archivio | umorismo RSS per la sezione

FOTO – Fine del mondo nel mondo del Web (“please,abbiamo scherzato!”)

C'è la fine del mondo, abbiamo scherzato
Campagne ironiche sui social network, il countdown condiviso online, post e riflessioni anti-scaramanzia. Fino ai rifugi extra-lusso di sopravvivenza o super feste in luoghi ”a prova di apocalisse”. Il mondo intero risponde alla diffusa profezia dei Maya. Chi con ironia, chi più seriamente. Persino il sito della Nasa spiega perché la vita continuerà regolarmente anche dopo il 21 dicembre 2012. Da Mosca a New York ecco alcune follie targate 21-12-12

C'è la fine del mondo, abbiamo scherzato
La mappa delle numerose località che non dovrebbero essere colpite dalla fine del mondo

C'è la fine del mondo, abbiamo scherzato
Su Weibo (Twitter cinese) è stata pubblicata una lettera che un’azienda ha inviato ai suoi dipendenti intitolata “Annuncio vacanze per la fine del mondo”. Nella comunicazione c’è scritto:  “A tutti i dipendenti. In vista del 21 dicembre, e dopo attente considerazioni, l’azienda ha raggiunto la seguente decisione: per l’organizzazione delle vacanze da fine del mondo concede due giorni liberi – dal 20 al 21 dicembre – agli impiegati

C'è la fine del mondo, abbiamo scherzato
A Kiev volontari vestiti da Darth Vader distribuiscono kit di sorpavvivenza in piazza  (ansa)

C'è la fine del mondo, abbiamo scherzato
La fine del mondo diventa l’occasione per lanciare sconti in un negozio italiano

C'è la fine del mondo, abbiamo scherzato
Anche uno degli ultimi meme della rete, “I should  buy a boat cat”, si preoccupa della fine del mondo

GUARDA TUTTA LA GALLERY

.

fonte repubblica.it

***

Nostra aggiunta…

fonte immagine

UNA ‘CAZZATA’ TIRA L’ALTRA – Berlusconi contro tutti – VIDEO: Delirio di B. “Quelli di sinistra non si lavano e sono sempre incazzati”

DELIRIO BERLUSCONI A CROTONE: QUELLI DI SINISTRA NON SI LAVANO E SONO SEMPRE INCAZZATI

Da: | Creato il: 10/mag/2011

Votare centrodestra alle elezioni amministrative del 15 e 16 maggio per sostenere il governo nel prosieguo della legislatura affinché approvi le riforme attribuendo, fra l’altro, più poteri al premier e meno al Quirinale. Poi, una nuova infornata di sottosegretari grazie alla modifica, già dal prossimo Consiglio dei ministri, della legge Bassanini che ne limita il numero. E parole poco lusinghiere per sinistra e pubblici ministeri.
Sono i messaggi più incisivi lanciati dal premier Silvio Berlusconi ai sostenitori del Pdl in occasione di una manifestazione elettorale per la candidata sindaco a Crotone, in Calabria, Dorina Bianchi.

“Dobbiamo cambiare la composizione della Corte Costituzionale, dobbiamo cambiare i poteri del presidente della Repubblica e, come avviene in tutti i governi occidentali, attribuire più poteri al governo del presidente del Consiglio”, ha detto Berlusconi annunciando presto un provvedimento in Consiglio dei ministri.
“Nonostante le critiche della sinistra presenteremo al prossimo Cdm una legge per l’incremento dei membri del governo per un sottosegretario ad ogni singolo ministero. Per ora noi siamo a 59 membri mentre Prodi ne aveva più di 100 e comunque noi ne avremo sempre meno”, annuncia poi dal palco riprendendo la parola.

Il premier ha ricordato come la recente nomina di nove sottosegretari abbia premiato anche due esponenti calabresi del gruppo dei Responsabili, Antonio Gentile e Aurelio Misiti, annunciando che presto anche un terzo parlamentare calabrese, Giuseppe Galati, entrerà nel governo.
Non manca un riferimento al centrosinistra i cui leader, secondo Berlusconi, “non si lavano” (quasi immediata la replica del segretario del Pd Bersani: “Noi siamo gente seria, e se ci
laviamo poco è perché siamo puliti”), e ai pubblici ministeri di sinistra “malattia della democrazia”. Nel mirino in particolare quelli di Napoli: “Ora che ci sono le elezioni i pm di Napoli hanno chiuso le discariche, io porterei i rifiuti da loro in Procura”. “Siamo intervenuti con l’esercito, speriamo sia l’ultima volta e che con queste elezioni torni il buon governo”, aggiunge.

Aprendo il comizio Berlusconi ha fatto anche una piccola gaffe. “Bisogna far vincere tutti i nostri candidati per far sì che ci sia un grande risultato per sostenere il governo che così potrà continuare per i prossimi due anni la legislatura e fare le riforme finora non possibili per il veto dei nostri ex alleati”, ha esordito il premier riferendosi a Gianfranco Fini e a Pier Ferdinando Casini, usciti ora dalla maggioranza.
L’entusiasmo della campagna elettorale fa però dimenticare al premier che Dorina Bianchi, eletta nel 2008 senatrice nelle file del Pd, è attualmente una parlamentare proprio dell’Udc di Casini che peraltro a Crotone è alleato con il centrodestra.
“Vi nomino missionari. Conservate le vostre energie per andare in cerca di tutti quelli che non hanno ancora capito che si deve per forza votare per noi per rafforzare il governo”, ha precisato Berlusconi in un intervento.

Fuori dall’edificio dove si è svolta la manifestazione elettorale, diverse decine di manifestanti hanno protestato con urla e striscioni contro l’operato del presidente del Consiglio.

Berlusconi contro tutti

Il peggio della Campagna elettorale: Berlusconi a tutto campo, a Crotone attacca ogni istituzione democratica. Tensione sempre più alta sulle Amministrative, trasformate ormai nella disfida di Barletta. Lunedì Bossi dava dello “stronzo” a Fini e a qualche Magistrato

.

di Marco Biagioli

.
A pochi giorni dalle amministrative la campagna elettorale ci offre i suoi peggiori momenti, col Presidente del Consiglio a Crotone e Bossi a Brebbia (lunedì) che, decisamente sopra le righe, indulgono in dichiarazioni che more solito ben poco hanno di politico. È un segno del nervosismo della maggioranza che, dopo aver voluto dare una connotazione politica al voto amministrativo (soprattutto a Milano), sperando di incassare il dividendo dell’immagine di Berlusconi e la sua politica, si sta accorgendo che forse è stata un’operazione a perdere, e quindi calca la mano cercando di radicalizzare lo scontro e portare lo zoccolo duro del suo elettorato a votare compatto.

Ieri a Crotone Berlusconi, a un convegno di sostegno al candidato sindaco Dorina Bianchi, è intervenuto lungamente sui consueti temi, “impreziositi” da qualche chicca.
Dopo gli attacchi alla Magistratura eversiva, ora colpevole di aver anche creato l’emergenza spazzatura a Napoli, il partito dei Giudici, il Presidente della Repubblica e i suoi eccessivi poteri, i troppo scarsi poteri del Presidente del Consiglio (sé stesso ndr), la Corte Costituzionale e le intercettazioni (tutte cose difficilmente ricollegabili alla campagna per il comune di Crotone), Berlusconi si scaglia contro gli ex alleati Fini e Casini, colpevoli di aver agito da quinte colonne, e aver tenuto immobile la maggioranza per troppi anni, impedendogli di fare le riforme. Anche questo argomento, naturalmente già sentito svariate volte, è difficilmente attinente al comune di Crotone, ma risulta originale che sia stato usato proprio in occasione del sostegno a Dorina Bianchi, candidata dell’UDC. Parlando poi dell’opposizione Berlusconi si sofferma sui suoi leader, dicendo che si laverebbero poco, sarebbero sempre “incazzati” e pessimisti, e si spaventerebbero da soli ogni qualvolta si guardino allo specchio.
L’unica parte del discorso in cui effettivamente c’entrasse il comune di Crotone Berlusconi l’ha speso per spiegare che sosteneva la candidata dell’UDC perché è una bella donna “e, come sapete, alle lusinghe delle belle donne non so resistere”, invitando poi gli elettori a portare a votare la nonna, anche se non potesse camminare, per dare un segno di gradimento chiaro e inequivocabile al governo.

Il Berlusconi-fiume arriva il giorno dopo l’intervento di Bossi a Brebbia nel quale anche il Senatùr aveva usato toni estremamente aspri, arrivando a definire Fini “uno stronzo”, epiteto poi riservato anche a “qualche magistrato”.

La politica sembra, dunque, voler proseguire a grandi passi nella china inarrestabile della degenerazione verbale e qualsiasi intervento si trasforma, ormai, in una pioggia battente di insulti e delegittimazioni delle istituzioni e degli avversari. Ci domandiamo, ora, il cittadino di Crotone che dovesse decidere per chi votare, che dovrebbe fare dopo questo tipo di comizi in cui si parla di tutto tranne che del comune di Crotone, dove Crotone o un qualsiasi altro comune d’Italia sono esattamente la stessa cosa; e ci domandiamo anche se, dopo questo comizio, Dorina Bianchi avrà più voti o ne avrà di meno di quelli che avrebbe avuto se non avesse proprio avuto luogo.

Probabilmente in questi giorni il menù sarà sempre lo stesso: attacchi a testa bassa verso tutto e verso tutti fino al giorno prima delle elezioni, quando arriverà l’intervento poco impegnativo di Napolitano che richiamerà, come sempre, al rispetto delle istituzioni e ad “abbassare i toni” e tutti gli daranno ragione, salvo ricominciare come prima, in questo teatrino sempre più squallido di una politica completamente autoreferenziale che mai si dedica ai problemi del cittadino.

.

11 maggio 2011

fonte:  http://www.infooggi.it/articolo/berlusconi-contro-tutti/13129/

fonte immagine

UN PO’ DI HUMOR – Da mesi niente sesso con la moglie “Tutta colpa del gatto guardone”

CIRCONDATI DA ‘SI TANTA TRISTEZZA FINALMENTE UN PO’ DI HUMOR

Da mesi niente sesso con la moglie
“Tutta colpa del gatto guardone”

fonte immagine

A Milano un uomo porta il felino in tribunale: “Mi guarda e mi inibisce, è inquietante”. La moglie: “E’ lui che ha raggiunto la pace dei sensi”. La sentenza: l’animale per tre mesi via dalla stanza da letto. Ma se poi si scopre che non è colpa sua…

.

MILANO – Sembra un soggetto ideale per una commedia all’italiana ma forse neanche Lando Buzzanca sarebbe arrivato a tanto. Mala tempora currunt per gli amici a quattro zampe. Mentre nella rigida Svizzera un povero barboncino viene condannato a morte perché la proprietaria non ha pagato la tassa sul possesso di animali domestici, nella vicina Milano un gatto viene trascinato in tribunale perché fa il guardone. E crea seri problemi al proprietario che, sentendosi osservato, non riesce a consumare come vorrebbe con la legittima consorte.

Protagonista della vicenda, un 66enne che vive nel capoluogo lombardo. Dice che da quattro mesi non riesce ad avere un rapporto sessuale “regolare” con la moglie quarantenne. Colpa del gatto voyeur, che durante le effusioni sta lì a guardare. “Mi mette ansia, è inquietante, mi inibisce”, accusa. In effetti, scambiarsi tenerezze in presenta di terzi, sia pure il gatto di casa, può essere imbarazzante. Ancor più imbarazzante è il fatto che, però, il povero gatto sembra in realtà essere il capro espiatorio di ben altri problemi che l’uomo stenta ad ammettere. E che la moglie, invece, sintetizza con efficacia: “Mio marito si lamenta tanto, ma la verità è che ha raggiunto la pace dei sensi”. Insomma, lui non ce la fa e dà la colpa al gatto. Almeno, così sostiene la signora.

Fatto sta che il povero felino è finito alla sbarra. Insieme alla donna. Davanti al “tribunale” dell’Aidaa, l’Associazione italiana a difesa degli animali e dell’ambiente. Con l’uomo che li accusa entrambi di essere la causa delle sue scarse performance. E chiede che la donna lasci il gatto fuori dalla stanza da letto. Un complotto, insomma, ordito dal gatto e dalla consorte. Un’ignobile macchinazione ai danni del poveretto che invece assicura di essere perfettamente in grado di assolvere ai propri doveri coniugali. Se non fosse per quei due occhi scuri puntati addosso.

Moglie e marito alla fine sono cosi comparsi in udienza riservata davanti al tribunale dell’Aidaa di MIlano. Lui ha parlato di quegli sguardi indiscreti, definendo l’animale “un inquietante guardone”. Lei, senza alcuna remora, ha ribadito: “E’ lui che non ce la fa”. E ha annunciato di non avere alcuna intenzione di allontanare il gatto dalla stanza da letto, nemmeno temporaneamente, visto che il felino da oltre cinque anni dorme con loro. E che non si può pensare che nelle notti d’inverno fa piacere avere quello scaldino sui piedi, mentre quando uno si vuole fare i propri comodi lo prende e lo sbatte in cucina. Sarebbe oltremodo scorretto.

Alla fine, il tribunale ha optato per una soluzione salomonica e transitoria. Nel dispositivo di conciliazione è stato stabilito che il gatto dovrà restare fuori dalla camera da letto per tre mesi, per permettere di valutare se sia davvero lui la causa dell’improvvisa impotenza dell’uomo o se sia dovuta ad altri fattori. Se in questi mesi non sarà provato, oltre ogni dubbio, che il blocco sessuale dell’uomo è dovuto allo sguardo del gatto, allora quest’ultimo sarà riammesso al talamo. E l’uomo dovrà sottoporsi alle visite mediche del caso. O restare in cucina, a mangiare croccantini.

.

07 febbraio 2011

fonte: http://www.repubblica.it/cronaca/2011/02/07/news/gatto_guardone-12172570/?rss

UMORISMO NERO – La Russa, volantini dal cielo sugli afghani

Come se gli afghani non sapessero che i maggiori produttori al mondo di mine siamo noi..

“L’insalata Russa? Mai piaciuta..”

.

Ritratto un combattente che ritorna al villaggio. «Il benessere proviene dalla pace»

La Russa, volantini dal cielo sugli afghani

.

Messaggi anti-mine sul villaggio di Bala Murghab dal ministro in elicottero. «Io come D’Annunzio»

.

 Un giovane afghano a Bala Murghab mostra i volantini lanciati dall'elicottero con a bordo il ministro Ignazio La Russa (Ansa)
Un giovane afghano a Bala Murghab mostra i volantini lanciati dall’elicottero con a bordo il ministro Ignazio La Russa (Ansa)

MILANO – «La Russa come D’Annunzio». A suggerire il titolo è stato lo stesso ministro della Difesa, protagonista in Afghanistan di un volantinaggio dall’elicottero. Il poeta lanciò manifestini su Vienna, il ministro della Difesa li ha lanciati invece sul villaggio di Bala Murghab, nel nordovest dell’Afghanistan, in prossimità nell’avamposto militare italiano guidato dall’8 reggimento alpino.

MESSAGGIO ANTI-MINESpostandosi dalla base di Herat al distaccamento di Bala Murghab, La Russa ha fatto arrivare dal cielo un messaggio rivolto alla popolazione afghana: fate attenzione ai pericoli delle mine e respingete gli «insorti». Dall’elicottero CH-47 italiano sono stati lanciati undicimila di questi volantini ideati, spiegano al comando del contingente, «per supportare la campagna di reintegrazione degli insorti nella società civile promossa ed attuata dal governo di Kabul».

«BENESSERE DALLA PACE»In uno dei volantini è raffigurato un combattente che abbandona la via della violenza e ritorna al suo villaggio. Il messaggio è: «Il benessere proviene dalla pace». Il manifestino comunica sinteticamente che senza le necessarie condizioni di stabilità, il processo di ricostruzione e sviluppo dell’Afghanistan non potrà essere attuato. Viene riportata, inoltre, anche una citazione del Corano: «Il Corano dice, la pace è felicità». Il volantino è stato testato con successo attraverso specifici focus group composti anche da persone analfabete che hanno comunque compreso pienamente il contenuto del messaggio. Il pezzo è stato tradotto nelle due lingue principali, Dari e Pashtu. In un altro volantino si ricorda invece che le mine e gli ordigni esplosivi in generale rappresentano la maggiore minaccia sia per i militari che per la popolazione civile e, dunque, «gli insorti che ne fanno uso costituiscono la principale minaccia – questo il testo del messaggio rivolto alle popolazioni – per le vostre famiglie».

.

Redazione online
24 novembre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/politica/10_novembre_24/la-russa-volantini-afghanistan_7a2d04c8-f7ad-11df-9137-00144f02aabc.shtml

http://www.storiologia.it/aviazione/annunzio.htm

SMARRITO.. CHI L’HA VISTO? – Minzolini: in Rai prevale cultura di sinistra, basta vedere “Annozero”

Il povero Minzo sta smarrendo la ragione.  E non sto scherzando: in quanto operatore nel campo della salute posso dire di star cogliendo i prodromi (qualcuno, gentilmente, gli spieghi il termine) di un irrimediabile tracimamento cerebrale. Di più: se vorrà contattarmi tramite la mail del blog (solleviamociblog@gmail.com) vedrò di suggerirgli i rimedi del caso. Gratis.

mauro

_________________________________

Minzolini: in Rai prevale cultura di sinistra
basta vedere “Annozero”

.

Augusto Minzolini MILANO (26 settembre) – «In Rai la cultura prevalente è a sinistra». Così ha detto il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, intervenendo alla seconda festa nazionale della Libertà a Milano. «In Rai la cultura prevalente è a sinistra, basta vedere Annozero – ha detto -. Se hai quella linea puoi dire molto di più di quello che ho detto io. Se hai una posizione diversa non è consentito». «Io – ha detto Minzolini, che alla Festa ha intervistato il ministro della giustizia Angelino Alfano – non voglio prevaricare e non voglio essere prevaricato».

.

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=120412&sez=HOME_INITALIA

PER SORRIDERE – Facce famose nei musi degli animali

Facce famose nei musi degli animali

.

.

L’eleganza di una gattina per Audrey Hepburn, lo sguardo serioso di un segugio per John Wayne e un criceto per Borat. Facce famose rivisitate con i musi di animali: ci sono Che Guevara, Einstein e lo Jedi, tutti con vibrisse o tartufo umido, nel calendario ideato dall’editore Takkoda e in vendita nelle librerie britanniche.

.

.

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2010/08/28/foto/facce_famose_rivisitate_nei_musi_dei_cani-6569796/1/?rss

IL RITORNO DI VELTRONI… o lettere dall’inferno

IL RITORNO DI VELTRONI… o lettere dall’inferno

.

C’è qualcuno pensava che non sarebbe più tornato? Che avesse capito che in politica se il fallimento è totale e devastante si sparisce, che in un paese democratico, normalmente si fanno i conti con le proprie decisioni e se i conti portano davanti il segno meno se ne trae la conseguenza che è giunto il momento di cambiare? Io sinceramente credevo che questo Veltroni lo avesse capito.

Che tutto sommato, certamente con livore e con astio nei confronti dei “compagni” di partito, avesse capito che dopo quello che la sua idea di politica ha portato al paese sarebbe stato meglio lasciar perdere… e invece no… invece il grande comunicatore, il sindaco d’Italia, torna oggi sul corriere della sera con una bella letterina che segna di fatto il suo ritorno (sotto che veste lo capiremo tra breve) nella politica italiana.

Mi permetto di scrivere agli italiani perché due anni fa, un secolo in questo tempo leggero e bulimico, quasi quattordici milioni di italiani misero una croce sul simbolo che conteneva il mio nome come candidato alla presidenza del Consiglio .

Tecnicamente sarebbe falso, ma semplicemente si appropria del linguaggio berlusconianao… 14 milioni di italiani scelsero il partito uinico a vocazione maggioritaria che lui aveva creato unendo i ds e la margerita più una serie di minuscoli partitucoli in crisi… lui era solo il candidato della coalizione… comunque transeat.

Dopodiché si passa alle recriminazioni in puro stile televisivo, minzolinian-fedista

Sono stato uno dei pochi che si sono fatti da parte davvero (caricandomi responsabilità certo non mie). Non ho chiesto alcun incarico, non ho fatto polemiche, non ho alimentato veleni. Ho semmai taciuto e ingoiato fiele, anche davanti a tante vigliaccherie.

E mi fermo qui. Mi fermo alle parole che scivolano tra parentesi… se le responsabilità non sono certo sue allora di chi sono?

Chi ha scelto di creare un partito formato da due anime assolutamente inconciliabili che è andato in pezzi (l’uscita di Rutelli che si è portato via 1/6 del partito) alla prima occasione utile come prevedibile.

Chi ha scelto deliberatamente di fare il “partito a vocazione maggioritaria” e di scaricare tutti “i pesi morti pseudocomunisti” riuscendo a perdere per strada non solo il 4 per cento che quei partiti avevano recuperato alle elezioni (che sarebbero stati molti di più se si viaggiava in coalizione), ma addirittura a fargli campagna elettorale contro, dicendo che Bertinotti aveva fatto cadere il governo ( quando era stato Mastella prontamente passato dall’altra parte a farlo cadere) riuscendo a fare uscire la sinistra dal parlamento e non guadagnando nemmeno un consenso, anzi perdendo 3 milioni secchi di voti.

Infine chi ha inaugurato la politica del Loft, che si mette alle spalle la politica urlata, che si mette da parte la terribile scena dei partiti che si scannano, che va sul piano del ragionamento e che tende la mano anche a Berlusconi (memorabile una vignetta di Vauro).

Bisogna dirlo, alle elezioni del 2008 la sinistra non ha perso, la sinistra ha fallito ed è entrata in una crisi di identità dalla quale, forse non uscirà mai più.

La responsabilità è tutta di Veltroni e della sua cricca di sodali che non hanno capito nulla di come si muoveva un paese e lo hanno cristallizzato in un’idea di ragionevolezza e conteggio elettorale.

Adesso, come e sempre nella politica anche Veltroni torna… bene, speriamo che nel prossimo governo Berlusconi ci sia spazio anche per lui.

.
per amor di completezza, ecco la lettera di Veltroni:

«Scrivo al mio Paese e vi dico cosa farei»

http://antoniovergara.files.wordpress.com/2008/01/veltroni-pinocchio-cover-exc.jpg

.

Rischiamo che questa monarchia livida sia sostituita da una pura difesa dell’esistente. Si va incontro a suggestioni di democrazia autoritaria del sistema russo o cinese

Caro Direttore, scrivo al mio Paese. Scrivo agli italiani che tornano a casa, a quelli che non si sono mossi perché lavoravano o perché non possono lavorare. Scrivo agli imprenditori che fanno e rifanno i conti della loro azienda chiedendosi perché metà del loro lavoro di un anno debba andare a finanziare uno Stato che non riesce a finire da sempre la costruzione di un’autostrada come la Salerno-Reggio Calabria o che alimenta autentici colossi del malaffare come quelli emersi
in questi mesi.

(Ansa)
(Ansa)

Scrivo ai lavoratori che sentono che si è aperto un tempo nuovo e difficile, in cui, per resistere alla pressione di una globalizzazione diseguale, dovranno rinegoziare e ritrovare un equilibrio nuovo tra diritti e lavoro. Scrivo ai nuovi poveri italiani, i ragazzi precari, che arrivano a metà della vita senza uno straccio di certezza, senza un euro per la pensione, senza un lavoro sicuro, senza una casa, senza la sicurezza di poter mettere al mondo dei figli. E senza che politica e sindacati si occupino di loro.
Mi permetto di scrivere agli italiani solo perché sento di avere un minimo di titolo per farlo. In fondo due anni fa, un secolo di questo tempo leggero e bulimico, quasi quattordici milioni di italiani fecero una croce sul simbolo che conteneva il mio nome come candidato alla presidenza del Consiglio. Se un milione e mezzo dei 38 milioni di votanti avesse scelto il centrosinistra riformista invece di Berlusconi ora saremmo noi a guidare il Paese.

Ma non è successo, per tanti motivi. Come cercherò altrove di approfondire, credo più per ragioni profonde e storiche che per limiti di quella campagna elettorale che si concluse con il risultato elettorale più importante della storia del riformismo italiano. Non è successo e dopo alcuni mesi io mi feci da parte. Forse è questo l’altro titolo per il quale sento di potermi rivolgere al mio Paese. Sono stato tra i pochi che si sono fatti da parte davvero (caricandomi responsabilità certo non solo mie). Non ho chiesto alcun incarico, non ho fatto polemiche, non ho alimentato veleni. Ho semmai taciuto e ingoiato fiele, anche di fronte a varie vigliaccherie.

Cosa sta succedendo a noi italiani? Abbiamo trascorso la più folle e orrenda estate politica che io ricordi. Una maggioranza deflagrata, un irriducibile odio personale e politico tra i suoi principali contraenti, toni e giudizi che si scambiano non tra alleati ma tra i peggiori nemici. E poi dossier, colpi bassi, una orrenda aria putrida di ricatti e intimidazioni che ha messo in un unico frullatore informazione, politica e forse poteri altri costruendo un mix che non può non preoccupare chi considera la democrazia come un insieme di regole, di valori, di confini. Il Paese assiste attonito allo sfarinarsi della maggioranza solida che era emersa dalle urne, a ministri che sembrano invocare freneticamente la fine della legislatura, nuovi voti, nuovi conflitti laceranti. Mentre stanno per essere messe in circolo emissioni consistenti di titoli pubblici per finanziare il nostro abnorme debito pubblico chi governa questo Paese sembra dominato dal desiderio della instabilità. E, tutto, senza una parola di autocritica. Chi ha vinto le elezioni e ne provoca altre neanche a metà delle legislatura vorrà almeno dichiarare il proprio fallimento politico?

L’alleanza di centrodestra sembra immersa nello scenario dei Dieci piccoli indiani di Agatha Christie. Prima l’abbandono di Casini, ora la irreversibile crisi con Fini. Le forze più moderate hanno abbandonato uno schieramento sempre più dominato dalla logica puramente personale degli interessi di Berlusconi e dallo spirito divisivo di una Lega che alimenta ogni forma di egoismo sociale con lo sguardo solo al tornaconto elettorale immediato. Con effetti che già registriamo nel sentire diffuso e nei comportamenti. Un Paese che smarrisce il suo senso di comunità, la sua anima solidale, la sua coscienza unitaria finisce con lo sfarinarsi violentemente.

Quella che stiamo vivendo è una profonda crisi del nostro sistema. Era la mia ossessione quando guidavo il Pd. Mi angoscia l’idea che la democrazia rischi sotto la pressione delle spinte populistiche e dei conservatorismi di varia natura. E la crisi di questi mesi rafforza una distanza siderale tra la vita politica e i reali bisogni dei cittadini e della nazione. Berlusconi forza costantemente e pericolosamente i confini immaginando di vivere in un regime che non esiste. Se ci fosse un semipresidenzialismo lui certo non potrebbe disporre, ciò che è già una insopportabile anomalia oggi, di giornali e tv con i quali promuovere se stesso e randellare i suoi avversari. Ma neanche quella che su questo giornale è stata giustamente definita la «repubblica acefala» può fare sentire al Paese che il sistema politico tempestivamente ascolta, comprende, decide. Indeterminatezza di tempi, modalità, sedi di decisione hanno accompagnato anche altre stagioni politiche.

(LaPresse)
(LaPresse)

Questo è il rischio che corriamo, l’alternativa tra una monarchia livida e una pura difesa dell’esistente. E tra i cittadini rischia di rafforzarsi l’idea che di fronte alla velocità del nostro tempo, dei suoi repentini mutamenti sociali e finanziari, a essere più «utile» sia un sistema che decide, qualsiasi esso sia. Il rischio è che si faccia strada, anche in Occidente, quella suggestione di «democrazia autoritaria» che è già una realtà in sistemi, come quello russo o, in forma diversa, in quello cinese, che stanno segnando il tempo della fine dei blocchi. La possibilità che la società globale porti con sé un principio di disunità e che questo reclami poteri centrali forti e semplificati è molto di più di un rischio. Rimando per una analisi più compiuta al volume di John Kampfner Libertà in vendita o al bellissimo lavoro di Alessandro Colombo La disunità del mondo. In una società globale una democrazia che non decide è destinata a soccombere. Ma in una società globale la suggestione autoritaria si scontra con una irrefrenabile esigenza di libertà, libertà di sapere, dire, pensare.

Dunque l’unica strada che i veri democratici devono percorrere è quella di una repubblica forte e decidente. Ma questa comporta profonde e coraggiose innovazioni, nei regolamenti delle Camere, nell’equilibrio dei poteri tra governo e Parlamento, nelle leggi elettorali, nella riduzione dell’abnorme peso della politica, nella soppressione di istituzioni non essenziali. Bisogna semplificare e alleggerire, bisogna considerare il tempo delle decisioni come una variante non più secondaria. E, soprattutto, l’Italia, tutta, deve ingaggiare una lotta senza quartiere alla criminalità che succhia ogni anno 130 miliardi di euro alle risorse del Paese. Non basta che si arrestino i latitanti. La mafia è politica, è finanza. La mafia compra e condiziona. La mafia invade tutto il territorio e credo che ora, guardando le cronache di Milano o di Imperia, ci si accorga finalmente che non è un problema della Kalsa di Palermo o una invenzione di Roberto Saviano, ma una spaventosa realtà che altera il mercato, distorce la concorrenza, limita la libertà delle persone.

Le culture di progresso non possono declinare solo un verbo: difendere. Agli italiani non sembra di vivere in un Paese da conservare così come è. Un Paese che non ha una università tra le prime cento del mondo (dopo averle inventate), che ha una metà, meravigliosa, di sé sotto il condizionamento di poteri criminali, che ha evasione altissima e altissima pressione fiscale, che ha una amministrazione barocca e il primato dei condoni, che scarta come un cavallo l’ostacolo ogni volta che deve sfidare sondaggi e corporazioni. Un Paese fermo, che ha bisogno di correre. Che ha bisogno di politica alta, ispirata ai bisogni della nazione. Non è retorica. Parri, De Gasperi, Moro, Ciampi, Prodi e altri hanno dimostrato che si può stare a Palazzo Chigi per servire gli italiani. Bene o male, ma servire gli italiani. Non se stessi.

Spero che si concluda rapidamente l’era Berlusconi. Ma forse con una visione opposta a quella di alcuni protagonisti della vita politica italiana. Spero che finisca questo tempo non per tornare a quello passato. Non per mettere la pietra al collo al bipolarismo e riportare l’orologio ai giorni in cui pochi leader decidevano vita e morte dei governi, quasi sessanta in cinquanta anni, come l’andamento del debito pubblico testimonia in modo agghiacciante. Anche perché quei partiti avevano storie grandi che affondavano nel Risorgimento o nelle lotte bracciantili e quei leader avevano fatto, insieme, la Resistenza o la Ricostruzione. Berlusconi è stato un limite drammatico per il bipolarismo, perché la sua anomalia (una delle tante, troppe della storia italiana) ha costretto dentro recinti innaturali, pro o contro, una dialettica politica che avrebbe potuto e dovuto esprimersi nelle forme tipiche della storia del moderno pensiero politico occidentale. Senza Berlusconi in Italia potremo finalmente avere un vero bipolarismo, schieramenti fondati sulla comunanza dei valori e dei progetti, capaci di riconoscersi e legittimarsi reciprocamente in un Paese con una politica più lieve e perciò più veloce ed efficiente nella capacità di decisione del suo sistema democratico. Solo così sarà possibile affrontare, in un clima civile, l’indifferibile esigenza di ammodernamento costituzionale per dare alla democrazia la capacità di guidare davvero la nuova società italiana. Se saremo invece tanto cinici da pensare che il declino di Berlusconi possa aprire la strada a un nuovo partitismo senza partiti e alla sottrazione ai cittadini del potere di decidere il governo, finiremo con l’allungare l’agonia del berlusconismo e l’autunno italiano.

In questa estate orrenda non per caso la frase più citata dai leader politici è stata «Mi alleo anche con il diavolo pur di…». Lo ha detto Calderoli parlando del Federalismo, lo hanno detto alcuni leader del centrosinistra parlando della necessità di una santa alleanza contro Berlusconi. Io rimango dell’idea che invece le uniche alleanze credibili, prima e dopo le elezioni, siano quelle fondate su una reale convergenza programmatica e politica. In fondo il repentino declino del centrodestra conferma proprio questo. È giusto semmai che, in caso di crisi di governo, si cerchino soluzioni capaci di fronteggiare per un breve periodo l’emergenza finanziaria e sociale e di riformare la legge elettorale dando forma, per esempio attraverso i collegi uninominali e le primarie per legge, a un moderno e maturo bipolarismo. Perché poi, alle elezioni prodotte dal dissolvimento della destra, si presenti uno schieramento alternativo capace di assicurare all’Italia quella stagione di vera innovazione riformista che questo nostro Paese non ha mai conosciuto. Perché questo Paese deve uscire dall’incubo dell’immobilità che perpetua rendite e povertà. Deve conoscere un tempo di radicale, profondo cambiamento. È questo, da decenni, il frutto dell’alternanza nei diversi Paesi europei.

Il nostro è un meraviglioso Paese. Amare l’Italia e gli italiani dovrebbe essere una precondizione per partecipare alla vita politica. Chiunque alzi gli occhi nella Cappella Palatina di Palermo o nella galleria di Diana di Venaria Reale non può non sentire tutto intero l’orgoglio di essere figlio di questo Paese e della sua straordinaria e travagliata storia. Lo stesso orgoglio che si prova pensando agli italiani che lavorano per la nazione, imprenditori od operai, insegnanti o poliziotti. Per questo il nostro Paese merita di più. Merita di più dei dossier e dei veleni. Di più della politica ridotta a interesse di un leader. Di più delle alleanze con il diavolo. Il nostro Paese deve smettere di vivere dominato solo da passioni tristi. È difficile. È possibile.

Walter Veltroni
24 agosto 2010
.
Uolter mai cresciuto (foto di Michelangelo Giuliani)
..
Fondamentalmente, per me, l’errore di Uolter è stato quello di credersi un politico.. Era meglio se restava nel Paese dei Balocchi.
mauro

IO, Berluskonovic

http://photos-e.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc3/hs097.snc3/16465_1288465938141_1424984617_30829045_3334411_n.jpg

BERLUSCONI-PUTIN
Il fuori onda del Piccolo padre

.

di Stefano Benni
.

.
Scena: la basilica di San Pietro. Una strana sagoma avvolta in un mantello nero striscia fino ai confessionali. Si toglie il mantello. È il premier Berlusconi Si mette un cuscino sotto le ginocchia e accosta il volto alla grata.
-Padre, mi devo confessare.
-Parli pure cavaliere: ancora quella storia delle escort ?
-No padre, quella è roba da niente. Mi sta capitando qualcosa di molto più grave.
-Non si preoccupi. Se le leggi degli uomini prevedono indulgenze e scappatoie, anche la legge di Dio perdona. Diciamo che una bella offerta alla Opus Dei vale quasi come un lodo Alfano.
-Qui non è il solito bieco complotto di altri , stavolta il problema è dentro di me…
-Non capisco…plane et aperte loqui, nec de re obscura
-Non parli come una toga rossa. Padre. Io ho scoperto che…che. ..
-Ebbene parli pure presidente, non esiti, si liberi del suo avviso di garanzia celeste…del suo peso, insomma
-Io ho scoperto…di essere comunista…nel senso peggiore del termine… direi quasi..stalinista, ecco.
-Ma è impossibile!
-È un incubo. È cominciato tutto con Putin. Lei non lo conosce, è un figo irresistibile, un vero leader, lui sì che può fare tutto senza rendere conto a nessuno. Ad esempio non dice «frequento casualmente le escort» dice proprio «sono un puttaniere». Lui i giornalisti rompiballe li fa star zitti davvero. Lui fa patti con la mafia e nessuno gli chiede perché, mentre a me mi mettono in croce . Insomma, quando vado in Russia e mi metto il colbacco fino ai piedi, mi sento a casa e non vorrei più venire via…
-Ma io pensavo che le piacesse l’Italia…
-L’Italia è un paesucolo irriconoscente che non sa riconoscere la mia grandezza. Putin è come me, viene dal mondo del lavoro, ha mandato avanti un azienda con milioni di impiegati, il Kgb. È un uomo generoso, mi ha regalato un letto a tre piazze, anzi come ha detto lui, a tre piazze Rosse. È un leader pieno di humour e non deve spiegare le sue battute come devo fare io in Italia. Ma soprattutto lui e gli altri dittatori dell’est hanno il consenso popolare congelato. Come dice giustamente il compagno Napolitano, se hanno la maggioranza, nessuno li tocca. Ma anche se hanno la minoranza, o un trenta per cento come me, nessuno può rimuoverli. Possono anche truccare le elezioni, se vogliono. Lì l’immunità è una cosa seria. E hanno quei bei mausolei, quelle statue gigantesche,come piace a me…
-Eppure una volta ce l’aveva a morte con loro.
-Sì padre, ma in realtà. io ce l’ho con tutti quelli che contestano l’intoccabilità divina del mio potere. Li chiamo comunisti, ma andiamo, non ci crede più nessuno. Il vecchio comunismo io l’ho studiato, era un’azienda seria, una holding di potere efficientissima, Senza tempi morti, e camere e senati e Fini e Casini tra i piedi. Avevano una formidabile polizia segreta, mentre io mi devo accontentare di qualche giornalista spia. Gli intellettuali si potevano strozzare e nessuno diceva niente. Un solo partito monolitico e nazionalista del nord-est , altroché l’ appoggio della Lega. Mentre io devo fingere di essere democratico, è uno sforzo che mi spossa…
-In effetti lei mi sembra un po’ stanco…
-Stanco? Non ne posso più. Ma guardi se Stalin aveva i miei problemi con le donne! Mica doveva versare gli alimenti alla moglie. E se aveva un alleato infido chiamava Berija e trac, sistemato. Io chi mando a sistemare Fini? Bondi che lo tortura con le poesie?
-Cavaliere, lei sta dimenticando che il comunismo era ateo…
-Certo, e infatti non si perdeva tempo ogni giorno coi problemi della libertà di coscienza e le staminali e il crocefisso e i matrimoni gay, che palle. Il futuro è a est, padre! Il futuro è dei Lukashenko di Aliyiev e Nazarbajev. Veri virili tirannelli che non devono rendere conto a nessuno, nemmeno, scusi, a voi del Vaticano…
-Ma che eresie dice!
-Padre, la Russia è il paese per far soldi! Lì hanno il gas. Io vado pazzo per il business del gas. Quei meraviglioso gasdotti, li voglio tutti. Altroché ponte di Messina, io faccio un ponte – gasdotto dalla Sicilia a Berlino. E da lì ,abbiamo davanti solo la Polonia…
-Questa l’ho già sentita
-Insomma, cosa dovrei fare? Il mondo non mi ama. L’America ha eletto un negretto che ce l’ha su con ogni forma di privilegio economico, i giornali europei ci sputtanano ogni giorno, la Cina con la pena di morte ci batte in sicurezza il Giappone sta comprando le televisioni di tutto il mondo e tra poco dovrò sostituire Minzolini con una geisha. Ci resta solo la gloriosa Russia erede dello stalinismo, nuova culla del capitalismo. La Russia dove la povera gente è bastonata da anni, abituata al freddo, alla fame, alla sofferenze. Non hanno tante pretese come da noi. Da loro se hanno due milioni di disoccupati ,neanche ci fanno caso. E poi hanno il calcio migliore. Il Chelsea di Abramovic e le squadre siberiane giocano meglio del Milan. No , padre è ora di cambiare!
-E cioè?
-Uscirò dalla Nato e chiederò l’annessione alla grande madre Russia. E fonderò in Italia il partito unico obbligatorio, il partito berluscevico. Ho già un programma: Fini e Di Pietro in manicomio , chiusura dei giornali, dei sindacati e un milione di betulle al posto dei tribunali. Finalmente il mio grande destino sta per compiersi! Maledetti ingrati, non mi scaricherete! Io Silvio il piccolo padre, lo zar, l’uomo di acciaio…
-Lei ha le idee confuse, si calmi…
-Non parli così, o dovrò considerarla un disfattista al servizio della controrivoluzione internazionale. Il partito berluscevico farà giustizia dei traditori come lei. La mando a fare il parroco a Omsk o a Imola. La strozzo con le mie mani!
-Quand’è così la assolvo.
-Grazie padre. Allora, posso far fuori Fini?
-No
-Posso mandare i carri armati contro il No B-day?
-No, si faccia insegnare le nuove strategie di piazza da Putin.
-Lei è veramente un ottimo consigliere. Allora da domani io sono ufficialmente lo zar Berluskonovic. Io ho fatto molto contro i comunisti, quindi posso anche essere un po’ comunista, io ho fatto molto contro la mafia, quindi…
-Basta così cavaliere, il suo tempo è scaduto. Dopo di lei c’è Rutelli, quello parla per tre ore e mezzo. La assolvo. Tre pater tre ave e tre milioni di euro sul nostro conto a Ginevra. Vada con se stesso…
-Grazie padre. È bello sapere che c’è un luogo ove confidarsi senza trovare sui giornali o in video tutto quello che hai detto. La ringrazio di avermi ascoltato, padre… posso sapere il suo nome?
-Padre Registro… dell’ordine dei Beati Microfonati…
-Che strano nome. Beh, arrivederci, anzi amen, anzi dasvidania…
Il cavaliere se ne va. Dal confessionale escono due tecnici con telecamere e registratori, e un sacerdote trionfante, che subito parla al telefonino:
-Santità? Santità? Buone notizie. Anche noi, finalmente, abbiamo un fuori onda!
.

Fonte: http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/ricerca-nel-manifesto/vedi/nocache/1/numero/20091204/pagina/01/pezzo/266208/?tx_manigiornale_pi1[showStringa]=stefano%2Bbenni&cHash=b4e3993bb7

Ballarò e TG4: poca politica, molta maleducazione e un po’ di buonumore…

BALLARO’ – LA BINDI RISPONDE A BERLUSCONI SUI FATTI ATTUALI DEL GOVERNO 27/10/09

.

BERLUSCONI ALZA LA VOCE A BALLARO’ ED E’ LITE

.

Berlusconi irrompe contro Ballarò,contro Floris e la tv pubblica..

.

La Russa VS De Gregorio & Bindi (Ballarò 27/10/09)

.

.

meno male che…

Crozza su Marrazzo e sul Berlusconi scarlattinato (Copertina Ballarò 27/10/09)

.

ma anche…

Emilio Fede – TG4 – La canzone comunista

.

La democrazia non è certo la caratteristica principale di questa maggioranza al governo… pare che il loro motto preferito sia “interrompi l’altro”. Certo che se per aver ragione basta alzare la voce… a me viene in mente qualcun altro, qualche decina di anni fa, che urlava… alla fine, mi sembra proprio il caso di dire “meno  male che c’è Crozza!” elena