Archive | gennaio 2007

Noi ci impegniamo…

Noi ci impegniamo…
Ci impegniamo noi, e non gli altri;
unicamente noi, e non gli altri;
né chi sta in alto, né chi sta in basso;
né chi crede, né chi non crede.

Ci impegniamo,
senza pretendere che gli altri si impegnino,
con noi o per conto loro,
con noi o in altro modo.
Ci impegniamo
senza giudicare chi non s’impegna,
senza accusare chi non s’impegna,
senza condannare chi non s’impegna,
senza cercare perché non s’impegna.

Il mondo si muove se noi ci muoviamo,
si muta se noi mutiamo,
si fa nuovo se qualcuno si fa nuova creatura.
La primavera incomincia con il primo fiore,
la notte con la prima stella,
il fiume con la prima goccia d’acqua
l’amore col primo pegno.
Ci impegniamo
perché noi crediamo nell’amore,
la sola certezza che non teme confronti,
la sola che basta
a impegnarci perpetuamente.

(don Primo Mazzolari)



stasera io ed Elena abbiamo riletto insieme questa bella poesia di don Primo. Com’era prevedibile (premetto che per Elena era la prima volta che la leggeva), c’è stata qualche divergenza di interpretazione.. Mi è sembrato un bel tema da proporre, quello dell’impegno, per verificare tra noi (e in noi) quanto (e come) voglia dire questo “impegnarsi”. Se la si legge, la poesia, senza le lenti deformanti di un qualunquistico anticlericalismo, se ne potrà scorgere le bellezza e l’universalità del suo valore..
E parlando di preti, averne come don Mazzolari! Ricordo che questo prete è stato colui che ha detto “no” a muso duro ai fascisti alla loro richiesta di celebrare un “Te Deum” in chiesa, in speciale ringraziamento per il fallito attentato a Mussolini. Gli hanno pure sparato (nella notte..), ma non è servito certo a fargli cambiare idea. Anzi.

mauro

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Allarme psicofarmaci: entro febbraio registrazione Ritalin

e poi qualcuno dice che sono un allarmista..
mauro

Entro febbraio l’Agenzia italiana del farmaco si pronuncerà sulla registrazione del metilfenidato (Ritalin), anfetaminico usato per il trattamento dell’Adhd. Lo ha annunciato il direttore generale dell’Aifa, Nello Martini, intervenuto oggi a Roma all’Istituto superiore di sanità al convegno “Bambini e psicofarmaci: tra incertezza scientifica e diritto alla salute”.

Con l’immissione in commercio del metilfenidato partirà il Registro nazionale dei trattamenti farmacologici per l’Adhd, messo a punto dall’Iss dove verranno ascritti i bambini etichettati come affetti da tale “patologia”.

Da anni oggetto di polemiche il Ritalin è stato introdotto nel 1956. Commercializzato in Italia due anni dopo l’introduzione, venne ritirato dalla casa farmaceutica nell’89 anche a causa delle tante proteste.
Nel Marzo del 2003 il Ministro della Salute aveva approvato un decreto che riportava il Metilfenidato, quindi il Ritalin (http://it.wikipedia.org/wiki/Ritalin ), in Tabella IV, declassandolo così dalle sostanze stupefacenti (Tabella 1 e 2 ).
Il 26 aprile 2006 il Ministro della Salute e il Ministro della Giustizia pubblicano un Decreto che riporta il metilfenidato nella tabella 1 e 2 delle sostanze stupefacenti (www.altalex.com).

Attualmente si stima che circa 5 mila bimbi con ADHD in Italia siano trattati con il Ritalin, nonostante nel nostro Paese sia incluso nella tabella delle sostanze stupefacenti e quindi il suo uso non approvato.

Ad oggi non esistono test di laboratorio che siano confermati come diagnostici per l’Adhd, “malattia” che ricordiamo essere stata votata per alzata di mano (un principio scientifico, moderno e democratico) dall’Associazione Psichiatrica Americana.
L’Istituto Nazionale per la Salute Mentale degli USA riconosce che il Ritalin, e nello specifico il Metilfenidato, suo principio attivo, ha una funzione soltanto nel sopprimere i sintomi senza però curarne le cause.
Per non parlare degli effetti collaterali, effetti che vanno dalla tachicardia all’arresto cardiaco; dalla psicosi alle allucinazioni; dall’aggressività alle convulsioni, dall’anoressia a disturbi delle funzioni sessuali; dall’arresto della crescita alla depressione; dall’iperattività ad un peggioramento degli stessi sintomi dell’ADHD, alla ridotta capacità di comunicare e di socializzare.


Numerose le reazioni raccolte da ItaliaTv, ne citiamo alcune:

“Il Ministero per la Salute vuole creare una ‘rete di controllo’ sui bambini, che verranno inquadrati e schedati per questi presunti problemi comportamentali, e poi verranno sottoposti a terapie a base di psicofarmaci stimolanti. Poi compileremo la lista dei morti come negli Stati Uniti. Lo voglio dire chiaramente: il Ministero non sa quello che fa ed a cosa andrà incontro”.
Giorgio Antonucci, psicoanalista, già collaboratore di Franco Basaglia

“Ho la netta sensazione che non ci si renda pienamente conto di cosa implica somministrare psicofarmaci stimolanti ad un bambino di 5 o 10 anni, del tipo di impatto sul suo metabolismo, sul sistema ormonale, sul suo sistema nervoso in via di sviluppo”
Luigi Cancrini, psichiatra, Commissione Parlamentare sull’Infanzia

“Parlando di disturbi del comportamento, ed in particolare di sindromi quali ad esempio il deficit di attenzione e iperattività (ADHD), siamo più che altro di fronte ad una ‘moda’ ed a diagnosi inconsistenti e vaghe. Queste diagnosi, così come vengono oggi semplicisticamente perfezionate, non si possono e non si devono fare, ed il Registro di per se servirà a poco, se non si rivedranno completamente tutti i protocolli: cambierà qualcosa se andremo ad iscrivere in un Registro bambini che a monte non sarebbero dovuti essere sottoposti a terapia a base di Ritalin?”
Emilia Costa, titolare della 1° Cattedra di Psichiatria dell’Università di Roma La Sapienza

fonte: http://www.nopsych.it/article415.html

comunicazione di servizio 2

ATTENZIONE:
i commenti al post “compagni comunisti…” sono stati spostati al post “Comunismo e fascismo…”.
Non si tratta di censura ma dell’esigenza di poter sviluppare entrambe le discussioni in modo esaustivo, senza che si sovrappongano ed ingenerino confusione.
Sono certa che apprezzerete.
Grazie e suerte!

Compagni comunisti: illusi e delusi?

Molti compagni sono scontenti da quanto visto finora di questo Governo: decisioni criticabili, provvedimenti procrastinati e quant’altro.

Tutto vero, ma… analizziamo un po’ “i retroscena”.

Siamo andati a votare il candidato unico per le primarie – e già in questo modo abbiamo dimostrato di voler far parte di una maggioranza – ma abbiamo scelto Prodi. Hanno scelto, potrebbe obiettare qualcuno (anch’io). Poco cambia alla fine, se poi alle politiche abbiamo votato la coalizione.

Si può disquisire sulla selezione che ha portato a “quella” rosa di nomi, ma è innegabile ed inconfutabile che la stragrande maggioranza degli elettori delle primarie abbia indicato lui come premier. Ma Prodi è oggi quello che fu in passato. Prodi viene dall’IRI, non è mai stato un barricadero ultracomunista… Ed è esattamente quello che è tuttora. Lui è coerente con sé stesso – anche se il programma diceva cose per ora rimaste sulla carta.

E’ inutile adesso piangere sul fatto che le nostre truppe sono ancora in Afghanistan, che si spinga per approvare il progetto di allargamento della base di Vicenza “perché così s’ha da fare”, che il governo abbia esordito con l’indulto e che di abolizione di legge 30 non si parli…

Lo sapevamo già: Mastella e Prodi, Rutelli e Fassino non sono “così sinistri”… e se anche la legge dei numeri (dei voti presi) dà torto a qualcuno di loro, loro sono molto più funzionali dei comunisti DOC ad un governo guidato da Prodi. Ci hanno accettato perché facevamo comodo per portare voti che altrimenti sarebbero andati persi (certo non all’altra parte…), esattamente come noi abbiamo accettato di partecipare ad una coalizione che, in nuce, aveva già le caratteristiche che sta palesando al governo.

L’altra scelta possibile – ma sarebbe stata da compiere allora, non adesso – era quella di starsene fuori. Abbiamo valutato giusto privilegiare la caduta di Berlusconi alla ricerca di una formazione – che non avrebbe avuto la forza necessaria, diciamolo! – che potesse effettivamente cambiare le cose in senso popolare e giusto: adesso dobbiamo coerentemente fare il possibile per ottenere quanto più si riesce, magari anche qualcosa apparentemente impossibile, ma non possiamo tirarci indietro.

Non solo perché in meno di un anno è difficile mettere riparo a situazioni createsi nel corso dei decenni precedenti (e diciamolo, che non è stata solo colpa di Berlusconi e del suo governo, che l’attacco ai lavoratori è venuto da destra come da sinistra, che certe leggi non le ha inventate il cavaliere, il quale al massimo le ha portate alle estreme conseguenze!), ma anche perché in questa coalizione, per fortuna, ci sono ancora compagni che si battono con passione e volontà forte, innanzitutto per evitare che la destra riprenda il potere (ma riuscite ad immaginarvi a che punto di degrado ci porterebbe? Non siamo già messi abbastanza male?) e poi perché le promesse elettorali vengano mantenute.

Ma davvero pensavamo che sarebbe bastato piazzare a capo del governo un moderato per avere la giustizia che ci siamo fatti portare via da sotto il naso, rimbambiti e narcotizzati da mezzi di comunicazione asserviti al più forte? Quanto a quello, ancora oggi l’informazione è tutt’altro che obiettiva ed imparziale: prova ne è che chi si batte con coerenza dall’interno della maggioranza difficilmente assurge agli onori delle cronache – a meno che non sia possibile buttargli un bel po’ di fango addosso.

Insomma… abbiamo deciso di starci, e adesso ci stiamo. Non ci piace questo gioco? A parte il fatto che non è un gioco e che comunque le regole erano già sufficientemente chiare, quand’ero giovane esisteva all’interno della sinistra “vera” qualcosa chiamato “centralismo democratico”, a cui ci attenevamo tutti. Le decisioni prese dalla maggioranza potevano anche rivelarsi sbagliate alla luce dei fatti, ma quelle erano e quelle venivano seguite (esisteva anche qualcosa come la critica e l’autocritica: la seconda decisamente più difficile…). Magari con qualche mugugno, magari con poca convinzione personale. Ma non si sgambettavano i compagni con mal-di-pancia dell’ultima ora e/o ripensamenti e pentimenti.

Capito, compagni al governo? Sapevate che avremmo dovuto fare dei compromessi (e se non lo sapevate siete dei poveri illusi metastorici). Fateli dunque!

Preferirei poter dire “andiamo sulle barricate”, ma non è questo che abbiamo scelto qualche mese fa – e non è questo che, nella situazione attuale, ci può far compiere dei passi in avanti. Come ebbe a dire Montanelli in tutt’altro contesto: “tappiamoci il naso e votiamo…..”.

Possiamo passare la vita scandendo slogans, belli e giusti ma che lasciano il tempo che trovano, oppure possiamo fare – nell’ambito che ci siamo scelti – tutto quanto in nostro potere per modificare le regole. Anche quelle che concernono la nostra appartenenza alla NATO.

Comunismo e fascismo: vuote parole?


Ieri ho pubblicato un post che, nelle mie intenzioni, avrebbe dovuto aiutare a fare chiarezza sul corretto modo di comportarsi e di agire dei parlamentari della “sinistra vera” – quella che un tempo fu extraparlamentare.
Siccome la discussione si è subito incentrata sull’attualità e sulle rispettive nefandezze di fascismo e comunismo nella storia, modifico il post per adeguarlo ai commenti e ri-posto l’altro, in modo che chi volesse commentare l’attuale situazione politica lo possa fare senza “inciampare” in commenti che sono sì legati al tema, ma in un contesto più vasto.
Continuiamo qui, se volete, la diatriba. Per aiutarvi nel districarvi tra i post, metto qui i simboli di entrambe le dottrine (anche se un po’ mi viene male…)

Il giorno della memoria: non di sola Shoah…

Domani, 27 gennaio, ricorre l’anniversario dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz. Questa data è stata scelta, simbolicamente, per non dimenticare.
Non dimenticare la Shoah, lo sterminio del popolo ebraico nei lager nazisti, come recita “il Venerdì di Repubblica”. Ma non solo.
Questo giorno è stato voluto per ricordare ANCHE le leggi razziali, la persecuzione che anche l’Italia fascista attuò nei confronti degli ebrei, gli Italiani che subirono deportazione, prigionia e morte, come coloro che – anche di schieramenti diversi – si opposero a quella ideologia razzista.
Questo prevede la legge 20 luglio 2000, n. 211.
Domani si ricordano tutti i martiri del nazismo, non solo gli ebrei. Perché non ci sono vittime di serie A e di serie B, non ci sono morti che pesano meno… ci sono solo persone indifese che una “pazzia” estremamente lucida ha cercato di eliminare e/o di usare per i propri abietti fini. Il discorso è ampio e ci ritornerò a breve. Quello che ora mi preme è segnalare le molteplici iniziative che avranno luogo in questo periodo (le trovate sul link in fondo) e riportare l’appello del Presidente dell’A.N.P.I., Tino Casali:

“Dal 2001 il 27 gennaio è il giorno dedicato al ricordo dei delitti del nazifascismo, dello sterminio del popolo ebraico e della deportazione di partigiani, militari e lavoratori italiani nei campi di prigionia e di annientamento.


Le Associazioni della Resistenza, i Comitati Antifascisti, le Comunità Ebraiche, i Figli della Shoah, e tutte le istituzioni democratiche rivolgono, in particolar modo alle giovani generazioni, l’invito a partecipare con chiara coscienza alle iniziative promosse in tutta Italia per non dimenticare quei tragici fatti: momenti di analisi, riflessione e approfondimento quanto mai necessari in una fase storica come quella attuale, in cui i conflitti armati insanguinano ancora molte parti del mondo.

Le forze democratiche antifasciste chiamano ancora una volta a raccolta i cittadini italiani per manifestare il loro alto senso di civiltà, contro l’odio sociale, religioso, politico e razziale, contro il terrorismo e la violenza, contro tutte le guerre.

Intendiamo riaffermare la nostra voglia di Pace e diffondere un preciso messaggio per la concordia universale. E’ fondamentale per ogni uomo e per qualsiasi comunità promuovere e difendere l’armonia sociale: al fine di rendere impossibile, dopo quei terrificanti anni di distruzione, che si possa ripetere nella storia d’Europa e del mondo l’esperienza di allora, colma di tragedie e disperazione.

Occorre infondere, sempre e continuamente, fiducia e speranza al mondo che verrà, ai nostri figli, alle nuove generazioni.

Vi preghiamo di tenerci informati su tutte le iniziative da voi assunte in occasione del “Giorno della Memoria”.

Cordialmente,

IL PRESIDENTE
Tino Casali

Una panoramica sulle principali iniziative del Giorno della memoria sul sito dell’ANED

http://www.anpi.it/documenti/270107_casali.htm

IL MIGLIOR MODO DI DIRE UNA COSA E’ FARLA


Ultimamente mi sento un po’ oppressa dalla quantità di informazioni negative che mi arrivano e/o diffondo.
Pare che al mondo ci siano solo guerre, disastri ecologici più o meno naturali (meno, meno… più prodotti dall’uomo che altro), psicosi collettive antiqualcosa, economie che non tirano e famiglie che non campano, scuole allo sfascio, lavoratori precari/licenziati/abusati/mobilitati (purtroppo solo nel senso di “messi in mobilità…), disoccupati cronici e sanità sporca. Molto sporca, soprattutto se si scava un po’ in rete e si riesce a mettere le mani su “cose-che-è-meglio-non-far-sapere” (ma di questo parlerà a breve Mauro, che è l’esperto del settore).
D’altra parte, è ormai difficile distinguere chi effettivamente urla nel deserto per aprirci gli occhi da chi invece strepita per interessi suoi.
Allora potrebbe venire la tentazione di rinchiudersi nel proprio privato e coltivarsi il proprio orticello.
NON POSSIAMO. E’ giusto quello che qualcuno aspetta per imbavagliarci definitivamente. Ma non possiamo neppure vivere in un mondo nero di ottimismo e senza speranza.
Ho pensato di segnarlarvi – e di linkare, ove non già fatto – qualche sito che (fino a prova contraria quantomeno) trasmette l’ottimismo del fare. Cose piccole magari, cose “insignificanti”. Ma fatti e non le solite belle parole.
Comincio con questi tre (in ordine alfabetico perché scegliere mi è difficile) Alce Nero, Cesvi ed Oltretutto.
Alce Nero, la comunità di Montebello voluta e realizzata da Gino Girolomoni, si occupa di agricoltura biologica ed eco-compatibile, nonché di recupero del territorio e delle tradizioni locali.
Il Cesvi (acronimo di Cooperazione e Sviluppo) ha a che fare con l’aiuto a paesi del terzo mondo in gravi difficoltà, sia sanitarie (lotta all’AIDS con farmaci antiretrovirali in Africa) che per emergenze fisico-economiche (ricostruzioni dopo la guerra nella ex Jugoslavia e perfino in Corea del Nord finché gliel’hanno permesso, costruzione di case sorriso per bambini orfani o comunque poverissimi anche tramite l’adozione a distanza di comunità, costruzione e messa in opera di scuole, pozzi, fabbriche per la lavorazione di prodotti locali. Il tutto addestrando personale indigeno ed emancipando le popolazioni dal bisogno di aiuti stranieri).
Oltretutto è una testata che ho conosciuto l’anno scorso e che riporta, tra l’altro, storie di persone che “ce l’hanno fatta” a cambiare la loro vita e quella di chi sta loro vicino. Una ventata di aria fresca in mezzo a tanto fumo.
Già ho detto troppo. Andate e leggete…