Legge elettorale, interviene Franceschini. “Polemica inventata, non esiste il ‘porcellinum'”

Legge elettorale, interviene Franceschini. "Polemica inventata, non esiste il 'porcellinum'"
Dario Franceschini con il premier Enrico Letta (imagoec)

Legge elettorale, interviene Franceschini.
“Polemica inventata, non esiste il ‘porcellinum'”

Il ministro per i Rapporti con il Parlamento interrompe la lunga serie di commenti di esponenti del Pd contrari all’idea di un semplice “ritocco” dell’attuale legge elettorale. Dopo Renzi, anche Epifani, Finocchiaro, Veltroni, Gentiloni, Chiti, Cuperlo, Gozi. “La sostanza e l’ampiezza di queste norme la deciderà il Parlamento che è sovrano”

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ROMA “Mi domando perché vengono alimentati continuamente dibattiti su cose inventate, come questa storia di un presunto accordo interno al governo sui ritocchi minimi al ‘porcellum’. Non esiste alcun ‘porcellinum'”. Così il ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini, rispondendo ai giornalisti a Montecitorio, cerca di porre fine al lungo rosario di commenti negativi sull’idea di un semplice “ritocco” all’attuale legge elettorale dipanatosi di ora in ora attraverso le dichiarazioni di molti esponenti del Partito democratico.

“La riunione di maggioranza di mercoledì scorso ha soltanto auspicato che le mozioni da votare in aula il 29 maggio contengano l’impegno all’approvazione, entro il 31 luglio, di norme che evitino che, in qualsiasi momento si torni a votare, si voti con il porcellum. La sostanza e l’ampiezza di queste norme – ha spiegato ancora Franceschini – la deciderà ovviamente il Parlamento che è sovrano. Mi chiedo a cosa serva alimentare tensioni e polemiche su cose non vere. Non ci sono abbastanza tensioni su questioni vere?”.

Le parole di Franceschini sono evidentemente indirizzate a Matteo Renzi, che ieri aveva puntato i piedi: “Il ‘porcellum’ non si può correggere, modificare, emendare se è una porcata, così come l’ha definito quello statista in camicia verde che è Calderoli. Se il ‘porcellum’ lo cambi un pochino diventa un ‘maialinum'”.

Ma Renzi non è l’unica voce in seno al Pd contro il semplice “lifting” del ‘porcellum’. Il segretario del Pd, Guglielmo Epifani, si dice non convinto dall’ipotesi di eliminare solo il premio di maggioranza senza toccare le liste bloccate, perché si rischia di produrre una legge “assolutamente non giusta” e un “Parlamento ingovernabile”. Epifani quindi ribadisce: “Noi abbiamo una preferenza per il ‘mattarellum’, ma si possono trovare altre strade”.

E’ la volta di Anna Finocchiaro: “Io penso che le modifiche annunciate al Porcellum, che forse in linea di principio rispondono ai rilievi che sono venuti dalla Consulta, non siano utili, ma anzi pericolose. Quelle modifiche, infatti, non rispondono al problema politico che abbiamo davanti: quello di garantire la governabilità e di restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti. Ricordo che tutte le forze politiche, nella scorsa legislatura, si erano impegnate di fronte all’opinione pubblica ad abrogare il Porcellum”.

“Ho letto dichiarazioni autorevoli che dicono no a ritorni al passato – aggiunge la senatrice del Pd e presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato -. Ma io penso che proprio con la soglia al 40% per l’ottenimento del premio di maggioranza (o peggio ancora con la cancellazione del proemio di maggioranza) rischiamo un brutto ritorno al passato. Ci troveremmo di fronte, visto il quadro politico italiano, al pericolo dell’ingovernabilità che ci porterebbe obbligatoriamente a nuove larghe intese. Esperienza che, pur sostenendo con lealtà e con la propria identità il governo, il Pd considera una eccezione”.

A Tgcom24, Rosy Bindi: “Il Pdl dice che non è una priorità, ma lo è nella misura in cui abbiamo deciso insieme. E spero che per il Pdl sia ancora così, che non si andrà mai più al voto con il ‘porcellum’. Non basta congelare il ‘porcellum’, bisogna intervenire”.

Nell’intervista rilasciata a Repubblica, Walter Veltroni spiega: “Se l’unica modifica consiste nell’introdurre una soglia del 40 per cento per ottenere il premio di maggioranza, non va bene. Possono esserci altre soluzioni per rispettare la Corte Costituzionale. Oggi abbiamo un sistema politico sostanzialmente tripartito, con uno dei tre soggetti disinteressato al governo, e dunque rischiamo di dare una strumentazione elettorale alla prosecuzione delle larghe intese. Berlusconi è il più interessato a una prospettiva di questo genere”, mentre “la ragione stessa dell’esistenza del Partito democratico è l’alternanza, è una maggioranza riformista che è ancora il dato inedito della storia italiana”.

L’idea del “ritocco” al ‘procellum’ non convince neanche Paolo Gentiloni: “Lo imbalsamerebbe. Se ci limitiamo a tenerci il ‘porcellum’ con un piccolo ritocco finiamo per imbalsamare la legge e le condizioni straordinarie che hanno portato a questo governo straordinario di larghe intese. Questo è inaccettabile”.

Ed ecco, ancora, il senatore Vannino Chiti, presidente della Commissione Politiche dell’Unione Europea: “Nessuna piccola modifica può rendere il ‘porcellum’ una buona legge. Semplicemente, va spazzato via”. Secondo Chiti, “per metterci al riparo dal pericolo di tornare a votare, ancora una volta, con questa pessima legge elettorale, ripristiniamo la legge Mattarella, come avevano chiesto nel 2011 centinaia di migliaia di cittadini attraverso la raccolta delle firme per il referendum. In attesa di portare a termine la riforma del Parlamento e del governo, non possiamo pensare di passare dal porcellum al porcellinum”.

L’elenco si arricchisce del nome di Gianni Cuperlo, candidato alla segreteria del Pd, che in un’intervista al Manifesto boccia le “correzioni di dettaglio” al porcellum. “Sulla legge elettorale abbiamo un imperativo  categorico: non tornare mai più al voto con il porcellum. Apportare correttivi di superficie rischia di lasciare inevaso il tema di fondo: la nuova legge deve garantire la governabilità e restituire agli elettori il diritto di scegliere i propri rappresentanti”.

Tornare al ‘mattarellum’ è l’imperativo perorato con decisione da Sandro Gozi ad Agorà, su Raitre: “Dobbiamo fare una nuova legge elettorale e credo che la vera clausola di sicurezza sia tornare subito al Mattarellum. Se si può fare una riforma in senso semipresidenzialista, come alcuni del Pd e molti del centrodestra da sempre propongono, accompagnata da una legge maggioritaria a doppio turno, facciamola rapidamente”.
(24 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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