RITRATTI – ‘Il grande cuore di Franca’, di Monica Lanfranco

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Il grande cuore di Franca

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di | 29 maggio 2013

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Per chi appartiene alla generazione degli anni ‘60, per chi ha fatto politica e attivismo a sinistra e nei movimenti delle donne Franca Rame è stata prima di tutto una voce, e un corpo. La sua parole scandite con voce arrochita nei teatri italiani, la sua presenza scenica potente, pure nella strabordante preminenza di quella del suo compagno Dario Fo sono vivissime nella mente di chi ebbe la fortuna di ascoltarle.

Quelle parole, in particolare: la sua testimonianza di stupro. Con un coraggio straordinario Franca Rame dette voce a tutte le donne violentate, in tempi in cui ancora poco si parlava di stupro. Calcò la mano sulla matrice dell’odio maschile verso di lei, verso il suo corpo di donna, che in quel caso veniva da uomini fascisti che la odiavano perché comunista, ma riuscì a mettere in luce, forse per la prima volta in modo chiaro e preciso, che la violenza sul suo corpo andava oltre il disprezzo politico: era la punizione scelta nei suoi confronti perché era una donna, prima di tutto, e una donna la si violenta per distruggerla, mortificarla, annullarla. Un messaggio per lei, e per le altre. Tutte.

Ascoltai quel monologo a Genova, in un teatro periferico perché erano tempi nei quali la proposta Fo/Rame non poteva calcare le scene dei teatri accreditati dai salotti buoni. Lo stupro di Franca, raccontato da lei pubblicamente nonostante le minacce di morte ricevute dai suoi aguzzini, diventato un pezzo di storia dolorosa del percorso della libertà delle donne italiane, oggi viene per fortuna rilanciato attraverso i social media e la rete, e va condiviso e proposto nelle scuole, così come anche il documentario Processo per stupro, che la Rai trasmise a ora tarda scatenando le ire di mezzo paese.

Il monologo di Franca Rame non fu sempre accolto, anche a sinistra, con benevolenza: accanto infatti all’ovvia acredine fascista, che si rovesciò su di lei giubilando perché una “cagna comunista era stata giustamente punita” ci fu chi stigmatizzò il suo “eccesso femminista”: Franca Rame andava bene finché stava in ombra a fianco del grande Dario, ma quando si mise in prima fila con quell’outing ruppe, anche a sinistra, un tabù.

In un’intervista che ebbi la fortuna di farle proprio dopo quella esibizione genovese mi disse, lei che era stata violentata da squadristi di destra: ”La violenza sulle donne non ha colore, è fatta sulla donna perché è una donna. E viene da ogni parte.”

Una affermazione, allora come ora, di enorme coraggio e lucidità.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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Legge elettorale, scontro nel Pd sul Mattarellum. La Camera boccia la mozione

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Legge elettorale, scontro nel Pd sul Mattarellum. La Camera boccia la mozione

Il deputato renziano Giachetti presenta una mozione, firmata da un centinaio di colleghi di partito, che chiede il ritorno al sistema maggioritario. Finocchiaro attacca: “Intempestivo”. Gasparri e Brunetta: il testo va “contro l’esecutivo” guidato da Letta. Il movimento 5 stelle: “Non voteremo il testo di Giachetti, preferiamo nostro correttivo”

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di | 29 maggio 2013

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La “mozione Giachetti” sulla legge elettorale, che avrebbe ripristinato il Mattarellum, è stata bocciata dalla Camera.  La proposta del deputato renziano Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera, di tornare al “Mattarellum”, cioè al sistema maggioritario in vigore prima dell’avvento del “Porcellum” nel 2005 è stata firmata da un centinaio di colleghi democratici, ma ha visto lo stop dell’Aula di Montecitorio con 400 “no”, 139 “sì” e 5 astenuti. La prima bocciatura da parte dell’esecutivo è arrivata proprio dal presidente del consiglio Enrico Letta che a Montecitorio aveva anticipato che avrebbe invitato “al ritiro” della proposta.  ”In caso contrario darò parere contrario a quelle mozioni che entrano troppo nel merito” del percorso istituzionale. Il deputato, però, aveva ribadito di fronte all’assemblea del gruppo Pd alla Camera che non avrebbe ritirato la mozione. E anche verso Letta aveva usato toni duri: “Me lo ha chiesto in Aula in modo dialogico e io in maniera altrettanto dialogica dico che non la ritirerò”.

SCONTRO NEL PD La mozione ha soprattutto infiammato lo scontro all’interno del Pd. A guidare la fronda anti Mattarellum, Roberto Speranza, che ha commentato l’esito del voto esprimendo soddisfazione per “il voto unitario del Pd, un gruppo che discute, ragiona e poi sa rispettare le scelte”. Durante la riunione dei deputati democratici il capogruppo del Pd aveva chiesto il ritiro della mozione di Giachetti. “In caso contrario il Pd voterà contro”, ha aggiunto il deputato. “Una mozione intempestiva”, gli ha fatto eco Anna Finocchiaro, presidente Pd della commissione affari costituzionali del Senato.

GIACHETTI: “MOZIONE BIPARTISAN, FIRMATA DA 100 DEPUTATI” Giachetti si è difeso dalle critiche e ha spiegato a Speranza che di non poter ritirare il documento che era stato firmato non solo da deputati del Pd, tanto che la dichiarazione di voto in aula sarebbe stata fatta da Antonio Martino del Pdl. E il depuato ha poi aggiunto di aver avuto un approccio “di grande umiltà”. “L’ho mandata a 630 deputati, l’hanno firmata in 100” e non solo del Pd. “Prepotente – ha detto Giachetti richiamando le parole di Anna Finocchiaro – sarebbe ritirarla ora. Non è una mozione di partito, di gruppo, nè tantomeno di corrente”. Nel dibattito è intervenuto anche il segretario Pd Guglielmo Epifani: ”E’ il tempo del cambiamento. Dico qui con chiarezza che tutto il Pd non vuole più tornare a votare con questa legge elettorale. E’ un impegno di serietà e lo dobbiamo al Paese”.

MOLTI DEMOCRATICI HANNO RITIRATO LA FIRMA La mozione ha visto anche molti dietrofront.  Lo stesso vicepresidente della Camera, alla fine della seduta a Montecitorio ha annunciato “che i deputati Marco Fedi, Simona Flavia Malpezzi, Alessandro Bratti, Irene Manzi, Caterina Bini, Floriana Casellato, Ezio Primo Casati, Manfred Schullian, Umberto D’Ottavio, Maria Luisa Gnecchi, Marco Carra e Maria Amato, hanno ritirato la propria firma dalla mozione Giachetti ed altri”. E, durante la riunione del gruppo Pd, si sono sganciati anche Walter Verini e Fulvio Bonavitacola. Favorevoli, invece, trentaquattro deputati – tutti i renziani, Pippo Civati e due prodiani –  che hanno votato contro la relazione del capogruppo Roberto Speranza che chiedeva a Roberto Giachetti di ritirare la mozione. Ci sono stati cinque astenuti tra i veltroniani. L’appoggio al deputato era arrivato anche da Sel. “Siamo a favore della mozione Giachetti, di cui anche io sono firmatario, perchè questa porta alla cancellazione dell’attuale legge elettorale – afferma Gennaro Migliore (Sel) intervendo nell’aula della Camera – e rappresenta un risarcimento rispetto a un elettorato che ha dovuto subire tre volte la condanna di andare votare con il porcellum”.

GASPARRI (PDL): “GOVERNO LETTA A RISCHIO” E la proposta ha agitato anche le acque delle larghe intese. Sul fronte opposto, Maurizio Gasparri ha avvertito che, ancora una volta, l’esecutivo capitanato da Enrico Letta è stato in pericolo: “Ogni iniziativa che crea confusione mette a rischio il governo“, ha affermato il vicepresidente Pdl del Senato. “E’ tempo di riforme, si deve ripartire dal presidenzialismo: mettere prima la legge elettorale è un errore”. Ancora più esplicito il capogruppo alla Camera Renato Brunetta: “La mozione Giachetti è una mozione contro Letta. Siamo molto amareggiati. Noi volevamo che venisse ritirata. Il Pd ci sta provando. Noi”, ha continuato l’ex ministro Pdl, “siamo leali a Letta, al governo e alla maggioranza, ma con un Pd di lotta e di governo non si può andare avanti. E’ una dicotomia che mette in difficoltà il governo e lo sottopone ad un continuo stress. E’ il momento invece adesso di pensare ai problemi concreti”.

Toni molto più morbidi e nessun riferimento diretto allo scontro interno nel partito, invece, nelle parole del premier, che è tornato al Senato per le repliche prima del voto sulle mozioni. Il presidente del Consiglio ha prima sottolineato gli appelli del Quirinale: ”Oggi siamo qui a dare immediato seguito e applicazione all’impegno preso nel momento in cui si è chiesto a Napolitano di essere rieletto”. Poi ha tracciato la rotta indicata dalla risoluzione di maggioranza, che prevede 18 mesi di tempo per le riforme costituzionali. “Abbiamo la Costituzione più bella del mondo”, ha detto Letta, ma “oggi bisogna adeguare la seconda parte del testo per dare piena attuazione ai principi contenuti nella prima parte”.

Il presidente del Consiglio ha commentato il risultato elettorale legando il dato sull’astensione alla necessità della politica di dare risposte al “drammatico distacco dalla politica”.

M5S: “LA LEGGE PORCATA SALVA GRAZIE A INCIUCIO” “La legge elettorale porcata si salva ancora una volta grazie al perpetuarsi dell’inciucioPd-Pdl”, è il commento del Movimento 5 Stelle dopo il voto in aula sulle mozioni relative al percorso di riforma della Costituzione. A rincarare la dose Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera: “E’ uno scandalo, il Pd ha salvato il Porcellum e lasciato solo Giachetti, compresi i renziani e i giovani turchi. La mozione Giachetti poteva finalmente liberarci dal Porcellum. Se questa è la tenuta dei renziani alla Camera, io non vedo che piena continuità con il vecchio Pd”.

Il testo Giachetti era finito al centro di un fitto scambio di mail tra i deputati del Movimento 5 Stelle. Al centro della discussione la linea da tenere: se sostenere o meno la richiesta di ritorno al Mattarellum. A chi faceva notare che il via libera alla mozione avrebbe rischiato di mettere in difficoltà il governo, il deputato Walter Rizzetto ha risposto ironico: “Allora sì, votiamola. Questa è musica per le mie orecchie”. Alla fine, però il movimento ha scelto di non convergere sul testo del deputato renziano e di rimanere sul proprio. “Abbiamo valutato la proposta – ha spiegato Riccardo Fraccaro alle agenzie – ma preferiamo il correttivo del Porcellum da noi proposto”, con preferenze, limite di due mandati e incandidabilità dei condannati. “Crediamo – ha aggiunto – si tratti di una proposta più rappresentativa della volontà popolare. In Aula vedremo se astenerci o votare contro” la mozione Giachetti, “di certo non l’appoggeremo. Voteremo la nostra mozione”.

E la mozione di cui hanno parlato è quella che i deputati hanno presentato alla Camera. Il testo presenta “correzioni immediate” da apportare alla legge elettorale. I ritocchi proposti dai M5S non si discostano molto da quelli già ipotizzati per la clausola di salvaguardia che è stata cancellata dalla mozione di maggioranza sulle riforme (introduzione di una soglia al premio di maggioranza e ripristino delle preferenze). “Ora non possono non votare la nostra risoluzione – ha detto il deputato Riccardo Nuti – Ammetterebbero che non vogliono fare nulla”.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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Cambio della guardia nel M5S: via Lombardi e Crimi, dentro Nuti e (forse) Orellana

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Cambio della guardia nel M5S: via Lombardi e Crimi, dentro Nuti e (forse) Orellana

Come anticipato ad inizio legislatura, nei prossimi giorni ci sarà il “cambio” ai vertici dei gruppi parlamentari di Camera e Senato. Al posto della Lombardi sicuro l’ingresso di Nuti, al Senato favorito Orellana

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Manca solo l’ufficialità, ma non sembrano esserci dubbi sul fatto che nei prossimi giorni Vito Crimi e Roberta Lombardi non saranno più i capigruppo del Movimento 5 Stelle alle Camere. La conferma è arrivata dalla stessa Lombardi in una intervista a Nove in Punto, su Radio 24: “Ai primi di giugno ruotiamo. Questo fa sì che i cittadini continuino a seguire il progetto del Movimento 5 Stelle e non si affezionino alle persone che in quel momento ne sono i portavoce e hanno la maggiore visibilità“. Del resto, si tratta di un passaggio più volte annunciato e in linea con le indicazioni “pre – elettorali” che prevedevano un’alternanza al vertice dei gruppi parlamentari di Camera e Senato.

Si chiuderà così la reggenza di Vito Crimi e Roberta Lombardi, che hanno traghettato gli eletti a 5 stelle nel periodo più complesso e insidioso. E che hanno subito il peso di critiche e apprezzamenti, di un’attenzione mediatica senza precedenti alla quale non sempre hanno reagito nella maniera più opportuna, come confessa la stessa Lombardi: “Non eravamo, forse, abbastanza preparati psicologicamente all’impatto che c’è stato, forse anche per il risultato elettorale in bilico“. Un compito che ha avuto come momenti centrali le due “consultazioni in streaming” con Bersani e Letta, con lunghe code polemiche anche all’interno del Movimento che in qualche modo hanno indebolito le loro figure. Certo è che per loro ora si apre una fase nuova, con Crimi che resta nome su cui puntare anche nelle prossime attività del gruppo (anche se dovesse saltare l’ipotesi Copasir), mentre la Lombardi potrebbe comunque affiancare il suo successore al vertice del gruppo.

C’è ovviamente grande attesa per conoscere i nomi dei successori, anche se la stessa capogruppo alla Camera ha anticipato che a sostituirla dovrebbe essere il suo vice, il palermitano Riccardo Nuti. Al Senato resta qualche dubbio da sciogliere, ma i favoriti d’obbligo sono Luis Alberto Orellana (anche se si tratterebbe di un altro eletto in Lombardia), le senatrici dell’Emilia Romagna Bulgarelli e Montevecchi e la toscana Alessandra Bencini.

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Franca Rame, il Tg2 chiede scusa per il servizio offensivo

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Franca Rame, il Tg2 chiede scusa per il servizio offensivo

Il Tg2 corre ai ripari. Su Franca Rame manda in onda un servizio in cui si ricorda lo stupro fascista. E chiede scusa per primo servizio offensivo

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redazione globalist.it
mercoledì 29 maggio 2013 20:57

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Il Tg2 si è sbrigato a correre ai ripari. Dopo il servizo offensivo denunciato da Globalist, ha cambiato strada, facendo un servizio più oculato, attento alla verità storica, che citava lo stupro fascista soprattutto. E senza riferimenti all’avvenenza di Franca suggestivamente messa in rapporto con la feroce violenza.

Il Tg2 della sera ha chiesto anche scusa per il servizio di Carola Carulli, spiegando ai telespettatori che a qualcuno era sembrato involontariamente offensivo. Diciamo che è buono che siano arrivate le scuse, ma è immaginabile che la responsabilità di un servizio così sbagliato, allusivo, omertoso e lontano dalla verità storica nons ia soltanto l’autrice. E che qualcuno abbia una responsabilità più grande perché direttiva.

Le inopportune dichiarazioni di Marcello Masi – Il direttore del Tg2, Marcello Masi, esprime da parte sua «rammarico per il fatto che qualcuno possa solo immaginare che ci sia qualsiasi giustificazione a ogni forma di violenza nei confronti delle donne e in particolare di Franca Rame, che ha segnato la mia crescita umana. Mi vergogno per quelli che pensano una cosa del genere».

Vergognandosi per quelli che hanno pensato una cosa del genere, Masi probabilmente voleva riferirsi a Globalist, ossia al sito che ha sollevato il caso e che non sta molto simpatico al direttore del Tg2, non fosse perché – unici – lo abbiamo sbeffeggiato mentre imperterrito mandava in onda a spese del servizio pubblico la sua cara Michela Vittoria Brambilla, che ha battuto il record di presenze con la scusa dei cani.

Peccato però che Masi, poco accorto almeno quanto la Carulli, abbia sostanzialmente detto che si vergogna di quelle migliaia e migliaia di persone che avendo visto e sentito quanto andato in onda hanno protestato, si sono indignati e hanno chiesto che fatti simili non accadano più. Masi, quindi, si vergogna della stragrande maggioranza di coloro che hanno avuto la sventura di vedere quel servizio del Tg2.

Salvo poi essere costretto (da viale Mazzini?) a chiedere pubblicamente scusa. E allora Masi ci spiegherà se si vergogna così tanto di noi e dei suoi telespettatori, perché ha dovuto scusarsi? O non farebbe prima a vergognarsi per quello che dolosamente o colposamente è uscito dal suo Tg? Peccato. Un vero peccato. Ammettere l’errore e chiedere scusa è un gesto coraggioso, anche perché tutti possiamo sbagliare. Invece il nostro ha voluto esternare, tanto che noi, adesso, ci vergognamo della sua vergogna. (Globalist).

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fonte globalist.it

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Facebook, stop violenza alle donne: utenti e investitori contro il sessismo

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fonte immagine adland.tv

Facebook, stop violenza alle donne:
utenti e investitori contro il sessismo

Troppi contenuti pieni di “odio mediatico” verso l’universo femminile, con immagini esplicite e ironia greve. Proteste online e inserzionisti che abbandonano. E Palo Alto decide per il giro di vite: più controlli e utenti denunciabili in caso di pubblicazione di materiale offensivo

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TROPPI contenuti misogini mascherati da vignette e battute da bar. Tante bacheche e gruppi con immagini e testi eloquenti con donne picchiate e brutalizzate, condite da ironie rozze. E Facebook decide di rivedere, secondo alcuni dopo troppo tempo, le linee guida sulla pubblicazione di contenuti (qui il comunicato ufficiale, in inglese). Facebook ha rimosso i messaggi incriminati, anche se diversi contenuti risultavano in un primo momento come “non offensivi”, rimanendo online. E quindi dubbi e proteste non si sono interrotte.

L’intervento sui termini di servizio arriva sicuramente perché le proteste, dirette e indirette (su Twitter c’è l’hashtag #fbrape) si erano fatte pressanti. Attivisti dei gruppi inglesi Everyday Sexism Project e l’americano WAM! hanno denunciato quanto i contenuti palesemente misogini di alcune pagine del social con migliaia di mail e decine di migliaia di tweet. Ma anche perché oltre agli utenti indignati, a premere sul social network ci sono gli investitori, quei big spender di cui Fb non puà fare a meno, come Nissan e Unilever. Che hanno deciso di sospendere le loro inserzioni pubblicitarie su Facebook dopo che le loro campagne sono apparse vicino a post offensivi, soprattutto contro le donne. Un risultato dovuto all’algoritmo che fa comparire gli annunci a seconda delle preferenze dell’utente. Ma di certo le aziende non vogliono comparire in pagine come “Violentare per divertimento” e “Mi piaceva per il suo cervello”, che contiene agghiaccianti foto di donne con la testa rotta.

Al di là del marketing, c’è una questione annosa che coinvolge il social network su questi temi. Da Fb hanno lungamente risposto: “Se non vi buttano fuori da un bar per una battuta pesante, allora non verrete neanche espulsi da Facebook”. Ma evidentemente si è andati troppo oltre. E da Palo Alto hanno ammesso, in un comunicato ufficiale, di aver sottovalutato l’insidia del cosiddetto “hate speech”, ovvero “odio mediatico”, che nell’avversione alle donne trova uno degli esempi più diffusi e deprecabili. Cambieranno le regole per chi pubblica contenuti, ci sarà maggior controllo e i titolari dei contenuti saranno denunciabili, probabilmente direttamente dal social network.

Un giro di vite necessario, dal punto di vista dell’opportunità sociale, ma anche economico.  Come rivela il Financial Times per Facebook è un momento fondamentale e  deve riuscire a controllare i contenuti che vengono pubblicati per evitare che finiscano vicino a inserzionisti con una reputazione da difendere. Nei primi tre mesi del 2013 il gruppo californiano ha generato ricavi di 1,46 miliardi di dollari, con un aumento del 38% rispetto allo stesso periodo dello stesso anno soprattutto grazie all’implementazione di nuovi strumenti che permettono agli inserzionisti di indirizzare le loro pubblicità ai singoli utenti. (29 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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INCREDIBILE TG2 SULLA RAME – “Usava la bellezza fisica finché fu stuprata.” E tace sui violentatori fascisti

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Usava la bellezza fisica finché fu stuprata: incredibile Tg2 sulla Rame

Nel ritratto dell’attrice il Tg omette di dire che i violentatori erano fascisti. E racconta la vicenda in modo ambiguo, come se Franca si fosse cercata lo stupro.

Desk
mercoledì 29 maggio 2013 19:05


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Prima l’omissione della morte del generale genocida e fascista argentino Videla, notizia ignorata. altrimenti bisognava parlare dei crimini dei golpisti.

Oggi, nel ricordo di Franca Rame, l’incredibile (anzi, fin troppo credibile) omissione del fatto che la grande attrice fosse stata stuprata dai fascisti. Perché al Tg2 parlare di fascisti non si può. Probabilmente disturebbbe troppo i nuovi piccoli editori di riferimento, tra i tanti contorcimenti e riposizionamenti della testata, nel nobile esercizio di salvare le chiappe a rischio.

Anzi, nell’ambiguità del racconto è parso anche che l’attrice si fosse in qualche modo cercata lo stupro per l’uso della sua bellezza fisica. Alla faccia di tutte le campagne contro il femminicidio e la violenza sulle donne.

E sì, perché nel servizio mandato in onda nell’edizione delle 13 e firmato da Carola Carulli (vagamente tendenzioso, ma su questo torneremo poi…) c’è un cenno alla terribile esperienza dell’attrice, violentata dopo essere stata sequestrata. Ma non una parola su chi e perché: era una comunista impegnata politicamente e i fascisti – sobillati da alcuni settori dell’Arma dei carabinieri che li proteggevano – vollero darle in quel modo una lezione. Tanto che l’ineffabile giornalista ha detto: “Finché il 9 marzo del 1973 fu sequestrata e stuprata. Ci vollero 25 anni per scoprire i nomi degli aggressori, ma tutto era caduto in prescrizione”. Chi erano questi aggressori e perché? Silenzio del Tg2, hai visto mai che alla vigilia del ballottaggio per il sindaco di Roma si dia fastidio ad Alemanno?

Peccato, perché il Tg2 ha perso una grande occasione per raccontare davvero la biografia di una grande attrice politicamente impegnata e che ha sempre pagato di persona le sue scelte.

Ma invece nel pezzo tendeziosetto e giustificazionista si diceva testualmente: “Una donna bellissima Franca, amata e odiata. Chi la definiva un’attrice di talento che sapeva mettere in gioco la propria carriera teatrale per un ideale di militanza politica totalizzante; chi invece la vedeva coma la pasionaria rossa che approfittava della propria bellezza fisica per imporre attenzione. Finché il 9 marzo del 1973 fu sequestrata e stuprata. Ci vollero 25 anni per scoprire i nomi degli aggressori, ma tutto era caduto in prescrizione”.

Nella parte del “complimento” la sua passione è stata definita “totalizzante”. Totalizzante? All’anima del complimento di chi l’amava… Nell’altra si parla di una ammaliatrice rossa.

Ma è triste il “finché” con il quale è stato collegato il primo passaggio a quello successivo. E’ stata una “che approfittava della propria bellezza fisica per imporre attenzione finché…”. Finché? Ma stiamo scherzando? La giornalista (e meno male che è una donna) vuole forse dire che se l’è andata a cercare? Che siccome aveva usato la bellezza fisica (il che tra l’altro è un falso) aveva provocato la reazione? Oppure la giornalista ha una vaga idea dell’italiano e di come si comunemente legge il suo “finché” e farebbe meglio a riconsegnare il tesserino? E poi stuprata da chi? Di ignoti violentatori prescritti. Perché dire fascisti non si può. Parlare dei mandanti (all’interno dei carabinieri) giammai. Meglio il finché.

Proprio un bel ricordo degno del Tg2: in parte censurato (il ruolo dei fascisti) in parte tendenzioso (totalizzante) in parte perfino giustificativo dello stupro (finché).

Ad maiora. Avvertiteci quando morirà Priebke. Ci aspettiamo una bella frasetta del tipo: nella Capitale ci fu una attività armata dei partigiani “finché” dopo l’attentato di via Rasella i nazisti…

In conclusione solo una domanda: avete uno specchio a casa?

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fonte globalist.it

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Amministrative, Grillo contesta flop M5S: “Ecco le cifre del crollo dei partiti, sono morti”

Amministrative, Grillo contesta flop M5S: "Ecco le cifre del crollo dei partiti, sono morti"
Beppe Grillo con Marcello De Vito, il deludente candidato a sindaco di Roma (imagoec)

Amministrative, Grillo contesta flop M5S:
“Ecco le cifre del crollo dei partiti, sono morti”

Il leader cerca di frenare il malcontento del movimento raffrontando i risultati del Pd e del Pdl tra 2008 e 2013 e dà la colpa ai media: “Questi sono i dati che non vi mostrano”. Poi detta la linea sui ballottaggi: “Non appoggeremo la destra e tanto meno la sinistra”. Nuovo avvertimento ai parlamentari “scontenti”: “Chi pensa ad accordo con il Pd è fuori”

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ROMA – E’ ‘il crollo degli altri’ il senso del post fatto di numeri che Beppe Grillo mette in bella evidenza sul suo blog per dimostrare che se crollo c’è stato è stato quello dei partiti tradizionali. E allora ecco “i dati che non vi mostrano”, ennesima implicita critica ai media, per dare conto del -48% del Pd a Roma, del -65% del Pdl, sempre nella Capitale e sempre nel raffronto 2008-2013, e il +22% di M5S. Anche per Siena, Ancona e Avellino, segni meno per Pd e Pdl e positivi per M5S. Sintesi? “I partiti sono morti”.

In testa alla colonna di cifre pubblicata dal leader del Movimento Cinque Stelle, i numeri delle elezioni nella capitale. Nel 2008 a Roma il Pd raccolse 521.880 voti che alle amministrative di domenica e lunedì scorsi sono diventati 267.605 (-254.275 voti, con un calo percentuale del 48%). Nello stesso confronto il Pdl è passato da 559.559 voti a 195.749 (-363.810 voti, con un calo percentuale del 65%). Il M5S, che nel 2008 muoveva i suoi primi passi, nella corsa per il Campidoglio ottenne 40.473 voti, cresciuti ora a 130.635 (+90.162 voti e + 222%). Andamento che è poi ripetuto più o meno simile anche dai numeri di Ancona, Siena ed Avellino.

Il post di Grillo è un’evidente risposta al malcontento crescente nel movimento dopo il deludente risultato elettorale. Se è vero, infatti, come sottolinea il leader, che i numeri rispetto agli esordi di 5 anni fa sono in crescita, è altrettanto vero (e politicamente più allarmante) il fatto che i consensi si sono dimezzati quasi ovunque rispetto al boom ottenuto alle politiche di appena tre mesi fa.

In un secondo intervento sul suo sito, dal titolo ‘Non abbiamo fretta’ , l’ex comico ribadisce però di vedere le cose diversamente. “Dopo le elezioni politiche e l’affermazione del M5S, Casaleggio disse che per lui ‘era un giorno come un altro’. Valeva anche per me. Nel senso che era la tappa di un percorso. Non abbiamo fretta. Anche ieri, dopo le comunali è stato un giorno come un altro. Nessun trionfo a febbraio, nessun tonfo a maggio”.  Grillo ripete quindi che “l’obiettivo del M5S è di cambiare il sistema, le regole del gioco, di introdurre nella costituzione strumenti di democrazia diretta, oggi totalmente assenti o disattesi. Non abbiamo fretta”.

Guardando ai prossimi ballottaggi, il leader quindi avverte: “Ogni tanto è bene ribadire che il Movimento non è un partito, non fa alleanze con i partiti, né inciuci. Questo vale per i prossimi ballottaggi dove non appoggeremo la destra e tanto meno la sinistra, tra loro non c’è alcuna differenza”. “Forse – concede, a modo suo – la destra ti prende un po’ meno per il culo”. “Chi si è candidato per il M5S al Parlamento e vuole un accordo con il pdmenoelle scordandosi degli impegni elettorali e della sua funzione di portavoce per realizzare il nostro programma – avverte ancora rivolto alle voci critiche che si vanno moltiplicando tra deputati e senatori M5S – è pregato di avviarsi alla porta. E’ meglio buttarsi nel vuoto da soli che essere spinti. C’è più controllo”.

(29 maggio 2013)

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APPROFONDIMENTI

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fonte repubblica.it

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