Archive | marzo 2008

L’America di Bush sempre più povera: 28 milioni di tagliandi cibo

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31 marzo 2008

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Una combinazione infernale di disoccupazione e aumento dei prezzi dei generi alimentari e della benzina ha fatto sì che un numero record di americani debba ricorrere ai ‘food stamps’, i tagliandi alimentari emessi dal governo, per sopravvivere.
Secondo nuove statistiche, il numero di americani che fanno la spesa pagando con i ‘bollini cibo’ raggiungerà nel prossimo anno fiscale i 28 milioni, un primato assoluto da quando il programma di assistenza venne messo in piedi negli anni Sessanta.


Il numero dei beneficiari dei bollini,
che devono dimostrare di avere un reddito ai limiti della povertà per ottenere assegni pari a cento dollari al mese per familiare, varia di anno in anno per cause legate a diversi fattori: stavolta gli addetti ai lavori hanno attribuito l’aumento al rallentamento dell’economia e all’inflazione dei prezzi di molti generi di consumo.
«La gente si iscrive al programma quando perde il lavoro o quando gli stipendi scendono perchè l’orario di lavoro viene ridimensionato», ha detto al New York Times Stacy Dean, direttore del programma ‘food stamps’ al Center on Budget and Policy Priorities di Washington che ha osservato come lo scorso dicembre i ranghi delle liste avevano raggiunto livelli record in 14 stati.
Un esempio è il Michigan, stato industriale della ‘cintura della ruggine’ pesantemente colpito dalla crisi dell’occupazione: un abitante su otto fa la spesa con i bollini, il doppio rispetto al 2000. Ma altri stati fuori dall’area delle fabbriche storiche hanno registrato un’impennata delle sovvenzioni: in Arizona, Florida, Maryland, Nevada, Nord Dakota e Rhode Island la crescita è stata del dieci per cento in un anno.

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Tent city (Los Angeles) - foto Reuters

Tent city (Los Angeles) – foto Reuters

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fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2008/03/america-bush-poveri.shtml?uuid=ecde2674-ff34-11dc-9d9d-00000e251029&DocRulesView=Libero

Trentamila donne perdono il posto di lavoro ogni anno in Gran Bretagna. Licenziate solo perchè sono incinte o perchè hanno avuto un figlio.

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E’ il dato più impressionante di un rapporto sulla condizione della donna nel mondo del lavoro nel Regno unito, preparato dalla Fawcett Society, organizzazione che si batte per l’uguaglianza dei sessi. Intitolato << Sexism and the City >>, con allusione al titolo della serie televisiva, lo studio descrive una diffusa discriminazione sessuale nei confronti delle donne in ogni settore del Paese, dalla politica all’industria alla finanza. Il 18% delle cause per discriminazione sessuale vertono su abusi o violenza sessuale. I due terzi dei lavoratori peggio pagati del regno sono donne, le donne che lavorano a tempo pieno sono pagate in media il 17% meno degli uomini. Soltanto l’11% dei Dirigenti delle cento maggiori imprese britanniche sono donne. Soltanto il 20% dei Parlamentari sono donne. Soltanto il 26% dei Funzionari del servizio civile sono donne. E poi il dato più clamoroso: 30mila donne licenziate all’anno perchè in gravidanza.

<< La cultura dell’uomo, in Gran Bretagna e particolarmente nella City, è fondata non sulla qualità del lavoro prodotto, ma sulla quantità di ore lavorate, cosicchè le donne, che devono far coesistere lavoro e famiglia, sono sempre discriminate >> afferma il rapporto che sarà presentato ufficialmente domani 1 aprile.

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fonte: http://oknotizie.alice.it/

fonte immagine: operaisociali.noblogs.org/archives/2006/11/

Due operai morti a Caserta e Teramo

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Michele Sposito De Lucia è caduto da un’impalcatura in Campania
Stessa dinamica in Abruzzo, dove ha perso la vita il romeno Ioann Mariciuck

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Precipitati da un’altezza di 20 metri

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<B>Due operai morti a Caserta e Teramo<br>Precipitati da un'altezza di 20 metri</B>
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ROMA – Due operai, uno italiano e uno romeno, accomunati dallo stesso tragico destino. Altre due vite spezzate sul posto di lavoro, a Caserta e a Teramo.

Nella città campana un uomo è morto cadendo da un’impalcatura in un cantiere nel centro: Michele Sposito De Lucia, 39 anni, sposato con figli, è deceduto nella sala rianimazione dell’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano per le molteplici fratture riportate. L’operaio stava lavorando alla ristrutturazione della facciata di un fabbricato quando è precipitato da un saliscendi a circa venti metri di altezza dal suolo. Dai primi accertamenti pare che a farlo cadere sia stato lo spostamento incidentale di un’asse di legno.

L’altra vittima si chiamava
Ioann Mariciuck, 44 anni. Lavorava allo smantellamento di una fabbrica. Anche lui è precipitato da un’altezza di circa venti metri. E’ stato immediatamente portato al pronto soccorso ma vi è arrivato senza vita, per il gravissimo trauma cranico riportato nella caduta. Insieme a due colleghi Mariciuk stava rimuovendo macchinari e altro materiale ferroso. Gli agenti della polizia non hanno ancora ricostruito la dinamica dell’incidente: non si sa se ha perso l’equilibrio mentre tagliava qualcosa o se è stato colpito da un oggetto caduto dall’alto. Secondo le testimonianze raccolte, anche altri due operai, che stavano lavorando nello stesso cantiere, hanno rischiato di cadere.

(31 marzo 2008)

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fonte: http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/cronaca/incidenti-lavoro2/incidente-caserta/incidente-caserta.html

Inflazione record, tocca il 3,3%: Mai così alta da dodici anni

Berlusconi: è sempre colpa di Prodi

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Brutte notizie dall’Istat che ha calcolato per il mese di marzo un tasso di inflazione pari al 3,3%, il più alto mai registrato dal 1996. Ma già solo rispetto ad un anno fa, è tutto più salato. I dati relativi al febbraio 2008 rivelano che, in confronto allo stesso mese dello scorso anno, in media paghiamo tutto il 5,7% di più. A crescere più di tutto è il comparto dell’energia, che, a causa del caro petrolio segna un incremento del 15,2% rispetto a febbraio 2007.

Su base annua, i prodotti petroliferi raffinati incidono per il 40% sulla crescita complessiva dei prezzi alla produzione, seguiti dal comparto alimentari, bevande e tabacco che costituiscono il 20% dell’aumento di spesa e da energia gas e acqua che incidono per il 10% sul complessivo caroprezzi.

Ad aumentare quindi non è solo il carburante ma anche i beni di consumo che rispetto al 2007 costano il 9,6% in più. Si tratta, in ogni caso, di una battuta d’arresto: l’aumento dei generi alimentari, spiega l’Istat, continua ma è più contenuto. L’inflazione, comunque, ha fatto sì che a marzo la pasta costasse il 17% in più rispetto a un anno prima e il 3% in più rispetto a solo un mese fa. Il pane rincara del 13,2% (+0,7% l’aumento mensile), il latte del 10,5%, la frutta del 5,8% e gli ortaggi del 4,2%. Leggermente più contenuto il rincaro della carne, che costa il 4% in più rispetto a marzo 2007.

Ha toccato il suo massimo storico il prezzo del riso, che è salito del 40% dall’inizio dell’anno. A spingere il prezzo verso l’alto, spiega la Col diretti, «è la forte riduzione delle scorte mondiali di riso che quest’anno, secondo il Dipartimento statunitense dell’agricoltura, non dovrebbero superare i 72 milioni di tonnellate, il livello più basso negli ultimi 25 anni». Ma secondo il presidente di Confagricoltura Federico Secchioni, «il deficit di materie prime è strutturale, non congiunturale, quindi – propone – si deve dare all’Italia una maggiore stabilità produttiva e contestualmente applicare delle politiche di contenimento dei costi».

Pubblicato il: 31.03.08
Modificato il:
31.03.08 alle ore 13.57

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fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=74212

Alitalia: Alfa docet…

Lo dicevo nel post precedente, senza aver letto qui:

Trasferimenti finti: UN’ALTRA TRUFFA FIAT PER CHIUDERE ARESE

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28/03/2008   12h48

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Trasferisce per finta decine di lavoratori a Torino per licenziarli con la mobilità lunga. E non reintegra i 68 cassintegrati licenziati, anzi, vuol trasferire a Balocco decine di altri lavoratori.

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IL TUTTO CON IL SILENZIO DI SINDACATI E ISTITUZIONI

Pochi giorni fa la Fiat ha licenziato, di concerto con gli altri proprietari dell’area di Arese, la Regione e la Provincia, gli ultimi 68 cassintegrati dell’Alfa Romeo in Cigs dal 2002.

E oggi Fiat Auto si sta sbarazzando di molte altre decine di lavoratori con una vera e propria truffa facendo firmare a tutti questi lavoratori una dichiarazione con la quale essi richiedono il “trasferimento immediato a Torino per gravi e urgenti motivi famigliari”, e contemporaneamente chiedono di andare in mobilità lunga (sette anni per gli uomini e 10 anni per le donne). Se non firmano –dice loro la direzione del personale- non ci sarà nessuna prospettiva di lavoro ad Arese.

Questi trasferimenti/licenziamenti di massa a Torino avverranno in due scaglioni, uno a fine aprile e un altro oggi; già questa mattina 17 lavoratori sono stati portati con un autobus a Torino. La Fiat concede loro il trasferimento “per gravi motivi famigliari”, dopodichè fra 3 giorni, il 1° aprile 2008, tutti saranno messi in mobilità. La Fiat trasferisce a Torino questi lavoratori perché i numeri a disposizione di Arese per la mobilità lunga (2000 a livello nazionale) sono già stati esauriti a dicembre 2007.

Tutto ciò sta avvenendo con la complicità di Fim-Fiom-Uilm  le quali, un mese fa, l’8 febbraio 2008 e il 12 febbraio 2008, hanno firmato due nuovi accordi –da loro mai resi pubblici- sulla mobilità che di fatto danno il via libera alla Fiat per smembrare e svuotare cap.10 e CT e per non far rientrare all’Alfa i licenziati di Arese!

A inizio marzo Fim-Fiom-Uilm, spudoratamente e senza dir nulla di questi accordi, al licenziamento degli ultimi 68 cassintegrati hanno proclamato uno sciopero di 8 ore e un’assemblea pubblica con i partiti.

Ci sembrava strano che, dopo anni di acquiescenza ai piani Fiat di smantellamento dell’Alfa di Arese, Fim-Fiom-Uilm facessero sul serio. Infatti era una presa in giro.

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BASTA CON LE TRUFFE DELLA FIAT:

Nel 1987 lo Stato ha regalato l’Alfa Romeo alla Fiat;

la Fiat solo per Arese in 20 anni ha avuto 2.000 miliardi di lire di soldi pubblici per … licenziare 18.000 lavoratori;

Nel 2000 la Fiat “vende” l’area di Arese, ma nel 2008 è sempre proprietaria dei palazzi del CT e del CD, e Luigi Arnaudo, fino a ieri e per 30 anni braccio destro degli Agnelli all’IFIL, è ora presidente di Immobiliare Estate sei, la società di Brunelli proprietaria del grosso dell’area;

La Fiat, sempre assente gli scorsi anni ai tavoli regionali, ora, fatti fuori anche i 1.050 cassintegrati del 2002, è di casa da Formigoni e da Penati e ha chiesto di far parte del nuovo accordo di programma sull’area dell’Alfa ove, in previsione dell’EXPO 2015, arriverà anche il prolungamento del Metro dalla Fiera di Rho-Pero;

E ora il Centro Tecnico e il capannone 10 sono svuotati, con attività lavorative e lavoratori licenziati con la mobilità o spostati a Torino e Balocco.

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LO SLAI COBAS CHIEDE:

REINTEGRO ALL’ALFA DEI LICENZIATI, LAVORO VERO AL CAP.10 E AL CT, INTEGRAZIONE DEGLI ORGANICI MANCANTI, UN SERIO SVILUPPO INDUSTRIALE E OCCUPAZIONALE SULL’INTERA AREA.

Slai Cobas Alfa Romeo

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Fonte: http://www.slaicobas.it/view_fodarticle.php?id=877〈=en

Meditate gente…

DILIBERTO su ALITALIA: PROBLEMA NON ITALIANITA’ MA OCCUPAZIONE

Ufficio Stampa

Roma 28 marzo 2008 



Una volta che si va verso la privatizzazione, il mio problema non è l’italianità ma che vengano salvaguardati posti di lavoro e rotte di Alitalia. Valuteremo le eventuali altre offerte esclusivamente sulla base di questi parametri. Avendo appreso che Spinetta, l’ad di Air France guadagnava sei volte meno di Cimoli, francamente la prima cosa da dire è che lo stato in cui si trova Alitalia deriva da una responsabilità precisa di chi l’ha amministrata nei decenni passati, riscuotendo anche emolumenti spaventosi alla faccia del merito. Le colpe sono dei management ma anche di chi li ha nominati, cioè dei governi che si sono succeduti. Il mio auspicio era che Alitalia rimanesse pubblica, anche perché in Italia abbiamo fatto privatizzazioni selvagge che non hanno certamente fatto il vantaggio né degli utenti né dello Stato ma soltanto dei privati che hanno lanciato l’arrembaggio.

Fonte: http://www.comunisti-italiani.it/frames/index.htm

 

 

Sono d’accordo con Diliberto.

E poi… Non so a voi, ma a me la storia (mi verrebbe quasi « il pasticciaccio brutto »…) dell’Alitalia ricorda in modo preoccupante quella dell’Alfa Romeo.

Massacrata da una gestione “discutibile” (mi sono svegliata tenera) e poi svenduta ad un privato… la FIAT. Che, siccome non aveva approfittato abbastanza della cassa integrazione e quant’altro per demeriti propri, ha avviato la stessa procedura per l’ex fabbrica pubblica. Arese e la zona dell’Alfasud non brillano, oggi come allora, per piena occupazione, ma la FIAT è tornata in attivo.

Io, che vivo di fantapolitica ed utopia, l’unica cordata accettabile e credibile che vedo, è pubblica. Nel senso che ogni cittadino volonteroso mette mano al portafogli e si compra qualche azione, acquisendo così il diritto di decidere rotte e scali e tutto il resto.

Gli imprenditori? Ci possono anche entrare, ma solo se dimostrano ad un tribunale del popolo che non sono andati in rosso, non hanno fatto bancarotta, non hanno cassintegrato, mobilizzato, precarizzato, tempodeterminizzato e ridotto il loro organico (se vi viene in mente altro, io ci sto)

I politici? Quelli prima devono dimostrare quantomeno come trattano i loro portaborse e le colf.

I sindacalisti? Solo quelli che si sporcano le mani tutti i giorni.

I lavoratori da difendere? Quelli che lo sono di fatto e non solo di nome.

 

…d’altra parte, l’ho detto subito: vivo di utopie! J