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E’ morta Franca Rame. Era simbolo di lotta per diritti delle donne

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Morta Franca Rame, aveva 84 anni. Era simbolo di lotta per diritti delle donne

Tra dicembre 2011 e marzo 2012, con il marito Dario Fo, ha riportato in scena ‘Mistero buffo’ in una serie di spettacoli nel nord Italia. Il 19 aprile dello scorso anno era stata colpita da un ictus e ricoverata d’urgenza al policlinico di Milano

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di | 29 maggio 2013

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E’ morta a Milano l’attrice Franca Rame. Nata a Parabiago nel 1929, avrebbe compiuto 85 anni il prossimo 18 luglio. Accanto a lei il marito Dario Fo e il figlio Jacopo. Per il fattoquotidiano.it aveva scritto di sé: “Sono nata in una famiglia con antiche tradizioni teatrali, maggiormente legate al teatro dei burattini e delle marionette. Ho debuttato nel mondo dello spettacolo appena nata e nel 1950, assieme ad una delle sorelle, ho lavorato nella rivista con Marcello Marchesi. Nel 1954 ho sposato Dario Fo, con cui quattro anni dopo, ho fondato la Compagnia Dario Fo-Franca Rame. Nel 1968, sempre al fianco di Dario, ho abbracciato l’utopia sessantottina fondando il collettivo ‘Nuova scena’ dal quale, dopo aver assunto la direzione di uno dei tre gruppi in cui era diviso, mi sono separata per divergenze politico-ideologiche insieme a Dario: ciò porterà alla nascita di un altro gruppo di lavoro, detto ‘La comune’, con cui ho interpretato spettacoli di satira e di controinformazione politica anche molto feroci. Sempre con Dario ho sostenuto l’organizzazione ‘Soccorso rosso militante’. A partire dalla fine degli anni anni ’70, ho partecipato al movimento femminista e ho iniziato a interpretare testi di mia composizione. Nel 1971 ho sottoscritto l’appello pubblicato sul settimanale L’Espresso contro il commissario Luigi Calabresi. Nel marzo del 1973, sono stata rapita da esponenti dell’estrema destra e ho subito ogni tipo di violenza. Il reato contestato ai miei aguzzini è andato in prescrizione dopo 25 anni”.

Sul nostro sito “Lettere d’amore a Dario” – Nella sua biografia per il blog sul nostro sito, inaugurato nel luglio 2010, Franca Rame ripercorre le tappe della sua vita. Dalla nascita in una famiglia di artisti, all’amore per Dario Fo, passando per l’imprescindibile impegno politico e a favore dei diritti delle donne. Sempre per il fattoquotidiano.it aveva scritto “Lettere d’amore a Dario in cui l’attrice racconta se stessa: “Quando ero piccola avevo un pensiero che mi esaltava: morire – scriveva – Quando morirò? Com’è quando si muore? Come mi vestirò da morta?”. Un lungo racconto in prima persona: “A volte mi stendevo sul lettone di mamma: aspettavo che qualcuno mi venisse a cercare e si spaventasse…scoppiando in singhiozzi. “E’ mortaaa! Franchina è mortaaaaa?!” E tutti a corrermi intorno piangendo…”. Poi il salto nel presente: “Ora siamo nel 2013. Da allora sono passati molti anni. Sono arrivata agli 84 il 18 luglio. Faremo una bella festa tutti insieme”. Poi un’affettuosa descrizione del figlio Jacopo: “Era un bimbo molto curioso e pensoso. Chiedeva sempre: e cosa vuol dire questo e perché no. Una volta, aveva 5 anni, gli chiesi: “Che fai Jacopino?”. “Do da mangiare al vento…”. Ero un po’ preoccupata”. Il racconto delle nipotine, delle feste estive a Cesenatico e un tocco di poesia quando Franca racconta di un dialogo immaginario con una stella, “una stella delle Brigate rosse”: “Sono tanto triste perché sono disoccupata. Ho perso il mio lavoro – dice l’attrice alla stella. Sono felice di aiutare Dario che è il MIO TUTTO, curare i suoi testi, prepararli per la stampa, ma mi manca qualcosa… quel qualcosa che non mi fa amare più la vita”. E quel qualcosa è il teatro. Infine, la conclusione: “Caro Dario tutto quanto ho scritto è per dirti che se non torno in teatro muoio di malinconia“.

L’ultima battaglia politica: via gli impresentabili dal Pd – Il 16 gennaio scorso, poco prima delle elezioni politiche, Franca Rame lancia un appello dalla colonne de Il Fatto Quotidiano: “Via gli impresentabili dal Pd“. Ex senatrice dell’Italia dei valori dal 2006 al 2008 (“Lasciai non condividendo gli orientamenti governativi”, spiegò), Franca chiede ai dirigenti del Partito democratico, in primis all’allora segretario Pier Luigi Bersani, di “cancellare dalle liste dei candidati i nomi degli “indegni”: condannati, imputati, indagati, portatori di conflitti d’interesse e amici degli amici, soprattutto in Campania e in Sicilia”. “Spero che oggi – l’auspicio finale – cari dirigenti del Pd, voi prendiate decisioni che piacciono agli italiani. Pensateci bene. Altrimenti sarà guerra fredda, perché sarete voi (e non Ingroia o Grillo) a far vincere Berlusconi”.

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Enzo Jannacci e Franca Rame tra affetto e ironia

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Nel 1973 il rapimento e lo stupro Il 9 marzo del 1973 Franca Rame viene rapita da esponenti dell’estrema destra e subisce violenza fisica e sessuale. Quell’episodio – rievocato nel 1981 con il monologo “Lo stupro” – invece di fiaccarla dà nuovo vigore al suo impegno politico. Nel 2009 scrive, sempre con il marito Dario Fo la sua autobiografia intitolata ‘Una vita all’improvvisa. Tra dicembre 2011 e marzo 2012, con Fo, ha riportato in scena ‘Mistero buffo‘ in una serie di spettacoli nel nord Italia. Il 19 aprile dello scorso anno era stata colpita da un ictus e ricoverata d’urgenza al policlinico di Milano.

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fonte ilfattoquotidiano.it

fonte immagine ‘franca rame’ team1omega4austria.wordpress.com

fonte immagine ‘rose’ metello.com

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Fantastico 1988- Franca Rame: Lo Stupro 1a parte

FrancaRameVideo FrancaRameVideo

Caricato in data 17/nov/2008

Franca Rame:un introvabile video di Fantastico 1988 con Adriano Celentano in cio la grande attrice recita il suo famoso brano Lo Stupro. Sconvolse allora mezza Italia.

Fantastico 1988- Franca Rame: Lo Stupro 2a parte

Don Luigi Merola a tutto campo: contro de Magistris, Grillo e la De Filippi

Don Luigi Merola a tutto campo: contro de Magistris, Grillo e la De Filippi Don Luigi Merola

Don Luigi Merola a tutto campo:
contro de Magistris, Grillo e la De Filippi

Il parroco anticamorra: “Bisogna allontanare i bambini dalla tv spazzatura”

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“Bisogna toglierli dalla strada, dalla televisione spazzatura e dal web: Maria De Filippi è la vera cattiva maestra d’Italia”: lo ha detto a Gorizia, nella giornata inaugurale del festival internazionale “èStoria”, don Luigi Merola, già parroco del quartiere napoletano di Forcella, in prima linea da anni nella lotta alla camorra.

Parlando dell’educazione dei giovani, il sacerdote ha invitato ad investire di più, e a inserire la scolarizzazione e la prevenzione dell’abbandono scolastico tra le priorità.

Parole dure anche per l’ex ministro all’Istruzione Mariastella Gelmini che, a suo giudizio, “ha distrutto la scuola italiana, che era già in rovina”.

Ma ce n’é anche per de Magistris e per Grillo. “De Magistris a Napoli ha fatto due cose: ha chiuso il centro storico e fatto la pista ciclopedonale, manco fossimo nella Pianura padana”, dice Merola. “Ma purtroppo non ascolta nessuno. Noi napoletani non sappiamo a che santo dobbiamo votarci, ma saremo proprio noi, alla fine che salveremo Napoli”.

E sulla poi politica nazionale: “Non capisco Grillo, è un fenomeno tutto italiano. Come si fa a non avere nessun rispetto delle istituzioni, come si fa a dire arrendetevi a chi rappresenta l’Italia? Vogliamo costruire qualcosa o soltanto opporci?”. (24 maggio 2013)

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fonte napoli.repubblica.it

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PROPAGANDA SOVIETICA – Caso Ruby, il grande inganno di Canale 5: scomparsi i fatti sgraditi a Berlusconi

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fonte immagine kataweb.it

Caso Ruby, il grande inganno di Canale 5: scomparsi i fatti sgraditi a Berlusconi

Lo speciale andato in onda in prima serata sulla tv di famiglia,alla vigilia della requisitoria di Ilda Boccassini, racconta solo la versione dell’imputato, in uno stile da propaganda sovietica. Nessuna immagine delle ragazze coinvolte, censurate le intercettazioni telefoniche più esplicite su quanto succedeva davvero nelle notti di Arcore

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di | 13 maggio 2013

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Strano modo di fare televisione: neanche una foto delle ragazze protagoniste del caso Ruby. Ecco il grande inganno del programma di Canale 5 “Ruby ultimo atto. La guerra dei 20 anni” (guarda il trailer). Degno di entrare nei manuali di storia di giornalismo. Sarebbe bastata una scelta delle foto delle ragazze del bunga-bunga per far capire agli spettatori di che cosa si stesse parlando. Invece niente. Una poderosa, quanto faticosa macchina della disinformazione. Ad avere voce, presentati come attendibili, i testimoni utili alla difesa: quelli che dicono che ad Arcore si svolgevano “cene eleganti“. Ragazze tutte pagate da Silvio Berlusconi, da anni da lui mantenute e ancora oggi regolarmente stipendiate con 2.500 euro al mese, più auto e case. Oppure camerieri, pianisti, cantanti, che devono a Silvio tutto quello che hanno.

Dei racconti fatti nelle intercettazioni, nessun accenno (si possono però ascoltare qui nel montaggio di ilfattoquotidiano.it). Eppure erano cose pesanti, tipo: “Più troie siamo e più bene ci vorrà“. Tutte parlavano di soldi, vera ossessione delle serate di Arcore. Addirittura alcune raccontavano di aver fatto l’esame del sangue per sapere se avessero contratto l’Aids. Nessuna traccia neppure delle testimonianze delle ragazze che hanno rivelato che alle feste avvenivano spogliarelli, danze erotiche, toccamenti alle parte intime, simulazione di atti sessuali. Poi, le prescelte all’X Factor del bunga-bunga potevano passare la notte con il presidente, ottenendo un compenso più alto. Niente di tutto ciò nel programma presentato da Andrea Pamparana, che un tempo faceva il giornalista. Voce all’avvocato Niccolò Ghedini. A Ruby. E a Berlusconi, naturalmente.

L’unica teste d’accusa a cui il programma ha dato voce: Ambra Battilana, la cui credibilità è subito smontata con la lettera che ha poi mandato a Berlusconi. E Ruby? Pagata con 57 mila euro “per avviare un centro estetico” (mai visto). Ragazza che ha “commosso tutti raccontando la sua storia”. Altro che sesso: non poteva spingere “ad altro che a commiserazione”. Ammette di essere bugiarda, ma il programma di Mediaset sa distillare le sue verità. Panzane sul numero dei processi di Berlusconi e sul numero di intercettazioni di questo processo. Ma nessuna voce a contraddire, a rettificare, a inserire un minimo di verità dei fatti in un programma di regime sovietico prima di Breznev.

Sul reato più grave di cui Berlusconi è accusato (la concussione), la trasmissione dà il meglio di sé. Afferma che nessuna pressione è stata fatta da Silvio, nella notte del 27 maggio 2010, per far uscire Ruby dalla questura di Milano, nel timore che potesse rivelare l’altro reato (la prostituzione minorile). Dà per certo che Berlusconi non sapesse la vera età della ragazza. Che la credesse davvero nipote di Mubarak. E che l’intervento di quella notte di frenetiche telefonate tra Parigi e Milano fosse solo di evitare un incidente diplomatico. Garantisce che Berlusconi parlò di Ruby direttamente a Mubarak, in un precedente incontro internazionale: circostanza smentita dai testimoni presenti, secondo cui il rais egiziano non capì neppure la battuta di Silvio su una ragazza egiziana di sua conoscenza.

La pm dei minori ha ribadito in aula che le sue disposizioni erano chiare: tenere la ragazza in questura finché non si fosse trovato un posto in comunità. Il programma se la cava sostenendo che i funzionari di polizia potevano decidere di loro iniziativa che cosa fare. E si guarda bene dal dire in che mani finì quella notte: a casa di una prostituta brasiliana, dopo essere stata affidata a Nicole Minetti, compagna di bunga-bunga, insignita per una notte dell’inesistente qualifica di “consigliera ministeriale”.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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A ‘CHE TEMPO CHE FA’ – Letta: subito la legge elettorale “E se tagliano la cultura mi dimetto”

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fonte immagine giornalettismo.com

Letta: subito la legge elettorale

Il premier in tv promette un decreto sull’Imu. Più cauto sull’Iva. “E se tagliano la cultura mi dimetto”

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di Ugo Magri
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Roma

Entro pochi giorni il governo varerà un decreto-legge per sospendere la prossima rata Imu e per ridare ossigeno alla Cassa integrazione, rimasta tragicamente a secco. Lo garantisce il premier, ospite ieri sera in tivù da Fazio a «Che tempo che fa». Enrico Letta si sbilancia sugli esodati (una risposta «ci sarà», è la promessa solenne), ma sull’aumento Iva che dovrebbe scattare in luglio si mostra più problematico: «Lavoriamo per allontanarlo» (e allontanarlo non significa cancellarlo…).

Si augura lui per primo che «non ci sia bisogno di una nuova manovra» per far tornare i conti dello Stato, e giura incrociando le dita come gli scout che mai avallerà tagli sulla ricerca e sulla cultura: «Piuttosto mi dimetto». Tra le «grandi priorità» della nuova legislatura, il capo del governo colloca la riforma elettorale. Pur di sbarazzarsi del «Porcellum», lui tornerebbe anche subito al sistema che c’era prima, un mix di maggioritario e di proporzionale. Però la nuova legge elettorale ha senso, avverte, solo se si riduce il numero dei parlamentari (il che richiede un intervento più complesso sulla Costituzione). In tema di diritti, Letta sposa le tesi del ministro dell’Integrazione Kyenge contestate da destra (all’attacco soprattutto Gasparri) sulla cittadinanza agli immigrati: «con il cuore» è pienamente d’accordo, ma con la mente si rende conto che non sarà facile farle approvare.

Rispetto a dieci giorni fa, il premier si confessa «più fiducioso». La fibrillazione della sua maggioranza sembra preoccuparlo meno dei problemi che l’Italia ha davanti, «le insidie maggiori vengono di lì, non dai partiti». Le ragioni di ottimismo gli derivano dal tour europeo. Tra Parigi e Berlino ha individuato margini di azione, specie sul terreno della lotta alla disoccupazione. Ipotizza di mettere da subito in cantiere un piano dal respiro europeo per il lavoro dei giovani che, spiega, «può rovesciare le aspettative». Idee concrete non ne mancano, anzi sono una folla; ma l’ispirazione, anzi l’«ossessione» come lui stesso la definisce, rimane sempre quella: «Abbassare le tasse sul lavoro per i giovani neo-assunti». Bruxelles dovrà darci una mano mostrando alle nuove generazioni un volto «di speranza». L’Europa «non sia matrigna», alza per una volta la voce Letta, a far intendere quanto ci tiene.

Fazio l’ha stuzzicato invano sul Cavaliere. Il massimo di polemica anti-berlusconiana che Fazio è riuscito a cavargli di bocca è stato sull’Imu. Letta rivendica all’intera maggioranza, dunque pure a Monti e al Pd, quella che Silvio ancora ieri mattina presentava come una sua bandiera, lanciando degli altolà («Niente fiducia al governo senza abrogazione dell’Imu»). Ciò che l’esecutivo farà, puntualizza il presidente del Consiglio, non potrà essere ascritto a merito esclusivo del Pdl. Stop. Nella sostanza, il premier è tra quanti considerano l’attuale tassazione sugli immobili come una palla al piede per l’economia italiana: «Ha avuto un effetto depressivo», sostiene, determinando «il crollo dell’edilizia» con gravi ripercussioni per le giovani coppie. L’Imu venne introdotta «in un momento eccezionale», precisa Letta quasi a scusante dei «tecnici», ma «mi auguro che quella fase sia superata». La sospensione della rata di giugno («non sarà un rinvio» a dicembre) consentirà di studiare a fondo «nelle prossime settimane» una nuova strategia sulla casa, «coinvolgendo nella discussione i Comuni». Insomma, se ne riparlerà con calma di qui all’autunno.

Discorso analogo per quanto concerne il dramma degli esodati: ottima fu la riforma delle pensioni, concede il premier, e come tale l’hanno giudicata in Europa. Tuttavia, l’aver lasciato tanta gente nell’incertezza ha rappresentato «una botta alle aspettative». Una risposta è necessaria. È tempo di rientrare nella logica per cui «ci si può fidare dello Stato» e delle sue promesse.

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MACELLERIA GIUDIZIARIA – Il caso Tortora trent’anni dopo / Enzo Biagi: “E io difendo Tortora”, la Repubblica – 4 agosto 1983

Il caso Tortora trent'anni dopo Tortora in tribunale

Il caso Tortora trent’anni dopo

Nel giugno del 1983 l’arresto del popolare conduttore televisivo. Le accuse dei pentiti, la gogna pubblica, l’assoluzione in Cassazione, la malattia e la morte. Per quello che Giorgio Bocca definì “il più grande esempio di macelleria giudiziaria” nessuno ha mai pagato

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di CARLO VERDELLI

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Qualsiasi cosa ci sia dopo, il niente o Dio, è molto probabile che Enzo Tortora non riposi in pace. La vicenda che l’ha spezzato in due, anche se ormai lontana, non lascia in pace neanche la nostra di coscienza. E non solo per l’enormità del sopruso ai danni di un uomo (che fosse famoso, conta parecchio ma importa pochissimo), arrestato e condannato senza prove come spacciatore e sodale di Cutolo. La cosa che rende impossibile archiviare “il più grande esempio di macelleria giudiziaria all’ingrosso del nostro Paese” (Giorgio Bocca) è il fatto che nessuno abbia pagato per quel che è successo. Anzi, i giudici coinvolti hanno fatto un’ottima carriera e i pentiti, i falsi pentiti, si sono garantiti una serena vecchiaia, e uno di loro, il primo untore, persino il premio della libertà.

Non fosse stato per i radicali (da Pannella al neo ministro Bonino, da Giuseppe Rippa a Valter Vecellio) che lo elessero simbolo della giustizia ingiusta e lo fecero eleggere a Strasburgo. Non fosse stato per Enzo Biagi che proprio su Repubblica, a sette giorni da un arresto che, dopo gli stupori, stava conquistando travolgenti favori nell’opinione pubblica, entrò duro sui frettolosi censori della prima ora (da Giovanni Arpino, “tempi durissimi per gli strappalacrime”, a Camilla Cederna, “se uno viene preso in piena notte, qualcosa avrà fatto”) con un editoriale controcorrente: “E se Tortora fosse innocente?”. Non fosse stato per l’amore e la fiducia incrollabile delle figlie (tre) e delle compagne (da Pasqualina a Miranda, prima e seconda moglie, fino a Francesca, la convivente di quell’ultimo periodo). Non fosse stato per i suoi avvocati, Raffaele Della Valle e il professor Alberto Dall’Ora, che si batterono per lui con una vicinanza e un ardore ben al di là del dovere professionale.
Non fosse stato per persone come queste, i 1.768 giorni che separano l’inizio del calvario di Enzo Tortora (17 giugno 1983, prelevato alle 4 del mattino all’Hotel Plaza di Roma) dalla fine della sua esistenza (18 maggio 1988, cancro ai polmoni, nella sua casa milanese di via Piatti 8, tre camere più servizi), sarebbero stati di meno, nel senso che avrebbe ceduto prima.

L’articolo integrale su Repubblica in edicola o su Repubblica+

(01 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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Enzo Biagi: “E io difendo Tortora”, la Repubblica – 4 agosto 1983

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Signor Presidente della Repubblica, non le sottopongo il caso di un mio collega, ma quello di un cittadino. Non auspico un suo intervento, ma non saprei perdonarmi il silenzio. Vicende come quella che ha portato in carcere Enzo Tortora possono accadere a chiunque. E questo mi fa paura.

   Lei è il massimo esponente dell’organo supremo dei Magistrati: e deve sapere. Ho un sincero e profondo rispetto per i giudici che, come i giornalisti, hanno pagato, e pagano, un duro conto con il crimine. Conoscevo Alessandrini, e voglio bene ai figli del dott. Galli. Credo nell’onestà e nel scrificio di quelli che lottano, a Napoli e ovunque, contro la camorra e la mafia.

   Ma ci sono aspetti del “blitz” contro i cutoliani che lasciano perplessi: dalla data, una settimana o poco prima delle elezioni, agli sviluppi. Dalle conferenze-stampa trionfalistiche, alla caccia all’uomo con cineprese al seguito, dal segreto istruttorio largamente violato, al numero degli arrestati e dei dimessi.

   Su 350, se le cronache sono esatte, 200 sono tornati fuori: ma, hanno detto gli inquirenti, e mi scuso per l’odioso e usatissimo termine che suscita il ricordo di antiche procedure, molti rientreranno in cella. Come dire, che si può sbagliare fino a tre volte: arresto, scarcerazione, altra cattura. Ma qual è la buona?

   Tortora è denunciato da un tale Pandico, che fa il suo nome dopo tre interrogatori: guarda caso, un personaggio così popolare non gli viene in mente subito. Le conferme vengono da un certo Barra, conosciuto nell’ambiente come “O’animale”: è lui che parla dello “sgarro”, e che fa andar dentro il sindaco D’Antuono, rilasciato poi al trentanovesimo giorno di detenzione per mancanza di indizi. È sempre lui che riferisce della visita a Cutolo dei Gava e dei servizi segreti, per tirare fuori dagli impicci l’amico Cirillo, ma di questa impresa non si discute.

   Gli avvocati che difendono il presentatore non hanno potuto leggere neppure i verbali degli interrogatori del loro assistito; ci sono periodici che hanno pubblicato i testi delle deposizioni dei due camorristi accusati. Chi glieli ha dati?

   Ogni mattina, la stampa ha ricevuto la sua dose di indiscrezioni: Tortora fu iniziato col taglio di una vena, Tortora ha spacciato droga per 80 milioni e non ha consegnato l’incasso, Tortora ha riciclato denaro sporco, Tortora era amico di Turatello: smentisce la madre del bandito, smentisce ed è a disposizione, il suo braccio destro. Nessun segno sui polsi. Ma ci sarebbe la conferma di una “contessa”, che non può testimoniare perché, guarda caso, è morta.

   C’è la prova che dovrebbe mettere in difficoltà Tortora: una lettera di Barbaro Domenico per dei centrini andati perduti alla Rai. Esiste un carteggio tenuto dall’ufficio legale della Tv di Stato, ma non significa nulla. Conta, invece, la parola di due assassini.

   Poi ci sarebbe l’altro seguace di Cutolo, che messo in libertà avrebbe dovuto far fuori il compare Tortora che ha tradito, tanto è vero che ha scritto il nome dell’autore di “Portobello” nella sua agenda che è come se Oswald avesse segnato sul calendario: «Mercoledì: sparare a Kennedy».

   È pensabile che i misteriosi tipi che stanno sconvolgendo la nostra vita, per far fuori uno, o per far saltare un automobile, abbiano bisogno di aspettare che un detenuto torni in circolazione? Si ha l’impressione che, dopo aver messo le manette a Tortora, stiano cercando le ragioni del provvedimento.

   Ma ecco che arriva il colpo sensazionale: col caldo che imperversa, il dottor Di Persia corre a Milano, perché ha trovato finalmente chi può schiacciare quel finto galantuomo di Tortora.

   C’è uno che lo ha visto, nientemeno, consegnare della polvere bianca in cambio di una mazzetta di banconote, a un terzetto di farabutti, ed ha assistito alla scena in compagnia della sua gentile signora.

   Il dottor Di Persia non si informa sui precedenti del «noto pittore», che si chiama Giuseppe Margutti, ed è tanto riservato, odia tanto la pubblicità, e dà dello stesso fatto versioni differenti: una ad un redattore di Stop, l’altra al Sostituto Procuratore.

   Bene, l’artista, che si è fatto denunciare dal Louvre per una mostra delle sue opere non richiesta, che inventa, per andare con una donna, un rapimento, che mette in circolazione francobolli con la sua faccia, che dichiara guerra agli Usa che lo hanno buttato fuori, che immagina un sequestro che non c’è mai stato, che denuncia i critici che non lo capiscono, che si fa incatenare nella Galleria di Milano, che chiama i fotografi per farsi ammirare mentre imbianca i muri sudici dell’asilo di sua figlia è il teste chiave.

   I giudici di Napoli spiegano poi agli avvocati Dall’Ora, Della Valle e Coppola, tutori di Tortora, che le chiacchiere di Margutti costituiscono «un importante risultato sul piano probatorio».

   Signor Presidente, chi risarcirà Tortora di queste calunnie? Col pappagallo, dovra forse andare a distribuire i pianeti della fortuna? Del resto, visto come va la giustizia, a chi si dovrebbe affidare?

Enzo Biagi, la Repubblica, giovedì 4 agosto 1983

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fonte marteau7927.wordpress.com

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Rom e sinti, gli appuntamenti per la Giornata internazionale

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Rom e sinti, gli appuntamenti per la Giornata internazionale

Riconosciuta dall’Onu nel 1979, si celebra l’8 aprile. Eventi in tutta Italia. La presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, riceverà a Montecitorio una delegazione di ragazzi dai 14 ai 26 anni che rappresentano l’eterogeneità delle comunità rom

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“Bahtalo romano dives” significa “buona giornata del popolo rom”, Giornata internazionale di rom e sinti (riconosciuta dall’Onu nel 1979) che si celebra l’8 aprile.

L’8 aprile 1971 a Londra si riunì il primo congresso mondiale dei rom. In quell’occasione venne fondata l’International romani union (Irm), si scelse come inno “Jelem Jelem”, composto da Janko Jovanovic, e che la bandiera, a strisce orizzontali, avesse in alto il colore del cielo, l’azzurro, e in basso il colore della terra, il verde. Al centro una ruota di carro rossa, a simboleggiare il nomadismo.

Il 7 e 8 aprile in particolare tra Milano e Roma, diversi incontri e appuntamenti sono stati organizzati in occasione della Giornata internazionale. L’8 aprile la presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, riceverà alle 10 a Montecitorio una delegazione di giovani rom, “ragazzi dai 14 ai 26 anni che rappresentano – come spiega il presidente dell’ Associazione 21 luglio, Carlo Stasolla – l’eterogeneità delle comunità rom in Italia, tra le problematiche che vivono e i desideri che nutrono”. Il 7 l’Associazione 21 luglio ha organizzato l’incontro “Il tempo dei rom” al teatro Valle occupato di Roma, “dedicato alla realtà, alla condizione umana e sociale, alla cultura dei rom e dei sinti”. Si comincia alle 17.30 con l’autore e attore Pino Petruzzelli di “Non chiamarmi zingaro (ed. Chiarelettere), estratto dal suo repertorio teatrale, per proseguire, tra i vari appuntamenti, con una tavola rotonda, moderata dalla giornalista Bianca Stancanelli, cui parteciperanno le comunità rom di Roma e i rappresentanti delle organizzazioni: Amnesty International (che ha aperto gli appuntamenti dedicati alla Giornata internazionale con l’evento “L’arte e la cultura contro ogni forma di discriminazione”), Arci solidarietà, Caritas diocesana, Casa dei diritti sociali, Comunità di Sant’Egidio, Cooperativa Bottega solidale, Cooperativa sociale Ermes, Popìca onlus.

Nel pomeriggio è previsto un videocollegamento tra il teatro romano e il Centro culturale San Fedele di via Hoepli a Milano, dove alle 18 di oggi è programmata la prima presentazione del libro “Buttati giù, zingaro” di Roger Repplinger, edito in Italia dall’associazione Upre Roma. Il libro, spiega Paolo Cagna Ninchi, presidente di Upre Roma, «racconta la storia di Johann Trollmann, pugile sinto, chiamato il pugile danzante per il suo stile, che venne privato dai nazisti del titolo di campione e ucciso in un campo di concentramento». Alla presentazione intervengono, oltre all’autore, Giacomo Costa, presidente Fondazione San Fedele, Carlo Feltrinelli, presidente gruppo Feltrinelli, Marco Granelli, assessore alla sicurezza e alla coesione sociale del Comune di Milano, Moni Ovadia, Radames Gabrielli, vicepresidente Federazione Rom e Sinti insieme e Dijana Pavlovic, portavoce Consulta rom e sinti di Milano. Seguirà la proiezione di “Romiland” di Alessandro Aleotti, direttore di Milania: mockumentary dedicato alla questione abitativa delle comunità Rom.

“Buttati giù, zingaro” verrà presentato anche l’8 aprile alle 11 alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli di Milano. In particolare, la mattinata si aprirà con un incontro dedicato agli studenti del liceo artistico “Boccioni”, cui parteciperanno Marco De Giorgi, direttore generale Unar, Chiara Daniele, direttrice Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Carlo Feltrinelli, gli assessori del Comune di Milano, Marco Granelli e Pierfrancesco Majorino, Corrado Mandreoli, Tavolo rom di Milano 
e Giorgio Bezzecchi, Federazione rom e sinti.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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E’ NOTO: LA DESTRA NON RIDE… MENA – Pdl contro Quelli che il calcio: “Imitazione Pascale razzista”

Pdl contro Quelli che il calcio: “Imitazione Pascale razzista”

Lo sketch sulla 27enne Francesca Pascale, messo in scena da Virginia Raffaele nella trasmissione Rai, finisce nel mirino di Daniela Santanchè e Micaela Biancofiore: “Intervenga la Vigilanza Rai”

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Quando si dice la classe… – fonte immagine

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di | 1 aprile 2013

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Razzismo politico e non solo. L’imitazione della fidanzata di Silvio Berlusconi la 27enne Francesca Pascale, fatta da Virginia Raffaele a Quelli che il calcio finisce, finisce nel mirino del Pdl che, con Daniela Santanchè e Micaela Biancofiore, che auspica un intervento della Vigilanza Rai.

“La trovo razzista perché assimila a torto il concetto di sguaiatezza e smodatezza a quello di napoletaneità” denuncia Biancofiore intervenuta questa mattina al talk show di Klaus Davi KlausCondicio. “Quando si riduce a simili caratteristiche una persona e un’intera cittadinanza, allora si da una pessima prova di comicità”. L’esponente Pdl si dice anche d’accordo con un eventuale intervento della Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai: “Lo auspico. Sono contraria alla censura, ma ritengo sbagliato che il programma della Cabello prenda di mira sempre esponenti politici legati al Pdl o al Presidente Berlusconi. In questo senso auspico che la Vigilanza vigili su certi messaggi unilaterali che vengano dati dal servizio pubblico anche se formalmente non c’è più la par condicio”. L’attrice nel corso delle puntate ha imitato anche Belen Rodriguez e Nicole Minetti.

L’imitazione di Quelli che il calcio, sottolinea da parte sua Santanchè, non fa onore alle donne: “Mi dispiace per Francesca Pascale che è una donna intelligente capace e sa stare al suo posto e non merita di essere rappresentata in modo sguaiato e grossolano. Comunque ci siamo abituati a essere presi di mira, sono decenni ormai che ciò avviene e ci abbiamo fatto il callo”. Nella puntata di ieri l’attrice, con una coloratissima giacca a fiori, nelle vesti della fidanzata dell’ex premier ha preparato la pastiera in studio per poi offrirla agli ospiti. Anche l’ex ministro Gianfranco Rotondi, capolista a Napoli alle ultime politiche, interviene nella polemica: ”Come deputato napoletano ritengo l’imitazione di Francesca Pascale offensiva verso la nostra città assai più di quanto risulti satirica nei confronti del presidente Berlusconi”.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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Lite Sgarbi-Cacciari da Santoro: il filosofo se ne va (VIDEO)

Come ha già giustamente fatto notare Antonio Dipollina sulle colonne di Repubblica, ma perché Cacciari va nelle trasmissioni dove sa che è invitato anche Sgarbi? A me pare masochistico l’atteggiamento dell’uno (Cacciari) ed esuberantemente godurioso quello dell’altro (Sgarbi, nell’evidenza). Non che il buon Vittorio abbia detto cose poi così sbagliate, anzi. E’ il suo modo di porle che è volutamente provocatorio e (spesso) indisponente, ma solo per chi non conosce bene il personaggio, e a quanto pare il Magno Massimo la lezione non riesce ancora (dopo anni di litigiose controversie) a digerirla. Facendo la solita, pessima, figura del ‘Pollo’.

mauro

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Pubblicato in data 29/mar/2013
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Lite Sgarbi-Cacciari da Santoro: il filosofo se ne va (VIDEO)

L’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari e Vittorio Sgarbi hanno avuto un diverbio nel corso della trasmissione di Santoro “Servizio Pubblico”: il filosofo ha abbandonato lo studio

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Lite tra Vittorio Sgarbi e Massimo Cacciari, nel corso del programma “Servizio Pubblico“, su La7. Sgarbi denuncia l’omertà presente nel Pd e il clima di incertezza che vi regna; inevitabile il richiamo a Grillo e al M5S e ad una serie di politici definiti “catenaccio di un’epoca perduta”, contrapposti ai grandi nomi della musica e dell’arte italiana, vero vanto del nostro Paese, grande fonte di ammirazione da parte del mondo intero, che ci conosce per Donatello, Giotto, Michelangelo, Verdi, Mozart, Brunelleschi. “Tutti nomi di candidabili!”, ironizza Michele Santoro, che si rende conto del discorso forse un po’ dispersivo di Sgarbi, che si snoda tra politica e, inevitabilmente, arte e musica, per giungere ad una proposta: Riccardo Muti come Presidente del Consiglio. I toni si scaldano quando Sgarbi ipotizza che Grillo, definito “ignorante come una capra”, possa non sapere nemmeno chi sia, Riccardo Muti, così come non ha mai visto i quadri di Rubens a Genova.

“Ti pare possibile che Berlino abbia 3 volte i turisti che ha Roma?”, si chiede Sgarbi. Definisce la capitale tedesca “un cesso di città”, mentre Cacciari si mostra visibilmente stizzito. “Non sono d’accordo”, dice, ma Sgarbi sbotta contro l’ex primo cittadino di Venezia dicendo: “Ma stai zitto tu, che non sei stato neanche a vedere le cose di casa tua. Nulla sai. Non sai cosa c’è nelle Chiese di Venezia, hai fatto fare il ponte di Calatrava: tu l’hai fatto fare! Soldi buttati, per un ponte inutile! Hai buttato i soldi dello Stato“. Per tutta risposta, Cacciari si alza e se ne va, lasciando Sgarbi alle sue citazioni su Campanella.

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fonte net1news.org

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Mediaset, arriva il primo rosso dallo sbarco in Borsa. E’ di 235 milioni di euro

I partiti in attesa: Berlusconi invoca larghe intese, Grillo, a noi il governo

Mediaset, arriva il primo rosso dallo sbarco in Borsa. E’ di 235 milioni di euro

Niente dividendo a Berlusconi e soci per quest’anno. Ma il gruppo televisivo “guarda al futuro con buone prospettive di redditività” anche se il 2013 è partito col freno tirato

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di | 26 marzo 2013

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E’ di 235 milioni di euro il primo rosso accusato dal gruppo Mediaset dalla sua quotazione in Borsa avvenuta nel 1996. Un dato decisamente peggiore delle attese degli analisti che si aspettavano una perdita tra i 40 e i 45 milioni contro l’utile di 225 milioni del 2011. Sull’andamento hanno influito svalutazioni e accantonamenti per 307,8 milioni senza le quali la perdita sarebbe stata di 47,2 milioni.

Il polo televisivo della famiglia Berlusconi, quindi, non distribuirà alcun dividendo quest’anno, ma “guarda al futuro con buone prospettive di redditività”. Intanto, però, la holding di famiglia, Fininvest, resta a secco con probabili ripercussioni sulla cedola per i soci che era saltata sia nel 2012 che nel 2011, nonostante l’andamento positivo delle controllate con Cologno che aveva versato al socio una quarantina di milioni. A consolare il Cavaliere, quindi, resta solo Mediolanum, la rete di bancassicurazione che ha chiuso il 2012 con 351 milioni di utili, il miglior risultato della sua storia.

Tornando a Mediaset, in dettaglio i conti del 2012 hanno evidenziato ricavi in frenata del 12% a 3,720 miliardi, mentre il margine operativo lordo si è ridotto a 1,269 miliardi da 1,826 miliardi. In miglioramento, invece, il debito che è passato da 1,89 a 1,7 miliardi. Il 2013, poi, non promette meglio se Cologno Monzese parla di raccolta pubblicitaria in flessione sull’anno prima nei primi mesi dell’anno e in linea con l’ultimo trimestre del 2012, quando la frenata è stata a due cifre. In particolare l’Italia in gennaio ha registrato una flessione del 14,5% contro un calo medio del mercato del 16,1 per cento.

“Tuttavia i principali clienti e media buyers nei rispettivi Paesi (Italia e Spagna, ndr) – afferma Mediaset – trasferiscono sul mercato segnali di maggiore dinamicità e di stabilizzazione per la seconda parte dell’anno. In ogni caso, la scarsa visibilità e la situazione di incertezza e instabilità economica nei due Paesi  non consentono al momento di formulare previsioni attendibili circa l’evoluzione dei ricavi pubblicitari su base annua” e “in Italia il gruppo rimane focalizzato nell’implementazione del previsto piano di riduzione della spesa che decrescerà di 450 milioni di euro all’anno” entro il 2014.

I tagli effettuati nel 2012 hanno un controvalore “di oltre 300 milioni”. Quanto agli accantonamenti e alle svalutazioni, la società spiega che sono stati fatti per “adeguare al nuovo contesto i valori dei principali diritti sportivi e delle risorse artistiche“, mentre gli accantonamenti riguardano “oneri di ristrutturazione non ricorrenti”, cioè le somme necessarie per tagliare i contratti in essere. Il braccio di ferro con i sindacati è iniziato subito dopo le elezioni.

I dati, benché attesi, anche se in termini molto più ridotti della realtà, delineano una situazione piuttosto delicata per le attività nei media della famiglia Berlusconi nell’anno immediatamente successivo all’uscita dal governo del capofamiglia. Il 20 marzo scorso, infatti, l’altra corazzata, la Mondadori guidata dalla primogenita del leader del Pdl, Marina, ha annunciato un rosso di 167 milioni e nuovi tagli in arrivo. Entrambe le società, poi, in Borsa nell’ultimo anno hanno bruciato il 28% circa del loro valore. Ed entrambe non vedono certo rosa per il futuro.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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Sindrome di Down: l’autonomia non è utopia / Sharon Stone dona un video per la sindrome di Down

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Sindrome di Down: l’autonomia non è utopia

Ricorre in tutto il mondo la Giornata della Sindrome di Down. L’Associazione “+21” sarà in piazza a Gallarate per ribadire i diritti di persone che hanno grandi capacità

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Il 21 marzo ricorre la Giornata Mondiale Sindrome di Down. Una data scelta non a caso: il 21 è il numero della coppia cromosomica presente nelle cellule che caratterizza la sindrome, marzo è il terzo mese dell’anno e indica il cromosoma in più.

La ricorrenza invita tutti a riflettere su un mondo a volte poco conosciuto: « All’inizio ci può essere un po’ di titubanza – spiega Anna Sculli presidente dell’associazione “Vharese” – ma una volta che si entra in contatto con queste persone è più quello che si rivece di quello che si dà. Spariscono pietismo e commiserazione. Si ha a che fare con ragazzi che crescono e diventano uomini incontrando e superando le difficoltà. Soprattutto nello sport, le gare sono sempre reali, si vince e si perde, si soffre e si festeggia. In trent’anni, da quando mi occupo di sport per diversamente abili, si è fatto passi da gigante: si è passati dal certificato di esonero alle attività sportive alle paralimpiadi di londra che hanno avuto un’eco straordinaria. È una vittoria per tutti quelli che ci credono».
E Anna ci crede e spera che giornate come quella del 21 marzo possano contribuire a dare visibilità a persone che hanno diritti e doveri, aspettative e prospettive, ambizioni e frustrazioni, e soprattutto il diritto a vivere con perfetta integrazione in ogni ambito.

Giovedì 21 marzo, a Gallarate in piazza Libertà  dalle 15 alle 18 l’associazione “+ 21” sarà presente per testimoniare la presenza sul territorio : « Siamo circa 60 famiglie – spiega Antonella Cibin, presidente – ci aiutiamo a vicenda e accogliamo tutti coloro che non sanno come muoversi. A parte la riabilitazione, c’è tutto un mondo aperto ad accogliere e ad accompagnare nella crescita il bambino down. Il percorso è complesso ma porta all’autonomia e alla conquista del lavoro».
Ed è proprio il campo lavorativo il settore che sta impegnando i volontari delle diverse associazioni di volonatriato: « Abbiamo dimostrato che questi ragazzi, una volta istruiti magari sotto l’occhio discreto di un tutor, raggiungono livelli di autonomia impensabili. Avere un’occupazione sarebbe il coronamento di questo percorso di affermazione dei diritti delle persone con sindrome di Down».

Tante sono le conquiste ottenute nel corso degli anni, ma qualche risultato è ancora atteso: «Oggi, l’arrivo di un bambino con sindrome di Down, pur scatenando a volte reazioni emotive forti nei genitori, si riesce ad accettare grazie a tutto un sistema di agevolazioni che permettono al bimbo di inserirsi e affermarsi. È nella fase della crescita, dopo la scuola che ancora non esistono percorsi chiari: fino ai 18 anni si è inseriti nel percorso formativo, poi più nulla. Da due anni abbiamo avviato un’esperienza con la catena di supermercati Esselunga: in occasione della giornata nazionale, i nostri ragazzi vivono una giornata di lavoro tra gli scaffali, in magazzino, al banco gastronomia. Sono esperienze che fanno capira le capacità e le potenzialità dei giovani down. Risultati importanti che avrebbero bisogno di maggior supporto a livello istituzionali, tavoli tecnici dove siano presenti anche gli enti preposti a risolvere i problemi ancora aperti».

E se il lavoro rimane ancora un miraggio, la nostra società ha fatto aperture importanti, nella scuola, nello sport, nella vita sociale: la campagna “Dammi più voce” lanciata dal Coordinamento Down ha visto l’adesione di decine di testimonial importanti ( attori, cantanti, calciatori, personaggi televisivi), tutti insieme per rappresentare le diverse voci di una società unita e solidale : « Giornate come quella del 21 marzo servono soprattutto a ribadire i diritti di questi ragazzi che, se messi alla prova, riescono a raggiungere i propri obiettivi» conclude Antonella Cibin che aspetta tutti in piazza Libertà a Gallarate dalle 15 alle 18. 

21/03/2013
Alessandra Toni @alessandra_tonialessandra.toni@varesenews.it
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CoorDownCoorDown

Pubblicato in data 10/mar/2013

50 persone con sindrome di Down chiedono a 50 personaggi famosi di donare un video. In quanti risponderanno?
Scopri la campagna su http://www.coordown.it

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Sharon Stone dona un video per la sindrome di Down

Sharon Stone risponde all’appello di Andrea e partecipa alla campagna #DammiPiùVoce

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In occasione della Giornata Mondiale sulla sindrome di Down, celebrata oggi 21 marzo, la CoorDown, il Coordinamento Associazioni delle Persone con Sindrome di Down, ha lanciato la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi per difendere i diritti delle persone con sindrome di Down, #DammiPiùVoce.

L’iniziativa, ideata grazie alla collaborazione dell’agenzia Saatchi & Saatchi, è basata su un insieme di video, inviati da circa 50 personaggi famosi che hanno risposto all’appello di altrettanti ragazzi e ragazze affetti dalla sindrome di Down.

video sindrome down

Ognuno di questi ragazzi ha scelto personalmente il Vip a cui mandare il proprio video-appello: la richiesta più “ardita” è stata quella del 25enne Andrea, giovane attore fiorentino, che ha scelto l’attrice Sharon Stone come destinataria del proprio filmato, scelta in seguito premiata.

Infatti, con grande sorpresa di tutti, la nota star ha risposto con grande entusiasmo al giovane ragazzo, chiamandolo non soltanto collega ma definendolo addirittura “un gran figo” nonostante questi gli abbia anticipatamente precisato di essere già fidanzato.

sindrome di down

All’appello hanno inoltre risposto : Antonella Clerici, Claudio Bisio, Carlo Gracco, José Mourinho, il capitano dell’Inter Zanetti, quello della Roma Francesco Totti, Jovanotti, Luca Argentero, Fiorello e molti altri.

Tutti, nonostante la fama che li contraddistingue, hanno partecipato all’iniziativa in appena 10 giorni, mostrandosi, semplicemente, dando così un ulteriore contributo alla diffusione della conoscenza e della consapevolezza della sindrome di Down.

Tutti i video sono disponibili presso il sito dedicato all’iniziativa: dammipiuvoce.coordown.it

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fonte vitadamamma.com

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