Archive | dicembre 2009

Messaggio di fine anno di Solleviamoci agli Italiani

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Mafalda – E’ finita la fame e la povertà nel mondo?
Sono state soppresse le armi nucleari?
Sìììì?
Il padre – Cioè, beh… credo di no, figlia mia.
Mafalda – E allora che caspita cambiamo a fare anno?

La radio – …E ora notizie dagli esteri: bombe ad alto potenziale sono state lanciate oggi dall’aviazione di…
Mafalda – Non gli si può dare un anno nuovo che subito lo rompono!

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Le parole di una Repubblica: 60 anni di messaggi presidenziali

Dieci presidenti e sei decenni di messaggi di fine d’anno. Li abbiamo analizzati
cercando le parole più ricorrenti, i temi, le paure e le speranze che li attraversano

Le parole di una Repubblica
60 anni di messaggi presidenziali

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di ALESSIO SGHERZA

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Le parole di una Repubblica 60 anni di messaggi presidenzialiIl presidente della Repubblica Giorgio Napolitano durante il messaggio 2008

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Dal 1949 al 2008, dieci presidenti, sessant’anni di messaggi di fine anno dal Quirinale a tutti gli italiani: li abbiamo raccolti qui, mettendo in evidenza le parole più frequenti di ogni discorso, per rivivere il periodo dal dopo guerra ad oggi attraverso quei termini che hanno segnato la nostra storia.
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Il messaggio di fine anno del Pres.idente della Repubblica agli italiani è un appuntamento immancabile, nelle case degli italiani, da ormai 60 anni. E ogni 31 dicembre, le parole che escono dalla tv o dalla radio descrivono l’Italia, con le sue paure e le sue speranze. Per questo abbiamo deciso di riprendere in mano quei discorsi uno per uno, dal messaggio di Luigi Einaudi del 31 dicembre 1949 fino a quello di dodici mesi fa di Napolitano, e ne abbiamo analizzato le parole più utilizzate.
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GUARDA LO SPECIALE INTERATTIVO
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Sono discorsi che fanno rivivere la storia del nostro paese attraverso le parole e i concetti che ne hanno segnato il tessuto culturale e sociale, e che rileggendoli oggi raccontano – anche con una certa nostalgia – un’Italia che non c’è più. Ci sono delle costanti, ovviamente. “Augurio”, “anno”, “patria”, “popolo”, “Italia” e “italiani” sono sempre presenti, ma è il resto che descrive e spiega un intero Paese.
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Si inizia con i primi, brevi messaggi di Luigi Einaudi in cui si può ritrovare la “tragedia” della guerra, in cui ci sono i “casolari” e i “borghi” dell’Italia contadina, in cui non mancano le “speranze” di un paese che rinasce democratico. Nel 1955 al Quirinale arriva Giovanni Gronchi, nel pieno del boom economico: “progresso”, “fiducia” e “lavoro” sono le parole chiave di questi anni. Ed è in questo momento che compaiono e assumono maggior valore termini come “Europa”, mentre si discute di Cee e si arriva alla firma dei trattati di Roma.

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Antonio Segni tenne due discorsi, nel ’62 e nel ’63, fino alla malattia che lo costrinse alle dimissioni. Nelle sue parole continua la fiducia nel “progresso” e nello “sviluppo”, e nel discorso del 1963 si legge il “commosso pensiero” per la scomparsa di Papa Giovanni XXIII e per l’omicidio di John Fitzgerald Kennedy.
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La seconda metà degli anni ’60 è segnata dall’incrinarsi del boom economico e dalla guerra del Vietnam. Così nei messaggi di fine anno di Giuseppe Saragat compaiono sempre più importanti le parole “lavoro”, “disoccupazione” e “pace”. Nel ’67 la Comunità Europea si allarga, e con la “Gran Bretagna” si arricchisce di nuove risorse e importanza. “Lavoratori”, “operai”, “violenza” segnano il messaggio augurale del 31 dicembre ’69, al termine dell’autunno caldo e dopo la strage di Piazza ontana.
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Il settennato di Giovanni Leone è nel segno delle difficoltà economiche e del terrorismo, come segnalato dal ripetersi delle parole “crisi” e “sicurezza”. Con Sandro Pertini compaiono per la prima volta nel messaggio di fine anno i termini “P2” (’81), “mafia”, “camorra” (’82); e ritorna con forza maggiore la parola “terrorismo”. Senza dimenticare che la parola chiave per Pertini fu “giovani”: solo “italiani” e “popolo” furono ripetute più frequentemente nei suoi messaggi.
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Si corre veloce nei ricordi, verso la seconda metà degli anni ottanta e la presidenza di Francesco Cossiga, al tramonto della Guerra Fredda e della prima Repubblica. Nell’89 le parole più importanti non possono che essere “Europa”, “Est” e “Libertà”. Poi gli anni di Oscar Luigi Scalfaro, degli scandali, di Tangentopoli e della nascita della seconda Repubblica: in primo piano i “partiti”, il “parlamento”, la “politica” e le “responsabilità”.
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Con Carlo Azeglio Ciampi, eletto nel 1999, si chiude il “secolo” e, visto il quadro internazionale, alla ribalta tornano i termini “mondo”, “pace”, “fiducia”. Siamo ai giorni nostri: nei discorsi di Giorgio Napolitano è la “crisi” a farla da padrone, accompagnata da “lavoro”, “politica”, “istituzioni”. Con un avverbio dominante, “ancora”: quasi a sottolineare che la speranza di una società migliore non è alle nostre spalle. Sono queste le parole chiave di questi anni, che fra mezzo secolo racconteranno ai nostri nipoti qualcosa dei sentimenti e della vita dell’Italia di oggi.
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E il Quirinale sbarca su Youtube. E le parole del Presidente avranno un nuovo canale ufficiale: Youtube. L’ultimo dell’anno, anche in occasione del messaggio 2009 agli italiani, sarà lanciato il canale ufficiale della Presidenza della Repubblica, raggiungibile all’indirizzo youtube. com/presidenzarepubblica. Qui saranno raccolti i filmati degli interventi più significativi dell’attività del capo dello Stato. Il canale, in occasione del lancio, sarà aperto da un messaggio di benvenuto del Presidente Napolitano: “Apriamo le porte del Quirinale ai tanti utenti dei nuovi media non solo per ampliare e rendere sempre più efficienti e moderni gli strumenti della nostra comunicazione ma anche per promuovere e favorire un rapporto sempre più stretto e trasparente con i cittadini. Le nuove tecnologie non conoscono né barriere né frontiere. Ci incontreremo in questo spazio per costruire, insieme, occasioni di partecipazione alla vita democratica”.
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Il Presidente della Repubblica non è la prima istituzione che ha deciso di aprire un canale ufficiale su Youtube: la Casa Bianca e la Regina Elisabetta II, ad esempio, sono già presenti sul sito di videosharing. “Siamo entusiasti che il Presidente abbia lanciato un canale su YouTube”, ha commentato Chad Hurley, fondatore del sito di video sharing: “Riteniamo che YouTube rappresenti un eccezionale strumento per promuovere democrazia e dialogo tra cittadini e istituzioni. Sempre più figure istituzionali nel mondo si sono affidate a YouTube come strumento di comunicazione, dal Vaticano alla Regina Rania di Giordania e la Regina d’Inghilterra. Oggi per noi è un grande passo in avanti poter aggiungere a questa lista il Presidente Napolitano”.
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31 dicembre 2009
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Luigi Einaudi
Presidente della Repubblica, 1948 – 1955.


MESSAGGIO DI FINE ANNO AGLI ITALIANI

DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

LUIGI EINAUDI
Palazzo del Quirinale 31 dicembre 1951

ITALIANI,

NON  VOGLIO LASCIAR PASSARE L’ANNO SENZA RITORNARE, COME ORMAI D’USO, A QUESTO CONVEGNO IDEALE, DAL QUALE MUOVEREMO INSIEME VERSO LE ULTERIORI PROVE.

E INSIEME TESTIMONIANO ANZITUTTO IL NOSTRO AFFETTUOSO RICORDO A QUELLI TRA NOI, CHE VIVONO TUTTORA SOTTO IL PESO DI IMMERITATE ANGUSTIE, PRIMI TRA ESSI – VOI MI INTENDETE – QUANTI ABBIANO SOFFERTO LUTTI E STENTI A MOTIVO DELLE RECENTI ALLUVIONI.

MA LA STESSA SOLLECITUDINE PER QUESTI NOSTRI FRATELLI E IL COMUNE IMPEGNO VERSO DI ESSI ATTIRANO IL PENSIERO A CERCHIO PIU’ ESTESE, VIA VIA ELEVANDOLE SINO A QUELLA, CHE TUTTE IDEALMENTE LE CONTIENE, VOGLIO DIRE ALLA NOSTRA PATRIA DILETTA: SALUTIAMONE – UNITI IN UNA RINNOVATA PROMESSA DI COSTANTE DEDIZIONE – LA PERENNE VITALITA’, ONDE OGNI CATEGORIA DI CITTADINI SA TROVARE, NELLE ORE PIU’ DURE, SEMPRE NUOVE ENERGIE DI SUPERAMENTO E DI RIPRESA.

E’ LECITO DA CIO’ TRARRE LIETI AUSPICI PER IL DOMANI, COME DI LIETI AUSPICI E’ FORIERO IL BUON LAVORO COMPIUTO NELL’ANNO CHE VOLGE, CONFORTATO DALLA OGNOR PIU’ CONCRETA E MANIFESTA SOLIDARIETA’ DELLE NAZIONI AMICHE.

IN QUESTO SPIRITO, L’ITALIA DEVE GUARDARE CON SERENA FIDUCIA AL PROPRIO AVVENIRE PROSEGUENDO SPEDITA NEL SUO OPEROSO CAMMINO, CHE E’ QUEL MEDESIMO PER IL QUALE MUOVONO I POPOLI, CHE RAVVIVANO NELLA LIBERTA’ IL FONDAMENTO DI OGNI PACIFICO PROGRESSO.

ITALIANI,

ELEVATE CON ME IL VOTO CHE L’ANNO NUOVO POSSA, CON L’AIUTO DI DIO, SEGNARE SU QUESTA VIA NUOVE TAPPE FECONDE!

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fonte:  http://www.quirinale.it/qrnw/statico/ex-presidenti/Einaudi/documenti/ein_disc_31dic_51.htm

Rifiuti, Maroni rimuove tre sindaci casertani: “Messa in pericolo la salute dei cittadini”

Il ministro ha sollevato dall’incarico i primi cittadini di Castel Volturno, Maddaloni e Casal di Principe

dopo la richiesta di scioglimento di nove comuni avanzata dal commissario straordinario Bertolaso

Sotto osservazione altre amministrazione campane. E’ la prima volta che si applica la nuova norma

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Rifiuti, Maroni rimuove tre sindaci casertani "Messa in pericolo la salute dei cittadini"Il ministro dell’Interno Roberto Maroni

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ROMA – “Gravi e reiterate inadempienze nel settore della gestione dei rifiuti, tali da esporre a concreto e grave pericolo la salute dei cittadini e pregiudicare la salubrità dell’ambiente”. Con questa motivazione il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha disposto la rimozione dei sindaci dei comuni di Castel Volturno, Maddaloni e Casal di Principe (tutti in provincia di Caserta). I tre decreti sono stati firmati questa mattina dal presidente della Repubblica.
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Il ministro ha inoltre interessato i Prefetti competenti affinché diano corso nel mese di gennaio ad una attenta attività di monitoraggio nei confronti di altri comuni della Campania, per verificare se adotteranno le misure adeguate per garantire il ritorno alla normalità nello smaltimento dei rifiuti. In caso contrario il titolare del Viminale procederà, come avvenuto oggi, alla rimozione dei sindaci inadempienti.
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La decisione del ministro dell’Interno arriva dopo il vaglio delle richieste di scioglimento del commissario straordinario per la gestione dei rifiuti, Guido Bertolaso, che riguardano nove comuni: sette in provincia di Caserta (Aversa, Casal di Principe, Casaluce, Castelvolturno, Maddaloni, San Marcellino, Trentola Ducenta) e due della provincia di Napoli (Giugliano e Nola).
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E’ la prima volta che si applica la nuova norma che sanziona i comuni inadempienti nella raccolta e rimozione dei rifiuti del territorio comunale. La nuova norma è entrata in vigore nella fase acute dell’emergenza rifiuti in Campania.
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31 dicembre 2009
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Caserme, castelli, spiagge: Saldi di Stato sul territorio

Il decreto di fine anno trasferisce agli enti locali il patrimonio demaniale da vendere

Corsia preferenziale per i costruttori. La denuncia dei Verdi: “Una speculazione”

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di GIOVANNI VALENTINI

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Caserme, castelli, spiagge saldi di Stato sul territorioL’Arsenale di Venezia compare tra i beni cedibili

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ROMA – Si annuncia come la più colossale svendita di Stato che sia stata mai concepita. Altro che privatizzazioni all’inglese, modello Thatcher o Blair. Qui siamo alla liquidazione totale del demanio statale.
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Si svende un enorme patrimonio pubblico che appartiene a tutti i cittadini: settentrionali e meridionali, ricchi e poveri, di destra e di sinistra.
Il decreto legislativo sul cosiddetto “federalismo demaniale”, varato dal Consiglio dei ministri alla vigilia di Natale e rimesso ora all’esame delle competenti Commissioni parlamentari, prevede il trasferimento dei beni statali a Comuni, Province e Regioni, con la dismissione in massa di edifici pubblici, caserme e altre installazioni militari, terreni, spiagge, fiumi, laghi, torrenti, sorgenti, ghiacciai, acquedotti, porti e aeroporti.
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E come denuncia il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, una volta approvato definitivamente potrebbe innescare “la più grande speculazione edilizia e immobiliare nella storia della Repubblica”.
Sono in tutto sette gli articoli del provvedimento, presentato dal ministro della Semplificazione Normativa, il leghista Roberto Calderoli. Un grimaldello legislativo per forzare la “mano morta” che blocca, come si legge nella relazione introduttiva, “un patrimonio abbandonato e improduttivo”.
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Ma proprio in nome della semplificazione e della valorizzazione, due esigenze entrambe apprezzabili, si rischia in realtà di scardinare una cassaforte che contiene beni collettivi inalienabili: compresi quelli “assoggettati a vincolo storico, artistico e ambientale che non abbiano rilevanza nazionale”, come si legge all’articolo 4.

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L’opposizione dei Verdi, a cui non possono non aderire gli ambientalisti più avvertiti e sensibili, punta in particolare contro due norme considerate devastanti. La prima (art.5, comma b) stabilisce che la delibera del piano di alienazione e valorizzazione da parte del Consiglio comunale “costituisce variante allo strumento urbanistico generale”: in pratica, un meccanismo automatico di modifica dei piani regolatori, al di fuori di qualsiasi logica e programmazione.
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L’altra norma controversa è quella che semplifica le procedure per l’attribuzione dei beni statali ai fondi immobiliari (art. 6): “Si tratta – commenta Bonelli – di un maxi-regalo alle grandi famiglie dei costruttori che hanno già saccheggiato il territorio italiano, attraverso lo sfruttamento del territorio e la speculazione edilizia”.
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In attesa di un censimento completo, previsto dallo stesso provvedimento, i dati dell’Agenzia del demanio registrano 30 mila beni in gestione, di cui 20 mila edifici (67%) per 95 milioni di metri cubi e 10 mila terreni (33%) per 150 milioni di metri quadrati. Il demanio militare occupa lo 0,26% del territorio nazionale, pari a 783 chilometri quadrati, prevalentemente in Friuli Venezia Giulia e in Sardegna, dove si trova il poligono di Capo Teulada (72 chilometri quadrati). Seguono, con superfici minori, il Lazio e la Puglia.
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Nessuno può negare onestamente che buona parte di questo ingente patrimonio versi in stato di abbandono, affidato all’incuria o comunque alla mancanza di risorse per la sua valorizzazione. Dallo Stato centrale agli enti locali, spesso si gioca allo scaricabarile, nell’incertezza delle competenze e delle responsabilità.
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Ma il trasferimento in blocco di questi beni ai Comuni, alle Province e alle Regioni, allo scopo dichiarato di fare cassa, minaccia di impoverire alla fine la ricchezza nazionale in funzione di un malinteso federalismo, come se un certo pezzo d’Italia fosse proprietà esclusiva di una determinata comunità.
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Chi ha il diritto di stabilire, per esempio, che una spiaggia della Sardegna, della Sicilia o della Puglia appartiene soltanto a quella Regione? Chi ha l’autorità di alienare un bene storico, artistico o ambientale d’interesse locale? E ancora, chi può disporre di infrastrutture come acquedotti, porti e aeroporti, che per loro natura servono aree più ampie ed estese?
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Al di là della necessità di rispettare i piani urbanistici, se non altro per evitare l’impatto negativo di varianti automatiche, è auspicabile dunque che il decreto legislativo sul “federalismo demaniale” venga modificato e corretto durante l’iter parlamentare, come reclamano i Verdi, almeno su due punti fondamentali: da una parte, l’esclusione dei beni storici e artistici dall’elenco delle dismissioni; dall’altra, l’introduzione dei vincoli di destinazione e uso per i terreni o gli edifici statali.
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Non è concepibile cedere un castello o un museo a un soggetto privato, solo perché il bene in questione non è considerato di “rilevanza nazionale”. Mentre si può pensare di alienare legittimamente un’area abbandonata o una caserma, purché venga destinata a funzioni sociali: ospedali, centri di assistenza, istituti scolastici, parchi pubblici o impianti sportivi. Altrimenti, più che di semplificazione e valorizzazione, si dovrà parlare – appunto – di svendita e liquidazione.
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31 dicembre 2009
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Difendere Gaza è difendere la Vita. Di tutti / “Nonna, che ci fai al checkpoint?”

Difendere Gaza è difendere la Vita. Di tutti, anche la tua

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Photos by Iqbal Tamimi

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Photos by Fakhri Dweik

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Remember the journalists killed by Israeli IDF

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Obaida Dwaik

Fadal Shanaa

Tom Hurndall

Hamza Shaheen

James Miller


dal sito Palestinian Mothers

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Beit Furik checkpoint 31.10.05 da MachsomWatch.
Palestinian women leaving the checkpoint after crossing through the turnstiles.
photographer: Hagit Fridlander
source: www.machsomwatch.org/
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“Nonna, che ci fai al checkpoint?”

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di Giulia Ceccutti

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https://i0.wp.com/it.peacereporter.net/upload/immagini/medioriente/israele_palestina/040702donna.jpgDaniela Yoel è una signora israeliana che fa parte di Machsom watch, associazione pacifista nata nel gennaio 2001 per denunciare gli abusi dell’esercito israeliano.

E’ un’organizzazione formata da donne -mamme e nonne come lei- che, in piccoli gruppi, fanno presenza ai checkpoint (in ebraico “machsom”) dei territori occupati.

Stanno lì per testimoniare che l’occupazione è una violazione dei diritti umani. Osservano i comportamenti dei soldati, raccolgono e pubblicano dati e racconti dei palestinesi costretti ad ore e ore di fila ai posti di blocco, fanno denunce al loro governo ed alla società civile (i loro rapporti sono su www.machsomwatch.org/ ).

Di fronte ad evidenti violazioni (ritardi ingiustificati nel passaggio delle persone o delle ambulanze, ritiro dei documenti, comportamenti aggressivi), si mettono in mezzo andando a parlare con i soldati. Loro possono farlo: ne condividono la lingua e l’appartenenza allo stesso popolo. E molte potrebbero essere le loro nonne. E’ il semplice esserci a fare la differenza: abbassa la soglia delle tensioni, è un conforto ed una sicurezza per i palestinesi, con i quali, spesso, passato il posto di blocco, si sorridono. Oggi le donne di Machsom watch sono circa 500, e ciascuna ha il ‘suo’ checkpoint, il più vicino a casa.

Incontro Daniela a Gerusalemme. “Ciò che mi spinge ad andare ai checkpoint è il fatto che amo davvero il mio Paese -spiega- e sento che qui tutto, nel bene e nel male, è mio”. La lotta di Daniela è sulla quantità d’ingiustizia: “Quello che fa Israele, accaparrare terra e risorse dei palestinesi, non è per la sua sopravvivenza. La mia è una lotta per ridurre la quantità d’ingiustizia”. Tutta la famiglia di sua madre è stata uccisa ad Auschwitz, e quello che lei ha imparato dalla Shoà è che “se puoi fare qualcosa, non essere indifferente”. Gli architetti della Shoà erano pochi, ma avevano bisogno del consenso muto di molti. “Non dovevano fare niente: solo prendere il caffè la mattina, fare la loro vita e non dire nulla”.

La difficoltà più grande è non poter raccontare: la maggioranza degli israeliani non vuole sapere che cosa succede nel cortile di fianco a casa. “La loro è una cecità voluta -sottolinea Daniela-. Per questo è importante documentare, raccontare episodi, anche piccoli”. Perché, come in passato, non si possa dire “non lo sapevamo”.

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fonte: Terre di mezzo, speciale dicembre 2009, pag. 21

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Per Gaza, sempre

Gaza Tutti o Nessuno

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I PARTECIPANTI ALLA GAZA FREEDOM MARCH RIFIUTANO L’OFFERTA EGIZIANA DI FAR ENTRARE SOLO 100 PERSONE A GAZA

Questo è il titolo del Comunicato Stampa arrivato dal Comitato Coordinatore della Gaza Freedom March e che invio in rete con richiesta di ampia diffusione. La resistenza consiste anche nel condividere e partecipare con chi vive in prima persona la lotta per la Libertà, in qualsiasi angolo di mondo, nel Rifiuto, nel rompere il silenzio omertoso e complice, in nome della sicurezza che militarizza le nostre esistenze e ci vorrebbe abituare alla pace in guerra. Era il 17 gennaio 2009 quando scendemmo a migliaia a Roma per la Palestina: vi arrivi la Musica di strada che venne suonata nel corteo unito dall’amore per la giustizia e la verità.Si, Shalom

La Libertà non striscia.

Doriana Goracci

Dopo tre giorni di veglie e dimostrazioni al Cairo, il Comitato Coordinatore della Gaza Freedom March e molti contingenti (tra cui quello Francese, Scozzese, Canadese, SudAfricano, Svedese e dello Stato di New York,U.S.) hanno rifiutato l’offerta di Suzanne Mubarak di consentire solo a 100, dei 1.300 delegati, di entrare a Gaza.
“Rifiutiamo categoricamente l’offerta Egiziana di un gesto simbolico. Rifiutiamo continuare a coprire l’assedio di Gaza. Il nostro gruppo continuerà a lavorare per consentire a tutti i 1.362 partecipanti alla Marcia di entrare a Gaza, come primo passo verso l’obiettivo finale che è quello di far cessare completamente l’assedio e liberare la Palestina” afferma Ziyaad Lunat , membro del Comitato Coordinatore della Marcia.

La Gaza Freedom March è stata organizzata per attirare l’attenzione sul primo anniversario dei 22 giorni di assalto Israeliano, che ha ucciso più di 1.400 Palestinesi, e ferito più di 5.000. Nonostante l’invasione sia tecnicamente terminata, gli effetti sulla popolazione sono solamente peggiorati negli ultimi 12 mesi. Non è consentito l’ingresso a Gaza al materiale da ricostruzione e più dell’80% degli abitanti di Gaza dipendono attualmente dalla beneficienza per mangiare.

I partecipanti alla Marcia avevano programmato di entrare a Gaza attraverso il valico Egiziano di Rafah, il 27 dicembre, per unirsi a circa 50.000 Palestinesi residenti e marciare verso il valico di Erez in Israele per chiedere pacificamente la fine dell’assedio. Invece, il governo Egiziano del Presidente Hosni Mubarak ha annunciato, solo qualche giorno prima che centinaia di delegate iniziassero ad arrivare al Cairo, che non avrebbero consentito alla Marcia di proseguire. Citando la tensione crescente ai confini. Quando i partecipanti alla marcia hanno dimostrato contro la decisione, il governo si è incrinato, utilizzando spesso poliziotti antisommossa pesantemente armati per circondare e intimidire i partecipanti alla Marcia non violenti. La decisione dell’Egitto di lasciar entrare solo 100 persone a Gaza dimostra che la motivazione della “sicurezza” è falsa.

Contatti:
Ann Wright, Egypt (19) 508-1493
Ziyaad Lunat, Egypt +20 191181340
Ehab Lotayef, Egypt +20 17 638 2628 (Arabic)

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fonte: Reset Italia

Auguri Urgenti d’Egitto per Gaza

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di Doriana Goracci

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Vorrei dire auguri a tutte e tutti quelli che ne hanno bisogno e sono tanti…cosa dovrei fare e cosa dire se arriva un messaggio telefonico così:

URGENTISSIMO: DAL CAIRO, AGGRESSIONE ALLA GAZA FREEDOM MARCH!!!!!!

31 dicembre 2009 ore 10,33,26 messaggio telefonico da Mari Alberto, componente del gruppo italiano partecipante alla Gaza Freedom March organizzato dal Forumpalestina: <<CARICATI DAVANTI AL MUSEO EGIZIO, ALCUNI CONTUSI, RESISTIAMO IN 500 CIRCONDATI SUL MARCIAPIEDE.>> Facciamo pressione perchè intervengano le autorità diplomatiche internazionali a frenare la repressione violenta del governo egiziano.Diffondete con rapidità la notizia mariano.

a cui è seguito un Comunicato Stampa che vi allego con punti esclamativi, data l’urgenza ? E l’approfondimento steso nella notte dalla Rete degli Ebrei contro l’Occupazione che scrivo di seguito al comunicato? E ancora “La manifestazione indetta dalla Gaza Freedom March stava cercardo di muovere i primi passi dal museo egizio del Cairo quando è stata brutalmente aggredita dagli apparati di sicurezza egiziani. “i poliziotti egiziani si sono scagliati contro di noi con bastoni e picchiando alla cieca” ci ha  riferito una manifestante con la voce rotta dall’emozione. Intanto arrivano sms dai manifestanti “siamo circondati dalla polizia egiziana al museo egizio temiamo nuove cariche.Fate sentire la nostra voce telefonate a tv, giornali, politici e mobilitatevi noi vogliamo raggiungere Gaza.”. Oggi pomeriggio a Roma, alle 16.00 manifestazione all’ambasciata egiziana (via Salaria 267, villa Ada).

A questo link  http://www.flickr.com/groups/gazafreedommarch/pool/show/with/4223762026/ che lascio in chiaro foto e video.

Vi chiedo  dunque di far girare a tutti i vostri contatti quanto succede al Cairo, il silenzio dei Media è vergognoso e dilagante. Scusate la forma, poco curata,  ma di sostanza credo ce ne sia e abbondante. Gli auguri ce li faremo poi…

Doriana Goracci

INTERNAZIONALI AL CAIRO MARCIANO VERSO GAZA PER PROTESTARE CONTRO L’ASSEDIO
(Cairo) A seguito del rifiuto Egiziano di consentire ai partecipanti alla Gaza Freedom March di entrare a Gaza, gli oltre 1.300 attivisti per la pace e la giustizia sono partiti a piedi. Nonostante i blocchi della polizia predisposti al Cairo con lo scopo di recintare i dimostranti e impedire loro di manifestare solidarietà con il popolo Palestinese, gli internazionali stanno spiegando i loro stendardi e invitano tutti i pacifisti del mondo di sostenerli e chiedere la fine dell’assedio di Gaza.

L’offerta Egiziana di lasciar entrare a Gaza solo 100 dei 1.400 partecipanti alla Marcia, è stata ritenuta dagli organizzatori della Marcia insufficiente e deliberatamente intenzionata a dividere. Nel frattempo, il Ministro degli Esteri Egiziano ha cercato di far passare questa offerta last-minute come espressione di buona intenzione nei confronti dei Palestinesi per isolare i “provocatori”. La Gaza Freedom March ha rifiutato categoricamente queste affermazioni. Gli attivisti sono al Cairo perché il governo Egiziano ha impedito loro di raggiungere Gaza. “Noi non vogliamo rimanere qui, Gaza è sempre stata la nostra destinazione finale”, afferma Max Ajl , partecipante alla Marcia.

Alcune persone hanno cercato di superare i blocchi della polizia e iniziare a marciare verso il punto di incontro a Tahreer Square al centro del Cairo. A loro si sono uniti Egiziani che volevano denunciare il ruolo del proprio governo nel sostenere l’assedio di Gaza. Le autorità hanno cercato di tenere separati gli internazionali dai locali. La polizia sta attaccando brutalmente i partecipanti , non violenti, alla Marcia. Molti poliziotti in borghese si sono infiltrati tra la folla e assaltano I partecipanti violentemente. “Sono stata sollevata dalla polizia Egiziana e sbattuta letteralmente contro le transenne” afferma Desiree Fairooz, una dimostrante. I partecipanti alla Marcia stanno cantando slogan di protesta e resistono ai tentativi di disperderli e giurano di rimanere nella piazza fino a quando non saranno autorizzati ad andare a Gaza. Lo striscione GFM è appeso ad un albero della piazza. Alcuni partecipanti alla Marcia stanno sanguinando e i celerini hanno distrutto le loro videocamere.

La Gaza Freedom March rappresenta persone da 43 nazioni con background diversi. Tra loro ci sono persone di ogni fede, leader di comunità, attivisti per la pace, dottori, artisti, studenti, politici, scrittori e molti altri. In comune hanno l’impegno alla nonviolenza e la determinazione a interrompere l’assedio di Gaza.

“L’Egitto ha provato in tutti i modi possibili ad isolarci e ad abbattere il nostro spirito” dicono gli organizzatori della Marcia. “Ma noi restiamo fedeli più che mai al nostro obiettivo di manifestare contro la tirannia e la repressione. Marceremo il più vicino possibile a Gaza, e se saremo fermati con la forza, chiederemo ai nostri sostenitori di protestare. Chiediamo a coloro che credono nella giustizia e nella pace ovunque siano nel mondo di sostenere le nostre iniziative per la libertà dei Palestinesi.”

Tra i partecipanti c’è anche Alice Walker, scrittrice e vincitrice del Premio Pulitzer, Walden Bello, membro del Parlamento Filippino, Luisa Morgantini, ex membro del Palamento Europeo per l’Italia. Più di 20 partecipanti alla marcia, tra cui l’ 85enne sopravvissuta all’Olocausto, Hedy Epstein, hanno intrapreso uno sciopero della fame contro il pesante ostruzionismo Egiziano, oggi entrano nel quarto giorno.

Gaza Freedom March: 100 delegati non possono sostituire la marcia

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E’ stata una notte di passione quella tra la terza e la quarta giornata della Gaza Freedom March: nel pomeriggio di ieri l’associazione americana Code Pink, una della capofila del comitato organizzatore, aveva infatti ottenuto un compromesso con la mediazione della first lady egiziana, stamattina sarebbero dovuti partire per Gaza 100 attivisti in rappresentanza della marcia. Nella notte la stragrande maggioranza delle altre organizzazioni coinvolte ha deciso di rifiutare l’offerta del governo egiziano e c’è stato anche il dietro front di Code Pink. Tuttavia i due pulman questa mattina sono partiti ugualmente con a bordo una settantina di persone, molti palestinesi con passaporto occidentale che cercavano di tornare a casa e qualche pacifista in dissenso con il comitato organizzatore. Al momento i pulman sono nel Sinai e a quanto pare gli attivisti potranno davvero entrare a Gaza. Domani 31 dicembre è la giornata chiave della marcia, quella in cui gli attivisti da Gaza avrebbero dovuto marciare verso il valico di Erez, quello con Israele, per ricongiunersi con decine di migliaia di altri in marcia dalla Cisgiordania e da Israele, invece ci sarà una grande manifestazione al Cairo. Gli organizzatori della GFM tengono a precisare che non era nelle loro intenzioni fare manifestazioni su territorio egiziano, il paese delle piramidi avrebbe dovuto essere di passaggio sulla strada per Gaza, tuttavia è prevedibile che domani anche il governo egiziano sia duramente contestato dai manifestanti per la sua complicità nella chiusura della Striscia di Gaza e per aver impedito la GFM. Nel frattempo le organizzazioni di Gaza che partecipano alla GFM hanno espresso la preoccupazione che l’assenza di un rilevante numero di attivisti internazionali alla marcia del 31 possa lasciar campo libero ad Hamas perchè possa trasformarla in una manifestazione “governativa”, cosa ritenuta ovviamente inaccettabile. Solo in serata si avrà un quadro chiaro delle iniziative di domani.

fonte: Reset Italia

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URGENTE: ITALIANI FERITI DURANTE UNA MANIFESTAZIONE PACIFICA IN CAIRO. LA POLIZIA EGIZIANA CONTINUA A COLPIRLI.

Avvisare ANSA e le agenzie di stampa. per info chiamare Alessandra: +20170550788
La polizia egiziana ha sequestrato i pullman delle delegazioni francese e italiana e sta impedendo loro anche di prendere i taxi per arrivare all’ambasciata italiana al Cairo.

Fate telefonate incazzate alla Farnesina 06 36225 chiedendo come mai non si mettono in contatto con loro

all’amb. egiziana in Italia 06 8440191 protestando
all’amb. italiana al Cairo 0020 101994599 chiedendo di provvedere immediatamente
al consolato d’Egitto a Milano 02 29518194 o 02 29516360

alla RAI che non dà notizie 06 3728620

I compagni stanno cercando di bloccare il traffico sotto il loro albergo ma hanno la polizia addosso!!

ricevuto via mail

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Contact Gaza Solidarity

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Featuring Drew McConnell (Babyshambles)

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