Archivio | febbraio 2013

Grillo lancia il governo Cinque Stelle “Grazie Napolitano”. Plauso del Colle

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Grillo lancia il governo Cinque Stelle
“Grazie Napolitano”. Plauso del Colle

Nuovo intervento sul blog di Grillo: «Non fatevi fregare, niente fiducia». Bersani: basta scappare con battute

genova

«Se proprio Pd e Pdl ci tengono alla governabilità possono sempre votare la fiducia al primo governo M5S». Parola di Beppe Grillo, che via Twitter prova a sparigliare sfidando Bersani e Berlusconi. Ma a tenere banca in casa 5 Stelle è ancora il no del leader a un esecutivo di centrosinistra.

La risposta di Bersani non si fa attendere: «Come noi rispettiamo gli elettori anche Grillo li rispetti. I numeri li vede anche lui, non pensi di scappare dalla sue responsabilità con delle battute. Ci si vede in Parlamento e davanti agli elettori», dice il segretario Pd replicando alla proposta di un “governo a 5 Stelle”.

Nel pomeriggio Grillo, che per governare dovrebbe ricevere l’incarico da Napolitano, elogia il Presidente della Repubblica: «Napolitano merita l’onore delle armi. In questi anni è stato criticato per molte scelte a mio avviso sbagliate, ma ieri in Germania ho visto, al termine del suo mandato, il mio presidente della Repubblica». Lo scrive sul suo blog, Beppe Grillo. «Un italiano – prosegue – che ha tenuto la schiena dritta». E conclude: «Chapeau». Napolitano plaude alle parole di Grillo: «Ho letto e, naturalmente, ho apprezzato queste parole». E forse questo scambio di cortesie tra il Quirinale e il Movimento 5 Stelle prelude a scenari del tutto nuovi.

Dal blog di Grillo viene anche lanciato un invito alla calma. Lo firma Claudio Messora, spesso ospite del blog: «Cercate di non farvi fregare e rimettete, con lucidità, ogni tassello al suo posto. Voi non potete votare che si è reso corresponsabile dello stato in cui versa questo Paese », scrive aggiungendo «non bevetevi il cervello». «Dopo avere combattuto per anni il Pdl e il Pd-L, dopo avere mandato “affa” tutto e tutti, improvvisamente, giunti nelle segrete stanze del potere, colpiti dall’ebbrezza di qualche carica alla Camera o al Senato, (gli attivisti del M5S, ndr) sarebbero tutti per votare la fiducia a Bersani & Co», conclude con ironia, riferendosi alle ricostruzioni giornalistiche secondo cui la base del movimento sarebbe a favore di un accordo con il Pd per il governo.

La base è divisa. Migliaia di militanti sul blog chiedono al leader di trovare un’intesa con il Pd su un programma limitato. La petizione lanciata ieri da Viola Tosi, giovane elettrice fiorentina che chiede a Beppe Grillo di «essere responsabile e votare la fiducia al futuro governo», è stata sottoscritta già da oltre 100 mila cittadini. Beppe Grillo prende le distanze sempre tramite l’intervento del blogger Claudio Messora: «Viola Tosi Non è esattamente espressione della base del Movimento – scrive – Potrebbe mai esserlo una che fino a un paio di mesi fa almeno militava convintamente nella base del Partito Pirata?». E adesso, sempre sulla piattaforma Change.org, spunta anche la contro-petizione. Lanciata da Fabio Martina, 40 anni e anche lui come Viola Tesi elettore del M5S, già nel titolo rende chiara l’intenzione del promotore: «Beppe grillo: NON possiamo dare fiducia a un governo Bersani».

Intanto alla villa di Beppe Grillo arrivano gli artificieri. Alle 14 un corriere aveva consegnato un pacco – una scatola di cartone chiusa da nastro adesivo marrone, con l’indirizzo di un uomo residente ad Alghero tracciato a pennarello e indica come contenuto “libri usati” – partito dalla Sardegna. Il leader del Movimento 5 Stelle è stato raggiunto da una telefonata e ha spiegato di non sapere nulla dell’involucro. A quel punto sono intervenuti gli artificieri, che hanno messo in sicurezza la zona e poi portato via il pacco., che in realtà conteneva bottiglie di vino e una lettera di un ammiratore. Grillo aveva lasciato la villa di Sant’Ilario in mattinata. L’assenza di Grillo era stata riferita ai giornalisti dalla colf di casa Grillo.

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fonte lastampa.it

Benedetto XVI lascia San Pietro in elicottero «Tra di voi c’è anche il futuro Papa a cui prometto la mia incondizionata riverenza e obbedienza»

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Benedetto XVI, ultime ore da Papa
Ratzinger lascia San Pietro in elicottero
«Ora sarò un semplice pellegrino»

Dalle 20 le sue dimissioni saranno ufficiali e la sede sarà vacante in attesa del Conclave

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CITTÀ DEL VATICANO – Alle 17,05 Papa Benedetto XVI ha lasciato San Pietro per dirigersi a Castel Gandolfo. Alle 20 le sue dimissioni dal Pontificato saranno ufficiali. Ratzinger resterà ospite nella residenza estiva dei Papi fin quando non sarà pronto il suo alloggio nel convento all’interno del vaticano.

Con tre rintocchi della Patarina, la storica campana del campanile di Palazzo Senatorio, Roma Capitale ha salutato Benedetto XVI. Quando l’elicottero con il Pontefice Emerito ha sorvolato piazza del Campidoglio i presenti hanno applaudito e poi sventolato in alto i volantini che raffigurano i manifesti realizzati per il Pontefice, con su scritto «Rimarrai sempre con noi. Grazie». In piazza c’erano, oltre al sindaco di Roma, Gianni Alemanno, i rappresentanti di Giunta e Assemblea capitolina, lo staff dell’amministrazione, alcuni dirigenti, turisti e cittadini ai quali è stato regalato il volantino con l’immagine di Papa Ratzinger.

L’arrivo nella residenza estiva. Dopo aver sorvolato la Capitale Benedetto XVI è arrivato a Castel Gandolfo. L’elicottero con a bordo il Pontefice è atterrato nell’eliporto della cittadina sui Colli Albani, a poca distanza dal Palazzo pontificio dove il Papa uscente risiederà nei prossimi due mesi. «Le campane della Cattedrale di Albano hanno cominciato a suonare come segno di un grande abbraccio a Benedetto XVI da parte della Diocesi di Albano. È questo l’annuncio fatto dagli altoparlanti in piazza della Liberta a Castel Gandolfo. Anche le campane di Castel Gandolfo hanno cominciato a suonare a festa durante l’atterraggio dell’elicottero papale nell’eliporto del piccolo comune alle porte di Roma.

Il saluto del Papa a Castel Gandolfo. L’entusiasmo della folla che popola piazza della Libertà a Castel Gandolfo è esplosa quando Benedetto XVI è apparso dal balcone che affaccia sulla piazza. «Grazie per la vostra amicizia – ha detto il Papa dalla finestra della residenza estiva pontificia – Dalle 20 di questa sera non sarò più Pontefice, ma sarò un pellegrino. Ma voglio ancora lavorare per il bene della chiesa. Grazie di cuore, cari amici sono felice di essere con voi, circondato dalla bellezza del creato», ha aggiunto.

Cittadinanza onoraria. «Ero molto emozionata, l’ho ringraziato, gli ho dato l’abbraccio di tutta la nostra comunità e soprattutto l’ho invitato in piazza per conferirgli la cittadinanza onoraria. Benedetto XVI gli ha sorriso e ha detto solo «grazie, graze». A raccontarlo è il sindaco di Castel Gandolfo Milvia Monachesi che ha accolto Benedetto XVI quando è sceso dall’elicottero a Castel Gandolfo. «L’ho trovato molto, molto provato – aggiunge – molto, molto stanco». «Sarebbe il primo pontefice – spiega il sindaco di Castel Gandolfo – a ricevere la cittadinanza onoraria del nostro comune. Quattro anni fa l’abbiamo conferita al fratello George Ratzinger. Non era la prima volta che lo incontravo, ci siamo visti almeno 4-5 volte, ma in circostanze completamente diverse a quelle di oggi». Monachesi ricorda in particolare quando la scorsa estate partecipò ad un concerto organizzato dal Vaticano a Castel Gandolfo. «C’era anche Napolitano – rammenta – tutti e due, anche se camminavano affaticati ed erano con i capelli imbiancati, emanavano una forza davvero incredibile. L’ultima volta che ho incontrato Benedetto XVI è stato a Ferragosto alla Sagra della pesca, ma stavolta l’ho trovato davvero molto, molto stanco. Secondo il sindaco di Castel Gandolfo Benedetto XVI «rimarrà qui da noi tre mesi e vogliamo credere che sia davvero possibile conferirgli la cittadinanza onoraria con la sua presenza in piazza».

«Tra di voi c’è anche il futuro Papa a cui prometto la mia incondizionata riverenza e obbedienza». Aveva affermato oggi Benedetto XVI nel suo discorso di saluto ai cardinali. Il Papa era arrivato nella Sala Clementina alle 11. Prima del suo arrivo già tutti i cardinali lo attendevano. Il cardinale decano, Angelo Sodano, prima dell’arrivo del pontefice ha rivolto un breve saluto ai cardinali.

Il Papa, nel suo discorso di congedo dal collegio cardinalizio, ha voluto riproporre «un pensiero semplice che – ha detto – mi sta molto a cuore, un pensiero sulla chiesa e sul suo mistero». Un pensiero che, ha ricordato, è stato formulato da Romano Guardini «nell’anno in cui i padri durante il Vaticano II approvavano la Lumen Gentium». «Parole – ha aggiunto – che mi sono particolaremente care» e conservo il libro con la «dedica personale di Guardini»: «la chiesa – ecco il pensiero – non è una istiutuzione escogitata» da qualcuno o «costruita a tavolino, ma è una una relatà vivente» che vive, anche «trasformandosi, eppure nella sua natura rimane sempre la stessa e la sua natura è Cristo». Questa, ha affermato, è stata anche la nostra esperienza di ieri in piazza, «vedere che che la chiesa è un corpo vivo», «è nel mondo ma non è del mondo».

Ancora pensando a Guardini, ha aggiunto Benedetto XVI, ricordiamo che «la chiesa si risveglia nelle anime, la chiesa vive, cresce» ed è «opera dello Spirito santo».

Un momento particolarmente cordiale e sorridente, durante il saluto ai cardinali nella Sala Clementina, è stata la stretta di mano di benedetto XVI con il porporato filippino Luis Antonio Tagle, giovane arcivescovo di Manila (55 anni), accreditato tra i «papabili». Tagle si è infatti avvicinato al Papa per dirgli una cosa sottovoce all’orecchio, dopo di che sia il cardinale che il Pontefice sono scoppiati in una risata.

Alle 12 è terminato il saluto dei cardinali a Papa Benedetto XVI che ha lasciato la Sala Clementina. Nel pomeriggio il trasferimento a Castel Gandolfo e dalle 20 sarà vacante il seggio papale: l’abitazione del pontefice sarà sigillata fino all’arrivo del nuovo Papa.

Il cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, sul tema della nazionalità del prossimo papa dice: «A mio parere è giunto il momento di guardare anche fuori dall’Italia e dall’Europa e in particolare di considerare l’America Latina».

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fonte ilmessaggero.it

GRECIA: MERCENARI DELLA BLACKWATER A GUARDIA DEL GOVERNO E A SUPERVISIONARE LA POLIZIA; TIMORI DI UN COLPO DI STATO

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GRECIA: MERCENARI DELLA BLACKWATER A GUARDIA DEL GOVERNO E A SUPERVISIONARE LA POLIZIA; TIMORI DI UN COLPO DI STATO

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FONTE: DARKERNET.IN

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Mercenari di Blackwater hanno attualmente la supervisione delle forze di polizia greche, mentre aumentano le voci di un possibile colpo di stato. Riteniamo che la situazione sia estremamente tesa e che i mercenari siano lì principalmente per proteggere il governo e il parlamento in caso di problemi sotto forma sia di rivoluzione che di contro-rivoluzione. È stato inoltre scoperto un tentativo di destabilizzazione che coinvolgeva l’estrema destra e la polizia

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Negli ultimi 12 mesi o più la Grecia ha assistito a ondate dopo ondate di dimostrazioni di massa, disordini, scontro tra polizia e dimostranti, attacchi armati a sedi governative, attacchi di estremisti di destra (1) (cioè Alba Dorata) (2) contro migranti come pure, naturalmente, il collasso totale dell’economia.

Il governo è stato afflitto da numerosi scandali (p. es. conti bancari segreti in Svizzera) (3) e giornalisti sono stati arrestati. La maggior parte delle persone vive alla giornata tramite cooperative (4), i lavoratori si stanno impadronendo delle fabbriche. (5)

Come abbiamo detto, è in corso una rivoluzione, una rivoluzione caotica (6) che diventerà ancor più caotica, perché la situazione in Grecia è entrata adesso in una fase critica, di cui vi presentiamo il riassunto di seguito, con altri dettagli:

· la strategia delle tensione è già iniziata;
· mercenari a protezione di un governo sotto assedio;
· si parla apertamente di colpo di stato;
· gli addetti ai lavori avvertono che è imminente una rivoluzione (o una contro rivoluzione).

Strategia della tensione

Alcuni giorni fa avevamo parlato di un complotto della polizia in connivenza con l’estrema destra per istigare un massacro di poliziotti, del quale accusare gli anarchici. Presumibilmente questo evento sarebbe stato utilizzato come pretesto per introdurre la legge marziale o lo stato d’emergenza. Il complotto potrebbe essere stato sventato (23 persone sono state arrestate) dalla Blackwater in cooperazione con funzionari fedeli al governo. Si prevede che Blackwater continui a monitorare le operazioni di polizia in genere, per identificare quei funzionari che potrebbero essere coinvolti in altri complotti simili.

Nota: l’espressione “strategia della tensione” fu coniata in Italia tra gli anni ’70 e ’80, quando furono compiuti attentati dinamitardi contro la popolazione civile da parte di organizzazioni neofasciste quali Ordine Nuovo, (7) Avanguardia Nazionale (8) o Fronte Nazionale (9).

Mercenari a protezione di un governo sotto assedio

A novembre scorso il governo ellenico ha firmato un contratto con Academi (la nuova denominazione di Blackwater), contratto rimasto peraltro segreto, tanto è vero che non se ne trovano dettagli sul sito di Academi. Notizie circa questo contratto hanno cominciato a filtrare verso la fine di gennaio, quando Leonidas Chrysanthopoulos, ambasciatore greco in Canada, se lo è lasciato sfuggire durante una intervista, pubblicata poi in un blog (10) (vedere frase evidenziata in rosso). Il contratto con Academi è stato confermato pochi giorni dopo dal sito di notizie militari greco Defencenet.

Blackwater/Academi è la famigerata società che condusse operazioni con mercenari durante l’ultima guerra in Iraq, che si trovarono coinvolti in inutili scontri a fuoco in aree urbane che coinvolsero vittime tra i civili. Attualmente ha una base operativa avanzata (11) in Afghanistan.

Riteniamo che, in Grecia, abbia un duplice ruolo. Da un lato, supervisionare le operazioni di polizia; il governo ha richiesto il suo intervento in tal senso dato che si sa che le forze di polizia sono ampiamente infiltrate da elementi fascisti di Alba Dorata. Non è quindi possibile fare pieno affidamento sulla lealtà della polizia. L’altro ruolo è quello di operare da forza neutrale per fornire protezione completa al governo contro assalti, da qualsiasi parte arrivino. Di fatto, il governo greco è sotto assedio.

Imminenza di una rivoluzione (o una contro rivoluzione)

Secondo l’ambasciatore Chrysanthopoulos, nella sua intervista: “Ad un certo momento, molto presto, si verificherà un’esplosione di agitazione sociale, e questo non sarà affatto piacevole”. Ha fatto poi riferimento ad una quindicina di incidenti armati nei dieci giorni precedenti, inclusi lanci di molotov contro uffici dei partiti di governo e abitazioni di giornalisti pro-governo, oltre a sparatorie contro il quartier generale di Nuova Democrazia, il partito conservatore del Primo Ministro. Infine, anche una bomba in un centro commerciale di proprietà del secondo cittadino più ricco del paese. Chrysanthopoulos prevede che i guai cominceranno con la prossima serie di misure fiscali, cioè presto.

Fonte: http://darkernet.in
Link: http://darkernet.in/greece-blackwater-mercenaries-guarding-govt-and-overseeing-police-coup-feared/
25.02.2013

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di ARRIGO DE ANGELI

NOTE

1) http://darkernet.in/greece-golden-dawn-nazis-and-police-racist-attacks-fragments-from-the-darkside
2) http://darkernet.in/report-from-greek-anarchists-on-golden-dawn-as-international-solidarity-sought
3) http://darkernet.in/list-of-greek-business-people-and-politicians-with-alleged-secret-swiss-bank-accounts
4) http://darkernet.in/inside-the-greek-and-spanish-parallel-economy-glimpses-of-social-revolution
5) http://darkernet.in/now-for-some-good-news-greeks-are-beginning-to-take-over-workplaces-but
6) http://darkernet.in/the-insurrectionary-strands-of-greece-and-beyond-unravelled
7) file://localhost/wiki/Ordine_Nuovo
8) http://en.m.wikipedia.org/wiki/National_Vanguard_%28Italy%29
9) file://localhost/wiki/Fronte_Nazionale
10) http://greece-salonika.blogspot.hu/2013/02/blog-post_3328.html
11) http://darkernet.in/blackwater-clones-ghosting-in-afghansyrialibya-forward-ops

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fonte comedonchisciotte.org

Arriva il blocco degli stipendi per gli statali: nessun aumento fino al 2014

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I sindacati: nuovo colpo alla categoria

Arriva il blocco degli stipendi per gli statali: nessun aumento fino al 2014

Lo stabilisce un decreto ministeriale (Economia e Funzione Pubblica) che dovrebbe essere pubblicato a giorni. Il provvedimento riguarda oltre 3 milioni di dipendenti pubblici

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Roma, 28-02-2013

Stipendi congelati fino al 2014 per gli oltre 3 milioni di dipendenti pubblici. Lo stabilisce un decreto ministeriale (Economia e Funzione Pubblica) che dovrebbe essere pubblicato a giorni. “Non si da’ luogo – si legge nel testo del decreto – senza possibilita’ di recupero alle procedure contrattuali e negoziali ricadenti negli anni 2013-2014 del personale dipendente dalle amministrazioni pubbliche”.

Per il personale, si legge nel provvedimento, “non si da’ luogo, senza possibilita’ di recupero, al riconoscimento degli incrementi contrattuali eventualmente previsti a decorrere dall’anno 2011”. Tale disposizione era prevista nell’ambito del decreto sulla ‘spending review’.

Nel provvedimento vengono fissate anche le modalita’ di calcolo relative all’indennita’ di vacanza contrattuale per gli anni 2015-2017 e ulteriori misure di risparmio, razionalizzazione e qualificazione della spesa delle amministrazioni centrali.

“Non si da’ luogo, – si legge nel testo – senza possibilita’ di recupero, al riconoscimento dell’indennita’ di vacanza contrattuale per gli anni 2013 e 2014. Con riferimento al triennio contrattuale 2015-2017 l’indennita’ di vacanza contrattuale, calcolata secondo le modalita’ ed i parametri individuati dai protocolli e dalla normativa vigenti in materia, e’ corrisposta a decorrere dal 2015″.

Il decreto ministeriale prevede anche il blocco degli scatti di anzianita’ per il 2013 per i lavoratori della scuola (personale docente, amministrativo, tecnico e ausiliario).

Le reazioni dei sindacati
“Il governo Monti non blocchi ulteriormente
i contratti e gli stipendi dei lavoratori pubblici. Un Governo al termine del suo mandato, e bocciato sonoramente dal voto popolare, non puo’ continuare a colpire le condizioni di lavoro in tutti i comparti pubblici”: e’ quanto afferma il segretario generale della Flc Cgil, Mimmo Pantaleo, a commento dell’indiscrezione sul congelamento dei contratti dei dipendenti pubblici fino al 2014.

Secondo Pantaleo “si pone una questione democratica, perche’ un atto di tale rilevanza per le condizioni dei lavoratori dovrebbe essere discusso con le organizzazioni sindacali e attraverso una piena assunzione di responsabilita’ da parte del Parlamento. Nei settori della conoscenza peggiorano quotidianamente le condizioni di lavoro, diminuisce il potere d’acquisto dei salari e sono drammatiche le conseguenze dei tagli.

Per queste ragioni occorre cambiare strada rinnovando i contratti nazionali e tornando a investire su scuola, universita’, ricerca e afam. Ma tutto questo non puo’ essere affrontato da un Governo in scadenza e senza più alcuna credibilita’” conclude il sindacalista.

Se confermato, un ulteriore blocco dei contratti, delle retribuzioni e dell’indennita’ di vacanza contrattuale rappresenterebbe l’ennesimo duro colpo inferto alla categoria. Tutto cio’ e’ impensabile”. Lo dichiara il segretario nazionale dell’Ugl Intesa Funzione Pubblica, Francesco Prudenzano, commentando le indiscrezioni sul decreto ministeriale che dovrebbe essere pubblicato a giorni, spiegando che “i dipendenti pubblici vedranno diminuire il loro potere di acquisto, e saranno assieme alle loro famiglie sempre piu’ vicino alla soglia di poverta’.

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fonte rainews24.it

Ilva, crolla un ponteggio all’alba, un morto e un ferito grave. Sciopero di 24 ore, attività sospese

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Ilva, crolla un ponteggio all’alba
un morto e un ferito grave
Sciopero di 24 ore, attività sospese

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ROMA – Un operaio è morto e un altro è rimasto ferito in un incidente avvenuto stamattina alle 4.40 nello stabilimento siderurgico dell’Ilva di Taranto alla batteria 9 delle cokerie. Entrambi si trovavano a circa 15 metri d’altezza su un ponteggio che è crollato. Stavano effettuando un intervento di manutenzione alla batteria 9, una delle batterie ferme perché in rifacimento.

L’operaio morto si chiamava Ciro Moccia, aveva 42 anni ed era un operaio Ilva della manutenzione. Il lavoratore rimasto ferito si chiama Antonio Liddi, 46 anni, ed è un dipendente della ditta Mir: è stato ricoverato in gravi condizioni nell’ospedale SS. Annunziata di Taranto.

Sciopero immediato. Uno sciopero è stato immediatamente proclamato dalla Fim Cisl nello stabilimento. «Dopo alcuni anni in cui non si verificavano incidenti mortali, 3 morti nel giro di pochi mesi sono fatti gravi e inaccettabili – ha detto il segretario nazionale della Fim Marco Bentivogli – la Fim Cisl chiede che si accertino subito le responsabilità di quanto accaduto, il lavoro deve essere salubre e sicuro».

L’Ilva sospende l’attività. «Il Presidente e il Direttore di Stabilimento esprimono la loro vicinanza ai parenti e in segno di cordoglio sono state sospese tutte le attività di Stabilimento». E’ detto in una nota dell’Ilva in cui «con profondo dolore» si dà notizia dell’incidente di stamani.

Giovedì 28 Febbraio 2013 – 08:30
Ultimo aggiornamento: 15:38
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CRISI – E’ tornato “Peppe ‘o cricc”, attenti alle gomme, c’è lo spread

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E’ tornato “Peppe ‘o cricc”, attenti alle gomme, c’è lo spread

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di | 28 febbraio 2013

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E’ tornatoPeppe ‘o cric. Figura che a Napoli, i più anziani ricorderanno, evoca gli anni del dopoguerra dove povertà e maceriefame e carestia contribuirono a trasformare anche le persone più “oneste” in criminali.

Ora, siamo in tempo di pace, non ci sono i carri armati in strada e gli arei non sganciano bombe sulle città, ma la crisi economica è la stessa: morde e la povertà non fa ragionare. Sono effetti collaterali paragonabili a quelli di un conflitto bellico. Napoli nel bene e nel male è una cartina di tornasole. Un laboratorio di tendenze dove i corsi e ricorsi storici qui subiscono una repentina accelerazione di più di altre latitudini e longitudini. Da un passato che sembra davvero non voler passare è riemerso “Peppe ‘o cric”.

Negli anni ’60 a Napoli era famoso un mastodontico e forzuto ladro di pneumatici conosciuto in gergo col nomignolo appunto di “Peppe ò cric” perché riusciva a sollevare il lato di una macchina e farla poggiare sui “pezzotti” dal complice e sfilare le quattro gomme. Il caleidoscopio del tempo ce lo ha rimandato e si è materializzato nelle strade partenopee. Ne sanno qualcosa i tanti automobilisti che – specialmente di notte – si vedono l’auto depredata delle quattro ruote e poggiata su mattoni cotti o su di una grossa pietra di tufo. Senza parole. Non sono immagini in bianco e nero ma a colori. Segnalazioni giungono di continuo ai centralini del “113” come del “112” ma sembra che i furti in realtà ne siano molti di più.

Nella maggior parte dei casi i napoletani non sporgono denuncia – sono abituati a ben altri furti – lo giudicano un danno fastidioso ma rimediabile. Allora accade che una volta trovati i bulloni a terra, l’auto poggiata sulle pietre e senza gomme, svolte le “normali” imprecazione, attribuite le “solite” colpeistituzionali”, contemplata la sfortuna di essere nati a Napoli, autoconvintisi che è tempo di lasciare la città, ci si attacca al cellulare e si dà il via alla catena di Sant’Antonio convincendo nel pieno della notte parenti e amici a cedere la propria ruota di scorta.

“Apparati” i quattro pneumatici, qualche ora dopo il fattaccio: la prima tappa obbligatoria è dal gommista (monterà anche un bullone di sicurezza) mentre le successive sono per la riconsegna – porta a porta- dei pneumatici presi o meglio estorti in prestito. E’ consigliabile nessun commento. Meglio fischiettare. “Peppe ‘o cric” è tornato per colpa dello spread. E pensare che il grande Eduardo De Filippo in “Napoli milionaria” già stava raccontando il nostro tempo prima del nostro tempo compreso “Peppe ‘o cric”. Come dice Don Gennaro: “In mezzo all’imbroglio di una guerra, la delinquenza viene a galla”, ma è anche vero che prima o poi “Addà passà ‘a nuttata”.

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fonte ilfattoquotidiano.it

ELEZIONI 2013, IL CASO – Senza seggio, «consolati» dai maxi-vitalizi. I 200 privilegiati con doppia razione

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Senza seggio, «consolati» dai maxi-vitalizi
I 200 privilegiati con doppia razione

Nel Lazio 40 assegni ai non rieletti. Formigoni al Senato con 450 mila euro di buonuscita

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di Sergio Rizzo

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ROMA – Teodoro Buontempo avrà di che consolarsi. Trombato alle elezioni della Camera, il presidente della Destra porta a casa doppio vitalizio. Deputato per cinque legislature, si è ritrovato assessore della Regione Lazio nel momento in cui si cancellavano per legge i vitalizi (naturalmente dal giro successivo), ma estendendo contemporaneamente quel beneficio ai componenti della giunta. Avendo avuto Buontempo due vite politiche, ecco che gli spettano due vitalizi. Un’assurdità in piena regola, però mai corretta. Con il risultato che non soltanto ci sono in Italia almeno 200 ex politici cui spetta doppia razione, ma ancora adesso, dopo l’abolizione dei vitalizi in tutte le Regioni seguita all’indignazione popolare, c’è chi potrà cominciarne a godere. Come l’ex consigliere laziale dell’Udc Rodolfo Gigli, dal 2001 al 2006 deputato di Forza Italia. Oppure l’ex capogruppo del Pd nella stessa Regione Esterino Montino, senatore ulivista per sette anni: il quale forse vi dovrebbe però rinunciare nel caso in cui fosse eletto sindaco di Fiumicino. O ancora l’ex vicepresidente Udc della giunta di Renata Polverini, Luciano Ciocchetti, deputato durante tre legislature, sia pure a corrente alternata: anche se per avere l’assegno della Camera gli toccherà probabilmente aspettare fino all’età di 60 anni, lui che ne ha 54. Il vitalizio della Regione, quello invece può scattare da subito. Perché applicando le vecchie regole ancora valide per consiglieri e assessori uscenti e grazie a una modifica furbetta introdotta in Parlamento che ha vanificato il limite dei 66 anni previsto dal decreto anti-Batman di Mario Monti, la pensione può scattare già a 50 anni. Dal che si deduce che gli ex consiglieri laziali non rieletti i quali potrebbero da subito incassare il vitalizio sono ben 40 su 71.

Ecco chi prende il vitalizio Ecco chi prende il vitalizio     Ecco chi prende il vitalizio     Ecco chi prende il vitalizio     Ecco chi prende il vitalizio     Ecco chi prende il vitalizio

Nemmeno il presidente della Provincia di Caserta, Domenico Zinzi, classe 1943, finora deputato dell’Udc ed ex consigliere regionale della Campania, ha il problema dell’età. Ma l’incarico istituzionale che oggi ricopre, in una quantomeno antiestetica sovrapposizione di ruoli da quando è pure a capo della Giunta provinciale, gli impedirà di riscuotere immediatamente i due vitalizi cui avrebbe diritto? Boh… Sappiamo sicuramente che Zinzi è stato uno dei dieci ex consiglieri che grazie alla magia di una leggina campana approvata nel silenzio generale nel 2005 incassava sia il vitalizio regionale che l’indennità parlamentare. Rimasto fuori dalle liste alle ultime politiche, avrebbe lasciato il seggio in eredità al figlio Giampiero, se questi fosse andato oltre i primi dei non eletti.

Di certo, quello che l’amministrazione di Montecitorio non gli potrà negare è l’indennità di fine mandato. Ovvero la somma che dovrebbe servire al «reinserimento» nel mondo del lavoro, una volta terminato il mandato elettivo. Cifra non da buttar via, dopo sette anni di Parlamento. Ma nemmeno lontanamente paragonabile a quella che si porterà via dalla Regione Lombardia Roberto Formigoni, governatore per 18 anni, per il suo «reinserimento» non in una vita normale, bensì in Senato. Fra i 450 e i 500 mila euro lordi, secondo i primi approssimativi calcoli. Questo perché in Lombardia, come in Puglia, la buonuscita dei consiglieri si calcola in ragione di una annualità lorda per ogni mandato di cinque anni. Un meccanismo quasi due volte e mezzo più favorevole rispetto al tfr dei comuni mortali. Il salasso è discreto. Non meno di 5 milioni, se tutti i 43 non rieletti fossero stati in carica per il solo ultimo mandato. Ma non si scherza nemmeno nel Lazio, dove le buonuscite non sono altrettanto favorevoli. Qui parliamo di 3 milioni e mezzo. Tanti denari, forse, non li avevano mai sborsati prima, tenendo conto che questa volta la liquidazione spetterà alla stragrande maggioranza degli ex consiglieri.

E la stessa situazione, considerata l’entità del ricambio, si avrà anche alla Camera e al Senato. Dove le buonuscite, per quanto generose, potranno alleviare appena tante delusioni. Per esempio quella di un eccellente «trombato», qual è il leader dell’Italia dei valori Antonio Di Pietro. Oppure quella di Gianfranco Fini, escluso dal Parlamento dopo trent’anni ininterrotti. Quanto spetta agli ex onorevoli? Per la sola ultima legislatura 46.814 euro. Ovvero, 9.362 euro per ogni anno di mandato. Chi ne ha fatti trenta, come Fini, che peraltro è stato per cinque anni presidente della Camera, avrà diritto a una somma dell’ordine di 300 mila euro. Tassata come il tfr. A Montecitorio precisano che l’assegno è «interamente finanziato dai contributi dei deputati senza alcun contributo a carico del bilancio della Camera»: il che non toglie, va però aggiunto, che si tratta pur sempre di soldi pubblici.

Fini potrà conservare per dieci anni, al pari dell’ex presidente del Senato e dei suoi predecessori, un ufficio a Montecitorio, da due a quattro collaboratori e la possibilità di utilizzare l’auto blu in determinate circostanze. Benefit spettanti per qualche anno ancora a Fausto Bertinotti, mentre li perderanno Pietro Ingrao, Irene Pivetti e Luciano Violante. E l’attuale terza carica dello Stato andrà a ingrossare la lista degli ex parlamentari pensionati. Elenco al quale già prima delle elezioni si potevano considerare iscritti politici di lungo corso come Massimo D’Alema e Walter Veltroni. Quest’ultimo, uno dei pochi deputati che potranno ancora percepire il vitalizio prima di aver compiuto sessant’anni di età. Infatti il diritto spetta soltanto a chi abbia già riscosso l’assegno in passato, secondo le antiche regole, per poi vederselo sospendere per qualche ragione. Nel caso di Veltroni, cui il vitalizio era stato corrisposto nel 2001 a 46 anni di età, dopo l’elezione a sindaco di Roma seguita da un nuovo sbarco in Parlamento. E ora, che di anni ne ha 57, l’assegno verrà riattivato. Sono le regole…

Fra poco più di un anno toccherà anche a Francesco Rutelli, classe 1954. Mentre potrà passare immediatamente alla cassa Sergio D’Antoni. Insieme a Giorgio La Malfa, Calogero Mannino, Franco Marini, Pietro Lunardi, Margherita Boniver… E poi Marcello Dell’Utri, Giuseppe Ciarrapico, Cesare Cursi, Luigi Grillo, Giuseppe Pisanu, Tiziano Treu, Carlo Vizzini, Lamberto Dini, Adriana Poli Bortone, Diana De Feo, Ombretta Colli…

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fonte corriere.it

CRISI – Atene non riesce a pagare i conti, la Croce Rossa Svizzera taglia le forniture di sangue

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Atene non riesce a pagare i conti, la Svizzera taglia le forniture di sangue

La Croce Rossa elvetica aspetta dalla Grecia più di 4 milioni di euro per le sacche di plasma inviate

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di Claudio Del Frate

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Quando si dice che la crisi non guarda in faccia a nessuno, l’espressione va intesa nel suo significato più crudo. A causa dei debiti che si vanno accumulando, la Croce Rossa Svizzera ha deciso di tagliare le fornitura di sangue alla Grecia, dove l’alta incidenza di casi di anemia – unita a una scarsa diffusione delle donazioni – costringe da anni il governo di Atene a importare anche le sacche di plasma. La drastica decisione è stata comunicata due giorni fa da Rudolf Schwabe, direttore delle donazioni internazionali per la Croce Rossa. «Non si è trattato di una decisione facile, ma i mancati pagamenti non erano più sostenibili», ha detto il dirigente all’agenzia di stampa Swissinfo.

PIU’ DI 4 MILIONI DI EURO DA INCASSARE La fornitura di sangue, secondo quanto si è appreso non cesserà con effetto immediato: verrà diminuita a partire dal prossimo anno e cesserà del tutto nel 2020 se nel frattempo non sarà saldato il conto. I mancati pagamenti di Atene alla Croce Rossa elvetica ammontano a circa 5 milioni di franchi, vale a dire poco più di 4 milioni di euro. La Grecia importa dalla Confederazione circa 30 mila sacche di plasma l’anno, corrispondenti al 10% circa delle donazioni effettuate da Berna. «I costi da noi sostenuti e di cui sollecitiamo il pagamento – ha specificato Schwabe – riguardano la conservazione, il trasporto, le spese di laboratorio e quelle amministrative; il sangue, sia ben chiaro, viene offerto gratuitamente».

PARTNER UNICO Dagli anni ’70 il paese ellenico deve fare fronte alle sue esigenze sanitarie importando sangue e il partner per questo singolare mercato è esclusivamente la Svizzera. Quest’ultima ha deciso di compensare il mancato invio delle sacche sostenendo una campagna in loco che incentivi le donazioni. E che agevoli la formazione di personale specializzato. Secondo gli esperti il problema si trascina da anni ma da un lato non era possibile cessare di punto in bianco l’import di sangue, dall’altro non era realistico pensare che il debito di 5 milioni di franchi venisse saldato nel breve periodo senza correre il rischio (è il caso di dirlo) di dissanguare ulteriormente le finanze del martoriato Paese. Per questa ragione è stata scelta una soluzione graduale ma che comunque rischia di mettere con le spalle al muro migliaia di malati di patologie gravi.

28 febbraio 2013 | 17:30

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fonte corriere.it

Trasporto su gomma, i costi ambientali: in Italia danni per 15,5 miliardi di euro

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Trasporto su gomma, i costi ambientali: in Italia danni per 15,5 miliardi di euro

Il rapporto dell’Agenzia europea dell’Ambiente: l’inquinamento atmosferico nel suo insieme causa 3 milioni di giorni di assenza per malattia e 350 000 morti premature in Europa. Il solo costo sanitario dell’inquinamento prodotto dai mezzi pesanti  è pari a 45 miliardi di euro

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di ANTONIO CIANCIULLO

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ROMACon buona probabilità il prossimo governo nascerà attorno a pochi punti programmatici più che su un’alleanza politica. E dall’Europa oggi arriva un suggerimento. Il trasporto su gomma, sovvenzionato con fondi pubblici, produce solo in Italia danni per 15,5 miliardi di euro. Quasi la metà di questa cifra viene dai camion che, nel nostro paese, movimentano una percentuale anomalmente alta di merci. I dati sono contenuti in un rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente. Secondo l’Aea nel complesso l’inquinamento atmosferico causa 3 milioni di giorni di assenza per malattia e 350 000 morti premature in Europa. Il solo costo sanitario dell’inquinamento prodotto dai mezzi pesanti  è pari a 45 miliardi di euro.

Un problema che la direttiva Eurovignette 2011 ha provato ad arginare stabilendo il modo in cui gli Stati possono incorporare nei pedaggi per le strade di scorrimento e le autostrade i costi sanitari derivanti dall’inquinamento atmosferico. In questo modo si possono incamerare le entrate per migliorare la rete del trasporto sostenibile senza incidere sulla fiscalità ordinaria.  “Le economie europee fanno affidamento sulle lunghe distanze per il trasporto di merci”, afferma Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell’Aea. “Ma per fare bene i conti bisogna calcolare anche il costo nascosto, pagato in anni di salute precaria e vite perse. Un costo particolarmente elevato per coloro che vivono lungo le maggiori vie di trasporto europee”.

La relazione dell’Agenzia europea dell’ambiente rileva che, pur essendo l’inquinamento atmosferico diminuito in modo significativo negli ultimi anni, il problema resta acuto in alcune parti dell’Europa, compresa la pianura padana. Le emissioni di scarico provenienti dai motori a gasolio infatti sono state recentemente etichettate come cancerogene dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro.

L’impatto sanitario ed economico potrebbe essere ridotto con un pacchetto di interventi articolato. Il primo passo consiste nell’aumentare la quota di merci trasportata su ferro e su nave. Il secondo nel passare da autocarri euroclass IV e V a mezzi nuovi che provocherebbero il 40-60% di costi esterni in meno. La relazione sottolinea il fatto che facendo pagare alle compagnie di trasporto i danni ambientali e sanitari si incentiverebbero tecnologie più nuove e più pulite.

“In un governo di cambiamento una drastica revisione delle politiche di trasporto dovrebbe avere un ruolo importante”, ricorda Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd. “Secondo i dati del rapporto Pendolaria di Legambiente sull’autotrasporto sono piovuti dal 2000 al 2012 oltre 5,4 miliardi di euro in un paese dove il trasporto merci è dominato, con oltre il 90%, dalla gomma. Gli incentivi riguardano fondi diretti al sostentamento del settore, sconti sui pedaggi autostradali, riduzioni sui premi Inail e Rca, deduzioni forfettarie non documentate. In totale una media di circa 500 milioni l’anno. Potrebbero essere spesi meglio”. (28 febbraio 2013)

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fonte repubblica.it

CRIMINALE DECISIONE DELLA MAGISTRATURA – Thyssen, non fu omicidio volontario: pene ridotte, i parenti occupano l’aula

La disperazione dei parenti dopo la lettura del verdetto

Thyssen, non fu omicidio volontario
pene ridotte, i parenti occupano l’aula

La Corte d’Appello ha modificato il giudizio di primo grado, riducendo le pene: da 16  10 anni per l’ad  Espenhahn, ora accusato di omicidio colposo. La rabbia dei familiari, disperazione e urla in aula

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di SARAH MARTINENGHI e MEO PONTE

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Il rogo alla Thyssen non fu un omicidio volontario, ma omicidio colposo con colpa cosciente. E’ stata modificata questa mattina la storica condanna per dolo eventuale all’amministratore delegato Harald Espenhahn, al quale in primo grado furono inflitti 16 anni e mezzo di carcere, ridotti adesso a 10 anni. Urla e disperazione al verdetto, alla fine i familiari delle vittime hanno occupato l’aula.

La corte d’Assise d’appello presieduta dal giudice Gian Giacomo Sandrelli  ha modifcato anche le altre pen:  7 anni agli altri dirigenti del consiglio d’amministrazione Gerald Priegnitz e Marco Pucci. Per il direttore dello stabilimento Raffaele Salerno, otto anni.  Uno sconto di pena, peraltro già chiesto dall’accusa, è stato concesso al responsabile della sicurezza Cosimo Cafueri (che in aula qualche settimana fa si era commosso leggendo delle dichiarazioni spontanee):8  anni. Per Daniele Moroni la pena era già stata più bassa in primo grado (10 anni e 10 mesi): ridotta a 9 anni.

La sentenza è stata accolta con urla di disperazione dai familiari delle vittime. In aula anche i parenti delle vittime dell’Eternit, l’altra grande tragedia dell’amianto che ha causato migliaia di vittime.  Dai familiari delle vittime si sono levate grida “maledetti”. Dal pubblico fanno eco: “Questa è la giustizia italiana, che schifo”. I parenti delle vittime del rogo alla Thyssenkrupp hanno deciso di occupare la maxi aula del Palazzo di Giustizia in cui è stata da poco letta la sentenza d’appello. L’iniziativa è una protesta contro le riduzioni di pena decise dalla Corte.  “Non lo accetto – dice una ragazza – mio fratello e altri sei ragazzi sono morti e queste pene sono troppo basse”. Nell’aula, che è ancora molto affollata, sono entrati dei carabinieri. Una donna ha lanciato insulti contro gli avvocati difensori. Parzialmente soddisfatto l’avvocato Ezio Audisio, legale dell’amministratore delegato della Thyssen Harald Espenhahn,”Sono soddisfatto per la parte in cui è stata accolta la tesi dell’insussistenza del dolo” dice prima di lasciare l’aula.


Guariniello: resta sentenza storica

Una sentenza pilota, quella inflitta per l’incendio che scoppiò la notte del 6 dicembre 2007 lungo la linea 5 in cui morirono sette operai: Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò, Giuseppe Demasi. L’accusa portata avanti dal procuratore Raffaele Guariniello, e dai sostituti Laura Longo e Francesca Traverso aveva sostenuto che lo stabilimento di corso Regina era stato abbandonato dalla dirigenza in vista della chiusura e del trasferimento degli impianti a Terni. L’ad Espenhahn si sarebbe dunque rappresentato il rischio, e lo avrebbe accettato, che potesse capitare un infortunio, anche grave e mortale, preferendo non investire nella sicurezza per ragioni di risparmio economico. In particolare non erano stati messi gli impianti di rilevazione e spegnimento antincendio che la stessa assicurazione aveva indicato come interventi necessari dopo che un analogo incendio (per fortuna senza conseguenze) si era verificato in Germania nello stabilimento di Krefeld.
La sentenza del primo grado era arrivata il 15 aprile del 2011: la corte d’assise presieduta da Maria Iannibelli, aveva condannato Harald Espenhahn, amministratore delegato della Thyssen, a 16 e sei mesi; Gerald Priegnitz, Marco Pucci, Raffaele Salerno e Cosimo Cafuerri a 13 anni e 6 mesi e Daniele Moroni a 10 anni e 10 mesi.

Le immagini: la disperazione dei parenti

La difesa della Thyssen (il pool di legali è guidato da Ezio Audisio, e la Thyssen come persona giuridica è assistita dagli avvocati Franco Coppi e Cesare Zaccone) aveva puntato a sostenere che la responsabilità dell’incendio fu in parte degli operai, che esisteva un sistema di deleghe da parte di espenhahn verso i suoi collaboratori, che non vi era alcun obbligo di installazione di impianti di rilevazione fumo in quel tratto della linea, e che in ogni caso Espenhahn non avrebbe potuto immaginare la situazione di degrado e sporcizia dello stabilimento visto che in occasione delle sue visite questo veniva tirato a lucido.

(28 febbraio 2013)

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fonte torino.repubblica.it