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Don Gallo, l’appello della comunità “Non lasciateci soli”

Don Gallo, l’appello della comunità “Non lasciateci soli”
Don Andrea Gallo

Don Gallo, l’appello della comunità
“Non lasciateci soli

I giovani della Comunità si stringono attorno al ricordo del ‘sacerdote degli ultimi’: “Dopo queste giornate in cui siamo stati attraversati da migliaia di persone, abbiamo bisogno di un momento di riflessione. Insieme vogliamo continuare l’opera del Don”

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di AVA ZUNINO

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La parola d’ordine è “non lasciateci soli”. Gli “eredi” di don Gallo chiedono che la Comunità non ‘abbandonata’ dalla città. Dopo essere stati travolti dalla valanga di messaggi, manifestazioni di affetto e seimila presenze alle esequie, i giovani della comunità di San Benedetto temono che presto – troppo presto – arrivi il momento in cui ciascuno proseguirà per la sua strada.

Il giorno dopo il funerale di don Andrea Gallo, la comunità si chiude in riflessione: “Dopo queste giornate in cui siamo stati attraversati da migliaia di persone, dal giorno della morte di Andrea e anche prima, durante la sua malattia, abbiamo forse bisogno di un momento di riflessione, di parlarci tra noi”.

Vogliono tenere il passo del Don, ma trasportando ciascuno un pezzo della sua creatura e dei suoi valori. Come? “Diventando un coro – spiegano in comunità – una pluralità di voci, parleremo in diversi e tanti”, dicono.

Intanto anche fuori si preparano gli appuntamenti di cui lui è stato protagonista da sempre. Il primo avverrà proprio pochi giorni dopo il suo compleanno. Per la precisione tre giorni dopo: il 21 luglio anniversario del G8 e della morte di Carlo Giuliani. Per la prima volta da quel luglio del 2001, all’incontro in piazza Alimonda per celebrare quel tragico anniversario, don Gallo non ci sarà.

Proprio il G8 e la morte di Giuliani sono stati uno degli eventi che don Ciotti sabato mattina aveva ricordato dall’altare della chiesa del Carmine durante i funerali del Don. Parlava di don Gallo, il don Gallo che ha preso la bandiera di tante battaglie, da quella contro i Cie – i Centri di identificazione ed espulsione – e le condizioni dei carcerati, a quella contro le impronte digitali per schedare i Rom, fino alla solidarietà ai NoTav.

“L’emarginazione e la povertà — ha detto ancora Don Ciotti ricordando il pensiero di don Gallo — non sono fatalità ma il prodotto di ingiustizie e precise scelte politiche. Le sue parole, a volte sferzanti, nascevano da un grande desiderio di giustizia”. (26 maggio 2013)

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APPROFONDIMENTI

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fonte genova.repubblica.it

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Il Cesvi celebra la Giornata della Terra. Un concorso per giovani videomaker

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Uganda, donna che cucina – fonte immagine

Il Cesvi celebra la Giornata della Terra
Un concorso per giovani videomaker

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Il Cesvi, in occasione della Giornata della Terra del 22 aprile, apre le iscrizioni al contest nazionale «Food Right Now Video Competition». Per partecipare, i giovani tra i 17 e i 25 anni, appassionati di video making, di comunicazione, di cooperazione internazionale e con un buon inglese, dovranno produrre dei video (dai 30” ai 3 minuti) sulla lotta alla fame nei Paesi in Via di Sviluppo e sulle pratiche quotidiane di sostenibilità e tutela del cibo, dell’acqua e della terra.

Nello specifico i video potranno raccontare il paradosso dell’aumento nel mondo del numero dei bambini obesi rispetto a quelli denutriti; le buone pratiche e i consigli per diminuire lo spreco di cibo e di acqua dei Paesi Occidentali; l’importanza del ruolo femminile nella lotta alla fame, soprattutto nei Paesi subsahariani dove le donne ricoprono non solo il ruolo di madri, ma anche di imprenditrici e contadine; le future pratiche da attuare per permettere la sopravvivenza di 9 miliardi di persone nel 2050 in un pianeta sempre più povero di risorse.

Per iscriversi è necessario compilare il form on line sul sito www.foodrightnow.it entro e non oltre il 22 giugno. Sarà possibile inviare i video dal 22 aprile al 31 ottobre 2013. I video saranno valutati da una Giuria di esperti e i finalisti saranno pubblicati sul sito www.foodrightnow.it e sottoposti a votazione popolare nel mese di Novembre.

I vincitori, designati dalla giuria popolare, otterranno i seguenti premi:
• 1° posto – viaggio in Africa nel periodo Marzo/Aprile 2014 in uno dei Paesi in cui Cesvi opera con progetti di sicurezza alimentare e sviluppo rurale sostenibile.
• 2° e 3° posto – partecipazione al One World Film Festival a Praga (Marzo 2014), evento europeo di documentari e film sui diritti umani. I tre vincitori italiani saranno affiancati nei loro viaggi dai vincitori delle altre città europee coinvolte nella Competition: Francia, Irlanda, Germania e Repubblica Ceca. Food Right Now è una campagna europea di sensibilizzazione promossa da Cesvi e dai partner di Alliance2015 con l’obiettivo di informare e stimolare la diretta partecipazione della società civile italiana e europea – soprattutto dei giovani – affinché l’azione per sconfiggere la fame includa cittadini di oggi e di domani, aziende, giornalisti, produttori, decisori italiani e dell’Unione Europea. Food Right Now è attiva anche in Uganda, dove Cesvi svolge attività di formazione agricola (Farmer Field Schools) per fornire ai piccoli agricoltori le conoscenze fondamentali per un uso sostenibile del suolo, e in Myanmar con progetti agricoli multisettoriali, interventi nutrizionali, e attività generatrici di reddito per alleviare la povertà delle comunità rurali svantaggiate.

Per ulteriori informazioni tel. 035-20.58.049/053, frn@cesvi.org www.foodrightnow.it

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fonte ecodibergamo.it

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5 per mille per Cesvi

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Usa: dopo Obama anche ministri si riducono stipendio

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Usa: dopo Obama anche ministri si riducono stipendio

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L’esempio del presidente Barack Obama ha dato i suoi frutti. Dopo l’annuncio che l’inquilino della Casa Bianca restituirà al Tesoro Usa il 5% del suo salario in segno di solidarietà, con i dipendenti federali costretti a congedi senza stipendio per i tagli automatici alla spesa, diversi ministri dell’amministrazione hanno fatto sapere che faranno altrettanto. In prima fila c’è il segretario di Stato John Kerry, che ha oggi annunciato tramite la sua portavoce Victoria Nuland di avere intenzione di devolvere a sua volta il 5% del suo stipendio ad un fondo di solidarietà per i dipendenti del Dipartimento di Stato. E anche il ministro della Giustizia Erci Holder ha affermato che farà altrettanto, se dei dipendenti del suo dipartimento saranno messi a loro volta in congedo temporaneo non retribuito.

Giovedì 04 aprile 2013 21:23

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fonte unionesarda.it

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MODENA – Nasce il supermercato per i disoccupati: lavoro in cambio della spesa gratis / FILM COMPLETO: Vivere senza soldi

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Nasce il supermercato per i disoccupati: lavoro in cambio della spesa gratis

Le famiglie avranno a disposizione in maniera totalmente gratuita una tessera e un tot di bollini per fare la spesa nell’arco di un anno. Nessuna carità: dovranno offrire in cambio aiuto almeno una volta a settimana

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di Martina Castigliani www.ilfattoquotidiano.it

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Che cosa c’è da mangiare oggi. Le paure del nuovo millennio si chiamano fare la spesa tutti i giorni e riuscire ad arrivare alla fine del mese. L’umiliazione di offrire un piatto vuoto ai figli di ritorno da scuola è il colpo più duro per i nuovi poveri d’Italia, quasi 4 milioni nel 2013. La soluzione l’hanno trovata in Emilia Romagna, a Modena, dove il Centro Servizi per il Volontariato inaugurerà a maggio l’Emporio Portobello, un supermercato per disoccupati e famiglie in difficoltà economica. Circa 450 i nuclei vulnerabili a cui si intende offrire il servizio: scelti in collaborazione con i servizi sociali in base al quoziente Isee, le famiglie avranno a disposizione in maniera totalmente gratuita una tessera e un tot di bollini per fare la spesa nell’arco di un anno. Nessuna carità: dovranno offrire in cambio il proprio lavoro almeno una volta a settimana.

Lo racconta Angelo Morselli, presidente del Centro per il Volontariato e portavoce di un nuovo welfare dove la parola d’ordine è dignità. “L’idea ci è venuta semplicemente ascoltando i problemi dei nostri concittadini. La situazione è allarmante”. Gli ultimi dati sono quelli di Confcommercio che racconta di un paese dove, dal 2006 al 2011, la crisi ha creato 615 nuovi poveri al giorno, a fronte di un tasso di disoccupazione dell’11,7%. Così Emporio Portobello vuole dare risposta ai nuovi poveri, cercando di offrire un’ancora di salvezza. “Crediamo molto in questo progetto – dice Morselli – e vogliamo si mantenga la dimensione dell’acquisto, nessuno regala niente, ma coinvolgiamo le persone in un progetto specifico. Noi vogliamo stringere un patto con gli utenti che accoglieremo nei nostri locali. Ci sono delle condizioni e sarà fondamentale per tutte le parti rispettarle”. La prima regola è essere disposti al cambio di stile di vita. “Portobello sarà composto da tre locali: magazzino, supermercato vero e proprio e un’area di incontro con le associazioni. Intendiamo instaurare con gli utenti un vero dialogo per cercare di assisterli in questa nuova fase di vita. Cambiare lo stile di consumo sarà uno dei primi obiettivi”. E la seconda clausola del patto tra l’Emporio e il cittadino prevede un aiuto concreto: “In cambio chiediamo a chi usufruirà del servizio, di venire almeno una volta a settimana a lavorare come volontario presso la struttura. È il segno concreto che non stiamo facendo nessuna carità, ma cerchiamo di coinvolgere direttamente gli utenti nel percorso di uscita dal disagio”.

A rendere possibile e realizzabile il progetto sono le tante associazioni di volontariato attive sul territorio di Modena e, come ci tiene a sottolineare Morselli, per la prima volta anche laiche. “Siamo abituati a vedere questo tipo di progetti legati solo al mondo del volontariato cattolico, ma in questo caso ci sono anche altre realtà vicine all’associazionismo civico”. Così si va dall’Associazione Porta Aperta Modena, Insieme in quartiere per la città, Arcisolidarietà, Forum delle associazioni familiari della provincia fino all’Associazione Papa Giovanni XXIII e tante altre. Ad essere coinvolta è però tutta la cittadinanza. Sul sito: PortobelloModena.it è possibile dare il proprio contributo. Tante le modalità: si può “donare una spesa”, ovvero fare una donazione di denaro oppure le aziende possono donare direttamente prodotti d’acquisto. Infine c’è un’intensa attività di reclutamento volontari alla voce “dona il tuo tempo”: si cercano studenti o semplici cittadini che per qualche ora a settimana possono dare una mano a gestire la struttura.

“Purtroppo – conclude Morselli – il nuove welfare dovrà passare per forza dal volontariato. Per le famiglie non si tratta più di non riuscire ad arrivare alla fine del mese, ma nemmeno alla terza settimana. Se mancano i fondi e gli aiuti a livello statale, bisogna che siano i cittadini a rimboccarsi le maniche”. Un’esperienza unica: “All’inizio le nostre ambizioni erano più ridimensionate, ma siamo sommersi di richieste prima ancora di cominciare e stiamo cercando di diventare un punto di coordinamento per la nascita di altre realtà sul territorio. Grazie all’aiuto dei tanti volontari locali abbiamo deciso di accettare la sfida”.

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fonte disinformazione.it

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FILM COMPLETO: Vivere senza soldi

Di

Vado a vivere in comunità in nome di Madre Natura: Tribewanted arriva in Italia

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Vado a vivere in comunità in nome di Madre Natura: Tribewanted arriva in Italia

Villaggio ecosostenibile in Umbria

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di Enrico Caporale
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A Monestevole, in Umbria, la vita scorre lenta. Animali, persone, cose: tutto è in sintonia. Unica auto una Chevrolet Volt. Ibrida, ovviamente. Monestevole sembra un agriturismo, ma è molto di più. Qui è nata l’ultima comunità targata «Tribewanted».

Antico borgo del XV secolo a due passi da Perugia, restaurato con gusto da Alessio Giottoli e Valeria Cancian, dal primo giorno di primavera 2013 questo angolo di paradiso è diventato un villaggio interamente sostenibile. «Misuriamo la sostenibilità in base a tre parametri: ambientale, sociale ed economico», spiega con entusiasmo Filippo Bozotti, fondatore, insieme a Ben Keene, di «Tribewanted». Ciò significa energia rinnovabile, riscaldamento a biomassa, permacultura, bio-edilizia, fitodepurazione per il riciclo delle acque. Ma anche posti di lavoro e sviluppo delle tradizioni. Ecoturismo e prodotti bio, invece, garantiscono l’indipendenza finanziaria (i soggiorni sono all’insegna del «low cost»: poco più di 300 euro a settimana).

«Tribewanted» promuove villaggi sostenibili dal 2006. Prima di Monestevole, Vorovoro, nelle isole Fiji, e John Obey, in Sierra Leone. «Siamo nati come community online – racconta Bozotti -. Poi, sul modello del “crowd funding” (gruppo di persone che utilizza il proprio denaro per un obiettivo comune, ndr) abbiamo dato vita a comunità reali». Ogni iscritto al sito web versa infatti 10 sterline al mese (circa 12 euro) per un anno. Il credito acquisito potrà essere utilizzato come acconto per soggiornare nelle comunità sostenibili. Mille iscritti significano un nuovo villaggio. Le location? Tutto democratico: si decide con una votazione online. L’obiettivo, per ora, è arrivare a 10. I ricavi (già 1,5 milioni di euro ) vengono reinvestiti sul territorio.

«Con Monestevole vogliamo dimostrare che anche in un Paese industrializzato come l’Italia si può vivere a impatto zero», dice ancora il giovane imprenditore, laureato in finanza alla Boston University e ora stabile nelle campagne dell’Umbria. Secondo il rapporto Wwf Living Planet, nel 2008 gli esseri umani hanno usato l’equivalente di 1,5 pianeti in termini di risorse naturali. «Non si può crescere per sempre – incalza Bozotti –. Abbiamo poco tempo per comprendere che un modo di vivere usa e getta non funziona più. Bisogna iniziare a pensare in maniera ciclica. La natura, d’altronde, funziona in questo modo. Altrimenti sarà il collasso».

Nell’antico borgo dell’Umbria, intanto, ognuno fa la sua parte. Ogni giorno, su un lavagnetta, si assegnano i compiti. Tutti sanno fare tutto. E si ruota. Brad e Giovanni, di solito, si occupano dei lavori manuali: costruire staccionate, curare gli orti, dare da mangiare agli animali. Andrea preferisce aiutare in cucina e, dalla mattina alla sera, non si ferma un attimo. Ma ai fornelli si fa a turno. Ognuno ha la sua specialità. Ed è difficile eleggere il migliore. Poi c’è Laura, accanita sostenitrice della Fiorentina, che dà una mano a mettere in ordine. In ogni caso tutto avviene in comunità. Nel tempo libero si fanno passeggiate a piedi oppure a cavallo, si ascolta musica (la sala prove è grande quanto una parrocchia) o si gioca a briscola. Ogni cosa, a Monestevole, sembra al posto giusto. Ovunque si respira energia.

La sera, infine, ci si ritrova nell’ampio salone, che poi è anche la stanza in cui si mangia, si chiacchiera intorno al fuoco e si consulta rapidamente la email. Sì, perché a Monestevole la tecnologia è ben accetta. L’importante è che sia ecosostenibile.

Twitter @EnricoCaporale

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fonte lastampa.it

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La nuova Tunisia abbraccia il Forum sociale. Si chiude con la grande marcia per la Palestina

Zeta – MARICA DI PIERRI AL WORLD SOCIAL FORUM DI TUNISI

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Pubblicato in data 30/mar/2013

A Tunisi è in corso il Forum Sociale Mondiale 2013. Al centro dell’attenzione c’è il risveglio dei popoli dei Maghreb e il futuro dell’area mediterranea. Ecco il rapporto di Marica Di Pierri.

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Palestine au sein du forum social mondial

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Pubblicato in data 28/mar/2013

Les participants au forum social mondial à tunis unis pour Palestine

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La nuova Tunisia abbraccia il Forum sociale.
Si chiude con la grande marcia per la Palestina

La cinque giorni dei movimenti no global nella capitale nordafricana conclusa con la festa per celebrare la Giornata della Terra. Grande attivismo dei giovani volontari e il pacifico protagonismo delle diverse anime del Paese post-rivoluzione: dalle ragazze che rivendicano il diritto al velo alla sinistra comunista

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L’impressionante vista dei parteciapanti al Social Forum – fonte immagine

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di PAOLO HUTTER

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TUNISIL’unica cosa che non ha funzionato in questo Forum Sociale Mondiale 2013 a Tunisi, è stata l’idea di svolgere delle assemblee finali  tra le 13,30  e le 15,30 per strada, tra l’Avenue Bourghiba e la Medina. Il clima di festa, i preparativi del corteo, la stanchezza di chi aveva partecipato ai dibattiti hanno prevalso e delle assemblee stradali non s’è vista traccia, fino a quando in un clima di gran festa i vari pezzi di corteo non hanno cominciato a formarsi e a muoversi, pieni di bandiere palestinesi. Il tema della Palestina era stato scelto per il corteo finale non solo per la coincidenza con una Giornata della Terra che è legata alla causa palestinese, ma perché individuato come facile e storico collante tra i movimenti confluiti nell’alter-mondialismo dei Social Forum e le diverse tendenze dell’attivismo arabo. Un tema su cui era facile trovare l’unità, al contrario della guerra civile siriana, sulla quale  non sono mancati scontri e polemiche, perché praticamente tutte le tendenze, le stesse che si combattono a Damasco, erano presenti a questo Forum.

Per prevenire possibili incidenti erano stati mobilitati attorno al corteo i poliziotti antisommossa, i quali peraltro avevano molta voglia di sentirsi partecipi del clima della giornata (mi sono avvicinato a uno di quelli che aveva  il volto coperto da truppa di assalto, e lui con mia grande sorpresa mi ha regalato tre caramelle.)   Il corteo è partito alle 16 dalla Torre dell’Orologio  diretto all’ambasciata di Palestina. Non c’erano più di qualche migliaio di stranieri, perché molti eran già partiti, ma la partecipazione tunisina è stata ancora maggiore.  Questa volta  –  complice anche il tema della Palestina, c’era anche uno spezzone salafita  che chiudeva il corteo. E di nuovo  al centro dell’attenzione  –  a metà corteo  –  il Fronte Popolare con i due personaggi molto popolari: la vedova del leader dell’opposizione assassinato Chokri Belaid e il leader comunista Hamma Hammami. Si definiscono di sinistra o comunisti la maggior parte degli studenti che con il loro lavoro volontario hanno permesso il successo dell’incontro. Ma  il Forum che si è svolto al Campus della Università El Manar è stato frequentato e utilizzato come spazio e vetrina un po’ da tutti.

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‘No more violence!’ The chanting women drown the chair’s voice. She shouts for one minute of silence for the Tunisian and Arab martyrs of the revolution and the crowd go quiet – fonte immagine

Quattro ragazze col velo integrale, il Niqab, spalleggiate da studenti con la barba, da 30 giorni stanno tenendo qui un sit- in perché vogliono il diritto di frequentare i corsi e di dare gli esami col velo integrale.  Abbiamo parlato con Amina, una ragazza 19 enne molto sveglia, che frequenta la facoltà di elettronica. “Noi non vogliamo imporre il Niqab a nessuno, del resto l’ho scelto io, mia madre non lo metterebbe mai. E’ una questione di libertà e dignità. Durante il Forum ho fatto amicizia con donne europee e americane atee, credo che ci aiuteranno a far rispettare la nostra scelta”.  Le faccio notare che in Tunisia  in questi giorni molto si  è parlato di una sua omonima Amina, che  ha diffuso la sua foto a seno nudo, tra le promotrici del gruppo Femen in Tunisia. Ride: “Siamo all’opposto. Noi vogliamo affermare il ruolo e la libertà della donna attraverso l’intelligenza e lo spirito, non attraverso il potere del corpo”.  Del Forum Sociale Mondiale dice che lo ha visto come una grande occasione di comunicare e condividere delle idee. “Anche se la sinistra tunisina ha cercato di politicizzarlo e strumentalizzarlo, mentre dovrebbe restare un incontro sociale”. In effetti per la sinistra tunisina – all’opposizione del governo di Ennahda – il Fsm è stato un momento di crescita.

Anche se da punti di vista diversi, l’entusiasmo degli attivisti tunisini, e in generale di Tunisi, per il Forum Sociale Mondiale si riallaccia a ragioni analoghe. “Abbiamo mostrato al mondo che siamo un paese vivo, libero, pacifico”. Anche gli operatori turistici sono orgogliosi e riprendono a essere ottimisti. Ingiustamente la Tunisia era stata dipinta come un paese sull’orlo della guerra civile. Al Forum Sociale Mondiale e ai suoi cortei non è  volato un pugno. Per avere il punto di vista degli organizzatori, della vecchia guardia, abbiamo parlato con gli italiani  Edda Pando, Piero Bernocchi, Anna Bucca. Sono andate particolarmente bene le sezioni  sui migranti, sul clima, sulla Palestina e sul Maghreb. Tra gli appuntamenti per i quali si lavora ci sarà a livello europeo l’Alter Summit  di  giugno ad Atene e a livello mondiale il controvertice Wto a Bali. La  “vecchia guardia” brasiliana ed europea dei Social Forum è comunque rimasta colpita dalla grande, inedita,  partecipazione giovanile tunisina e maghrebina in generale ed è quindi probabile che si tornerà presto in Maghreb. (30 marzo 2013)

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fonte repubblica.it

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Caso Aldrovandi, sit-in contro la madre. Sdegno in Senato, Cancellieri: grave, non rappresentano Polizia


Coisp: “Non sapevamo che la madre lavorasse in Comune”
… Ma questi poliziotti dove lavorano, a Paperopoli?

mauro

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https://i0.wp.com/www.cinquegiorni.it/files/130327/morte_di_aldrovandi_sit_in_di_poliziotti_sotto_lae_ufficio_della_mamma_in_solidarietaie_a_agenti_condannati.pngfonte immagine

Caso Aldrovandi, sit-in contro la madre. Sdegno in Senato, Cancellieri: grave, non rappresentano Polizia

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Non c’è solo il caso Marò ad agitare il rapporto tra politica e Italia in divisa: al centro delle polemiche, oggi, anche il sit-in organizzato questa mattina a Ferrara da un gruppo di poliziotti del sindacato Coisp sotto le finestre del Comune dove lavora Patrizia Moretti, la madre di Federico Aldovrandi, ucciso a calci e pugni nel 2005 da un gruppo di agenti e per la morte del quale, nel giugno 2012, la Cassazione ha confermato la condanna degli stessi per omicidio colposo. «Episodio grave, da stigmatizzare assolutamente, che non rappresenta il sentire della maggioranza dei poliziotti e della polizia», il commento del ministro dell’Interno, Cancellieri.

Il sindaco in strada per far cessare la provocazione
Questa mattina, la reazione a caldo della madre del ragazzo, alla vista dei (pochi) partecipanti al sit in è stata quella di pubblicare subito la notizia sul suo profilo Facebook, postando alcune foto del sit-in definita «una chiara provocazione» verso di lei e verso il Comune, considerato «che la città sta lavorando per mantenere buoni rapporti con la questura e il ministero dell’Interno». In strada, ma per protestare contro gli organizzatori, anche il sindaco di Ferrara, Tiziano Tagliani, per chiedere uno spostamento di qualche metro della manifestazione. Invito caduto nel vuoto, spiega la mamma di Federico, e bollato come «inspiegabile» e «tardivo» dal sindacato. Il presidio si scioglie solo quando la donna mostra ai manifestanti la foto del cadavere martoriato del figlio, in obitorio.

Le prese di distanza del Dipartimento di Ps e De Gennaro
Da quel momento, le polemiche divampano così come le prese di distanza o la dura condanna all’insensibilità degli organizzatori, a cominciare dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai Servizi ed ex capo della Polizia, Gianni De Gennaro: «Episodio doverosamente da condannare. Serve rispetto umano per una madre che ha perso un figlio». Poi la nota in cui il Dipartimento di Pubblica sicurezza ricorda come «le estemporanee azioni dei singoli ricadono sotto la responsabilità, anche morale, degli stessi», sottolineando che la posizione della polizia «era già stata ampiamente chiarita dall’allora capo della polizia Antonio Manganelli» nella lettera inviata alla madre della vittima nel luglio 2012.

Senato in piedi per solidarietà con la madre
La presidente della Camera, Laura Boldrini, sceglie invece di telefonare a Patrizia Moretti per esprimerle affettuosa vicinanza delle istituzioni dopo la manifestazione sindacale, mentre l’intera aula del Senato, compresi i componenti del Governo, nel pomeriggio, dopo l’informativa del premier Monti sui marò, si è alzata in piedi per esprimere lo sdegno degli onorevoli, su sollecitazione della senatrice del Pd Maria Teresa Bertuzzi.

La condanna dei partiti
Nel lungo elenco degli indignati per la dimanifestazione Ferrara, in prima fila i grillini («Solo in Italia può accadere una cosa simile» commenta il blog di Beppe Grillo, che pubblica un post di solidarietà alla madre di Federico), il Pd («Una manifestazione intollerabile e di cattivo gusto», commenta, tra gli altri, il deputato Ettore Rosato) e il Pdl, che nelle parole della senatrice Anna Cinzia Bonfrisco condanna duramente il sindacato di polizia Coisp: «ha superato il limite del rispetto delle istituzioni».

Contro-presidio venerdì a Ferrara
Un contro-presidio a sostegno della famiglia Aldrovandi è stato organizzato per venerdì alle 18 nella piazza del Comune a Ferrara. «Venerdì ci riappropriamo di una piazza che è della città con un sit-in di solidarietà alla famiglia Aldrovandi, senza bandiere e striscioni. Con le nostre facce e la nostra dignità», si legge nell’invito. Su Facebook hanno già aderito all’evento più di 500 persone.

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fonte ilsole24ore.com

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