma penso che in un momento difficile come questo ci possano essere risultati con la condivisione”, ha detto Alberto Vacchi.
(01 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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Primo Maggio, l’Italia scende in piazza. Musica e cortei per il lavoro che non c’è

Sbava la Lumaca Sbava la Lumaca

Pubblicato in data 25/apr/2013

1° MAGGIO CONCERTO PIAZZA SAN GIOVANNI – ROMA 2013
Cantanti, Scaletta, Informazioni.

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Primo Maggio, l'Italia scende in piazza.  Musica e cortei per il lavoro che non c'è
Il concerto di piazza San Giovanni a Roma

Primo Maggio, l’Italia scende in piazza.
Musica e cortei per il lavoro che non c’è

Il concertone di piazza San Giovanni nella capitale, quello auto-organizzato di Taranto, oltre 50 manifestazioni in Tocana, cortei in Piemonte. E a Perugia ‘Priorità Lavoro’ è lo slogan con cui Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di celebrare la festa. Boldrini in Sicilia. Napolitano: “Impegno su lavoro e precariato”

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ROMA – La giornata del lavoro. Un primo maggio che quest’anno non riesce a essere una festa, ma l’appello di un impegno da rinnovare. “Purtroppo, oggi, c’è da pensare anche al lavoro che non c’è, al lavoro cercato inutilmente, al lavoro a rischio e precario. Abbiamo il dovere politico e morale di concentrarci su questi problemi”, ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio inviato al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, al presidente della federazione maestri del Lavoro d’Italia, ai segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, e a quanti celebrano la ricorrenza.

L’Italia domani scenderà in piazza. A piazza San Giovanni, a Roma, è tutto pronto per il tradizionale concerto del Primo Maggio, organizzato da Cgil, Cisl e Uil. Questa edizione, trasmessa in diretta nazionale da Raitre (dalle 15), sarà condotta da Geppi Cucciari. Tra i musicisti che si esibiranno Elio e le storie tese, Max Gazzè, Nicola Piovani, Africa Unite, Cristiano De Andrè, Motel Connection e l’Orchestra rock composta dai migliori musicisti italiani e diretta da Vittorio Cosma. Le misure di sicurezza sono state rafforzate. Secondo le disposizioni della questura saranno presenti più uomini, rispetto agli anni precedenti, con molti agenti in borghese tra la folla. Nella capitale anche musei aperti a ingresso gratuito.

TUTTO SUL CONCERTONE DI ROMA

Ma la festa del lavoro non unirà musica e politica solo a Roma. A Taranto si svolgerà infatti il “1 maggio autorganizzato – Sì ai diritti, no ai ricatti – Lavoro? Ma quale lavoro?” con dibattiti in mattinata e il concertone del pomeriggio. Parteciperanno, tra gli altri, Fiorella Mannoia, Raf, Luca Barbarossa, Francesco Baccini, Michele Riondino ed Elio Germano. E a Torino, il Jazz Festival proporrà una no-stop musicale dalle 15 a mezzanotte con comizio conclusivo del segretario generale della Uil, Gianni Cortese, a nome dei tre sindacati confederali. Il corteo sarà aperto dallo striscione unitario di Cgil Cisl Uil Torino con lo slogan ‘Prima lavoro e welfare’.

E se le note sono da sempre un ingrediente chiave per le celebrazioni, tutta Italia scenderà in piazza per la festa del lavoro, in un momento storico in cui la crisi e la disoccupazione hanno raggiunto livelli altissimi e drammatici. Manifestazioni di Cgil, Cisl e Uil sono previste in tutto il Piemonte. Ad Asti parlerà il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini. Ci saranno cortei con comizi anche ad Alessandria, a Biella, a Borgosesia, a Novara e a Vercelli.

A Portella della Ginestra per la Cgil di Palermo saranno presenti il segretario provinciale, Maurizio Calà, la segretaria nazionale della Flai Cgil, Stefania Croggi, e il presidente della Camera, Laura Boldrini, che deporrà una corona al Memoriale. “Il tema di quest’anno è il lavoro come punto centrale della crescita, dello sviluppo e della legalità – ha dichiarato Calà – non solo intesa come lotta alla mafia, ma come rispetto delle leggi e dei diritti dei lavoratori. Diritti, oggi, pesantemente minacciati dalla crisi e dalle politiche di austerity dei governi”. Nel frattempo, a Piana degli Albanesi, sarà celebrata per la prima volta una messa a suffragio del sindacalista Vito Stassi “Carusci” e di tutte le vittime di Portella.

Il segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini ha bocciato il’1 maggio organizzato a Bologna da Cgil, Cisl e Uil, che hanno invitato in piazza anche Unindustria e Legacoop. “Il primo maggio – ha detto Landini – è e deve rimanere dei lavoratori e delle lavoratrici. Per dialogare con le imprese abbiamo 364 giorni all’anno, ce n’è uno che deve restare la giornata del lavoro, di quelli che vogliono avere un lavoro con diritti”. La Fiom di Bologna diserterà piazza Maggiore per partecipare a un’iniziativa di solidarietà di fronte alla Berco di Copparo. “Lì – ha detto il leader nazionale – vogliono mettere in discussione 600 posti di lavoro. E’ la più grande azienda metalmeccanica della regione”. Andarci, quindi, “ha un significato preciso, perché in questa fase bisogna bloccare i licenziamenti ed evitare le chiusure. Tutto quello che si chiude è perso”.

A Perugia ‘Priorità Lavoro’ è lo slogan con cui le segreterie nazionali dei sindacati hanno deciso di celebrare la Festa del Lavoro 2013 nel capoluogo umbro dove arriverà anche una folta delegazione toscana. Saranno poi migliaia – operai, impiegati, disoccupati, precari, uomini e donne, cittadini toscani che usciranno dalle loro abitazioni per partecipare a una delle 50 iniziative, tante se ne contano, in programma nella regione.

In provincia di Arezzo manifestazioni della Cgil con cortei nel capoluogo, a Cortona, a Foiano della Chiana, Lucignano e Monte San Savino. Iniziative anche a Castelnuovo dei Sabbioni, Capolona e San Giustino Valdarno.

In provincia di Firenze manifestazioni unitarie di Cgil, Cisl e Uil a Barberino del Mugello, Empoli, Fucecchio, Gambassi Terme, Montaione, Castelfiorentino, Pontassieve, Sesto Fiorentino e a Fiesole. Iniziative anche a Certaldo. Nel grossetano manifestazioni della Cgil a Manciano, Follonica e Valpiana.

In provincia di Livorno a Venturina manifestazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil: vi sfileranno anche gli agricoltori aderenti alla Cia. Iniziative unitarie dei sindacati anche in provincia di Lucca, a Stiava e a Seravezza così come a Massa con interventi di lavoratori ex Eaton, del commercio e di un precario. Nel pisano manifestazioni della Cgil a San Miniato, Montecalvoli e a Pomarance. Manifestazione unitaria dei sindacati a Pistoia dove è in programma un corteo così come ad Agliana, a Casalguidi, a Lamporecchio e a Larciano, a Monsummano Terme e a Montale. Ancora iniziative a Montecatini Terme e a Quarrata.

Iniziative di Cgil, Cisl e Uil anche a Prato e Vaiano con cortei, concerto di Francesco De Gregori  a Capannori, a Carmignano e manifestazione a Montemurlo. In provincia di Siena manifestazioni unitarie a Chiusdino, S.Gimignano, Colle Val d’Elsa, Poggibonsi, Chianciano Terme, Chiusi, Pienza, Sinalunga, Abbadia San Salvatore.

“Uniti per il lavoro”. Lavoratori, imprenditori, associazioni di volontariato. Sarà un primo maggio inedito quello che Cgil, Cisl e Uil Treviso si apprestano a celebrare nel capoluogo della Marca trevigiana. Il corteo si snoderà dalla stazione ferroviaria (ritrovo ore 9,30) a piazza dei Signori, dove gli interventi dei segretari generali delle tre sigle sindacali si alterneranno alle testimonianze di lavoratori e lavoratrici. Sul palco, accanto a loro, ci saranno tutti i rappresentanti delle associazioni imprenditoriali della provincia: industriali, artigiani, commercianti, agricoltori, cooperative, ma anche il mondo del volontariato. Queste le categorie invitate: Ance, Unindustria, Confcommercio, Cna, Confartigianato, Coldiretti, Cia, Casartigiani, Confagricoltura, Confcooperative e Confesercenti. Il contributo musicale sarà affidato a giovani studenti.

L’Ugl festeggerà a Verona la festa dei lavoratori: il corteo partirà  con lo slogan “Progettare insieme l’Italia di domani” mercoledì alle 10,30 dal piazzale antistante l’Abbazia di San Zeno per arrivare alle 12 in piazza dei Signori dove si terrà il comizio del segretario generale, Giovanni Centrella. L’Ugl chiede al Governo risorse per gli esodati e per la cig in deroga, una riforma fiscale vera, migliori infrastrutture e più credito.

A Padova per infondere coraggio ai lavoratori e alle imprese che lottano con la crisi il vescovo Antonio Mattiazzo, ha promosso una veglia di preghiera il primo maggio nella zona industriale della città. L’occasione è organizzata dalla Pastorale sociale e del lavoro della Diocesi. La veglia sarà il momento centrale di una serie di appuntamenti legati allo stato economico del Paese.

Meteo. Piovoso a nordovest e sereno nel resto d’Italia ma sarà un primo maggio “all’insegna del bel tempo su buona parte della penisola, in particolare al centrosud dove sulle aree interne le temperature potranno sfiorare anche punte di 29-30 gradi. Sole prevalente anche sulle pianure del nordest, mentre in montagna si potrà avere qualche acquazzone dal pomeriggio. Purtroppo ancora una volta penalizzato da piogge e temporali sparsi il nordovest, qualcuno anche forte, anche se sulla riviera ligure non mancheranno delle schiarite, specie nella seconda parte della giornata”.

Treni. In occasione della festa del primo maggio, “per assicurare a tutti un viaggio tranquillo e regolare”, il gruppo ferrovie dello stato italiane “intensificherà il proprio impegno nei controlli anti-evasione, nel rispetto delle migliaia di passeggeri che in questi giorni sceglieranno il treno, pagando regolarmente in biglietto, per i loro spostamenti lungo la penisola”. Prosegue così anche quest’anno la campagna ‘no ticket, no parti’ (avviata nel 2008), “un importante sforzo del gruppo Fs italiane per garantire la sicurezza e la tranquillità ai propri clienti, soprattutto nei giorni di intenso traffico”. (30 aprile 2013)

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fonte repubblica.it

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CONFINDUSTRIA – Squinzi: “Buttato l’1% di Pil, pazienza scaduta”. Camusso, “chiudere la stagione degli strappi”

Squinzi: “Buttato l’1% di Pil, pazienza scaduta”.
Camusso, “chiudere la stagione degli strappi”

Duro attacco del presidente di Confindustria alla politica: “Chiedo di non vivere in un Paese così”. Imprenditori e sindacati a confronto su un patto comune per superare “l’irresponsabile” immobilismo di governo. Per il leader Cgil l’idea “affascina” ma servono “risposte concrete e non illusioni”

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MILANOMentre i numeri diffusi dall’Osservatorio della Cgil sulla cassa integrazione dipingono una situazione estremamente critica per il Paese, con 1 miliardo di euro sottratto ai redditi rispetto a dodici mesi fa, l’idea di Confindustria di dar vita a un patto con i sindacati per farsi carico dei problemi di imprese e lavoratori raccoglie le reazioni delle parti sociali, presenti a Torino a un convegno confindustriale. L’urgenza di superare l’impasse politica emerge chiara dall’attacco di Giorgio Squinzi: il leader degli imprenditori, dal palco di Torino, denuncia come l’assenza di governo sia costata al Paese già un punto di Prodotto interno lordo (Pil).

Come già accaduto in passato, Squinzi ha usato parole di fuoco verso la politica. Dopo il voto “siamo a più di 50 giorni di inerzia totale” il che è “rischioso e costoso”, attacca. “Grosso modo abbiamo contato di aver buttato un punto di Pil”, con “il peggior risultato che potessimo immaginare: la vittoria del non governo”, dice. E ora parlare di crescita è “un miraggio”. Alla platea di imprenditori, Squinzi dice: “Come vostro presidente, e come italiano, chiedo di non vivere così”. Dopo aver ricordato che “con la chiusura delle imprese muore il Paese”, sentenzia: “Oggi, qui a Torino, insieme al tempo è scaduta anche la nostra pazienza. Cosa deve accadere ancora e di più perché si comprenda la gravità dell’emergenza economica ed i rischi, concreti, che stiamo correndo?”, domanda retoricamente. Di frone “all’inadeguatezza politica che ci strangola”, Confindustria chiede allora “un governo di qualità”. Anche su un provvedimento tanto atteso, lo sblocco di 40 miliardi di crediti della Pa verso le imprese, Confindustria ha espresso “dubbi” sul meccanismo e l’auspicio che “il Parlamento possa svolgere un ruolo fondamentale nel rendere la norma semplice, trasparente e di rapida applicazione”.

Centrale nel convegno di oggi il tema del “patto di fabbrica”, lanciato ieri da Vincenzo Boccia: una collaborazione tra industriali e parti sociali per superare “l’immobilismo irresponsabile” della politica. Squinzi l’ha rilanciato come “patto tra produttori” per dare una “scossa” all’economia e riprendere il percorso di “crescita”, che rappresenta la “sola priorità” del Paese. Per Susanna Camusso, leader della Cgil, la priorità nelle relazioni tra imprenditori e rappresentanti dei lavoratori è però non dare “illusioni” ma partire da “cose concrete”. Per farlo, bisogna prima “riconosce le ferite che il sistema delle relazioni industriali ha e che in molte situazioni hanno complicato i nostri percorsi”. Per questo, prosegue la sindacalista, “con Confindustria, Cisl e Uil rimettiamo in ordine le relazioni tra le parti, le regole della rappresentanza. Chiudiamo – è l’esortazione – la stagione degli strappi e delle divisioni, perché avere buone relazioni è premessa per agire diversamente insieme”. Il ragionamento di Camusso parte proprio dal riconoscere che “tutti si chiedono se oggi esce un patto o no; devo dire che la Cgil non può che essere affascinata dal patto dei produttori che è di trentiniana memoria, di cui abbiamo il copyright. Ma non possiamo raccontare illusioni dobbiamo dire cose concrete”.

Prima di Camusso e Squinzi, il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, aveva rilanciato agli industriali la palla, dicendo che il patto “si può costruire” e può portare ad “una indicazione forte che dobbiamo dare e che deve essere recepita dalla politica”. Bonanni, che rivolgendosi agli imprenditori ha evocato l’idea di “una santa alleanza tra di noi”, ha ricordato che “siamo schiacciati dalle tasse, e da questa storia dobbiamo uscire, altrimenti l’economia non riprende”. La produzione italiana – ha precisato il sindacalista – “va salvaguardata, perchè l’occupazione si salvaguarda tutelando la produzione e i produttori devono essere alleatissimi, per dare una sveglia politica”. Parlando al convegno della situazione politica, Bonanni ha aggiunto: “Se non ci danno a tutti i costi un governo, nei prossimi giorni dovremo trovare le soluzioni migliori per farci sentire insieme”. Sicuro del fatto che “l’accordo sulla rappresentanza lo faremo e daremo una scossa alle relazioni industriali”, Bonanni ha aggiunto: “Dobbiamo tirare un pugno forte su un tavolo altrimenti non succede nulla”.

Sul tavolo c’è anche l’ipotesi di uno sciopero congiunto di imprese e lavoratori, avanzata dal segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. Sul tema Bonanni ha chiosato: “Vedremo, non decido io, si decide tutti insieme”. (13 aprile 2013)

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fonte repubblica.it

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Confindustria chiede un “patto in fabbrica”: insieme ai sindacati per salvare il Paese

Confindustria chiede un “patto in fabbrica”: insieme ai sindacati per salvare il Paese

Un minuto di silenzio al convegno della Piccola Industria: “Un silenzio di denuncia”, di fronte alla “forte emergenza economica”, alle imprese “che hanno chiuso i battenti”, a “quanti non ce l’hanno fatta” e a chi “continua a resistere”, dice il presidente Vincenzo Boccia. E la proposta di asse con i sindacati si fa concreta

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APPROFONDIMENTI

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MILANOUn minuto di silenzio di fronte alla “forte emergenza economica” e in nome di quelle imprese che hanno dovuto chiudere di fronte all’incedere della crisi economica. E un ponte gettato alle parti sociali, una mano tesa per serrare idealmente le fila in fabbrica: operai e “padronato” al fianco per superare la crisi, mentre la politica resta impantanata nell’impasse. Assume toni più elevati la dialettica tra sindacato e industriali, dopo qualche giorno di abboccamenti. A rilanciare la sfida, intesa in senso positivo, è stato Vincenzo Boccia, il presidente di Piccola Industria all’interno dell’organizzazione degli imprenditori, che non è nuovo ad accuse all’immobilismo della politica.

“Nel momento più difficile della storia della nostra Repubblica abbiamo il dovere e la responsabilità, a partire dalle parti sociali, di stringere un patto dei produttori”, ha detto in un convegno a Torino. “Un patto – ha proseguito – tra tutti gli attori della fabbrica con il quale ci si impegna per ricostruire il Paese e contribuire alla nascita di una nuova rivoluzione industriale. Un patto che deve basare le sue fondamenta sulla corresponsabilità di tutti per la convergenza e la competitività, per essere un Paese che vive di confronto e non muore di conflitto”. Dopo aver annunciato il gesto forte di protesta e denuncia, quel minuto di silenzio contro lo “stallo irresponsabile” che blocca il governo, arriva così la proposta da prendere o lasciare.

Una mossa che effettivamente pare preparata dagli ultimi interventi dei massimi esponenti, tanto del sindacato quanto degli imprenditori. Proprio nella mattinata di oggi, su varie testate, sono apparsi gli inviti di Giorgio Squinzi e Susanna Camusso a deporre le armi. “E’ finito il tempo degli scontri”, ha detto il leader degli industriali chiedendo al sindacato di “remare nella stessa direzione”. “Posizioni comuni per affrontare le emergenze”, l’auspicio del segretario della Cgil. Parole che Camusso ha rafforzato anche in un’uscita di stamane, quando ha detto che “c’è bisogno di parlarsi per mettere insieme alcune richieste comuni sulle priorità e sulle urgenze”. Temi che lei stessa dirà “domani a Torino (dove si tiene il convegno confindustriale, ndr) ed è ciò che ho sentito dire anche dal presidente della Confindustria“.

Non solo Squinzi e Camusso hanno avviato il dialogo. Il primo a sollevare il tema del “Patto della fabbrica” era stato Raffaele Bonanni, pochi giorni fa: “Spero si possa dare una sveglia al Paese attraverso un’alleanza vera e propria tra noi e gli imprenditori” ha detto il segretario della Cisl, aggiungendo poi: “Le aziende sono in difficoltà, le tasse su lavoratori e imprese sono eccessive, la crisi politica è senza fine, la situazione è irrespirabile”. D’altra parte, i dati sono chiari: tanto il crollo della produzione industriale, tema sensibile per Confindustria, quanto l’allarme occupazionale, caro al sindacato, hanno raggiunto livelli insopportabili per il Paese. (12 aprile 2013)

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fonte repubblica.it

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SUCCEDE A GROSSETO – Scuola: supplenti pagati a sorteggio “Non ci sono soldi per gli stipendi”

Studenti di una scuola superiore a lezione (Cristini)

Studenti di una scuola superiore a lezione (Cristini)

Scuola: supplenti pagati a sorteggio “Non ci sono soldi per gli stipendi”

Il caso che fa discutere in un liceo di Grosseto

La preside: “E’ assurdo ma siamo costretti a questo”. I sindacati: “Cinquecento precari della scuola potenzialmente a rischio stipendio”

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Grosseto, 5 aprile 2013 – Al liceo linguistico Antonio Rosmini di Grosseto è stato fatto un sorteggio per decidere quali supplenti riceveranno lo stipendio.

”Le scuole ricevono un budget che molto spesso non è sufficiente – ha spiegato in una conferenza stampa a Firenze Alessandro Rapezzi, segretario della Flc-Cgil Toscana – questo fa sì che non tutti i precari possano essere pagati contestualmente, e allora qualche scuola provocatoriamente, per richiamare l’attenzione sulla propria condizione, sta avanzando l’idea di fare un sorteggio”.

Così e successo al liceo Rosmini, per pagare la mensilità di febbraio a 11 docenti sarebbero serviti 12mila euro, ma il ministero ne ha erogati solo 5mila, sufficienti solo per cinque persone.

”I docenti sono stati messi in ordine alfabetico – ha spiegato Giovanni Scarano, dirigente amministrativo del liceo – è stata estratta una lettera, e abbiamo cominciato a pagare a partire da quella lettera. Tutto alla presenza delle Rsu della scuola, perchè fosse chiaro che non c’era nessuna forma di favoritismo”.  Gli altri sei docenti, ammette Scarano, non sono stati ancora pagati: ”Siamo in attesa che arrivino i fondi per pagare i residui di febbraio, ma ora scatta il mese di marzo”. La preside ha convocato i sindacati per spiegare la situazione. “E’ assurdo, ma siamo costretti a farlo -spiega la preside Gloria Lamioni- per colpa ritardi nell’assegnazione dei budget mensili per pagare gli insegnanti in sostituzione”.

La ragione del ritardo, secondo quanto sostenuto dalla Flc-Cgil, sta anche nei problemi legati alla sperimentazione di nuove procedure. ”A metà anno scolastico – ha spiegato Rapezzi – il ministero ha deciso di cambiare la procedura di erogazione dei fondi per il pagamento dei supplenti temporanei, quelli che sostituiscono il personale scolastico malato, con l’effetto che il sistema si è bloccato. Abbiamo situazioni dove il personale deve riscuotere 3-4 mesi in arretrato”.

“CINQUECENTO PRECARI NON SONO CERTI DELLO STIPENDIO”

Potenzialmente ci sono in questo momento 500 lavoratori che tutti i giorni vanno a lavorare senza avere
certezza del pagamento”. Lo ha detto Alessandro Rapezzi, segretario della Flc-Cgil Toscana, parlando della situazione dei supplenti nella scuola: il sindacato ha reso noto oggi a Firenze come stiano arrivando segnalazioni da scuole dove i precari devono ancora riscuotere le mensilita’ di febbraio, gennaio e dicembre.

Secondo i calcoli fatti dalla Cgil, le scuole toscane sono 499, con impiegati 42.327 docenti e 12.305 unita’ di personale Ata (Amministrativo, tecnico e ausiliare): in ogni scuola la media e’ di 85 docenti e 24 unita’ Ata. Ipotizzando due assenti al giorno per malattia, motivi di famiglia o altro, tutti i giorni ci sarebbero potenzialmente mille sostituzioni da fare, ma per il contenimento della spesa o l’occasionalita’ dell’assenza vengono nominati solo 500 supplenti.

C’e’ inoltre il problema, lamenta il sindacato, del blocco delle assunzioni per il personale Ata: ”Esiste un plotone di docenti – ha spiegato Rapezzi – messi fuori ruolo per motivi di salute, che il ministero ha deciso debba passare nei profili amministrativi”, e in Toscana sono 233 che andranno ad occupare i 104 posti Ata vacanti, con 129 unita’ in esubero. Di conseguenza, accusa la Flc-Cgil, circa 500-700 persone non hanno avuto la stabilizzazione del loro posto di lavoro.

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fonte lanazione.it