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Don Gallo, l’appello della comunità “Non lasciateci soli”

Don Gallo, l’appello della comunità “Non lasciateci soli”
Don Andrea Gallo

Don Gallo, l’appello della comunità
“Non lasciateci soli

I giovani della Comunità si stringono attorno al ricordo del ‘sacerdote degli ultimi’: “Dopo queste giornate in cui siamo stati attraversati da migliaia di persone, abbiamo bisogno di un momento di riflessione. Insieme vogliamo continuare l’opera del Don”

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di AVA ZUNINO

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La parola d’ordine è “non lasciateci soli”. Gli “eredi” di don Gallo chiedono che la Comunità non ‘abbandonata’ dalla città. Dopo essere stati travolti dalla valanga di messaggi, manifestazioni di affetto e seimila presenze alle esequie, i giovani della comunità di San Benedetto temono che presto – troppo presto – arrivi il momento in cui ciascuno proseguirà per la sua strada.

Il giorno dopo il funerale di don Andrea Gallo, la comunità si chiude in riflessione: “Dopo queste giornate in cui siamo stati attraversati da migliaia di persone, dal giorno della morte di Andrea e anche prima, durante la sua malattia, abbiamo forse bisogno di un momento di riflessione, di parlarci tra noi”.

Vogliono tenere il passo del Don, ma trasportando ciascuno un pezzo della sua creatura e dei suoi valori. Come? “Diventando un coro – spiegano in comunità – una pluralità di voci, parleremo in diversi e tanti”, dicono.

Intanto anche fuori si preparano gli appuntamenti di cui lui è stato protagonista da sempre. Il primo avverrà proprio pochi giorni dopo il suo compleanno. Per la precisione tre giorni dopo: il 21 luglio anniversario del G8 e della morte di Carlo Giuliani. Per la prima volta da quel luglio del 2001, all’incontro in piazza Alimonda per celebrare quel tragico anniversario, don Gallo non ci sarà.

Proprio il G8 e la morte di Giuliani sono stati uno degli eventi che don Ciotti sabato mattina aveva ricordato dall’altare della chiesa del Carmine durante i funerali del Don. Parlava di don Gallo, il don Gallo che ha preso la bandiera di tante battaglie, da quella contro i Cie – i Centri di identificazione ed espulsione – e le condizioni dei carcerati, a quella contro le impronte digitali per schedare i Rom, fino alla solidarietà ai NoTav.

“L’emarginazione e la povertà — ha detto ancora Don Ciotti ricordando il pensiero di don Gallo — non sono fatalità ma il prodotto di ingiustizie e precise scelte politiche. Le sue parole, a volte sferzanti, nascevano da un grande desiderio di giustizia”. (26 maggio 2013)

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APPROFONDIMENTI

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fonte genova.repubblica.it

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Il Cesvi celebra la Giornata della Terra. Un concorso per giovani videomaker

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Uganda, donna che cucina – fonte immagine

Il Cesvi celebra la Giornata della Terra
Un concorso per giovani videomaker

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Il Cesvi, in occasione della Giornata della Terra del 22 aprile, apre le iscrizioni al contest nazionale «Food Right Now Video Competition». Per partecipare, i giovani tra i 17 e i 25 anni, appassionati di video making, di comunicazione, di cooperazione internazionale e con un buon inglese, dovranno produrre dei video (dai 30” ai 3 minuti) sulla lotta alla fame nei Paesi in Via di Sviluppo e sulle pratiche quotidiane di sostenibilità e tutela del cibo, dell’acqua e della terra.

Nello specifico i video potranno raccontare il paradosso dell’aumento nel mondo del numero dei bambini obesi rispetto a quelli denutriti; le buone pratiche e i consigli per diminuire lo spreco di cibo e di acqua dei Paesi Occidentali; l’importanza del ruolo femminile nella lotta alla fame, soprattutto nei Paesi subsahariani dove le donne ricoprono non solo il ruolo di madri, ma anche di imprenditrici e contadine; le future pratiche da attuare per permettere la sopravvivenza di 9 miliardi di persone nel 2050 in un pianeta sempre più povero di risorse.

Per iscriversi è necessario compilare il form on line sul sito www.foodrightnow.it entro e non oltre il 22 giugno. Sarà possibile inviare i video dal 22 aprile al 31 ottobre 2013. I video saranno valutati da una Giuria di esperti e i finalisti saranno pubblicati sul sito www.foodrightnow.it e sottoposti a votazione popolare nel mese di Novembre.

I vincitori, designati dalla giuria popolare, otterranno i seguenti premi:
• 1° posto – viaggio in Africa nel periodo Marzo/Aprile 2014 in uno dei Paesi in cui Cesvi opera con progetti di sicurezza alimentare e sviluppo rurale sostenibile.
• 2° e 3° posto – partecipazione al One World Film Festival a Praga (Marzo 2014), evento europeo di documentari e film sui diritti umani. I tre vincitori italiani saranno affiancati nei loro viaggi dai vincitori delle altre città europee coinvolte nella Competition: Francia, Irlanda, Germania e Repubblica Ceca. Food Right Now è una campagna europea di sensibilizzazione promossa da Cesvi e dai partner di Alliance2015 con l’obiettivo di informare e stimolare la diretta partecipazione della società civile italiana e europea – soprattutto dei giovani – affinché l’azione per sconfiggere la fame includa cittadini di oggi e di domani, aziende, giornalisti, produttori, decisori italiani e dell’Unione Europea. Food Right Now è attiva anche in Uganda, dove Cesvi svolge attività di formazione agricola (Farmer Field Schools) per fornire ai piccoli agricoltori le conoscenze fondamentali per un uso sostenibile del suolo, e in Myanmar con progetti agricoli multisettoriali, interventi nutrizionali, e attività generatrici di reddito per alleviare la povertà delle comunità rurali svantaggiate.

Per ulteriori informazioni tel. 035-20.58.049/053, frn@cesvi.org www.foodrightnow.it

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fonte ecodibergamo.it

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5 per mille per Cesvi

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Usa: dopo Obama anche ministri si riducono stipendio

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Usa: dopo Obama anche ministri si riducono stipendio

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L’esempio del presidente Barack Obama ha dato i suoi frutti. Dopo l’annuncio che l’inquilino della Casa Bianca restituirà al Tesoro Usa il 5% del suo salario in segno di solidarietà, con i dipendenti federali costretti a congedi senza stipendio per i tagli automatici alla spesa, diversi ministri dell’amministrazione hanno fatto sapere che faranno altrettanto. In prima fila c’è il segretario di Stato John Kerry, che ha oggi annunciato tramite la sua portavoce Victoria Nuland di avere intenzione di devolvere a sua volta il 5% del suo stipendio ad un fondo di solidarietà per i dipendenti del Dipartimento di Stato. E anche il ministro della Giustizia Erci Holder ha affermato che farà altrettanto, se dei dipendenti del suo dipartimento saranno messi a loro volta in congedo temporaneo non retribuito.

Giovedì 04 aprile 2013 21:23

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fonte unionesarda.it

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MODENA – Nasce il supermercato per i disoccupati: lavoro in cambio della spesa gratis / FILM COMPLETO: Vivere senza soldi

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Nasce il supermercato per i disoccupati: lavoro in cambio della spesa gratis

Le famiglie avranno a disposizione in maniera totalmente gratuita una tessera e un tot di bollini per fare la spesa nell’arco di un anno. Nessuna carità: dovranno offrire in cambio aiuto almeno una volta a settimana

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di Martina Castigliani www.ilfattoquotidiano.it

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Che cosa c’è da mangiare oggi. Le paure del nuovo millennio si chiamano fare la spesa tutti i giorni e riuscire ad arrivare alla fine del mese. L’umiliazione di offrire un piatto vuoto ai figli di ritorno da scuola è il colpo più duro per i nuovi poveri d’Italia, quasi 4 milioni nel 2013. La soluzione l’hanno trovata in Emilia Romagna, a Modena, dove il Centro Servizi per il Volontariato inaugurerà a maggio l’Emporio Portobello, un supermercato per disoccupati e famiglie in difficoltà economica. Circa 450 i nuclei vulnerabili a cui si intende offrire il servizio: scelti in collaborazione con i servizi sociali in base al quoziente Isee, le famiglie avranno a disposizione in maniera totalmente gratuita una tessera e un tot di bollini per fare la spesa nell’arco di un anno. Nessuna carità: dovranno offrire in cambio il proprio lavoro almeno una volta a settimana.

Lo racconta Angelo Morselli, presidente del Centro per il Volontariato e portavoce di un nuovo welfare dove la parola d’ordine è dignità. “L’idea ci è venuta semplicemente ascoltando i problemi dei nostri concittadini. La situazione è allarmante”. Gli ultimi dati sono quelli di Confcommercio che racconta di un paese dove, dal 2006 al 2011, la crisi ha creato 615 nuovi poveri al giorno, a fronte di un tasso di disoccupazione dell’11,7%. Così Emporio Portobello vuole dare risposta ai nuovi poveri, cercando di offrire un’ancora di salvezza. “Crediamo molto in questo progetto – dice Morselli – e vogliamo si mantenga la dimensione dell’acquisto, nessuno regala niente, ma coinvolgiamo le persone in un progetto specifico. Noi vogliamo stringere un patto con gli utenti che accoglieremo nei nostri locali. Ci sono delle condizioni e sarà fondamentale per tutte le parti rispettarle”. La prima regola è essere disposti al cambio di stile di vita. “Portobello sarà composto da tre locali: magazzino, supermercato vero e proprio e un’area di incontro con le associazioni. Intendiamo instaurare con gli utenti un vero dialogo per cercare di assisterli in questa nuova fase di vita. Cambiare lo stile di consumo sarà uno dei primi obiettivi”. E la seconda clausola del patto tra l’Emporio e il cittadino prevede un aiuto concreto: “In cambio chiediamo a chi usufruirà del servizio, di venire almeno una volta a settimana a lavorare come volontario presso la struttura. È il segno concreto che non stiamo facendo nessuna carità, ma cerchiamo di coinvolgere direttamente gli utenti nel percorso di uscita dal disagio”.

A rendere possibile e realizzabile il progetto sono le tante associazioni di volontariato attive sul territorio di Modena e, come ci tiene a sottolineare Morselli, per la prima volta anche laiche. “Siamo abituati a vedere questo tipo di progetti legati solo al mondo del volontariato cattolico, ma in questo caso ci sono anche altre realtà vicine all’associazionismo civico”. Così si va dall’Associazione Porta Aperta Modena, Insieme in quartiere per la città, Arcisolidarietà, Forum delle associazioni familiari della provincia fino all’Associazione Papa Giovanni XXIII e tante altre. Ad essere coinvolta è però tutta la cittadinanza. Sul sito: PortobelloModena.it è possibile dare il proprio contributo. Tante le modalità: si può “donare una spesa”, ovvero fare una donazione di denaro oppure le aziende possono donare direttamente prodotti d’acquisto. Infine c’è un’intensa attività di reclutamento volontari alla voce “dona il tuo tempo”: si cercano studenti o semplici cittadini che per qualche ora a settimana possono dare una mano a gestire la struttura.

“Purtroppo – conclude Morselli – il nuove welfare dovrà passare per forza dal volontariato. Per le famiglie non si tratta più di non riuscire ad arrivare alla fine del mese, ma nemmeno alla terza settimana. Se mancano i fondi e gli aiuti a livello statale, bisogna che siano i cittadini a rimboccarsi le maniche”. Un’esperienza unica: “All’inizio le nostre ambizioni erano più ridimensionate, ma siamo sommersi di richieste prima ancora di cominciare e stiamo cercando di diventare un punto di coordinamento per la nascita di altre realtà sul territorio. Grazie all’aiuto dei tanti volontari locali abbiamo deciso di accettare la sfida”.

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fonte disinformazione.it

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FILM COMPLETO: Vivere senza soldi

Di

Vado a vivere in comunità in nome di Madre Natura: Tribewanted arriva in Italia

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Vado a vivere in comunità in nome di Madre Natura: Tribewanted arriva in Italia

Villaggio ecosostenibile in Umbria

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di Enrico Caporale
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A Monestevole, in Umbria, la vita scorre lenta. Animali, persone, cose: tutto è in sintonia. Unica auto una Chevrolet Volt. Ibrida, ovviamente. Monestevole sembra un agriturismo, ma è molto di più. Qui è nata l’ultima comunità targata «Tribewanted».

Antico borgo del XV secolo a due passi da Perugia, restaurato con gusto da Alessio Giottoli e Valeria Cancian, dal primo giorno di primavera 2013 questo angolo di paradiso è diventato un villaggio interamente sostenibile. «Misuriamo la sostenibilità in base a tre parametri: ambientale, sociale ed economico», spiega con entusiasmo Filippo Bozotti, fondatore, insieme a Ben Keene, di «Tribewanted». Ciò significa energia rinnovabile, riscaldamento a biomassa, permacultura, bio-edilizia, fitodepurazione per il riciclo delle acque. Ma anche posti di lavoro e sviluppo delle tradizioni. Ecoturismo e prodotti bio, invece, garantiscono l’indipendenza finanziaria (i soggiorni sono all’insegna del «low cost»: poco più di 300 euro a settimana).

«Tribewanted» promuove villaggi sostenibili dal 2006. Prima di Monestevole, Vorovoro, nelle isole Fiji, e John Obey, in Sierra Leone. «Siamo nati come community online – racconta Bozotti -. Poi, sul modello del “crowd funding” (gruppo di persone che utilizza il proprio denaro per un obiettivo comune, ndr) abbiamo dato vita a comunità reali». Ogni iscritto al sito web versa infatti 10 sterline al mese (circa 12 euro) per un anno. Il credito acquisito potrà essere utilizzato come acconto per soggiornare nelle comunità sostenibili. Mille iscritti significano un nuovo villaggio. Le location? Tutto democratico: si decide con una votazione online. L’obiettivo, per ora, è arrivare a 10. I ricavi (già 1,5 milioni di euro ) vengono reinvestiti sul territorio.

«Con Monestevole vogliamo dimostrare che anche in un Paese industrializzato come l’Italia si può vivere a impatto zero», dice ancora il giovane imprenditore, laureato in finanza alla Boston University e ora stabile nelle campagne dell’Umbria. Secondo il rapporto Wwf Living Planet, nel 2008 gli esseri umani hanno usato l’equivalente di 1,5 pianeti in termini di risorse naturali. «Non si può crescere per sempre – incalza Bozotti –. Abbiamo poco tempo per comprendere che un modo di vivere usa e getta non funziona più. Bisogna iniziare a pensare in maniera ciclica. La natura, d’altronde, funziona in questo modo. Altrimenti sarà il collasso».

Nell’antico borgo dell’Umbria, intanto, ognuno fa la sua parte. Ogni giorno, su un lavagnetta, si assegnano i compiti. Tutti sanno fare tutto. E si ruota. Brad e Giovanni, di solito, si occupano dei lavori manuali: costruire staccionate, curare gli orti, dare da mangiare agli animali. Andrea preferisce aiutare in cucina e, dalla mattina alla sera, non si ferma un attimo. Ma ai fornelli si fa a turno. Ognuno ha la sua specialità. Ed è difficile eleggere il migliore. Poi c’è Laura, accanita sostenitrice della Fiorentina, che dà una mano a mettere in ordine. In ogni caso tutto avviene in comunità. Nel tempo libero si fanno passeggiate a piedi oppure a cavallo, si ascolta musica (la sala prove è grande quanto una parrocchia) o si gioca a briscola. Ogni cosa, a Monestevole, sembra al posto giusto. Ovunque si respira energia.

La sera, infine, ci si ritrova nell’ampio salone, che poi è anche la stanza in cui si mangia, si chiacchiera intorno al fuoco e si consulta rapidamente la email. Sì, perché a Monestevole la tecnologia è ben accetta. L’importante è che sia ecosostenibile.

Twitter @EnricoCaporale

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fonte lastampa.it

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La nuova Tunisia abbraccia il Forum sociale. Si chiude con la grande marcia per la Palestina

Zeta – MARICA DI PIERRI AL WORLD SOCIAL FORUM DI TUNISI

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Pubblicato in data 30/mar/2013

A Tunisi è in corso il Forum Sociale Mondiale 2013. Al centro dell’attenzione c’è il risveglio dei popoli dei Maghreb e il futuro dell’area mediterranea. Ecco il rapporto di Marica Di Pierri.

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Palestine au sein du forum social mondial

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Pubblicato in data 28/mar/2013

Les participants au forum social mondial à tunis unis pour Palestine

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La nuova Tunisia abbraccia il Forum sociale.
Si chiude con la grande marcia per la Palestina

La cinque giorni dei movimenti no global nella capitale nordafricana conclusa con la festa per celebrare la Giornata della Terra. Grande attivismo dei giovani volontari e il pacifico protagonismo delle diverse anime del Paese post-rivoluzione: dalle ragazze che rivendicano il diritto al velo alla sinistra comunista

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L’impressionante vista dei parteciapanti al Social Forum – fonte immagine

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di PAOLO HUTTER

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TUNISIL’unica cosa che non ha funzionato in questo Forum Sociale Mondiale 2013 a Tunisi, è stata l’idea di svolgere delle assemblee finali  tra le 13,30  e le 15,30 per strada, tra l’Avenue Bourghiba e la Medina. Il clima di festa, i preparativi del corteo, la stanchezza di chi aveva partecipato ai dibattiti hanno prevalso e delle assemblee stradali non s’è vista traccia, fino a quando in un clima di gran festa i vari pezzi di corteo non hanno cominciato a formarsi e a muoversi, pieni di bandiere palestinesi. Il tema della Palestina era stato scelto per il corteo finale non solo per la coincidenza con una Giornata della Terra che è legata alla causa palestinese, ma perché individuato come facile e storico collante tra i movimenti confluiti nell’alter-mondialismo dei Social Forum e le diverse tendenze dell’attivismo arabo. Un tema su cui era facile trovare l’unità, al contrario della guerra civile siriana, sulla quale  non sono mancati scontri e polemiche, perché praticamente tutte le tendenze, le stesse che si combattono a Damasco, erano presenti a questo Forum.

Per prevenire possibili incidenti erano stati mobilitati attorno al corteo i poliziotti antisommossa, i quali peraltro avevano molta voglia di sentirsi partecipi del clima della giornata (mi sono avvicinato a uno di quelli che aveva  il volto coperto da truppa di assalto, e lui con mia grande sorpresa mi ha regalato tre caramelle.)   Il corteo è partito alle 16 dalla Torre dell’Orologio  diretto all’ambasciata di Palestina. Non c’erano più di qualche migliaio di stranieri, perché molti eran già partiti, ma la partecipazione tunisina è stata ancora maggiore.  Questa volta  –  complice anche il tema della Palestina, c’era anche uno spezzone salafita  che chiudeva il corteo. E di nuovo  al centro dell’attenzione  –  a metà corteo  –  il Fronte Popolare con i due personaggi molto popolari: la vedova del leader dell’opposizione assassinato Chokri Belaid e il leader comunista Hamma Hammami. Si definiscono di sinistra o comunisti la maggior parte degli studenti che con il loro lavoro volontario hanno permesso il successo dell’incontro. Ma  il Forum che si è svolto al Campus della Università El Manar è stato frequentato e utilizzato come spazio e vetrina un po’ da tutti.

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‘No more violence!’ The chanting women drown the chair’s voice. She shouts for one minute of silence for the Tunisian and Arab martyrs of the revolution and the crowd go quiet – fonte immagine

Quattro ragazze col velo integrale, il Niqab, spalleggiate da studenti con la barba, da 30 giorni stanno tenendo qui un sit- in perché vogliono il diritto di frequentare i corsi e di dare gli esami col velo integrale.  Abbiamo parlato con Amina, una ragazza 19 enne molto sveglia, che frequenta la facoltà di elettronica. “Noi non vogliamo imporre il Niqab a nessuno, del resto l’ho scelto io, mia madre non lo metterebbe mai. E’ una questione di libertà e dignità. Durante il Forum ho fatto amicizia con donne europee e americane atee, credo che ci aiuteranno a far rispettare la nostra scelta”.  Le faccio notare che in Tunisia  in questi giorni molto si  è parlato di una sua omonima Amina, che  ha diffuso la sua foto a seno nudo, tra le promotrici del gruppo Femen in Tunisia. Ride: “Siamo all’opposto. Noi vogliamo affermare il ruolo e la libertà della donna attraverso l’intelligenza e lo spirito, non attraverso il potere del corpo”.  Del Forum Sociale Mondiale dice che lo ha visto come una grande occasione di comunicare e condividere delle idee. “Anche se la sinistra tunisina ha cercato di politicizzarlo e strumentalizzarlo, mentre dovrebbe restare un incontro sociale”. In effetti per la sinistra tunisina – all’opposizione del governo di Ennahda – il Fsm è stato un momento di crescita.

Anche se da punti di vista diversi, l’entusiasmo degli attivisti tunisini, e in generale di Tunisi, per il Forum Sociale Mondiale si riallaccia a ragioni analoghe. “Abbiamo mostrato al mondo che siamo un paese vivo, libero, pacifico”. Anche gli operatori turistici sono orgogliosi e riprendono a essere ottimisti. Ingiustamente la Tunisia era stata dipinta come un paese sull’orlo della guerra civile. Al Forum Sociale Mondiale e ai suoi cortei non è  volato un pugno. Per avere il punto di vista degli organizzatori, della vecchia guardia, abbiamo parlato con gli italiani  Edda Pando, Piero Bernocchi, Anna Bucca. Sono andate particolarmente bene le sezioni  sui migranti, sul clima, sulla Palestina e sul Maghreb. Tra gli appuntamenti per i quali si lavora ci sarà a livello europeo l’Alter Summit  di  giugno ad Atene e a livello mondiale il controvertice Wto a Bali. La  “vecchia guardia” brasiliana ed europea dei Social Forum è comunque rimasta colpita dalla grande, inedita,  partecipazione giovanile tunisina e maghrebina in generale ed è quindi probabile che si tornerà presto in Maghreb. (30 marzo 2013)

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fonte repubblica.it

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Caso Aldrovandi, sit-in contro la madre. Sdegno in Senato, Cancellieri: grave, non rappresentano Polizia


Coisp: “Non sapevamo che la madre lavorasse in Comune”
… Ma questi poliziotti dove lavorano, a Paperopoli?

mauro

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Caso Aldrovandi, sit-in contro la madre. Sdegno in Senato, Cancellieri: grave, non rappresentano Polizia

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Non c’è solo il caso Marò ad agitare il rapporto tra politica e Italia in divisa: al centro delle polemiche, oggi, anche il sit-in organizzato questa mattina a Ferrara da un gruppo di poliziotti del sindacato Coisp sotto le finestre del Comune dove lavora Patrizia Moretti, la madre di Federico Aldovrandi, ucciso a calci e pugni nel 2005 da un gruppo di agenti e per la morte del quale, nel giugno 2012, la Cassazione ha confermato la condanna degli stessi per omicidio colposo. «Episodio grave, da stigmatizzare assolutamente, che non rappresenta il sentire della maggioranza dei poliziotti e della polizia», il commento del ministro dell’Interno, Cancellieri.

Il sindaco in strada per far cessare la provocazione
Questa mattina, la reazione a caldo della madre del ragazzo, alla vista dei (pochi) partecipanti al sit in è stata quella di pubblicare subito la notizia sul suo profilo Facebook, postando alcune foto del sit-in definita «una chiara provocazione» verso di lei e verso il Comune, considerato «che la città sta lavorando per mantenere buoni rapporti con la questura e il ministero dell’Interno». In strada, ma per protestare contro gli organizzatori, anche il sindaco di Ferrara, Tiziano Tagliani, per chiedere uno spostamento di qualche metro della manifestazione. Invito caduto nel vuoto, spiega la mamma di Federico, e bollato come «inspiegabile» e «tardivo» dal sindacato. Il presidio si scioglie solo quando la donna mostra ai manifestanti la foto del cadavere martoriato del figlio, in obitorio.

Le prese di distanza del Dipartimento di Ps e De Gennaro
Da quel momento, le polemiche divampano così come le prese di distanza o la dura condanna all’insensibilità degli organizzatori, a cominciare dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai Servizi ed ex capo della Polizia, Gianni De Gennaro: «Episodio doverosamente da condannare. Serve rispetto umano per una madre che ha perso un figlio». Poi la nota in cui il Dipartimento di Pubblica sicurezza ricorda come «le estemporanee azioni dei singoli ricadono sotto la responsabilità, anche morale, degli stessi», sottolineando che la posizione della polizia «era già stata ampiamente chiarita dall’allora capo della polizia Antonio Manganelli» nella lettera inviata alla madre della vittima nel luglio 2012.

Senato in piedi per solidarietà con la madre
La presidente della Camera, Laura Boldrini, sceglie invece di telefonare a Patrizia Moretti per esprimerle affettuosa vicinanza delle istituzioni dopo la manifestazione sindacale, mentre l’intera aula del Senato, compresi i componenti del Governo, nel pomeriggio, dopo l’informativa del premier Monti sui marò, si è alzata in piedi per esprimere lo sdegno degli onorevoli, su sollecitazione della senatrice del Pd Maria Teresa Bertuzzi.

La condanna dei partiti
Nel lungo elenco degli indignati per la dimanifestazione Ferrara, in prima fila i grillini («Solo in Italia può accadere una cosa simile» commenta il blog di Beppe Grillo, che pubblica un post di solidarietà alla madre di Federico), il Pd («Una manifestazione intollerabile e di cattivo gusto», commenta, tra gli altri, il deputato Ettore Rosato) e il Pdl, che nelle parole della senatrice Anna Cinzia Bonfrisco condanna duramente il sindacato di polizia Coisp: «ha superato il limite del rispetto delle istituzioni».

Contro-presidio venerdì a Ferrara
Un contro-presidio a sostegno della famiglia Aldrovandi è stato organizzato per venerdì alle 18 nella piazza del Comune a Ferrara. «Venerdì ci riappropriamo di una piazza che è della città con un sit-in di solidarietà alla famiglia Aldrovandi, senza bandiere e striscioni. Con le nostre facce e la nostra dignità», si legge nell’invito. Su Facebook hanno già aderito all’evento più di 500 persone.

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fonte ilsole24ore.com

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SINDACO, PERCHE’ FA PAGARE LA TARSU? – Napoli, don Luigi Merola: «Mi difendo dalla camorra e anche dalle istituzioni»

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Napoli, don Luigi Merola: «Mi difendo dalla camorra e anche dalle istituzioni»

Il prete anticlan: «Ho chiesto più volte al sindaco di Napoli di poterlo incontrare ma senza successo»

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NAPOLI – «Non devo difendermi solo dalla camorra, ma anche dalle Istituzioni»: a parlare è don Luigi Merola, fondatore della onlus ‘A voce de creature, che si occupa di bambini disagiati e deve al Comune di Napoli circa 15.000 euro. Il debito riguarda il pagamento della Tarsu, la tassa sui rifiuti, per la sede della onlus, in una villa confiscata all’ex boss della camorra Raffaele Brancaccio, in via Piazzolla al Trivio, nel capoluogo campano, per il periodo fra il 2007 e il 2011. Per farvi fronte ieri sera, a Napoli, è stata organizzata una serata di beneficenza e sono stati raccolti tremila euro che – spiega don Luigi – serviranno in parte per pagare l’evento e in parte per pagare la tassa.«Ho chiesto più volte al sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, di poterlo incontrare – racconta don Luigi – Di fronte al cuore duro che ha mostrato, mi rivolgo, in ginocchio, al Consiglio comunale». Più volte – prosegue – ci hanno promesso l’esenzione dalla Tarsu, «non a noi fondazione – spiega – ma a tutte le onlus che gestiscono beni confiscati alla criminalità organizzata. Solo il vicesindaco di Napoli, Tommaso Sodano – aggiunge – mi ha ricevuto, non a nome del sindaco, ma in veste di amico, e poi ha detto che avrebbe riferito. Poi non ne ho saputo più nulla».

«Aspetto ancora un po’ – anticipa don Luigi – poi farò una sola omelia durante le mie messe: darò il numero del sindaco e chiederò a tutti di contattarlo, con un messaggio o una telefonata, fino a quando non ci ascolterà». La contraddizione – secondo don Luigi – è che «viviamo nella città dove non solo c’è la Tarsu più alta d’Italia, ma la differenziata non decolla e l’emergenza rifiuti non è realmente finita».

A Equitalia don Merola ha chiesto la rateizzazione dell’importo per la Tarsu. «Sono 511 euro al mese – spiega – per non so quanti anni». Per mancanza di fondi, già lo scorso anno, i 150 bambini di cui si occupa la Fondazione, non sono andati al campo estivo, il rischio è che la cosa si ripeta anche quest’anno. «Il guaio – aggiunge don Luigi – è che questi beni confiscati sono in realtà dei ‘mali confiscatì. Il Comune non aiuta le onlus a cui li affida».

Fondazione a rischio chiusura? «Non quest’anno – risponde don Luigi – perchè c’è chi ci aiuta. Ma – conclude – non possiamo continuare a vivere di elemosine».

venerdì 22 marzo 2013 – 11:11   Ultimo aggiornamento: 12:12
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Sindrome di Down: l’autonomia non è utopia / Sharon Stone dona un video per la sindrome di Down

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Sindrome di Down: l’autonomia non è utopia

Ricorre in tutto il mondo la Giornata della Sindrome di Down. L’Associazione “+21” sarà in piazza a Gallarate per ribadire i diritti di persone che hanno grandi capacità

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Il 21 marzo ricorre la Giornata Mondiale Sindrome di Down. Una data scelta non a caso: il 21 è il numero della coppia cromosomica presente nelle cellule che caratterizza la sindrome, marzo è il terzo mese dell’anno e indica il cromosoma in più.

La ricorrenza invita tutti a riflettere su un mondo a volte poco conosciuto: « All’inizio ci può essere un po’ di titubanza – spiega Anna Sculli presidente dell’associazione “Vharese” – ma una volta che si entra in contatto con queste persone è più quello che si rivece di quello che si dà. Spariscono pietismo e commiserazione. Si ha a che fare con ragazzi che crescono e diventano uomini incontrando e superando le difficoltà. Soprattutto nello sport, le gare sono sempre reali, si vince e si perde, si soffre e si festeggia. In trent’anni, da quando mi occupo di sport per diversamente abili, si è fatto passi da gigante: si è passati dal certificato di esonero alle attività sportive alle paralimpiadi di londra che hanno avuto un’eco straordinaria. È una vittoria per tutti quelli che ci credono».
E Anna ci crede e spera che giornate come quella del 21 marzo possano contribuire a dare visibilità a persone che hanno diritti e doveri, aspettative e prospettive, ambizioni e frustrazioni, e soprattutto il diritto a vivere con perfetta integrazione in ogni ambito.

Giovedì 21 marzo, a Gallarate in piazza Libertà  dalle 15 alle 18 l’associazione “+ 21” sarà presente per testimoniare la presenza sul territorio : « Siamo circa 60 famiglie – spiega Antonella Cibin, presidente – ci aiutiamo a vicenda e accogliamo tutti coloro che non sanno come muoversi. A parte la riabilitazione, c’è tutto un mondo aperto ad accogliere e ad accompagnare nella crescita il bambino down. Il percorso è complesso ma porta all’autonomia e alla conquista del lavoro».
Ed è proprio il campo lavorativo il settore che sta impegnando i volontari delle diverse associazioni di volonatriato: « Abbiamo dimostrato che questi ragazzi, una volta istruiti magari sotto l’occhio discreto di un tutor, raggiungono livelli di autonomia impensabili. Avere un’occupazione sarebbe il coronamento di questo percorso di affermazione dei diritti delle persone con sindrome di Down».

Tante sono le conquiste ottenute nel corso degli anni, ma qualche risultato è ancora atteso: «Oggi, l’arrivo di un bambino con sindrome di Down, pur scatenando a volte reazioni emotive forti nei genitori, si riesce ad accettare grazie a tutto un sistema di agevolazioni che permettono al bimbo di inserirsi e affermarsi. È nella fase della crescita, dopo la scuola che ancora non esistono percorsi chiari: fino ai 18 anni si è inseriti nel percorso formativo, poi più nulla. Da due anni abbiamo avviato un’esperienza con la catena di supermercati Esselunga: in occasione della giornata nazionale, i nostri ragazzi vivono una giornata di lavoro tra gli scaffali, in magazzino, al banco gastronomia. Sono esperienze che fanno capira le capacità e le potenzialità dei giovani down. Risultati importanti che avrebbero bisogno di maggior supporto a livello istituzionali, tavoli tecnici dove siano presenti anche gli enti preposti a risolvere i problemi ancora aperti».

E se il lavoro rimane ancora un miraggio, la nostra società ha fatto aperture importanti, nella scuola, nello sport, nella vita sociale: la campagna “Dammi più voce” lanciata dal Coordinamento Down ha visto l’adesione di decine di testimonial importanti ( attori, cantanti, calciatori, personaggi televisivi), tutti insieme per rappresentare le diverse voci di una società unita e solidale : « Giornate come quella del 21 marzo servono soprattutto a ribadire i diritti di questi ragazzi che, se messi alla prova, riescono a raggiungere i propri obiettivi» conclude Antonella Cibin che aspetta tutti in piazza Libertà a Gallarate dalle 15 alle 18. 

21/03/2013
Alessandra Toni @alessandra_tonialessandra.toni@varesenews.it
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CoorDownCoorDown

Pubblicato in data 10/mar/2013

50 persone con sindrome di Down chiedono a 50 personaggi famosi di donare un video. In quanti risponderanno?
Scopri la campagna su http://www.coordown.it

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Sharon Stone dona un video per la sindrome di Down

Sharon Stone risponde all’appello di Andrea e partecipa alla campagna #DammiPiùVoce

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In occasione della Giornata Mondiale sulla sindrome di Down, celebrata oggi 21 marzo, la CoorDown, il Coordinamento Associazioni delle Persone con Sindrome di Down, ha lanciato la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi per difendere i diritti delle persone con sindrome di Down, #DammiPiùVoce.

L’iniziativa, ideata grazie alla collaborazione dell’agenzia Saatchi & Saatchi, è basata su un insieme di video, inviati da circa 50 personaggi famosi che hanno risposto all’appello di altrettanti ragazzi e ragazze affetti dalla sindrome di Down.

video sindrome down

Ognuno di questi ragazzi ha scelto personalmente il Vip a cui mandare il proprio video-appello: la richiesta più “ardita” è stata quella del 25enne Andrea, giovane attore fiorentino, che ha scelto l’attrice Sharon Stone come destinataria del proprio filmato, scelta in seguito premiata.

Infatti, con grande sorpresa di tutti, la nota star ha risposto con grande entusiasmo al giovane ragazzo, chiamandolo non soltanto collega ma definendolo addirittura “un gran figo” nonostante questi gli abbia anticipatamente precisato di essere già fidanzato.

sindrome di down

All’appello hanno inoltre risposto : Antonella Clerici, Claudio Bisio, Carlo Gracco, José Mourinho, il capitano dell’Inter Zanetti, quello della Roma Francesco Totti, Jovanotti, Luca Argentero, Fiorello e molti altri.

Tutti, nonostante la fama che li contraddistingue, hanno partecipato all’iniziativa in appena 10 giorni, mostrandosi, semplicemente, dando così un ulteriore contributo alla diffusione della conoscenza e della consapevolezza della sindrome di Down.

Tutti i video sono disponibili presso il sito dedicato all’iniziativa: dammipiuvoce.coordown.it

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fonte vitadamamma.com

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Cambia sesso grazie al crowdfunding

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Donnie Collins – Boston Herald article

Esplode il nuovo strumento di finanziamento

Cambia sesso grazie al crowdfunding

Una studentessa americana porta a termine il processo di transizione da femmina a maschio grazie a donazioni online

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di Andrea Marinelli

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Ogni desiderio è realizzabile, al tempo del crowdfunding. Persino cambiare sesso. E’ proprio grazie a una raccolta fondi su internet che un giovane transessuale di Boston riuscirà a operarsi, portando avanti il processo di transizione da femmina a maschio. Studente ventenne dell’Emerson College, dopo aver combattuto fin dalle medie con problemi di identità sessuale Donnie Collins ha rivelato tre anni fa di essere un transessuale. Capelli rossi e corti, numerosi strati di magliette e canottiere contenitive per coprire le forme femminili, Donnie aveva deciso di ricorrere a una doppia mastectomia per eliminare il seno e poter così cominciare ad accettare il proprio corpo. Preparandosi all’operazione, prevista per maggio, ha preso ormoni maschili per 14 mesi ma, qualche settimana fa, è arrivata una notizia terribile: né l’assicurazione studentesca né quella della madre avrebbero pagato l’intervento, ritenendolo chirurgia estetica.

NUOVE POSSIBILITA’ – È stato allora che in suo soccorso sono arrivati gli amici della confraternita «Phi Alpha Tau», che il 9 febbraio hanno lanciato una raccolta fondi su internet. Hanno registrato un appello su YouTube e lo hanno caricato su Indiegogo, celebre piattaforma di crowdfunding, chiedendo 2.000 dollari per permettere a Donnie di effettuare l’operazione. Sono bastati due giorni per raggiungere l’obiettivo, subito portato a 8.000 dollari, cifra che avrebbe permesso al ragazzo di pagarsi anche un intervento di ricostruzione del petto. Il progetto ha avuto un successo travolgente: in venti giorni – e con quaranta ancora a disposizione – ha raccolto 20.000 dollari e i ragazzi hanno già annunciato che i soldi in eccesso verranno devoluti alla Jim Collins Foundation, organizzazione che fornisce sostegno economico a transessuali che desiderano operarsi. La storia di Donnie Collins dimostra come, grazie al crowdfunding, chi ha un’idea, un progetto o un desiderio sempre più facilmente trova persone disposte a donare qualche euro, a volte tanti, per poterlo realizzare.

NON SOLO DONNIE – Dal giovane transessuale di Boston al presidente Barack Obama, che durante l’ultima campagna elettorale ha raccolto 137 milioni di dollari in questo modo, questi progetti prendono dunque forma grazie alla generosità di amici e sconosciuti, contagiati dall’entusiasmo o conquistati dalle idee. Nel 2011, ultimo anno per cui sono disponibili statistiche, sono stati donati 1,5 miliardi di dollari e finanziati oltre un milione di progetti di ogni tipo: film, dischi, reportage giornalistici, start up tecnologiche o ricerche scientifiche. A maggio dello scorso anno Amanda Palmer, cantante delle Dresden Dolls, ha raccolto 1,2 milioni di dollari per registrare il suo nuovo disco e organizzare il tour e – negli stessi giorni – 69mila persone hanno donato poco più di 10 milioni di dollari per contribuire alla realizzazione dello smartwatch «Pebble». Entro fine mese saranno invece consegnate ai donatori le prime console «Ouya», realizzate con sistema operativo Android, che hanno ricevuto lo scorso anno 8,6 milioni di finanziamenti e che saranno nei negozi a partire da giugno, mentre, grazie ai 159.000 dollari raccolti fra maggio e giugno, lo sceneggiatore di Taxi Driver Paul Schrader ha appena finito di girare il suo ultimo film, The Canyons, scritto da Brett Easton Ellis e interpretato da Lindsay Lohan.

IN ITALIA – Seppure più lentamente – e con altre cifre – il crowdfunding si è affermato anche in Italia, in principio con il progetto di Claudia Vago, nota su Twitter come @tigella, che ha raccolto 2.600 euro per seguire il movimento «Occupy» fra Chicago e New York e, più recentemente, grazie alla battaglia coraggiosa di Federica Cardia, una giovane ragazza sarda. La sua è la sfida più importante: Federica ha lanciato una raccolta fondi per riuscire a sconfiggere un tumore al colon.

1 marzo 2013 | 15:43

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fonte corriere.it