Archivio | dicembre 1, 2008

SALUTE – Antiossidanti, la scienza fa retromarcia: non rallentano l’invecchiamento

ROMA (1 dicembre) – Tutte quelle creme ricche di antiossidanti, così come pillole e diete varie utilizzate per combattere i segni del tempo non sono efficaci. La notizia non è un passa parola improvvisato, ma il frutto di uno studio di ricercatori inglesi che hanno usto un piccolo verme con molti geni in comune con l’uomo.

La ricerca condotta da un team di studiosi dell’University College di Londra lancia il contrordine: pubblicata sulle pagine della rivista Genes and Development, dimostra che il pieno di antiossidanti non è in grado di contrastare il danno causato ai tessuti dai cosiddetti radicali liberi. Da qui la “sentenza” dei ricercatori: non è emersa «alcuna prova evidente», scrivono senza troppi giri di parole, che gli antiossidanti siano in grado di rallentare l’invecchiamento. Scardinando così uno dei pilastri dell’industria della bellezza e della salute, costruito sulla base di una teoria formulata oltre mezzo secolo fa.

Nel 1956, infatti, si giunse alla conclusione che l’invecchiamento fosse causato da un accumulo di danno molecolare causato da forme reattive dell’ossigeno, chiamate superossidi o radicali liberi, che circolano nell’organismo generando il cosiddetto stress ossidativo. La teoria ipotizzava che gli antiossidanti riuscissero a mettere in parte fuori gioco i radicali liberi, limitando i danni. Gli studiosi però sottolineano come a sostegno di questa teoria, condivisa per decenni, non siano mai state trovate vere prove scientifiche.

Il team di studiosi guidati da David Gems ha quindi manipolato geneticamente i piccoli vermi, i nematodi, in modo che i loro organismi fossero in grado di liberarsi dei radicali liberi in eccesso. Ciò doveva in teoria permettere ai piccoli invertebrati di ottenere vantaggi in termini di minore invecchiamento e maggiore durata della vita, che in questi animali si traduce in pochi giorni. Ma i vermi modificati geneticamente sono invecchiati e vissuti tanto quanto gli altri, non guadagnando terreno dall’uscita di scena dei radicali libero in eccesso, e suggerendo dunque che lo stress ossidativo non fosse poi un fattore così cruciale nell’invecchiamento delle cellule e nella loro morte.

«La teoria dei radicali liberi – afferma Gems – ha riempito un vuoto di conoscenze che va avanti da 50 anni, ma senza riuscire a raccogliere evidenze e prove al riguardo. È chiaro che anche se il superossido è coinvolto, ha solo una piccola parte: il danno ossidativo non è uno dei fattori principali dietro il processo di invecchiamento». Secondo lo scienziato, è giusto seguire una dieta sana, anche per contrastare malattie come il cancro, il diabete e l’osteoporosi. Tuttavia, non nasconde, non ci sono evidenze tali da indurci a fare il pienone di pillole antiossidanti, né di creme che contengono tali sostanze.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=36569&sez=HOME_SCIENZA


Banche: l’inverno difficile dei precari

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di Nicola Borzi

29 novembre 2008

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Gli effetti occupazionali della crisi non potevano mancare di farsi sentire anche nel settore che del terremoto è stato l’epicentro. Per migliaia di dipendenti bancari con contratti diversi da quello a tempo indeterminato sarà un inverno di ansia. L’Associazione bancaria italiana non rileva nulla di ciò e nessuno tra gli istituti lo ha ancora reso noto ufficialmente, ma i sindacati si dicono certi che la stangata sui precari è già in corso. Centinaia di lavoratori con contratti a tempo determinato, d’apprendistato, inserimento, somministrazione e a progetto hanno già ricevuto comunicazione che non otterranno il rinnovo. Altre centinaia temono che possa arrivare il loro turno. Cifre limitate a fronte dei 338.500 dipendenti del settore, ma che segnano un’inversione di tendenza epocale. Perché da anni in banca non si licenziava.

«Il settore non produce disoccupazione» diceva chiaro e tondo l’Abi il 7 novembre 2007 in un’audizione alla commissione Lavoro della Camera. Per l’associazione «le imprese bancarie, a fronte del versamento della contribuzione contro la disoccupazione (1,31%), non ricevono alcuna controprestazione in termini di indennità ordinaria di disoccupazione. I dipendenti interessati da esodi anticipati usufruiscono del Fondo di solidarietà del settore, totalmente autofinanziato».

Ancora l’8 maggio scorso, quando la crisi era già in corso da un anno, alla due giorni Abi “Human Resources 2008” il presidente Corrado Faissola dichiarava che «l’andamento non brillante dell’economia italiana di questi anni e le recenti previsioni sulla bassa crescita nel 2008 non frenano la capacità del settore bancario di favorire una tenuta dei livelli occupazionali», ricordando che «le banche hanno saputo offrire lavoro ad alta professionalità a un numero crescente di lavoratori anche di fronte a un contesto di continuo cambiamento dovuto a concentrazioni, ristrutturazioni ed esodi anticipati». Concetti contenuti anche nell’ultimo rinnovo del contratto nazionale di categoria, che ha aperto a forme di flessibilità con tutele per evitare che divenissero sinonimo di precarietà.

Ora però non è più così, almeno per i dipendenti con contratto interrompibile. Secondo numerose e distinte fonti sindacali sono migliaia i lavoratori che, magari dopo 20 o 30 mesi di contratti a termine, rischiano la disdetta del rapporto di lavoro. Il caso più eclatante è quello di Ubi Banca: il 4 novembre una nota del coordinamento del Banco di Brescia (DirCredito/Fd, Fabi, Fiba/Cisl, Fisac/Cgil, Ugl e Uilca) protestava contro «impensabili riduzioni di organico con la mancata conferma dei lavoratori con contratti precari». L’11 novembre il grido di “dividendo confermato, lavoratore licenziato” è stato scandito «dal coordinamento unitario del Banco di Brescia sotto le finestre della sede bresciana di Ubi Banca, mentre si teneva il consiglio di gestione del gruppo, per manifestare la ferma opposizione dei sindacati alle politiche di riduzione dei costi attuate sempre sulla pelle dei lavoratori e delle lavoratrici». Secondo fonti sindacali, dei 1.786 dipendenti precari presenti in Ubi al 30 settembre attualmente ne restano poco più di 1.200: gli altri sono già stati allontanati.

Altro fronte caldo è quello di UniCredit, in particolare per la divisione retail che comprende UcBanca, Uc Banca di Roma e Banco di Sicilia. Secondo i sindacati il prossimo 19 dicembre l’azienda comunicherà il mancaro rinnovo del contratto a circa 450 dipendenti a tempo determinato. Ma non c’è solo la questione dei rinnovi, c’è anche il mancato recupero del turnover.
Il 3 agosto 2007 in UniCredit è stato siglato l’accordo di gruppo sugli esuberi e la trattativa sul piano industriale 2008-10 prevede 5.900 uscite che, sommate a quelle del 2007, portano il totale a 7.300 circa per il solo “perimetro Italia”. Dati che l’azienda ritiene “sostenibili” e che anche recentemente ha nuovamente confermato ai sindacati.
Il fronte dei precari è caldo e tiene all’erta anche i sindacati degli altri maggiori gruppi nazionali quali Intesa Sanpaolo, Banco Popolare e Monte dei Paschi di Siena. Le prossime settimane saranno cruciali.

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nicola.borzi@ilsole24ore.com

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fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Finanza%20e%20Mercati/plus24/banche-conti-correnti/banche-precari.shtml?uuid=d8d7299c-bf8b-11dd-b2c0-736ae4b7529a&DocRulesView=Libero

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I bancari a rischio

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(Contratti non a tempo indeterminato; dati al 30 settembre 2008)

Forma contrattuale Dipendenti
Intesa Sanpaolo
A tempo determinato 1.221
C. di inserimento 297
C. di apprendistato 2.096
Totale 3.614
UniCredito
A tempo determinato 1.000 circa
C. di apprendistato 250 circa
C. a progetto (inserim.) 875 circa
Totale 2.125 circa
Ubi Banca
A tempo determinato 951
Interinali 835
Totale 1.786
Banco Popolare
C. di apprendistato 457
C. di inserimento 422
C. di somministrazione 280
A tempo determinato 191
Totale 1.350
Mps-Bam
C. di apprendistato 500 circa
C. di inserimento 7
C. di formazione 1
Totale 500 circa
Banca popolare di Milano
A tempo determinato 24
Interninali 21
Totale 45
TOTALE 9.400
(Fonte: Fabi)

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29 nov 2008

fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Finanza%20e%20Mercati/plus24/banche-conti-correnti/banche-dipendenti-rischio.shtml?uuid=243203d8-bf8e-11dd-b2c0-736ae4b7529a

Omosessualità, il Vaticano attacca: “L’Onu non deve depenalizzarla”

Mons. Migliore: «Si rischierebbero gravi discriminazioni nei confronti dei Paesi in cui l’unione tra persone dello stesso sesso è ancora vietata»

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CITTÀ DEL VATICANO
L’Onu non deve depenalizzare l’omosessualità come richiesto dalla Francia perchè ciò porterebbe a nuove discriminazioni in quanto gli Stati che non riconoscono le unioni gay verranno «messi alla gogna». È quanto ha spiegato mons. Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite. «Tutto ciò che va in favore del rispetto e della tutela delle persone – ha affermato l’arcivescovo – fa parte del nostro patrimonio umano e spirituale. Il Catechismo della Chiesa cattolica, dice, e non da oggi, che nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione».

«Ma qui – ha aggiunto Migliore in riferimento alla proposta che la Francia ha intenzione di presentare all’Onu in favore della depenalizzazione dell’omosessualità nel mondo intero – la questione è un’altra. Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di Paesi, si chiede agli Stati ed ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni». «Per esempio – ha detto l’ arcivescovo – all’agenzia cattolica I-Media – gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come “matrimonio” verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni».

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fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200812articoli/38707girata.asp

SALUTE – Un sorriso ci salverà

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Proprio così: quando sorridiamo il nostro corpo sorride e così, il cuore, i reni, i muscoli, le articolazioni, gli occhi saranno meno tristi, meno doloranti. Lo Zen l’aveva anticipato: il sorriso del Buddha è il segno più alto dello stato di illuminazione.

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Ora la scienza l’ha confermato svelando la catena di benessere che si sprigiona da un semplice atto di allegria e spensieratezza. I neurotrasmettitori stimolano le emissioni ormonali e modulano le sottili regolazioni delle funzioni corporee. Un vero effetto cascata che parte da un segnale nervoso e che in millesimi di secondi giunge perfino al nostro sistema immunitario e che ripaga con un messaggio coerente. Una rete intelligente che la gioia e il dolore sono in grado di innescare restituendo alla gioia forza e potere immunitario e alla tristezza nervosismo, stress e salute cagionevole. “Cuor contento il ciel l’aiuta” e pare anche il sistema immunitario. Ma se siete da muso lungo e rughette verticali sulla fronte ecco qualche buon consiglio per aprirsi al sorriso.

IPERICO: antidepressivo naturale ormai testato come  efficace anche quando paragonato a i comuni antidepressivi chimici (paroxetina) risultando sempre più efficace e meglio tollerato. Il suo dosaggio corretto è 300 mg per due o tre volte al giorno. La sua foglia meravigliosa lascia filtrare il sole e vederla contro luce, attraversata dai raggi, è un modo per comprendere il significato di questo estratto scaccia ombre.

MUSTARD: è il fiore di Bach  per chi ha perso il sorriso, per chi vive perseguitato dalla nuvola nera sul capo. Umore triste, depressione senza motivazione ormai parte essenziale del modo di essere. Una vita senza smalto e senza gioia, connotata da una visione cupa. Le gocce (4 per 4 volte al giorno) aiutano a ritrovare certezze e punti di partenza: fin dall’inizio dell’assunzione i sogni offrono ricordi nitidi.

AGRIMONY: fate buon viso a cattivo gioco? Questo fiore è adatto a chi si nasconde dietro falso sorriso e dietro a un “bene, grazie”. E’ il gioco delle maschere: uno stato d’animo camuffato che si svela nelle unghie rosicchiate, nei capelli arrotolati e nel digrignamento dei denti notturno.  E’ il bimbo che di notte ha paura e chiama e i genitori con la scusa della sete. Anche in questo caso 4 gocce per 4 volte al giorno.

ARGENTUM NITRICUM: una scheggia in gola non permette di sorridere. E’ la paura, l’ansia di anticipazione: il viso si tira e mostra apprensione, la voce è distonica, falcidiata da laringiti e faringiti. E tanto più l’attività è febbrile tanto più si rafforza la paura di non farcela, il senso di inadeguatezza, l’apprensione sterile. Questo rimedio omeopatico dona un viso ritrovato, lineamenti morbidi e distesi.

IGNATIA: quando il sorriso è stato rubato, da uno shock, da una cattiva notizia, da un lutto. Quando la delusione regna sovrana, l’umore è mutevole e i cibo si ferma in gola: è il boccone amaro che non vogliamo digerire. E quando la felicità sembra a portata di mano i cattivi ricordi la raggiungono, le ombre ritornano e tingono il cielo. Il malumore diviene diffidenza, una scusa per allontanare e per non essere costretti a fidarsi. Questo rimedio omeopatico parte proprio dalla gola: ritrovare il sapore della gioia è una questione di sensi.

NATRUM MURIATICUM: rimedio omeopatico per veri introversi, chiusi a riccio, difficili da raggiungere. Ogni occasione è buona per rifiutare un invito fuori, dal cinema alla pizza fra amici. Natrum è il sale, e il sale asciuga, disidrata. State attenti a non diventare davvero irraggiungibili, a non inaridirvi. Tornate a mettervi in gioco: la vostra sensibilità è davvero sopra le righe ma deve soltanto essere  protetta, non tenuta sotto sale. Lasciatevi raggiungere e apritevi con un sorriso di fiducia.

SEPIA: una foto ingiallita di voi, una foto in cui non sapete più riconoscervi. La piega delle labbra in giù, la fronte crucciata, le occhiaie che segnano lo sguardo. E intorno discussioni, a casa come in famiglia. Di una cosa siete certi: la spensieratezza è fuggita e ritrovarla sarà difficile. Sepia è omeopatia pura, l’inchiostro nero con cui scrivere un pensiero perdente e faticoso per lasciarlo sulla carta, delegarlo al foglio. E tornare a sorridere.

CHICORY: vi hanno rubato un gioco? Qualcuno si è divertito senza di voi? Se avete un problema col broncio questo fiore di Bach fa per voi. Ma guardatevene! E riflettete soprattutto: il mondo non gira intorno a voi. Se vi sentite troppo spesso non amati, non apprezzati, non rispettati forse è il momento per imparare qualcosa. Ad esempio per imparare  a sorridere.
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D.ssa Stefania Piloni, medico omeopata specialista in ginecologia, docente Medicina Complementare, Università di Milano.

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10-11-2008

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fonte: http://www.lifegate.it/salute/articolo.php?id_articolo=1756


In 20 anni 18 mila immigrati morti nello stretto di Gibilterra

La denuncia di “Andalusia accoglie” e della “Associazione per i diritti umani di Gibilterra”

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I viaggi della speranza che dall’Africa portano milioni di persone, uomini e donne (ma anche bambini) disperati che fuggono da guerra e povertà e sfidano la morte nell’illusione di trovare un futuro dignitoso in Europa, si trasformano spesso, anzi, quasi sempre, in tragedie in cui i migranti trovano la morte.

Storicamente uno dei passaggi più usati per viaggi clandestini dall’Africa all’Europa è lo stretto di Gibilterra, pochi chilometri (nel tratto più stretto solo 14) che mettono in comunicazione due continenti, due livelli di vita e sopravvivenza nettamente diversi, e che ogni anno vengono attraversati da circa 5 mila africani che tentano di passare lo stretto in condizioni inumane per emigrare in Spagna e poi da lì nei Paesi vicini.

Pochi chilometri di mare in cui in 20 anni hanno perso la vita 18 mila persone. Una conta drammatica, un bollettino di guerra, la fotografia delle condizioni disperate dei migranti che si imbarcano dal Marocco spinti solo dalla speranza scattata da alcune associazioni umanitarie spagnole come l’Andalusia Agoce e l’Associazione per i diritti umani di Gibilterra. Un lasso di tempo analizzato non in maniera casuale ma scelto perché esattamente 20 anni fa ci fu il naufragio di una barca di migranti che cercavano di raggiungere le spiagge di Cadice e in quell’occasione morirono 18 persone. Da allora un destino simile ha colpito circa 18 mila persone, tutte identificate, secondo i monitoraggi delle associazioni umanitarie che denunciano l’intolleranza dei governi che in questi ultimi decenni hanno guidato la Spagna, ignorando una drammatica realtà sociale che ogni anno spinge migliaia di persone a fuggire dall’Africa. Una realtà che non può essere affrontata con l’inasprimento delle politiche sull’immigrazione e con misure sempre più dure di controllo ma che dovrebbe spingere i Paesi ricchi e soprattutto l’Europa, per la sua collocazione geografica, a sostenere le politiche economiche e di sviluppo dei Paesi poveri, al fine di affrontare i problemi dell’immigrazione partendo da una più equa distribuzione della ricchezza a livello globale.

La questione dell’immigrazione illegale
riguarda infatti il nostro intero continente e non può essere ignorata né tanto meno affrontata solo come un problema di sicurezza per i singoli Stati, come sta facendo il governo italiano, con espulsioni di massa, centri di detenzione temporanea e misure di intervento intolleranti se non decisamente razziste. Eppure solo in Italia gli immigrati regolari sono quasi 4 milioni, secondo la Caritas, e rappresentano una parte consistente della forza lavoro nel nostro Paese, contribuendo allo sviluppo dell’economia italiana. Ma moltissimi altri sono gli immigrati irregolari, costretti a lavori degradanti e con la paura costante del rimpatrio. Moltissimi poi sono quelli che non sono mai arrivati, che hanno perso la vita stipati in camion provenienti dai Paesi dell’Est o nelle acque del Mediterraneo su barconi insicuri. Un vero mercato quello degli scafisti che per ogni “viaggio” verso l’Europa chiedono più di 4 mila dollari, pari in molti Stati africani a circa 4 anni di stipendio. 4 mila dollari per perdere la vita, per essere rimandati indietro “contesi” da Stati che non li vogliono, 4 mila dollari per cercare “l’America” e scontrarsi poi con la realtà di governi e Paesi ancora impreparati ad accogliere milioni di stranieri, che parlano di multiculturalità e poi propongono classi ghetto.

(v.v.)

01.12.08

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fonte: http://62.149.230.228/rinascita/index.php?option=com_content&task=view&id=1738&Itemid=31

Italiani rimasti bloccati a Bangkok: la Farnesina organizza il rimpatrio

Lo ha annunciato l’ambasciatore italiano a Bangkok, Ignazio Di Pace: i manifestanti anti-governativi hanno acconsentito alla partenza di alcune decine di voli commerciali

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Thailandia, turisti bloccati all'aeroporto di Bangkok (Ap / Lapresse)Bangkok, 1 dicembre 2008 – La Farnesina ha organizzato un volo per il rimpatrio di parte degli italiani rimasti bloccati in Thailandia. Lo ha annunciato l’ambasciatore italiano a Bangkok, Ignazio Di Pace, in collegamento telefonico con Sky Tg 24.

Per facilitare la partenza delle migliaia di stranieri rimasti intrappolati in Thailandia nel blocco dei due principali aeroporti del Paese, i manifestanti anti-governativi hanno acconsentito alla partenza di alcune decine di voli commerciali. Secondo una portavoce dell’autorità aeroportuale, all’alba di lunedì, 37 aerei avevano lasciato l’aeroporto di Subarnabhumi, dove migliaia di persone sono bloccate da giorni.

L’ambasciatore Di Pace ha annunciato di aver chiesto alla Thay Airways International un volo diretto con Roma. Il diplomatico ha confermato che «la situazione è ancora molto complicata», ma che non ci sono problemi di sicurezza personale per i passeggeri. «La situazione è ancora molto complicata, perchè il numero dei passeggeri che vogliono partire aumenta e non è compensato dal numero di persone che possono partire. I voli però stanno aumentando». «È una situazione che stiamo cercando di far tornare alla normalità».

Per gli italiani (turisti, ma anche uomini d’affari) che si trovano in Thailandia comunque non c’è un problema di sicurezza, nè negli aeroporti nè in tutta la Thailandia: «C’è un disagio personale, un disagio molto serio -ha detto il diplomatico- ma non c’è un problema di sicurezza o incolumità personale».

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/12/01/136143-italiani_rimasti_bloccati_bangkok.shtml

APPELLO URGENTE – “Perché tutto questo disinteresse per i nostri connazionali in Thailandia?”

Caos a Bangkok, occupato l’aeroporto

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Ho una sorella, due amiche e tantissimi connazionali che non conosco bloccati da giorni in Thailandia e il mio governo non fa, ma soprattutto non sa nulla delle reali condizioni in quel paese. Perché?

Parlo con l’unità di crisi del ministero degli esteri (molto gentile per carità!) e mi dice che l’aeroporto di Bangkok è bloccato, ma che Chang Mai e Utapao funzionano per destinazioni internazionali. Allora mi chiedo: e chi si trova a Puket? Come ci arriva sulla terra ferma per poi farsi centinaia di km all’interno di un paese sconosciuto, tra l’altro con una situazione interna molto vicina alla guerra civile? Bè ci sarà l’Ambasciata italiana che li contatterà, oppure il nostro solerte governo che chiede il voto degli italiani all’estero e quindi do per scontato che ci tiene anche a quelli residenti in Italia, ma momentaneamente in vacanza fuori dai confini…. Macché! Niente di tutto questo!

L’ambasciata italiana non risponde,
l’unità di crisi mi dà le notizie che leggo su internet e l’ultima è che il MIO ministro degli esteri sta valutando la situazione di, eventualmente, forse, cercare di vedere, semmai fosse possibile, sempre senza creare disturbo a nessuno, che un aereo militare possa riportare i nostri concittadini a casa.

Nel frattempo contatto con gli amici (perché in Italia se non alzi la voce o non conosci non ti si fila di pezza nessuno!!!) giornali e televisioni. Il TG5 si muove a compassione e investe anche una telefonata in Thailandia per sapere cose che già so (20/25 gg per il rientro di tutti), ma alla fine dà più risalto a cosa regalare a Natale piuttosto che ad un’emergenza!

Repubblica ha mostrato un briciolo di interesse, bene e gli altri? Prima viene la situazione in India, per carità giusto c’è stato un attentato feroce; poi viene la Nigeria, per carità giusto altri morti e tragedie; poi l’Angelus del Papa di stamattina (!!!) evvabbè; poi il maltempo, giusto; poi il Natale; poi la crisi economica mondiale; ma gli italiani dove sono? La Spagna se li è già andati a prendere i suoi concittadini. La Cina pure!

E noi? Stiamo vedendo se racimoliamo i due spicci di euro che ci sono rimasti per organizzare un volo militare…. E intanto c’è gente che si sente abbandonata a migliaia di km di distanza… Per ridere: sul sito viaggiare sicuri del ministero degli esteri dicono che il governo Tailandese ha messo a disposizione degli stranieri 45 Euro/g di cui potranno usufruire gli stranieri per pagare il conto degli alberghi per i gg in più oltre le vacanze già pagate… peccato che per averli bisogna presentare la copia autenticata del proprio passaporto… Bè chi di noi non ha mai viaggiato munito di copia autenticata oltre che dell’originale?

Per finire parliamo della Thai, compagnia aerea tailandese che ha incassato i soldi dai turisti e che ora si rifiuta di partire dagli aeroporti che NON sono occupati dai manifestanti! A me tutto questo sembra uno sporco gioco politico e nient’altro, ma il nostro Governo in tutto questo dov’è? A rompere il salvadanaio?

Se qualcuno ha la possibilità di fornire un aiuto un po’ più concreto di quello che abbiamo ottenuto finora, vi prego di contattarmi, Barbara Fini (non sono parente del Presidente della Camera altrimenti non mi trovavo in questa situazione), al numero telefonico 33920663640682001337 oppure lasciare un messaggio sul blog: http://aiutateci.blog.kataweb.it/

Per favore non aspettiamo di vedere il sangue e le lacrime per aiutarci!

B.F.

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30 nov 2008

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=36486&sez=HOME_MAIL

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Dimenticati in Thailandia

30/11/2008

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La lettera di un italiano che non riesce a lasciare Bangkok
VIDALI NICOLA

BANGOKOK
Per motivi di lavoro mi trovo in questi giorni “ostaggio” a Bangkok (Thailandia) totalmente dimenticato e abbandonato dalla nostra ambasciata in loco. Per conoscenza voglio riassumere la situazione: sono arrivato a Bangkok da Saigon il giorno 22-11 con un volo Thai airways e sarei dovuto ripartire da qui nella notte tra Giovedì e Venerdì 27-28-11 diretto in Italia; come noto da Martedì scorso, a causa di una protesta, gli aeroporti risultano chiusi al traffico e sono quindi inutilizzabili.

Ovviamente, essendo a conoscenza del problema, mi sono immediatamente attivato per cercare delle soluzioni alternative relativamente al volo di rientro ma fino a questo momento si brancola nel buio o quasi. Ho contattato più volte l’ambasciata italiana a Bangkok dove, speravo, mi aiutassero a trovare una soluzione al problema, ma sono solo riusciti a dirmi che non si tratta di un problema che possano gestire loro e di rivolgermi alla compagnia aerea, per conoscenza, ci sono due numeri da contattare che risultano occupati sempre e comunque.

Ciò che più mi inquieta è che mentre la nostra ambasciata mi dice di aggiustarmi con i miei mezzi leggo che altre nazioni, Taiwan, Cina, Spagna pensano di aiutare i connazionali a tornare in patria prima che la situazione possa precipitare, devo pensare che si intervenga solo dopo che la rivolta si sposti nel centro della città e si incominci a sparare e quindi la notizia diventi più “importante” di una semplice protesta?

Penso che in presenza di un problema di queste dimensioni l’ambasciata dovrebbe aiutare fattivamente chi si trova in difficoltà e non solo rispondere al telefono di arrangiarsi da solo (per conoscenza ho registrato la mia telefonata con l’ambasciata). Personalmente, dopo aver contattato la Thai mi sono visto confermare un volo per Roma per la notte del 5-12 ma nessuno ha la certezza che tale volo possa mai essere effettuato.

Spero solo di riuscire a tornare in Italia in tempi ragionevoli e quindi presenterò tutte le mie rimostranze al nostro ufficio esteri. Mi auguro che questa mia lettera, tramite il vostro giornale, possa portare a conoscenza dell’opinione pubblica la situazione di abbandono nella quale ci troviamo oggi perchè inconvenienti di questo tipo possono capitare a chiunque si trovi in viaggio in ogni parte del mondo.

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fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200811articoli/38683girata.asp

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Bangkok, 100mila persone bloccate

29 nov 2008

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Paralizzato l’aeroporto: duro colpo, all’industria del turismo thailandese

BANGKOK
Le vacanze sono finite per decine di migliaia di turisti in Thailandia, ma tornare a casa per loro è impossibile: circa 100mila persone sono ferme per il blocco degli aeroporti tailandesi, un duro colpo al settore del turismo nazionale.

Il dramma è iniziato martedì quando i manifestanti anti-governativi hanno bloccato l’aeroporto internazionale di Bangkok, il principale del Paese. Il giorno successivo hanno raggiunto l’aeroporto nazionale della capitale, paralizzando tutti i voli commerciali da e per la città. Le autorità stimano che le perdite per il settore da qui alla fine dell’anno arriveranno a 4,2 miliardi di dollari, l’equivalente dell’1,5 per cento del prodotto interno lordo. Migliaia di persone si sono radunate alla biglietteria della Thai Airways a Bangkok alla disperata ricerca di una soluzione per lasciare la Thailandia.

Intanto oggi la polizia thailandese è dovuta  arretrare due volte sotto gli attacchi degli attivisti del Pad (Alleanza popolare per la democrazia), che da martedì occupano lo scalo. E mentre il vicepremier Olarn Chaiprawat ha dichiarato che ci potrebbe volere «un mese» per rimpatriare tutti i turisti bloccati, le autorità aeroportuali hanno annunciato che lo scalo internazionale resterà chiuso almeno fino alle 18 di lunedì (le 12 in Italia). A nulla è valso l’appello degli ambasciatori dell’Unione europea a Bangkok, che hanno chiesto al Pad di evacuare «pacificamente e senza ulteriori ritardi» il Suvarnabhumi e l’aeroporto per i voli interni Don Muang, in mano all’opposizione da mercoledì sera. Le «guardie» del Pad sono riuscite ad allontanare la polizia una prima volta questa mattina, spezzando un posto di blocco messo su per impedire i rifornimenti al Suvarnabhumi.

In serata, alcuni veicoli degli attivisti sono stati lanciati a tutta velocità contro un cordone di poliziotti a circa due chilometri dallo scalo, costringendo 150 agenti a fuggire. I negoziati non stanno dando frutti, anche per le scarse aperture dei leader del Pad: uno di essi, l’ex generale Chamlong Srimuang, ha detto di essere aperto a trattative solo «con persone direttamente coinvolte, come (il primo ministro) Somchai». Ma all’aeroporto, nel frattempo, le spranghe in mano alle «guardie» sembrano essersi moltiplicate. Nell’attesa di uno sblocco della situazione, l’ex premier Thaksin Shinawatra – in esilio dal golpe che l’ha destituito nel 2006, ma tuttora un riferimento del partito di governo – ha previsto «violenze» se l’esercito dovesse effettuare un nuovo colpo di stato. E i sostenitori filo-governativi si stanno già scaldando: uno dei loro leader ha indetto per domani un sit-in di protesta a Bangkok

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fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200811articoli/38656girata.asp