Archive | aprile 2009

ABRUZZO, LA LETTERA – “Caro Bertolaso, ascolti la nostra voce. Vogliamo ricostruire noi l’Abruzzo”

https://i2.wp.com/www.italiaatavola.net/images/contenutiarticoli/ricostruzione-abruzzo.jpgImmagine tratta dal sito Italia a tavola, ‘A pranzo con l’Abruzzo. Aiutiamo l’Università de L’Aquila’

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Roberta Galeotti, direttore editoriale de ilCapoluogo.it, scrive una lettera al capo della Protezione civile: un appello al rilancio dell’economia locale. Intanto a L’Aquila la terra continua a tremare

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“Non possiamo avere dubbi su chi sta progettando il nostro domani!”

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Egregio Dottor Bertolaso,
Le vorrei rappresentare un’inquietudine che sta assalendo i miei concittadini in questi giorni durissimi di sconforto e di incertezza. Dopo il dolore e la sofferenza dei primi giorni, ci ritroviamo a fare i conti con una vita che non ci appartiene e con un futuro lontanissimo che ci proietta in una città “temporanea”.

Nella disperazione della mia gente noto una rabbia sorda che monta, la rabbia di chi non ha più nulla e aspetta una medicina ancora più amara. Siamo morti nelle nostre case. Sono crollate le nostre abitazioni, proprio quelle case su cui avevamo investito tutti i nostri risparmi e tutta la nostra creatività per renderle congeniali ed accoglienti. Sono morti i nostri ragazzi nel Convitto Nazionale e nella Casa dello Studente, proprio in quelle strutture che avrebbero dovuto formarci e proteggerci.

Sono crollate le strutture pubbliche: l’ospedale, il Comune, la Provincia, la sede della Presidenza della Regione a Palazzo Centi (appena restaurata!), l’Università, la Prefettura…

Lei capisce che in questa situazione di precarietà, di confusione e di mancanza di certezze abbiamo bisogno di non avere dubbi sull’operato di chi ORA sta progettando il nostro avvenire.  Abbiamo necessità di fidarci ciecamente di chi, come Lei, sta scegliendo per noi!

Sento quindi il dovere di riportarLe le domande, i dubbi e lo sconforto dei tanti, troppi, aquilani che non si vedono coinvolti nelle attività della nostra città. In questi giorni sono arrivate in redazione moltissime segnalazioni di aziende funebri, panettieri, service, ristoratori, aziende per lo smaltimento dei rifiuti, studi professionali e tante altre aziende aquilane che non sono state affatto coinvolte nell’attività di ricostruzione né nei tanti eventi di cui la nostra città è stata oggetto in questi ultimi giorni e che avrebbero lavorato con onore per i FUNERALI DI STATO, o per la visita del Papa, o per la festa del 1° maggio. Si sarebbero riconosciute e strette intorno alla nostra gente e, come ci hanno scritto, avrebbero omaggiato del loro lavoro i nostri fratelli straziati dal dolore. Lei capisce che la ripresa parte da qui. Lei capisce l’importanza di una chiarezza di scelte che rappresenta le fondamenta di un rapporto di fiducia necessario per affrontare il nostro domani con serenità e rassegnazione. Lei capisce che non possiamo avere dubbi sulle ragioni delle scelte che opererete. Dobbiamo essere certi che tutto venga svolto nell’interesse della nostra gente.

Questo tremendo avvenimento si incastra in un momento storico di crisi della politica e di sfiducia nei riguardi di chi governa, che non può e non deve essere sottovalutato. In questo momento di disorientamento e di terrore, infatti, la fa da padrone l’istinto di sopravvivenza e la mediocrità del furbetto che s’affanna alla ricerca dell’amico, e dell’amico dell’amico, pur di avere una soffiata, una rassicurazione, una qualche precedenza… mentre tanta brava gente attende fiduciosa che la classe di governo sappia eludere gli interessi di parte e difendere il bene di un popolo distrutto con equità e meritocrazia. Siamo 70.000 persone… siamo 70.000 aquilani… siamo 70.000 storie diverse.

Non dimentichiamo, inoltre, di contestualizzare gli eventi: la tragedia del terremoto si è incastrata nella crisi economica, gettando per strada tante famiglie che stavano cercando di risollevarsi da licenziamenti, contratti non rinnovati, casse integrazioni e mobilità. Così credo che far ripartire l’economia sia la base della ricostruzione, credo che far ripartire l’economia sia permettere alle aziende in grado di lavorare di riattivare il loro e il nostro sistema produttivo.

Allo stesso tempo credo occorra studiare un sistema d’analisi in grado di assicurare alle famiglie una graduatoria di emergenze da affrontare proprio come fanno i medici rianimatori dei pronto soccorsi d’Italia, cioè effettuare un vero e proprio Triage alle famiglie aquilane: bollino rosso (precedenza assoluta) per le famiglie senza stipendi, o redditi; bollino arancione per le famiglie che hanno una sola entrata economica, un solo stipendio; bollino verde per chi continua ad avere entrate da pensioni e stipendi pur avendo perso la casa, come noi tutti.

Per concludere, abbiamo bisogno di risposte certe, di avere fiducia, di credere, abbiamo bisogno di essere positivi per essere dei buoni imprenditori per noi stessi e per gli altri, di essere positivi per poter prendere e poter dare, di essere positivi per poter affrontare il futuro con la forza del nostro lavoro, di essere positivi e basta, perché come ha detto il Presidente Berlusconi questa mattina: “…non si è mai visto un imprenditore pessimista!”.
Caro Dott. Bertolaso, ci aiuti ad essere ottimisti!

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Roberta Galeotti, direttore editoriale de ilCapoluogo.it

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30 aprile 2009

fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2009/04/30/171061-caro_bertolaso_ascolti_nostra_voce.shtml

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da il Capoluogo d’Abruzzo

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“MOTI DI TERRE, MOTI DELLE ANIME”, L’Aquila, Lo spazio del ricordo

“Presto tutti si dimenticheranno di noi…” Roberto Grillo e Il Capoluogo.it non vogliono che questo accada. La tragedia che ha colpito la nostra terra e le nostre genti, la tragedia che ci ha lacerato l’anima e che ci ha buttato in un pozzo buio senza sfondo, non ci impedirà di trasmettere al mondo quanto abbiamo vissuto e quanto abbiamo visto. Noi stiamo lavorando dalle 03.32 di quella “maledetta” notte di lunedì 6 aprile 2009 per raccogliere tutte le testimonianze possibili, fotografiche, video, documentali.

I mille volti di una tragedia quasi annunciata

Terremoto in Abruzzo: il buon senso popolare ha salvato molte vite, ma molto ancora non viene detto. La più grande tragedia del nuovo millennio: così è stato definito il terremoto dello scorso 6 aprile che ha distrutto la città di L’Aquila e colpito tutto l’Abruzzo.Ora è il momento delle accuse e della ricostruzione, si è mobilitata tutta la nazione e mezzo mondo per gli aiuti alle popolazioni colpite da questo cataclisma. Questa è l’ora del “je t’accuse”….E’ vero pure che alcune imprese edili della zona hanno senz’altro le loro atroci responsabilità, probabilmente da condividere con qualche ente e con qualche politico locale, ma non si può davanti all’evidenza dei fatti, creare dei capri espiatori per non riconoscere altre responsabilità altrettanto importanti.

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Nasce ‘Primomaggio’: un team di psicologi in aiuto di chi perde il lavoro

Nasce a Bologna l’associazione Primomaggio: un gruppo di psicologi offre sostegno
“Ci si sente rifiutati dalla società. è un momento molto doloroso”

“Perdere il lavoro è un lutto,
il nostro aiuto per i disoccupati”

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di ANNA RITA CILLIS

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"Perdere il lavoro è un lutto il nostro aiuto per i disoccupati"

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BOLOGNA – I primi a pensarci sono stati i diretti interessati. “Circa due mesi fa alcuni operai che erano stati licenziati ci hanno chiamato chiedendoci aiuto. Perdere il posto di lavoro è un lutto, ci hanno detto, perché non aiutate anche noi?”.

Così Francesco Campione, tra i massimi esperti italiani in tanatologia psicologica, professore universitario a Bologna (è docente di psicologia clinica alla facoltà di Medicina) ha pensato di allargare le maglie dell’associazione Rivivere – che offre sostegno psicologico gratuito alle persone in lutto – e di occuparsi anche di chi è stato licenziato o sta per esserlo.

La nuova costola del progetto Rivivere si chiamerà “Primomaggio”, in onore della Festa dei Lavoratori. Un pool di esperti (dieci psicologi) si occuperà gratis di dare sostegno psicosociale a lavoratori licenziati, cassintegrati e a chi a breve non avrà più un occupazione. “Era arrivato il momento di intervenire offrendo un appoggio non solo economico: perdere l’impiego è una tragedia in termini psicologici. Il lavoro è uno strumento sociale collettivo riconosciuto da tutti, un’attività umana che combatte le negatività della vita e dà un ruolo. Non avere più tutto questo per la nostra psiche rappresenta un lutto, una perdita dolorosissima”.

Il “programma” di sostegno prevede alcuni incontri individuali, poi un percorso condiviso, gruppi di mutuo aiuto. Sette sedute o poco più per parlare e affrontare, aiutati da esperti, la questione, per cercare una strada e uscire dall’empasse emozionale. “Bisogna aiutare e prevenire. Chi perde l’impiego perde fiducia in se stesso, va incontro alla depressione e all’autolesionismo”.

Campione ha chiesto la collaborazione dei sindacati, della Caritas, delle associazioni dei lavoratori stranieri: “Li incontreremo nei prossimi giorni. C’è stata offerta la massima disponibilità da parte di tutti. Sono rimasto stupito dalle risposte positive che ci sono arrivate. E’ la prima volta che in Italia si affronta un tema come la perdita di lavoro in questo modo, negli Stati Uniti, già da qualche anno alcuni manager hanno creato dei Job club, strutture che offrono aiuto ai dirigenti licenziati”, spiega il professore.

Il servizio “Primomaggio” sarà aperto a tutti: bolognesi e non. “Chi non abita a Bologna potrà chiedere aiuto telefonicamente o per email. Siamo pronti a dare una mano a chiunque ne abbia bisogno, dovunque abiti”, conclude Francesco Campione.

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INFO PER IL PUBBLICO: Telefono 051.552314-338/6071342 –

email: progettorivivere@libero.it

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30 aprile 2009
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COMUNICATO STAMPA
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L’ASSOCIAZIONE RIVIVERE

nell’ambito del PROGETTO RIVIVERE

istituisce

PRIMOMAGGIO

servizio di sostegno psicosociale gratuito rivolto a chi ha perso o sta per perdere il lavoro

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L’Associazione Rivivere, attiva nell’ aiuto gratuito a persone e famiglie che subiscono traumi, grazie al sostegno della Fondazione Isabella Seragnoli, avverte la responsabilità, in una congiuntura difficile come quella che stiamo attraversando, di mettere a disposizione di coloro che perdono il lavoro o lo stanno per perdere le competenze e l’esperienza acquisite nell’ambito del Progetto Rivivere.

Nel contesto sociale occidentale, caratterizzato da un prevalere dell’ individualismo e da fenomeni di disgregazione sociale, le problematiche psicologiche che sorgono quando si sta per perdere il lavoro o dopo che si è perso sono molto serie. Tra queste emergono: insicurezza grave rispetto al futuro, perdita di autostima, senso di fallimento, senso di isolamento, senso di colpa nei confronti dei familiari  soprattutto dei figli, rabbia patologica verso i “capri espiatori”, riattivazione o aggravamento di situazioni di crisi o problemi psicologici precedenti, disperazione e stati di depressione, fino ad arrivare in alcuni casi ad epiloghi tragici, come la cronaca informa.

Come recentemente hanno riconosciuto alcune associazioni sindacali, la forzata cassa integrazione porta al lavoratore un “danno biologico” risarcibile con un indennizzo economico, poiché il danno subito lede gravemente la sfera personale. Il servizio Primomaggio, come gli altri già attivati nell’ambito del progetto RIVIVERE, sostegno psicosociale per affrontare  il lutto,  la morte e la perdita, nasce dall’attenta analisi della crisi attuale, caratterizzata da una grave insicurezza sul futuro. Le risposte a questa situazione pertanto non possono essere solo di natura economica, ma devono anche tener conto delle problematiche psicosociali che colpiscono ciascun membro della Società, sia come singolo, sia come appartenente ad una comunità.

Da ciò deriva l’urgenza di un sostegno mirato e professionale che supporti quanti vivono in prima persona la difficile congiuntura economica e la conseguente precarietà lavorativa. L’obiettivo dovrebbe essere fornire ai soggetti colpiti dalla crisi gli strumenti psicologici necessari per uscirne il più possibile integri sia come persone sia come esseri umani.

In questa prospettiva lo staff di psicologi dell’Associazione Rivivere metterà gratuitamente a disposizione dei lavoratori che ne avranno bisogno le competenze acquisite, come misura concreta di solidarietà umana. Si tenta così di attuare concretamente uno dei principi portanti della letteratura sull’aiuto nelle situazioni di crisi, secondo cui il supporto è tanto più efficace quanto più  è globale e multifattoriale (economico, personale, solidale).

A partire dalla significativa data del prossimo 1° Maggio (da cui il Servizio prende il nome) verrà dunque inaugurato il nuovo servizio gratuito per i lavoratori, di cui si potrà usufruire sia individualmente sia partecipando a gruppi di mutuo aiuto. Questa operazione sarà realizzata in collaborazione con i sindacati dei lavoratori, le associazioni dei datori di lavoro, la Caritas, le associazioni governative e non governative che si occupano anche di lavoratori stranieri e tutte le istituzioni pubbliche e private presenti sul territorio.

L’ideatore del progetto è il Prof. Francesco Campione, docente dell’Università di Bologna (Dipartimento di Psicologia – Servizio di aiuto psicologico per le situazioni di crisi), coordinatore del Progetto Rivivere e pioniere in Italia degli studi sulla morte e sull’assistenza nelle situazioni di crisi, di separazione e di lutto. Insieme alla sua équipe svolge quotidianamente un importante lavoro di assistenza psicologica gratuita, facendosi portavoce della necessità di quella solidarietà sociale a cui  anche il Servizio Primomaggio risponde.

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UN’IDEA DI: Prof. Francesco Campione

ORGANIZZAZIONE: Equipe del Progetto Rivivere

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INFO PER IL PUBBLICO: Telefono 051.552314-338/6071342 –

email: progettorivivere@libero.it

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fonte: http://corrieredelweb.blogspot.com/

MUSICA – “Diluvio Universale” sugli Stadio, Curreri: contro la crisi etica un’arca di speranza

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di Simona Orlando
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ROMA (30 aprile) – Non fanno gran chiasso quando pubblicano un disco (e dal 1982 capita al massimo ogni due anni), non occupano spazi in televisione, eppure gli Stadio continuano a ben piazzarsi in classifica e ad esibirsi in generosi concerti. Stavolta però le dodici canzoni del nuovo disco “Diluvio universale” seguono una direzione diversa: sono state suonate in presa diretta, con l’ausilio di poca elettronica, rievocando un po’ le atmosfere degli esordi, i testi sono più schietti, individuano prese di posizione nette sull’immigrazione, la prostituzione, il razzismo, oltre all’amore, sempre trattato nelle sue crisi, nella sua consueta traiettoria da passione a progetto. Il tema centrale è la perdita di valori e di orientamento e da domani è in rotazione il singolo intitolato “Perdiamoci”, «un modo per dare risalto alle nostre capacità anche strumentali, per mettere la musica a nostro servizio e non viceversa», parola di Gaetano Curreri, voce storica del gruppo.

Vasco Rossi ha deciso di partecipare al Primo Maggio perché pensa sia giunto il momento di esporsi. Avete anche voi questa urgenza?
Io e Vasco parliamo e ci confrontiamo molto. Sono orgoglioso della sua scelta come amico e come fan. Sono suo fan da quando nemmeno lui pensava che sarebbe diventato un artista. Ci ho sempre creduto, fino a salire da solo su un treno per portare i suoi nastri porta a porta. Lui è quello lì, quello che sa raccontare il mondo che vorremmo. In questo momento è importante agire, metterci la faccia, far capire che siamo in tanti a desiderare un mondo migliore. Spero serva a risvegliare gli animi narcotizzati.

Continuate il vostro sodalizio dal ‘75, ma finora avete fatto un solo duetto a Taratatà nel ‘98. Come mai?

Non deve essere programmato. Quella volta avvenne spontanemente, perché era uno spaccato di vita. Vasco ha una avversione per i duetti, li considera delle “furbate”. Se capiterà, non sarà in una serata televisiva o promozionale. I nostri scambi avvengono altrove. Stavolta ha scritto per noi il brano “Diluvio universale” e mi ha anche consigliato di gridare con rabbia il testo. E’ una canzone d’amore, ma l’amore non è mai svincolato dal sociale. E’ attraverso l’amore che si racconta il proprio tempo. Parla di fiducia. I politici propongono programmi e poi non stanno ai patti, fanno proclami e non progetti e questo ci fa sentire soli e disperati. Stare ai patti è la base di convivenza.

La crisi è etica prima che economica?
La crisi economica è una conseguenza di quella etica. La fine del comunismo o del socialismo reale ha reso il capitalismo un modello unico, non avendo contrappeso è diventato dannoso. Il modello capitalista, che pure al suo interno aveva delle regole, è diventato spregiudicato e ora ne paghiamo le conseguenze.

Bisogna essere una “generazione di fenomeni” per sopravvivere a questi tempi?
E’ un periodo davvero difficile per i giovani. Io avevo scritto quella canzone per i ragazzi del muretto, oggi il muretto dove incontrarsi non esiste nemmeno più. O è virtuale o, se c’è, è un posto invivibile. E’ il luogo di “Idea 77” dove ti controllano, “devi stare attento/ non ti puoi permettere certo di volare via col vento”. E’ un’Italia piena di ordinanze e di divieti assurdi. Vogliono far credere alle persone più semplici, che sono anche le più indifese, che c’è qualcuno a proteggerle. La gente ha paura, si chiude in casa, vive di tivù e perde il senso della realtà. Se mi capita di guardarla nel pomeriggio, mi spavento a pensare che è il pubblico di quei programmi a votare.

Si riferisce a qualche preciso programma?
Magari. Ormai i contenuti sono esigui ovunque, è tutta pubblicità. Anche il marito che va a fare il galletto alla festa della diciottenne, il risentimento della moglie, i panni sporchi in piazza, sono una telenovela che funziona e fa audience. In “Benvenuti a Babilonia” canto “Re Mida non trasforma più niente in oro/ fa televendite e adesso tratta tegami e cucchiai”. Ecco trattasi di tegami e cucchiai.

Se questa è la sua visione, come fa a mantenersi ottimista?
La mia Arca di Noè la stanno costruendo Don Gallo, Don Ciotti e i preti delle parrocchie di periferia. Sono raggi di sole. Quello che mi chiedono di fare questi uomini, io lo faccio.
In strada non c’è più nessuno. I pulpiti si sono trasferiti nel piccolo schermo e oggi lo stesso San Francesco, per farsi ascoltare, dovrebbe andare da Bruno Vespa. Per fortuna c’è Don Gallo in giro, si occupa degli ultimi, è un esempio di accoglienza, solidarietà, apertura mentale. E’ uno di quei personaggi che la Chiesa lascia in panchina, ma quando entra in campo segna sempre e fa fare bella figura all’intera squadra, direttore tecnico incluso. Ogni volta che tentano di delegittimarlo per me è paradossale, come se scomunicassero Gesù Cristo. Dovrebbero istituire una sorta di WWF per proteggere le creature come lui.

Oggi lei stesso si scontra con le programmazioni radiofoniche che decidono e omologano. Le fa venire nostalgia di quando era dj a Punto Radio?
Era coraggiosa, passava tutto quello che rifiutava la Rai ed era pura, fatta da gente che nutriva passione. Oggi la radio si assoggetta alla televisione, un pugno di persone decide cosa deve funzionare. Il percorso artistico è il contrario di quello che facemmo noi negli anni ’70. La discografia ufficiale non ci volle, allora ci accontentammo di un discografico di liscio che ci fece fare il primo disco, per due anni lo proponemmo in lungo e in largo. Si partiva dalle canzoni, poi si facevano concerti e si approdava a una etichetta con una certa credibilità. Oggi si tende a far diventare una persona un personaggio e poi, solo poi, si chiede di dimostrare il suo talento. Prima famosi, poi semmai capaci.
Sono convinto che il tempo mi darà ragione. Le belle canzoni hanno una loro strada che funziona a dispetto di radio e tv: “Chiedi chi erano i Beatles” ha seguito questa via.

Sì, ma all’epoca c’erano i club dove proporre musica originale…
La attuale situazione live è grave, i locali preferiscono le cover, nei karaoke televisivi si fanno emulazioni e i giudici si sbellicano in complimenti, ma una cover è una cover, spesso indice di mancanza di idee. Un’epoca è contrassegnata dalle canzoni, se penso a “Yesterday” o all’Avvelenata mi viene in mente un periodo storico, non solo una melodia. Spero che il passaparola sia una forma di comunicazione ancora virtuosa.

Siete coinvolti in iniziative per l’Abruzzo?
Avremmo partecipato volentieri al progetto “Domani” ma nessuno ci ha chiamato. Andrò a giocare a Veroli con la Nazionale Artisti di Basket e inoltre, attraverso la SIAE, daremo fondi per restaurare il Conservatorio dell’Aquila.

In concerto ha dedicato ‘La mia canzone per te’ a Peppino Englaro. E’ stato colpito dalla sua vicenda?
Non l’ho scritta pensando alla storia di lui e di Eluana ma l’ho incisa nei giorni in cui assistevo alla crocifissione di questo padre da parte di persone che si reputano religiose. Da allora, quando la canto, mi commuovo pensando a lui. Avevo un sacerdote che si chiamava Don Gianni, mi insegnò l’esame di coscienza, trovare la fede attraverso la propria identità, autodeterminazione e non obbedienza cieca.

Il tour estivo?
Partirà domani da Ferentino, provincia di Frosinone, e saremo vicini, fisicamente e emotivamente, a Piazza San Giovanni. Sappiamo quando partiamo e mai quando arriviamo. Suoneremo in tutta Italia, basta ci sia un palco e energia elettrica. Il resto lo portiamo noi coi nostri trenta brani di repertorio.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=56569&sez=HOME_SPETTACOLO

stadio – gioia e dolore – diluvio universale (vasco rossi)

(….ascoltate fino alla fine!!!!!, freemusikk )

Stadio – Perdiamoci

Tracklist:

  1. Diluvio Universale
  2. Gioia e dolore
  3. Perdiamoci
  4. Un pensiero per te
  5. Cortili lontani
  6. Come pioggia in mare
  7. Benvenuti a Babilonia
  8. Autunno
  9. Non si accorgerà
  10. In questo vortice
  11. Resta come sei
  12. La mia canzone per te

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Stadio - Un pensiero per te

4:02
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KENIA – Indetto lo “sciopero del sesso” per indurre a miti consigli premier e presidente

Un gruppo di intraprendenti donne, ribattezzato G10, ha infatti convocato uno “sciopero del sesso” di sette giorni, minacciando addirittura di voler assoldare prostitute per costringere gli uomini all’astinenza forzata

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Ida Odinga, moglie del primo ministro ha aderito all’iniziativa

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Sciopero del sesso in Kenya (Ap/Lapresse) Nairobi, 30 aprile – La moglie del premier keniano, Ida Odinga, fa lo sciopero del sesso: e la sua adesione è quella di maggior spicco, nell’insolita battaglia decretata da un gruppo di attiviste keniane per indurre a più miti consigli i due rivali al governo di Nairobi, il premier Raila Odinga, e il presidente, Mwai Kibaki.

Un gruppo di intraprendenti donne, ribattezzato G10, ha infatti convocato in Kenya uno “sciopero del sesso” di sette giorni, a partire da oggi; minacciano addirittura di voler assoldare prostitute per costringere gli uomini all’astinenza forzata.

E adesso, dopo l’adesione di Ida Odinga, si spera che allo sciopero si unisca anche lei, la moglie del presidente, Lucy Kibaki, un assenso -dicono le ‘pasionarie’, che sarebbe “importante perché la misura abbia incidenza sulla classe politica”.

Ida Odinga ha detto che “appoggia con l’anima e il corpo l’iniziativa che “non deve essere considerata una punizione, ma un’iniziativa per attirare l’attenzione sul problema”.

Per il momento né il presidente né il premier -evidentemente troppo presi dalle liti interne al governo di coalizione, ormai sull’orlo della rottura- hanno fatto alcun riferimento alla “battaglia”.

Il 29 febbraio dell’anno scorso, Kibaki e Odinga hanno firmato quello che il G-10 liquida come un “matrimonio di convenienza”, un accordo che comunque aveva posto fine a scontri post-elettorali che erano costati la vita a 1.500 persone e messo in moto 400.000 sfollati.

Le violenze erano iniziate sull’onda delle denunce di brogli da parte dell’opposizione, guidata da Raila Odinga, che contestava la vittoria, per la seconda volta consecutiva, di Mwai Kibaki.

Dopo un anno di dissapori, la tensione si è acutizzata lunedì quando Odinga ha minacciato nuove elezioni.(AGI)

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2009/04/30/171036-indetto_sciopero_sesso.shtml

INCHIESTA ALTROCONSUMO – Cellulari poco ecologici, così difficili da smaltire

Altroconsumo ha analizzato 19 modelli per valutare l’impatto ambientale, la presenza di sostanze nocive e la possibilità di riciclarli: oltre la metà non ha passato il test

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di RITA CELI

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C’È chi vorrebbe distruggerlo perché squilla troppo, c’è invece chi vorrebbe vederlo sparire per quella telefonata che non arriva mai. C’è poi chi lo getta via solo per acquistarne uno nuovo. Qualunque sia la fine di un telefonino, il vero problema è che non sarà facile distruggerlo e soprattutto riciclarlo. Lo dimostra un’inchiesta di Altroconsumo pubblicata nel numero di maggio che ha preso in esame 19 apparecchi tra le marche più diffuse (9 monoblocco e 10 a scorrimento) e ne ha verificato l’impatto ambientale: il risultato è che oltre la metà non sono riciclabili e quindi ecocompatibili.

L’inchiesta, precisa l’associazione di consumatori, intende valutare la compatibilità ambientale delle diverse fasi del ciclo di vita del telefonino, dalla produzione, imballaggio, accessori, consumi e smaltimento, limitandosi a fotografare il fenomeno senza voler dare valutazioni sui prodotti, di cui non indica nemmeno il prezzo.

“Il rischio ecologico è fondato”, scrive Altroconsumo spiegando con alcune cifre l’entità del pericolo: “per costruire 100 grammi di telefonino occorrono 30 chilogrammi di materiali, molti dei quali tossici e dannosi per l’ambiente”. Ancora più imponente il mercato della telefonia mobile che produce esemplari a getto continuo: “Solo in Italia si vendono 17 milioni di cellulari all’anno, apparecchi dalla vita brevissima: mediamente 18 mesi”.

I produttori di telefonini lavorano su estetica e hi-tech senza dare alcun valore a “questioni ambientali o all’impatto negativo delle loro scelte”. Dal punto di vista normativo, precisa l’inchiesta, “nessuno dei 19 cellulari esaminati presenta problemi, tutti i produttori rispettano la legge”. Ed è proprio la legislazione “ancora troppo permissiva” l’anello debole su cui punta il dito l’associazione dei consumatori.


L’esame dei telefonini è iniziato con l’analisi e il peso dei materiali a partire dalle confezioni, cavetti e accessori compresi. Poi si è passati alla fase di smontaggio delle varie componenti, quindi il cellulare è stato sminuzzato in particelle di 4 millimetri per poter effettuare l’analisi chimica per rilevare la presenza di sostanze nocive.

Decisiva nella valutazione la presenza di piombo e di metalli nocivi non contemplati nella normativa Ue, come il nichel, riscontrato in “quantità significativa” in 12 modelli su diciannove, pur essendo un metallo da evitare, scrive Altroconsumo, “perché può sviluppare reazioni allergiche (non sugli utenti, ma su chi ne entra in contatto in fase di produzione o smaltimento)”. Stesso discorso per la presenza di composti organici volatili (Cov), “sostanze contenute in colle, vernici e plastiche mal fatte che vengono poi rilasciate per lenta emissione” che dimostrano l’uso di materiali scadenti che “rappresentano un limite alla riciclabilità degli apparecchi, oltre che un rischio per i lavoratori”.

Passando alla fase di smaltimento, Altroconsumo spiega che “un telefonino facilmente smontabile si traduce nella possibilità di riciclare le varie parti che lo compongono”. Purtroppo, prosegue l’inchiesta, “questa condizione si verifica solo nel 50 per cento degli apparecchi, sia perché sono difficilmente smontabili (le componenti non sono tenute insieme a incastro ma per mezzo di colle e viti) sia per la natura intrinseca dei materiali usati, non riciclabili”.

Che sia possibile limitare l’uso di sostanze nocive, sottolinea l’inchiesta, lo dimostra il Motorola W230, unico telefonino che ha passato il test con il segno + (equivalente a Buono). Gli altri esemplari che hanno raggiunto la sufficienza (Accettabile) sono monoblocco, in gran parte prodotti in Cina: Sony Ericsson J120i, Sony Ericsson T280i, Lg Kp130, Lg Kp100, Nokia 1650, Samsung Sgh-M110, Samsung Sgh-C180. Tra i monoblocco l’unico “Mediocre” risulta il Nokia 2600 Classic. Tra quelli a scorrimento l’unico “Accettabile” è Lg Kf 600, tutti gli altri passano il test con “Mediocre” (Samsung Sgh-F330, Motorola RizrZ8, Samsung Sgh-U700, Sony Ericsson W580i, Nokia 6210 Navigator, Sony Ericsson W760i, Lg Km500, Motorola MotoZ10, Nokia 7610Supernova).

L’inchiesta dimostra in maniera evidente che i modelli a scorrimento sono “meno ecocompatibili” di quelli monoblocco. Altroconsumo si augura quindi che le aziende migliorino il loro status ecologico e suggerisce alcuni obiettivi da raggiungere con il minimo sforzo: sostituire il caricabatterie con un caricatore usb, vendere separatamente gli accessori e renderli utilizzabili su tutti i modelli, ridurre la confezione e i manuali, usare solo plastiche riciclabili e rendere possibile l’uso di due sim card contemporaneamente per evitare un secondo telefonino. Infine, il cellulare fuori uso non va gettato nella spazzatura ma nelle “piazzole ecologiche” allestite dalle aziende di nettezza urbana oppure, quando è possibile, consegnarlo al negozio dove si è acquistato il nuovo telefonino.

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30 aprile 2009
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Piena del Po, crolla ponte a Piacenza. Le auto finiscono in acqua: tre feriti

Crolla un’arcata, si apre l’asfalto e quattro macchine precipitano nel fiume

L’onda distrugge la Motonautica a Cremona. Allerta in Emilia Romagna

La Coldiretti stima in 100 milioni di euro i danni all’agricoltura

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Piena del Po, crolla ponte a  Piacenza Le auto finiscono in acqua: tre feriti
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CREMONA – L’ondata di piena del Po ha causato il cedimento parziale di un’arcata del ponte che collega Piacenza alla sponda lombarda, lungo la via Emilia. L’asflato si è aperto e quattro auto sono precipitate in acqua. I vigili del fuoco sommozzatori hanno recuperato almeno tre feriti. Uno di loro si è salvato aggrappandosi alla portiera dell’auto.

I blocchi di cemento che si sono staccati dal ponte hanno rischiato di danneggiare anche il collegamento ferroviario che corre parallelo al ponte stradale crollato. Per precauzione, i tecnici delle Ferrovie hanno verificato la stabilità delle strutture che, fortunatamente non hanno subito danni. Il blocco ai treni, paventato subito dopo l’incidente, non è stato applicato.

Nella notte il Po in piena aveva distrutto la Motonautica di Piacenza e allagato la Canottieri di Cremona. Gonfio d’acqua prosegue verso la foce lasciando alle spalle danni per 100 milioni di euro nell’agricoltura del basso Piemonte, e disastri nell’Alessandrino sconvolto dall’esondazione del Tanaro.

Danni a Piacenza. La furia del Po ha colpito questa notte Piacenza, affondando la sede galleggiante della motonautica e travolgendo otto motoscafi che erano ormeggiati alle banchine. Sono stati i rifiuti che trascina con prepotenza il fiume a danneggiare i galleggianti e a far affondare la sede della motonautica. Sconfortato, un socio dell’associazione racconta: “Da trent’anni quella casetta galleggiante era la nostra sede: c’era il baretto, gli uffici. Aveva resistito a tutte le piene, anche a quella del 2000 che era ben più grave di quella di ‘sta notte”.

Allagamenti a Cremona. E stamani è toccato a Cremona. Alle 9.30 il livello del fiume era quattro metri sopra il livello di zero idrometrico. Era cresciuto di quasi due metri dalla mezzanotte. Otto mila metri cubi al secondo d’acqua che si sono abbattutti contro le società canottieri rivierasche ed è stata ancora distruzione. I tronchi d’albero trascinati dal fiume in piena, si sono scagliati contro le barche ormeggiate come arieti. Le società canottieri Bissolati, Dopolavoro Ferroviario, Tamoil e Flora si sono ritrovate circondate dall’acqua come fossero isole. Parcheggi e campi di calcio sono finiti sommersi. Una piena paroganabile a quella del 2002. Il sindaco della città, Gian Carlo Corada, ha diramato un’ordinanza di preallarme e mobilitato decine di volontari.


Allarme in Emilia. Ora tocca a Reggio Emilia stare all’allerta. “Stiamo per attivare lo stato di allarme a Reggio Emilia – spiega il direttore della protezione civile dell’Emilia-Romagna Demetrio Egidi – mentre manteniamo il pre-allarme a Parma e lo estendiamo anche alle province di Modena e Ferrara. Nelle prossime 36 ore – aggiunge il direttore della protezione civile – la piena è prevista a Boretto e abbiamo già squadre pronte per il monitoraggio a Modena, anche se non è lambita particolarmente dal Po, e a Ferrara”.

Calamità per l’agricoltura.
E se l’acqua nel piacentino sta lentamente defluendo e i seimila sfollati hanno potuto rientrare nelle loro case, la Coldiretti stima in 100 milioni di euro i danni provocati dall’alluvione all’agricoltura. Le esondazioni hanno colpito i campi coltivati a grano, mais, ortaggi e foraggere dal Piemonte alla Liguria, dalla Lombardia all’Emilia ma anche in Veneto e, nei giorni scorsi, in Puglia e nel Lazio.
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30 aprile 2009
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I nostri figli senza maestri / Figli maleducati? Regole chiare e disciplina

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I RAGAZZI E I SILENZI DEGLI ADULTI

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di Isabella Bossi Fedrigotti

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Della politica, di ogni suo minimo sussulto, controversia o screzio, si discute per giorni, si ragiona, si polemizza. Dei giovani e giovanissimi, dei loro problemi, dei loro allarmi, della loro violenza, dei terrificanti crimini che riescono a commettere quando ancora, almeno in teoria, devono rispettare l’orario di rientro dettato dai genitori, dopo un momentaneo commento incredulo e sbigottito, si tende, invece, a tacere. E così gli accoltellamenti, le rapine, le aggressioni, gli stupri di gruppo, gli assassini per opera di adolescenti o poco più transitano veloci, giorno dopo giorno, negli spazi delle cronache nere senza che ci prendiamo la briga di riflettere davvero su cosa sta succedendo nella nostra società. Di loro, dei ragazzi, quando li arrestano, si coglie per lo più la freddezza e l’indifferenza, non solo per le vittime ma anche per i propri cari e il proprio destino, quasi che qualsiasi cosa—compreso il carcere — fosse preferibile all’insopportabile noia che li affligge. E sembra specchiarsi, quest’indifferenza, nel loro abbigliamento, sempre uguale, jeans, scarpe sportive e felpa, del tutto indifferente a diversi luoghi e occasioni: casa, scuola, lavoro, pub, sport oppure discoteca.

Vanno e rubano, vanno e accoltellano, vanno e dan fuoco a un barbone, vanno e uccidono un compagno di scorribande, quasi sempre in gruppo, per farsi forza, naturalmente, perché da soli forse non oserebbero; e noi ce la sbrighiamo parlando di «fenomeno delle baby gang», come se il termine straniero minimizzasse la tragicità dei fatti. Ma da dove vengono e chi sono questi alieni crudeli e indifferenti? Da case normali per lo più; anche dal degrado, dalla miseria e dall’emarginazione, ma altrettanto, da case belle, quartieri buoni e famiglie per bene. Potrebbero essere figli di tutti noi, incappati per insicurezza, per solitudine, per noia nell’amico più forte, nel gruppo sbagliato; e si sa che il gruppo ormai conta più della famiglia, per il semplice fatto che la famiglia, nonostante il gran parlare che se ne fa, è oggi più debole che mai. Oltre a essere spesso dimezzata, per cui i ragazzi sono privi della costante ed equilibrante presenza di entrambi i genitori, non è più come un tempo affiancata e sostenuta nel suo magistero dagli insegnanti e da altre figure di educatori come, per esempio, i parroci, per ragioni che a volte risalgono paradossalmente proprio alla famiglia.

Se, infatti, padri e madri—come spesso succede — prendono sistematicamente le parti dei figli contro maestri e professori, è difficile che si crei quell’alleanza di intenti preziosa per l’educazione. E rinunciare a qualsiasi forma di istruzione religiosa è, ovviamente, una scelta rispettabilissima che però priva la famiglia di un supporto non indifferente. Moltissimi sono naturalmente i padri e le madri forti abbastanza per farcela da soli a insegnare ai figli cos’è bene e cos’è male, ma molti sono anche quelli che, invece, non ce la fanno. Ma c’è dell’altro, ed è la profondissima infelicità dei giovani. Perché è certo che sono infelici, lo gridano dietro i loro indecifrabili silenzi, che non sempre riflettono soltanto il comodo, rilassante oppure stanco silenzio degli adulti. È un’infelicità chiusa e senza desideri, peraltro, secondo il geniale titolo del romanzo di Peter Handke, perché non può esserci desiderio dove non c’è speranza.

Ecco, quel che atterra i nostri figli, quel che toglie loro qualsiasi energia positiva, quel che li rende tetri e annoiati e, dunque, disponibili alle trasgressioni più atroci, è la mancanza di speranze condivise. Speranze che molto prima di essere di natura economica sono di natura ideale, nutrimento e carburante indispensabile per i giovani. Anche per noi adulti, ovviamente, perché l’uomo non può vivere senza aspettarsi per domani una sia pur minuscola luce, ma in modo molto meno assoluto e radicale, perché abbiamo ormai imparato bene a difenderci dal vuoto. Speranze —condivise — che una volta riguardavano la politica, per esempio, oppure la religione o la cultura e che adesso, mediamente, s’innalzano fino ai successi della squadra di calcio del cuore o al sogno di finire in tv oppure alla conquista di un certo tipo di abbigliamento firmato e uniforme. Poveri ragazzi, viene da dire, però è questo il piatto che abbiamo preparato per loro, gli esempi che abbiamo fornito, i modelli che abbiamo fabbricato. Ed è un serpente che si morde la coda perché se famiglia, scuola e istituzioni varie oggi si rivelano così deboli, così inascoltate e incapaci di educare è anche perché per prime sembrano aver smarrito nel tempo le ragioni forti del loro essere. I maestri, insomma, i tanto invocati maestri grandemente scarseggiano perché non credono più al loro magistero.

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30 aprile 2009

fonte: http://www.corriere.it/editoriali/09_aprile_30/bossi_fedrigotti_nostri_figli_senza_maestri_5a0211de-3544-11de-92cb-00144f02aabc.shtml

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Figli maleducati? Regole chiare e disciplina

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Prof.ssa Alessandra Graziottin
Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano

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I nostri bambini sono mediamente i più maleducati e i più grassi d’Europa. I nostri adolescenti hanno un preoccupante tasso di bullismo e di comportamenti a rischio (alcool, fumo, droghe).
Con incrementi percentuali, aumentati nettamente negli ultimi anni, che li stanno collocando tra i ragazzi peggiori d’Europa. Non ultimo, e molto triste, con un andamento percentualmente più aggressivo per le ragazze.

Esiste un denominatore comune tra questi comportamenti apparentemente molto diversi, in età successive? Sì: ed è il trionfo dell’impulsività, garantita e protetta dal lassismo educativo fino alla mancanza totale di regole nell’educazione familiare e scolastica. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Inutile chiedere “ordine” in città se non si (ri)comincia dal microcosmo della famiglia.

Inutile chiedere di ridurre la cosiddetta microcriminalità, anticamera della macrodelinquenza, se la deriva delle norme in corso non viene bloccata e invertita di tendenza a partire dall’educazione alla vita che si respira a casa. Inutile fare campagne antiobesità se il cibo viene usato come
surrogato per carenze sostanziali affettive da parte dei genitori. Inutile indignarsi della distruttività assassina che gruppi di adolescenti hanno mostrato verso loro coetanei, al Nord come al Sud dell’Italia, se il rispetto degli altri, dei loro sentimenti, della loro vita, non viene assimilato fin dai primi anni. Inutile stupirsi dello scarso rendimento scolastico se il caos in aula è ingovernabile. Viziare i figli si sta rivelando suicida, e non solo in senso metaforico.

E’ indispensabile ricominciare a dare delle regole ai bambini e agli adolescenti, iniziando dai comportamenti fondamentali. Dal modo in cui si sta a tavola, alla quantità del cibo, agli orari, al rispetto degli altri e degli adulti, all’uso appropriato del telefono. Dal rispetto delle regole elementari di convivenza civile alla moderazione degli impulsi e dell’aggressività, avendo il
coraggio di far rispettare i principi su cui si basano le relazioni di qualità.
Sì, perché ci vuole coraggio per dare regole chiare e farle rispettare, con una disciplina adeguata. E ci vuole coraggio perfino a parlare di disciplina in un Paese come il nostro. Anche perché si è perso il senso profondo di questa parola (che deriva dal latino “discere”, imparare) e se ne percepisce erroneamente solo il senso repressivo e punitivo. In realtà l’obiettivo costruttivo di una disciplina ben usata è di ottimizzare l’apprendimento, in primis, dell’arte di vivere, nelle sue varie forme, alla cui base stanno l’empatia e la convivenza civile. Non reprimendo ma canalizzando le energie e la vitalità con regole sane. Con giochi sani e tanto sport per dare al corpo la felicità di esprimere emozioni e sentimenti nel modo più naturale e insieme più istruttivo. Incoraggiando nel bambino e nell’adolescente la spontaneità, ma non lo spontaneismo, che è impulsività allo stato puro. Incoraggiando l’assertività, ma non la distruttività. Insegnando che il sacrificio e la fatica sono ingredienti intrinseci dell’apprendere, a scuola come nella vita.
Insegnando ad argomentare senza gridare e senza insultare. Esigendo il silenzio nella classe, per favorire di nuovo la concentrazione e l’apprendimento. E’ impossibile concentrarsi e memorizzare se si è continuamente disturbati dal chiacchiericcio, da decine di sms, dal rumore di fondo di una classe ingovernata, diventata oggi palestra di aggressività, bullismo e intemperanze, invece che luogo elettivo dell’apprendere…
Non teorizzando, ma dando il buon esempio, innanzitutto con i nostri comportamenti, a casa, a scuola, nella vita. Perché i piccoli imparano guardandoci, e imitandoci. Se non corriamo subito ai ripari, queste nuove generazioni arriveranno rapidamente a perdersi in un magma di impulsività
autolesionista e di ignoranza.

In positivo, le molte famiglie che ancora oggi educano i figli con amore sì, ma anche con regole chiare e fatte rispettare con affettuosa fermezza, e vigile attenzione, dimostrano che questo è possibile. Che una sana disciplina non è un sogno retrò, ma il modo migliore di amare, aiutando bambini e ragazzi a crescere sereni, solidi e affettuosi, ottimizzando la loro capacità di realizzarsi nella vita, e di essere più a lungo felici.

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fonte:  http://www.alessandragraziottin.it/pdf/articoli.php?ART_TYPE=AQUOT&EW_FATHER=4857

www.alessandragraziottin.it, Attività divulgativa – In edicola, Quotidiani 19/05/08
Figli maleducati? Regole chiare e disciplina