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Aereo caduto nel ’92, riaperta l’indagine, uno dei due morti era testimone Ustica / Sandro Marcucci: Uno strano “incidente”

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Sandro Marcucci – fonte

Aereo caduto nel ’92, riaperta l’indagine
uno dei due morti era testimone Ustica

Si tratta dell’ex pilota  militare Sandro Marcucci, perito in seguito all’incidente avvenuto a Campo Cecina.  L’ipotesi della procura di Massa è che a bordo del velivolo ci fosse un ordigno

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La procura di Massa ha riaperto un’inchiesta sull’incidente aereo nel quale morirono, il 2 febbraio 1992 a Campo Cecina, i piloti Alessandro Marcucci e Silvio Lorenzini. Il pm Vito Bertoni indagherà per omicidio contro ignoti.Nello scorso mese di settembre, l’ associazione antimafia ‘Rita Atria’ aveva presentato un corposo esposto per chiedere la riapertura delle indagini contestando la tesi ufficiale secondo la quale i due piloti del velivolo antincendio erano morti in seguito a un incidente.

Alessandro Marcucci era un ex pilota dell’aeronautica militare coinvolto come testimone nell’inchiesta per la strage di Ustica.
Secondo l’associazione antimafia, l’incidente non fu causato da una “condotta di volo azzardata, così come sostennero invece le conclusioni della commissione d’inchiesta tecnica nominata dal ministero dei trasporti, addebitata al pilota Sandro Marcucci”, bensì fu uno “strano incidente, che verosimilmente, potrebbe essere attribuito a un attentato attuato con un ordigno al fosforo posto nel cruscotto del velivolo”. (23 febbraio 2013)

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fonte firenze.repubblica.it

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Sandro Marcucci

Quello Strano Incidente 

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Il 2 Febbraio 1992 Sandro muore in un singolare incidente aereo, mentre era impegnato in una missione di vigilanza antincendio, a bordo di un piper della Transavio al servizio della Regione Toscana. Il velivolo precipitò durante una serie di virate su alcuni fuochi (due ne accerterà la Commissione ed è importante ricordare questo numero) accesi imprudentemente da residenti o villeggianti in zona Campo Cecina località Colareta, sul versante ovest dei monti delle Alpe Apuane alle spalle di Massa e Carrara.

Una giornata limpida e con assenza vento (altra circostanza importante come vedremo perche’ rilevata da vari testimoni e dal rapporto dei Carabinieri, ma incomprensibilmente alterata nella relazione della perizia tecnicoformale), e durante la esecuzione di una manovra di assoluta routine. Con lui cadde anche l’osservatore Silvio Lorenzini, situato sul velivolo nel sedile posteriore avendo lo stesso una configurazione in tandem dei due posti disponibili a bordo. Lorenzini sara’ ritrovato ustionato ma ancora in vita ad alcune decine di metri dall’aeroplano (anche qui potrete valutare il comportamento della Commissione peritale che si e’ ben guardata dal definire correttamente la posizione al suolo del corpo di Silvio rispetto al punto di impatto finale del velivolo, quasi ciò non costituisse un particolare di rilevante importanza ai fini della comprensione della dinamica dell’accaduto). Silvio morira’ trentatre giorni dopo l’incidente, anch’egli in circostanze strane, se non oscure, proprio quando sembrava aver superato una fase delicata del percorso medico di ristabilimento in salute.

Non andrà dimenticato, nel seguire la parte finale di questo capitolo, con la minuziosa analisi dell’incidente e della volgare perizia tecnico formale che ne attribuirà la responsabilità esclusiva a Sandro, che il volo di intervento antincendio non era stato richiesto per la zona in cui poi l’aereo sarebbe precipitato, ma per una zona sul versante opposto della montagna nel territorio della Garfagnana. Solo dopo essersi levati in volo Sandro e Silvio sarebbero stati dirottati sulla zona dove sarebbero caduti. Ma questa circostanza non e’ stata neppure presa in esame (e dunque nemmeno analizzata per la individuazione di chi e perche’ avesse innescato una simile disposizione) dal Magistrato, tale Dott. Puzone.

L’Immagine ci mostra invece come quel Sandro vitale che abbiamo appena visto venisse ridotto dalla azione omicidiaria consumata nei suoi confronti: un tragico tizzone umano consumato dal fuoco, che giace sulla schiena sotto i rottami del suo aeroplano capolvolto. E capiremo piu’ avanti come quella condizione di ribaltamento del velivolo non fosse indifferente per la comprensione della dinamica dell’evento tragico.

E’ questa la foto pubblicata in prima pagina da Il Tirreno che scatenò una mia ulteriore indagine e mi portò a concludere che si fosse trattato di un omicidio, come vedremo in seguito.

Fin d’ora possiamo tuttavia osservare come la foto ci mostri la strana posizione e condizione del cadavere: quello cioe’ di una persona “seduta” e con le gambe ancora piegate in quella posizione “seduta” benche’ nulla, a ben vedere, ne ostacolasse il rilassamento (esse non appoggiano infatti contro alcuna struttura del velivolo) ed il loro rilascio verso una totale distensione. E’ dunque l’immagine del cadavere di un uomo che necessariamente e’ bruciato quando ancora si trovava seduto ai comandi del velivolo, venendo cristallizzato dal fuoco in quella posizione. Ed e’ importante segnalare come quel cadavere completamento arso sia costretto tra i rottami in alluminio del velivolo, che non mostrano pero’ segni di essere stati esposti al fuoco.

E’ una persona a cui mancano entrambi i piedi, sicche’ le gambe appaiono come moncherini arsi (uno dei due piedi sara’ ritrovato solo poco prima della inumazione tra i rottami frettolosamente asportati dal luogo dell’impatto). Mancano anche le mani. Una delle mani sarebbe stata ritrovata solo alcuni mesi dopo l’incidente tra la vegetazione. Di quella mano, ebbe a dire il testimone che la ritrovò, nessuno avrebbe saputo dire quale fine gli fosse stata riservata. Di certo e’ finita in qualche immondezzaio, non essendo stata mai restituita neppure ai familiari per la sua inumazione.

La foto del cadavere di Sandro mostra in realta’, per una comprensibile condizione di prospettiva fotografica, una persona a cui manca apparentemente la sola mano del braccio destro visibile ed il piede della sola gamba destra visibile. E’ inoltre importante vedere come il corpo giaccia in direzione del tutto opposta a quella del relitto cioe’ con il volto ed il corpo rivolti verso la coda dell’aeroplano e non verso il suo muso.

Anche il verbale di primo sopralluogo dei Carabinier tende ad evidenziare questa strana circostanza e quella innaturale posizione “seduta” ed “anomala” (nella direzione “avanti dietro”) del cadavere.

Il corpo e’ raccolto tra i rottami del velivolo ai piedi del tronco di un albero resinoso contro il quale aveva impattato nella fase finale della precipitazione, gia’ capovolto su se stesso, scivolando poi verso terra, con un effetto di scuoiatura e scortecciamento del tronco stesso. E tuttavia quel tronco resinoso appare ancora bianco ed non attaccato da fiamme e fumi tanto da apparire in tutto il biancore del suo nucleo scortecciato.

Dunque quel fuoco che la commissione ritiene ed afferma si sia sviluppato al suolo solo dopo l’impatto finale e che sarebbe stato capace di ardere fino alle ossa il cadavere ai piedi di quell’albero, avrebbe avuto la singolare capacita’ di non aggredire la pianta resinosa, neppure annerendola di fumo, e di non fondere le strutture in alluminio a diretto contatto con il cadavere. Queste prime rilevazioni ci dicono che quanto affermato dalla perizia sull’incidente, e cioé che il velivolo fosse prima precipitato, e solo in seguito fosse esploso l’incendio devastante, era ed è una ipotesi grossolana ed assolutamente infondata.

Avevo intravisto quella foto sulla pagina de IL Tirreno che riportava la notizia ”dell’incidente”. Mi diedi un gran da fare per conoscere il nome del fotografo ed un suo riferimento per ottenere i negativi di quella foto e di altre se ve ne fossero state. Informazioni che riuscii ad ottenere grazie a due redattori del giornale che mi sarebbero stati poi molto vicini nelle battaglie successive per cercare di ottenere verità e giustizia per Sandro: Giuliano Fontani e Gianfranco Borrelli. Quando riuscii a comunicare con il reporter questi accetto’ di darmi tutta la serie fotografica che aveva scattato, precisandomi che la Magistratura non aveva richiesto quelle foto, essendosi certamente affidata ai rilievi fotografici effettuati dai Carabinieri (rilievi che però nel fascicolo non compaiono, almeno per quanto riguarda lo “studio” della scena finale e del cadavere. E altrove nel fascicolo si potrà constatare come la Commissione non abbia avuto, inspiegabilmente, il consenso del Magistrato – che ne rigettava l’istanza di visura – alla visione e valutazione dei rilevamenti fotografici effettuati dai Carabinieri).

Il reporter volle solo in cambio che io gli consentissi di eseguire alcune foto su di me, all’interno della mia libreria, cosa che gli lasciai fare senza alcuna vanità; ma solo per entrare in possesso di quella terribile sequenza fotografica sul cadavere di Sandro. E solo piu’ tardi capii il senso di quel servizio fotografico su di me quando, incontrandolo di nuovo, egli mi avrebbe detto di aver “venduto bene” quel servizio ad alcune testate per gli eventuali “coccodrilli”. Si tratta di quei materiali che vengono acquisiti ed archiviati su persone o fatti dei quali si sia cosi’ pronti a stampare profili e memorie in caso di avvenimenti tragici che coinvolgano i medesimi soggetti.

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fonte ritaatria.it

15 luglio 2012, BOLOGNA, IL CONCERTO – La sfida di Daria Bonfietti “Spiegherò Ustica a Patti Smith”

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La sfida di Daria Bonfietti
“Spiegherò Ustica a Patti Smith”

La “sacerdotessa del rock” suonerà stasera davanti al Museo della Memoria della strage del 27 giugno 1980. Prima, visiterà il relitto dell’aereo assieme al sindaco e alla presidente dell’Associazione parenti delle vittime

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DI SABRINA CAMONCHIA

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Patti Smith non ha mai varcato la soglia del Museo per la Memoria di Ustica. Lo farà questo pomeriggio, in un incontro privato, accompagnata dal sindaco Virginio Merola e da Daria Bonfietti che da quel maledetto 27 giugno 1980 si batte con ostinazione per la piena verità sulla strage che ha ucciso 81 persone in volo verso Palermo sul DC9 Itavia. Ospite dell’associazione Parenti delle vittime della strage di Ustica, di cui Bonfietti è presidente, l’artista americana terrà questa sera il Concerto per la Memoria, proprio davanti a quel museo che conserva, in una sorta di religiosità laica, i resti dell’aereo precipitato in mare 32 anni fa.

Signora Bonfietti, con il live di stasera di Patti Smith fate un bel regalo a Bologna
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«Sbaglia. Questo è un grande regalo che l’artista ci consegna davanti al Museo di Ustica, davanti al suo relitto e davanti all’opera di Christian Boltanski. Noi parliamo sempre di memoria, e in particolare lo facciamo ormai ogni estate, dal 27 giugno, giorno dell’anniversario della strage, al 10 agosto lasciando parlare i tanti linguaggi dell’arte. E mai come oggi questo concerto si addice a questo luogo».

Come si racconta a una venerata sacerdotessa del rock, intensa e spirituale, una delle pagine più brutte e ancora non chiare della storia d’Italia?

«Oltre a essere una grande del rock da tantissimi anni, sapendosi sempre rinnovare, Patti Smith è una grande donna che ci ha regalato magnifiche emozioni con la sua voce rabbiosa, le sue liriche dolenti e visionarie, le sue interpretazioni. Sentiamo davvero di assomigliarle, la nostra battaglia nel fare memoria è anche la sua».

Concerti, teatro contemporaneo, poesia: la sua associazione sembra dirci che la via della giustizia passa anche attraverso l’arte. È così?

«Nel parco della Zucca di via di Saliceto non possiamo fare altro che eventi di grande spessore culturale e simbolico. Tutte le nostre iniziative non sono fine a se stesse: vogliono non solo indurre il pensiero e la memoria, ma anche sollecitare un momento di riflessione maggiore da parte del governo del nostro paese, perché se ancora oggi non sappiamo chi abbia abbattuto un nostro aereo civile in tempo di pace, questo rappresenta un grande problema di dignità nazionale».

Patti Smith vi è “umanamente” vicina. Quali sono i vostri sentimenti?

«Sapere che Patti Smith è al nostro fianco in questa battaglia per la verità ci fa davvero sentire meno soli».

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fonte bologna.repubblica.it

NOTTE CRIMINALE – Ustica: una storia scritta male. Intervista a Fabrizio Colarieti / FILM COMPLETO: Il Muro di Gomma (la strage di Ustica)

NOTTE CRIMINALE – Ustica: una storia scritta male. Intervista a Fabrizio Colarieti

Caricato da in data 25/giu/2011

Trentuno anni fa (quasi 32, ad oggi; n.d.m.) il Dc9 IH-870 precipitava nelle acque di Ustica. Da quel 27 giugno 1980 i perchè intorno al volo Itavia e la tragedia dei cieli si sono moltiplicati. Una verità che Fabrizio Colarieti, un esperto del caso (www.stragi80.it), cerca da tempo…Ascoltiamolo…

Il Muro Di Gomma

il film completo


Pubblicato in data 12/apr/2012 da
Il Caso Ustica ,Film

STRAGE DI USTICA – Il tribunale Palermo: «Dc9 Itavia fu abbattuto durante azione di guerra» / VIDEO: Strage di Ustica: la verità negata

Strage di Ustica: la verità negata

Caricato da in data 25/giu/2010

Rai.tv presenta in esclusiva il documentario di Giulia Foschini e Marco Melega, andato in onda su RAI 2 nella puntata dedicata alla strage Ustica de “La storia siamo noi”.
GUARDA LA PUNTATA INTEGRALE: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-945ed5b5-d6b0-4fa2-b1f…

Ustica, tribunale Palermo: «Dc9 Itavia fu abbattuto durante azione di guerra»

Le motivazioni della sentenza che ha condannato Difesa e Trasporti a risarcire i familiari delle vittime con 100 milioni

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ROMA – Un missile o la collisione contro un caccia. E’ per questo che il Dc9 dell’Itavia è precipitato nel mare fra Ustica e Ponza il 27 giugno del 1980 uccidendo 81 persone. E’ questa la conclusione del giudice Proto Pisani del tribunale di Palermo nelle motivazioni della sentenza con cui ha condannato i ministeri della Difesa e dei Trasporti al risarcimento dei familiari delle vittime di Ustica conuna cifra intorno ai cento milioni di euro.

C’era un’azione di guerra nel cielo di Ustica la notte del 27 giugno del 1980, quando il Dc9 precipitò. «Tutti gli elementi considerati – scrive il giudice Paola Proto Pisani nelle 200 pagine di motivazione depositate oggi – consentono di ritenere provato che l’incidente accaduto al DC9 si sia verificato a causa di un intercettamento realizzato da parte di due caccia, che nella parte finale della rotta del DC9 viaggiavano parallelamente ad esso, di un velivolo militare precedentemente nascostosi nella scia del DC9 al fine di non essere rilevato dai radar, quale diretta conseguenza dell’esplosione di un missile lanciato dagli aerei inseguitori contro l’aereo nascosto oppure di una quasi collisione verificatasi tra l’aereo nascosto ed il DC9». Dalla motivazione della sentenza, resa pubblica dagli avvocati Alfredo Galasso e Daniele Osnato, si trae un quadro completo di tutti gli atti emersi durante il procedimento penale, riproposti al vaglio del processo civile da parte dei legali dei familiari delle vittime.

Il tribunale civile era chiamato a stabilire se i ministeri avessero messo in atto ogni azione per la tutela dell’incolumità del volo civile e se avessero impedito ai parenti delle vittime di conoscere la verità. Così il giudice ha risposto ai due quesiti posti dai legali: «I fatti accertati rilevano una situazione aerea complessa che può avere consentito l’inserimento di un velivolo nella scia del DC9 al fine di evitare di essere rilevato dai radar, e una serie di anomalie sia nelle rilevazioni radar che nel comportamento dei velivoli presenti nelle immediate vicinanze del DC9». E da ciò deriva la responsabilità per «concorso in disastro aviatorio» di chi, addetto al controllo radar dei voli civili, aveva obbligo di impedire l’evento.

Secondo i giudici, inoltre, il ministero della Difesa avrebbe ostacolato «l’accertamento delle cause del disastro, così impedendo l’identificazione degli autori materiali del reato di strage che sono potuti restare impuniti». Alcuni ufficiali e sottoufficiali dell’Aeronautica Militare italiana si sarebbero resi responsabili di false testimonianze, favoreggiamento, abuso d’ufficio, soppressione di atti pubblici, falsi documentali, insomma di un «vero e proprio depistaggio». Così ostacolando la giustizia ed impedendo ai familiari delle vittime di conoscere autori e responsabilità del disastro. Da ciò la responsabilità del ministeri per gli atti (illeciti) commessi dai loro dipendenti, nell’esercizio delle attribuzioni loro assegnate.

«I ministeri con la presente sentenza – scrive il tribunale – vengono infatti condannati al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti dagli attori per la perdita dei loro congiunti, per avere concorso colposamente a provocare la caduta dell’aereo». La sentenza infine riconosce «l’interesse dei familiari delle vittime a conoscere come e perchè i congiunti sono morti e anche perchè tale conoscenza sia stata così evidentemente preclusa per trent’anni. L’esigenza di conoscere la verità è indispensabile per poter definitivamente seppellire i morti e compiutamente elaborare il lutto che è conseguito al disastro aereo di Ustica».

«Dopo questa sentenza è finalmente certa la dinamica
del disastro (che esclude la bomba interna) ed è definitivamente appurata la corresponsabilità degli enti controllori, che consentirono lo svolgimento di attività aeree pericolose nel basso Tirreno, nell’uccisione di 81 cittadini Italiani. È anche appurata la gravissima colpa di alcuni soggetti deviati, appartenenti all’Aeronautica Militare italiana – ha dichiarato l’avvocato Daniele Osnato – Chi, in questi giorni, ha ritenuto di assumere le difese dell’Aeronautica Militare italiana ha dato informazioni errate tentando di indurre ancora una volta, e nonostante un giudicato di un Tribunale Italiano, in confusione ed incertezze. Il fatto che in Italia vi siano sottosegretari come Giovanardi e Misiti che mentono pubblicamente, che mostrano i fatti per altri, che sfruttano le sentenze per accaparrarsi consensi, distorcendo la verità, è gravissimo ed inaccettabile. Chi prosegue l’azione di disinformazione si rende complice degli altri, ed è colpevole come loro».

«Ci auguriamo che ora il ministro Giovanardi, nel rispetto per il dolore dei familiari delle vittime, desista dalle sue assurde tesi, risparmiando al Paese le sue incomprensibili posizioni che negano la gravità e la responsabilità dell’accaduto». È quanto afferma il portavoce dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando. «Un ministro della Repubblica dovrebbe avere a cuore le esigenze di verità e giustizia – conclude Orlando – e a questo punto ci auguriamo che ritiri il ricorso presentato a nome dello Stato contro la sentenza dei giudici di Palermo».

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pubb

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Mercoledì 21 Settembre 2011 – 10:16    Ultimo aggiornamento: 15:48

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=163762&sez=HOME_INITALIA

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LA SENTENZA – Ustica, ministeri condannati: 100 milioni a favore dei familiari

LA SENTENZA

Ustica, ministeri condannati
100 milioni a favore dei familiari

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Risarcimento record per i parenti delle 81 vittime della strage del Dc9 del 1980. Condannati Difesa e Trasporti, colpevoli di “omissioni, negligenze e depistaggi”. La pronuncia potrebbe ora aprire nuovi percorsi di indagine sull’incidente. Veltroni: “Sentenza importante”

Ustica, ministeri condannati 100 milioni a favore dei familiari

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PALERMO –  Una sentenza che definisce un risarcimento record: 100 milioni di euro, più interessi e oneri accessori. A pagarlo ai parenti delle 81 vittime della strage di Ustica saranno i ministeri della Difesa e dei Trasporti, colpevoli di “omissioni e negligenze”, nonché dei depistaggi che furono intentati nell’inchiesta sulla strage di Ustica. La pronuncia è arrivata dal giudice Paola Protopisani, della terza sezione civile di Palermo.

Ottantuno è il numero delle vittime della strage di Ustica, avvenuta il 27 giugno 1980. E 81 sono anche parenti che nel 2007 si sono rivolti al tribunale di Palermo. Dopo la conclusione dei tre gradi di giudizio, assistiti da tre diversi avvocati, i familiari decisero di chiedere il risarcimento danni per via civile.

Secondo la Corte, le istituzioni condannate hanno provocato “danni morali e psichici notevolissimi ai familiari delle vittime”. Il 30 maggio 2007, il tribunale di Palermo aveva condannato i due ministeri a versare 980.000 euro a una quindicina di familiari. Poi, nel giugno 2010, la sentenza venne confermata portando il risarcimento a un milione e 390.000 euro. Infine oggi, la sentenza definitiva con il maxi-risarcimento.

“La sentenza – dicono gli avvocati – è stata depositata all’esito di una lunga ed articolata istruttoria, durata circa tre anni, nella quale il Tribunale ha avuto modo di apprezzare e valutare tutte le emergenze probatorie già emerse nel procedimento penale”. Secondo i legali dei parenti delle vittime della strage di Ustica, “il risultato della vicenda processuale rende giustizia per la ultratrentennale tortura che i parenti delle vittime hanno dovuto subire ogni giorno della loro vita anche a causa dei numerosi e comprovati depistaggi di alcuni soggetti deviati dello Stato”.

Nuovi percorsi di indagine. La sentenza potrebbe inoltre aprire apre un nuovo percorso per la ricerca della verità. Infatti, sempre secondo i legali, fu un missile – probabilmente di nazionalità francese o statunitense – ad abbattere il volo del DC9 Itavia, come alcuni testimoni, tra cui l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, hanno affermato durante il processo. “Ci si auspica vivamente – proseguono gli avvocati – che chi di dovere, nell’ambito delle proprie attribuzioni parlamentari, avvii ogni opportuna, ed a questo punto indefettibile, azione nei confronti della Francia e degli Stati Uniti affinchè sia finalmente ammessa, dopo più di un trentennio, la responsabilità per il gravissimo attentato”. I legali auspicano inoltre che “in concomitanza della caduta del regime di Gheddafi, la nazione sia direttamente informata del contenuto degli archivi dei servizi segreti libici nei quali si ha ragione di ritenere che siano contenuti ulteriori documentazioni rilevanti sul fatto. E ciò consentendosi un accesso diretto da parte dell’Italia senza alcuna manomissione”.

Veltroni: “Sentenza importante”. Walter Veltroni commenta la decisione del tribunale di Palermo: “La sentenza civile sulla tragedia di Ustica è importante e positiva: importante perché mette in luce le responsabilità dei ministeri in una lunga storia di depistaggi e di omissioni, di pubbliche menzogne e di insabbiamenti. Positiva perché ridà slancio e sostanza alla battaglia che i parenti delle vittime da sempre portano avanti perché sia fatta piena luce e siano individuate le responsabilità anche in sede penale”.

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12 settembre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2011/09/12/news/ustica_ministeri_condannati_100_milioni_a_favore_dei_familiari-21571285/?rss

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CRONACHE DA FIRENZE

link agli articoli

La copertina del mensile di settembre

BOLOGNA E DINTORNI – Le stragi di Stato? La verità è tutta qui: Sofismi “democratici” e terrorismo autentico / Quando gli ebrei volevano ‘farsela’ con Hitler..

Sofismi “democratici” e terrorismo autentico

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di Roberto Marrocchesi – 04/06/2010

Fonte: movimentozero [scheda fonte]
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Presidente Emerito, lo chiamano. Francesco Cossiga neanche completò il suo Alto mandato più che altro per poter dare la stura alla smania di dire fuori dei denti quel che gli pareva, con grande scandalo e gran candore, alla faccia delle suorine a destra e soprattutto a sinistra. Il guaio è che troppo pochi lo leggono, nonostante sia pure uscito da poco il suo libro nel quale in sostanza decanta che “Violenza e terrorismo son soprattutto e primamente di Stato, ed è suo dovere usarli” onde proteggersi. Alla facciaccia della democrazia e dei fessi che ancora ci credono, suorine, appunto.

La sconfitta mediatica del vero “stato canaglia” più aggressivo sulla scena mondiale dal 1946 ad oggi è indubbia, ma è un prezzo che può pagare viste le decine di stragi impunite compiute, dal dopoguerra ad oggi, tra migliaia di assassinii mirati (forse cominciò con quello, ben mascherato, addirittura del Segretario Generale dell’ONU nel 1961, lo Svedese Dag Hammarskjoeld che intralciava troppo l’inesorabile conquista della terra dei Palestinesi) e centinaia, letteralmente, di stragi di civili o di difensori armati degli stessi, fossero interi grandi eserciti arabi male armati e presi a tradimento, o altrettanto disorganizzate bande di patrioti poveramente equipaggiati, mentre l’esercito dalla Stella di David o Tsahal viene armato dall’Unica Potenza Imperiale Mondiale di cui è creatura innaturale ma allo stesso tempo anche mentore, come un piccolo pesce pilota alla guida di un grande squalo tigre.

Inoltre “Israele” che è stato addirittura riconosciuto come Stato dalle interessatissime “democrazie” occidentali assetate del petrolio arabo pagato al loro prezzo, può contare sulla più formidabile delle campagne mediatiche di mascheramento e stravolgimento della realtà, grazie al possesso in mani filo-sioniste dei più potenti mezzi d’informazione mondiale, ma soprattutto grazie all’incredibile escamotage di legare sottilmente la strage di Ebrei nella seconda guerra mondiale (tutti gli altri morti messi da parte) alla giustificazione del proprio sterminio di Palestinesi come fosse una legittima rivalsa sul nazismo, sui pogrom, sulle persecuzioni subite da parte di molti, ma non certo da parte dei legittimi ex-residenti della Palestina.

La sconfitta vera però, in quest’ultima crisi è quella dei pacifisti. Onoriamo pure le persone che rischiano la vita e la perdono, come comprovato dall’attacco piratesco della notte del 31 maggio, in nome del più elementare diritto di soccorrere un popolo intero racchiuso in un campo di concentramento di fatto e necessitante merci vitali, medicine, cibi o perfino cemento. Onoriamo in loro il coraggio incosciente o la purezza degli ideali caritatevoli, ma scuotiamo il capo alla loro infantile dabbenaggine. Si può ragionar d’umanità con uno squalo o qualsivoglia belva?

Torniamo a Cossiga che ricorda che: “C’è stato uno stato, Israele, nato senz’altro grazie al suo proprio terrorismo; Haganah, banda Stern, Irgun erano terroristi puri e son serviti, eccome! Un grosso politico israeliano ci disse, in privato, di esser stato parte d’un commando che fece completamente saltare la sede diplomatica Britannica a Roma, nel ’46, due grandi esplosioni che massacrarono un sacco di gente, anche un paio d’Italiani….” Esatto. Uno Stato – compreso quello che s’autonomina tale alla faccia del Diritto Internazionale, come Israele – ha tutto il diritto (quello del più forte, ovviamente) di commettere crimini, stragi, terrorismo abbietto sui civili semplicemente per salvaguardare i propri interessi. Inoltre può, poiché ne ha i mezzi, conquistarsi l’opinione pubblica dal pensiero debole con slogan che sfidano il buon senso, ma passano per buoni come niente fosse.

Così il solo soldato di Tsahal prigioniero di guerra diventa un “rapito”che elicita raccolta firme per la liberazione, mentre si tace di migliaia di palestinesi nei lager, catturati senza processo magari ad una manifestazione disarmata, molti dei quali sono restituiti misteriosamente morti, trovati con gli organi espiantati…

I suoi commilitoni equipaggiati alla Robocop son davvero convinti, almeno all’inizio, di andar a combattere terroristi quando bombardano case, asili infantili ed ospedali del nemico: l’istruttore gli ha insegnato di mirare bene alle donne gravide perché si prende un futuro terrorista e la sua fattrice, due nemici con un solo colpo (citazione da testimoni israeliani, 2009). Eppure la divisa che portano è dovuta ai loro nonni e  padri, che crearono il terrorismo moderno negli attentati del King David Hotel (Begin e Golda Meir) nelle stragi d’interi campi profughi con migliaia d’inermi (Sharon). Ma il terrorista è sempre uno solo, il non-sionista, l’arabo che di morti ne ha fatti anche civili, ma infinitamente meno,  in disperata difesa della sua terra rubata per sempre.

Ma Cossiga, o Feltri il non-giornalista sanguinario, da bravi fans dello squalo-tigre e della sua corte di pesi affamati, realisticamente ci dicono che il diritto del più forte è tutto ciò che conta, mentre il pacifismo è vuoto sentimentalismo e quest’ultimo episodio è la sua pietra tombale. Hanno ragione, a modo loro: l’umanità, l’amore fra i popoli, la convivenza civile, i diritti dell’uomo, la pace…belle, insulse fole di quell’ultimo brandello di dignità umana che non ha nulla a che vedere con chi ha capito tutto dell’essenza della modernità, del progresso scientifico, della crescita economica. La realtà e il futuro voluti dai Signori del Denaro son ben saldi nell’ideologia portata avanti dagli USA, da “Israele”, dalla UE di Lisbona e Bruxelles, tutti a loro volta ben guidati da poteri sempre meno occulti, che stiamo imparando bene a riconoscere onde meglio lottare contro di loro. Quella lotta non sarà con ramoscelli d’ulivo, né con bandiere insulse a sei colori, né con le ONG o coi missionari.

Potremmo anche aspettare che le immense contraddizioni interne del Sistema del Denaro (capitalista o marxista che sia) lo facciano auto-implodere com’è inevitabile e già all’orizzonte, ma penso che molti non vogliano più attendere, ed episodi come l’assalto pirata dei terroristi in divisa di Tsahal  mettono fretta, aprono milioni di occhi, perfino quelli dei nostri telespettatori rintronati e bolsi.

Anche solo nel nostro piccolo di Italiani, diciamo a voi signori del Mossad e di Tsahal, della Knesset e del Parco dei Giusti, che vogliamo sapere tutta la verità sulle nostre Stragi di Stato in cui ci sa tanto che avete messo zampino, compresi l’aereo Argo 16, la bomba del treno a Bologna, le BR e quell’Aldo Moro che il vostro amico Henry Kissinger odiava tanto, perché aiutava i Palestinesi.

Potremmo anche tralasciare chiarimenti sulla vera natura degli aerei dell’ 11/09/01, che vi ha fatto un favore così grande –oh com’era bella la bandiera con la stella di David, subito dietro a G. Bush…che c’entrava cogli attentati? E poi che ci dite di migliaia di attentati, bombe, omicidi mirati, attacchi a sorpresa a nazioni vicine, stragi di guerrieri ma soprattutto di civili inermi uccisi consciamente perché “di razza inferiore”?…la vostra pseudo-nazione teocratica, razzista e farcita di bombe atomiche pronte all’uso anche sull’Europa, voi che gridate al lupo come se foste voi l’agnello, voi che siete il bue che dà del cornuto all’asino…è finita la farsa dell’eterna vittima dell’Olocausto, della “unica democrazia di Medio oriente”, quando perfino a migliaia di Ebrei onesti come il nostro Ovadia vi si denuncia come aggressori. Siete sempre più vicini negli atti a quei nazisti di cui i vostri nonni furono vittime, quasi una nemesi storica. La coperta è sempre più corta, ma voi volete fare come Sansone, e portarvi il mondo intero giù nell’inferno atomico, non quello inventato dai vostri e nostri preti, ma uno reale prefabbricato nelle centrali nucleari USA. Non ve lo faremo fare.

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Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it

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LA PUBBLICITA’ RIPORTATA APPARTIENE ALLA TESTATA DI PROVENIENZA DELL’ARTICOLO

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fonte:  http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=32807

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Ci hanno raccontato ‘storie’, ma questa è Storia.
E se penso che a Begin hanno pure dato il Nobel per la pace…

mauro

La ‘nascita’ di Israele  e il terrorismo

 

IRGUN


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Irgun: sionismo terrorista

L’Irgun (ארגון), abbreviazione di Irgun Zvai Leumi (ארגון צבאי לאומי), ebraico per “Organizzazione Militare Nazionale”, è stato un gruppo militante sionista che operò nel corso del Mandato britannico sulla Palestina dal 1931 al 1948.
In Israele questo gruppo è comunemente citato come Etzel (אצ”ל), un acronimo formato appunto dalle sue iniziali ebraiche. Al tempo in cui l’Irgun fu operativo, la gente spesso si riferiva all’Irgun come ‘הגנה ב (Haganah bet, nel senso di quella non ufficiale) o ההגנה הלאומית (Haganah Leumit, difesa nazionale).
L’Irgun è stato classificato dalle autorità della Gran Bretagna e dalla maggior parte delle organizzazioni ebraiche come un’organizzazione terroristica, mentre altri lo considerano un movimento indipendentista, al pari dei movimenti armati palestinesi. La sua associazione politica con il Sionismo revisionista lo rese un movimento anticipatore del moderno partito/movimento israeliano di destra del Likud.

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STERN, BANDA
(1942-1948). Formazione terroristica sionista. Prese il nome da Avraham Stern, noto per aver organizzato nel 1939 in Polonia campi paramilitari sionisti destinati a un fantasioso progetto di invasione della Palestina a partire dall’Italia. Stern militò quindi nell’Irgun, da cui uscì con un gruppo di seguaci contrari alla collaborazione con la Gran Bretagna durante la Seconda guerra mondiale decisa dai sionisti e accettata dalla stessa Irgun oltre che dalla Haganah. Diversamente da queste ultime, finanziate rispettivamente dall’Agenzia ebraica e da ebrei ricchi della Palestina e degli Usa, il gruppo Stern, privo di risorse, ricorreva alle rapine per procurarsi fondi; braccato da britannici e sionisti, lo stesso fondatore venne ucciso nel 1942. I suoi seguaci si riorganizzarono assumendo ufficialmente il nome di Lokhamei Herut Israel (Combattenti per la libertà di Israele) o Lekhie continuarono le operazioni antibritanniche, arrivando a uccidere in un attentato al Cairo (6 novembre 1944) il responsabile di Londra per il vicino Oriente, lord Moyne. Dopo aver compiuto altre clamorose imprese antibritanniche, nel 1946 la banda Stern partecipò all’eccidio di Deir Yassin. Dopo la nascita dello Stato di Israele la maggior parte dei suoi uomini (un migliaio, rispetto ai trecento del 1944) entrarono nella Haganah.

fonte: http://www.pbmstoria.it/dizionari/storia_mod/s/s178.htm

Ebrei e nazisti a braccetto? Perché no?

!!!

The gang even offered to join the Third Reich’s war effort if the Nazis would agree to establishing a Jewish state in Israel after the war—a proposal that didn’t fit in with Hitler’s eliminationist agenda but which did briefly tempt Der Fuhrer’s assassin-in-chief Heinrich Himmler.

Il documento che comprova l'offerta di collaborazione dei terroristi ebraici con i nazisti. Clicca per ingrandire

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LA STORIA SIAMO ‘A NOI’ – Gli svarioni di Giovanardi su Ustica: sbaglia date e riferimenti storici

Gli svarioni di Giovanardi su Ustica: sbaglia date e riferimenti storici


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Il sottosegretario alla presidenza del consiglio da tempo si occupa del Dc9 dell’Itavia partito da Bologna. Ha una sua verità, fa cambiare i depliant dei musei, ma quando parla dimostra di saperne poco. Dice che l’aereo esplose lo stesso anno della tragedia di Lockerbie, aereo abbattuto otto anni dopo. Poi parla di un altro incidente di cui non esistono tracce

https://i2.wp.com/st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/themes/ilfatto/thumb/295x0/wp-content/uploads/2011/06/usticarulloer.jpg

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di David Marceddu

8 luglio 2011

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“È un dato storico: in quell’estate, in quell’anno, due aerei, a Lockerbie e in Sudan, sono stati abbattuti da bombe libiche”. Queste parole – pronunciate il 27 giugno scorso a Bologna durante un convegno del Pdl sulla strage di Ustica – sono del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Carlo Giovanardi. Ma le sue ricostruzioni storiche su questi due incidenti aerei sono clamorosamente sbagliate.

Giovanardi, incaricato dal governo Berlusconi di occuparsi della strage di Ustica, nelle ultime settimane ha iniziato a rileggere personalmente la storia mondiale dei trent’anni appena trascorsi. Analizzando la sua frase, infatti, il concetto è il seguente: “in quell’estate” (quella cioè del 1980, quando avvenne la tragedia del Dc9 Itavia nei cieli di Ustica, ndr), “due aerei sono stati abbattuti da bombe libiche”, “in Sudan e a Lockerbie”. Tutto falso.

La strage di Lockerbie, in Scozia – in cui il volo Pan Am fu abbattuto da una bomba libica a bordo, uccidendo 270 persone – risale al 21 dicembre 1988, otto anni dopo Ustica. E non era estate. Per la strage sui cieli scozzesi la responsabilità del regime di Gheddafi è stata storicamente accertata. La responsabilità del rais libico è stata anche confermata da un ministro fuggito da Tripoli all’inizio dei recenti bombardamenti sulla Libia.

L’aereo caduto nel Sudan invece… non c’è mai stato. Non sicuramente nel 1980. Forse il sottosegretario si riferisce alla tragedia del Dc10 Uta 772, l’aereo diretto a Parigi e abbattuto con una bomba a bordo il 19 settembre 1989, nove anni dopo Ustica. Ma non in Sudan, bensì in Ciad, paese africano a sud della Libia e a ovest del Sudan stesso. Anche questo attentato è stato addebitato al regime di Tripoli, che nel 2004 aveva addirittura iniziato a risarcire i parenti delle oltre 150 vittime.

Di sicuro, fra Sudan e Ciad c’è una bella differenza, così come tra il 1980 e il 1989. Insomma Giovanardi sostiene che la bomba a bordo del Dc9 di Ustica è plausibile, basandosi su fatti che dimostra di non conoscere.

E quella di lunedì scorso non è stata una semplice gaffe. Quello stesso giorno, 31esimo anniversario della strage, a margine del convegno, Giovanardi si ferma ancora una volta coi giornalisti: “Se vuole un riferimento storico, in quell’estate scoppiò l’aereo di Lockerbie con una bomba messa dai libici e scoppiò una bomba sul Sudan francese con una bomba messa dai libici”. Poi il sottosegretario, con la voce ferma dello storico, conclude: “Storicamente purtroppo in quell’estate aerei abbattuti con bombe libiche a bordo ce ne furono molti”.

Ma l’ulteriore conferma che le uscite del sottosegretario su Lockerbie e Sudan non siano degli scivoloni momentanei, la si trova in un articolo di 10 giorni prima sul quotidiano Il Resto del Carlino. È il 17 giugno scorso: “Faccio notare – spiega il sottosegretario nell’intervista al quotidiano riferendosi al 1980 – che nello stesso anno i libici hanno fatto saltare due aerei, a Lockerbie e in Sudan, e che a differenza di francesi e americani non hanno mai risposto alle nostre rogatorie”.

Al di là degli imbarazzanti falsi storici di Giovanardi, quella del Dc9 partito da Bologna e caduto sui cieli di Ustica il 27 giugno del 1980 è una vicenda al centro di infinite polemiche. Secondo la sentenza-ordinanza del 1999 del giudice istruttore Rosario Priore, mai smentita da alcuna altra sentenza nella sua ricostruzione dei fatti, l’aereo non cadde per un cedimento strutturale o una bomba a bordo, ma per una collisione o una quasi-collisione con un missile o un altro aereo militare, che avrebbe causato il disastro.

Un’ipotesi, quella di Priore, ribadita nei suoi ultimi anni di vita da Francesco Cossiga, all’epoca dei fatti Presidente del Consiglio dei Ministri. E proprio le parole di Cossiga nel 2007, che parlavano esplicitamente di missili francesi che abbatterono il Dc9, hanno fatto riaprire le indagini (tuttora in corso) alla magistratura.

Giovanardi, invece, ultimamente è accompagnato da un suo collega di governo, il sottosegretario Aurelio Misiti, entrato nella compagine di Governo con le ultime “infornate” berlusconiane. L’ingegner Misiti all’inizio degli Novanta, fu a capo di un collegio di periti nominato dai magistrati durante l’istruttoria del processo. Il suo collegio fu l’unico a sostenere la tesi della bomba: una bomba posta nella toilette che avrebbe fatto cadere un aereo senza quasi ammaccare lavello e la tazza wc. “(…) va (…) detto – si legge nella sentenza Priore – che la parte conclusiva dell’elaborato peritale concernente l’ipotesi di esplosione interna è affetta da tali e tanti vizi di carattere logico, da tante contraddizioni e distorsioni del materiale probatorio raccolto nella fase descrittiva e nelle perizie collegate, da essere inutilizzabile”.

Proprio Misiti era a fianco di Giovanardi al momento delle sue “sparate” su Lockerbie e sul Sudan (o meglio sul Ciad). E non ha corretto il suo collega: non si è accorto?

E dire che Giovanardi e Misiti sono, o dovrebbero essere, i maggiori esperti governativi su Ustica.

David Marceddu

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fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/08/gli-svarioni-di-giovanardi-su-ustica-sbaglia-date-e-riferimenti-ma-fu-una-bomba/143952/

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