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Aereo caduto nel ’92, riaperta l’indagine, uno dei due morti era testimone Ustica / Sandro Marcucci: Uno strano “incidente”

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Sandro Marcucci – fonte

Aereo caduto nel ’92, riaperta l’indagine
uno dei due morti era testimone Ustica

Si tratta dell’ex pilota  militare Sandro Marcucci, perito in seguito all’incidente avvenuto a Campo Cecina.  L’ipotesi della procura di Massa è che a bordo del velivolo ci fosse un ordigno

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La procura di Massa ha riaperto un’inchiesta sull’incidente aereo nel quale morirono, il 2 febbraio 1992 a Campo Cecina, i piloti Alessandro Marcucci e Silvio Lorenzini. Il pm Vito Bertoni indagherà per omicidio contro ignoti.Nello scorso mese di settembre, l’ associazione antimafia ‘Rita Atria’ aveva presentato un corposo esposto per chiedere la riapertura delle indagini contestando la tesi ufficiale secondo la quale i due piloti del velivolo antincendio erano morti in seguito a un incidente.

Alessandro Marcucci era un ex pilota dell’aeronautica militare coinvolto come testimone nell’inchiesta per la strage di Ustica.
Secondo l’associazione antimafia, l’incidente non fu causato da una “condotta di volo azzardata, così come sostennero invece le conclusioni della commissione d’inchiesta tecnica nominata dal ministero dei trasporti, addebitata al pilota Sandro Marcucci”, bensì fu uno “strano incidente, che verosimilmente, potrebbe essere attribuito a un attentato attuato con un ordigno al fosforo posto nel cruscotto del velivolo”. (23 febbraio 2013)

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fonte firenze.repubblica.it

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Sandro Marcucci

Quello Strano Incidente 

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Il 2 Febbraio 1992 Sandro muore in un singolare incidente aereo, mentre era impegnato in una missione di vigilanza antincendio, a bordo di un piper della Transavio al servizio della Regione Toscana. Il velivolo precipitò durante una serie di virate su alcuni fuochi (due ne accerterà la Commissione ed è importante ricordare questo numero) accesi imprudentemente da residenti o villeggianti in zona Campo Cecina località Colareta, sul versante ovest dei monti delle Alpe Apuane alle spalle di Massa e Carrara.

Una giornata limpida e con assenza vento (altra circostanza importante come vedremo perche’ rilevata da vari testimoni e dal rapporto dei Carabinieri, ma incomprensibilmente alterata nella relazione della perizia tecnicoformale), e durante la esecuzione di una manovra di assoluta routine. Con lui cadde anche l’osservatore Silvio Lorenzini, situato sul velivolo nel sedile posteriore avendo lo stesso una configurazione in tandem dei due posti disponibili a bordo. Lorenzini sara’ ritrovato ustionato ma ancora in vita ad alcune decine di metri dall’aeroplano (anche qui potrete valutare il comportamento della Commissione peritale che si e’ ben guardata dal definire correttamente la posizione al suolo del corpo di Silvio rispetto al punto di impatto finale del velivolo, quasi ciò non costituisse un particolare di rilevante importanza ai fini della comprensione della dinamica dell’accaduto). Silvio morira’ trentatre giorni dopo l’incidente, anch’egli in circostanze strane, se non oscure, proprio quando sembrava aver superato una fase delicata del percorso medico di ristabilimento in salute.

Non andrà dimenticato, nel seguire la parte finale di questo capitolo, con la minuziosa analisi dell’incidente e della volgare perizia tecnico formale che ne attribuirà la responsabilità esclusiva a Sandro, che il volo di intervento antincendio non era stato richiesto per la zona in cui poi l’aereo sarebbe precipitato, ma per una zona sul versante opposto della montagna nel territorio della Garfagnana. Solo dopo essersi levati in volo Sandro e Silvio sarebbero stati dirottati sulla zona dove sarebbero caduti. Ma questa circostanza non e’ stata neppure presa in esame (e dunque nemmeno analizzata per la individuazione di chi e perche’ avesse innescato una simile disposizione) dal Magistrato, tale Dott. Puzone.

L’Immagine ci mostra invece come quel Sandro vitale che abbiamo appena visto venisse ridotto dalla azione omicidiaria consumata nei suoi confronti: un tragico tizzone umano consumato dal fuoco, che giace sulla schiena sotto i rottami del suo aeroplano capolvolto. E capiremo piu’ avanti come quella condizione di ribaltamento del velivolo non fosse indifferente per la comprensione della dinamica dell’evento tragico.

E’ questa la foto pubblicata in prima pagina da Il Tirreno che scatenò una mia ulteriore indagine e mi portò a concludere che si fosse trattato di un omicidio, come vedremo in seguito.

Fin d’ora possiamo tuttavia osservare come la foto ci mostri la strana posizione e condizione del cadavere: quello cioe’ di una persona “seduta” e con le gambe ancora piegate in quella posizione “seduta” benche’ nulla, a ben vedere, ne ostacolasse il rilassamento (esse non appoggiano infatti contro alcuna struttura del velivolo) ed il loro rilascio verso una totale distensione. E’ dunque l’immagine del cadavere di un uomo che necessariamente e’ bruciato quando ancora si trovava seduto ai comandi del velivolo, venendo cristallizzato dal fuoco in quella posizione. Ed e’ importante segnalare come quel cadavere completamento arso sia costretto tra i rottami in alluminio del velivolo, che non mostrano pero’ segni di essere stati esposti al fuoco.

E’ una persona a cui mancano entrambi i piedi, sicche’ le gambe appaiono come moncherini arsi (uno dei due piedi sara’ ritrovato solo poco prima della inumazione tra i rottami frettolosamente asportati dal luogo dell’impatto). Mancano anche le mani. Una delle mani sarebbe stata ritrovata solo alcuni mesi dopo l’incidente tra la vegetazione. Di quella mano, ebbe a dire il testimone che la ritrovò, nessuno avrebbe saputo dire quale fine gli fosse stata riservata. Di certo e’ finita in qualche immondezzaio, non essendo stata mai restituita neppure ai familiari per la sua inumazione.

La foto del cadavere di Sandro mostra in realta’, per una comprensibile condizione di prospettiva fotografica, una persona a cui manca apparentemente la sola mano del braccio destro visibile ed il piede della sola gamba destra visibile. E’ inoltre importante vedere come il corpo giaccia in direzione del tutto opposta a quella del relitto cioe’ con il volto ed il corpo rivolti verso la coda dell’aeroplano e non verso il suo muso.

Anche il verbale di primo sopralluogo dei Carabinier tende ad evidenziare questa strana circostanza e quella innaturale posizione “seduta” ed “anomala” (nella direzione “avanti dietro”) del cadavere.

Il corpo e’ raccolto tra i rottami del velivolo ai piedi del tronco di un albero resinoso contro il quale aveva impattato nella fase finale della precipitazione, gia’ capovolto su se stesso, scivolando poi verso terra, con un effetto di scuoiatura e scortecciamento del tronco stesso. E tuttavia quel tronco resinoso appare ancora bianco ed non attaccato da fiamme e fumi tanto da apparire in tutto il biancore del suo nucleo scortecciato.

Dunque quel fuoco che la commissione ritiene ed afferma si sia sviluppato al suolo solo dopo l’impatto finale e che sarebbe stato capace di ardere fino alle ossa il cadavere ai piedi di quell’albero, avrebbe avuto la singolare capacita’ di non aggredire la pianta resinosa, neppure annerendola di fumo, e di non fondere le strutture in alluminio a diretto contatto con il cadavere. Queste prime rilevazioni ci dicono che quanto affermato dalla perizia sull’incidente, e cioé che il velivolo fosse prima precipitato, e solo in seguito fosse esploso l’incendio devastante, era ed è una ipotesi grossolana ed assolutamente infondata.

Avevo intravisto quella foto sulla pagina de IL Tirreno che riportava la notizia ”dell’incidente”. Mi diedi un gran da fare per conoscere il nome del fotografo ed un suo riferimento per ottenere i negativi di quella foto e di altre se ve ne fossero state. Informazioni che riuscii ad ottenere grazie a due redattori del giornale che mi sarebbero stati poi molto vicini nelle battaglie successive per cercare di ottenere verità e giustizia per Sandro: Giuliano Fontani e Gianfranco Borrelli. Quando riuscii a comunicare con il reporter questi accetto’ di darmi tutta la serie fotografica che aveva scattato, precisandomi che la Magistratura non aveva richiesto quelle foto, essendosi certamente affidata ai rilievi fotografici effettuati dai Carabinieri (rilievi che però nel fascicolo non compaiono, almeno per quanto riguarda lo “studio” della scena finale e del cadavere. E altrove nel fascicolo si potrà constatare come la Commissione non abbia avuto, inspiegabilmente, il consenso del Magistrato – che ne rigettava l’istanza di visura – alla visione e valutazione dei rilevamenti fotografici effettuati dai Carabinieri).

Il reporter volle solo in cambio che io gli consentissi di eseguire alcune foto su di me, all’interno della mia libreria, cosa che gli lasciai fare senza alcuna vanità; ma solo per entrare in possesso di quella terribile sequenza fotografica sul cadavere di Sandro. E solo piu’ tardi capii il senso di quel servizio fotografico su di me quando, incontrandolo di nuovo, egli mi avrebbe detto di aver “venduto bene” quel servizio ad alcune testate per gli eventuali “coccodrilli”. Si tratta di quei materiali che vengono acquisiti ed archiviati su persone o fatti dei quali si sia cosi’ pronti a stampare profili e memorie in caso di avvenimenti tragici che coinvolgano i medesimi soggetti.

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fonte ritaatria.it

15 luglio 2012, BOLOGNA, IL CONCERTO – La sfida di Daria Bonfietti “Spiegherò Ustica a Patti Smith”

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La sfida di Daria Bonfietti
“Spiegherò Ustica a Patti Smith”

La “sacerdotessa del rock” suonerà stasera davanti al Museo della Memoria della strage del 27 giugno 1980. Prima, visiterà il relitto dell’aereo assieme al sindaco e alla presidente dell’Associazione parenti delle vittime

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DI SABRINA CAMONCHIA

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Patti Smith non ha mai varcato la soglia del Museo per la Memoria di Ustica. Lo farà questo pomeriggio, in un incontro privato, accompagnata dal sindaco Virginio Merola e da Daria Bonfietti che da quel maledetto 27 giugno 1980 si batte con ostinazione per la piena verità sulla strage che ha ucciso 81 persone in volo verso Palermo sul DC9 Itavia. Ospite dell’associazione Parenti delle vittime della strage di Ustica, di cui Bonfietti è presidente, l’artista americana terrà questa sera il Concerto per la Memoria, proprio davanti a quel museo che conserva, in una sorta di religiosità laica, i resti dell’aereo precipitato in mare 32 anni fa.

Signora Bonfietti, con il live di stasera di Patti Smith fate un bel regalo a Bologna
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«Sbaglia. Questo è un grande regalo che l’artista ci consegna davanti al Museo di Ustica, davanti al suo relitto e davanti all’opera di Christian Boltanski. Noi parliamo sempre di memoria, e in particolare lo facciamo ormai ogni estate, dal 27 giugno, giorno dell’anniversario della strage, al 10 agosto lasciando parlare i tanti linguaggi dell’arte. E mai come oggi questo concerto si addice a questo luogo».

Come si racconta a una venerata sacerdotessa del rock, intensa e spirituale, una delle pagine più brutte e ancora non chiare della storia d’Italia?

«Oltre a essere una grande del rock da tantissimi anni, sapendosi sempre rinnovare, Patti Smith è una grande donna che ci ha regalato magnifiche emozioni con la sua voce rabbiosa, le sue liriche dolenti e visionarie, le sue interpretazioni. Sentiamo davvero di assomigliarle, la nostra battaglia nel fare memoria è anche la sua».

Concerti, teatro contemporaneo, poesia: la sua associazione sembra dirci che la via della giustizia passa anche attraverso l’arte. È così?

«Nel parco della Zucca di via di Saliceto non possiamo fare altro che eventi di grande spessore culturale e simbolico. Tutte le nostre iniziative non sono fine a se stesse: vogliono non solo indurre il pensiero e la memoria, ma anche sollecitare un momento di riflessione maggiore da parte del governo del nostro paese, perché se ancora oggi non sappiamo chi abbia abbattuto un nostro aereo civile in tempo di pace, questo rappresenta un grande problema di dignità nazionale».

Patti Smith vi è “umanamente” vicina. Quali sono i vostri sentimenti?

«Sapere che Patti Smith è al nostro fianco in questa battaglia per la verità ci fa davvero sentire meno soli».

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fonte bologna.repubblica.it

NOTTE CRIMINALE – Ustica: una storia scritta male. Intervista a Fabrizio Colarieti / FILM COMPLETO: Il Muro di Gomma (la strage di Ustica)

NOTTE CRIMINALE – Ustica: una storia scritta male. Intervista a Fabrizio Colarieti

Caricato da in data 25/giu/2011

Trentuno anni fa (quasi 32, ad oggi; n.d.m.) il Dc9 IH-870 precipitava nelle acque di Ustica. Da quel 27 giugno 1980 i perchè intorno al volo Itavia e la tragedia dei cieli si sono moltiplicati. Una verità che Fabrizio Colarieti, un esperto del caso (www.stragi80.it), cerca da tempo…Ascoltiamolo…

Il Muro Di Gomma

il film completo


Pubblicato in data 12/apr/2012 da
Il Caso Ustica ,Film

STRAGE DI USTICA – Il tribunale Palermo: «Dc9 Itavia fu abbattuto durante azione di guerra» / VIDEO: Strage di Ustica: la verità negata

Strage di Ustica: la verità negata

Caricato da in data 25/giu/2010

Rai.tv presenta in esclusiva il documentario di Giulia Foschini e Marco Melega, andato in onda su RAI 2 nella puntata dedicata alla strage Ustica de “La storia siamo noi”.
GUARDA LA PUNTATA INTEGRALE: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-945ed5b5-d6b0-4fa2-b1f…

Ustica, tribunale Palermo: «Dc9 Itavia fu abbattuto durante azione di guerra»

Le motivazioni della sentenza che ha condannato Difesa e Trasporti a risarcire i familiari delle vittime con 100 milioni

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ROMA – Un missile o la collisione contro un caccia. E’ per questo che il Dc9 dell’Itavia è precipitato nel mare fra Ustica e Ponza il 27 giugno del 1980 uccidendo 81 persone. E’ questa la conclusione del giudice Proto Pisani del tribunale di Palermo nelle motivazioni della sentenza con cui ha condannato i ministeri della Difesa e dei Trasporti al risarcimento dei familiari delle vittime di Ustica conuna cifra intorno ai cento milioni di euro.

C’era un’azione di guerra nel cielo di Ustica la notte del 27 giugno del 1980, quando il Dc9 precipitò. «Tutti gli elementi considerati – scrive il giudice Paola Proto Pisani nelle 200 pagine di motivazione depositate oggi – consentono di ritenere provato che l’incidente accaduto al DC9 si sia verificato a causa di un intercettamento realizzato da parte di due caccia, che nella parte finale della rotta del DC9 viaggiavano parallelamente ad esso, di un velivolo militare precedentemente nascostosi nella scia del DC9 al fine di non essere rilevato dai radar, quale diretta conseguenza dell’esplosione di un missile lanciato dagli aerei inseguitori contro l’aereo nascosto oppure di una quasi collisione verificatasi tra l’aereo nascosto ed il DC9». Dalla motivazione della sentenza, resa pubblica dagli avvocati Alfredo Galasso e Daniele Osnato, si trae un quadro completo di tutti gli atti emersi durante il procedimento penale, riproposti al vaglio del processo civile da parte dei legali dei familiari delle vittime.

Il tribunale civile era chiamato a stabilire se i ministeri avessero messo in atto ogni azione per la tutela dell’incolumità del volo civile e se avessero impedito ai parenti delle vittime di conoscere la verità. Così il giudice ha risposto ai due quesiti posti dai legali: «I fatti accertati rilevano una situazione aerea complessa che può avere consentito l’inserimento di un velivolo nella scia del DC9 al fine di evitare di essere rilevato dai radar, e una serie di anomalie sia nelle rilevazioni radar che nel comportamento dei velivoli presenti nelle immediate vicinanze del DC9». E da ciò deriva la responsabilità per «concorso in disastro aviatorio» di chi, addetto al controllo radar dei voli civili, aveva obbligo di impedire l’evento.

Secondo i giudici, inoltre, il ministero della Difesa avrebbe ostacolato «l’accertamento delle cause del disastro, così impedendo l’identificazione degli autori materiali del reato di strage che sono potuti restare impuniti». Alcuni ufficiali e sottoufficiali dell’Aeronautica Militare italiana si sarebbero resi responsabili di false testimonianze, favoreggiamento, abuso d’ufficio, soppressione di atti pubblici, falsi documentali, insomma di un «vero e proprio depistaggio». Così ostacolando la giustizia ed impedendo ai familiari delle vittime di conoscere autori e responsabilità del disastro. Da ciò la responsabilità del ministeri per gli atti (illeciti) commessi dai loro dipendenti, nell’esercizio delle attribuzioni loro assegnate.

«I ministeri con la presente sentenza – scrive il tribunale – vengono infatti condannati al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti dagli attori per la perdita dei loro congiunti, per avere concorso colposamente a provocare la caduta dell’aereo». La sentenza infine riconosce «l’interesse dei familiari delle vittime a conoscere come e perchè i congiunti sono morti e anche perchè tale conoscenza sia stata così evidentemente preclusa per trent’anni. L’esigenza di conoscere la verità è indispensabile per poter definitivamente seppellire i morti e compiutamente elaborare il lutto che è conseguito al disastro aereo di Ustica».

«Dopo questa sentenza è finalmente certa la dinamica
del disastro (che esclude la bomba interna) ed è definitivamente appurata la corresponsabilità degli enti controllori, che consentirono lo svolgimento di attività aeree pericolose nel basso Tirreno, nell’uccisione di 81 cittadini Italiani. È anche appurata la gravissima colpa di alcuni soggetti deviati, appartenenti all’Aeronautica Militare italiana – ha dichiarato l’avvocato Daniele Osnato – Chi, in questi giorni, ha ritenuto di assumere le difese dell’Aeronautica Militare italiana ha dato informazioni errate tentando di indurre ancora una volta, e nonostante un giudicato di un Tribunale Italiano, in confusione ed incertezze. Il fatto che in Italia vi siano sottosegretari come Giovanardi e Misiti che mentono pubblicamente, che mostrano i fatti per altri, che sfruttano le sentenze per accaparrarsi consensi, distorcendo la verità, è gravissimo ed inaccettabile. Chi prosegue l’azione di disinformazione si rende complice degli altri, ed è colpevole come loro».

«Ci auguriamo che ora il ministro Giovanardi, nel rispetto per il dolore dei familiari delle vittime, desista dalle sue assurde tesi, risparmiando al Paese le sue incomprensibili posizioni che negano la gravità e la responsabilità dell’accaduto». È quanto afferma il portavoce dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando. «Un ministro della Repubblica dovrebbe avere a cuore le esigenze di verità e giustizia – conclude Orlando – e a questo punto ci auguriamo che ritiri il ricorso presentato a nome dello Stato contro la sentenza dei giudici di Palermo».

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pubb

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Mercoledì 21 Settembre 2011 – 10:16    Ultimo aggiornamento: 15:48

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=163762&sez=HOME_INITALIA

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LA SENTENZA – Ustica, ministeri condannati: 100 milioni a favore dei familiari

LA SENTENZA

Ustica, ministeri condannati
100 milioni a favore dei familiari

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Risarcimento record per i parenti delle 81 vittime della strage del Dc9 del 1980. Condannati Difesa e Trasporti, colpevoli di “omissioni, negligenze e depistaggi”. La pronuncia potrebbe ora aprire nuovi percorsi di indagine sull’incidente. Veltroni: “Sentenza importante”

Ustica, ministeri condannati 100 milioni a favore dei familiari

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PALERMO –  Una sentenza che definisce un risarcimento record: 100 milioni di euro, più interessi e oneri accessori. A pagarlo ai parenti delle 81 vittime della strage di Ustica saranno i ministeri della Difesa e dei Trasporti, colpevoli di “omissioni e negligenze”, nonché dei depistaggi che furono intentati nell’inchiesta sulla strage di Ustica. La pronuncia è arrivata dal giudice Paola Protopisani, della terza sezione civile di Palermo.

Ottantuno è il numero delle vittime della strage di Ustica, avvenuta il 27 giugno 1980. E 81 sono anche parenti che nel 2007 si sono rivolti al tribunale di Palermo. Dopo la conclusione dei tre gradi di giudizio, assistiti da tre diversi avvocati, i familiari decisero di chiedere il risarcimento danni per via civile.

Secondo la Corte, le istituzioni condannate hanno provocato “danni morali e psichici notevolissimi ai familiari delle vittime”. Il 30 maggio 2007, il tribunale di Palermo aveva condannato i due ministeri a versare 980.000 euro a una quindicina di familiari. Poi, nel giugno 2010, la sentenza venne confermata portando il risarcimento a un milione e 390.000 euro. Infine oggi, la sentenza definitiva con il maxi-risarcimento.

“La sentenza – dicono gli avvocati – è stata depositata all’esito di una lunga ed articolata istruttoria, durata circa tre anni, nella quale il Tribunale ha avuto modo di apprezzare e valutare tutte le emergenze probatorie già emerse nel procedimento penale”. Secondo i legali dei parenti delle vittime della strage di Ustica, “il risultato della vicenda processuale rende giustizia per la ultratrentennale tortura che i parenti delle vittime hanno dovuto subire ogni giorno della loro vita anche a causa dei numerosi e comprovati depistaggi di alcuni soggetti deviati dello Stato”.

Nuovi percorsi di indagine. La sentenza potrebbe inoltre aprire apre un nuovo percorso per la ricerca della verità. Infatti, sempre secondo i legali, fu un missile – probabilmente di nazionalità francese o statunitense – ad abbattere il volo del DC9 Itavia, come alcuni testimoni, tra cui l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, hanno affermato durante il processo. “Ci si auspica vivamente – proseguono gli avvocati – che chi di dovere, nell’ambito delle proprie attribuzioni parlamentari, avvii ogni opportuna, ed a questo punto indefettibile, azione nei confronti della Francia e degli Stati Uniti affinchè sia finalmente ammessa, dopo più di un trentennio, la responsabilità per il gravissimo attentato”. I legali auspicano inoltre che “in concomitanza della caduta del regime di Gheddafi, la nazione sia direttamente informata del contenuto degli archivi dei servizi segreti libici nei quali si ha ragione di ritenere che siano contenuti ulteriori documentazioni rilevanti sul fatto. E ciò consentendosi un accesso diretto da parte dell’Italia senza alcuna manomissione”.

Veltroni: “Sentenza importante”. Walter Veltroni commenta la decisione del tribunale di Palermo: “La sentenza civile sulla tragedia di Ustica è importante e positiva: importante perché mette in luce le responsabilità dei ministeri in una lunga storia di depistaggi e di omissioni, di pubbliche menzogne e di insabbiamenti. Positiva perché ridà slancio e sostanza alla battaglia che i parenti delle vittime da sempre portano avanti perché sia fatta piena luce e siano individuate le responsabilità anche in sede penale”.

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12 settembre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2011/09/12/news/ustica_ministeri_condannati_100_milioni_a_favore_dei_familiari-21571285/?rss

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CRONACHE DA FIRENZE

link agli articoli

La copertina del mensile di settembre

BOLOGNA E DINTORNI – Le stragi di Stato? La verità è tutta qui: Sofismi “democratici” e terrorismo autentico / Quando gli ebrei volevano ‘farsela’ con Hitler..

Sofismi “democratici” e terrorismo autentico

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di Roberto Marrocchesi – 04/06/2010

Fonte: movimentozero [scheda fonte]
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Presidente Emerito, lo chiamano. Francesco Cossiga neanche completò il suo Alto mandato più che altro per poter dare la stura alla smania di dire fuori dei denti quel che gli pareva, con grande scandalo e gran candore, alla faccia delle suorine a destra e soprattutto a sinistra. Il guaio è che troppo pochi lo leggono, nonostante sia pure uscito da poco il suo libro nel quale in sostanza decanta che “Violenza e terrorismo son soprattutto e primamente di Stato, ed è suo dovere usarli” onde proteggersi. Alla facciaccia della democrazia e dei fessi che ancora ci credono, suorine, appunto.

La sconfitta mediatica del vero “stato canaglia” più aggressivo sulla scena mondiale dal 1946 ad oggi è indubbia, ma è un prezzo che può pagare viste le decine di stragi impunite compiute, dal dopoguerra ad oggi, tra migliaia di assassinii mirati (forse cominciò con quello, ben mascherato, addirittura del Segretario Generale dell’ONU nel 1961, lo Svedese Dag Hammarskjoeld che intralciava troppo l’inesorabile conquista della terra dei Palestinesi) e centinaia, letteralmente, di stragi di civili o di difensori armati degli stessi, fossero interi grandi eserciti arabi male armati e presi a tradimento, o altrettanto disorganizzate bande di patrioti poveramente equipaggiati, mentre l’esercito dalla Stella di David o Tsahal viene armato dall’Unica Potenza Imperiale Mondiale di cui è creatura innaturale ma allo stesso tempo anche mentore, come un piccolo pesce pilota alla guida di un grande squalo tigre.

Inoltre “Israele” che è stato addirittura riconosciuto come Stato dalle interessatissime “democrazie” occidentali assetate del petrolio arabo pagato al loro prezzo, può contare sulla più formidabile delle campagne mediatiche di mascheramento e stravolgimento della realtà, grazie al possesso in mani filo-sioniste dei più potenti mezzi d’informazione mondiale, ma soprattutto grazie all’incredibile escamotage di legare sottilmente la strage di Ebrei nella seconda guerra mondiale (tutti gli altri morti messi da parte) alla giustificazione del proprio sterminio di Palestinesi come fosse una legittima rivalsa sul nazismo, sui pogrom, sulle persecuzioni subite da parte di molti, ma non certo da parte dei legittimi ex-residenti della Palestina.

La sconfitta vera però, in quest’ultima crisi è quella dei pacifisti. Onoriamo pure le persone che rischiano la vita e la perdono, come comprovato dall’attacco piratesco della notte del 31 maggio, in nome del più elementare diritto di soccorrere un popolo intero racchiuso in un campo di concentramento di fatto e necessitante merci vitali, medicine, cibi o perfino cemento. Onoriamo in loro il coraggio incosciente o la purezza degli ideali caritatevoli, ma scuotiamo il capo alla loro infantile dabbenaggine. Si può ragionar d’umanità con uno squalo o qualsivoglia belva?

Torniamo a Cossiga che ricorda che: “C’è stato uno stato, Israele, nato senz’altro grazie al suo proprio terrorismo; Haganah, banda Stern, Irgun erano terroristi puri e son serviti, eccome! Un grosso politico israeliano ci disse, in privato, di esser stato parte d’un commando che fece completamente saltare la sede diplomatica Britannica a Roma, nel ’46, due grandi esplosioni che massacrarono un sacco di gente, anche un paio d’Italiani….” Esatto. Uno Stato – compreso quello che s’autonomina tale alla faccia del Diritto Internazionale, come Israele – ha tutto il diritto (quello del più forte, ovviamente) di commettere crimini, stragi, terrorismo abbietto sui civili semplicemente per salvaguardare i propri interessi. Inoltre può, poiché ne ha i mezzi, conquistarsi l’opinione pubblica dal pensiero debole con slogan che sfidano il buon senso, ma passano per buoni come niente fosse.

Così il solo soldato di Tsahal prigioniero di guerra diventa un “rapito”che elicita raccolta firme per la liberazione, mentre si tace di migliaia di palestinesi nei lager, catturati senza processo magari ad una manifestazione disarmata, molti dei quali sono restituiti misteriosamente morti, trovati con gli organi espiantati…

I suoi commilitoni equipaggiati alla Robocop son davvero convinti, almeno all’inizio, di andar a combattere terroristi quando bombardano case, asili infantili ed ospedali del nemico: l’istruttore gli ha insegnato di mirare bene alle donne gravide perché si prende un futuro terrorista e la sua fattrice, due nemici con un solo colpo (citazione da testimoni israeliani, 2009). Eppure la divisa che portano è dovuta ai loro nonni e  padri, che crearono il terrorismo moderno negli attentati del King David Hotel (Begin e Golda Meir) nelle stragi d’interi campi profughi con migliaia d’inermi (Sharon). Ma il terrorista è sempre uno solo, il non-sionista, l’arabo che di morti ne ha fatti anche civili, ma infinitamente meno,  in disperata difesa della sua terra rubata per sempre.

Ma Cossiga, o Feltri il non-giornalista sanguinario, da bravi fans dello squalo-tigre e della sua corte di pesi affamati, realisticamente ci dicono che il diritto del più forte è tutto ciò che conta, mentre il pacifismo è vuoto sentimentalismo e quest’ultimo episodio è la sua pietra tombale. Hanno ragione, a modo loro: l’umanità, l’amore fra i popoli, la convivenza civile, i diritti dell’uomo, la pace…belle, insulse fole di quell’ultimo brandello di dignità umana che non ha nulla a che vedere con chi ha capito tutto dell’essenza della modernità, del progresso scientifico, della crescita economica. La realtà e il futuro voluti dai Signori del Denaro son ben saldi nell’ideologia portata avanti dagli USA, da “Israele”, dalla UE di Lisbona e Bruxelles, tutti a loro volta ben guidati da poteri sempre meno occulti, che stiamo imparando bene a riconoscere onde meglio lottare contro di loro. Quella lotta non sarà con ramoscelli d’ulivo, né con bandiere insulse a sei colori, né con le ONG o coi missionari.

Potremmo anche aspettare che le immense contraddizioni interne del Sistema del Denaro (capitalista o marxista che sia) lo facciano auto-implodere com’è inevitabile e già all’orizzonte, ma penso che molti non vogliano più attendere, ed episodi come l’assalto pirata dei terroristi in divisa di Tsahal  mettono fretta, aprono milioni di occhi, perfino quelli dei nostri telespettatori rintronati e bolsi.

Anche solo nel nostro piccolo di Italiani, diciamo a voi signori del Mossad e di Tsahal, della Knesset e del Parco dei Giusti, che vogliamo sapere tutta la verità sulle nostre Stragi di Stato in cui ci sa tanto che avete messo zampino, compresi l’aereo Argo 16, la bomba del treno a Bologna, le BR e quell’Aldo Moro che il vostro amico Henry Kissinger odiava tanto, perché aiutava i Palestinesi.

Potremmo anche tralasciare chiarimenti sulla vera natura degli aerei dell’ 11/09/01, che vi ha fatto un favore così grande –oh com’era bella la bandiera con la stella di David, subito dietro a G. Bush…che c’entrava cogli attentati? E poi che ci dite di migliaia di attentati, bombe, omicidi mirati, attacchi a sorpresa a nazioni vicine, stragi di guerrieri ma soprattutto di civili inermi uccisi consciamente perché “di razza inferiore”?…la vostra pseudo-nazione teocratica, razzista e farcita di bombe atomiche pronte all’uso anche sull’Europa, voi che gridate al lupo come se foste voi l’agnello, voi che siete il bue che dà del cornuto all’asino…è finita la farsa dell’eterna vittima dell’Olocausto, della “unica democrazia di Medio oriente”, quando perfino a migliaia di Ebrei onesti come il nostro Ovadia vi si denuncia come aggressori. Siete sempre più vicini negli atti a quei nazisti di cui i vostri nonni furono vittime, quasi una nemesi storica. La coperta è sempre più corta, ma voi volete fare come Sansone, e portarvi il mondo intero giù nell’inferno atomico, non quello inventato dai vostri e nostri preti, ma uno reale prefabbricato nelle centrali nucleari USA. Non ve lo faremo fare.

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Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it

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LA PUBBLICITA’ RIPORTATA APPARTIENE ALLA TESTATA DI PROVENIENZA DELL’ARTICOLO

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fonte:  http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=32807

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Ci hanno raccontato ‘storie’, ma questa è Storia.
E se penso che a Begin hanno pure dato il Nobel per la pace…

mauro

La ‘nascita’ di Israele  e il terrorismo

 

IRGUN


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Irgun: sionismo terrorista

L’Irgun (ארגון), abbreviazione di Irgun Zvai Leumi (ארגון צבאי לאומי), ebraico per “Organizzazione Militare Nazionale”, è stato un gruppo militante sionista che operò nel corso del Mandato britannico sulla Palestina dal 1931 al 1948.
In Israele questo gruppo è comunemente citato come Etzel (אצ”ל), un acronimo formato appunto dalle sue iniziali ebraiche. Al tempo in cui l’Irgun fu operativo, la gente spesso si riferiva all’Irgun come ‘הגנה ב (Haganah bet, nel senso di quella non ufficiale) o ההגנה הלאומית (Haganah Leumit, difesa nazionale).
L’Irgun è stato classificato dalle autorità della Gran Bretagna e dalla maggior parte delle organizzazioni ebraiche come un’organizzazione terroristica, mentre altri lo considerano un movimento indipendentista, al pari dei movimenti armati palestinesi. La sua associazione politica con il Sionismo revisionista lo rese un movimento anticipatore del moderno partito/movimento israeliano di destra del Likud.

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STERN, BANDA
(1942-1948). Formazione terroristica sionista. Prese il nome da Avraham Stern, noto per aver organizzato nel 1939 in Polonia campi paramilitari sionisti destinati a un fantasioso progetto di invasione della Palestina a partire dall’Italia. Stern militò quindi nell’Irgun, da cui uscì con un gruppo di seguaci contrari alla collaborazione con la Gran Bretagna durante la Seconda guerra mondiale decisa dai sionisti e accettata dalla stessa Irgun oltre che dalla Haganah. Diversamente da queste ultime, finanziate rispettivamente dall’Agenzia ebraica e da ebrei ricchi della Palestina e degli Usa, il gruppo Stern, privo di risorse, ricorreva alle rapine per procurarsi fondi; braccato da britannici e sionisti, lo stesso fondatore venne ucciso nel 1942. I suoi seguaci si riorganizzarono assumendo ufficialmente il nome di Lokhamei Herut Israel (Combattenti per la libertà di Israele) o Lekhie continuarono le operazioni antibritanniche, arrivando a uccidere in un attentato al Cairo (6 novembre 1944) il responsabile di Londra per il vicino Oriente, lord Moyne. Dopo aver compiuto altre clamorose imprese antibritanniche, nel 1946 la banda Stern partecipò all’eccidio di Deir Yassin. Dopo la nascita dello Stato di Israele la maggior parte dei suoi uomini (un migliaio, rispetto ai trecento del 1944) entrarono nella Haganah.

fonte: http://www.pbmstoria.it/dizionari/storia_mod/s/s178.htm

Ebrei e nazisti a braccetto? Perché no?

!!!

The gang even offered to join the Third Reich’s war effort if the Nazis would agree to establishing a Jewish state in Israel after the war—a proposal that didn’t fit in with Hitler’s eliminationist agenda but which did briefly tempt Der Fuhrer’s assassin-in-chief Heinrich Himmler.

Il documento che comprova l'offerta di collaborazione dei terroristi ebraici con i nazisti. Clicca per ingrandire

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LA STORIA SIAMO ‘A NOI’ – Gli svarioni di Giovanardi su Ustica: sbaglia date e riferimenti storici

Gli svarioni di Giovanardi su Ustica: sbaglia date e riferimenti storici


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Il sottosegretario alla presidenza del consiglio da tempo si occupa del Dc9 dell’Itavia partito da Bologna. Ha una sua verità, fa cambiare i depliant dei musei, ma quando parla dimostra di saperne poco. Dice che l’aereo esplose lo stesso anno della tragedia di Lockerbie, aereo abbattuto otto anni dopo. Poi parla di un altro incidente di cui non esistono tracce

https://i2.wp.com/st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/themes/ilfatto/thumb/295x0/wp-content/uploads/2011/06/usticarulloer.jpg

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di David Marceddu

8 luglio 2011

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“È un dato storico: in quell’estate, in quell’anno, due aerei, a Lockerbie e in Sudan, sono stati abbattuti da bombe libiche”. Queste parole – pronunciate il 27 giugno scorso a Bologna durante un convegno del Pdl sulla strage di Ustica – sono del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Carlo Giovanardi. Ma le sue ricostruzioni storiche su questi due incidenti aerei sono clamorosamente sbagliate.

Giovanardi, incaricato dal governo Berlusconi di occuparsi della strage di Ustica, nelle ultime settimane ha iniziato a rileggere personalmente la storia mondiale dei trent’anni appena trascorsi. Analizzando la sua frase, infatti, il concetto è il seguente: “in quell’estate” (quella cioè del 1980, quando avvenne la tragedia del Dc9 Itavia nei cieli di Ustica, ndr), “due aerei sono stati abbattuti da bombe libiche”, “in Sudan e a Lockerbie”. Tutto falso.

La strage di Lockerbie, in Scozia – in cui il volo Pan Am fu abbattuto da una bomba libica a bordo, uccidendo 270 persone – risale al 21 dicembre 1988, otto anni dopo Ustica. E non era estate. Per la strage sui cieli scozzesi la responsabilità del regime di Gheddafi è stata storicamente accertata. La responsabilità del rais libico è stata anche confermata da un ministro fuggito da Tripoli all’inizio dei recenti bombardamenti sulla Libia.

L’aereo caduto nel Sudan invece… non c’è mai stato. Non sicuramente nel 1980. Forse il sottosegretario si riferisce alla tragedia del Dc10 Uta 772, l’aereo diretto a Parigi e abbattuto con una bomba a bordo il 19 settembre 1989, nove anni dopo Ustica. Ma non in Sudan, bensì in Ciad, paese africano a sud della Libia e a ovest del Sudan stesso. Anche questo attentato è stato addebitato al regime di Tripoli, che nel 2004 aveva addirittura iniziato a risarcire i parenti delle oltre 150 vittime.

Di sicuro, fra Sudan e Ciad c’è una bella differenza, così come tra il 1980 e il 1989. Insomma Giovanardi sostiene che la bomba a bordo del Dc9 di Ustica è plausibile, basandosi su fatti che dimostra di non conoscere.

E quella di lunedì scorso non è stata una semplice gaffe. Quello stesso giorno, 31esimo anniversario della strage, a margine del convegno, Giovanardi si ferma ancora una volta coi giornalisti: “Se vuole un riferimento storico, in quell’estate scoppiò l’aereo di Lockerbie con una bomba messa dai libici e scoppiò una bomba sul Sudan francese con una bomba messa dai libici”. Poi il sottosegretario, con la voce ferma dello storico, conclude: “Storicamente purtroppo in quell’estate aerei abbattuti con bombe libiche a bordo ce ne furono molti”.

Ma l’ulteriore conferma che le uscite del sottosegretario su Lockerbie e Sudan non siano degli scivoloni momentanei, la si trova in un articolo di 10 giorni prima sul quotidiano Il Resto del Carlino. È il 17 giugno scorso: “Faccio notare – spiega il sottosegretario nell’intervista al quotidiano riferendosi al 1980 – che nello stesso anno i libici hanno fatto saltare due aerei, a Lockerbie e in Sudan, e che a differenza di francesi e americani non hanno mai risposto alle nostre rogatorie”.

Al di là degli imbarazzanti falsi storici di Giovanardi, quella del Dc9 partito da Bologna e caduto sui cieli di Ustica il 27 giugno del 1980 è una vicenda al centro di infinite polemiche. Secondo la sentenza-ordinanza del 1999 del giudice istruttore Rosario Priore, mai smentita da alcuna altra sentenza nella sua ricostruzione dei fatti, l’aereo non cadde per un cedimento strutturale o una bomba a bordo, ma per una collisione o una quasi-collisione con un missile o un altro aereo militare, che avrebbe causato il disastro.

Un’ipotesi, quella di Priore, ribadita nei suoi ultimi anni di vita da Francesco Cossiga, all’epoca dei fatti Presidente del Consiglio dei Ministri. E proprio le parole di Cossiga nel 2007, che parlavano esplicitamente di missili francesi che abbatterono il Dc9, hanno fatto riaprire le indagini (tuttora in corso) alla magistratura.

Giovanardi, invece, ultimamente è accompagnato da un suo collega di governo, il sottosegretario Aurelio Misiti, entrato nella compagine di Governo con le ultime “infornate” berlusconiane. L’ingegner Misiti all’inizio degli Novanta, fu a capo di un collegio di periti nominato dai magistrati durante l’istruttoria del processo. Il suo collegio fu l’unico a sostenere la tesi della bomba: una bomba posta nella toilette che avrebbe fatto cadere un aereo senza quasi ammaccare lavello e la tazza wc. “(…) va (…) detto – si legge nella sentenza Priore – che la parte conclusiva dell’elaborato peritale concernente l’ipotesi di esplosione interna è affetta da tali e tanti vizi di carattere logico, da tante contraddizioni e distorsioni del materiale probatorio raccolto nella fase descrittiva e nelle perizie collegate, da essere inutilizzabile”.

Proprio Misiti era a fianco di Giovanardi al momento delle sue “sparate” su Lockerbie e sul Sudan (o meglio sul Ciad). E non ha corretto il suo collega: non si è accorto?

E dire che Giovanardi e Misiti sono, o dovrebbero essere, i maggiori esperti governativi su Ustica.

David Marceddu

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fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/08/gli-svarioni-di-giovanardi-su-ustica-sbaglia-date-e-riferimenti-ma-fu-una-bomba/143952/

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USTICA, LA STRAGE – Quei quattro aerei nascosti. Gli indizi portano ai francesi, 31 anni dopo

La strage di 31 anni fa

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Ustica e quei quattro aerei nascosti

Gli indizi portano ai francesi, 31 anni dopo


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di Andrea Purgatori

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I relitti del Dc9 Itavia esploso la sera del 27 giugno 1980
I relitti del Dc9 Itavia esploso la sera del 27 giugno 1980

La vera «bomba» della strage di Ustica sono le tracce radar di quattro aerei militari ancora formalmente «sconosciuti» – due/tre caccia e un Awacs – su cui la Nato, dopo una rogatoria avanzata un anno fa dalla Procura della Repubblica di Roma (con il sostegno operativo ma silenzioso dell’ufficio del consigliere giuridico del capo dello Stato), sta decidendo in questi giorni se apporre le bandierine d’identificazione. Tutti gli indizi portano allo stormo dell’Armée de l’air che nel 1980 operava dalla base corsa di Solenzara. Lo stesso contro cui puntò il dito pubblicamente (poi anche a verbale) Francesco Cossiga. Forse dopo aver saputo che i caccia francesi avevano lasciato le loro impronte su un tabulato del centro radar di Poggio Ballone (Grosseto), miracolosamente non risucchiato dal buco nero che dalla sera dell’esplosione del DC9 Itavia aveva ingoiato nastri, registri e persino la memoria di tanti testimoni.

La questione non è più militare ma sostanzialmente politica. E non solo perché la risposta ai magistrati italiani deve prima ottenere il benestare dei 28 paesi membri dell’Alleanza, nessuno escluso. Il fatto è che, come in un surreale gioco dell’oca, dopo trentun anni gli attori tirati in ballo nella strage (Italia, Francia, Stati Uniti) si ritrovano insieme alla casella di partenza. Alleati in una guerra (stavolta dichiarata) a Gheddafi, vittima designata oggi come allora, e al solito con posizioni tutt’altro che sovrapponibili. In più l’identificazione certa dei caccia francesi non sarebbe cosa facile da digerire nei rapporti bilaterali, visto che Parigi ha sempre negato che il 27 giugno 1980 i suoi aerei fossero in volo nel cielo di Ustica e, persino contro l’evidenza delle prove raccolte dalla magistratura italiana, ha sostenuto che nella base di Solenzara le luci furono spente alle cinque e mezza del pomeriggio. Il 2 ottobre del 1997, il segretario generale della Nato Javier Solana graziò Parigi consegnando al nostro governo la relazione di sei pagine di un team di specialisti dell’Alleanza atlantica che aveva incrociato tutte le tracce radar sopravvissute al buco nero, identificando in una tabella dodici caccia in volo quella sera (americani e britannici) ma evitando di apporre la bandierina su una portaerei e quattro aerei la cui presenza nella zona e all’ora della strage non veniva comunque messa in discussione. Un lavoro ripetuto più e più volte con i sistemi informatici in dotazione alla Difesa aerea dell’Alleanza e definito dagli stessi specialisti Nato senza alcuna possibilità di errore. Però reticente su un unico punto, cruciale: l’identificazione dei caccia francesi.

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Francesco Cossiga – fonte immagine

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Ma il radar di Poggio Ballone (Grosseto), all’epoca uno tra i più efficienti, aveva visto che tre di quegli aerei provenivano da Solenzara e a Solenzara erano rientrati dopo l’esplosione del DC9 Itavia. E il quarto – un aereo radar Awacs – era rimasto in volo sopra l’isola d’Elba registrando tutto ciò che era accaduto nel raggio di centinaia di chilometri, quindi anche a Ustica. Sarà un caso che il registro della sala radar con cui si sarebbero potuti incrociare i dati del tabulato non fu trovato durante il sequestro ordinato dal giudice istruttore Rosario Priore e che l’Aeronautica lo consegnò cinque giorni dopo senza il foglio di servizio del 27 giugno 1980? Sarà un caso che Mario Dettori, uno dei controllori, dichiarò a moglie e cognata che si era arrivati «a un passo dalla guerra» e poi fu trovato impiccato a un albero? Sarà un caso che il capitano Maurizio Gari, responsabile del turno in sala radar e perfettamente in salute, sia morto stroncato da un infarto a soli 32 anni? Sarà un caso che i capitani Nutarelli e Naldini, morti anche loro nella disastrosa esibizione delle Frecce tricolori nel 1988 a Ramstein, con il loro TF 104 abbiano incrociato quella sera tra Siena e Firenze il DC9 sotto cui si nascondeva un aereo militare sconosciuto e siano rientrati alla base di Grosseto segnalando per tre volte e in due modi diversi l’allarme massimo come da manuale (codice 73)?

C’è grande fibrillazione intorno a questa perizia della Nato su cui molti hanno cercato inutilmente di mettere le mani, in alcuni casi negandone addirittura l’esistenza. Ma il documento, un macigno sulle parole di chi ha sostenuto che il DC9 sia esploso per una bomba in un cielo deserto, ora è tornato a galla e ha consentito ai magistrati della Procura di Roma di preparare la partita finale di quest’indagine. Cinque rogatorie che potrebbero finalmente rendere giustizia alle 81 vittime di quella strage e di un segreto ancora inconfessabile.

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26 giugno 2011

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/11_giugno_26/ustica-4-aerei-nascosti-andrea-purgatori_1cff96b4-9fc1-11e0-9ac0-9a48d7d7ce31.shtml

Siria, la polizia spara sui manifestanti. La città di Daraa circondata dai carri armati / VIDEO: Anger sweeps Syria after deaths / Inside Story – Syria: The price of revolution

Anger sweeps Syria after deaths

Da: | Creato il: 27/mar/2011

Whoever kills his people is a traitor, the crowd yells.

Outrage as the people of Sanamin bury their dead.

The crowd is eager to tell their story – of how 20 of their young men were killed in less than 15 minutes.

Al Jazeera’s Rula Amin reports.

Inside Story – Syria: The price of revolution

Da: | Creato il: 28/mar/2011

Unrest in Syria continues. In a country where the regime is known for its iron grip on security, the growing number of casualties may come as no surprise, in what is quickly becoming an increasingly unstable Syria.

Nuove tensioni nella città di Daraa, circondata dai carri armati

Siria, la polizia spara sui manifestanti

Gli agenti hanno sparato contro il corteo che chiedeva l’abolizione della legge d’emergenza in vigore dal 1963

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Spari in piazza (Al Jazeera)
Spari in piazza (Al Jazeera)

DAMASCO – Il regime di Assad cerca di rispondere con la proposta di riforme alla situazione interna sempre più difficile, ma la tensione riesplode di nuovo. Dopo giorni di proteste sanguinose, alla popolazione in rivolta non è bastato l’annuncio dei vertici del partito Baath di voler abrogare la legge d’emergenza in vigore da 48 anni.

LA POLIZIA HA APERTO IL FUOCOLa polizia siriana ha infatti aperto il fuoco contro alcune centinaia di manifestanti che protestavano nella città di Daraa, nel sud della Siria, già teatro di violenze nei giorni scorsi. Lo riferisce la tv satellitare Al-Arabiya, secondo la quale la polizia avrebbe duramente represso la manifestazione indetta per chiedere l’abrogazione della legge d’emergenza in vigore nel paese dal 1963. La notizia è stata invece smentita dal regime. Successivamente però carri armati dell’esercito siriano hanno circondato Daraa, capoluogo della regione meridionale e teatro da dieci giorni di accese proteste anti-regime.

LA LEGGE – «La decisione di abrogare la legge di emergenza è stata già presa ma non so quando verrà applicata», aveva detto in precedenza Boussaina Shaabane il consigliere del presidente Bashar Al-Assad. La legge, instaurata immediatamente dopo l’arrivo al potere della partito Baath nel marzo 1963, impone restrizioni sulla libertà di riunione e di spostamento, e permette l’arresto di «sospetti o di persone che minacciano la sicurezza». In questo modo è possibile sorvegliare le comunicazioni e fare un controllo preliminare su i giornali, le pubblicazioni, le radio e tutti i mass media. Secondo al Arabiya, che ha annunciato per martedì le dimissioni del governo, è imminente l’approvazione di una nuova legge sulla stampa riguardo la prevenzione della carcerazione dei giornalisti. Il regime, ha aggiunto la tv satellitare araba, modificherà inoltre l’articolo 8 del primo paragrafo della costituzione del Paese, che stabilisce che quello Baath è il partito guida della Siria. Il presidente Asad inoltre ha già autorizzato un aumento dei salari dei dipendenti pubblici pari al 20% dell’attuale retribuzione. Secondo gli analisti è però difficile pensare a una vera riforma all’interno del sistema, soprattutto perché la corruzione e le politiche di privatizzazione economica hanno creato un arricchimento di tutto il clan legato alla famiglia Assad: ma come dimostrano gli esempi egiziano o tunisino, senza un compromesso in tempi rapidi quella siriana rischia di essere la prossima rivoluzione. La Siria di Bashar al Assad del resto è un Paese totalitario dove l’ordine regna supremo e l’islam è diventato progressivamente più radicale. Il governo siriano è dominato dagli alawiti, una setta sciita che rappresenta solo il 10 per cento circa della popolazione in un paese sunnita al 75%. Alla sua elezione, nel giugno del 2000, Assad annunciò un pacchetto di riforme – soprattutto in materia di apertura al liberismo economico – noto come la «Primavera di Damasco», che però non è mai decollato con convinzione: troppo dura la resistenza della vecchia guardia, ostica al punto da costringere Assad a parlare di una «riforma economica attraverso una riforma politica», rivelatasi a conti fatti inesistente. E così, da un punto di vista politico, il paese non ha fatto registrare alcun progresso, neppure sul tema spinoso della pace con Israele.

SCOMPARSI DUE REPORTER DELLA REUTERS – Intanto due giornalisti di Reuters Television che coprono le manifestazioni in corso in Siria sono considerati dispersi da sabato: lo ha annunciato un responsabile dell’agenzia di stampa. Il produttore Ayat Basma e il cameraman Ezzat Baltaji erano attesi sabato sera in Libano dove sono di stanza, ma l’autista inviato per riportarli a casa non è riuscito a trovarli nel punto di incontro designato, alla frontiera con la Siria. «Reuters è profondamente preoccupata per la sorte dei due giornalisti di Reuters Television che sono ritenuti scomparsi in Siria, da sabato», ha dichiarato Stephen Adler, caporedattore dell’agenzia.

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Redazione online
28 marzo 2011

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/11_marzo_28/siria-cronaca_ced1af3a-5935-11e0-bc5a-84b93b4dfe5d.shtml

STRAGI – Ustica e Bologna, il Grande Imbroglio

USTICA E BOLOGNA, IL GRANDE IMBROGLIO

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Il relitto del DC-9 Itavia

Stazione di Bologna dopo lo scoppio

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Luigi Cipriani, Da Ustica a Bologna. Due stragi francesi?, Relazione alla Commissione stragi inverno 1989-1990

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” Molto probabilmente non si trattò di un attacco deliberato ma di un errore durante una esercitazione militare. Tuttavia ammettere la verità avrebbe significato mettere in moto movimenti pacifisti ed il governo italiano non avrebbe potuto facilmente accettare la installazione dei missili a Comiso. Nell’ambito dell’alleanza occidentale si decise quindi di nascondere in tutti i modi la verità, distruggendo ogni possibile prova e mettendo in atto varie forme di depistaggio

Il 1980 si aprì sotto i migliori auspici di stabilità. Naufragati i governi di unità nazionale, eliminato Aldo Moro, usciti di scena De Martino e Mancini nel Psi, ogni possibilità di apertura al Pci e di alternativa di sinistra al regime che dal dopoguerra governa l’Italia svanì. Il trio Andreotti-Forlani-Craxi inaugurò la nuova fase pentapartito coi laici a fare da puntello, mentre Gelli con l’intervista del 5 ottobre al Corriere celebrò la vittoria del piano P2. Unici momenti di tensione, in Italia come in Europa, erano i grandi movimenti pacifisti che si opponevano alla installazione dei nuovi missili nucleari Usa. Sotto la pressione dei movimenti molti governi europei, compreso quello tedesco, erano riluttanti ad accettare il diktat Usa. L’Italia ruppe il fronte accettando l’installazione dei Cruise con testate nucleari a Comiso. La posizione del governo italiano in quel momento divenne importantissima per superare le difficoltà sorte tra europei e Usa, nell’ambito della strategia Nato, sulla dislocazione dell’armamento nucleare Usa in Europa

27 giugno. La tragedia di Ustica

La sera del 27 giugno 1980 alle ore 20.59′.45” come risulta dalle registrazioni radar, il Dc9 I-Tigi Itavia partito alle ore 20.08 da Bologna (anziché, come previsto, alle 18.15) verso Palermo venne colpito da un missile nel cielo di Ustica e si inabissò con ottantuno persone a bordo. Molto probabilmente non si trattò di un attacco deliberato ma di un errore durante una esercitazione militare. Tuttavia ammettere la verità avrebbe significato mettere in moto movimenti pacifisti ed il governo italiano non avrebbe potuto facilmente accettare la installazione dei missili a Comiso.

Nell’ambito dell’alleanza occidentale si decise quindi di nascondere in tutti i modi la verità, distruggendo ogni possibile prova e mettendo in atto varie forme di depistaggio ad opera dei servizi segreti. Bisognava assolutamente guadagnare tempo, per impedire che la magistratura potesse scoprire la verità, e nel frattempo costruire azioni di depistaggio credibili visto che, questa volta, la strage non era stata progettata prima.

28 giugno 1980. Il caso Marco Affatigato agente dello Sdece e della Cia

Il giorno successivo alla strage di Ustica, alle 15, arrivò alla redazione romana del Corriere una telefonata dei Nar secondo la quale la strage di Ustica era dovuta ad un incidente capitato a uno di loro, Marco Affatigato che si trovava sull’aereo e portava con sé una bomba. Per poterlo ritrovare tra le vittime, i Nar aggiunsero che Affatigato portava al polso un orologio di marca francese Baume & Mercier. La telefonata come fu dimostrato era un falso, un primo tentativo di depistaggio sul quale occorre soffermarci per capire chi poteva averlo organizzato e perché.

Marco Affatigato era un fascista dei Nar (rectius esponente di Ordine nuovo inserito presso i gruppi neofascisti operanti nell’Italia centrale, spec. Fnr, NdR) noto perché ospitò Mario Tuti dopo la strage di Empoli, ma i gruppi della destra extraparlamentare lo stavano cercando per assassinarlo perché sospettato di essere un informatore dei servizi segreti. Infatti Affatigato, da tempo latitante in Francia, viveva a Nizza e dopo aver lavorato per la Cia divenne informatore del servizio segreto francese, lo Sdece diretto da De Maranche. Dove fosse latitante Affatigato era noto anche al Sismi perché frequentava un loro informatore, il massone Marcello Soffiati. Quindi solo il servizio francese e quello italiano erano in grado di conoscere il particolare dell’orologio con tanto di marca.

Chi organizzò la telefonata falsa dei Nar conosceva bene quello che era successo nel cielo di Ustica e non poteva ritenersi coperto dal fatto che tutti allora propendevano per un incidente causato da un cedimento strutturale del Dc9 Itavia. Prima o poi si sarebbero trovate tracce di esplosivo sui corpi e sui rottami dell’aereo: occorreva immediatamente coprire la verità e l’unica scelta possibile era accreditare l’ipotesi di una bomba. Data la ristrettezza dei tempi, e da come successivamente si svolsero i rapporti tra Sismi e Sdece, è molto probabile che fu il servizio francese a fare la falsa telefonata dei Nar e non è da escludere che lo Sdece avesse previsto di eliminare Affatigato e farne ritrovare il cadavere in mare. Probabilmente Affatigato, sentendo odore di bruciato, fuggì in tempo salvando la pelle e facendo fallire il primo tentativo di depistaggio nell’inchiesta per la strage di Ustica. Ed è forse in questa occasione, per il modo di agire dello Sdece, che i rapporti tra Santovito e De Maranche si ruppero, e fu necessario l’intervento di Francesco Pazienza per riannodare i fili nell’incontro di Parigi del gennaio 1981.

28 giugno 1980. Il ministro dei trasporti Formica insedia la commissione d’inchiesta del ministero sotto la direzione di Luzzati

La commissione Luzzati consegnò la propria relazione due anni dopo, il 16 marzo 1986, quando si autoscioglierà per manifesta inutilità.

La conclusione principale alla quale la commissione Luzzati pervenne fu quella che ad abbattere il Dc9 Itavia fu un’esplosione, senza chiarire se interna od esterna, mentre era già chiaro che fu un missile. Del resto lo stesso Luzzati era cosciente di quello che accadeva intorno ad Ustica, perché nella trasmissione della Bbc disse che i responsabili non si sarebbero mai scoperti.

29 giugno 1980. Il Sismi contatta lo Sdece

Nonostante l’allora ministro della difesa Lagorio non attivasse il Sismi perché inaffidabile, il servizio militare si mise immediatamente in moto chiedendo al Sios aeronautica i tracciati radar e contattando il servizio segreto francese. Conferma indiretta dei contatti con i francesi venne dallo stesso Lagorio il quale al Corriere del 27 aprile 1988 dichiarò: “E credo che se il nostro servizio di informazione si rivolse a quello francese, non fece che il suo dovere”. Comunque i francesi non si degnarono di rispondere.

30 giugno 1980. E’ stato un missile francese

Pochi giorni dopo la strage di Ustica un giornale inglese, l’Evening Standard uscì con una notizia molto precisa, secondo la quale a colpire il Dc9 Itavia fu un missile lanciato dalle portaerei francesi Foch e Clemenceau che stavano facendo esercitazioni con un aereo bersaglio. I francesi risposero che le loro navi il 27 giugno erano in porto a Tolone. Non risulta che l’Italia fece nulla per accertarlo. Giova solo ricordare che le forze armate francesi non sono coordinate dalla Nato perché non vi fanno parte e che dispongono in Corsica di basi per la sperimentazione di alte tecnologie missilistiche militari.

E’ molto probabile che il Dc9, partito da Bologna con due ore di ritardo, non fosse stato loro segnalato e che si sia trovato a loro insaputa nell’area delle esercitazioni. Va inoltre ricordato che i francesi sono dotati di missili che vengono guidati dal radar dell’avversario, che può essere entrato in sintonia col segnale emesso dal Dc9: il quale, come ha confermato la perizia Blasi, fu colpito nella parte anteriore dove sono sistemati gli apparecchi elettrici ed elettronici, cessando immediatamente di trasmettere. Gli aerei bersaglio di cui la Francia dispone potevano benissimo dislocarsi alla quota del Dc9 (circa 10.000 metri) e rappresentare quella traccia ad alta velocità (700 nodi) che incrociò la rotta dell’aereo Itavia e venne rilevata sia dagli esperti Usa sia dalla commissione Luzzati e da altri esperti. Infatti il loro modello 1094 Matra Vanneau può raggiungere quota 24.000 metri per una velocità massima di 3.100 Km./h con un raggio d’azione di 185 Km.

In merito alla presenza di unità da guerra nel Tirreno l’allora ministro della difesa, sull’Avanti del 4 novembre 1988, ha dichiarato: “Gli Stati uniti e la Francia avevano allora alcuni loro reparti nel Tirreno”. L’ex ministro smentì di fatto i francesi i quali hanno sempre affermato che le loro forze navali erano nella rada di Tolone.

8 luglio 1980. Formica tiene in vita l’ipotesi del missile

Nonostante gran parte dei parlamentari, la stampa e l’Alitalia (in modo interessato) propendessero nettamente per il cedimento strutturale dell’aereo, il ministro dei trasporti Formica si oppose all’approvazione di una mozione di condanna dell’Itavia, lasciando un varco aperto verso la ricerca della verità. Tra le altre cominciò a farsi strada l’ipotesi che ad abbattere il Dc9 fosse stato un missile.

2 agosto 1980. La strage di Bologna per coprire quella di Ustica

Quella di Bologna rispetto alle precedenti fu una strage anomala, perché avvenne in una situazione politica ampiamente stabilizzata, tale da tranquillizzare gli alleati del nostro paese; perciò la strage assume la caratteristica di un tentativo di cancellare dalla città, dall’attenzione della stampa, dal dibattito politico, dall’opera dei magistrati la strage di Ustica.

Perché proprio Bologna è presto detto. Innanzitutto perché a Bologna risiedevano gran parte dei familiari delle vittime di Ustica, che dovevano essere zittiti con una strage di enormi proporzioni in città. In secondo luogo perché il Sismi poteva contare sull’appoggio di importanti magistrati alla Procura della repubblica. Infine, la interpretazione in chiave politica, di attacco alla roccaforte del Pci, sarebbe essa stessa stata un depistaggio sui reali obiettivi, scaricando sulla manovalanza fascista, ampiamente infiltrata dal Sismi, le responsabilità.

Come era facilmente prevedibile, il Pci abboccò immediatamente all’amo della strage fascista per colpire le istituzioni democratiche. Ovviamente gli appelli a fare quadrato attorno alle istituzioni contro gli attacchi della destra si sprecarono, tutto il dibattito politico, l’informazione, la magistratura, i servizi vennero impegnati su questo fronte e Ustica cadde nell’oblio.

4 agosto 1980. Mandato di cattura contro Marco Affatigato

Subito dopo la strage di Bologna cominciarono i depistaggi. Guarda caso si iniziò da quel Marco Affatigato, agente dello Sdece residente a Nizza e ben noto al Sismi, già comparso nel caso di Ustica. Un maresciallo della questura di Lucca credette di ravvisare, in un identikit sulle persone viste a Bologna in occasione della strage, il fascista Marco Affatigato agente dello Sdece. Il 4 agosto la Procura della repubblica di Bologna emise un mandato di cattura nei suoi confronti, ed il 6 agosto venne arrestato dalla polizia a Nizza.

Affatigato dimostrerà che il 2 agosto si trovava a Nizza, ma intanto il Sismi di Santovito cominciò a tessere la tela, il nome di Affatigato comparve successivamente nella informativa che Musumeci fece pervenire ai magistrati bolognesi. Il che è comprensibile: dovendo costruire un falso colpevole bisognava conoscerne molto bene i movimenti, le amicizie eccetera, magari coordinandosi meglio con lo Sdece come avvenne successivamente.

10 agosto 1980. Nasce la pista del Sisde per la strage di Bologna. Il caso Semerari-Signorelli-Calore

Il 10 agosto 1980 Sergio Farina, fascista del quartiere Balduina di Roma, in carcere da sei anni per violenza carnale, divenne uno dei supertestimoni sulla strage di Bologna. Agli agenti del Sisde accorsi per interrogarlo raccontò che i suoi compagni di cella Sergio Calore e Dario Pedretti erano gli organizzatori della strage con l’aiuto esterno di Francesco Furlotti. Sulla scorta di un rapporto del Sisde e dell’Ucigos, la Procura della repubblica presso il tribunale di Bologna il 28 agosto emise mandati di cattura nei confronti di Semerari, Signorelli, Calore e altri per la strage di Bologna.

15 agosto 1980. Viene recuperato un relitto simile ad un aereo bersaglio

Nell’agosto 1980 -ha confermato l’allora comandante del 41° stormo dell’Aeronautica di stanza a Sigonella- vennero ripescati nelle vicinanze di Lipari rottami molto simili a quelli di un Drone (aereo bersaglio). I rottami vennero fotografati proprio nella base dell’Aeronautica e vi rimasero fino all’ottobre 1980. Le foto vennero inviate a Bari, sede del comando sud dell’Aeronautica. Non risulta che l’Arma aerea abbia mai consegnato alla commissione Luzzati le foto e tantomeno i rottami che la commissione aveva disposto venissero tutti concentrati a Napoli.

25 agosto 1980. Dopo Affatigato spunta un altro personaggio legato ai francesi, Paul Durand del Fane

Su Panorama del 25 agosto 1980 apparve, sotto la firma di Corrado Incerti, un articolo nel quale si accusava tale Paul Durand di avere partecipato alla strage di Bologna: si tratta di un personaggio che più avanti ritroveremo nelle informative che Musumeci fece pervenire ai giudici di Bologna. All’epoca della strage Paul Durand era ispettore in prova presso la polizia giudiziaria di Versailles, ma fino all’aprile era funzionario del Renseignements generaux– equivalente del nostro Ufficio affari riservati del Ministero degli interni- col nome di Paul Dupuis. Costui inoltre era esponente di rilievo del Fane, organizzazione neonazista. Durand effettuò nel luglio 1980 un viaggio in Italia che venne seguito passo passo dai servizi italiani.

In data 3 agosto 1980 il Sisde inviò all’Ucigos un dettagliatissimo rapporto sul suo viaggio, sulle persone incontrate e sulle tappe percorse. I servizi italiani sapevano quindi benissimo che Durand era estraneo alla strage, eppure il Sismi buttò il suo nome tra le carte dei magistrati per depistare. In poche parole il nome di Paul Durand diventò interessante per il viaggio compiuto in Italia nel periodo luglio-agosto 1980: molto ben conosciuto dai servizi francesi, poteva essere utilizzato nella operazione di depistaggio concordata col Sismi.

15 settembre 1980. Il Sismi lancia la pista internazionale in alternativa a quella Semerari-Signorelli

Nella prima settimana di settembre 1980, Pazienza e Santovito convocarono il giornalista di Panorama Andrea Barberi, sostenendo che era una vergogna che i giudici di Bologna elogiassero il Sisde per le informazioni date sulla strage, mentre il Sismi aveva fatto molto meglio. Ciò detto Pazienza mostrò al giornalista una informativa destinata alla presidenza del Consiglio che comparve su Panorama del 15 settembre 1980 sotto il titolo La grande ragnatela.

25 settembre 1980. Entra in campo Gelli per orientare le indagini sulla pista internazionale

Il 25 settembre il dottor Elio Cioppa, funzionario del Sisde, incontrò Licio Gelli per conoscere il suo parere sulla strage di Bologna. Gelli rispose che a suo parere i giudici di Bologna stavano seguendo una pista errata (Semerari, Signorelli eccetera) e che bisognava seguire la pista del terrorismo internazionale. Giova ricordare che Cioppa era iscritto alla P2 -tessera 1890- e che venne messo in moto da Gelli stesso per innescare una nuova fase del depistaggio.

ottobre 1980. Entra in campo l’ex procuratore capo del tribunale di Bologna Ugo Sisti

Seguendo una metodologia già messa in atto durante il sequestro Cirillo, il dottor Ugo Sisti, ex procuratore capo presso il tribunale di Bologna, mise in contatto i magistrati dell’ufficio istruzione di Bologna con il colonnello Musumeci del Sismi. Anche in questo caso, Musumeci si inserì in una vicenda non di sua competenza, escludendo il capo della prima divisione del Sismi Notarnicola.

Negli uffici del Sismi ebbe inizio l’elaborazione delle false informative che andranno sotto il nome “terrore sui treni” per depistare i giudici di Bologna.

2 novembre 1980. Informativa Musumeci riguardante il viaggio di Paul Durand in Italia

Nel novembre 1980 il colonnello Musumeci, tramite la polizia giudiziaria, fece pervenire al giudice Gentile una informativa riguardante attentati terroristici che organizzazioni della destra europea avrebbero dovuto compiere sui treni in Italia. Torna in scena Paul Durand, il francese militante del Fane infiltrato dei servizi francesi, il quale nel suo viaggio in Italia si sarebbe dovuto incontrare con Maurizio Bragaglia in una riunione promossa da delle Chiaie che avrebbe coinvolto anche il gruppo tedesco Hoffman

30 novembre 1980. Gli esperti Usa della Ntsb propendono per l’ipotesi del missile

Improvvisamente la strage di Ustica uscì dall’oblio nel quale si era tentato di confinarla, grazie ad esperti Usa non controllabili dalla macchina del depistaggio, i quali clamorosamente diffusero la notizia che molto probabilmente fu un missile ad abbattere il Dc9 su Ustica. L’Associazione dei parenti delle vittime riprese l’iniziativa.

18 dicembre 1980. Il presidente dell’Itavia insiste sull’ipotesi del missile

Sulla base del rapporto dei periti Usa il presidente dell’Itavia, la società proprietaria del Dc9, sino allora messa sotto accusa per l’incidente, scrisse una lettera al ministro Formica denunciando la campagna denigratoria promossa dall’Alitalia contro la sua compagnia, ribadendo che ad abbattere il Dc9 fu un missile.

Per tutta risposta la Procura della repubblica di Roma denunciò Davanzali per diffusione di notizie false e tendenziose. Il 22 gennaio 1981 il ministro Formica firmerà il decreto di revoca della concessione dei servizi di trasporto aereo di linea affidati alla società Itavia.

gennaio 1981. Il depistaggio messo in atto con la strage di Bologna viene perfezionato in accordo con lo Sdece

Il riemergere dell’ipotesi del missile rese necessario rilanciare la pista sulla strage di Bologna, concordando un’ipotesi di depistaggio credibile con riferimenti precisi. Il 9 gennaio, nella saletta Vip di Fiumicino, Pazienza, Santovito e Mike Leaden, di ritorno da Parigi dove avevano avuto un incontro riservato con il capo dello Sdece De Maranche, consegnarono al capo della I divisione Sismi un appunto circa attentati sui treni che si sarebbero dovuti compiere in Italia da parte di Freda, Ventura, Delle Chiaie con l’aiuto del Fane e di gruppi tedeschi. Il 12 gennaio il colonnello Musumeci trasmise alla polizia una nuova informativa che, riprendendo quella fatta pervenire in precedenza ai magistrati di Bologna, precisava che a trasportare in Italia materiale esplodente per compiere gli attentati sarebbero stati Raphael Lagrande e Dimitris Martin che si sarebbero incontrati ad Ancona con altri terroristi. A Bologna nel medesimo giorno, durante un controllo sul treno 5114 Taranto-Milano, la polizia ritrovò una valigia contenente armi, esplosivo, documenti vari, biglietti d’aereo, quotidiani eccetera.

Ancora nello stesso giorno, per dare credibilità alla pista terrore sui treni, Pazienza metteva in moto il commissario Francesco Pompo’ il quale sotto sua dettatura redasse due informative su trafficanti di armi e droga che si apprestavano a fare attentati in Italia. Per emarginare definitivamente Notarnicola, che come capo della I° divisione Sismi avrebbe dovuto essere titolare dell’indagine sulla strage di Bologna, Pazienza fece sapere che, secondo i francesi, egli era un agente di Gheddafi. Paxienza convocò infine il giornalista Lando dell’Amico, gli mostrò “documenti” secondo i quali Pertini, quando era fuoruscito in Francia, fu pagato dal Kgb. Questo gran lavoro di Pazienza venne adeguatamente retribuito dal Sismi: egli incassò dal 22 ottobre 1980 al 27 aprile 1981 più di un miliardo, come ha accertato il tribunale di Roma nella sentenza di primo grado contro Pazienza, Santovito e altri.

Francesco Pazienza era approdato al Sismi nel 1979, ma raggiunse il massimo potere nei confronti di Santovito nel periodo dei depistaggi. Evidentemente era in possesso di informazioni che gli consentivano un potere ricattatorio enorme, al punto da far dire ai magistrati di Roma che il vero capo del Sismi fosse lui e non Santovito. Significativamente i giudici aggiunsero: “Dalla lettura dei documenti si desume chiaramente la posizione di preminenza che Pazienza, già al soldo del servizio segreto militare francese, lo Sdece e collegato con centri di potere stranieri, era riuscito a conquistare nell’organigramma del Sismi”.

febbraio 1981. Santovito conferma che sono stati fascisti francesi a consegnare la bomba

Il 15 gennaio 1981 il Procuratore della repubblica di Roma inviò richiesta al Sisde e al Sismi di trasmettere ulteriori informazioni in merito all’informativa terrore sui treni. Il 2 febbraio il Sismi a firma di Santovito rispondeva che si erano acquisite nuove informazioni:

1. Legrand e Martin sarebbero ripartiti per la Francia dopo la consegna del materiale, per via aerea.

2. I biglietti d’aereo contenuti nella valigia erano stati acquistati da Giorgio Vale che teneva i contatti, per conto di Terza posizione, con il Fane e il gruppo Hoffman. Il Vale, che veniva indicato come il personaggio chiave dell’operazione terrore sui treni, aveva locato un appartamento ad Imperia per dirigere l’operazione. Il rapporto del Sismi aggiungeva che del gruppo di quattro-sei persone impegnato per il trasporto dell’esplosivo, Dimitris e Legrand avrebbero dovuto ad Ancona ritirare i biglietti aerei e le armi automatiche e recarsi a Milano, mentre gli altri avrebbero proseguito per Bologna. In merito a chi fossero “gli altri” il Sismi non era in grado di dare informazioni.

7 febbraio 1981-30 giugno 1983. La Digos di Bologna smentisce le informative del Sismi

Alla fine del giugno 1983 la Digos di Bologna, facendo seguito al rapporto del 7 febbraio 1981, riassumeva in questi termini le indagini svolte sulla base delle informative che il Sismi aveva fornito ai magistrati.

1. Veniva esclusa la presenza di Giorgio Vale ad Imperia e che fosse stato quest’ultimo ad acquistare i biglietti d’aereo a Bari.

2. Si riferiva che effettivamente tra i passeggeri di un volo dell’11 gennaio 1981 da Monaco a Milano vi era un certo Dimitris.

3. Si confermava quanto già scritto nel rapporto del 7 febbraio 1981 a proposito di Philip Legrand il quale era un architetto francese venuto diverse volte in Italia e alloggiato presso alberghi milanesi per ragioni di affari, comunque né Legrand né Dimitris si erano presentati nel giorno e nell’ora stabilita dai biglietti d’aereo acquistati a Bari.

Nell’incontro del 9 gennaio con il capo dello Sdece il depistaggio, dopo i primi grossolani tentativi, venne perfezionato utilizzando personaggi conosciuti ai francesi che si recavano spesso in Italia, e che a loro insaputa furono tenuti d’occhio dallo Sdece. Quando i giudici chiesero notizie sulla fonte delle informazioni, ebbero dapprima il nome di un malavitoso pugliese morto da tempo; successivamente l’ufficio di Musumeci rispose che: “fonte delle notizie era costituita da persone straniere non più contattabili”.

17 marzo 1981. La perquisizione ordinata dai giudici milanesi porta alla scoperta della P2 di Gelli

Nel bel mezzo dell’operazione depistaggio vennero scoperti gli elenchi della P2. Il presidente del Consiglio Forlani tenne nel cassetto per due mesi i nomi degli affiliati ma alla fine dovette dimettersi e i vertici dei servizi segreti vennero decapitati perché tutti affiliati alla loggia segreta. Santovito nell’agosto 1981 viene mandato in pensione, tutta l’operazione terrore sui treni perse di credibilità.

Occorreva trovare il modo di rilanciarla e, comunque, aggrovigliare ulteriormente le indagini dei magistrati di Bologna.

11 aprile 1981. Semerari viene scarcerato per mancanza di indizi

Arrestato il 28 agosto 1980 su segnalazione del Sisde, Aldo Semerari nel successivo aprile 1981 venne scarcerato per mancanza di indizi, dando un duro colpo alla credibilità delle indagini sulla strage di Bologna.

Molto probabilmente Semerari non era implicato direttamente nella strage ma la scarcerazione avvenne al momento opportuno perché il criminologo -che era legato al Sismi e fungeva da garanzia per malavitosi, fascisti di borgata, banda della Magliana, camorristi e mafiosi che spesso il servizio militare aveva usato come braccio armato- era venuto a conoscenza dei retroscena più scabrosi del regime, e tra questi il delitto Moro.

Nel carcere il criminologo aveva cominciato a dare segni di cedimento psicologico preoccupanti ed aveva minacciato più volte di vuotare il sacco se i servizi non lo avessero aiutato ad uscire di galera. Il criminologo riuscì nello scopo e venne scarcerato ma col suo comportamento firmò la propria condanna a morte.

11 ottobre 1981. Entra in scena Ciolini agente dello Sdece e collaboratore di Gelli

Nell’ottobre 1981 tale Ciolini, agente dello Sdece, venne arrestato in Svizzera per truffa. Dal carcere di Champ Dollon di Ginevra, Ciolini inviò una lettera al console generale d’Italia Mor nella quale veniva indicata l’esistenza di un’organizzazione terroristica di nome O.t. Secondo Ciolini, O.t. aveva legami con la frazione dell’Olp che aveva eliminato i giornalisti Toni e De Palo e che era responsabile di alcune stragi (piazza Fontana, Italicus e Bologna). In riferimento alla strage di Bologna, riproducendo lo schema delle informative di Musumeci, Ciolini indicava in Delle Chiaie, Danet e Fiebelkon i responsabili della strage.

A mettere in moto Ciolini fu un uomo dei servizi, tale Reitani, con lo scopo di togliere definitivamente credibilità all’inchiesta sulla strage di Bologna, cosa che puntualmente avvenne. Successivamente Ciolini riuscì ad incastrare un magistrato che condusse l’inchiesta sulla strage di Bologna, il dottor Gentile, che venne accusato di aver divulgato documenti processuali sottoposti a segreto istruttorio.

14 marzo 1982. Una tragedia come quella di Ustica stava per verificarsi a sud di Ponza

Nel maggio 1982, nella zona di Ponza, un aereo Dc9 dell’Ati venne a trovarsi nel mezzo di una manovra aeronavale della Nato e improvvisamente venne investito da una fortissima turbolenza. La solita commissione d’inchiesta dell’Aeronautica disse che era da escludere che durante le manovre fossero stati lanciati missili.

Il Dc9 dell’Ati Milano-Palermo era seguito da un G222 della 46° aerobrigata decollato da Grosseto. Entrambi gli aerei si trovarono al centro della manovra Nato Distant drum 82 ed erano seguiti da due C130 carichi di paracadutisti. Il comandante del Dc9 Ati ascoltò una comunicazione tra Roma radar e il pilota del G222 nella quale si affermava che era in atto un fittissimo traffico di aerei militari che rendevano pressocché inutile il Notam, in quanto non avevano inserito il trasponder ed era impossibile stabilire a quali quote stessero volando. Improvvisamente, durante la conversazione, il comandante sentì una fortissima vibrazione, il tutto mentre sotto di lui si stava sparando contro attacchi aerei simulati. Fortunatamente l’aereo riuscì ad atterrare a Palermo.

4 giugno 1982. Un altro Dc9 Ati, capitato in mezzo ad una manovra della VI flotta Usa sopra Ustica, è costretto a rientrare a Roma

Il 4 giugno 1982 un altro Dc9 Ati in servizio da Fiumicino a Cagliari per il volo Bm110, dopo regolare decollo, fu costretto ad invertire la rotta e tornare all’aereoporto Leonardo da Vinci di Roma.

Nella zona tra Ponza e Ustica erano in corso manovre aeronavali della VI flotta Usa ed il centro radar di Ciampino segnalò traffici sconosciuti di caccia militari decollati da portaerei ed entrati nella rotta del Dc9. Alla richiesta del comandante del Dc9 di essere diretto su una aerovia alternativa, il centro radar rispose che in quella volavano due caccia sconosciuti, non rimaneva che tornare a Roma.

Quindi gli incidenti reali o mancati nel cielo di Ustica erano frequentissimi; e la probabilità che un missile, sfuggito al controllo o lanciato senza tener conto dei Notam, abbia colpito il Dc9 Itavia il 27 giugno 1980 è confermata.

1 dicembre 1982. La rivista dell’aviazione conferma che nella zona di Ustica i controlli radar sono inefficienti

Il comandante Dino Mesturino, presidente della commissione tecnica dell’Anpac, dichiarò alla rivista Aereonautica: gli americani usano propri radar per dirigere autonomamente il traffico dei loro velivoli, non fornendo indicazioni sui movimenti; in queste condizioni non è certo possibile alcuna forma di coordinamento. Gli Usa e -aggiungiamo noi- qualunque altra forza armata non inquadrata nelle forze Nato, come quella francese.

1 ottobre 1982. L’inchiesta della Bbc conferma che ad abbattere il Dc9 Itavia fu un missile. Spunta l’ipotesi del Mig 23 libico

Nell’ottobre 1982 un’inchiesta della Bbc rese evidente che un missile abbattè il Dc9 di Ustica ma anziché di un incidente, a dire di un esperto del Pentagono, tale John Trasne, si trattò di un attacco deliberato portato avanti da più caccia. Il conduttore della trasmissione, affermando che in quel periodo i rapporti tra Libia e Italia erano pessimi, officiò l’ipotesi che ad attaccare fossero aerei libici.

L’esperto americano confermò che i Mig 23 in possesso dei libici erano in grado di portare quel tipo di attacco e di armamento. Si affacciò in questo modo un’ipotesi, quella dell’attacco libico, che più volte tornerà sulla stampa e nelle informative del Sismi; ma che, come vedremo, non fu che l’ennesimo depistaggio.

21 novembre 1984-5 agosto 1986

Dopo i depistaggi l’inchiesta su Ustica cadde in un lungo oblio per riemergere solo nell’agosto 1986 quando, in occasione del sesto anniversario, i parenti rivolgendosi a Cossiga sollecitarono un suo intervento perché finalmente si facesse giustizia. Il Presidente della repubblica inviò una lettera al presidente del Consiglio Craxi nella quale sottolineava che, anche per non perdere credibilità di fronte alla comunità internazionale, era necessario superare tutte le difficoltà che avevano impedito di individuare i responsabili della strage di Ustica.

10 agosto 1986. L’intervento di Cossiga rimette in moto l’inchiesta e spuntano due perizie

In seguito alla lettera di Cossiga a Craxi, vennero resi noti gli esiti di due perizie, l’una dei laboratori dell’Aeronautica militare e l’altra di una commissione tecnica, comprendente alcuni esperti del Cnr i quali confermarono che ad abbattere il Dc9 Itavia fu un missile. Per avere certezza, tuttavia, gli stessi tecnici del Cnr sollecitarono il recupero del relitto.

I tecnici dell’Areonautica militare, al contrario, sostennero che ad abbattere il Dc9 fu una bomba posta all’interno, perché a loro dire le tracce di esplosivo T4 trovate sui corpi e sui seggiolini non si sarebbero potute trovare qualora l’esplosione fosse avvenuta all’esterno del velivolo. Inoltre aggiunsero che nelle testate dei missili non viene messo solo T4 ma anche altri esplosivi non rinvenuti nelle loro analisi. Si coprirono di ridicolo, visto che tracce di Tnt oltre al T4 furono già rinvenute nei laboratori inglesi che svolsero le indagini per conto della commissione Luzzati, come è stato confermato dalla relazione Pratis.

Ancora una volta l’Aeronautica militare volle nascondere la verità, nonostante fossero passati sei anni e numerosi esperti avessero chiaramente dimostrato che fu un missile ad abbattere l’aereo nel cielo di Ustica.

20 ottobre 1988. Due anni più tardi si saprà che i periti del Cnr furono minacciati

I professori Antonio Molorni e Antonio Acampora del Cnr di Napoli che, grazie al loro spettometro di massa, scoprirono le tracce di vari esplosivi e che con ulteriori esami avrebbero potuto scoprire anche la nazionalità del missile, sul finire del loro lavoro ebbero entrambi la sensazione di essere controllati ed i loro telefoni intercettati. Avvertirono il giudice Bucarelli che non ritenne di aprire un’inchiesta sui fatti.

Intervistati da Repubblica il 20 ottobre 1988, i due professori del Cnr dissero che con l’impiego di spettrometri di massa esistenti in Italia era possibile rilevare se sui rottami vi fossero tracce del metallo di cui era composto l’involucro del missile, aggiungendo: “Lo spettrometro rileva la sostanza quando è presente anche in quantità molto piccola, un milionesimo di milionesimo di grammo”. Ma quel tipo di ricerca non venne effettuato.

12 ottobre 1986. Rispondendo alla Camera ad interrogazioni, Giuliano Amato dichiara che il relitto verrà recuperato

A seguito delle sollecitazioni di Cossiga, il caso Ustica tornò in Parlamento e alla Camera il sottosegretario alla presidenza del Consiglio di allora, Giuliano Amato, dichiarò che su Ustica non fu mai posto il segreto di stato; che non esisteva alcuna connessione tra l’incidente del Dc9 e la caduta del Mig libico avvenuto il 18 luglio 1980 in Calabria; e che era stato chiesto alla Marina Usa di fare rilevamenti fotografici e televisivi per rintracciare il relitto a 3500 metri di profondità.

I rilevamenti furono effettuati e consegnati ad Amato da parte dell’ambasciata Usa.

12 ottobre 1986. Inopinatamente riemerge l’ipotesi di un missile francese

Dopo lungo tempo riapparve sul Messaggero, a firma del giornalista Dany Aperio Bella, che l’ipotesi più credibile era un missile lanciato dal convoglio francese che accompagnava la portaerei Clemenceau verso un aereo bersaglio, che si era venuto inavvertitamente ad incrociare con il volo Bologna-Palermo partito con due ore di ritardo. L’ipotesi del missile francese venne presentata come quella che durante il dibattito parlamentare non ebbe controindicazioni da parte di Amato.

28 ottobre 1986. Ritorna l’imbeccata giusta. Cancellati i francesi, si torna al Mig libico caduto a Castelsilano in Calabria

Alcuni giorni dopo, al medesimo giornalista del Messaggero arrivò l’imbeccata giusta per portarlo su una strada che si rivelerà l’ennesimo depistaggio. Si torna a parlare del Mig libico pilotato da un traditore, fatto inseguire da Gheddafi dalla caccia, che nel tentativo di abbatterlo colpì per errore il Dc9 Itavia. Questa versione, inventata dal Sismi come vedremo, dovette però fare i conti col fatto che il Governo sostenne che il Mig libico era caduto il 18 luglio 1980 e non il 27 giugno.

Entrarono in scena a questo punto i periti medici che avevano eseguito l’autopsia sul cadavere del pilota. I periti, smentendo quanto da loro scritto in una prima relazione -cioè che la morte risaliva a pochi giorni prima, come era la versione dei carabinieri e dell’Areonautica- dissero di aver avuto un ripensamento e che la morte del pilota libico poteva certamente risalire al 27 giugno. Di questo ripensamento i due periti dissero di avere dato notizia al magistrato in una nota aggiuntiva. La nota però non è mai stata trovata e il magistrato smentisce categoricamente di averla ricevuta.

Che il ripensamento dei due medici fu suggerito dal Sismi per accreditare un nuovo depistaggio, si è avuta conferma durante la loro audizione in Commissione stragi dove è apparso chiaro: sotto l’incalzare dei medici esperti della Commissione stessa, i due sono caduti in contraddizioni evidenti.

30 aprile 1987. Un anno dopo le dichiarazioni di Amato parte l’operazione recupero affidata ai francesi

Nel maggio 1987 la società statale francese Infremer ricevette l’incarico mediante trattativa privata di recuperare il relitto del Dc9. La nave francese Le Noirot ebbe un mese di tempo per scandagliare un’area di quaranta miglia e localizzare il relitto, dando una prima risposta al giudice Bucarelli.

La società francese si mostrò molto generosa e disse che, qualora entro il 2 giugno non avesse raggiunto l’obiettivo, si sarebbe accollata le spese e avrebbe abbandonato l’incarico. Tutto ciò appare molto strano perché lo stesso Amato aveva dichiarato che il relitto era stato rintracciato e fotografato dalla Marina militare Usa già nel 1986. Per quale motivo i francesi vollero rifare tutto il lavoro di ricerca impiegando grandi mezzi, prima di dare il via al recupero vero e proprio?

A questo punto è utile ricostruire tutta la tormentata storia del recupero del relitto del Dc9 Itavia.

Nell’ottobre 1980 il giudice Santacroce, che stava indagando sul disastro di Ustica, chiese al ministro dei trasporti, il socialista Vincenzo Balzamo, di recuperare il relitto del Dc finito nel mare a 3500 metri di profondità; ma non ottenne risposta. Il ministro Balzamo quantificò in dieci miliardi la spesa per il recupero e nel 1983 girò la pratica ad Amintore Fanfani che era presidente del Consiglio. Fanfani rispose al nuovo ministro dei trasporti Casali Nuovo che non vi era una disponibilità finanziaria di tale dimensione; e suggerì di utilizzare fondi a disposizione del Ministero dei trasporti. Sempre nel 1983 il giudice Santacroce, prima di formalizzare l’inchiesta che passò a Vittorio Bucarelli, tornò alla carica affermando che se si voleva veramente scoprire la verità su Ustica era necessario recuperare il relitto.

Passarono altri tre anni e l’1 agosto 1986 vi fu, su pressione dei parenti delle vittime, l’intervento del Presidente della repubblica nei confronti del presidente del Consiglio di cui abbiamo già detto. L’appalto stranamente venne affidato ai francesi su semplice trattativa privata. La cosa venne spiegata da Amato col fatto che gli Usa -che pure già avevano rintracciato e fotografato il relitto e nonostante disponessero della più grande ditta del mondo attrezzata a tale scopo- avrebbero fatto intendere alla Commissione d’inchiesta, tramite l’ambasciatore, che non volevano impegnarsi nel caso Ustica.

La società italiana Saipem si offrì di realizzare il recupero anche per la difesa di interessi nazionali ma non venne presa in considerazione. Si preferì affidare il recupero a una ditta statale di un paese che era tra quelli coinvolti nella responsabilità della strage.

30 giugno 1987-20 maggio 1988. I francesi recuperano la scatola nera del Dc9

I francesi asserirono, per voce del direttore dei lavori della Infremer Dominique Girard, che dovettero perdere tempo per localizzare il relitto, ignorando nuovamente che esso era già stato fotografato dalla Marina Usa.

Sorge quindi il sospetto che abbiano voluto guadagnare tempo, per verificare che nella scatola nera non vi fossero informazioni per loro compromettenti.

I francesi completarono il recupero del relitto un anno dopo, nel maggio 1988. La commissione peritale Blasi confermò che ad abbattere il Dc9 Itavia fu un missile ma -caso strano- tra i rottami non fu trovato neanche un pezzo pur piccolo del missile. Anche in questo caso, il sospetto che non tutto il materiale recuperato dalla Infremer sia stato consegnato alla commissione d’inchiesta è forte.

30 aprile 1987. Un dossier del Sismi rilancia l’ipotesi del Mig libico

In previsione del recupero del relitto il Sismi -avendo ormai la certezza che i periti avrebbero definitivamente confermato l’ipotesi del missile- riesumò il depistaggio basato sul Mig libico. Depistaggio che avrebbe consentito di gestire la nuova verità scaricandone la responsabilità su Gheddafi.

Nel marzo 1987 il Sismi fece pervenire al magistrato un dossier, secondo il quale il pilota libico, al comando di un prototipo di Mig 23, tradì Gheddafi per passare agli Usa il velivolo russo. Scoperto, venne inseguito da due caccia inviati da Gheddafi; gli inseguitori intercettarono il traditore e lanciarono due missili, uno dei quali colpì il Dc9 Itavia che si era venuto a trovare nel suo percorso casualmente oppure -altra versione- appositamente per proteggersi il traditore usò l’aereo civile come copertura. Il Mig 23 fuggito venne successivamente abbattuto con la mitragliera e cadde a Castelsilano in Calabria.

Abbiamo già detto che il dossier del Sismi altro non fu che un ennesimo tentativo di depistare le indagini del magistrato. Si può aggiungere che gli esperti della Aeronautica dimostrarono che nessun Mig avrebbe avuto l’autonomia di volo, partendo dalla Libia, per inseguire in traditore e poi tornare alla base. Inoltre il Mig precipitato in Calabria non aveva affatto caratteristiche di prototipo tali da interessare gli Usa ma era un tipo arretrato, non dotato di apparecchiature elettroniche sofisticate, che l’Urss normalmente vendeva ai paesi del terzo mondo.

28 ottobre 1988. Recuperati i resti dell’aereo Itavia, viene rilanciata la tesi del Mig libico caduto in Calabria

Ancora sul Messaggero comparve un’intervista del perito Erasmo Rondenelli il quale affermò che dopo la prima relazione ebbe un ripensamento, dovuto allo stato di avanzata decomposizione del cadavere del pilota libico: la data del decesso doveva pertanto farsi risalire a venti giorni prima del 18 luglio, ovvero proprio al 27 giugno 1980.

Di questa seconda perizia, come già detto, non fu trovata traccia. Va solo aggiunto che l’altro perito, il dottor Zurlo, subì un’aggressione prima di essere interrogato dal magistrato; al quale poi riferì di avere avuto anch’egli un ripensamento sulla data della morte del pilota, che doveva farsi risalire a venti giorni prima.

2 novembre 1988. La ricostruzione di Tg1.7 attribuisce la responsabilità all’Italia

Continuando con la operazione confusione e depistaggi, incollando mezza verità con ipotesi fantasiose, Tg1.7 mise sul piatto il tracciato di un secondo radar di Ciampino di cui nessuno ebbe mai notizia. Dal tracciato del secondo radar emerse che il giorno 27 giugno 1980 erano in corso manovre militari nel Tirreno a est della Sardegna, nonostante la smentita dell’Areonautica; che venne lanciato un aereo bersaglio e che la caccia italiana, nel tentativo di abbatterlo, colpì con un missile il Dc9 Itavia.

3 novembre 1988. Otto anni dopo la strage l’ambasciata Usa consegna al magistrato un tracciato radar di una portaerei in rada a Napoli

In gran segreto e con ben otto anni di ritardo, nel novembre 1988 -dopo che sulla stampa si era parlato di un attacco della caccia Usa portata da una portaerei come causa della strage di Ustica- l’ambasciata Usa consegnò alla magistratura un tracciato radar, più nitido di quello di Ciampino, nel quale si potevano notare le tracce di due caccia che si avvicinarono al Dc9 Itavia.

In sostanza si trattò di una nuova versione dell’attacco di Mig libici; risultò strano che, dopo otto anni, gli Usa si accorsero di avere quel tracciato radar.

11 novembre 1988. Otto anni dopo, il segretario della Nato Woerner dichiara che l’Italia non ha mai chiesto informazioni su Ustica

Il segretario della Nato, in un’intervista del novembre 1988, affermò che l’Italia non si rivolse mai ufficialmente alla Nato per sapere dove erano dislocate le forze atlantiche il 27 giugno 1980 e se vi erano manovre in corso nell’area del Tirreno.

Il fatto, clamoroso, è stato confermato dalla relazione Pratis.

Comunque, significativamente, il segretario della Nato affermò che era da escludere ogni responsabilità dell’Alleanza nella strage di Ustica; ma di non poter escludere che manovre delle forze nazionali Usa, francesi, tedesche fossero in corso in quella data.

30 gennaio 1989. Interpellata dalla Commissione Pratis, la Nato esclude ogni responsabilità nella strage di Ustica

16 marzo 1989. La Commissione peritale Blasi consegna la perizia confermando che fu un missile ad abbattere il Dc9 Itavia

17 marzo 1989. Il ministro della difesa ordina un’indagine allo stato maggiore dell’Areonautica militare

La relazione dello stato maggiore dell’Areonautica militare verrà conclusa nel maggio 1989. La relazione confermava l’esclusione di ogni responsabilità da parte dell’Arma e degli alleati e indicava in un’esplosione avvenuta all’interno dell’aereo la causa dell’incidente di Ustica.

16 maggio 1989. La Commissione Pratis nominata dalla presidenza del Consiglio termina i lavori

Nel maggio 1989 la Commissione nominata dal presidente del Consiglio De Mita -incaricata di verificare se non vi furono negligenza e inadempienza da parte della pubblica amministrazione nel condurre le inchieste sul caso Ustica- concluse i propri lavori assolvendo tutti e sposando la tesi dello stato maggiore dell’Areonautica.

2 luglio 1989. Tornano i francesi. Un dossier della France Press rilancia la tesi dei Mig libici

L’agenzia giornalistica France Press asserì di essere entrata in possesso dei grafici di Ciampino che i carabinieri si sarebbero dimenticati di sequestrare la sera dell’incidente di Ustica. Secondo questi tracciati si vedrebbero due caccia, uno proveniente da est che cerca di coprirsi dall’attacco di un intercettore proveniente da ovest. Si torna al Mig libico che per sottrarsi all’attacco tentò di nascondersi dietro il Dc9 Itavia, mentre il caccia intercettore colpiva per errore l’aereo Bologna-Palermo. Per avvalorare la tesi, la France Press riesumò la vicenda del Mig libico caduto il Calabria non il 18 luglio ma il 27 giugno 1980.

Tornano i francesi con l’ennesimo tentativo di nascondere le vere responsabilità della strage di Ustica, così come furono protagonisti dei depistaggi sulla strage di Bologna. A fare naufragare il nuovo depistaggio hanno provveduto i magistrati romani; i quali in un comunicato dissero di essere già a conoscenza dei tracciati citati dall’agenzia francese e di averli allegati alle relazioni dei periti d’ufficio.

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fonte:  http://www.fondazionecipriani.it/Scritti/usticae.html

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Luigi Cipriani

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Luigi Cipriani (1940 – 5 settembre 1992) è stato un attivista italiano. Fu una figura della sinistra operaia, membro dal 1969 del CUB Comitati Unitari di Base della Pirelli Bicocca, fondato nel 1968, aderì a Avanguardia Operaia (AO), successivamente a Democrazia Proletaria (DP).

Eletto nel 1987, nella X legislatura, nelle liste di Democrazia Proletaria (DP), al Parlamento Nazionale. Fu membro della Commissione stragi della X Legislatura.

Morì di morte naturale il 5 settembre 1992.

In suo nome nel 1994 è stata costituita la Fondazione Luigi Cipriani.

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